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Messaggi del 09/07/2017

 

Mediatore culturale museale – Cooperative culturali

Post n°7939 pubblicato il 09 Luglio 2017 da sagredo58
 

 

Negli Anni Novanta, con l'emanazione del D.L. n. 433 del 1992 e la successiva legge di conversione del 1993 n. 4, nota come Legge Ronchey, il museo può offrire più servizi, anche delegando a terzi.

 

Qui però nacque un equivoco: con il successivo D.M. del 24 marzo 1997 n. 139, le attività educative furono assimilate ai "servizi accessori".

 

Ovviamente i mediatori culturali rientrano per diritto nelle attività educative, che per legge sono appaltate a terzi, cioè alle cooperative culturali.

Sono loro, in concreto, che dovrebbero fornire la maggior parte dei servizi del reparto educational dei musei, anche i mediatori.

 

La Cooperative culturali dovrebbero formare e fornire mediatori culturali, prepararli in base alle necessità del museo ospitate.

Peccato che i loro servizi siano per lo più a pagamento e prevedano la prenotazione, cosa per cui mediazione culturale e visita guidata tornano a fare rima.

 

La questione è spinosa:

  • da un lato c'è il museo che deve sborsare soldi per ricevere un servizio da una cooperativa culturale, il quale è poi ovvio che debba rivenderlo al pubblico che, ovviamente, non è obbligato a sceglierlo;
  • dall'altro ci sono le cooperative che, nonostante tutto, se la vivono bene, poiché uniche a poter fornire determinati servizi.

 

Finché sarà così, la diffusione del mediatore culturale avverrà col contagocce, almeno fino a quando il reparto educazione non verrà più considerato "accessorio" e soggetto a forniture terze.

Significa che il Museo, come ad esempio virtuosamente fa la già citata la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, assorbe il comparto educazione, ammortizza i costi e fornisce direttamente un servizio gratuito. 

 

 
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Mediatore culturale museale – Perché poco diffusi?

Post n°7938 pubblicato il 09 Luglio 2017 da sagredo58
 

 

Nonostante la decina d'anni passata dalla Carta delle Professioni Museali che cita la figura professionale dell'educatore museale ed i corsi di formazione e perfezionamento attivati, la professione dei Mediatori culturali museali è ancora poco nota e per nulla riconosciuta a livello istituzionale.

 

Roma è città ideale per respirare l'aria del museo, eppure a Roma sono due i luoghi in cui si possono trovare mediatori culturali:

  • al Museo Macro (col progetto I Love Macro)
  • al Museo Maxxi.

 

Rispetto al Meadiatore culturale museale, Roma chiude il triangolo italiano:

  • Torino,
  • Venezia,
  • Roma.

 

Il paradosso risiede proprio nel fatto che gli istituti di formazione garantiscono corsi specifici e di perfezionamento per i mediatori in ambito museale, ma enti e istituzioni, tra le tante anche il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (MiBACT), dimenticano e ignorano questa importante figura professionale.

 

Come mai il mediatore culturale è così poco richiesto?

I motivi sono per lo più tre:

  • Il primo legato alla disparità di trattamento dei titoli conseguiti nelle università statali e i diplomi delle Accademie delle belle arti, anche se i programmi e i crediti formativi sono identici; ribadita anche nei concorsi pubblici dove, di frequente, non compaiono tra i requisiti richiesti i titoli accademici;
  • il secondo economico, non tutti i musei, per questione di fondi, possono permettersi figure specializzate e quindi si preferisce lasciare il visitatore in balia delle targhette sotto le opere;
  • l'ultimo legislativo, i musei che i soldi li hanno, devono fare i conti con le cooperative culturali cui sono affidati i servizi accessori.

 

Cooperative culturali? Servizi accessori? Per capire bisogna approfondire.

 

 
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