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Messaggi del 02/10/2017

 

Tempo – Che pensa Sagredo del tempo come illusione?

Post n°8145 pubblicato il 02 Ottobre 2017 da sagredo58
 

 

M'intriga invece l'idea di Rovelli e Barbour del tempo che, assente al livello fondamentale dell'Universo, si palesa in quello macroscopico dell'Uomo:

  • come già la fisica ha dimostrato accadere per la solidità e temperatura;
  • come se il tempo risultasse da una sorta di media statistica fatta su qualche proprietà della concitata, tumultuosa, aggrovigliata, interazione di tantissimi componenti fondamentali (siano essi stringhe, brane, loop o chissà quale altra diavoleria).

 

In aggiunta personalmente:

  • aderisco all'idea di chi pensa che il tempo (almeno quello di Galileo, Newton, Kant e perfino Benini) si è già perso, da più di un secolo, dal 1915 per l'esattezza, con l'avvento della Relatività Generale, solo che, evidentemente, ancora molti non se ne sono fatti una ragione;

 

  • ritengo che il tempo perde senso se non lo si può misurare, cosa che mi deriva dal ben ricordare che Einstein arrivò alla relatività ristretta pensando operativamente a come sincronizzare due orologi se la velocità della luce è finita;

 

  • tendo ad assumere un atteggiamento pragmatico ed operativo riguardo al tempo, inteso come quantità misurabile, con comodi orologi come oggi si fa, o con sistemi fisici tra loro correlati come propone Rovelli e la Gravita Quantistica Loop;

 

  • assumo un atteggiamento da fisico, più che da filosofo, non mi pongo tanto la questione di che cosa sia il tempo, che prendo come concetto primitivo, ma piuttosto di come misurarlo.

 

 
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Tempo – Tempo della Fenomenologia

Post n°8144 pubblicato il 02 Ottobre 2017 da sagredo58
 

 

Husserl sviluppa il discorso sul tempo dalla fenomenologia della coscienza interna, vale a dire:

  • non che il tempo sia idealisticamente creato dalla coscienza,
  • ma che il tempo coincide con la vita coscienziale, con il suo flusso di vissuti.

Questo significa che il tempo originario che Husserl ricerca è come la vita allo stato puro, un elemento virtuale che è sempre presente anche quando non è percepito e che rende possibile lo svolgersi e la percezione degli eventi:

  • il tempo è vita fungente,
  • spazio virtuale (nel senso che possiede ad un tempo caratteri di realtà e indefinibilità),
  • scenario imprescindibile e origine per il mondo spazio-temporale.

E' così che l'analisi del tempo si svolge a partire dall'esperienza del presente, il punto-tempo qui ed ora, il quale raccoglie in sé la ritenzione del passato e la protensione verso il futuro, in modo da creare una situazione dialettica, mai semplice e definita, tra un discretum fra i diversi punti-ora e un continuum fra di essi

 

Nella sua opera conclusiva, la Crisi delle scienze europee (1936) Husserl dispiega il senso più profondo e forte della sua temporalità:

La fenomenologia conduce alla costituzione della storia secondo verità, alla costituzione dell'essenza dell'esistenza temporale secondo l'orizzonte teleologico della verità.

Questa verità è vita intenzionale, e l'opposto contro il quale combatte è la morte.

La costituzione del tempo secondo verità non è dunque essere-per-la-morte ma essere-per-la-verità, il che comporta che la verità non sia essere ma il senso dell'essere.

Non più essere, ma senso dell'essere.

 

Diversamente da Kant, non perdo tempo a chiedermi: chissà cosa avrebbe pensato Husserl della fisica dell'OGGI?

  • sia perché già l'avvento della Relatività gli dovrebbe aver suggerito qualcosa che non ritrovo nel suo pensiero;
  • anche perché Il concetto di verità della sua Fenomenologia non m'attrae!

 

 
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Tempo – Husserl, Fenomenologia

Post n°8143 pubblicato il 02 Ottobre 2017 da sagredo58
 

 

La contrapposizione tra fisica e neuroscienze che istiga Benini mi ricorda la già citata contrapposizione tra conoscenza scientifica e filosofica del filosofo e matematico tedesco Husserl (1859 -1938).

Richiamare Husserl (1859 -1938) dovrebbe confortare Benini che quello di cui lui parla non è il tempo oggettivo della scienza, eviti allora di dire Non si può sostenere l'inesistenza del tempo!

 

Husserl conosce i lavori di von Helmholtz, che danno origine alle neuroscienze avallate da Benini, il tempo diviene uno dei temi centrali della sua ricerca filosofica.

La disciplina filosofica che definisce è la Fenomenologia, una sorta di "riduzione epistemologica" che elimina tutte le assunzioni inerenti l'esistenza dell'Universo come esterno ed indipendente.

Per Husserl la coscienza non è fine a sé stessa ma è sempre diretta, tramite un atto di "puro guardare", a pensieri, puri fenomeni di conoscenza assolutamente slegati dall'esistenza.

Ripulita dalla presunzione dell'esistenza di una realtà esterna, la coscienza può quindi accostarsi alla pura contemplazione dei suoi fenomeni interni, inutile dire che il tempo è uno di essi.

 

Husserl (1859 -1938) pone una domanda fondamentale: Come è possibile una conoscenza vera?

La sua risposta è costruita sulla distinzione tra:

  • conoscenza scientifica, ingenua ed acritica, perché assume come vero ed esistente a priori la realtà esterna, non ponendosi il problema della "possibilità della conoscenza in assoluto" ovvero del fondamento della conoscenza stessa;
  • conoscenza filosofica, che si dedica a questo obiettivo fondamentale e fondante, il fondamento della conoscenza stessa, che è in ultima analisi la fenomenologia stessa, "purificata" da assunzioni e pregiudizi superflui e fuorvianti.

 

Riprendendo Cartesio, Husserl propone di "mettere tra parentesi" (di sospendere il giudizio) tutto ciò che si conosce, arrivando a non poter mettere tra parentesi se stessi come coscienza.

  • la coscienza non è fine a sé stessa;
  • è sempre diretta, tramite un atto di "puro guardare", a pensieri o percezioni definiti "cogitationes", puri fenomeni di conoscenza assolutamente slegati dall'esistenza.

 

Edmund Husserl insiste sulla distinzione tra:

  • esistenza, che consiste nel fatto che l'oggetto di una cogitatio esista realmente al di fuori della coscienza del soggetto pensante;
  • essenza, che è il senso oggettivo e immanente nella coscienza che viene intenzionalmente attribuito alla cogitatio.

 

Martin Heidegger (1889-1976), allievo di Husserl, va oltre, cerca di costruire un'ontologia fondamentale che ricerchi la natura costitutiva degli oggetti del mondo a partire dal soggetto e dalla coscienza trascendentale (slegata dalla realtà dell'Universo) che in qualche modo li rende possibili.

 

Intende l'essere come progettare, cosa che modifica la concezione dell'essere degli oggetti:

  • questi non sono più presenze che sussistono in maniera indipendente da noi, come induce a credere il metodo scientifico;
  • sono strumenti in funzione del progetto dell'essere, è il soggetto a creare l'oggetto, cosa che riconduce alla Fenomenologia del suo maestro Husserl.

 

 
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