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Messaggi del 05/09/2017

 

Fantastica – Giocare con le Fiabe (Esterno -> Interno)

Post n°8074 pubblicato il 05 Settembre 2017 da sagredo58
 

 

Le "strategie fantastiche" collocabili all'interno delle tecniche afferenti ai "racconti raccontati due volte", intervengono dall'esterno a manipolare fiabe preesistenti.

 

Dall'800 le fiabe sono state la materia prima di operazioni fantastiche, per opera di grandi liberatori della letteratura infantile dalle sue origini legate alla tradizione popolare.

 

Andersen scrive le sue favole (non sono fiabe perché nascono direttamente nella storia e nella letteratura, senza aver prima attraversato millenni e frontiere), raccontando delle fiabe ascoltate da bambino:

  • nella libera traduzione della sua memoria, rivivendo e riscattando in esse la sua infanzia, in un Binomio Fantastico "Andersen" e le "fiabe" fino a trovare un proprio linguaggio;
  • il racconto è suo, quello che importa è il ricordo personale, anche l'elemento tradizionale ripescato dalla fiaba si piega alla sua esperienza;
  • i personaggi sono portati fuori dal limbo del "non tempo" delle fiabe, dentro il suo presente.

 

Collodi scrive Pinocchio, una favola di cui si percepisce il sostrato della fiaba tradizionale toscana:

  • ancora una volta il risultato è una materia composita, che non è fiaba;
  • promuove protagonisti i bambini.

 

Disney crea i suoi cartoni animati (e non solo), sfruttando fiabe:

  • rivedendone ampiamente i personaggi che vengono umanizzati.

 

Rimane adesso da illustrare i giochi fantastici per "trattare" le fiabe classiche, così da arrivare ai "racconti raccontati due volte", diverse le modalità possibili.

 

Per illustrare queste diverse modalità parto sempre da una stessa fiaba classica, quella di Cappuccetto Rosso:

  • che mi è sempre stata odiosa nella mia infanzia,
  • che ho selvaggiamente rivoltato in tanti modi nel raccontarla a mia figlia.

 

 
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Fantastica – Fiabe come Materia Prima (Esterno -> Interno)

Post n°8073 pubblicato il 05 Settembre 2017 da sagredo58
 

 

Completata la rassegna delle "strategie fantastiche" Interno -> Esterno, vediamo da quelle che procedono in senso inverso,dall'esterno verso l'interno, che necessitano, come base di partenza per creare il Fantastico, del Fantastico stesso, quello che potremmo definire preesistente.

 

Questo Fantastico preesistente è costituito dal vasto insieme delle fiabe, originate dalla tradizione popolare che le tramanda oralmente, caratterizzate da avvenimenti e personaggi fantastici (fate, orchi, giganti ...) coinvolti in storie con spesso un sottinteso intento formativo o di crescita morale.

 

Una precisazione linguistica: "fiaba" non è sinonimo di "favola", favola e fiaba sono narrazioni ben diverse.

 

Ambientazioni e personaggi:

  • delle fiabe sono fantastici, come orchi, fate, folletti, giganti ... ;
  • delle favole sono realistici, anche se sono animali rappresentano metafore dell'uomo per linguaggio, comportamento, difetti;

 

Una morale, un insegnamento relativo a un principio etico, o un comportamento:

  • in genere è sottintesa nelle fiabe, in ogni caso non centrale ai fini della narrazione;
  • accompagnata sempre la favola, spesso è formulata esplicitamente alla fine della narrazione.

 

Solo dal '500 in poi studiosi e scrittori raccolgono le fiabe dalla viva voce del popolo, le trascrivono, cercando di conservare le caratteristiche del "linguaggio parlato", così codificandone le caratteristiche intrinseche.

Fra le più conosciute trascrizioni di fiabe ci sono:

  • Le piacevoli notti di Giovanni Francesco Straparola, tra il 1550 e il 1556;
  • quelle napoletane raccolte nel Pentamerone di Giambattista Basile, tra il 1634 e il 1636;
  • I racconti di Mamma Oca di Charles Perrault, del 1696;
  • quelle arabe raccolte in Le mille e una notte, nel '700,
  • quelle tedesche, in realtà condivise dalle più lontane civiltà indoeuropee, trascritte dai fratelli Jakob e Wilhelm Grimm, tra il 1812 e il 1822;
  • quelle toscane raccolte in Sessanta Novelle Popolari Montalesi di Gherardo Nerucci, nel 1880;
  • quelle siciliane raccolte da Giuseppe Pitrè, alla fine del '900;
  • quelle italiane, tradotte da trascrizioni dialettali già esistenti da Italo Calvino, nel 1956.

 

Queste raccolte di fiabe offrono la materia prima di cui appropriarsi, conservandone la struttura, trasformando vicenda e particolari secondo schemi nuovi e diversi, per raccontare qualcosa di nuovo, arrivando così ai "racconti raccontati due volte".

 

Possiamo aggiungere alle fiabe anche il teatrino dei burattini, ricco di una simbologia fissa dei personaggi (Re-Padre, Regina-Madre, Fata-Magia buona ...), utile per trasmettere al bambino messaggi personalizzati e rassicuranti, che evidenzia i movimenti, con i testi messi in scena fino al Novecento, in cui dentro ci sono miti, opere liriche, ricostruzioni storiche.

 

 
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Fantastica – Giocattolo come Personaggio (Interno -> Esterno)

Post n°8072 pubblicato il 05 Settembre 2017 da sagredo58
 

 

Considerando che i giochi sono espansioni dei giocattoli, nel gioco, i giocattoli sono personaggi di un teatrino in cui agiscono liberamente, sempre nell'ambito della strategia dell'animazione (Interno -> Esterno), si possono utilizzare giochi per produrre narrazioni fantastiche.

 

Per il bambino tutto è giocattolo:

  • oggetti dimenticati, non più utili per lo scopo originale, obsoleti, decaduti d'importanza;
  • cose, animali, macchine;
  • mestieri, arti, professioni, imitare l'adulto esprime la voglia di crescere del bambino.

 

L'atteggiamento del bambino verso il giocattolo è composito:

  • da una parte obbedisce ai suoi suggerimenti e lo usa per il gioco per cui è destinato;
  • dall'altro lo usa come mezzo per esprimersi, il giocattolo diventa il mondo con il quale si misura e quindi può capitare che lo smonti o distrugga;
  • è anche una proiezione della sua persona (evidente nel gioco con le bambole).

 

Questi giochi, che Piaget chiama simbolici, costituiscono una autentica attività del pensiero espressa in monologhi che il bambino costruisce tra sé e sé.

Questi monologhi, con l'aiuto dell'adulto, che gioca col bambino, senza relegarlo a spettatore, avvantaggiato dalla maggiore esperienza del mondo, potrebbero generare narrazioni.

L'adulto può appropriarsi di questo gioco di "drammatizazione" del bambino, contraccambiare portandolo a un livello più alto e stimolante di quanto il bambino possa fare con le sue forze ancora limitate, inventare favole dai giochi.

 

 
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