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Messaggi del 13/06/2017

 

Scoperta di un luogo suggestivo – Progettista Meticoloso

Post n°7867 pubblicato il 13 Giugno 2017 da sagredo58
 
Tag: Roma, teatro

 

Affronta la progettazione di scene e costumi solo dopo uno studio meticolosissimo e approfondito del testo teatrale o della musica e del libretto di un'opera lirica.

Il suo metodo di lavoro, di fatto una progettazione scrupolosa, diventa la proposta di una riforma teatrale mediante un metodo simile alla progettazione architettonica, che:

  • fornisce precisi disegni per l'esecuzione di ogni particolare dell'idea;
  • indica i materiali da utilizzare,
  • sostituisce al bozzetto tradizionale una precisa visualizzazione del progetto.

 

E' convinto che le nuove richieste registiche scenografiche, tengano si conto delle esperienze del Teatro Tradizionale e delle moderne innovazioni tecniche, ma richiedano che lo spazio scenico tradizionale, Sala più Palcoscenico rialzato, non sia da considerare composto solo da due luoghi indipendenti da arredare, ma bensì da "organizzare".

Occorre perciò:

  • che lo strumento Teatro diventi ancor più strumento "flessibile";
  • che le regole e la meccanizzazione tengano conto delle attuali esigenze,
  • che sia lasciata maggiori libertà al regista e allo scenografo nello svolgimento e nella realizzazione delle loro intenzioni artistiche,
  • che si consideri anche la Sala, dove si colloca il pubblico, possibile luogo di azioni drammatiche e di interventi scenografici.

 

Afferma così il ruolo della "scenografia critica":

  • definendo un rinnovato ruolo protagonista della figura dello scenografo;
  • lottando per il riconoscimento della scenografia come opera tutelata da diritti d'autore come qualsiasi opera d'arte.

 

 
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Scoperta di un luogo suggestivo – Osservatore Implacabile

Post n°7866 pubblicato il 13 Giugno 2017 da sagredo58
 
Tag: Roma, teatro

 

E' un osservatore implacabile!

La sua genialità scenografica è sostenuta da un metodo che supera il puro istinto creativo, a favore:

  • dell'osservazione attenta degli spazi,
  • dello studio delle percezioni dell'occhio e delle impressioni ricevute dal cervello.

Degli spazi, non coglie prospettive e proporzioni in termini intuitivi e basta, ma s'interroga sulle percezioni dell'occhio, sulle impressioni ricevute dal cervello, così che la sua storia d'artista si fonda anche su una riflessione e una teorizzazione dei suoi studi che si può definire scientifica.

 

Dall'osservazione intransigente della forma di teatro secondo la sua teoria dello "sguardo", derivano logicamente conseguenze diverse per quanto riguarda:

  • i rapporti fra quadro visivo e mobilità del pubblico,
  • la drammaturgia delle luci e dei suoni,
  • la distribuzione dello spettacolo nel tempo e negli spazi (sala più palcoscenico).

 

E' convinto che nessuna magia scenografica possa sottrarre il quadro scenico alla sostanziale fissità che gli deriva dall'essere percepito come un mondo del tutto separato, dalla concretezza del sentire del pubblico.

Occorre dunque, per avvicinarlo al pubblico, fare leva:

  • non su meccanismi illusionistici che agiscono all'interno del palcoscenico;
  • direttamente sugli spazi individuati in superficie, altezza e profondità.

 

Riprende per questo l'idea di Wagner, che desiderava che il pubblico si venisse a trovare nel medesimo luogo della rappresentazione che si svolgeva sul palcoscenico, che voleva scene che incorporassero anche gli spettatori e potessero variare.

Ritiene il progetto wagneriano non capito dagli architetti, forse perché incapaci di risolvere tecnicamente una proposta del genere, sicuramente non realizzato.

Lo fa suo, capisce che per arrivare ad una più attiva partecipazione del pubblico, bisogna abolire la struttura tradizionale del teatro "all'italiana", impostata su una suddivisione dicotomica di spazi:

  • sala;
  • palcoscenico;

 in funzione di una società fondata su diverse estrazioni sociali.

 

 
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Scoperta di un luogo suggestivo – Personaggio scomodo

Post n°7865 pubblicato il 13 Giugno 2017 da sagredo58
 
Tag: Roma, teatro

Un personaggio scomodo, scenografo e costumista tra i più eclettici e geniali della scena italiana, sicuramente poco compiacente per tutti i suoi 60 anni di attività teatrale, questa è stata la sua forza, la sua personalità è una voce unica fuori dal coro.

All’inizio della sua carriera si trova ad essere in opposizione alla scenografia contemporanea, sia per i metodi tradizionali di realizzazione, imposti, sia per le regole della professione.

Rileva esserci un po' di disorientamento, di stanchezza monotona, nella scenografia contemporanea, tutto sembra ricondursi ad un nuovo tipo di decorazione, di styling, d’arredamento, un dejà vu ...

 

Dichiara: “Non si deve decorare lo spazio, ma strutturarlo”, lavorando con questo criterio afferma un rinnovato ruolo protagonista alla scenografia.

Intuisce che la realtà tridimensionale del teatro non può essere affrontata con le stesse leggi della pittura.

 

Per lui il termine "scenografia" è improprio, si dovrebbe parlare di “studio delle coordinate spaziali", per definire un metodo d’intervento sullo spazio finalizzato ad una riconquista e rifondazione del medesimo.

Dichiara: Sotto sotto c'è sempre una struttura elementare astratta, si potrebbe cancellare tutto, ritracciare le linee essenziali, i piani, gli spazi, i rapporti.

 

Spazi rarefatti, essenziali, in cui perdersi, come in un richiamo ipnotico, eppure terribilmente poetici.

 

 

 
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