Creato da: sagredo58 il 03/01/2011
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Ex Machina – 2000-2100 - Coscienza, l’obiettivo del XXI secolo

Post n°7486 pubblicato il 20 Febbraio 2017 da sagredo58
 

 

La coscienza è stata la grande assente della ricerca scientifica nel Novecento, adesso i tempi stanno cambiando.

Fino a oggi si sono applicate al problema della coscienza le categorie di Galileo, di successo nello spiegare i fenomeni fisici, insufficienti nell'interpretare le manifestazioni mentali.

Quando un essere umano fa esperienza del mondo coglie degli "aspetti qualitativi della realtà", che la scienza galileiana non è in grado di misurare:

  • percepisce colori e sapori,
  • prova dolore e piacere.

Questi "aspetti qualitativi della realtà" esistono, sono relegati nel chiuso di una dimensione spirituale, personalmente preferisco dire mentale, che non può essere aggredita scientificamente.

Finora è stato possibile eludere il problema:

  • la progettazione di artefatti (automobili, ponti, satelliti, computer) non richiede la comprensione della coscienza;
  • non ci sono (ancora) le condizioni tecnologiche per costruire un essere cosciente artificiale.

Quando i robot iniziano ad avvicinarsi all'essere umano, il problema non può più essere evitato.

Nasce un affascinante obiettivo per il secolo in corso:

Capire chi siamo, attraverso la costruzione di una macchina, che potrà comunicarci quello che avviene dentro di essa, quando, analogamente a quello che avviene in un essere umano, proverà una sensazione. 

 

 
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Ex Machina – 2000-2100 - Coscienza Artificiale

Post n°7485 pubblicato il 20 Febbraio 2017 da sagredo58
 

 

Finora pochi hanno indirizzato la ricerca alla costruzione di un soggetto artificiale genuinamente intenzionale, pertanto anche cosciente.

Il professore di filosofia americano John Rogers Searle (1932), storico sostenitore della natura biologica della coscienza umana, sostiene che non vi è alcun motivo a priori per negare che una creatura artificiale, capace di riprodurre i meccanismi fondamentali del cervello umano, possa corrispondere a un soggetto cosciente.

Quanto poi la comprensione dei meccanismi biologici sia necessaria alla realizzazione dei meccanismi che sottostanno all'emersione della coscienza non è affatto chiaro:

  • l'Intelligenza Artificiale ha sempre rifiutato di imitare i processi biologici;
  • proprio il fallimento dell'Intelligenza Artificiale nel riprodurre un soggetto comparabile all'essere umano, spinge connessionisti e neuroscienziati a cercare, nella riproduzione esatta dei meccanismi del cervello, l'unica via possibile per replicare un soggetto cosciente.

C'è chi sostiene che la nascita della prima macchina dotata di coscienza artificiale potrebbe essere legato al superamento di una soglia critica di complessità e avanza interrogativi di natura etica sulle conseguenze di una simile realizzazione.

 

Si sta affermando la convinzione che la coscienza sia prima di tutto un fatto empirico:

  • non il prodotto di qualche teoria,
  • bensì qualcosa di cui ciascun essere umano fa esperienza.

Del resto:

  • un embrione, prima della comparsa del sistema nervoso, non può essere considerato un soggetto cosciente;
  • dopo un sufficiente lasso di tempo, dopo aver esperito, l'essere umano risultante sarà cosciente.

La coscienza è un punto di arrivo esperienziale. 

 

 
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Ex Machina – 1996 - … alla Coscienza Artificiale

Post n°7484 pubblicato il 19 Febbraio 2017 da sagredo58
 

 

Già nel 1962 l'ingegnere ungherese Tihamér Nemes, scrivendo di coscienza artificiale in un libro dedicato alle macchine cibernetiche, afferma:

Ovviamente, anche le macchine programmate nel modo più sofisticato saranno in grado di imitare solo le manifestazioni più esterne della coscienza.

 

Sembra avere avuto ragione, l'approccio seguito tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta, in una convergenza di robotica, intelligenza artificiale, scienze cognitive, scienze biologiche, filosofia e linguistica, con la costruzione dei Robot Mobili Autonomi di Rodney Brooks di cui si è detto:

  • sebbene fornisca informazioni circa le modalità dello sviluppo sensoriale e motorio del robot,
  • poco aggiunge alla natura dell'essere soggettivo.

Cog (letteralmente ingranaggio, anche abbreviazione di cognitivo), una delle creature di Rodney Brooks,

  • è un umanoide di forma antropomorfa;
  • non condivide quasi nulla della struttura mentale e cognitiva propria degli esseri umani, gestisce solo riflessi elementari.

Diverso e più complesso è l'approccio seguito nel 1996 dall'italiano Giulio Sandini con Babybot, un robot che scimmiotta l'apprendimento di un bambino, emulando lo sviluppo del coordinamento viso-motorio e cognitivo infantile.

Di aspetto umanoide Babybot ha:

  • 2 microtelecamere come occhi,
  • 2 microfoni ultrasensibili come orecchie,
  • 1 braccio meccanico con una mano antropomorfa mossa da 6 piccoli motori

Babybot non si limita a fare ciò che gli viene chiesto, reagendo a impulsi immagazzinati nel cervello elettronico, è in grado di reagire al momento come un essere umano, elaborando la situazione di volta in volta e scegliendo di conseguenza.

Babybot "cresce", nel senso che apprende:

  • comincia che è già in grado di imitare i movimenti di un bambino di tre-quattro mesi di vita,
  • poi diviene capace di osservare ed imitare i comportamenti dell'uomo in base alla sua evoluzione.

Spiega Sandini:

Il neonato per eseguire un movimento fa milioni di tentativi, il cervello misura l'errore, e cerca di correggerlo.

Noi costruiamo dei "sistemi" che imparano, che compiono delle azioni, che misurano l'errore e lo correggono.

Babybot riesce a vedere i colori, ha una percezione semplificata del mondo ed è in grado di guardare in direzione del suono riuscendo a coordinare i movimenti.

Dopo lunghe ricerche, l'umanoide può inoltre localizzare l'oggetto, toccarlo e ad afferrarlo.

 

 
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Ex Machina – 1956 - Dalla Intelligenza Artificiale …

Post n°7483 pubblicato il 19 Febbraio 2017 da sagredo58
 

 

Sinora il problema della coscienza è stato affrontato con gli strumenti della filosofia e della psicologia.

Solo ora, all'alba del terzo millennio, sebbene lo studio della coscienza resti un campo elusivo, nasce un consenso tra i neuroscienziati sulle possibilità di affrontare sperimentalmente il problema della natura della coscienza.

E' indubbio che il tema della coscienza, affrontato da un punto di vista ingegneristico non sembra, finora, avere suscitato l'interesse della comunità scientifica internazionale.

Scienziati e studiosi hanno iniziato a riunirsi per parlare di Artificial Consciousness, Coscienza Artificiale ma manca ancora un evento che, parafrasando quello di Dartmouth che nel 1956 segnò la nascita ufficiale della Artificial Intelligence, segni l'avvio di questa nuova disciplina.

 

Verso una scienza della coscienza è il titolo di una serie di convegni, il primo nel 1994, il ventesimo nel 2014, svolti al "Centro di studi sulla coscienza" di Tucson in Arizona, che riunisce una vasta ed eterogenea schiera di studiosi per affrontare il problema di una scienza che ancora non c'è.

Ai convegni di Tucson partecipano fisici, filosofi, psicologi, psichiatri, neuropsicologi, neuroscienziati, studiosi di scienze cognitive, studiosi di farmacologia, educatori, perfino esperti di meditazione:

  • il fisico inglese Roger Penrose sostiene che una nuova teoria fisica, sintesi della relatività di Einstein e della teoria atomica, è in procinto di spiegare l'emergenza degli stati coscienti nel cervello;
  • il filosofo americano Daniel Dennett sfida la platea insinuando che il problema non sussiste;
  • il fisico e pensatore indiano Deepak Chopra mostra come la nuova frontiera dell'indagine neuroscientifica stia riportando il sapere occidentale verso l'idea orientale di un'animazione dell'intero cosmo;
  • il filosofo statunitense John Searle nega seccamente che il lavoro dei neuroscienziati possa prestarsi a simili estrapolazioni.

Vengono tutti a Tucson per dire la propria, farsi contraddire, stringersi la mano, ripensare le proprie ragioni.

Tutti accomunati da una ricerca che ha qualcosa di fantascientifico, il cui esito ancora incerto, entusiasma alcuni, suscita qualche dubbio in altri, come dimostrano discussioni accese ed appassionate.

Dopo vent'anni si può ritenere che il tema della coscienza sia stato riletto attualizzandolo alla luce dei progressi della neurobiologia e delle scienze cognitive:

  • l'importanza non è tanto il fatto di aver avanzato con successo nuove definizioni della coscienza;
  • quanto di aver espresso nuovi criteri per la valutazione della coscienza e delle teorie che dovrebbero descriverla.

 

 
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Ex Machina – 2016 - Dalla Intelligenza … alla Coscienza

Post n°7482 pubblicato il 19 Febbraio 2017 da sagredo58
 

 

Supponiamo che qualcuno suoni il campanello della porta di casa:

  • si conosce perfettamente come il campanello provochi le vibrazioni dell'aria;
  • si sa come queste siano in grado di eccitare il nostro apparato acustico;
  • si è in grado di ipotizzare il possibile percorso dei relativi segnali nervosi lungo le reti neurali del nostro cervello.

Come avviene che nel cervello avvenga il "din don" causato dall'aver pigiato il pulsante del campanello?

Resta un mistero!

Per coscienza intendiamo questa capacità di fare un'esperienza, un'esperienza cosciente.

 

L'intelligenza ha bisogno di una volontà che la guidi.

La razionalità deve essere mossa da fini e motivazioni, questi non possono essere il prodotto delle elaborazioni interne di un sistema chiuso.

I processi mentali non possono essere solo attività cognitive nel senso di elaborazione razionale e meccanica dei simboli.

Divengono ineludibili aspetti legati alla capacità del cervello di determinare un soggetto unitario:

  • capace di fare esperienza di se stesso e del mondo circostante;
  • in grado di produrre motivazioni e fini, valori soggettivi e sensazioni.

All'intelligenza, deve affiancarsi la coscienza!

 

 
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Ex Machina – 2016 - Intelligenza e Coscienza

Post n°7481 pubblicato il 18 Febbraio 2017 da sagredo58
 

 

Intelligenza, dal vocabolario Treccani:

Complesso di facoltà psichiche e mentali che consentono all'uomo di pensare, comprendere o spiegare i fatti o le azioni, elaborare modelli astratti della realtà, intendere e farsi intendere dagli altri, giudicare, e lo rendono insieme capace di adattarsi a situazioni nuove e di modificare la situazione stessa quando questa presenta ostacoli all'adattamento.

Coscienza, dal vocabolario Treccani:

Consapevolezza che il soggetto ha di sé stesso e del mondo esterno con cui è in rapporto, della propria identità e del complesso delle proprie attività interiori.

Per i termini intelligenza e coscienza mi sembra opportuno evitare di fare riferimento a definizioni formali.

 

C'è un buon precedente, Charles Darwin (1809-1882), nel capitolo sull'istinto del suo lavoro L'origine della specie del 1858, scrive:

Non tenterò di dare alcuna definizione d'istinto.

Sarebbe facile mostrare che parecchie e distinte attività mentali possono rientrare nel termine istinto: ma ciascuno capisce cosa significa quando si dice che è l'istinto a spingere un cuculo a migrare e a depositare le uova nei nidi di altri uccelli.

 
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Ex Machina – 1881-1994 - Coscienza Artificiale nella letteratura

Post n°7480 pubblicato il 18 Febbraio 2017 da sagredo58
 

 

Uno dei primi personaggi artificiali presenti nella letteratura, dotato di coscienza e non costituito da materiale biologico è Pinocchio il personaggio creato da Carlo Collodi nel 1881 (trascurando il Golem ebraico privo di anima).

L'esserci di Pinocchio, la sua coscienza fenomenica, è precedente al suo sviluppo cognitivo:

  • in un primo momento è un burattino di legno che pure percepisce il dolore;
  • dopo aver interagito con l'ambiente, acquista lo status di persona.

In altri casi, al contrario, la creatura artificiale nasce già dotata di una potente capacità elaborativa, ma raggiunge lo status di persona, reale e riconosciuta, solo dopo lunghi anni d'interazione con soggetti umani, come nel caso:

  • dell'Uomo Bicentenario di Asimov (romanzo del 1976, film del 1999);
  • dell'androide Data in Star Trek (film del 1994, settimo film di Star Treck).

Al contrario:

  • Frankenstein nel 1818 è l'assemblaggio di organi biologici;
  • i robot di Karel Capek del 1920 sono costituiti da "protoplasma vivente", materiale biologico.

 

Ciò che unifica questi eterogenei esempi è che l'esistenza di Pinocchio, dell'Uomo Bicentenario, di Data e Frankenstein è l'effetto della profonda e disperata volontà di sfida dei loro creatori umani di produrre un essere a loro immagine e somiglianza:

  • non è importante il materiale di cui sono fatte queste macchine pensanti;
  • l'importante è che sia un costruttore umano ad essere causa della loro esistenza.

 
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Ex Machina – 1968-2001 - Coscienza Artificiale nella fantascienza

Post n°7479 pubblicato il 18 Febbraio 2017 da sagredo58
 

 

Il fascino del termine Intelligenza Artificiale è troppo forte per rimanere confinato nell'omonima disciplina accademica, non è un caso che nel 2001 il film di Steven Spielberg sia intitolato A.I., Intelligenza Artificiale.

Il regista e gli uomini di marketing hanno attribuito al nome A.I. un valore evocativo che ha radici più nella tecnologia che non nella fantascienza:

  • avrebbero potuto utilizzare uno dei tanti termini che la fantascienza ha messo a disposizione, androide, robot, replicante;
  • hanno preferito appoggiarsi a un termine che ha avuto così tanto successo negli ultimi decenni.

Scelta rivelatrice dell'incredibile successo del termine intelligenza artificiale, entrato nell'immaginario collettivo con un'accezione ben più ampia di quello che il termine vuole trasmettere.

Eppure la storia della letteratura fantastica e fantascientifica utilizza esseri artificiali coscienti, più che intelligenti, che siano soggetti.

A cinquant'anni di distanza dalla pubblicazione di Io, robot di Isaac Asimov, del 1950, sarebbe stata un'ottima occasione per parlare di coscienza artificiale.

 

Nella letteratura del fantastico gli esseri artificiali sono sempre stati dotati di coscienza.

Gli autori non si sono preoccupati dell'intelligenza delle loro creature ma della loro capacità di essere soggetti autonomi di decisioni e obiettivi:

  • Frankenstein di Mary Shelley,
  • i robot di Karel Capek,
  • come quelli di Isaac Asimov,

sono tutti dotati di corpi e di coscienza.

Solo Arthur C. Clarke e Stanley Kubrick nel 1968 propongono un essere artificiale, privo di corpo ma dotato di coscienza ed emozioni umane:

  • HAL, il computer intelligente del romanzo/film 2001 Odissea nello spazio.

Forse proprio il film 2001 Odissea nello spazio avrebbe dovuto essere denominato A.I., poiché in esso HAL personifica il vero grande interprete delle speranze riposte nella disciplina "intelligenza artificiale" che solo un grande genio come Kubrick poteva pensare di proporre, nelle sale cinematografiche, privo di corpo.

Per inciso una curiosità, se scrivete le tre lettere successive a quelle che compongono HAL esce un'inequivocabile altro nome, IBM!

 

 
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Ex Machina – 1997 - Intelligenza Artificiale o Coscienza Artificiale?

Post n°7478 pubblicato il 17 Febbraio 2017 da sagredo58
 

 

L'11 maggio 1997 un calcolatore IBM Rs/6000 fornito di 512 microprocessori funzionanti in parallelo, programmato per giocare a scacchi, chiamato Deep Blue, batte il campione mondiale di scacchi, Garry Kasparov:

  • Deep Blue vincendo dimostra di avere un comportamento intelligente superiore allo sfidante umano;
  • eppure, nessuno sostiene che il genere umano ha finalmente costruito una macchina pensante.

Molto giusto, Deep Blue non ha nemmeno la minima idea di giocare a scacchi:

  • un conto è parlare di coscienza, fare l'esperienza di giocare a scacchi;
  • un conto è parlare di intelligenza, gestire simboli, predisporre mosse in grado di vincere:

 

L'esperienza del gioco è un attributo tipico dell'essere umano.

Dopo il 1997 la capacità di vincere è alla portata di macchine, che per questo motivo possono essere definite intelligenti, anche se non sono coscienti di fare l'esperienza di gioco.

Si può porre la domanda:

Le macchine pensanti devono essere intelligenti o coscienti?

La sfida tra Kasparov e Deep Blue chiarisce che a una macchina, per essere definita pensante:

  • non serve l'intelligenza,
  • bensì la coscienza.

 

 
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Ex Machina – 1980-1994 – Dall’Artificiale al Virtuale

Post n°7477 pubblicato il 17 Febbraio 2017 da sagredo58
 

 

Oggi, la bioelettronica e l'ingegneria proteica si propongono come potenziali candidate a offrire nuove basi tecnologiche al cervello positronico asimoviano, "costruito" nel 1950 con metalli nobili.

Nuove generazioni di visionari costruttori di automi si stanno affacciando alla ribalta con nuovi bagagli culturali ma col sogno di sempre: essere i creatori di macchine in grado di muoversi, percepire, agire e comportarsi come esseri viventi, al servizio di committenti sempre più sofisticati, esigenti e smaliziati.

 

Quindi, nell'ambito delle discipline dell'artificiale, per la realizzazione dell'antico sogno dell'umanità di costruire macchine pensanti a partire dagli anni novanta si sta operando nel seguente modo:

  • da una parte, si lavora nel settore della progettazione e della costruzione del corpo,
  • dall'altra, in quello della valorizzazione esclusiva del ruolo del puro robot-software, progettato per vivere solo nel ciberspazio.

I Robot Virtuali, realizzati a partire dal 1994, sono i primi robot industriali che sono stati costruiti in funzione della fabbrica in cui vivono: il cyberspazio.

 

 

 
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