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Il nuovo futuro Solskjeriano

 

 

Si Parte

Post n°297 pubblicato il 09 Giugno 2017 da sols.kjaer
Foto di sols.kjaer

Domani dovrò partire per l'Asia più lontana, devo ammettere che incomincia a piacermi quel lontano mondo, ero scettico quando dalla mia amata Minsk sono finito a Shanghai. cambia tutto, l'aria, il modo di vivere, la gente stessa è diversa, i modi di fare. Però lo ammetto, la Cina è una nazione più bella di quello che si pensi, forse un pò caotica ma tutto sommato dopo ci fai l'abitudine. La puntata 44esima arriverà al mio ritorno, tranquilli non mancherò molto, qualche settimana, posate i fazzoletti, non è proprio il momento di piangere. Torno, tranquilli torno, non scappo, per la prima settimana di Luglio dovrei essere nel mio Harem. Non potevo abbandonare questo mondo bloggarotto senza un piccolo souvenir. L'ultima volta vi ho lasciato la chicca di Emmanuel Mouret dal titolo "Cambio di Indirizzo" del 2006, dove il Woody Allen transaplino fa un piccolo capolavoro, tra la sceneggiatura, la regia e fare l'attore principale, ha fatto tutto lui. L'anno dopo il 2007 si presenta con un altro piccolo capolavoro dal titolo "Solo un bacio per favore" Una piccola perla cinematografica che con molta ironia parla se possa mai esserci un'amicizia tra Uomo e Donna e di cosa può rappresentare un semplice bacio. Emmanuel Mouret anche in questo film fa tutto, sceneggiatura, soggetto, regia e l'attore principale. Ci sono 11 Parti, visibili da ogni parte del mondo all'infuori della Francia e Polonia.

Buona visione 
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Parte 1
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Parte 2
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Parte 3
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Parte 4
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Parte 5
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Parte 6
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Parte 7
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Parte 8
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Parte 9
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Parte 10
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Parte 11
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Fate i bravi, mi raccomando.
Previet
 
 
 
 

43░Puntata

Post n°296 pubblicato il 02 Giugno 2017 da sols.kjaer
Foto di sols.kjaer

Il viaggio stava per concludersi, ero finalmente quasi arrivato a destinazione, eccoci finalmente a Francoforte sul Meno, avevo oltrepassato il confine della dogana di confine con la stessa tecnica avuta con gli altri Stati. Fermai la finta ambulanza nei pressi della stazione, dovevo lasciare libero il muso giallo, voleva arrivare in Alemagna, l'ho portato, non mi serviva più, aveva fatto bene la sua parte di matto. Con i gesti gli ho fatto capire di smammare, era libero, non sapeva come ringraziarmi, voleva sbavarmi la mia bella faccia con la sua bocca,voleva darmi il bacio dell'addio, ho fatto in tempo a fermarlo mettendogli una mano sul petto e con l'altra mano gli facevo cenno di andarsene.

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Che bella giornata quel giorno, il viaggio era stato parecchio lungo ma e andata, partiti nel giugno 1979 arrivammo come era nei patti nel settembre 1979, del resto erano gli accordi con Johannes Von Tirpitz, colui che mi aveva commissionato il prestito del dipinto della Dorothea Berck, (chiamiamolo prestito) appartenuto allo zio Alfred, ammiraglio ai tempi dell'Impero Prussiano, trafugato durante il suo funerale. La famiglia Von Tirpitz era una famiglia potentissima, del resto lo è ancora oggi, massoni della loggia “Cuore Sincero”un'antica loggia massonica fondata da Federico il Grande nel 1740 aderente alle Associazione della Grande Loggia di Germania con prerogative che portavano alla ricerca del “Umanesimo” e “Illuminismo” 

La loggia “Cuore Sincero” fu sciolta nel 1935 su ordine di Adolf Hitler dopo un decreto che mise le logge massoniche in terra tedesca“Illegali” nel 1992 la loggia “Cuore Sincero” dopo 57 anni riprese la sua funzione, fu grazie al dipinto di Frans Hals “Dorothea Berck” a permettere alla loggia di tornare in vita? Domande senza risposte. Ci sono voluti tre mesi per portare a Francoforte questo dipinto, non conta il tempo trascorso ma l'operazione in se da portare a termine, nella vita a volte le cose farle in maniera tranquilla crea meno impacci. Ora dovevo controllare il numero telefonico che il cliente aveva segnato sulla documentazione. Cabina telefonica, era pieno di cabine la stazione di Francoforte, faccio il numero...suona...suona.... ecco rispondere una voce, parla in tedesco, non lo capisco bene, faccio ancora fatica a comprenderlo, chiedo di Johannes Von Tirpitz. Un attimo di silenzio, sento che appoggiò la cornetta su di un qualcosa perché fece un piccolo rumore, sento dei passi in lontananza, una porta che si apre, poi altri passi che si avvicinavano sempre più. Era Von Tirpitz dall’altra parte della cornetta, mi faccio spiegare dove portare il dipinto, mi domandò dove mi trovavo, gli dissi che ero alla stazione, mi diede delle indicazioni stradali, scrissi tutto strappando una pagina di una specie di rubrica telefonica tenuta legata con un filo di ferro alla cabina, chi se ne accorge di uno strappo su di un librone. Scrivo il tutto, mi dice di cercare il vialone Ferdinando Kiliansberg, poi chiedere della Chiesa di Santa Geltrude, lui si sarebbe fatto trovare all'interno della Chiesa assieme a Padre Enke. Una frase, “dovevo arrangiarmi” gli avevo detto che avrei chiamato nel momento che sarei arrivato nei paraggi della Chiesa. Nella cabina c'era una piantina di Francoforte, era tutto molto strano, non c'era nessuna Chiesa di Santa Geltrude, forse era una cartina sbagliata. Chiesi ad un passante su dove fosse la Chiesa “Santa Geltrude”, la risposta fu niente Chiesa, possibile!! Ritornai alla cabina e rifeci il numero di telefono, rispose la solita voce del cazzo, solita richiesta, “Johannes VonTirpitz” Caro Mario, non so cosa mi abbia trattenuto il non bestemmiare,da quel momento che parlai per la seconda volta con Von Tirpitz quando scoprì che era la Francoforte sbagliata. Puttana Eva, non dovevo andare a Francoforte sul Meno ma a Francoforte sul Oder, molto più a Nord e soprattutto ad Est, quasi al confine con la Polonia. Stavo svenendo, non era per i successivi chilometri, quello era il meno per fare sei ore di viaggio circa, il problema era passare il confine della Germania dell'Est, in poche parole da Ovest ad Est delle due Germanie c'era un confine da oltrepassare. Dovevo riflettere, dovevo pensare, aveva cantato troppo presto vittoria, infatti che stupido, non avevo fatto caso al documento dove in piccolo c'era Oder e non Meno. Cazzo!!!! Pensavo fino a quel giorno che in Germania di Francoforte ce ne era una sola, invece erano due Francoforte, quella di Occidente sotto il controllo americano e quella in Oriente sotto il comando sovietico. Il problema nasceva adesso, passare il confine, e poi non avevo più il muso giallo per inscenare la scena del matto. Dovevo riflettere, avevo parlato della problematica con Kaleb e Maurice i miei due soci, avevo bisogno di sfogarmi, mi ero preso un giorno di riposo e di riflessione per studiare un piano, decisi di farmi un giro per i locali di Francoforte ad ubriacarmi. A Kaleb e Maurice avevo definito di incontrarci alla stazione la mattina seguente, stesso punto, al parcheggio che custodiva l'ambulanza finta. Vagai per la Francoforte sbagliata, città del cazzo, mi ci voleva una partita a scacchi, chiesi alla gente che incontravo per strada“Schach” che sarebbe in italiano scacchi. Fino a quando un vecchietto mi indicò un posto dove si giocava a scacchi, era una catapecchia, quattro mura in croce, molto fumo di sigarette, e alcol a fiumi, via vai di gente di ogni tipo, e andava di voga in quel posto una bevanda “Feuerzangenbowle”era una bevanda tosta, che la si deve preparare al momento, in quella catapecchia c'era un barman con una croce tatuata sulla fronte che la preparava. Una scodella tipo quella dove fai l'insalata, metti nella scodella del vino rosso poi aggiungi poca cannella, un paio di chiodi di garofano e qualche buccia d'arancia e se non le hai va bene anche qualsiasi buccia di agrume, poi sopra la scodella metti una piccola gabbietta in ferro o anche in metallo più leggero, sopra appoggi una zolletta di zucchero bella inzuppata di Rum o magari due zollette a seconda se lo vuoi più forte o meno forte, poi accendi un cerino tipo i fiammiferi svedesi, e inizia a bruciare la zolletta che sciogliendosi fa colare il suo bel succo zuccheroso gelatinoso dentro la scodella, una mescolata ed ecco pronto il “Feuerzangenbowle”

Azzarola che bomba alcolica, mi era bastato gustare un bicchiere per vedere le pedine della scacchiera di vari colori da dover essere costretto smettere di giocare. Come facevo a riflettere imbottito di alcool, mi girava un pochetto la testolina, poi spuntavano dal nulla delle mignotte che cercavano clienti, ne è spuntata una rossa di capelli, spiaccicavo qualche parola, ero un po' alticcio, mi convinse a salire su di una delle tante camere sopra quella catapecchia. Caro Mario quel posto era uno scenario in stile “Divina Commedia” che solo Dante Alighieri poteva descrivere al meglio, al piano di sopra si vedevano culi e tette, da una parte sembrava il paese dei balocchi e dall’altra il paese delle orge. Non pensavo che i tedeschi si divertivano in questo modo, ero troppo fuori, sta il fatto caro Mario che la tipa rossa mi butta su di una branda, mi da quattro schiaffoni, e poi con le dita mi fa capire che vuole i soldi se no non fa nulla. Infatti a questa a dire la verità non gli avevo chiesto nulla, non potevo rispondere, ero troppo fuori di cognizione, iniziò a frugarmi le tasche, cercava i quattrini ma io avevo portato proprio l'essenziale, il resto era dentro la finta ruota di scorta nell'ambulanza falsa. Mi si chiudevano gli occhi, ero cotto e stanco e continuavo a ripeterlo alla tipa “sono molto..molto..molto stanco” e giù a dormire come un ghiro. L'indomani mattina mi svegliò un piccolo bimbo, che bastardo quel bambino mi aveva slacciato la stringa della scarpa sinistra, poi non contento sperimentava le sue dita zozze sulle mie orecchie.

Mi alzai di colpo “Che schifo”avevo le orecchie sporche di merda di moccioso, che puzza, e che aveva mangiato un topo morto, azz! che odore, il coglione si era messo le dita sulla merda appena fatta, fanculo. Cercavo un bagno per lavarmi le orecchie sporche di cacca, rideva il mostricciatolo, lo volevo vedere al mio posto. Spunta la rossa che mi fa vedere dove si trovava il bagno, be più che bagno era una latrina in comune con tutte le altre colleghe del mestiere. La tipa rossa viveva al piano di sopra in una di queste decine di stanze e aveva pure un figlio da mantenere, ora capisco perché faceva la mignotta. Tante altre come lei in quella catapecchia, guardando giù notai che da “Inferno Room” la mattina si trasformò in un normalissimo bar, non c'era più il barman con la croce stampata in fronte che preparava la bomba alcolica, azz solo a pensare a quella bevanda mi faceva male la testa. Hai capito l'arte della trasformazione dei crucchi. Mi sedetti su di un piccolo angolo di quel bel bar, avevo la testa che mi scoppiava, chiesi un caffè, mi aiutava a pensare, era già mattina presto, dovevo sbrigarmi a trovare una soluzione per attraversare il confine tra le due Germanie. Invitai la rossa a fare colazione, mi raccontò la sua storia, Alice era il suo nome, abbandonata dal compagno, non so se di proposito oppure perché non è più riuscito a farla entrare ad Est, in quel periodo il confine tra Ovest del mondo ossia l’Occidente e l’Est del mondo, ovvero l’Oriente erano due mondi totalmente differenti, oltrepassare quel confine era un impresa ardua. Alice la rossa al improvviso si trovò in mezzo ad una strada che per mantenersi e far crescere quel moccioso faceva la puttana nella speranza che il compagno riesca a farla entrare ad Est. Brutta Storia, anche se sinceramente la cosa mi importava poco, io dovevo portare a termine ciò che dovevo portare a termine e poi per incanto, mi venne una grandiosa idea Azzarola!!!! Avevo trovato la soluzione, fu un miracolo, a volte mi meraviglio di me stesso, sarà forse aver vissuto una parte della mia vita con i frati che forse ti ingegna, una ne penso e cento ne faccio ma come ho sempre fatto in tutta la mia esistenza. Sarebbe stata una missione ardua, le missioni ardue riesco sempre a superarle, sarà solo fortuna o magari un mix di astuzia, scaltrezza, intelligenza (grazie agli scacchi) strategia, e anche un pizzico di buona sorte. Facendomi credere dalla rossa un bravo samaritano che aiuta i bisognosi, convinco la donna che avrei fatto un gesto a fin di bene, l’avrei portata ad Est dal compagno, lei rimase un attimo senza dire una parola, vedevo i suoi occhi che diventavano lucidi, tentava di trattenersi, poi non ce la fece più e scoppiò a piangere e mi abbracciò. Azz!!! Quanto mi danno fastidio gli abbracci di chi ti ringrazia ma non potevo non accettare il suo abbraccio, mi serviva lei e quel moccioso bastardo del figlioletto, dovevo attraversare ad ogni costo il confine ad Est, e quella donna e il piccolo erano la mia unica ancora di salvataggio nel mare tempestoso di questo mondo crudele. Il piano era abbastanza semplice, avevo l’ambulanza finta sfruttavo la donna e il bambino per attraversare l’Ovest verso Est, portavo la donna dal suo compagno ad Est, e poi io verso Francoforte del Oder. Per il piano avevo bisogno di una purga, l’olio di ricino era perfetto, poi un lettino e del formaggio avariato. Caro Mario, quel lungo abbraccio per una volta mi ha fatto diventare come Santo Antonio o magari San Francesco, bello sentirsi come un Santo anche se non lo sono mai stato…un Santo.

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Buon Weekend a voi tutti,buoni,belli,brutti e cattivi.

Prviet

 

 
 
 

42░Puntata

Post n°295 pubblicato il 26 Maggio 2017 da sols.kjaer
Foto di sols.kjaer

“Ecco arrivato il pane con lo zucchero e le audiocassette, addirittura da 240 minuti, bene.
Pane ben caldo croccante al punto giusto e il vino ben fresco.
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Caro Mario, metti il nastro e ripartiamo, dove eravamo rimasti? Già... il braccio in una specie di congelatore in un paese sperduto della Svizzera interna.
Sei pronto?”
“Sig.Sols, qui è pronto, appena mi da il via pigio il tastino.”
“Vai!!”
“3...2...1...Via!!
“Rimisi il tutto com'era, e con estrema cautela me ne andai dalla casa dei cannibali, non dalla porta principale, all'ingresso c'erano due individui che se la raccontavano, non potevo stare ad aspettare che finissero il loro zabettare.
Decisi di uscire da una porta secondaria che andava su di un parcheggio interno, senza dimenticare che in Svizzera è d'obbligo in un comprensorio di abitazioni di creare un rifugio antiatomico,  per via delle centrali nucleari presenti in Svizzera, in caso di necessità di emergenza tutti i cittadini devono andare sotto terra al rifugio, lì ce ne era uno, poteva contenere sulle 50 persone circa.
Come in Svizzera c'è in ogni condominio il locale lavanderia, dove gli inquilini possono lavare lì i loro panni e stenderli, la lavatrice è in uso per chiunque, ovvio ognuno ha il suo turno di lavaggio.
Non potevo non andarmene senza un souvenir, su di uno stendino c'era un cappellino appeso da una molletta,  mi piaceva troppo, mi guardava, non potevo lasciarlo lì, e poi era solo un prestito, un domani lo avrei riportato, chissà, forse.
Lo presi e mi coprì il capo, c'era un solo piccolo problema, quello di scavalcare una recinzione in ferro abbastanza alta, la cosa non mi preoccupava, l'importante e non farsi vedere, e poi il cappellino serviva per quello, ahhh... come stavo da Dio con quel cappellino.
Fuori pericolo, sarebbe stato meglio andarsene da quel paese del menga, andai a ricompattare i soci, erano persi tra i vicoli di quel piccolo quartiere di  Egerkingen, il muso giallo era ben controllato dai miei soci.
Tutti pronti, era meglio svignarsela, e poi per Francoforte non mancava così tanto, circa 400 km,bisognava superare l'ultima dogana di confine, quella vicino alla foresta nera tedesca, passare poi per Friburgo di Brisgovia, Karlsruhe, Darmstadt e come ultima tappa Francoforte, lì avrei consegnato il dipinto e intascato i quattrini.
Comunque il fascino della Foresta Nera e sublime, era un luogo incantato del sud della Germania, diciamo che lo è ancora oggi, fatta di un immensa vegetazione di alberi secolari e altissimi, accompagnata dalle rive del fiume Reno, confina con la fine della Svizzera del nord con l'ingresso alla Germania e uno spicchio di Austria, diciamo il triangolo del centro Europa con una possibilità di raggiungere anche il paradiso fiscale del Liechtenstein, dall'utile al dilettevole.
La Foresta Nera si trova nella regione del Baden Wurttemberg.
Sulla Foresta Nera ci sono antiche leggende, tra cui quella di un taglialegna, si chiamava Johann, era uno di poche parole, viveva da solo in un piccolo scantinato alla periferia di Monaco e quando non andava a lavorare nel bosco prevalentemente nelle stagioni alternate autunno e primavera, scriveva note musicali ai passanti, piccoli stornelli, difatti era soprannominato Johann il musichiere. 
La leggenda racconta che alcuni secoli fa in autunno un gruppo di sei uomini andò a tagliare un gigantesco albero secolare, per buttarne giù uno e tagliarlo in tanti pezzi ci volevano almeno tre mesi di duro lavoro.
Ogni tronco di albero era grande quanto una piccola cittadina, solo per buttarlo giù si lavorava  a turno notte e giorno e in quel periodo in quella foresta si sentiva un continuo tintinnio per chilometri e chilometri.
Quando tentavano di tagliarlo con gigantesche lame la terra tremava che provocava scossoni sul terreno fino alla costa del mare del nord.
Una mattina dei primi di ottobre il tutto proseguiva come ogni giorno fino a quando dal gigantesco albero dai rami iniziarono a crescere strani fiori di ogni colore e forma. I sei taglialegna rimasero allibiti nel vedere quel grande albero trasformarsi da rami secchi del giorno precedente  in rami fioriti la mattina seguente.
Iniziarono a farsi strani pensieri, e ne discuterono pure tra loro, il solo Johann la cosa non destò curiosità, per lui bastava buttare giù l'albero nel breve tempo possibile e la cosa sarebbe scomparsa così come quando è iniziata.
Al terzo giorno di lavori il gigantesco albero continuava a vedersi sempre più pieno di rami e con sempre più fiori di varietà di colori mai visti fino ad allora.
Alcuni taglialegna decisero di lasciare quell'albero perchè secondo loro in quella zona era in atto una maledizione che li avrebbe sommersi di rami, invece il solo Johann decise di rimanere lì a concludere il lavoro anche da solo.
E da solitario il povero Johann continuò il suo lavoro, giorni e giorni preso a segare il gigantesco tronco, già pensava ai suoi benefici economici, si era messo in testa che se finiva da solo il lavoro di sei persone avrebbe avuto da guadagnarci non solo la sua parte ma anche quella degli altri cinque.
Nel frattempo i rami crescevano sempre di più ma il povero Johann continuava a non farci caso.
La felicità Johann la esprimeva canticchiando, in quel bosco si sentiva solo la sua voce e quella della sua sega, componeva anche dei brani musicali con la sega e la sua voce, delle dolci note che rasserenavano quel buio e tetro bosco.
Una mattina comparve un gufo che si posò sopra il primo ramo colorato di quell'immenso albero e si mise a scrutare Johann che imperterrito proseguiva con la sua missione, fino a quando una voce non lo chiamò, era il gufo che chiamava il taglialegna.
In un primo momento rimase un po' sorpreso il povero Johann ma poi non ci fece caso che parlava con un gufo, con il passare dei giorni arrivarono altri abitanti di quel bosco, chiamati da un continuo passa parola tra gli animali di quello strano luogo.
Porca la miseria, non c'era più spazio in quel piccolo angolo della foresta, tutti spettatori divertiti di quello strano omino che cantava e tagliava un albero senza riuscire neanche a scalfirlo.
L'albero non vedeva più crescere attorno a se i rami con i fiori colorati, anzi si divertiva nel sentire il solletico che gli procurava il taglialegna.
Johann sembrava che vivesse in uno strano mondo e non se ne rese mai conto, lui era convinto di tagliare il tronco senza rendersi conto che l'albero continuava a stare sempre meglio.
Passarono i mesi fino a quando arrivarono gli altri cinque taglialegna per vedere se il povero Johann avesse cambiato idea. Niente di tutto ciò, i loro occhi videro che costruì una casa sul gigantesco albero, e dai fiori colorati ci costruì una stradina colorata per raggiungere quella casetta, non volle più tornare in paese, decise di rimanere nel bosco insieme ai suoi nuovi amici animali.
Al ritorno a Monaco i cinque taglialegna raccontarono ciò che videro ma in pochi credettero alle loro parole, in molti sospettarono che il povero Johann fu eliminato dagli altri e fatto sparire, per questo la chiamarono la foresta nera, anche se ancora oggi alcune persone sentono nel sopraggiungere del tramonto spinto da una leggere brezza uno strana musica come se provenisse da luoghi lontanissimi.
Non è mai detto che se uno non lo si trova più e perchè viene fatto sparire,  a volte ogni singolo individuo decide di scomparire per sua scelta, può darsi che quel taglialegna abbia preso la decisione di sparire, di cambiare vita, lasciandosi alle spalle la propria esistenza, c'è chi lo fa per nuove emozioni, chi lo fa perchè la vita attuale non gli piace più, c'è chi lo fa perchè ama cambiare di continuo, c'è chi lo fa per amore.
Non sempre la nostra mente fa ciò che il cuore vuole, sono due entità diverse, non sempre sono collegati e non sempre sono amici, a volte cuore e mente si fanno i dispetti a vicenda, penso alla canzone cantata dalla figlia di Serge Gainsbourg “Uno parte e l'altro resta” diciamo la metafora del cuore e della mente.

Si sono dimenticati delle loro promesse?

Almeno ridere, almeno muoversi,

i grandi amori non hanno più destinazione

quando uno se ne va l'altro resta.

Non è un gioco per la gioventù?

Non è il passato che non lascia nulla?

I grandi amori sono in difficoltà

finchè uno se ne va l'altro resta.

Resta a casa tua

Invecchia senza di me

Non mi chiamare più

Eliminami

Distruggi le mie lettere

e resta là

Domani...forse

ritornerai...

Gesto di amore e di tenerezza

questi due uccelli in stato di ebrezza

i grandi amori non hanno più destinazione

quando uno se ne va l'altro resta.

Sono i dolori che vi feriscono?

Sulla scia degli errori

I grandi amori sono in difficoltà

finchè uno se ne va l'altro resta.

Dal triste addio

alle illusioni

se è un gioco

Ridammi le mie lettere

e resta la

Domani...forse

ritornerai...

Non dovrebbero dimenticarsi le loro promesse

Si scriveranno agli stessi indirizzi

I grandi amori si riconoscono

quando uno se ne va l'altro resta.

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Buon Week End e fate i bravi.
Prviet.

 
 
 

41░Puntata

Post n°294 pubblicato il 19 Maggio 2017 da sols.kjaer
Foto di sols.kjaer

"Sig.Sols, il nastro è finito"

"Allora partiamo con uno nuovo"

"Si ma prima o poi queste audiocassette finiranno."

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"Chiamo l'albergatore e me no faccio portare di nuove...suona ma nessuno risponde, salve, siccome stanno finendo le audiocassette glielo dico prima così almeno si organizza per procurarmene altre,più ne trova meglio è, cosa vuol dire sarà difficile trovarle, lei pensi solo a trovarle, non si preoccupi sarà ben pagato,se fosse necessario giri fino in capo al mondo...ah prima che vada mi procuri anche una bella valigia con le ruote che possa contenere queste audiocassette...poi avrei un'altro piccolo favore,ho un fortissimo desiderio di pane e zucchero, mi faccia venire su il responsabile della cucina che gli dico come farle, grazie, molto gentile."

"Sig.Sols riusciranno a trovarle queste cassette?"

"Caro Mario, ha detto che cercherà di trovarle, anche se sarà difficile reperire delle vecchie audiocassette a nastro, tu pensa a che mondo siamo arrivati, difficolta a reperire una parte di storia vecchia di soli 20 anni, le vecchie audiocassette...qualcuno bussa, di già qua"

"Sig. Sols e uno che dice di essere il responsabile della cucina"

"Fallo entrare."

"Penso che non avrà mai sentito parlare del pane e zucchero...ora le spiego la ricetta e se per grazia divina riesce a farmeli me li porti accompagnandoli con del buon Moscato...allora ci vuole del semplice pane pugliese, perchè ha la forma ideale, lo tagli a piccole fettine per la lunga, poi prende del latte e versatelo in una ciotola, e due uova sbattuti su di un'altra ciotola,poi prende le fette di pane precedentemente tagliate e le immerge velocemente nel latte prima e nel uovo dopo, per poi finire la loro corsa in una padella con dell'olio di arachidi ben caldo, che sia di arachidi l'olio, perchè è il mio olio personale, fatele friggere, poi le posate delicatamente su di un piatto e poi buttategli dello zucchero a pioggia,portatemele subito ben calde e se non sono calde, la vede quella finestra, farò il lancio del pane da questa altezza, sperando che passi qualche piccione e ci faccia la loro tana per l'eternità"

"Sarà fatto signore e il vino ha detto del moscato?"

"Si, che sia fresco, ho la gola secca e dopo aver parlato di cannibali lo stomaco inizia a piangere di solitudine da cibo, per rincuorarlo mi accontento di pane e zucchero, quello che mi facevano i frati tanti anni fa"

"Cannibali signore?"

"Già, lei non sa che quel signore nell'altra stanza che sta smanettando nelle audiocassette ha provato pure la carne umana alla griglia"

"Mmh signore tempo di farle quel pane che mi ha chiesto e torno subito."

"Ecco bravo, grazie"

"Sig.Sols ho messo le cassette piene dentro una scatola, accidenti si potrebbe fare un romanzo...ma cosa aveva da guardarmi in modo strano quel cuoco?"

"Niente caro Mario, gli avevo chiesto se era possibile insieme al pane e zucchero anche della carne umana come contorno, e scappato via"

"Accidenti sig.Sols. ha sempre voglia di scherzare"

"Caro Mario, dopo il pane, lo zucchero e il vino ci vorrebbe una bella fanciulla, c'è la cameriera con quel culo che mi fa impazzire, mamma mia! non so cosa mi trattiene la voglia di palpargli quel bel culetto sodo, vieni caro Mario, guarda da questa finestra quel ben di Dio, gustati lo spettacolo, guarda come si ondula con i fianchi, con quei bei capelli legati, e l'immagine perfetta da mettere al posto della gioconda, se potessi tornare indietro nel tempo, vorrei incontrare Leonardo Da Vinci e dirgli di un mio desiderio, fare un dipinto dove ci sono io che posseggo quella cameriera, come quando un fantino possiede il suo cavallo, mentre le tengo quei bei lunghi capelli, sai che faccio, quasi quasi la chiamo e glielo dico chiaro e tondo, senti bellissima meraviglia sto impazzendo solo a guardarti e mi vengono strani desideri di possederti in ogni posizione anche se per te andrebbe meglio quella del fantino nella pista dell'ippica, caro Mario pensi che si offenda o magari mi tira un bel ceffone tipo lancio del giavellotto o del martello, ti sembrerà strano caro Mario ma farsi menare da quella donna sarebbe un'altro modo per un amplesso un pò più sofisticato, penserai che sono un fuori di testa, no sono semplicemente sensibile alle belle donne. Mi viene in mente quando un giorno..ora te lo racconto, però senza nastro"

"Sono tutte orecchie sig.Sols"

"Una volta mi intrufolai dentro una festa in maschera, qualche annetto fa, era Agosto e dovevo raggiungere Pesaro. Pesaro perchè era il posto dove c'era una persona che dovevo eliminare dalla faccia della terra, fu bellissimo vederlo mentre annegava, poveretto, non era colpa sua, qualcuno lo voleva morto e poi con i soldi puoi ottenere tutto, pure un viaggio di sola andata per il purgatorio per chiunque. Comunque, finito il mio compito, ritorno verso Bologna, per prendere l'aereo direzione Svizzera, faceva un bel caldo e decido di fermarmi a Cesenatico, mancavano un paio di giorni a ferragosto e poi cosa cambia se sto qualche giorno sotto un ombrellone, era logico far passare la tempesta, giusto qualche giorno da fare il turista balneare, e poi me lo meritavo. Trovavo anomalo un grattacielo a Cesenatico, e quindi la mia follia mi ha portato a usufruire dell'ospitalità di questo grattacielo adibito ad Hotel, a ripensarci anche la mia fu una scelta anonima ma a volte l'istinto è anche un buon consigliere.L'ultimo piano era molto intrigante, vedevi tutto e tutti, la mia solita fortuna del cazzo, l'utile al dilettevole, nientepopodimeno a pochi metri a destra c'era il "Grand Hotel"Era il cosidetto Hotel dei Vips, dal grattacielo distava circa 300 metri, o forse anche meno.Dall'alto si vedeva bene, era molto bello, decisi di andare a vedere e semmai trasferirmi in quel hotel a tante stelle. Accidenti! venni a sapere che per la notte di ferragosto in quel "Grand Hotel" c'era una festa in maschera, si poteva partecipare solo su invito, porca la miseria, una ne penso e cento ne fo, decido di rimanere al grattacielo ma di imbucarmi nella festicciola, il mio solito vizio di non farmi gli affaracci miei. Faccio un giro di perlustrazione attorno al "Grand Hotel" e noto che volendo senza farsi notare si potrebbe scavalcare la mura di cinta, avevo fatto di peggio nella mia vita. Tornai nel mio harem provvisorio all'ultimo piano del grattacielo, e pensai a come sarei andato vestito in maschera, parlai con il proprietario dell'albergo dove residevo per sapere chi noleggiasse un vestito in maschera. Avevo da scegliere tra moltissime maschere, preferivo la maschera di Zorro anche perchè i baffi finti ne ero pratico li utilizzai anche nel mio breve periodo in Sudamerica. Comprai un vestito nero alla boutique sul vialone e con i baffi finti e la maschera di Zorro mi presentai alla festa senza invito, più che altro scavalcai il muro di cinta, aproffitai l'orario della sera tarda, era buio e poi era l'unico punto dove il lampione non illuminava a dovere. Per me era un gioco da ragazzi scavalcare, mi tolsi le scarpe, a piedi nudi e scalzo e molto più facile, come le scimmie e i selvaggi, e poi quando serve bisogna anche essere selvaggi. Scarpe e calze appoggiate in alto al muretto e su, via in pochi istanti ero sopra, testa e corpo basso senza farmi vedere, contare fino a tre e giù, prendere le scarpe e calze e rimettersi a posto. Eccomi imbucato alla festa, era importante comportarsi bene e cercare di avere i modi eleganti, in quel caso caro Mario devi ricordarti che sei un intruso, non dare nell'occhio e stare sempre vicini a dei gruppetti, anche in disparte ma sempre in gruppo mai isolarsi. C'era un pò gente non potevi sapere chi erano, semmai sapevi riconoscere le maschere, ce ne erano di ogni, chi era un ballerino con una maschera pitturata di rosa, poi c'era un vampiro con contorno degli occhi colorati di rosso e le labbra nere, senza dimenticare uno che sembrava il Cyrano di Bergerac, tutti con dei piccoli camuffamenti del viso.Cercai da bere, in quei casi giusto prendersi da bere e scrutare il tutto nei minimi dettagli, i dettagli sono fondamentali. I camerieri erano vestiti in stile schiavi della Louisiana, dipinti di nero il viso, azzarola, la rappresentazione dello schiavismo puro. Il mio sguardo si perse di fronte ad una fanciulla, sembrava la copia di Cleopatra, Wow!! poteva essere meglio dell'originale, non potevo non attaccar bottone con la Cleopatra resuscitata dopo migliaia di anni. Non fu semplice il primo approccio, stava un pò sulle sue, più che altro sembrava un pò timida, come fosse capitata lì per caso.

"Non ti trovi bene vedo, molto meglio il tuo Egitto che in questo luogo caotico" sorrise

"Io sono vestito da Zorro, se sapevo che ci fossi tu avrei pensato a Marco Antonio, e poi tu Cleopatra sei l'unica luce in questo mondo di vampiri senz'anima, ballerini senza i tacchi e francesi senza misure, mi presento Alonso di Monterey cugino di Zorro."

In quel caso lei mi porge la mano, io la prendo con delicatezza e avvicino solo le mie labbra senza sfiorarla. Cleopatra che fino a quel momento sembrava un sopramobile, iniziò con il passare del tempo a sciogliersi, rimanemmo sempre insieme per tutta la festa, era completamente a suo agio, il tempo fu così veloce che all'alba eravamo ancora lì, aveva una stanza nel Grand Hotel, non mi disse mai chi era e sinceramente non mi interessava saperlo, ci comportammo come se lei fosse Cleopatra ed io Alonso di Monterey il cugino di Zorro. Mi chiese se alloggiavo al Grand Hotel, gli dissi che ero un semplice invitato di un certo Conte di Benevento che all'ultimo momento per seri impegni familiari non potè essere lì. Fu mentre l'accompagnai nella sua stanza che pensai che questa Cleopatra dovevo possederla, come quando porti il cavallo senza sella a correre lungo le praterie tipiche del vecchio West, lo lasci libero di correre, tenendogli bene solo la cresta, la desideravo troppo quella fanciulla, e poi aveva un bel fondoschiena che mi faceva impazzire, quel vestitino strettissimo metteva in evidenza le forme ondulanti nel passare da destra a sinistra e da sinistra a destra, la mia testa si spostava quanto il suo bel culetto. In quel caso bisogna sempre essere sinceri, prima del saluto gli domandai che avrei desiderato un bel bacio dalla regina del antico Egitto, porca la miseria, aveva capito male, mi baciò sulla guancia, ero pronto a slinguarla per bene, e questa che fa...mi bacia come la Nonna Assuntina di Acerra. Non demordo, e gli dico;

"Non pensavo che la Regina d'Egitto baciasse così male."

Proprio in quel istante che sorrise che la baciai afferandola dai fianchi, un tocco di labbra che si trasformò in linguaccia. Wow! rimanemmo attaccati lingua con lingua che era gia pastrugnata di grande desiderio, chiusi la porta alle mie spalle e la scaraventai sul letto e la mia lingua iniziò a perlustrare le montagne russe della regina d'Egitto, togliere il reggiseno ad una donzella che ti arrapa è sublime. Le montagne della regina Cleopatra avevano i due fari bei diritti, si stavano accedendo, illuminando l'atmosfera di pura passione con i due fragoloni. Sinceramente nuda era meglio che vestita la regina d'Egitto, pelle delicata, avevo il terrore nel toccarla, meglio sfiorarla, chissà che svanisce nel nulla, più la sfioravi e più notavi i brividi della sua pelle, già lo sciogliere dei suoi capelli ne fece un'ondata di lunghissimi capelli neri, fu in quel istante che Alonso di Monterey cugino di Zorro capì il senso del perchè i cavalli amano essere lasciati liberi a correre lungo le prateria, anche la regina Cleopatra amava fare le corse tra le praterie selvagge."

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Fate i bravi mi raccomando, lo dico a tutti voi, buoni, brutti, cattivi e belli.

Prviet.

 
 
 

40░Puntata

Post n°293 pubblicato il 12 Maggio 2017 da sols.kjaer
Foto di sols.kjaer

“Incredibilmente un braccio?”
“E già caro Mario, mi era bastato questo per farmi capire di svignarsela, non potevo rimanere più di tanto, avevo già visto e capito tutto, e poi avevo altro da fare, dovevo proseguire il mio viaggio verso Francoforte”
“Quelli erano cannibali?”
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“Si caro Mario, chi prende un abitudine e sa apprezzarla continua all'infinito, la Russia dopo la rivoluzione d'ottobre  del novembre del 1917 a Pietrogrado, poi dal 1924 si chiamo San Pietroburgo, (una delle città più belle al mondo) quello fu un periodo buio che portò una crisi senza precedenti, dammi retta quando c'è carenza di cibo l'uomo come essere umano è capace di tutto.
In Russia con la mancanza di cibo iniziarono a mangiare ciò che era possibile, fino a quando la carne umana era l'unica fonte disponibile.
Questa necessità per alcuni fu un abitudine nel corso del tempo, attualmente può capitare che in certi villaggi estremi della Russia ci sia qualcuno che mangi la carne umana, meglio non sapere che sapere, dammi retta caro Mario.
Diventa più che abitudine una necessità come una dose di droga o magari il vizio del fumo.
Per fortuna è solo una minima parte della popolazione, forse il 2%  e poi c'era quella coppia di figlia e madre in Svizzera, da calcolare anche l'antropofagia verso altri paesi, anche in quello esiste l'emigrazione, come si emigra un virus si emigra anche l'antropofagia, usanze e culture da altri paesi in altri.
Nel mondo ad oggi XXI secolo ci sono popolazioni che praticano l'antropofagia, in Nuova Guinea per esempio ci sono i Korowai, loro adorano mangiare il cervello umano, lo trovano delizioso. Nel 2003 c'erano dei ribelli nella guerra civile in Congo che si mangiavano coloro che uccidevano, si presero un piccolo rimprovero dalle Nazioni Unite, ovviamente un solo rimprovero, al giorno d'oggi ci sono cose molto più importanti che di persone che si mangiano altre persone, mentre il Vaticano e il Papa fecero finta di nulla, figurati, il Vaticano combatte la fame del mondo, che vuoi che sia uno che si cuoce al forno un altro essere umano. In Liberia il 60% della popolazione mangia molte volte carne umana, la più prelibata è l'organo genitale maschile, viene preferito come quando tu caro Mario mangi la salsiccia, invece l'organo genitale femminile viene messo all'interno del portafoglio perchè ritenuto un portafortuna. Pensa all'aeroporto al check in, svuoti le tasche, fai passare il portafoglio e il computer vede una strana forma inusuale, ti dicono cosa è, tu gli dici, e la patata che mi sono fatto ieri, il colmo sarebbe che la guardia ti dice, "al forno o al vapore" tu rispondi "sul letto" e l'altro non sa se lo prendi per i fondelli o magari pensa che sei un tipo che ama scherzare. Qualche chilometro più distante nello stesso continente, c'è la tribù nigeriana dei Yoruba che mangia quasi tutto l'intero corpo umano, mentre in India nell'Asia ci sono i più folli esseri viventi del intero pianeta Terra, gli Aghori una delle tante sette religiose dei Sadhu, considerati i veri Sciamani dell'India, pensa che il cervello umano lo usano come bicchiere per bere la loro urina, invece gli animali preferiscono mangiarli da vivi mentre gli umani solo dopo averli cotti, si mangiano anche le loro feci.”
“Sig.Sols è incredibile, non avrei mai immaginato”
“Caro Mario tu non puoi immaginare che cosa è questo pazzo e folle mondo.. ma dove eravamo rimasti, già, il perchè la rivoluzione d'ottobre trasformò i russi in cannnibali?”
Ci fu una delle guerre civili più disastrose della storia, oltre 11 milioni di morti, carestie, malattie, e questo provocò la mancanza di cibo, portò i russi a dover sopravvivere in ogni modo, tra cui mangiarsi a vicenda. Pensa caro Mario, dovesse accadere oggi, tutto d'un tratto un epidemia ai raccolti e agli animali, il grano non cresce, la terra non puoi lavorarla, non ci sono gli attrezzi, non c'è più niente, la natura dopo i terremoti, le inondazioni e le devastazione decide di fare un brutto scherzetto agli umani, tirandogli da sotto il naso il suo sostentamento che arriva proprio dalla natura stessa. L'essere umano ricordati e disposto a tutto, la ferocia degli umani e incalcolabile.
Torniamo a noi, dove eravamo rimasti, già! La fame in Russia...
In quel villaggio sperduto della regione dell'Ucraina, era un villaggio pieno di cadaveri e ammucchiati uno sopra l'altro, e per evitare che venissero presi i cadaveri per farli alla brace o alla griglia decisero di dargli fuoco, vedevi carcasse di morti che bruciavano, che strana la sensazione di odor di carne umana che brucia, ricopriva tutta l'area, fu qualcosa che in pochi hanno avuto il coraggio di descrivere, In quel periodo il fratello Stepan Cikatilo molto più grande di Andrei fu rapito e mangiato, i bambini erano i più indifesi, era più facile rapire un bambino, ucciderlo e poi metterlo al forno, se poi era un bambino non tuo, era meglio, oltretutto lo davi da mangiare al tuo di bambino per non farlo morire di fame, così funzionava in quel buio periodo, gli adulti più facili da prendere quando erano malati o appena morenti, gli davi il colpo di grazia e poi telo mangiavi.
Caro Mario, non ti sto raccontando una storia di fantasia, è vera storia, accaduta nel secolo scorso, appena 90 anni fa.
Andrei Romanovic Cikatilo fu uno dei più sanguinari serial Killer d'Europa, uccideva e poi si mangiava una parte del corpo, in Russia per poterlo giustiziare la perizia psichiatrica fu rifatta due volte, l'esito doveva essere “Era capace di intendere e di volere, e sano di mente” questo fu fondamentale per sparagli un colpo sulla nuca, fu giustiziato a Mosca il giorno di San Valentino nel 1994.
Di cannibali in giro per il mondo non bisogna dimenticare Jeffrey  Dahmer, soprannominato “il macellaio di Milwaukee” lui tagliava a pezzetti le sue vittime, le puliva ben bene e poi alcune parti le conservava come souvenir, altre le mangiava, aveva anche la follia di fare atti sessuali con i cadaveri, come quando faceva il bagno immerso in una vasca con un cadavere al suo fianco. Un pazzo allucinato!! il più folle che ci sia mai esistito nella storia. Il 23 luglio del 1991 viene catturato, grazie a dei vicini che hanno chiamato la polizia per delle urla che provenivano dalla casa di Jeffrey, la sua ultima vittima riuscì a liberarsi e urlare, accidenti stava finendo anche lui dentro ad un pentolone.
La polizia arrivò e salvò il disgraziato e arrestò Jeffrey Dahmer, gli agenti ebbero dei malori quando perquisirono la casa, trovarono un cuore di un essere umano dentro il frigorifero, una testa  sopra un forno, e un corpo in stato di decomposizione sul letto.
Jeffrey Dahmer ricevette  900 anni da scontare in un carcere psichiatrico, lo uccise nel 1994 un detenuto dello stesso carcere, i familiari delle vittime misero all'asta tutto riguardante il mostro, per il frigorifero degli orrori un collezionista pagò milioni di dollari, come coloro che comprarono le seghe per tagliare i corpi.
La madre di Jeffrey Dahmer donò il cervello alla ricerca scientifica, la casa degli orrori non riuscirono a venderla, nessuno ebbe il coraggio di acquistarla, fu rasata al suolo.
Come fu sconvolgente Sagawa Issei, un giapponese che a Parigi  nel 1981 uccise  Renée Hartevelt, sua compagna di studi, a casa dello stesso Sagawa.
Gli sparò e poi se la mangiò un pezzo alla volta, un giorno dopo l'altro, non ne rimase più nulla della povera Renee,  ogni piatto che cucinava faceva una fotografia, era il precursore del selfie,  fece senso una fotografia, dove nel piatto c'era il seno della povera Renee con al suo fianco ben disposti piselli e patate come contorno. Fu arrestato ma successivamente estradato in Giappone, si fece pochi mesi di carcere, nel 1983 scrisse la sua storia.
Ora è un uomo libero, nell'ultima intervista alla Tv giapponese ha dichiarato che solo grazie alla masturbazione sessuale che in tutti questi anni ha potuto tenere  a freno la voglia di voler rimangiare un cadavere.
Caro Mario, non so se credergli, del resto e libero di circolare come gli piace e pare.
In Polonia c’era Karl Denke nato a Ziebice nel 1870, dopo aver terminato la scuola all'età di 12 anni Karl scappa di casa, e si mantiene come giardiniere apprendista. Al età di venticinque anni grazie al’eredità del padre morto riceve molti soldi per acquistare una casa molto grande e decide di affittarne una parte, lui si stabilisce in un piccolo appartamento sul lato destro del piano terra accanto al suo negozio, aveva una piccola bottega dove vendeva materiale di merceria, bottoni, cinture, stringhe, cerniere ect ect, era ritenuto dai vicini un grand'uomo, dava una mano sempre a tutti. Gli affittuari dell’appartamento per lo più visitatori di passaggio, scomparivano ma nessuno sospettò di Karl. Lui si mangiava le persone e vendeva nel suo negozio tutto ciò che rubava alle vittime, poveretto non poteva mangiarsi le cinture, le scarpe, i vestiti, i bottoni degli esseri umani che finivano nel pentolone. Poco prima del natale del 1924 fu catturato dalla polizia, grazie ad una delle vittime che fortunatamente invece di finire come uno spiedino riuscì a scappare e a gridare “Aiuto!” per la bella cittadina pacifica di Ziebice. Karl diventò famoso perché vendeva delle cinture in pelle tra le migliori di tutta la Polonia, per forza erano cinture di pelle umana.
Joachim Kroll il cannibale di Hindenburg (una piccola e deliziosa cittadina tedesca) per 20 anni uccise cinquanta donne e se le mangiò, fu arrestato nel 1976, per colpa del WC intasato, quel giorno alcuni pezzi di cadavere li buttò sul water come faceva del resto sempre ma quella volta si intasò in tutto il condominio lo scarico, non potendo scaricare il tutto ritornava in superficie, alla scoperta delle mostruosità nello stabile in molti ebbero dei malori. Quando la polizia entrò nell'appartamento e aprirono il frigorifero videro i cadaveri fatti a pezzi, oltretutto ben confezionati in sacchetti per poi utilizzarli nei menù personalizzati del povero Joachim, al processo gli diedero il carcere a vita.
Anche l’Italia aveva i suoi pazzi, come Leonarda Cianciulli, soprannominata “La saponificatrice di Correggio” nata nel 1894 in Campania, le sue vittime le faceva a pezzi e li metteva in un pentolone con l’aggiunta di soda caustica, per ultimare l’opera con la colonia per dargli una profumazione, alla fine ne usciva un sapone che vendeva, l agente si lavava con quel sapone, chissà che rigenerava la pelle delle belle signore che combattevano le rughe, chi lo sa. Fu arresta nel 1941 e rinchiusa in un manicomio criminale e gli furono dati 30 anni di galera, al manicomio per decenni passava il tempo a preparare dei dolcetti, che nessuno osò mai di mangiare, li mangiava solo lei, mentre li preparava i dolcetti, tutti gli infermieri e detenuti la osservavano come se avessero di fronte una divinità, muore nel 1970 nel carcere di Pozzuoli.
Il mondo è fatto di pazzi, diciamo la maggior parte degli esseri umani e pazza, ci sono anche coloro che lo sono perchè parlano alle stelle, per farsi dire cosa? non lo so... 
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Alla prossima puntata....
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