12.12.2011
Non ho chiuso occhio.
Ho passato il pomeriggio dal mio medico e a preparare le ultime cose per il giorno dopo e al pomeriggio, V. vedendomi malinconica, ascoltando ancora una volta il mio pensiero su di Te, non sa come aiutarmi.
Le dico che ho ritrovato il tuo numero.
Allora lei esclama: “Cosa aspetti? Devo farla io per Te questa chiamata? ”.
Io prendo tempo, ho paura che l’emozione mi paralizzi la voce e nel giro di un minuto mi convinco e cambio idea 10 volte.
Alla fine ti chiamo, con il cuore in gola lascio suonare il telefono fino alla segreteria telefonica.
Metto giù, un po’ sconsolata e un po’ come se lo sentissi che sarebbe andata così e lei che mi è accanto è più triste di me, anche se io piango dentro lacrime infinite.
Lei forse capendo quanto mi stava succedendo dentro, mi ha detto una frase tenerissima: “Ehi, ora però non perdere le speranze…Magari succede qualcosa”.
Non sapevo bene cosa pensare, in preda a quella chiamata non risposta da parte tua, in preda al pensiero del giorno dopo che andavo in ospedale.
Mi ha consolato solo il fatto che, quella sera avevo un'altra recita delle bambine e la sola voce contenta nel vedermi, al grido di “Ziettaaaaaaaa” mi ha accarezzato il cuore.
Mi sto per preparare e per sbaglio pigio un tasto del telefono e solo inseguito mi accorgo di aver risposto a una tua chiamata.
Mi si ferma il cuore.
Scrivo a V.e le racconto la cosa.
Non posso chiamarti perché sono in un posto affollato di gente e bambini e allora provo con un sms, provo a chiederti se possiamo sentirci più tardi ma nulla, la tua risposta è eloquente.
“Meglio di no”.
“Ho perso la mia possibilità”. Così mi punisco, con questa frase. Aggiungendo che, se solo mi fossi accorta di aver risposto alla chiamata e per di più se solo avessi capito che eri tu, io quel palazzo l’avrei smantellato, con tutta la gente annessa, mi sarei messa anche a camminare fino a girare 10 volte la Terra pur di parlarti e Dio solo sa il bisogno che avevo (e che ho) di parlare con Te.
Passo una serata tremenda, una notte tremenda e attendo il mattino dopo, ma prima vengo a scrivere un mio pensiero qui e di la.
13.12.2011
Parto, mi siedo sulla banchina di marmo della stazione e nascondo un po’ la faccia dentro il cappotto per il freddo.
Ho voglia non so perché, di una sigaretta. Non ne fumo una da tanto, tantissimo tempo.
Vorrei mandarti un sms.
Lo scrivo e riscrivo diverse volte ma ho sempre lo stesso timore, di vederti dall’altra parte arrabbiato e/o scocciato per quelle mie parole ricevute e allora desisto.
Ho tanta voglia di piangere e all’improvviso mi torna in mente quando ti venivo aprendere alla stazione e all’abbraccio che mi davi sempre.
Quanto ero fiera distare accanto a Te, forse non lo sai. Forse non te l'ho mai dimostrato.
Arriva il treno e sembra andare così veloce, così come quando arrivo a destinazione, la strada che separa la stazione dall’ospedale sembrano briciole di terra anziché metri.
E mi ritrovo quasi al volo, li sotto a quel nuovo “appuntamento”.
Tutto è nuovo e un po’ mi fa strano, ma sarà che è il mio ambiente, sarà che con un sorriso mi adatto subito, non mi sento poi così sperduta come pensavo.
Mi preparo, mi spoglio di convenevoli, di orari e date, di solite frasi e dialoghi e attendo il mio momento.
E’ stato peggio di quanto tutti ci aspettassimo.
Complicazioni mai pensate ne viste e così dopo quasi 2 ore di tortura, si sospende tutto e si rimanda al giorno dopo per una seconda sessione di tortura, anch’essa senza benefici.
Distesa in quel letto, da quel momento ho pensato: “Ora chiudo gli occhi, e quando li riaprirò Lui sarà qui a sorridermi”.
Mi sono “addormentata”per via della morfina diverse volte, ma tu ogni volta che riaprivo gli occhi, non c’eri mai.
Il mio cuore si è fatto sempre più pesante e triste.
Ho saputo solo più tardi, dopo il ricovero che ti sono stati inviati alcuni sms sulle mie condizioni, ma non so quando ne cosa ci fosse scritto.
Mi spiace se questo ti ha dato fastidio e ti chiedo scusa.
Inutile dire le parole, i gesti, l’affetto che ho ricevuto, tutti bellissimi e unici e ho sempre ringraziato il cielo.
Nei 2 interventi subiti, non c’è stato un attimo in cui moralmente io sia stata sola.
Mi sono trovata inondata di decine di gesti che poi ho letto e visionato con calma al mio ritorno, ma Tu non c’eri, non almeno non tra quegli occhi e quelle parole.
Forse sarò stata nei tuoi pensieri e ti ringrazio, ma mi sei mancato tantissimo.
Ho sperato forse, inutilmente.
Sono tornata a casa peggio di prima, con un nulla di fatto non prospettato all’entrata del ricovero, e con una situazione peggiorata.
Così domani, andrò a fare quel che ho fatto 3 anni fa.
Sono indecisa se iniziare tutto da lunedì prossimo, dopo le feste di Natale oppure se iniziare domani sera stesso.
Sono così stremata e triste, malinconica, dolorante, stanca e apatica che non so davvero cosa scegliere.
Ieri pomeriggio, ti ho fatto un altro video.
E’ stato un modo per poterti far capire ancora, quel che provo per Te e per sentirmi più vicina.
E l'ho composto, sulle note di una canzone che, oltre a parlare da se...Porta un ricordo...Chissà se capirai ascoltandola...
Ho un disperato bisogno di Te e so che non mi concederai più un'altra possibilità.
Ogni giorno che passa, sento allentare la tua presa, sento sempre più distacco da parte tua, ma non riesco a lasciarti andare via.
Tu sei nel mio cuore e non posso farci nulla.
Sto ogni notte, ogni istante, ogni momento a pensarti e a chiedermi di Te e non posso fare altro.
Forse per Te sarà anche stizzosa come cosa, difatti mi trattengo, scrivo qui, perché tu sia libero o meno di leggere e te lo faccio sapere solo di la, ma non ti scrivo sms ne ti chiamo per volere tuo, come mi hai scritto tu.
Ma quanto mi pesa. Ogni pensiero è una pietra lanciata contro la mia anima.
Sono qui che osservo la luce della nostra lampada, guardo i fiori che mi hanno regalato, annuso nell’aria il profumo di mela e cannella che tengo sulla cassettiera e penso a tutte quelle emozioni belle che mi hanno riempito il cuore.
Penso a papà, al suo sorriso che è simile al mio, al suo fascino.
Al battito del mio cuore da bambina innamorata nell’abbracciarlo piena di orgoglio.
Penso a Lei, che così piccola ha sfidato ogni barriera pur di arrivare a me e io l’ho “abbracciata” più che mai alla mia anima senza rinnegarla mai.
Penso alleTue carezze, al tuo sorriso, al tuo accettarmi per quella che realmente sono, a capirmi sempre anche quando cercavo di nascondermi.
Alla vacanza e al nostro dormire con le candele accese. Alla tua sigaretta, alle tue gambe incrociate sul tavolino di casa e alla musica.
Penso a mio fratello, alla sua mano che teneva stretta la mia. A quando mi vestiva e mi guardava con quegli occhi cielo dolcissimi e pieni di malinconia.
Penso ad ogni volta che ho guardato e guardo il cielo e penso e sento di voler riabbracciare chi non c’è più e piango.
Penso alla nostra prima vacanza, a quel tramonto bellissimo, all’uva e alla festa di ferragosto. A quelle candele sottili di c’era. Al vestito rosso che non ho mai indossato. A quella spiaggia di sassolini. Al latte nel barattolo di latta. Alle fotografie.
Mi manchi così tanto.
Ci morirò davvero di questo amore, mi consumerò e non posso fare diversamente.
Non ha importanza se tu hai scelto di non venire più ad abbracciarmi, se hai pensato bene di non darmi un'altra possibilità, di rimettere in discussione tutto.
Non ha importanza se resterò ad amarti nel mio cuore e se ti porterò dentro ogni cosa che farò ed ogni persona che incontrerò.
Non ha importanza se sorriderò a questo mondo ma in realtà dentro una parte di me è tenuta a chiave dentro il buio più assente e assordante.
Non ha importanza se mi dimenticherò qualcosa della mia vita, ma ricorderò tutto di Te.
Io resterò qui, ora e per sempre.
Da qui nessun tempo, nessun amore, nessuna circostanza mi porterà via da Te e dall’amore che provo.
Ovunque sarai, io ci sarò.
[…Non stare più con la persona con cui vorresti stare
significa rifare un sacco di cose, un sacco di pensieri.
Significa pulire, grattare, scrostare, raccogliere, riordinare, buttare.
Significa piantare chiodi nel muro, nel legno, nel nulla.
Significa comprare cose per riempire spazi vuoti.
Significa tornare indietro quando si legge un libro perché
non afferri le parole e,
quando te ne accorgi, sei a un punto della storia che non capisci.
Significa tornare indietro anche con i dvd, schiacciare rewind,
perché non hai capito cosa è successo.
Non stare più con la persona con cui vorresti stare
significa semplicemente tornare indietro.
Guardare indietro molto più che avanti.
E’ un viaggio che fai appoggiato alla ringhiera di poppa, non di prua…]
(Fabio Volo)