Creato da: sagredo58 il 03/01/2011
fibrillazioni, tentazioni, emozioni, provocazioni, sensazioni, cazzeggi, per celebrare parola, significato e conoscenza

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Viaggio nel tempo – 1996, E’ nata?

Post n°8201 pubblicato il 24 Ottobre 2017 da sagredo58
 

 

A 38 anni e mezzo circa, nel mio 39esimo anno di vita, nel 1996, sono diventato padre.

Non è accaduto per caso, è stato un progetto!

  • Ho lasciato quella casa della mia libertà in cui mi ha riportato la prima minicassetta;
  • mi sono sposato con la donna con ho condiviso il mio progetto più grande;
  • da un anno abito una nuova casa, più grande, che prevede una stanza in più

 

Puoi essere in casa quando diventi padre?

Forse una volta, nei tempi moderni non più, ovvio che stessi in clinica ad attendere fibrillante l'evento.

 

Ho adeguato all'occasione il messaggio della segreteria telefonica:

Risponde XXX, la figlia di Marco e XXX,

Papà e Mamma non ci sono,

o sono immersi nella cacca sino al collo,

nel senso meno figurato del termine!

 

Un'altra minicassetta della segreteria sciorina le convulse telefonate di una montagna di amici e conoscenti che chiamano per informarsi:

  • E' nata?
  • Tutto bene?
  • Consumato il lieto evento?
  • Siete tornati?
  • La mamma sta bene?
  • Com'è andata?
  • Come l'avete chiamata poi?
  • Quanto è lunga, come te?

Nessuno risponde.

 

Le telefonate si succedono per un'intera settimana, a partire dal giorno che siamo andati in clinica.

 

Era già nata il giorno stesso, poi eravamo tornati a casa e ce la stavamo godendo!

Non rispondevamo!

 

 
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Viaggio nel tempo – 1984, Mamma e Papà

Post n°8200 pubblicato il 24 Ottobre 2017 da sagredo58
 

 

Mamma non ha mai avuto una segreteria telefonica, io l'ho già installata nella casa dove verrò ad abitare.

Mentre Mamma aspetta l'arrivo della moquette squilla il telefono, subito risponde, non si accorge nemmeno di non disattivare la registrazione, così rimangono registrate su nastro la voce di chi chiama e la sua che risponde.

 

In questa minicassetta, incisa nel 1984,

  • ritrovata e riascoltata nel 2016, da 58enne,

ho ritrovato:

  • la voce di mia madre, all'epoca 57enne, più giovane di me oggi, morta nel 2004.

Ho pianto!

 

Chiama il trasportatore della moquette e mamma risponde, gli dice che tarderà.

Chiama mia sorella per offrire un passaggio a mamma per tornare a casa sua, ma mamma declina tiene la posizione, la moquette non arriva!.

Chiamo io per dire a mamma che arriverò a casa dal lavoro non prima di mezzanotte, mi consola affettuosa dicendo di non preoccuparmi, ci pensa lei.

 

L'ascolto ha ridestato in me l'ammirazione per l'efficentismo pragmatico di mia madre, che faceva tutto bene e velocemente, anche semplicemente camminare per strada, che affrontava qualunque problema di petto.

Una grande mamma

 

Chiama mio padre, 60enne all'epoca, che muore dopo mamma, nel 2006.

Piango di nuovo.

 

Mamma e papà parlano dei lavori di ristrutturazione, gli piacciono:

  • ridono tra loro del fatto che erano assai scettici quando gli illustravo le mie idee poco convenzionali, non lo ammetteranno mai con me non sapendo d'essere stati registrati;
  • elogiano la mia attenzione ai dettagli, allo stato avanzamento lavori, ai prezzi ottenuti, direttamente con me non lo faranno mai continuando a ripetermi all'infinito non spendere troppi soldi;
  • sono contenti del risultato finale, questo me lo diranno quando poche settimane dopo li inviterò a cena per la prima volta nella mia nuova prima casa;
  • si preoccupano di quanto lavoro, ma riconoscono il mio entusiasmo, mi vedono gratificato; gli spiace che anche oggi, come accade da una settimana, non tornerò a casa loro, ancora dormo lì, prima di mezzanotte, bloccato in ufficio da una emergenza.

 

 

 
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Viaggio nel tempo – 1984, E’ arrivata la moquette?

Post n°8199 pubblicato il 23 Ottobre 2017 da sagredo58
 

 

Nel 1984 ho ristrutturato una casa dove sono andato a vivere 26enne:

  • uscivo dalla casa dei miei genitori, già lavoravo da più di un anno, avrei potuto essere indipendente, lo agognavo;
  • casa che ho amato follemente, ci ho vissuto 10 anni, è mentre ero lì che ho avuto e degnamente celebrato il mio assaggio di libertà;

 

Un giorno di novembre 1984 i lavori di muratura, o meglio di abbattimento della muratura, sono già finiti:

  • mi piacciono gli spazi aperti e comunicanti, trovo inutili i corridoi, le porte di accesso ai luoghi della collettività;
  • tre sole aree riservate: la mia ridotta costituita da camera da letto con bagno accessibile solo a me; lo studio costruito attorno a due pilastri fondamentali, il mio primo computer Macintosh e la vecchia lavagna di ardesia di mio nonno, su cui ho studiato sin dalle elementari e prima disegnato appena in grado di tenere un gessetto in mano, che funge anche da camera degli ospiti; infine una piccola cucina dove non entra un tavolo o una sedia, ci si può solo cucinare ed un bagno per gli ospiti;
  • il resto diventa un grande ed articolato luogo comune, un open space somma di quelli che erano ingresso, salone, un paio di corridoi, parte della cucina, articolato: nella parte più interna per i riti del cibo, singoli o collettivi, quella verso l'esterno, il balcone come per il relax, nel mezzo la zona ascolto musica e lettura, la televisione non la volevo.

 

Anche le pareti sono già pitturate, devo solo ricoprire l'insieme di diversi pavimenti che l'abbattimento delle pareti a messo indistintamente assieme.

Non ho tanti soldi, la moquette è la scelta più economica e veloce.

 

Oggi mi consegnano la moquette, domani la mettono, qualche giorno perché si fissi bene e inizio a traslocare.

Però proprio oggi ho un'emergenza lavorativa, non posso essere a casa ad aspettare, per questo chiedo a mamma se può esserci lei a casa, io tornerò molto tardi dall'ufficio.

 

 
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Viaggio nel tempo – Quali provocazioni?

Post n°8198 pubblicato il 23 Ottobre 2017 da sagredo58
 

 

Il mio trasparentemente impudico messaggio preferito, quello che più faceva incazzare chi chiamava, era:

  • "Dite il vostro nome, che forse rispondo".

 

Un altro che pure ho usato è stato:

  • "Non raccontatemi cosa avreste voluto fare con me!"

 

Per lungo tempo ho creduto che il messaggio più sintetico potesse essere:

  • "Stupitemi!".

 

Poi ho migliorato, registrando semplicemente la mia voce che diceva:

  • "Beep".

 

Se ci si pensa bene, "Beep" è l'unica cosa da sapere quando si chiama una segreteria telefonica, dichiara infatti:

  • l'automaticità aliena e meccanica della risposta;
  • il segnale per iniziare a parlare;

Che altro serve?

 

Sono anni che la segreteria non l'ho più, alla fine degli anni '90 l'hanno uccisa:

  • prima l'avvento dell'e-mail, anch'esse asincrone;
  • poi quello dei cellulari, peraltro anch'essi dotati di segreterie;
  • infine gli altri strumenti di messaggistica asincrona (SMS, what'sapp, ecc.).

 

Quel cassetto poco frequentato nel 2016 ha vomitato tre minicassette di una segreteria telefonica che ho usato tra il 1985 ed il 2000, a cavallo tra la mia seconda e terza vita.

Non ricordavo nemmeno di averle conservate queste minicassette, sono pressoché sicuro di non averle mai più riascoltate da quando le ho estratte per l'ultima volta dalla segreteria telefonica.

 

Le ho convertite in mp3 e me le sono riascoltate.

Così ho compiuto il mio viaggio nel tempo!

 

 
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Viaggio nel tempo – Quali messaggi di risposta?

Post n°8197 pubblicato il 22 Ottobre 2017 da sagredo58
 

 

Nell'uso della mia segreteria telefonica le regole erano altre:

  • cambiare frequentemente il messaggio di risposta, rendendolo sempre più esoterico;
  • ricercare la sintesi estrema del messaggio;
  • non richiamare mai chi aveva lasciato un messaggio nella mia segreteria, in parte vanificando l'uso dello strumento, al tempo stesso scoraggiando chi chiamava a lasciare successivi messaggi.

 

Nei messaggi di risposta non ho mai usato frasi come:

  • "Avete chiamato il numero XXX", ovviamente a conoscenza di chi chiama; chi se ne frega di segnalare a chi ha sbagliato l'errore commesso;
  • "Sono XXX", pleonastico, noto a chi chiama, inutile per chi non conosce chi chiama, come chi sbaglia numero;
  • "Non sono in casa", un'ovvietà del cazzo comprensibile a chiunque, spesso nemmeno vera perché diciamolo chiaramente, il solo scopo di avere una segreteria è stato per me capire chi chiamava e decidere se rispondere o meno;
  • "Parlate dopo il beep", inutile, tutti sapevano come funzionava una segreteria telefonica;
  • "Avete XXX secondi di tempo", vaffanculo a chi mi dice quanti secondi ci devo mettere, per questo li ho sempre occupati tutti;
  • "Lasciate un messaggio", che stronzata, ovvio che chi chiama lascia un messaggio, se invece non ne ha voglia, meglio risparmiarsi di dirglielo;
  • "Potete lasciare un messaggio", ancora peggio del precedente, una concessione del cazzo implicita nell'uso della segreteria stessa;
  • "Vi prego di lasciare un messaggio", il massimo, patetico, pietoso, ad un messaggio così non ho mai risposto, riattaccavo direttamente;
  • "Grazie di aver chiamato", perché ringraziare? Chi poi? Visto che il messaggio è per definizione registrato a priori;
  • "Sarete richiamati al più presto", perché dichiarare il falso? Ho richiamato pochissimo, spesso non serviva in relazione al testo del messaggio ricevuto.

 

La frase più patetica che pure ho spesso ascoltato la metto fuori elenco, era la seguente:

  • "Questa è la segreteria telefonica di XXX" .

 

Quasi che chi chiamasse potesse così parlare con la Segreteria:

  • pallida illusione di vita artificiale,
  • intuizione anticipata del concetto di avatar che il Virtuale avrebbe affermato una ventina d'anni dopo.

 

 
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Viaggio nel tempo – Ricordate la segreteria telefonica?

Post n°8196 pubblicato il 22 Ottobre 2017 da sagredo58
 

 

Ricordate la segreteria telefonica?

Utilizzava le microcassette!

 

Ho sempre odiato la segreteria telefonica.

L'ho chiamata la "memoria delle occasioni perdute".

 

Perché ci trovavo solo messaggi del tipo:

 "Ciao ti ho chiamato perché volevo

 cenare, andare al cinema, parlare, scopare, con te,

peccato, non ti trovo,

sarà per un'altra volta, ciao".

 

Nell'uso della segreteria telefonica altrui, mi sono dato due regole precise:

  • non essere mai banale, lasciando messaggi come quello sopra;
  • obbligarmi sempre a lasciare un messaggio che esaurisse completamente lo spazio di tempo a disposizione.

 

C'erano due diversi tipi di segreteria telefonica a microcassetta:

  • quelle che assegnavano rigidamente uno spazio temporale fisso per ogni messaggio che ricevevano, tipicamente compreso tra i 30 ed i 60 secondi;
  • quelle che non assegnavano una durata massima per il singolo messaggio, ma che avevano unicamente il limite della microcassetta che ne costituiva il supporto di memoria, tipicamente di 30 minuti.

Quando incappavo in questo secondo tipo di segreteria telefonica era veramente dura!

Ci sono state volte che, quando non c'erano altri messaggi prima del mio, ho dovuto improvvisare un discorso di mezz'ora, cosa non banale quanto inutile, che procurava un enorme fastidio al proprietario della segreteria in questione.

Era questo fastidio che mi ripagava dell'impegno profuso!

 

 
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Viaggio nel tempo – Quali le entità messe in relazione?

Post n°8195 pubblicato il 21 Ottobre 2017 da sagredo58
 

 

Per arrivare ad identificare compiutamente il misterioso apparecchio è necessario:

  • introdurre un minimo di terminologia, che consenta di dissipare le ambiguità verbali ed eviti pesanti e lunghe perifrasi.
  • descriverne il processo d'uso, in termini di entità e di relazioni tra queste entità;

 

Cominciamo dalle entità:

  • prescindendo da una definizione esatta di "Individuo", che porterebbe fuori tema,
  • indicando con "Universo" l'insieme degli "Individui";

si definisce:

  • "Chiamato", un "Individuo" caratterizzato dal possesso e dalla proprietà di usufrutto del misterioso "Apparecchio", al tempo stesso dotato di un "Universo dei Chiamanti" non nullo, ovvero non vuoto;
  • "Universo dei Chiamanti del Chiamato", l'insieme degli "Individui" a conoscenza del numero telefonico del "Chiamato"; questa in realtà è solo una definizione approssimata che esclude le chiamate per errore che per semplicità si escludono;
  • "Chiamante", un "Individuo" appartenente allo "Universo dei Chiamanti del Chiamato" di un dato "Chiamato".

 

Definite queste entità, il "Processo d'uso" dello "Apparecchio" è facile da descrivere in termini di relazione tra queste entità:

  • "Apparecchio", è una entità intermedia tra "Chiamante" e "Chiamato";
  • "Processo d'uso" dello "Apparecchio", accumula e riproduce messaggi vocali asincroni unicamente da uno o più dei "Chiamanti", dello "Universo dei Chiamanti del Chiamato", al "Chiamato";
  • "Asincrono", intende non sincrono, che manca di sincronismo, ovvero che non avviene nel medesimo tempo.

 

Vabbè la pianto, sto cazzeggiando ...

 

 
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Viaggio nel tempo – Quali gli alibi ideologici per l’acquisto?

Post n°8194 pubblicato il 21 Ottobre 2017 da sagredo58
 

 

Gli alibi ideologici a connotazione yuppie, storicamente sottostanti all'acquisto del misterioso apparecchio sono stati generalmente due:

  • il primo espressione dello stato di single, assunto a condizione necessaria e sufficiente all'utilizzo di siffatto strumento;
  • il secondo correlato al dogma efficientista, assunto dall'aspirante pseudo professionista.

 

In seguito questa primeva dicotomia si è in gran parte persa a causa di due ovvi fenomeni:

  • l'inevitabile (veramente lo era?) transizione single -> coupled, per cui l'apparecchio è entrato anche nelle nuove famiglie formatesi;
  • la riscoperta, da parte di molti "professionisti", del loro reale stato, di meri impiegati di concetto sfruttati, o di disoccupati disorganizzati.

 

Di questi due fenomeni il primo ha generato una rigogliosa fioritura del mercato dell'usato:

  • due di questi apparecchi in una stessa abitazione risultavano eccessivamente ridondanti anche per gli standard del super superfluo;
  • al contrario di altri strumenti ad elevato contenuto tecnologico quali televisori ed hi-fi.

 

Cosa che ha ulteriormente favorito la diffusione del mezzo in questione e la creazione di nuove fasce d'utenza quali:

  • quella costituita da studenti fuorisede;
  • quella dei figli di papà elevati (non elevatisi, al tempo il termine bamboccioni era ancora da venire) al rango di indipendenti, ovvero stipendiati dalla famiglia, affetti da bisogno di presenzialismo sociale, per questo all'accorata ricerca di strategie d'onnipresenza.

 

Diversamente per il secondo fenomeno, scarso è stato l'impatto sul mercato dell'usato, il crollo dello yuppismo:

  • non ha portato alla vendita degli apparecchi;
  • ha dato vita ai primi studi di archeologia industriale, fornendo ampi giacimenti di apparecchi fossili, ovvero sconnessi ed accantonati, ma perfettamente funzionanti.

 

Dallo studio della distribuzione sul territorio, dalla valutazione della dimensione di questi giacimenti, dall'esame dei singoli reperti, sono emerse notevoli informazioni utili alla ricostruzione del profilo psicologico e dell'habitat naturale di questi primi ed effimeri utilizzatori.

 

Chiaro quindi di quale strumento si stia parlando?

 

 
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Viaggio nel tempo – Qual è lo strumento iconico dello Yuppismo?

Post n°8193 pubblicato il 21 Ottobre 2017 da sagredo58
 

 

Vabbè fornisco un indizio ...

Questo strumento misterioso strumento utilizzante microcassette s'inizia a diffondere  negli anni dello Yuppismo.

 

Ricordate gli Yuppie?

Uno Yuppie, Young Urban Professional, è, in quegli anni, un giovane "professionista rampante, un frenetico iper dinamico che:

  • si realizza, immersivamente, nella realtà economica capitalista, tanto che non ha tempo per altro che il suo lavoro;
  • abita in appartamenti arredati con colori monocromatici;
  • in salotto ha poltrone e divani di pelle bianca e nera con supporti di acciaio cromat;
  • in cucina ha il forno a microonde, espressione dell'ultima novità tecnologica, in cui "cucina" i primi cibi precotti da scaldare, nati proprio per "l'uomo che non si ferma mai";
  • esibisce un appetito sessuale esagerato, simbolico dell'istinto predatorio e della gratificazione egocentrica;
  • ascolta i Duran Duran, Prince, Cyndi Lauper;
  • per ascoltare la musica sfoggia indispensabilmente il compact disc, considerando obsolete e superate le cassette.

 

Ma allora le cassette allo Yuppie a che gli servono?

Non certo per il Pc che all'epoca appariva ancora molto rarefattamene anche nelle case degli Yuppie.

 

Qual è lo strumento utilizzante la minicassetta ideologicamente ed imperativamente legato ai rampanti anni '80 dello Yuppismo tanto da diventare lo strumento iconico dello Yuppismo?

Strumento caratterizzato da:

  • un costo sufficientemente contenuto;
  • una relativa semplicità d'utilizzo,

diffuso nelle case dall'inizio degli anni '80, parallelamente:

  • all'accelerazione dello sviluppo tecnologico;
  • all'innalzarsi della complessità del vivere sociale.

 

Complessità del vivere sociale?

Strumento sul cui scopo e sul cui utilizzo non ci si è adeguatamente soffermati, nel momento stesso in cui lo si usava, per una disamina quanto più critica ed obiettiva.

Ghiotta occasione per farlo oggi!

Ne dubitavate?

 

Quali dunque gli alibi ideologici per l'acquisto del misterioso apparecchio?

 

 
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Viaggio nel tempo – Cosa ha rigurgitato il cassetto?

Post n°8192 pubblicato il 20 Ottobre 2017 da sagredo58
 

 

Cosa ha rigurgitato il cassetto?

Tre minicassette ...

 

Quando l'ho detto a mia figlia, mi ha chiesto, come qualsiasi suo coetaneo farebbe:

Cos'è una minicassetta?

 

Per rispondere bisogna partire dalla cassetta ...

O per dirla più precisamente dalla cassetta a nastro, o audiocassetta, o musicassetta, un nastro magnetico avvolto su due bobine (da una si srotola, sull'altra si arrotola), racchiuse in un contenitore di plastica.

Inevitabilmente la microcassetta è una versione dalle dimensioni ridotte di cassetta.

 

Mia figlia ha insistito:

Si vabbè ... ma che ci si faceva con una cassetta o minicassetta?

 

La cassetta è inventata dalla Philips ed immessa sul mercato nel 1963, con il nome, brevettato, di Compact Cassette:

  • inizialmente, negli anni '60, la minicassetta è usata nei dittafoni, piccoli registratori che tenevano in una mano i boss, usandoli per la registrazione dei loro sproloqui, successivamente riascoltati per essere battuti a macchina dalle segretarie, per i quali la fedeltà della riproduzione non era particolarmente critica;
  • presto, dalla metà degli anni '60, per tutti gli anni '70, la cassetta è usata per l'ascolto di musica, tipicamente registrata dai costosi vinili, grazie al miglioramento qualitativo dei nastri, all'essere pratica e compatta, così da diventare assai diffusa e popolare;
  • poi, tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80, la cassetta è utilizzata anche dai primi PC ad uso domestico (Apple II, Commodore 64, ecc.), grazie al basso costo della cassetta e dei relativi registratori per riprodurla, peraltro al tempo largamente diffusi, come supporto di memoria di massa per la registrazione dei dati, utilizzo cessato alla fine degli anni '80 con la diffusione dei floppy disk e relativi lettori (come poi dei CD, DVD e pennette USB);
  • all'inizio degli anni '80 la cassetta per l'ascolto della musica ancora resiste all'avvento del CD, sino alla fine degli anni '90;
  • infine, agli inizi degli anni 2000l a cassetta cade velocemente in disuso, soppiantata dall'immissione sul mercato delle chiavette o pennette USB.

 

Eppure una ricerca con Google produce ancora risultati, ad esempio permette scoprire che:

  • le minicassette sono ancora acquistabili,
  • su Amazon ovviamente,
  • peraltro a prezzi esorbitanti, circa 63 euro per una minicassetta Philips da 15 minuti per lato, si perché le cassette si giravano, come i vinili, in quanto il nastro era registrabile su entrambi i lati!

 

Non sono stato del tutto onesto nel tracciare brevemente la storia della cassetta, c'è stato un altro aggeggio, dopo dittafoni, registratori e Pc, che ha utilizzato la minicassetta.

Qualcuno si ricorda quale?

 

 
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