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Messaggi del 11/02/2018

 

Cultura digitale - Gradi di RealtÓ

Post n°8503 pubblicato il 11 Febbraio 2018 da sagredo58
 

 

Aderisco al pensiero di chi propone di distinguere artisticamente e culturalmente la realtà in gradi, elencandoli in una tabella, in modo tale che la riga sopra esprima un grado di realtà più alto di quella sotto.

 

LIVELLO

DI REALTA'


ELEMENTO

CUI CI SI RIFERISCE

ESEMPIO

DI ELEMENTO

MASSIMO

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V

Oggetto reale

Volta celeste osservata in una limpida notte, notte stellata

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V

Rappresentazione artistica dell'oggetto reale che crea l'opera d'arte

Quadro Notte Stellata, dipinto da Van Gogh, già rinchiuso in clinica psichiatrica, nel 1889

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V

Copia dell'opera d'arte, riproduzione utile a facilitarne lo studio, la conoscenza, il riconoscimento o il ricordo

Foto scattata da Sagredo al quadro Notte Stellata, in cui nel 1987 si imbatte, senza conoscerlo, nel Museum of Modern Art di New York

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V

Immagine mentale dell'opera d'arte, o di una sua copia, da parte di un soggetto che rimanendone colpito l'ha osservata e memorizzata

Ricordo personale di Sagredo, del quadro Notte Stellata che vede la prima volta nel 1987, o della foto che gli ha scattato in quell'occasione, o di qualche altra riproduzione del quadro

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V

MINIMO

Rappresentazione interiore dell'opera d'arte, da parte di un soggetto che ne è rimasto stato colpito, che per questo l'associa a qualche aspetto o evento della sua vita, elevandola a parte di se

Figurazione personale di Sagredo del quadro Notte Stellata, che inevitabilmente associa al viaggio a New York, a quanto e come il quadro lo abbia colpito, all'uso dell'opera suggerito, più di vent'anni dopo, nel 2010, a sua figlia, per fare la tesina di III media

 

 

 
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Cultura digitale - Arte, Rappresentazione di RealtÓ

Post n°8502 pubblicato il 11 Febbraio 2018 da sagredo58
 

Molte arti, indipendentemente se:

  • arti autografiche, i cui segni rappresentano qualcosa di diverso da se stessi (pittura, scultura, più in generale arti visive ad esclusione dell'architettura);

  • arti allografiche, i cui segni rappresentano solamente (o principalmente) se stessi (letteratura, fotografia, cinema, musica, teatro, più in generale arti audiovisive, senza scordarsi la cucina che per me è anch'essa arte);

hanno la specifica proprietà di rappresentare, imitare, mostrare, all'osservatore che gode dell'opera d'arte quello che si è chiamato l'oggetto esterno all'opera d'arte, aggettivato come:

  • vero, reale;

  • premesso, preesistente ed indipendente rispetto al soggetto che lo ritrae.

 

Non importa che questi oggetti siano lì davvero, o che siano solo rappresentazioni nella mente dell'autore.

 

Anche se diverse arti introducono differenze importanti:

  • per dipingere Notte Stellata, Vincent non ha bisogno di prendere freddo di notte, posizionando il cavalletto in un prato, sotto la volta celeste, gli basta, semplicemente, un'immagine mentale;

  • diversamente, per girare il film Notte Stellata, il regista ha bisogno di girare di notte, collocando la telecamera all'aperto, sperando in un cielo limpido e senza nuvole, ha bisogno di una oggetto esterno alla sua opera d'arte che guarda caso si chiama "notte stellata".

 

 
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Cultura digitale - Arte, Musica

Post n°8501 pubblicato il 11 Febbraio 2018 da sagredo58
 

 

La musica (come anche il teatro), è un caso ancora più intricato.

 

In senso proprio, la musica è arte totalmente allografica, come la Letteratura, perché indifferente all'originale, lo spartito musicale scritto in notazioni musicali sul pentagramma.

 

Il fatto che questo spartito non interessa nessuno (estremizzo escludendo i musicologi), complica la cosa costringendo:

  • ad una doppia trasposizione allografica;

  • ottenuta introducendo un personaggio che media tra compositore ed ascoltatore, il fruitore dell'opera d'arte musicale.

 

Il compositore, ovvero l'artista creatore dell'opera d'arte musicale:

  • non produce suoni,

  • crea scritture e notazioni grafiche (spartiti).

 

L'ascoltatore (musicologi esclusi), ovvero colui che gode dell'opera d'arte musicale:

  • non è interessato alle notazioni musicali,

  • evidentemente non suonano, lui gradisce l'ascolto.

 

Perché ci sia suono, quindi effettivamente possibilità d'ascolto, è necessario un ulteriore attore.

 

L'interprete, ovvero colui che

  • legge le notazioni del compositore, generalmente riproduzione a stampa di notazioni musicali originariamente autografe;

  • produce sequenze di suoni udibili (esegue quanto scritto sullo spartito), che hanno una precisa relazione con le notazioni del compositore, grazie ad uno strumento che li emette (fosse anche la propria voce), che permettono all'ascoltatore di godere dell'opera d'arte musicale.

 

Ecco la doppia trasposizione allografica:

  • l'interprete non legge la notazione autografica del compositore, ma una riproduzione della stessa, visto che le proprietà fisiche della riproduzione sono per lui irrilevanti;

  • l'ascoltatore gode dei suoni generati dall'interprete, che è un traduttore di simboli da cui ricava suoni (così come il lettore di testi scritti in discorsi), peraltro riproducibili infinite volte, in infinite versioni, da lui o da altri.

 

 
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