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Gelato – Storia – 1960-1969, Esplosione di consumo di Gelato

Post n°7703 pubblicato il 22 Aprile 2017 da sagredo58
 

Negli anni Sessanta tutto ciò che è moderno e industriale automaticamente diventa simbolo di ricchezza e benessere, il gelato non fa eccezione.

L’automobile, il frigorifero, la televisione, le vacanze estive … il gelato! Tutti simboli del miracolo economico italiano.

In questo periodo si rafforza in modo netto il legame tra gelato e vacanze al mare, il “gelato da passeggio” diventa un simbolo della generazione del baby boom.

 

In meno di dieci anni i consumi di gelato industriale triplicano: circa 1,2 kg pro capite annui nel 1965, a fronte di una produzione di oltre 62.000 tonnellate.

L’industria propone il gelato confezionato in formati nuovi eppure rassicuranti, che attualizzano i formati classici della tradizione artigianale: coni con cialda, coppette, biscotto gelato, granite, cassate …

 

Per le occasioni speciali, comincia ad affermarsi la torta gelato, innovativo dessert e valida alternativa alla pasticceria per concludere i pranzi della domenica.

 

 
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Gelato – Storia – 1950-1959, Pubblicità, dove c’è Gelato c’è Festa

Post n°7702 pubblicato il 22 Aprile 2017 da sagredo58
 

Complice l’ingresso del frigorifero nei bar e nei caffè, in molti intuiscono le potenzialità di questo nuovo mercato del gelato, industriale e artigianale, dando vita a storie esemplari nel panorama industriale italiano.

Lentamente aumentano i redditi, con loro la domanda privata, ma non si può ancora parlare di fenomeno di massa.

Il gelato è ancora percepito, al pari di molti dolci, come un extra, un premio per solennizzare una festa, o la passeggiata della domenica.

 

A partire dal 1951 inizia una massiccia uscita pubblicitaria a favore del gelato, che segna la massificazione del prodotto.

Il messaggio su cui punta fin dall’inizio la pubblicità televisiva del gelato è chiaro: dove c’è un gelato c’è simpatia, allegria, aria di festa.

Non a caso, il dolce freddo coincide con l’estate, ovvero con la vacanza, la spensieratezza, la libertà.

Dopo i primi cartelloni pubblicitari a caratteri cubitali che rassicurano le mamme italiane sulla genuinità della fredda novità che invoglia e incuriosisce i loro figli, è ora la volta di memorabili Caroselli, come quelli firmati da Guareschi e Jacovitti.

Il gelato confezionato è di moda, “fa” la moda.

Prestano volto e voce al gelato testimonial d’eccezione come Giorgio Gaber, Rita Pavone, Patty Pravo Nada e i Matia Bazar.

 

Nel 1954 se ne producono 20.000 tonnellate, corrispondenti ad un consumo pro capite annuo di circa 250 grammi.

Si crea però una forte curiosità attorno a questo prodotto innovativo e fantasioso, in confezioni colorate e monoporzione pronte per l’uso.

 

Nel 1959 arriva il primo cono con cialda industriale il mitico Cornetto Algida, un gelato alla crema di latte con variegatura e copertura al cacao magro e con granella di nocciole e meringhe su cialda wafer.

Questo cono gelato congelato è brevettato nel 1959 da Spica, un gelataio di Napoli, le vendite sono scarse e la Unilever nel 1976 acquista il brevetto e inizia la commercializzazione del prodotto in tutto il mondo con il marchio Algida, non a caso il significato della parola “algida” in italiano è fredda - gelida.

 

La diffusione, grazie ad una forte campagna pubblicitaria, fu enorme, tanto che esso è ancora prodotto in diverse varianti.

 

 
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Gelato – Storia – 1900-1950, Mottarello e Coppa del Nonno

Post n°7701 pubblicato il 21 Aprile 2017 da sagredo58
 

In Italia, per quanto riguarda il gelato industriale, tutto ha inizio nell’immediato dopoguerra, anche se la storia di chi per primo lo concepisce comincia all’inizio del secolo.

 

Nel 1919 Angelo Motta fonda a Milano una piccola bottega di pasticceria artigianale, puntando sul suo prodotto più apprezzato, il panettone che reinventa in ottica industriale.

Riscuote molto successo, arrivando ad aprire numerosi negozi.

In meno di 10 anni, con l'apertura di altri 7 laboratori, la piccola bottega diventa una fabbrica vera e propria d’interesse nazionale.

 

Nel 1948 Motta concepisce l’idea del primo gelato industriale su stecco, al gusto di fiordilatte che sarebbe stato lanciato sul mercato l’estate successiva col nome evocativo dell’inventore di Mottarello.

Un prodotto alla portata di tutte le tasche che portava con sé il sapore di uno stile di vita nuovo, evocato dall’ice-cream americano che all’epoca significava benessere e ricchezza economica.

 

Dopo Motta che nel 1955 replica il successo del Mottarello con la Coppa del Nonno, un gelato unico al caffè, in una coppa di plastica marrone, è la volta dei vari Sammontana, Sanson, Tanara, Soave, Algida, Chiavacci, Eldorado, Alemagna e Tre Marie …

 

 
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Gelato – Storia – XX Secolo, Cattabriga e la Gelatiera

Post n°7700 pubblicato il 21 Aprile 2017 da sagredo58
 

Per lungo tempo la figura dei gelatieri è stata relegata nelle latterie, dove il latte che altrimenti sarebbe scaduto veniva utilizzato per produrre gelato.

 

Quando, però, nel 1927, Otello Cattabriga inventò la prima macchina del gelato la produzione artigianale crebbe enormemente.

Cattabriga, ideò un sistema meccanico per produrre il gelato artigianale che imitava automatizzandolo, il sistema tipico della lavorazione a mano.

Applicò un motore alla spatola con la quale si mescolava il gelato, immersa in un contenitore cilindrico in rame con il fondo arrotondato, rivestito di stagno e immerso in salamoia (miscela di acqua e sale per abbassare la temperatura) contenuta in un recipiente più grande.

La salamoia era raffreddata da una serpentina di rame all’interno della quale passava un liquido refrigerante (freon, quello dei primi frigoriferi) che correva su tutta la parete del contenitore della salamoia che ne veniva così raffreddata fino a gelare.

Il gelato era poi estratto manualmente con una pala di legno.

Il procedimento non solo alleggeriva il lavoro per l'uomo, ma consentiva anche di avere un gelato più morbido perché aveva incamerato più aria.

Il 3 febbraio 1931 Cattabriga ottenne il brevetto della sua invenzione che garantì un notevole salto di qualità al gelato italiano, facendone crescere la fama e il prestigio nel mondo.

 

L’innovazione ebbe successo e Cattabriga che aveva bottega in via Mazzini a Bologna, si mise a produrre le sue "motogelatiere elettriche"; divenne subito famoso in tutto il mondo: da quel momento le macchine per gelato artigianale presero il nome dal loro inventore e vennero chiamate “CATTABRIGA“.

La storia della sua ditta continua ancora oggi: le macchine Cattabriga sono infatti ancora prodotte, vendute e utilizzate dai gelatai di tutto il mondo, anche se con alcuni ammodernamenti (per esempio il contenitore è in acciaio e non più in rame).

 

 

La macchina del gelato porta inevitabilmente ad affiancare al gelato artigianale (ora meccanizzato) anche quello industriale, per la storia di quest’ultimo mi limito all’Italia.

 

 
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Gelato – Storia – XX Secolo, Cugini Marchioni e il Cono di Gelato

Post n°7699 pubblicato il 21 Aprile 2017 da sagredo58
 

Anche l’invenzione del cono di gelato è italiana come sancito dal brevetto statunitense N. 746971 per l'invenzione del cono gelato rilasciato il 13 dicembre 1903 a Italo Marchioni (1868-1954), un italiano residente a New York City.

 

Marchioni, nato in una frazione del comune di Vodo di Cadore, emigrò negli Stati Uniti durante gli anni novanta del XIX secolo, soggiornando prima a Filadelfia, poi a New York dove aprì alcuni ristoranti.

Marchioni inizialmente serviva il suo gelato in bicchieri di vetro.

Capitava di frequente che questi bicchieri non venissero restituiti al gelataio, o che si rompessero accidentalmente scivolando dalle mani dei clienti, comportandogli dunque una piccola perdita di capitale.

Per questo motivo Marchioni inventò il cono, iniziando così a vendere coni di gelato sin dal 1896.

I coni di gelato diventarono famosi in seguito, nel 1904, durante la Fiera Mondiale di St Louis.

In seguito Marchioni impiantò a Hoboken una fabbrica di coni e cialde, nel 1903 brevettò il macchinario per la loro produzione.

 

Nel 1913 la ditta di Marchioni fu accusata di violazione di brevetto da parte della Valvona-Marchiony Company, società presieduta da Frank Marchioni, un cugino di Italo, che possedeva un negozio di gelati a New York, e da Antonio Valvona.

Valvona già nel 1902 aveva brevettato negli USA un forno per produrre "coppe di biscotto per gelati”.

Durante il processo, una diatriba tutta italiana, Italo ammise di essere stato un ex socio di Frank.

Il giudice ritenne che il macchinario di Italo fosse sostanzialmente una copia di quello di Valvona, e diede quindi ragione a Frank e Antonio.

 

 

Le cialde, invece, sono il risultato di un'arte antichissima, quella dei "cialdonari" che già nel 1400 confezionavano impasti leggeri a base di acqua, farina, zucchero e uova.

 

 
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Gelato – Storia – XX Secolo, Gelato come lo conosciamo oggi

Post n°7698 pubblicato il 20 Aprile 2017 da sagredo58
 

Comunque sia andata, via Toscana o via Sicilia, i francesi finirono per innamorarsi del sorbetto e non soltanto loro.

 

I gelatai veneti, anch’essi abili produttori di sorbetto, frequentavano per lavoro Svizzera, Germania e Austria, grazie a loro anche questi territori consumarono sempre più il sorbetto, sia durante i lunghi pranzi dei nobili, al fine di rinfrescare e preparare le papille gustative alle portate più impegnative, sia durante la canicola estiva per ricevere un po’ di ristoro.

 

Dalla fine dell’Ottocento in poi, la tecnica di preparazione del gelato è continuamente migliorata, grazie ai nuovi macchinari ed alla sempre maggiore perizia raggiunta dai gelatai.

È da questo momento, all’alba del XX Secolo che si può incominciare a parlare del gelato così come lo intendiamo oggi: morbido, cremoso, privo di ghiaccioli al suo interno.

 

Ormai la fantasia creatrice dei gelatai poteva esprimersi inventando nuovi sapori, particolari abbinamenti, nuovi modi di servire il gelato, come anche il cono …

 

 
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Gelato – Storia – XX secolo, Ricetta del gelato del Café Le Procope

Post n°7697 pubblicato il 20 Aprile 2017 da sagredo58
 

 

Ecco la ricetta del gelato del Café Procope tratta da "La storia del Gelato", di Panciera D., Lazzarin P., Caltran T., La storia del Gelato, Cierre Edizioni, Verona 1999 (pag. 18), basata sull'uso dello zucchero al posto del miele e il sale mischiato con il ghiaccio per farlo durare di più, che fece fare al gelato un salto di qualità .

 

Ingredienti:

  • mezzo litro di panna,
  • 25 cl di latte,
  • un tuorlo d'uovo,
  • 375 g. di zucchero

 

Procedimento:

  • frullare il tutto,
  • far bollire a fuoco lento per 5-6 minuti,
  • far raffreddare, aromatizzare con arancia, limone, bergamotto ...
  • versare negli stampi, quelli del Café Procope erano a forma di uovo,
  • far ghiacciare.

 

 
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Gelato – Storia – dal XVIII al XX secolo, Abitué del Café Le Procope

Post n°7696 pubblicato il 20 Aprile 2017 da sagredo58
 

In questo locale, frequentato da nobili, intellettuali e artisti, i francesi impararono ad apprezzare il sorbetto, che era preparato con succhi di arancia e limone, ma anche con aromi fra cui quelli alla violetta e alla rosa.

 

Lo frequentarono le maggiori personalità della cultura e della storia francese: dai rivoluzionari Danton, Robespierre e Marat, a Napoleone; agli enciclopedisti Denis Diderot e Jean-Baptiste Le Rond D'Alembert; al matematico Georges-Louis Leclerc, Conte di Buffon; a scrittori come La Fontaine, Jean-Baptiste Rousseau, Voltaire, Alfred de Musset, Honoré de Balzac, Victor Hugo, Oscar Wilde, George Sand, Paul Verlaine e Anatole France.

 

Di queste frequentazioni si raccontano storie curiose come quella che vede il giovane tenente Napoleone Bonaparte lasciare in pegno una sera il suo Bicorno (copricapo) perché non aveva potuto pagare le consumazioni offerte agli amici.

Un'altra leggenda vuole che Benjamin Franklin abbia compilato la costituzione degli Stati Uniti seduto ai suoi tavoli.

 

Alla fine del XVIII secolo il locale divenne noto come Café Zoppi, dal nome del suo nuovo gestore.

 

Durante la Rivoluzione vi si radunavano patrioti e uomini di cultura al punto da sentirsi quasi un club "gli abitué del Café Zoppi”.

Da qui pare che partì l'ordine di attaccare le Tuilleries nel 1792.

 

Una curiosa memoria di quel periodo si conserva ancora oggi: se all’odierno Ristorante Le Procope aveste bisogno di usare il bagno, non trovereste l'indicazione uomini-donne, ma "Citoyens" o"Citoyennes" (ossia cittadini-cittadine) secondo una terminologia che rimanda agli anni della Rivoluzione.

 

 
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Gelato – Storia – tra XVII e XVIII Secolo, Café Le Procope a Parigi

Post n°7695 pubblicato il 20 Aprile 2017 da sagredo58
 

Le Procope è posizionato vicino al teatro della Commedie Francaise, vi si recavano gli attori e il personale del teatro, ben presto il locale divenne punto di ritrovo anche per intellettuali.

I clienti potevano trovarvi i pochi giornali esistenti all'epoca, carta e inchiostro, affinché chiunque potesse leggere, commentare e discutere ...

Fermandosi così più a lungo nel locale!

Pare che molte delle voci dell'Enciclopedia di Diderot e d'Alembert fossero composte ai suoi tavoli: non per niente una di queste voci è dedicata al gelato!

 

A fare il successo del Café fu il gelato, di cui Procopio, dopo vari esperimenti, era riuscito a migliorare la consistenza, grazie soprattutto all'uso dello zucchero come dolcificante al posto del miele.

In realtà i suoi gelati assomigliavano più a cremolati o sorbetti, il successo fu enorme, il loro consumo divenne di moda.

Procopio riuscì a diffondere fra la colta borghesia francese quello che prima era servito soltanto sulle tavole dei ricchi e dei potenti.

La presentazione del gelato era molto curata: offerto in eleganti bicchierini simili a portauovo.

 

Dal Re Luigi XIV, il Re Sole (1638-1715), Procopio ottenne una patente reale che gli consentiva di vendere in esclusiva: "acque gelate" (granite), tra cui il “gelo” di caffè, gelati di frutta al succo d'arancio, di limone, alla fragola, ai fiori d'anice e cannella, crema frangipane molto ricca e profumata preparata usando farina di mandorle, burro, zucchero e uova.

 

 

 
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Gelato – Storia – tra XVII e XVIII Secolo, Procopio in Francia

Post n°7694 pubblicato il 20 Aprile 2017 da sagredo58
 

In Francia Procopio francesizzò il suo nome in François Procope de Couteaux e fece fortuna.

Si sposò tre volte: la prima nel 1675 nella chiesa di Saint Sulpice, con Marguerite Crouin da cui ebbe otto figli; la seconda nel 1696 con Anne Françoise Garnier, che gliene diede quattro; la terza, nel 1718 ormai anziano, con Julie Parmentier da cui ebbe un altro figlio. 

Nel 1685 ottenne la cittadinanza francese.

 

Quando Procopio arriva in Francia si stanno diffondendo quei locali ancora oggi chiamati Café, per diffondere l’uso dell’omonima bevanda.

 

Procopio lavorò dapprima come garzone in uno di questi Café, di proprietà di un armeno di nome Paxal.

Aprì poi un suo locale in rue de Tournon.

Infine rilevò il Café di un altro armeno in rue des Fossés Saint-Germain, divenuta poi rue de la Comédie e infine rue de l’Ancienne-Comédie.

 

Quest’ultimo locale nel 1686 prenderà il suo nome, Le Procope, e avrà un’enorme fortuna.

Ancora oggi esistente, seppure trasformato in ristorante, è considerato il più antico Café parigino.

 

Procopio morì a Parigi il 10 febbraio 1727, ma la fortuna del suo locale continuò anche nei secoli seguenti.

 

 
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