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Messaggi del 01/08/2017

 

La Fleur - Teatro Site Specific

Post n°7989 pubblicato il 01 Agosto 2017 da sagredo58
 

 

Accade che la performance teatrale si concentra sull'esperienza dello spettatore, sulla creazione di flash narrativi interattivi che lo coinvolgano.

 

Accade che lo spettatore si trovi coinvolto in un'impresa d'esplorazione del sé, non realizzata in un teatro:

  • piuttosto in palazzi, magazzini, in alcuni casi perfino edifici abbandonati;
  • dove palco e platea non sono separati dalla "quarta parete", sono uno spazio unico, o meglio, un'unica cosa che chiamo "luogo teatrale", coabitato da attori/spettatori.

 

Quarta parete?

Termine teatrale per eccellenza, iconico e suggestivo, la "quarta parete" è:

  • il muro, immaginario per gli spettatori;
  • costruito dagli attori, proprio per estraniarsi dallo spettatori, così da conferire senso di realtà alla scena recitata;
  • innalzato sul fronte del palco del teatro, quello esposto verso la platea
  • attraverso il quale il pubblico, dalla platea, osserva l'azione che si svolge sul palco.

 

Si capisce quindi perché questo tipo di teatro:

  • che abbatte (o perlomeno tenta di abbattere) la "quarta parete";
  • o meglio, esce direttamente dal teatro, per promuovere un luogo, ad altro deputato, "Luogo Teatro", sfruttandone le intrinseche caratteristice;

in inglese è chiamato "Site Specific Theatre", letteralmente "teatro specifico del sito".

 

Molte altre le denominazioni di forme le teatrali in qualche modo paragonabili: Promenade, Teatro Sensoriale, Teatro Partecipativo, Teatro One on One, in cui lo spettatore dovrebbe svolgere un ruolo attivo:

  • non più abbandonato sulla sedia in uno stato di osservazione e contemplazione;
  • spronato a intervenire nella costruzione del senso dello spettacolo, della narrazione.

 

 
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La Fleur - Teatro Diverso

Post n°7988 pubblicato il 01 Agosto 2017 da sagredo58
 

 

Recentemente ho conosciuto un teatro diverso, originale, poco conosciuto al vasto pubblico, da me mai in precedenza esperito:

  • se già ne ho parlato, da un punto di vista che si potrebbe definire architettonico e scenico, in ogni caso prevalentemente esterno ed estraneo allo spettatore, che annulla quella drastica linea che demarca, il palco riservato agli attori, dalla platea degli spettatori, come nel caso del Teatro dei Documenti, allestito a Roma da Luciano Damiani all'inizio degli anni '80, nei seicenteschi grottini scavati tra i frammenti d'anfora romani che nel tempo hanno innalzato il Monte dei Cocci;
  • ora vorrei darne diretta testimonianza, da un punto di vista antitetico, chiamiamolo immersivo ed emozionale, in cui un'alterazione degli spazi e tempi teatrali proietta lo spettatore al centro di un'esperienza sensoriale ed interattiva, che, oltre ad annullare la contrapposizione palco/platea, induce una interattiva commistione tra attori e spettatori, in Italia sperimentabile solo dal 2015, in USA ed UK, dove questo nuovo modo d'essere del teatro è nato, da una quindicina d'anni.

 

Cerco di definire questo nuovo punto di vista facendomi delle domande del tipo:

Che accade facendo qualcosa ... ?

 

Che accade annullando del tutto la platea, come anche palchi e galleria, rendendo perfino le toilettes, quanto meno il loro accesso, spazio scenico?

Che accade dilatando lo spazio del palco all'intero corpo del "luogo teatro", facendoli di fatto coincidere, anche nell'articolazione architettonica di piani e stanze, cortili e terrazze?

Che accade eliminando la successione temporale delle scene, cosa che impatta sui nessi causa/effetto, li confonde, li mischia, così lasciando unicamente allo spettatore, del tutto ignaro del copione, non certo all'attore, la libertà di crearsi un proprio "Narrato Percepito", una propria narrazione personale, fruibile nella sequenza da lui stesso decisa, sulla base (quasi) unicamente della propria curiosità, unico residuo motore d'avanzamento dello spettacolo?

Che accade popolando lo spazio dell'unico "luogo teatro", contemporaneamente, di attori e spettatori, seppure diversamente marcati, dal punto di vista estetico e comportamentale, per questo (illusoriamente?) distinguibili nei loro ruoli?

Che accade generando occasione d'interazione diretta ed estemporanea tra attore e spettatore, seppure rigidamente regolamentata, cosa che in parte rende lo spettatore, figurante, comparsa, comprimario, dello stesso spettacolo cui s'illude semplicemente d'assistere?

Che accade investigando il rapporto tra narrazione e quotidianità, tra realtà e finzione, così concependo esperienze di fruizione ogni volta nuove, mirate alla continua ridefinizione dei ruoli di creatore, attore, spettatore?

Che accade rendendo lo spettatore parte di una performance in uno spazio-tempo altro rispetto al suo quotidiano, privilegiandone l'esperienza totalizzante, sino al livello della sua soglia di coscienza e percezione?

Che accade portando lo spettatore in un "luogo del possibile", evocato dal "luogo teatro", dove la propria presenza e identità possano essere ridefinite?

 

Accade che ...

 

 

 
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