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C’era una volta il Sesso …

Post n°8044 pubblicato il 24 Agosto 2017 da sagredo58
 

 

C'era una volta il sesso ...  Che avete capito? Continuo a praticare il sesso!

E' indubbio, ma è un'altro argomento, che non sarà sviscerato di seguito perché interessa solo all'angusto decerebrato.

Accantonato il gossip pruriginoso su Sagredo, possiamo ricominciare.

 

C'era una volta il sesso, poi, nel dibattito antropologico e sociologico contemporaneo, il termine genere lo ha soppiantato.

 

Il genere esprime le molteplici modalità sociali, culturali e psicologici che differenziano gli individui, superando numericamente la banale (nitida?) differenza tra maschi e femmine, intesi meramente come portatori d'ortaggi: piselli e patate!

 

Significa allora che sesso e genere indicano la stessa cosa? Sono sinonimi?

Assolutamente no, perché:

  • dalla bivalente minestra di piselli e patate,
  • si è passati ad un variegatissimo minestrone di generi.

 

Il concetto di genere nasce negli anni '60, due medici statunitensi (R. Stoller, J. Money) lo usano per distinguere, riguardo ad una stessa persona:

  • il suo orientamento psicosessuale (gender), uno degli ingredienti del minestrone;
  • dal suo sesso anatomico (sex), piselli e patate.

 

Questi medici devono determinare dal punto di vista medico il sesso di neonati o di adulti ...

 

Determinare il sesso dal punto di vista medico?

 

Si perché, anche rimanendo sul versante strettamente biologico e sessuale, piselli e patate, seppur statisticamente rilevanti, non bastano a descrivere le molteplici possibilità che la natura propone.

 

 
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Breve storia del pigiama, 1990 - OGGI

Post n°8043 pubblicato il 23 Agosto 2017 da sagredo58
 

 

Dagli anni '90 ad oggi il pigiama, entra ed esce dal mondo del glamour, ricompare come abbigliamento da relax in casa e fuori, per opera anche di Dolce&Gabbana:

  • maestri nel sovvertire l'uso di alcuni capi di abbigliamento, ad esempio usando biancheria intima come indumento esterno (corsetto, canotta maschile, reggiseno e anche mutande);
  • interessati a sperimentare anche con il pigiama rendendolo una dichiarazione di stile.

 

Con la collezione 1989-1990, si presentano due pigiami di seta stampati, che avviano un rapporto duraturo tra la maison Dolce&Gabbana ed il pigiama.

 

Nel 1995, nella collezione dedicata a Hollywood sulle passerelle appaiono anche pigiami di seta che, indossati sciolti sulla biancheria intima femminile, richiamano una visione del tempo libero rilassato di alcune indimenticabili dive,

 

Nella collezione primavera-estate 2009 il pigiama si esprime al meglio di sé:

  • pigiama total look in seta stampata,
  • pigiami con i pantaloncini corti, pigiami con mutandina, pigiami bikini,
  • pigiami trench e anche pigiami da sera.

 

Anche nella collezione 2016-17, si presentano pigiami che comprendono stampe classiche come animalier, pois, magnifici fiori primaverili e color block.

 

Il pigiama continua ad apparire sulle passerelle in una tendenza ciclica senza fine. 

 

 
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Breve storia del pigiama, 1960 - 1990

Post n°8042 pubblicato il 23 Agosto 2017 da sagredo58
 

 

Negli anni '60 nasce il pigiama palazzo, da indossare al posto dell'abito da sera per cene eleganti ma informali, lo presenta nella Sala Bianca di Palazzo Pitti ,in occasione delle prime sfilate del Made in Italy, sempre la principessa Irene Galitzine, che adesso, lasciate le sorelle Fontana, ha una sua casa di moda che veste anche attrici come Sophia Loren e Claudia Cardinale.

 

Il pigiama palazzo è innovativo e semplice:

  • pantaloni ampi,
  • una morbida blusa,
  • stampe astratte,
  • decorato con perline e frange.

 

Nel 1963 Irene Galitzinem su richiesta della First Lady Jaqueline Kennedy, va alla Casa Bianca, si crea un'amicizia tra le due donne, che esporta il pigiama palazzo che indossa Jacqueline Kennedy in tutto il mondo del jet set

Ancora oggi è possibile vedere modelli creati dalla principessa Galitzine al Metropolitan Museum di New York, al Victoria and Albert Museum di Londra, al Museo del Costume di San Pietroburgo.

 

Durante gli anni '70 il pigiama in jersey a tuta, diventa il capo da indossare la sera fuori casa, con stilisti britannici come Ozzie Clarke, maestro di stampe, kaftani e pigiami.

In questi anni pigiama può essere considerato:

  • una tela per molti designers, per poter esprimere la propria creatività,
  • un modo di sottolineare la loro posizione all'interno della società, per i clienti.

 

Negli anni '80 il pigiama sarà confinato tra le mura domestiche come indumento per dormire.

 

 
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Breve storia del pigiama, 1930 - 1960

Post n°8041 pubblicato il 23 Agosto 2017 da sagredo58
 

 

Il film del 1934 "Accadde una notte", in cui l'attrice Claudette Colbert indossa un pigiama da uomo, contribuisce a diffondere il pigiama maschile per le donne.

Negli anni '30 il pigiama diventa un indumento ricercato dalle donne di tutti i ceti sociali:

  • forse a causa dell'origine dell'indumento stesso, per le sue connotazioni esotiche prive di discrimine di genere e classe;
  • forse per il fatto che inizialmente il permesso di indossarlo e crogiolarsi nella sua comodità è prerogativa esclusiva degli uomini.

Le più temerarie iniziano a indossarlo:

  • in spiaggia, per camminare sul lungomare, nasce così il beach pigiama;
  • per cene informali a casa, et voilà il pigiama da sera, che raggiunge l'apice della popolarità nel 1930, per poi sparire e riemergere solo nel 1960, sotto forma di pigiama palazzo.

 

Negli anni '30 e '40, le Gamines, le biricchine (rubo il termine alla moda alle signorine dall'aria divertita e divertente, sorridenti, eleganti e scherzose, malizione ed irriverenti disegnate da una giovane illustratrice bresciana, Marta Comini), che vogliono farsi notare indossano il pigiama come divisa.

 

Per le donne il pigiama:

  • diventa un copri costume di lusso per la spiaggia, per le donne del jet set;
  • continua ad avere successo in ambienti di tendenza, molte donne indossano il pigiama maschile per le strade.
  • tutti quelli che sono (o si sentono) qualcuno ne devono possedere ed uno.
  • personaggi come Zelda Fitzgerald, Marlene Dietrich, la marchesa Luisa Casati, Isadora Duncan, non si fanno scrupoli nel confessare il loro apprezzamento per lo stile confortevole del pigiama di seta.

 

E per l'uomo?

  • anche a lui il pigiama è sempre gradito, in seta, dai colori brillanti, ideale per ricevere in casa;
  • artisti come Salvador Dalì e Federico Garcia Lorca riconoscono di amare lo stile rilassante del pigiama di seta.

 

Negli anni '40:

  • durante la guerra, il pigiama perde importanza;
  • dopo la guerra lo riporta alla ribalta la Principessa Georgiana Irene Galitzine, modella per l'Atelier delle Sorelle Fontana a Roma.

 

 
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Breve storia del pigiama, 1900 - 1930

Post n°8040 pubblicato il 22 Agosto 2017 da sagredo58
 

 

Nel 1900 i pigiami da uomo sono ampiamente disponibili, accanto alle camice da notte più tradizionali, in tessuti come flanella e madras:

  • hanno ormai perso la maggior parte della loro connotazioni esotica;
  • sono considerati moderni e adatto a uno stile di vita attivo;
  • ci si dorme perfino.

Una pubblicità del 1902 suggerisce che siano:

La sola cosa adatta per il viaggio, con il suo aspetto che ammette una maggiore libertà rispetto alle camicie da notte.

 

Nel 1911 lo stilista francese Paul Poiret promuove una versione del pigiama per la donna, sia per il giorno e la sera, come elegante alternativa per l'abito da tè.

Il vero sdoganamento del pigiama da donna è successivo, s'associa:

  • all'emancipazione delle donna, che finalmente se ne appropria;
  • ai pionieri della moda, che fanno coraggiose affermazioni basate anche sul pigiama.

 

Negli anni 1920-30 la moda femminile si trasforma radicalmente, diventa più androgina, il pigiama da uomo si trasforma per la donna in un capo informale, sofisticato e anticonformista.

Mentre i pigiami da uomo erano invariabilmente in cotone, seta, o di flanella, la versione femminile era declinata in seta o rayon dai colori vivaci, stampati e guarniti con nastri e pizzi.

 

Una figura riassume in se queste due leve di sdoganamento del pigiama, ben nota sia nel movimento femminista che nel mondo della moda, negli anni '20 e '30, Coco Chanel (1883-1971), stilista francese, coraggiosa donna, tra le più influenti dell'era moderna del fashion, che:

  • è spesso fotografata girare per strada, in pigiama da uomo, di seta o velluto, accessoriato con le sue iconiche perle e la sua naturale eleganza,;
  • propone una versione d'alta moda del pigiama in tessuti luminosi, raso, seta, cotone sottile indiano.

 

L'ostentazione eccentrica del déshabillé, impersonata dal pigiama esibito, diventa così una dichiarazione anticonformista, sia per l'aristocrazia della moda d'avanguardia, che per il mondo degli artisti.

Al tempo stesso la maggioranza delle donne considerano questo capo maschile provocatorio e appropriato solo per cortigiane e attrici.

Per tutto il secolo, il pigiama avrebbe continuato a riflettere l'ideale di moda. 

 

 
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Breve storia del pigiama, 1870 - 1900

Post n°8039 pubblicato il 22 Agosto 2017 da sagredo58
 

 

Pantaloni introdotti in Gran Bretagna nel 17esimo secolo, diventati popolari come comodo abbigliamento da casa, o meglio salotto, rigorosamente per soli uomini, dal 1870 circa.

 

Pantaloni che costituivano metà dell'abbigliamento da relax, sotto a che s'indossavano?

Se rispondessi sotto lo smoking, il formale abito da uomo che tutti conoscono, che mi sono sempre rifiutato d'indossare ...

Qualcuno si meraviglierebbe ma non sbaglierei!

 

Basta pensare che "smoking", indubbiamente riporta a "smoke", fumo, infatti lo smoking, originariamente denominato "smoking jacket", "giacca da fumo", nasce come veste da camera, indossata esclusivamente dagli uomini nei salotti per fumatori, per preservare che gli abiti s'impregnassero dell'odore del tabacco.

Lo smoking è un esempio d'indumento che è passato dai confini di casa, alla società, come poi è accaduto al pigiama stesso, diverse volte, l'ultima in occasione del pigiama party di Dolce&Gabbana di quest'anno.

 

Pantaloni all'indiana e giacca da camera, il pigiama è fatto!

 

Popolare tra gli uomini, il pigiama rimane un'opzione lussuosa fino all'inizio del XX secolo:

  • confortevole solo per rilassarsi in casa,
  • non ci si dorme, quello è ancora il dominio della camicia da notte.

 

C'è una eccezione, femminile e outodoor, esterno alla casa: nel 1851, Amelia Bloomer Jenks (1818-1894), una femminista americana, adotta voluminosi "pantaloni turchi", un pigiama, indossandoli con una gonna al ginocchio, come alternativa al vestito alla moda, ovviamente suscitando commenti negativi, i tempi non sono ancora maturi per il pigiama outdoor.

 

 
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Breve storia del pigiama, l’intuizione di un ragazzino

Post n°8038 pubblicato il 21 Agosto 2017 da sagredo58
 

 

Lo dicevo a mia madre, da ragazzino, quando leggevo Salgari, che Tremal-Naik e Sandokan stavano sempre in pigiama, anche durante gli arrembaggi, cosa per cui non capivo perché per uscire di casa me lo dovessi togliere!

I ragazzini hanno certe intuizioni ...

 

La parola "pigiama" e l'indumento stesso arrivano in occidente tramite gli inglesi, come conseguenza:

  • della presenza britannica in India nel XVIII-XIX Secolo;
  • dell'influenza dell'impero britannico in Occidente in quel momento.

 

La parola "pigiama" deriva dalla lingua bengali, unisce due parole hindi:

  • pāy, col significato di piede, gamba,
  • jāmè, che significa "vestito".

 

L'indumento "pigiama" indica una sorta di "divisa" tipicamente diffusa in India, pantaloni larghi e leggeri, usati indifferentemente:

  • da uomini e donne,
  • da signori e contadini.

 

 
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Breve storia del pigiama

Post n°8037 pubblicato il 21 Agosto 2017 da sagredo58
 

 

D'estate col caldo dormo nudo, senza pigiama.

Banale costatazione che non interessa nessuno, che però pone l'accento sul pigiama:

  • Che cosa so del pigiama? Nulla!
  • Occasione per approfondire e disegnare una breve storia del pigiama.
  • Incredibilmnete sarà la prima volta che dopo 8.000 post parlerò per la prima volta di moda.

 

Argomento il pigiama che nel 2017, ci casca a fagiolo!

Pare che quest'anno il pigiama stia godendo di una rinascita nel mondo della moda, anche grazie a Dolce&Gabbana, che:

  • ha incluso il pigiama, indumento umile ma di lusso, nella collezione "Italia is Love";
  • ha organizzato il 24 febbraio una festa in pigiama a Los Angeles, con il jet set, Hollywood, il mondo della moda, tutti ad esibirsi nei loro pigiami personalizzati.

Moda del pigiama? Pigiama di moda?

 

Contrapposizione che permette d'arrivare ad prima inimmaginabile conclusione ...

Il pigiama è intrinsecamente un ossimoro:

  • indumento umile ed intimo,
  • reso lussuoso ed esibito dalla moda.

 

Oggi uscire di casa con un pigiama stampato di flanella può sembrare sconveniente, per l'ambiente della moda e le tendenze di un tempo, il pigiama ha rappresentato:

  • una ribellione elegante all'etichetta,
  • una dichiarazione di stile.

 

 
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Pedante Grammaticale - Sintomatologia e Terapia

Post n°8036 pubblicato il 20 Agosto 2017 da sagredo58
 

 

Il Pedante grammaticale presenta la seguente sintomatologia:

  • eccessiva ipersensibilità di udito e vista, che gli consentono di rilevare ogni pur minima anomalia nella produzione del linguaggio altrui, scritto o orale (congiuntivi inesatti o inesistenti, uso scorretto delle preposizioni, pronomi impazziti ...)
  • sensazione d'irritabilità e scarso autocontrollo, che lo spingono a far notare al malcapitato autore di irregolari e scorrette strutture linguistiche l'imperdonabile errore;
  • paralisi dei muscoli maxillo facciali, che portano le sopracciglia a contrarsi spasmodicamente e le palpebre a sbattere ripetutamente ogni qualvolta l'errore venga ripetuto;
  • nella fase più acuta si sviluppa inoltre una totale incapacità sensoriale alla rilevazione dei propri errori, in quanto il pedante soffre anche di un'ulteriore patologia nota come "mania di superiorità".

 

Possibili cure:

  • Esposizione del pedante grammaticale alla terapia d'urto conosciuta come "Guarda la RAI di pomeriggio", posizionando l'individuo in questione di fronte a una Tv che trasmetta vari talk show caratterizzati da loquacità purulenta e ammorbante. Terapia molto pericolosa, da somministrare al paziente per non più di due pomeriggi a settimana.
  • Registrazione delle elucubrazioni del pedante grammaticale, con qualsiasi mezzo a disposizione (videocamera, registratore, scritti che il pedante grammaticale usi per dimostrare la propria superiorità), sua successiva esposizione a se stesso. A volte, di fronte alle proprie produzioni linguistiche il conseguente bagno di realtà (reality check) può guarire, quasi istantaneamente, il paziente.
  • Per una guarigione alternativa sono utili prese per il culo sotto forma di serie di post dedicati alla pedanteria grammaticale, da mandare in onda sul blog oggetto delle correzioni del pedante grammaticale.

 

Non dovessero funzionare queste terapie rimane sempre il liberatorio:

Vaffanculo pedante grammaticale!

Non cura il pedante grammaticale ma soddisfa e gratifica l'oggetto di tanta pedanteria.

 

Ammeto (l'ho scrtto apposta senza una t) che le terapie che o (l'ho scritto apposta senza h) somministrato al pedante grammaticale di turno sono state queste ultime due, prese per il culo e vaffanculo (ci avrò mica voglia di mandare a fan culo qualcuno?).

 

 
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Pedante Grammaticale – Risultati dell’Esperimento

Post n°8035 pubblicato il 20 Agosto 2017 da sagredo58
 

 

Prima di rivelare i risultati dell'esperimento osservo che:

  • 83 persone sono un campione troppo piccolo per dedurre qualcosa che abbia validità scientifica;
  • la modalità di scelta volontaria delle persone non genera un campione statisticamente rappresentativo, che fotografa il contesto sociale a cui si riferisce, ad esempio rispettando la percentuale tra uomini e donne, quella tra laureati e non laureati e così via.

 

Questo rende necessario usare il condizionale per riportare le conclusioni dei due ricercatori:

  • le persone di natura gentile riuscirebbero a sorvolare sugli scivoloni linguistici, quelle meno cortesi non riescono a tollerare le deviazioni dalla norma;
  • le persone più introverse sarebbero maggiormente infastidite dagli sbagli linguistici, rispetto a quelle estroverse.

 

Dall'esperimento emergerebbe che i più critici e severi contro gli autori distratti e imperfetti sono proprio i più introversi e scrupolosi, i meno aperti e "versatili".

Spiegano i ricercatori.

Questo si deve al fatto che le persone meno disponibili tollerano con difficoltà le deviazioni dalla norma.

 

Quindi scopro che essere:

  • attenti difensori della lingua ...
  • un "precisino" del cazzo,
  • un fastidioso pignolo,
  • uno di quelli che su certi sbagli proprio non riescono a passar sopra e devono, subito, correggere.

Sintetizzando ...

Essere un pedante grammaticale:

  • evidenzierebbe un carattere poco gentile, disponibile, cortese, verso gli altri;
  • potrebbe essere fortemente legato ad una personalità introversa.

 

Secondo il professore di Linguistica all'Università di New York, Gregory Guy, pur riconoscendo l'originalità della correlazione tra lingua e personalità, un campo di studi relativamente recente, la scoperta di Boland e Queen non è poi così eccezionale:

Ho sempre immaginato che determinate attitudini linguistiche fossero legate a determinati tratti della personalità.

E' interessante notare come caratteristiche psicologiche incidano sull'ostilità di alcuni al cambiamento linguistico. 

 

 
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