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Messaggi del 15/06/2017

 

Scoperta di un luogo suggestivo – Storia Autobiografica, 2002

Post n°7873 pubblicato il 15 Giugno 2017 da sagredo58
 

 

Sipari di Autoritratto è la storia autobiografica della crescita di un uomo e del suo teatro, pensata proprio in funzione e a causa di un presente critico, di un momento cruciale della vita:

  • dell'Uomo (Damiani),
  • del Teatro (di Documenti),

posti rispettivamente di fronte alle realtà:

  • della vecchiaia;
  • dell'abbandono istituzionale.

Forti di un passato carico di esperienze e di senso, l'uomo e il teatro hanno davanti un futuro incerto, per questo inscenano la celebrazione allo stesso tempo tragica e irriverente di un funerale rivelatore, forse anche consolatore e scongiuratore, che rivendichi ancora una volta la loro carica sovversiva, la loro indipendenza e libertà.

Tale forza, tale provocazione, alla quale è impossibile restare indifferenti, è indirizzata:

  • non soltanto ad autorità e istituzioni che della cultura e quindi della sorte del Teatro dovrebbero occuparsi;
  • ma anche al singolo spettatore che venuto a conoscenza diretta dei fatti, dei documenti, del passato, deve farsi carico almeno di un'opinione, di un giudizio critico, in un certo senso di una parte di responsabilità su ciò che sarà in futuro ...

 

Sipari di Autoritratto è allo stesso tempo sintesi e continuazione coerente del percorso artistico di tutta la vita di Luciano Damiani, che si è posto come orizzonte forse utopico quello di giungere ad una partecipazione totale dello spettatore nello spettacolo teatrale, sia sul versante dell'immaginazione che su quello del "lucido pensiero", e che vede una sua tappa decisiva, non conclusiva, nell'esperienza del Teatro di Documenti.

Così avviene per quella "scatola scenica" di cui Damiani è stato definito "paziente, meticoloso ma accanito demolitore", che se inizialmente vede sgretolarsi sotto i colpi dello scenografo il suo spazio interno, col tempo si sfalda totalmente come corpo a sè stante, per fondersi in un'architettura teatrale omogenea, ininterrotta, unitaria, sempre più vicina a quella concezione di "messinscena dello spazio" di cui Damiani si fa convinto portatore ...

 

Quel Teatro di Documenti che è allo stesso tempo la realtà e il quadro in cui è dipinta.

 

 
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Scoperta di un luogo suggestivo – Sipari di Autoritratto, 2002

Post n°7872 pubblicato il 15 Giugno 2017 da sagredo58
 

 

Per non dimenticare le esperienze passate, le vicende vissute, forse anche per rasserenarsi, Luciano Damiani scrive il suo romanzo- testimonianza "Tutta la vita e oltre".

 

Damiani è stanco, invecchiato, sciupato, con la mano tremante ... ma ha ancora quegli occhi così intensi, così lucidi che trasmettono nonostante tutto quella passione che lo ha spinto in tutti questi anni ad andare avanti, quando nel 2002 ne fa una riduzione teatrale, "Sipari di Autoritratto", leggendola lui stesso al pubblico, nel Teatro di Documenti

 

Il rifiuto d'ascoltare la sua stessa storia, fa sentire a Damiani la necessità di sbriciolare la recitazione, di fare del suo testo un mosaico di parole da distribuire in "quanti",

  • a voci chiare, a voci scure, la stessa contrapposizione del teatro tra sogno e realtà;
  • con attori posti sui due piani sovrapposti del Teatro di Documenti a formare duetti, terzetti, quartetti con poche note di tante pianole.

Così crea uno spettacolo, in armonia con lo stesso luogo che ha progettato e costruito, sintonia tra luogo e rappresentazione, simile ad un coro polifonico, dove le varie maschere-vocali assumono colori diversi, con tonalità variate tra chiaro e scuro, ritmi diversificati , dove l'ascolto e la partecipazione all'evento teatrale permettono il pieno godimento dei significati, quindi della musica della parola.

 

Tutto questo non si limita al Teatro di Documenti, Damiani porta i suoi lavori in trasferta.

Lo spettacolo realizzato per le tournée, muta solo nello schema scenografico:

  • i piani sovrapposti mutano in spazi contrapposti;
  • i percorsi degli spazi del "reale", contrassegnati dalla segnaletica stradale, diventano i percorsi in sala tra le poltrone del Teatro Tradizionale.

 

 
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Scoperta di un luogo suggestivo – Inaugurazione del Teatro, 1988

Post n°7871 pubblicato il 15 Giugno 2017 da sagredo58
 

 

Scrive Damiani:

Non mi sono alzato un mattino e ho deciso di fare un Teatro.

Il processo è stato graduale, procedeva in relazione alle disponibilità finanziarie.

 

La bottega che aveva acquistato per farne un deposito era stata ripulita.

Le volte erano solcate da grandi crepe, pioveva liquame ovunque.

Rifeci gli scarichi dei servizi igienici dell'appartamento del piano di sopra.

Svuotai le grotte interrate ricolme di ogni sorta di detriti.

Dopo mesi gli spazi riemersi risanati diventarono luoghi di lavoro.

 

Una domenica il Maestro Giuseppe Sinopoli, passeggiando con la famiglia in via Zabaglia, mi vide davanti al mio negozio intento a lavorare: "Ma che fai?" mi chiese.

Vieni ti faccio vedere, lo portai a visitare i lavori.

Stavo ripulendo la zona, dove la volta del piano superiore è tronca e lascia vedere il vano sottostante.

Un raggio di sole, entrando dall'alto da un pertugio, illuminava le due grotte creando un'immagine suggestiva .

"Ma che fai?" mi chiese, risposi: "Un Teatro".

"Un Teatro, beh se tu farai un Teatro io dirigerò gratis".

Fu proprio con la presenza di Sinopoli che in quel momento presi la decisione di fare un Teatro e così ne iniziai la costruzione ...

 

Damiani lo inaugura nell'ottobre del 1988, Giuseppe Sinopoli mantenne la promessa e diresse gratuitamente l'orchestra da camera di Santa Cecilia eseguendo la "Kammersimphonie" di Arnold Schonberg.

Il direttore e l'orchestra sono nel piano superiore, il pubblico è nel piano inferiore, dove la musica arriva pulita e perfetta, e intravede gli esecutori riflessi nello specchio legato alla botola che unisce i due piani.

Contestualmente all'inaugurazione del Teatro dei documenti, Damiani fonda l' Associazione Amici del Teatro di Documenti, con Luca Ronconi e Giuseppe Sinopoli.

 

Così il Teatro di Documenti, da laboratorio di sperimentazione scenografica che è stato sin dal 1981, si trasforma in "spazio agito tridimensionalmente". 

 

 

 
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