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fibrillazioni, tentazioni, emozioni, provocazioni, sensazioni, cazzeggi, per celebrare parola, significato e conoscenza

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Tratalias – Borgo Fantasma

Post n°8436 pubblicato il 21 Gennaio 2018 da sagredo58
 

 

Il borgo di Tratalias, per quanto "abbandonato", ha qualche ex abitante che si prende cura del passato, di un paese che non c'è più, le antiche dimore, per quanto non abitate, sopravvivono.

 

Una volta l'anno, in occasione della festa di Santa Maria di Monserrato il borgo antico rivive.

 

Sa Festa Manna è una festa antichissima, risale al 1503, al trasferimento della diocesi da Tratalias ad Iglesias.

 

In occasione della festa, il giorno dell'ascenzione, la statua della Madonna è trasportata da Iglesias a Tratalias.

 

Fino al 1948 la processione è guidata da cortei di carri trainati dai buoi abbelliti con lenzuola, coperte bianche e fiori, poi inevitabilmente il mezzo di trasporto diviene il trattore. 

 

 
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Tratalias – Lago di Monte Pranu

Post n°8435 pubblicato il 20 Gennaio 2018 da sagredo58
 

 

Nel 1954, a seguito della realizzazione di una diga sul rio Palmas, costruita per dare un nuovo impulso all'economia agro-pastorale e valorizzare le terre del Basso Sulcis, si crea il lago artificiale di monte Pranu.

 

Una iattura per Tratalias:

  • a causa delle infiltrazioni d'acqua conseguenti alla nascita dell'invaso artificiale le fondamenta delle vecchie case del borgo sono minate e provocano lesioni e gravi danni agli edifici;
  • si aggiungono anche problemi di tipo igienico-sanitario dovuti all'umidità che risale dalle fondamenta.

 

Il borgo è ancora una volta progressivamente abbandonato, intorno al 1970 è ridotto a paese fantasma.

 

Negli anni '70, per risolvere il disagio degli abitanti si costruisce un nuovo villaggio, a circa un chilometro di distanza, in una zona più sicura, l'intera popolazione del vecchio borgo vi si trasferisce.

 

 
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Tratalias – Sede Vescovile

Post n°8434 pubblicato il 20 Gennaio 2018 da sagredo58
 

 

Nel 1213, nel borgo di Tratalias, che fa parte del giudicato di Cagliari, uno Stato sovrano ed indipendente, iniziano i lavori per la costruzione di una nuova cattedrale, in stile romanico pisano, intitolata a Santa Maria di Monserrato, che possa accogliere la diocesi di Sulci ed essere sede vescovile.

 

Il trasferimento della diocesi da Sant'Antioco al borgo di Tratalias, nella cattedrale in corso di costruzione, è ufficializzato da una bolla papale pochi anni dopo (1218, bolla di papa Onorio III).

 

Dopo la caduta del giudicato cagliaritano (1258), il borgo di Tratalias passa sotto il controllo della famiglia pisana dei Della Gherardesca (sino al 1355).

 

Nel XV secolo il borgo di Tratalias, sviluppatosi attorno alla cattedrale, come del resto gran parte del Sulcis, si spopola, la sede della diocesi di Sulci viene nuovamente spostata, da Tratralias ad Iglesias (ufficialmente nel 1503).

 

Dal 1471 il paese è completamente abbandonato, il territorio di Tratalias si ripopola solo a partire dal XVIII secolo.

 

Nel 1853 il borgo di Tratalias, è finalmente un centro ben sviluppato, diviene comune della provincia di Iglesias. 

 

 
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Tratalias - Fondazione

Post n°8433 pubblicato il 19 Gennaio 2018 da sagredo58
 

 

La piana alle spalle del golfo di Palmas, disegnato da un lato dall'isola di Sant'Antioco, dall'altro da Capo Teulada, è la regione del Sulcis.

 

Territorio abitato da pastori e agricoltori da prima dell'epoca nuragica, questa che vi ha poi disseminato nuraghi e tombe dei giganti.

 

Sulla costa sulcitana, come in tutta la Sardegna, arrivano tutti:

  • i Fenici per primi,
  • poi i Punici, quando il territorio è sotto il dominio cartaginese,
  • successivamente i Romani che hanno sconfitto Cartagine..

 

Non è finita, dopo la caduta dell'impero romano d'Occidente (476) la Sardegna è nuovamente conquistata:

  • prima dai dai Vandali,
  • in seguito dai Bizantini.

 

Durante il dominio dell'impero bizantino, sulle coste del Sulcis sono frequenti le incursioni dei pirati saraceni (800-850), motivo per cui l'isola di Sant'Antioco si spopola, le popolazioni cercano rifugio nell'entroterra, dall'anno mille anche nel territorio di Tratalias.

 

La data di nascita del borgo medievale di Tratalias non è certa, è probabile che sia sorto intorno all'anno Mille, quando monaci e mercanti arrivarono nell'Isola facendo fiorire nuove attività e comunità.

 

 
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Tratalias

Post n°8432 pubblicato il 19 Gennaio 2018 da sagredo58
 

 

A cavallo tra ottobre e novembre del 2012 sono tornato ad emozionarmi in Sardegna, prima che il sole morisse:

  • per viaggiare nel tempo, alla ricerca di suggestioni su come si viveva una volta;
  • per celebrare le acque limpide e cristalline, con gli ultimi bagni della stagione, elevati a rito, per celebrare il mio mito;
  • per continuare a scoprire e raccogliere piccole storie, di uomini, micro comunità, territori vergini e antropomorfizzati.

 

Nella terra antica del Sulcis, nella Sardegna sud-occidentale, in un borgo abbandonato risalente all'anno mille, ho incontrato Carlo, un artigiano che produce monili e coltelli.

 

Carlo mi ha raccontato, con parole semplici, la storia del paese che c'era.

 

Un piccolo Borgo tante altre volte da me visitato, nella desolazione delle case decrepite, alcune semicrollate, nella totale assenza di persone.

 

Oggi risorto dall'abbandono in cui l'ho conosciuto nel dicembre 1981, quando mi ci portarono la prima volta, restaurato a nuovo, con una speranza di sviluppo turistico, a parer mio, ancora da concretizzarsi.

 

Quella di seguito è la storia che mi ha raccontato Carlo:

  • di Tratalias Vecchia, il piccolo borgo,
  • della Pintadera, un antico oggetto effigiato sugli orecchini esposti nella sua bottega, che ho poi comprato intrigato dal mistero d'uso dell'oggetto.

 

Oggi, dopo più di sei anni, ne nasce l'ennesimo "Frammento di Sardegna", come chiamo le trascrizioni delle emozioni che la Sardegna mi procura, che si aggiunge ai numerosi accumulati in 40 anni di peregrinazioni, incontri, scritti su questa terra che amo.

 

 
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Ascoltando un album degli anni ’70 – Tubular Bells

Post n°8431 pubblicato il 19 Gennaio 2018 da sagredo58
 

 

Quest'album divenne in poco tempo uno dei momenti musicali più sfruttati e saccheggiati:

  • dal cinema, per cui divenne la colonna sonora dell'Esorcista,
  • dalla televisione, usato in innumerevoli sigle e sottofondi, pubblicità.

 

Per l'autore fu un'autentica maledizione, il suo esordio trionfale l'ha marcato per sempre.  

  • proseguì con analoghe operazioni musicali realizzando altri due album eccellenti;
  • successivamente perse smalto e, di conseguenza, interesse da parte del pubblico.
  • l'unica soluzione che seppe trovare fu continuare ad insistere con le campane tubolari, così dell'album originario oggi si contano 6 versioni.

 

Possiedo le prime cinque, ormai in formato mp3, ricostruzioni e riedizioni in studio e dal vivo, di tutti questi sequel e rifacimenti, solo uno merita:

  • la versione orchestrale del 1975, realizzata nel 1974 da David Bedford e la Royal Symphony Orchestra;
  • mette in luce risvolti musicali che la versione originale nascondeva.

 

Tuttavia la cristallina, semplice perfezione del primo album non è più stata raggiunta restando tanto più lontana quanto più disperatamente è stata cercata.

 

Ho parlato ...

  • dell'album Tubular Bells
  • caratterizzato dal suono inconsueto delle campane tubolari.
  • realizzato da Mike Oldfield,
  • i cui due seguenti album di successo furono Ommadown e Hergest ridge.

E delle sue molteplici versioni:

  • 1973 - Tubular Bells
  • 1975 - The Orchestral Tubular Bells, la mia preferita delle versioni successive
  • 1992 - Tubular Bells II
  • 1998 - Tubular Bells III
  • 1999 - The Millennium Bell
  • 2003 - Tubular Bells 2003

 

Ascoltiamolo ...

 

 

 
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Ascoltando un album degli anni ‘70

Post n°8430 pubblicato il 18 Gennaio 2018 da sagredo58
 

 

Nel '73, la neonata Virgin consegnò ad uno sconosciuto musicista, per ben nove mesi, uno studio di registrazione.

Quello studio, coerentemente ai 9 mesi trascorsi, partorì un album:

  • dieci milioni di copie vendute;
  • un unico brano strumentale al suo interno;
  • 49 minuti di musica, tanto anche per il  "Rock Progressive" degli anni '70.

 

Un lungo brano, che ascolto mentre scrivo, fusione di variegati strumenti:

  • pianoforte,
  • organo,
  • basso elettrico,
  • chitarra elettrica ed acustica,
  • timpani e varie percussioni,
  • cornamusa,
  • flauto,
  • coro di voci femminili,
  • infine uno strumento inconsueto, che ne rappresentò il marcatore indelebile ...

 

Un lungo brano, che ascolto mentre scrivo, che, dopo tanti anni, ancora m'incatena con il suo ossessivo impercettibile crescendo:

  • m'avvolge nelle spire dei mille temi che s'intersecano, compaiono e scompaiono;
  • m'affascina con suoni che mi rimangono desueti anche dopo tanti anni;
  • soprattutto m'ipnotizza, con l'impasto sonoro che deriva dalla loro fusione.

 

Il suono sviluppa una tensione incredibile, promettendo finalmente di rompere, dopo aver caricato d'attesa l'ascoltatore.

 

Questa rottura è una promessa mancata, che mai si realizza, senza però far cadere l'illusione dell'attesa.

 

E' questa magia, la promessa continuamente rimandata, che sostiene l'attenzione all'ascolto.

 

Un unico brano che funzionò/funziona splendidamente.

 

Di cosa sto parlando?

 

 
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Di che parlare oggi? – Paul Prudence

Post n°8429 pubblicato il 18 Gennaio 2018 da sagredo58
 

 

Mi scordavo ...

Mister X è Paul Prudence.

 

Invito a visitare:

 

Dataisnature, nasce nell'ottobre del 2004 per raccogliere opere d'arte generativa, realizzate mediante tecniche computazionali e strategie algoritmiche.

 

 
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Di che parlare oggi? – Apeiron, Opera d’Arte Generativa

Post n°8428 pubblicato il 18 Gennaio 2018 da sagredo58
 

 

Con l'effetto Pepper Mister X ha realizzato una sua opera d'arte generativa intitolata Apeiron.

 

Apeiron è un lavoro audiovisivo dal vivo:

  • prodotto per il Musion Holographic Projection System;
  • eseguito a Londra nel febbraio 2013;
  • esplora le transizioni di un insieme di forme sferiche, nidificate, complesse, modulate dal suono;
  • utilizza un sistema di proiezione che è una versione moderna dell'effetto Peppers Ghost, un trucco illusorio, popolare nei salotti vittoriani nel 1860, a Londra.

 

Le immagini in bianco e nero iniziali che hanno accompagnato i post sono tratte da questa opera.

 

 
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Di che parlare oggi? – Fantasma di Pepper

Post n°8427 pubblicato il 17 Gennaio 2018 da sagredo58
 

 

Se Anassimandro mi ha indirizzato a Mister X è il fantasma di Pepper che me lo ha fatto conoscere, anche conosciuto come effetto Peppers Ghost,  una tecnica illusoria usata in teatro, in vari trucchi magici popolare nei salotti vittoriani nel 1860, a Londra.

 

L'effetto Pepper's Ghost prende il nome da John Henry Pepper, che riprese l'effetto inventato nel XVI secolo dal filosofo e alchimista italiano Giovanni Battista Della Porta e lo rese famoso.

 

Sul palcoscenico è posta una lastra di vetro, oggi di plexiglas o di altri film plastici;

  • tipicamente inclinata a circa 45 gradi rispetto al palco, per riflettere il contenuto di una stanza nascosta verso lo spettatore;
  • se invece la lastra è posta verticalmente rispetto al palco, riflette il contenuto della stanza davanti e dietro lo spettatore, creando l'illusione di avere "fantasmi" tridimensionali che danzano tra il pubblico.

 

Il bordo del vetro sul palcoscenico è nascosto grazie a un pattern ben disegnato sul pavimento.

 

Per rendere l'illusione realistica, lo spettatore deve poter vedere il palcoscenico in cui verrà riflessa l'immagine fantasma, ma non la stanza nascosta, detta stanza blu:

  • tipicamente posta sotto il palco;
  • perfettamente corrispondete al contenuto sul palcoscenico, in termini di arredi e oggetti, cosa utile per far sembrare che gli oggetti appaiano o scompaiano;
  • con pareti completamente nere, quando gli oggetti al suo interno sono ben illuminati verranno riflessi sul vetro e appariranno sul palcoscenico come immagini fantasma traslucide.

 

Utilizzando particolari tecniche d'illuminazione, si può dare l'illusione che gli oggetti

  • appaiano (se illuminati);
  • scompaiano (non illuminandoli).

 

 
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