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Messaggi del 08/06/2017

 

Scoperta di un luogo suggestivo – Quartiere operaio, ‘800

Post n°7853 pubblicato il 08 Giugno 2017 da sagredo58
 
Tag: Roma, teatro

 

Solo più di un secolo dopo i provvedimenti volti a garantire l'integrità del Monde dei cocci, nel 1873, si avviano le prime indagini archeologiche sulle anfore di Monte Testaccio.

 

Non è un caso, risale a solo due anni prima, nel 1871 la proclamazione di Roma a capitale dell'Italia unita.

Roma capitale dovrebbe segnare un punto di svolta per la citta, sancendone una rinascita in senso produttivo e industriale.

Questa identità industriale è precostituita e pianificata dagli amministratori, serve un nuovo quartiere che ospiti la classe lavoratrice.  

Viene scelta una campagna, all'interno delle mura aureliane, che può accogliere tutto il disagio della trasformazione industriale della città e i suoi operai.

 

L'area intorno a Monte Testaccio deve diventare il quartiere operaio per eccellenza di Roma.

 

Dal 1871 quest'area sembra destinata a rappresentare la Roma moderna, operaia, ancora con il Tevere a fare da porto fluviale, come ai tempi dei romani, ad un paio di chilometri di distanza dall'Emporium, andando verso la foce.

Per questo a fine '800 si completa la trasformazione urbanistica di Monte Testaccio, in seguito alla costruzione delle circostanti abitazioni popolari che costituiscono l'attuale quartiere di Testaccio e, a partire dal 1872, del complesso del Mattatoio.

 

Monte Testaccio è ormai quasi del tutto circondato da edifici.

Ciò nonostante il monte continua ad essere luogo di svaghi e scampagnate fuori porta nel periodo della vendemmia e nelle famose ottobrate romane immortalate da Stendhal.

Può mancare la testimonianza di Gioachino Belli di queste scampagnate a Monte Testaccio?

 

 

 
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Scoperta di un luogo suggestivo – Interventi di Salvaguardia, ‘700

Post n°7852 pubblicato il 08 Giugno 2017 da sagredo58
 
Tag: Roma, teatro

 

Lo scavo nei frammenti d'anfora dei grottini oggi si direbbe vistosa e grave alterazione di un sito archeologico.

Per arrivare a riconoscerlo dovranno passare ancora una settantina d'anni e di scavi di grottini.

 

I primi provvedimenti volti a salvaguardare l'integrità di Monte Testaccio come prezioso reperto archeologico, sono emanati da Papa Benedetto XIV nel 1742 e 1744, per salvaguardare l'integrità del colle vieta il pascolo, e l'asportazione di "cocci", successivamente lo scavo dei grottini ed ogni tipo di degrado.

Un terzo editto riguarda la moralità pubblica.

Pare, infatti, che i Romani, durante la vigilia della festa di S. Giovanni Battista, si abbandonino ad eccessi licenziosi nei luoghi appartati del circondario.

Le pene prevedono frustate e cinque anni di reclusione.

I provvedimenti non fermano le gozzoviglie, un commentatore dell'epoca scrive:

 [Testaccio è] luogo dove la plebe corre nella primavera, e più in ottobre, a gozzovigliare, stanteché nel monte formatosi ne' bassi tempi di rottami di vasi (testa) e quindi detto Testaccio, sono scavate grotte entro le quali si mantengono freschissimi vini.

Il prato inoltre, che trovasi innanzi al detto monte e alla famosa piramide dell'epulone Caio Cestio, è molto opportuno ai sollazzi romorosi.

Anzi ne' secoli andati la città di Roma suoleva darvi i pubblici e talora crudi e cruenti spettacoli ...

 

 

 
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Scoperta di un luogo suggestivo – Grottini e Osterie, ‘600

Post n°7851 pubblicato il 08 Giugno 2017 da sagredo58
 
Tag: Roma, teatro

Nel Seicento Monte Testaccio cambia funzione ancora una volta.

 

Peraltro dall'inizio del Seicento, fino alla metà del Settecento, Monte Testaccio serve anche, come poligono di tiro dei bombardieri di Castel S. Angelo, lo documenta un'incisione del 1628.

Piazzati i cannoni presso la piramide di Caio Cestio, si tira a tre quarti di altezza sul pendio orientale, dove ancora oggi si riscontra effettivamente un forte avvallamento irregolare.

 

Presto tacciono i cannoni e s'aprono le mescite di vino, dalle feste carnevalesche medioevali con tori, maiali, alberi della cuccagna, si passa al sollazzo del baccanale gastronomico delle ottobrate romane.

Precisamente il 17 ottobre 1670, Pietro Ottini e Domenico Coppitelli acquistano 200 canne, un'unità di misura del tempo di poco più di 2 metri, di terreno adiacente a Monte Testaccio.

Sono i primi a vendere il vino dei Castelli e organizzare feste, soprattutto nelle ottobrate romane.

 

Il vino, così come gli alimenti, devono essere conservati, cosa che viene ottenuta scavando "grottini" lungo le pendici di Monte Testaccio, locali destinati alla conservazione del vino e degli alimenti.

I Cocci permettono il passaggio dell'aria, la terracotta isola dal caldo, i grottini garantiscono una temperatura costante di una decina di gradi, tutto l'anno.

La speculazione privata vi si getta capofitto per trasformare Monte Testaccio in un enorme frigorifero, ripostiglio di vini e vivande.

A ridosso dei grottini si aprono locali destinati ad osterie che via via aumentano di numero fino a circondare interamente Monte Testaccio.

 

 

 
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