Creato da: sagredo58 il 03/01/2011
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Morale e Biologia - Essere non Dover Essere

Post n°7589 pubblicato il 21 Marzo 2017 da sagredo58
 

 

Rifiuto il Darwinismo Sociale, così come le immorali azioni che giustifica come naturali.

 

Questo ha una conseguenza di cui sono veramente soddisfatto e che al contempo permette di rispondere alla domanda da cui sono partito:

Ha senso parlare di basi biologiche della Morale dell'Uomo?

 

Questa conseguenza si lega all'applicazione di un principio filosofico che riflette sul linguaggio, espresso dal filosofo scozzese Hume (1711-1776), detto "Problema dell'essere e del dover essere", per il quale in un discorso vanno ben distinte e separate:

  • le proposizioni descrittive, che dichiarano ciò che è una cosa;
  • dalle proposizioni prescrittive, ovvero ciò che deve essere.

 

Hume nel "Trattato sulla natura umana", rimarca che prima di lui molti filosofi, guarda caso soprattutto parlando della Morale, hanno trasformato l'iniziale "è" nel "deve", mutando quindi una descrizione in un precetto:

In ogni sistema morale in cui finora mi sono imbattuto, ho sempre trovato che l'autore va avanti per un po' ragionando nel modo più consueto, e afferma l'esistenza di un Dio, o fa delle osservazioni sulle cose umane;

poi tutto a un tratto scopro con sorpresa che al posto delle abituali copule, è o non è, incontro solo proposizioni che sono collegate con un deve o un non deve; si tratta di un cambiamento impercettibile, ma che ha, tuttavia, la più grande importanza.

Infatti, dato che questi deve, o non deve, esprimono una nuova relazione o una nuova affermazione, è necessario che siano osservati e spiegati; e che allo stesso tempo si dia una ragione per ciò che sembra del tutto inconcepibile ovvero che questa nuova relazione possa costituire una deduzione da altre relazioni da essa completamente differenti.

 

 
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Morale e Biologia - Eugenetica

Post n°7588 pubblicato il 21 Marzo 2017 da sagredo58
 

 

L'idea di implementare una politica di "igiene razziale" rappresentò un elemento centrale dell'ideologia nazista sin dagli esordi.

Nel suo libro Mein Kampf (1925-1926) significativamente nel capitolo "Lo Stato", dedicato alla visione nazionalsocialista di come una nazione moderna avrebbe dovuto gestire il problema, Hitler definisce chiaramente le sue idee in merito:

Chi non è sano e degno di corpo e di spirito, non ha diritto di perpetuare le sue sofferenze nel corpo del suo bambino.

Qui, lo Stato nazionale deve fornire un enorme lavoro educativo, che un giorno apparirà quale un'opera grandiosa, più grandiosa delle più vittoriose guerre della nostra epoca borghese.

 

Questo enorme lavoro educativo dello Stato Nazista avrebbe poi preso la forma del Programma Aktion T4 per le cosiddette "vite indegne di essere vissute" ed utilizzato largamente il Darwinismo Sociale:

  • sia in senso eugenico (genetica positiva), per la promozione dei caratteri fisici e mentali ritenuti positivi della razza ariana, quindi matrimoni solo tra ariani;
  • che disgenico (genetica negativa), per la "rimozione" di quelli negativi, correlati alla sterilizzazione coatta di malati inguaribili e portatori di handicap mentali ed alla soppressione di ebrei, zingari, testimoni di Geova, oppositori politici, prigionieri di guerra

 

 
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Morale e Biologia - Anti Egalitarismo

Post n°7587 pubblicato il 20 Marzo 2017 da sagredo58
 

 

L'applicazione al mondo umano dell'interpretazione distorta della teoria dell'evoluzione data dal Darwinismo Sociale serve a difendere una concezione anti egalitaria, non fondata sull'uguaglianza, in senso politico-sociale.

 

Questo riporta al legame tra Biologia e Morale.

 

Il Darwinismo Sociale, spacciato per Scienza, Biologia, poiché promuove a "legge naturale" che il pesce grande mangia il piccolo, sostiene immoralmente che:

  • chi ha più successo sociale, deve godere di maggiori diritti rispetto al più debole, quantomeno non ha alcun obbligo di solidarietà verso quest'ultimo;
  • la riproduzione di coloro che occupano i gradini più bassi della scala sociale nel mondo peggiorerebbe il livello intellettivo futuro medio dell'umanità, dato che la povertà è solo dovuta a mancanza di capacità e di talenti.

 

Si giustificano così come naturali quelle che in realtà sono aberranti ed immorali concezioni politiche:

  • dalla inutilità dello stato sociale o assistenziale (welfare state), caratteristica dei moderni stati di diritto che si fondano sul principio di uguaglianza, per cui aiutare il povero o l'oppresso attraverso la redistribuzione del reddito non rende alcun servigio al progresso intellettuale dell'umanità;
  • all'estremo limite dell'eugenetica razzista.

 

 

 
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Morale e Biologia - Giustificazionismo Antropologico

Post n°7586 pubblicato il 20 Marzo 2017 da sagredo58
 

 

A chi serve il Darwinismo Sociale?

Ovviamente al più forte, perché è una filosofia in grado di legittimarne il potere:

  • di classe,
  • razziale.

 

Le classi dominanti hanno cercato da sempre di fare apparire le differenze di classe come differenze antropologiche, questa pretesa di giustificazionismo antropologico ha trovato sostegno:

  • prima nella teologia, con il Calvinismo(XVI secolo) e il Giansenismo (XVII secolo), che giustificavano ricchezza e povertà come prove della predestinazione decretata dalla volontà divina;
  • poi nella scienza con il Darwinismo Sociale (XIX secolo).

 

L'antropologo, psicologo e filosofo francese Claude Lévi-Strauss (1908-2009) fa risalire l'origine del darwinismo sociale e del razzismo, alla contrapposizione dell'umanità all'animalità:

Mai meglio che al termine degli ultimi quattro secoli della propria storia l'uomo occidentale ha potuto comprendere che, arrogandosi il diritto di separare radicalmente l'umanità dall'animalità, accordando all'una ciò che toglieva all'altra, innescava un circolo maledetto, e che la medesima frontiera sarebbe servita costantemente a porre distanze fra gli stessi uomini e a rivendicare, a favore di minoranze sempre più ristrette, il privilegio di umanità, nozione ormai corrotta perché improntata all'amor proprio.

 

 
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Morale e Biologia - Darwinismo Sociale (1879)

Post n°7585 pubblicato il 20 Marzo 2017 da sagredo58
 

 

Tra Darwinismo e Neodarwinismo, s'insinua l'inquietante estensione delle teorie darwiniane ai problemi sociali, o Darwinismo sociale, una corrente di pensiero filosofica, appartenente alle filosofie della vita, che ritiene:

  • la posizione sociale degli uomini e il rapporto tra le classi come il risultato di una legge di natura,
  • il concetto di struggle for life and death, ovvero lotta per la vita e la morte, la regola delle comunità umane,
  • cosa che premierebbe invariabilmente solo i più forti o più adatti.

 

Il termine Darwinismo sociale è stato coniato dal giornalista anarchico francese Émile Gautier, nel 1879, per denigrare la giustificazione delle ineguaglianze sociali teorizzata dal filosofo liberale britannico Herbert Spencer (1820-1903):

Può sembrare inclemente che un lavoratore reso inabile dalla malattia alla competizione con i suoi simili, debba sopportare il peso delle privazioni.

Può sembrare inclemente che una vedova o un orfano debbano essere lasciati alla lotta per la vita e la morte.

Ciò nonostante, quando siano viste non separatamente, ma in connessione con gli interessi dell'umanità universale, queste fatalità sono piene della più alta beneficenza.

La stessa beneficenza che porta precocemente alla tomba i bambini di genitori malati, che sceglie i poveri di spirito, gli intemperanti e i debilitati come vittime di un'epidemia.

 

Il Darwinismo sociale si sarebbe dovuto definire più propriamente Spencerismo sociale, perché la sua elaborazione si basa sui terrificanti concetti di Spencer appena riportati, che nulla hanno a che fare con Darwin, volti ad esaltare una sfrenata competizione tra esseri umani e nazioni a scapito della cooperazione, così giustificando politiche economiche prive di solidarietà in nome del "diritto del più forte". 

 

 
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Morale e Biologia - Neodarwinismo (1942)

Post n°7584 pubblicato il 19 Marzo 2017 da sagredo58
 

 

La ripresa, negli anni 30-40 del Novecento, delle teorie di Darwin, la conciliazione di queste con gli sviluppi della genetica, hanno dato luogo al neodarwinismo o sintesi moderna.

Il termine sintesi moderna è stato coniato dal biologo, genetista, , britannico Julian Sorell Huxley (1887-1975), noto per i suoi studi finalizzati alla rifondazione della teoria genetica all'interno della teoria darwiniana della selezione naturale, nel suo scritto semi-divulgativo Evolution: The Modern Synthesis (1942).

Il Neodarwinismo deriva dall'integrazione di diverse branche della biologia che in precedenza avevano pochi punti di contatto:

  • la teoria dell'evoluzione delle specie per selezione naturale di Charles Darwin (1859);
  • la teoria genetica dell'ereditarietà biologica, del naturalista, matematico e monaco agostiniano ceco di lingua tedesca Gregor Johann Mendel (1822- 1884), considerato il precursore della moderna genetica per la pubblicazione delle sue osservazioni sui caratteri ereditari (1865), che comprese le mutazioni genetiche casuali come sorgente della variazione, rivista alla luce della moderna genetica (1944);
  • la teoria delle probabilità e la statistica applicate alla genetica delle popolazioni per analizzare le caratteristiche genetiche delle popolazioni nel loro insieme e spiegare fenomeni come l'adattamento e la speciazione;
  • la paleontologia, che studia gli esseri viventi, la loro identità, origine, evoluzione, ambiente e ciò che possono dirci sul passato organico e inorganico della Terra.

 

Il Neodarwinismo è la teoria dell'evoluzione attualmente più accreditata in campo scientifico:

  • considera come unità fondamentale dell'eredità il gene,
  • lo stesso bersaglio del meccanismo fondamentale dell'evoluzione, la selezione naturale.

 

 
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Morale e Biologia - Darwinismo (1859)

Post n°7583 pubblicato il 19 Marzo 2017 da sagredo58
 

 

Il Darwinismo indica la teoria dell'evoluzione, elaborata dal naturalista inglese Charles R. Darwin (1809-1882), da lui esposta nel libro L'origine delle specie (1859), prevede che:

  • le specie più complesse e differenziate (Uomo incluso) derivano da altre più semplici,
  • attraverso una serie di modificazioni avvenute in lunghissimi tempi,
  • che si affermano grazie a un processo di selezione naturale,
  • trasmissibili ereditariamente per selezione sessuale.

 

La selezione naturale, conseguenza della cosiddetta "lotta per la sopravvivenza":

  • favorisce gli esseri viventi dotati dei caratteri più adatti a superare le difficoltà o le eventuali modificazioni dell'ambiente;
  • eliminando gli altri.

 

Un analogo processo di selezione sessuale fa sì che:

  • l'accoppiamento avvenga preferenzialmente tra gli individui più adattati dei due sessi,
  • assicurando nella procreazione la trasmissione dei caratteri così selezionati.

 

 
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Morale e Biologia

Post n°7582 pubblicato il 18 Marzo 2017 da sagredo58
 

 

Pongo una domanda difficile:

Ha senso parlare di basi biologiche della Morale dell'Uomo?

 

Intendo Morale nel senso più pragmatico possibile, relativa al vivere pratico, che comporta una scelta consapevole:

  • tra diverse azioni ugualmente possibili,
  • alle quali compete, o si attribuisce, valore diverso, o opposto.
  • Bene/Male, Giusto/Ingiusto.

 

Intendo Biologia come qualcosa che non abbia senso senza la teoria dell'evoluzione, cosa che inevitabilmente comporta l'esplorazione dei diversi "Darwinismi".

 

Esplorazione che svela come l'accostamento della Morale umana all'evoluzione biologica evoca spettri ideologici purtroppo non ancora del tutto svaniti. 

 

 

 
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50 anni ľ Affetto incondizionato

Post n°7581 pubblicato il 18 Marzo 2017 da sagredo58
 

Ho visto giusto,

abbiamo saputo capire presto,

il tempo ci ha dato ragione,

oggi siamo Fratelli!

 

Non so cosa abbia fatto per meritare questo.

Non so come poter ricambiare.

So che il non sapere non costituisce un problema.

Non ci sono altre parole, rimane solo ... affetto.

 

Affetto, nell'antichità greca “pathos”,

letteralmente "sofferenza" o "emozione".

Affetto, che deriva dal latino "ad e facere",

a significare "fare qualcosa per".

 

Affetto, incondizionato, che conforta il mio razionalismo imperante,

privo della necessità di un interesse, di un ritorno.

Affetto, che mitiga la paura di essere adulti,

suggellato da quello che eravamo, che siamo, che diverremo: vecchi assieme.

 

 
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50 anni ľ Famiglia allargata

Post n°7580 pubblicato il 18 Marzo 2017 da sagredo58
 

Sono stato grato della sorpresa,

soprattutto della dedizione che permane,

oltre i mille problemi quotidiani,

quelli in cui tutti ci dibattiamo ridotti a monadi isolate.

 

Tanti anni fa, alla fine degli anni '70,

ho coniato il termine di famiglia allargata,

riferendomi a questi amici, incontrati per caso all’inizio degli anni '70,

frequentati per scelta in tutti i decenni successivi.

 

Proprio quando una famiglia non l'ho avuta più,

morti i miei nonni e i genitori,

fallita la mia unione,

spezzate altre storiche amicizie …

 

Questa famiglia allargata si è ridestata dal torpore,

quello in cui io stesso l'avevo confinata,

per prorompere energica, esserci:

quando ho avuto bisogno, quando nemmeno volevo festeggiare.

 

 
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