progettosolskjeriano

Il nuovo futuro Solskjeriano

 

 

Vacanze

Post n°299 pubblicato il 04 Agosto 2017 da sols.kjaer

Finalmente vado in vacanza, la 44esima puntata da far uscire dal box?

Da quando la community di Libero ha deciso di cambiare modo trovo difficoltà a sintonizzarmi psichicamente, spero che al mio ritorno riesca a non farci caso e tiri fuori dal cassetto la 44esima.

Fate i bravi in vacanza, io ho bisogno di questa vacanza perchè me la merito.

Prviet a tutti, belli, buoni, brutti e cattivi.

 
 
 

Non va mica bene

Post n°298 pubblicato il 20 Luglio 2017 da sols.kjaer

E no, sono tornato e ho visto cambiare totalmente la gestione dei blog.

Totalmente peggiorato.

ahiahiahi.

Prviet

 
 
 

Si Parte

Post n°297 pubblicato il 09 Giugno 2017 da sols.kjaer
Foto di sols.kjaer

Domani dovrò partire per l'Asia più lontana, devo ammettere che incomincia a piacermi quel lontano mondo, ero scettico quando dalla mia amata Minsk sono finito a Shanghai. cambia tutto, l'aria, il modo di vivere, la gente stessa è diversa, i modi di fare. Però lo ammetto, la Cina è una nazione più bella di quello che si pensi, forse un pò caotica ma tutto sommato dopo ci fai l'abitudine. La puntata 44esima arriverà al mio ritorno, tranquilli non mancherò molto, qualche settimana, posate i fazzoletti, non è proprio il momento di piangere. Torno, tranquilli torno, non scappo, per la prima settimana di Luglio dovrei essere nel mio Harem. Non potevo abbandonare questo mondo bloggarotto senza un piccolo souvenir. L'ultima volta vi ho lasciato la chicca di Emmanuel Mouret dal titolo "Cambio di Indirizzo" del 2006, dove il Woody Allen transaplino fa un piccolo capolavoro, tra la sceneggiatura, la regia e fare l'attore principale, ha fatto tutto lui. L'anno dopo il 2007 si presenta con un altro piccolo capolavoro dal titolo "Solo un bacio per favore" Una piccola perla cinematografica che con molta ironia parla se possa mai esserci un'amicizia tra Uomo e Donna e di cosa può rappresentare un semplice bacio. Emmanuel Mouret anche in questo film fa tutto, sceneggiatura, soggetto, regia e l'attore principale. Ci sono 11 Parti, visibili da ogni parte del mondo all'infuori della Francia e Polonia.

Buona visione 
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Parte 1
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Parte 2
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Parte 3
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Parte 4
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Parte 5
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Parte 6
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Parte 7
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Parte 8
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Parte 9
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Parte 10
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Parte 11
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Fate i bravi, mi raccomando.
Previet
 
 
 
 

43░Puntata

Post n°296 pubblicato il 02 Giugno 2017 da sols.kjaer
Foto di sols.kjaer

Il viaggio stava per concludersi, ero finalmente quasi arrivato a destinazione, eccoci finalmente a Francoforte sul Meno, avevo oltrepassato il confine della dogana di confine con la stessa tecnica avuta con gli altri Stati. Fermai la finta ambulanza nei pressi della stazione, dovevo lasciare libero il muso giallo, voleva arrivare in Alemagna, l'ho portato, non mi serviva più, aveva fatto bene la sua parte di matto. Con i gesti gli ho fatto capire di smammare, era libero, non sapeva come ringraziarmi, voleva sbavarmi la mia bella faccia con la sua bocca,voleva darmi il bacio dell'addio, ho fatto in tempo a fermarlo mettendogli una mano sul petto e con l'altra mano gli facevo cenno di andarsene.

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Che bella giornata quel giorno, il viaggio era stato parecchio lungo ma e andata, partiti nel giugno 1979 arrivammo come era nei patti nel settembre 1979, del resto erano gli accordi con Johannes Von Tirpitz, colui che mi aveva commissionato il prestito del dipinto della Dorothea Berck, (chiamiamolo prestito) appartenuto allo zio Alfred, ammiraglio ai tempi dell'Impero Prussiano, trafugato durante il suo funerale. La famiglia Von Tirpitz era una famiglia potentissima, del resto lo è ancora oggi, massoni della loggia “Cuore Sincero”un'antica loggia massonica fondata da Federico il Grande nel 1740 aderente alle Associazione della Grande Loggia di Germania con prerogative che portavano alla ricerca del “Umanesimo” e “Illuminismo” 

La loggia “Cuore Sincero” fu sciolta nel 1935 su ordine di Adolf Hitler dopo un decreto che mise le logge massoniche in terra tedesca“Illegali” nel 1992 la loggia “Cuore Sincero” dopo 57 anni riprese la sua funzione, fu grazie al dipinto di Frans Hals “Dorothea Berck” a permettere alla loggia di tornare in vita? Domande senza risposte. Ci sono voluti tre mesi per portare a Francoforte questo dipinto, non conta il tempo trascorso ma l'operazione in se da portare a termine, nella vita a volte le cose farle in maniera tranquilla crea meno impacci. Ora dovevo controllare il numero telefonico che il cliente aveva segnato sulla documentazione. Cabina telefonica, era pieno di cabine la stazione di Francoforte, faccio il numero...suona...suona.... ecco rispondere una voce, parla in tedesco, non lo capisco bene, faccio ancora fatica a comprenderlo, chiedo di Johannes Von Tirpitz. Un attimo di silenzio, sento che appoggiò la cornetta su di un qualcosa perché fece un piccolo rumore, sento dei passi in lontananza, una porta che si apre, poi altri passi che si avvicinavano sempre più. Era Von Tirpitz dall’altra parte della cornetta, mi faccio spiegare dove portare il dipinto, mi domandò dove mi trovavo, gli dissi che ero alla stazione, mi diede delle indicazioni stradali, scrissi tutto strappando una pagina di una specie di rubrica telefonica tenuta legata con un filo di ferro alla cabina, chi se ne accorge di uno strappo su di un librone. Scrivo il tutto, mi dice di cercare il vialone Ferdinando Kiliansberg, poi chiedere della Chiesa di Santa Geltrude, lui si sarebbe fatto trovare all'interno della Chiesa assieme a Padre Enke. Una frase, “dovevo arrangiarmi” gli avevo detto che avrei chiamato nel momento che sarei arrivato nei paraggi della Chiesa. Nella cabina c'era una piantina di Francoforte, era tutto molto strano, non c'era nessuna Chiesa di Santa Geltrude, forse era una cartina sbagliata. Chiesi ad un passante su dove fosse la Chiesa “Santa Geltrude”, la risposta fu niente Chiesa, possibile!! Ritornai alla cabina e rifeci il numero di telefono, rispose la solita voce del cazzo, solita richiesta, “Johannes VonTirpitz” Caro Mario, non so cosa mi abbia trattenuto il non bestemmiare,da quel momento che parlai per la seconda volta con Von Tirpitz quando scoprì che era la Francoforte sbagliata. Puttana Eva, non dovevo andare a Francoforte sul Meno ma a Francoforte sul Oder, molto più a Nord e soprattutto ad Est, quasi al confine con la Polonia. Stavo svenendo, non era per i successivi chilometri, quello era il meno per fare sei ore di viaggio circa, il problema era passare il confine della Germania dell'Est, in poche parole da Ovest ad Est delle due Germanie c'era un confine da oltrepassare. Dovevo riflettere, dovevo pensare, aveva cantato troppo presto vittoria, infatti che stupido, non avevo fatto caso al documento dove in piccolo c'era Oder e non Meno. Cazzo!!!! Pensavo fino a quel giorno che in Germania di Francoforte ce ne era una sola, invece erano due Francoforte, quella di Occidente sotto il controllo americano e quella in Oriente sotto il comando sovietico. Il problema nasceva adesso, passare il confine, e poi non avevo più il muso giallo per inscenare la scena del matto. Dovevo riflettere, avevo parlato della problematica con Kaleb e Maurice i miei due soci, avevo bisogno di sfogarmi, mi ero preso un giorno di riposo e di riflessione per studiare un piano, decisi di farmi un giro per i locali di Francoforte ad ubriacarmi. A Kaleb e Maurice avevo definito di incontrarci alla stazione la mattina seguente, stesso punto, al parcheggio che custodiva l'ambulanza finta. Vagai per la Francoforte sbagliata, città del cazzo, mi ci voleva una partita a scacchi, chiesi alla gente che incontravo per strada“Schach” che sarebbe in italiano scacchi. Fino a quando un vecchietto mi indicò un posto dove si giocava a scacchi, era una catapecchia, quattro mura in croce, molto fumo di sigarette, e alcol a fiumi, via vai di gente di ogni tipo, e andava di voga in quel posto una bevanda “Feuerzangenbowle”era una bevanda tosta, che la si deve preparare al momento, in quella catapecchia c'era un barman con una croce tatuata sulla fronte che la preparava. Una scodella tipo quella dove fai l'insalata, metti nella scodella del vino rosso poi aggiungi poca cannella, un paio di chiodi di garofano e qualche buccia d'arancia e se non le hai va bene anche qualsiasi buccia di agrume, poi sopra la scodella metti una piccola gabbietta in ferro o anche in metallo più leggero, sopra appoggi una zolletta di zucchero bella inzuppata di Rum o magari due zollette a seconda se lo vuoi più forte o meno forte, poi accendi un cerino tipo i fiammiferi svedesi, e inizia a bruciare la zolletta che sciogliendosi fa colare il suo bel succo zuccheroso gelatinoso dentro la scodella, una mescolata ed ecco pronto il “Feuerzangenbowle”

Azzarola che bomba alcolica, mi era bastato gustare un bicchiere per vedere le pedine della scacchiera di vari colori da dover essere costretto smettere di giocare. Come facevo a riflettere imbottito di alcool, mi girava un pochetto la testolina, poi spuntavano dal nulla delle mignotte che cercavano clienti, ne è spuntata una rossa di capelli, spiaccicavo qualche parola, ero un po' alticcio, mi convinse a salire su di una delle tante camere sopra quella catapecchia. Caro Mario quel posto era uno scenario in stile “Divina Commedia” che solo Dante Alighieri poteva descrivere al meglio, al piano di sopra si vedevano culi e tette, da una parte sembrava il paese dei balocchi e dall’altra il paese delle orge. Non pensavo che i tedeschi si divertivano in questo modo, ero troppo fuori, sta il fatto caro Mario che la tipa rossa mi butta su di una branda, mi da quattro schiaffoni, e poi con le dita mi fa capire che vuole i soldi se no non fa nulla. Infatti a questa a dire la verità non gli avevo chiesto nulla, non potevo rispondere, ero troppo fuori di cognizione, iniziò a frugarmi le tasche, cercava i quattrini ma io avevo portato proprio l'essenziale, il resto era dentro la finta ruota di scorta nell'ambulanza falsa. Mi si chiudevano gli occhi, ero cotto e stanco e continuavo a ripeterlo alla tipa “sono molto..molto..molto stanco” e giù a dormire come un ghiro. L'indomani mattina mi svegliò un piccolo bimbo, che bastardo quel bambino mi aveva slacciato la stringa della scarpa sinistra, poi non contento sperimentava le sue dita zozze sulle mie orecchie.

Mi alzai di colpo “Che schifo”avevo le orecchie sporche di merda di moccioso, che puzza, e che aveva mangiato un topo morto, azz! che odore, il coglione si era messo le dita sulla merda appena fatta, fanculo. Cercavo un bagno per lavarmi le orecchie sporche di cacca, rideva il mostricciatolo, lo volevo vedere al mio posto. Spunta la rossa che mi fa vedere dove si trovava il bagno, be più che bagno era una latrina in comune con tutte le altre colleghe del mestiere. La tipa rossa viveva al piano di sopra in una di queste decine di stanze e aveva pure un figlio da mantenere, ora capisco perché faceva la mignotta. Tante altre come lei in quella catapecchia, guardando giù notai che da “Inferno Room” la mattina si trasformò in un normalissimo bar, non c'era più il barman con la croce stampata in fronte che preparava la bomba alcolica, azz solo a pensare a quella bevanda mi faceva male la testa. Hai capito l'arte della trasformazione dei crucchi. Mi sedetti su di un piccolo angolo di quel bel bar, avevo la testa che mi scoppiava, chiesi un caffè, mi aiutava a pensare, era già mattina presto, dovevo sbrigarmi a trovare una soluzione per attraversare il confine tra le due Germanie. Invitai la rossa a fare colazione, mi raccontò la sua storia, Alice era il suo nome, abbandonata dal compagno, non so se di proposito oppure perché non è più riuscito a farla entrare ad Est, in quel periodo il confine tra Ovest del mondo ossia l’Occidente e l’Est del mondo, ovvero l’Oriente erano due mondi totalmente differenti, oltrepassare quel confine era un impresa ardua. Alice la rossa al improvviso si trovò in mezzo ad una strada che per mantenersi e far crescere quel moccioso faceva la puttana nella speranza che il compagno riesca a farla entrare ad Est. Brutta Storia, anche se sinceramente la cosa mi importava poco, io dovevo portare a termine ciò che dovevo portare a termine e poi per incanto, mi venne una grandiosa idea Azzarola!!!! Avevo trovato la soluzione, fu un miracolo, a volte mi meraviglio di me stesso, sarà forse aver vissuto una parte della mia vita con i frati che forse ti ingegna, una ne penso e cento ne faccio ma come ho sempre fatto in tutta la mia esistenza. Sarebbe stata una missione ardua, le missioni ardue riesco sempre a superarle, sarà solo fortuna o magari un mix di astuzia, scaltrezza, intelligenza (grazie agli scacchi) strategia, e anche un pizzico di buona sorte. Facendomi credere dalla rossa un bravo samaritano che aiuta i bisognosi, convinco la donna che avrei fatto un gesto a fin di bene, l’avrei portata ad Est dal compagno, lei rimase un attimo senza dire una parola, vedevo i suoi occhi che diventavano lucidi, tentava di trattenersi, poi non ce la fece più e scoppiò a piangere e mi abbracciò. Azz!!! Quanto mi danno fastidio gli abbracci di chi ti ringrazia ma non potevo non accettare il suo abbraccio, mi serviva lei e quel moccioso bastardo del figlioletto, dovevo attraversare ad ogni costo il confine ad Est, e quella donna e il piccolo erano la mia unica ancora di salvataggio nel mare tempestoso di questo mondo crudele. Il piano era abbastanza semplice, avevo l’ambulanza finta sfruttavo la donna e il bambino per attraversare l’Ovest verso Est, portavo la donna dal suo compagno ad Est, e poi io verso Francoforte del Oder. Per il piano avevo bisogno di una purga, l’olio di ricino era perfetto, poi un lettino e del formaggio avariato. Caro Mario, quel lungo abbraccio per una volta mi ha fatto diventare come Santo Antonio o magari San Francesco, bello sentirsi come un Santo anche se non lo sono mai stato…un Santo.

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Buon Weekend a voi tutti,buoni,belli,brutti e cattivi.

Prviet

 

 
 
 

42░Puntata

Post n°295 pubblicato il 26 Maggio 2017 da sols.kjaer
Foto di sols.kjaer

“Ecco arrivato il pane con lo zucchero e le audiocassette, addirittura da 240 minuti, bene.
Pane ben caldo croccante al punto giusto e il vino ben fresco.
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Caro Mario, metti il nastro e ripartiamo, dove eravamo rimasti? Già... il braccio in una specie di congelatore in un paese sperduto della Svizzera interna.
Sei pronto?”
“Sig.Sols, qui è pronto, appena mi da il via pigio il tastino.”
“Vai!!”
“3...2...1...Via!!
“Rimisi il tutto com'era, e con estrema cautela me ne andai dalla casa dei cannibali, non dalla porta principale, all'ingresso c'erano due individui che se la raccontavano, non potevo stare ad aspettare che finissero il loro zabettare.
Decisi di uscire da una porta secondaria che andava su di un parcheggio interno, senza dimenticare che in Svizzera è d'obbligo in un comprensorio di abitazioni di creare un rifugio antiatomico,  per via delle centrali nucleari presenti in Svizzera, in caso di necessità di emergenza tutti i cittadini devono andare sotto terra al rifugio, lì ce ne era uno, poteva contenere sulle 50 persone circa.
Come in Svizzera c'è in ogni condominio il locale lavanderia, dove gli inquilini possono lavare lì i loro panni e stenderli, la lavatrice è in uso per chiunque, ovvio ognuno ha il suo turno di lavaggio.
Non potevo non andarmene senza un souvenir, su di uno stendino c'era un cappellino appeso da una molletta,  mi piaceva troppo, mi guardava, non potevo lasciarlo lì, e poi era solo un prestito, un domani lo avrei riportato, chissà, forse.
Lo presi e mi coprì il capo, c'era un solo piccolo problema, quello di scavalcare una recinzione in ferro abbastanza alta, la cosa non mi preoccupava, l'importante e non farsi vedere, e poi il cappellino serviva per quello, ahhh... come stavo da Dio con quel cappellino.
Fuori pericolo, sarebbe stato meglio andarsene da quel paese del menga, andai a ricompattare i soci, erano persi tra i vicoli di quel piccolo quartiere di  Egerkingen, il muso giallo era ben controllato dai miei soci.
Tutti pronti, era meglio svignarsela, e poi per Francoforte non mancava così tanto, circa 400 km,bisognava superare l'ultima dogana di confine, quella vicino alla foresta nera tedesca, passare poi per Friburgo di Brisgovia, Karlsruhe, Darmstadt e come ultima tappa Francoforte, lì avrei consegnato il dipinto e intascato i quattrini.
Comunque il fascino della Foresta Nera e sublime, era un luogo incantato del sud della Germania, diciamo che lo è ancora oggi, fatta di un immensa vegetazione di alberi secolari e altissimi, accompagnata dalle rive del fiume Reno, confina con la fine della Svizzera del nord con l'ingresso alla Germania e uno spicchio di Austria, diciamo il triangolo del centro Europa con una possibilità di raggiungere anche il paradiso fiscale del Liechtenstein, dall'utile al dilettevole.
La Foresta Nera si trova nella regione del Baden Wurttemberg.
Sulla Foresta Nera ci sono antiche leggende, tra cui quella di un taglialegna, si chiamava Johann, era uno di poche parole, viveva da solo in un piccolo scantinato alla periferia di Monaco e quando non andava a lavorare nel bosco prevalentemente nelle stagioni alternate autunno e primavera, scriveva note musicali ai passanti, piccoli stornelli, difatti era soprannominato Johann il musichiere. 
La leggenda racconta che alcuni secoli fa in autunno un gruppo di sei uomini andò a tagliare un gigantesco albero secolare, per buttarne giù uno e tagliarlo in tanti pezzi ci volevano almeno tre mesi di duro lavoro.
Ogni tronco di albero era grande quanto una piccola cittadina, solo per buttarlo giù si lavorava  a turno notte e giorno e in quel periodo in quella foresta si sentiva un continuo tintinnio per chilometri e chilometri.
Quando tentavano di tagliarlo con gigantesche lame la terra tremava che provocava scossoni sul terreno fino alla costa del mare del nord.
Una mattina dei primi di ottobre il tutto proseguiva come ogni giorno fino a quando dal gigantesco albero dai rami iniziarono a crescere strani fiori di ogni colore e forma. I sei taglialegna rimasero allibiti nel vedere quel grande albero trasformarsi da rami secchi del giorno precedente  in rami fioriti la mattina seguente.
Iniziarono a farsi strani pensieri, e ne discuterono pure tra loro, il solo Johann la cosa non destò curiosità, per lui bastava buttare giù l'albero nel breve tempo possibile e la cosa sarebbe scomparsa così come quando è iniziata.
Al terzo giorno di lavori il gigantesco albero continuava a vedersi sempre più pieno di rami e con sempre più fiori di varietà di colori mai visti fino ad allora.
Alcuni taglialegna decisero di lasciare quell'albero perchè secondo loro in quella zona era in atto una maledizione che li avrebbe sommersi di rami, invece il solo Johann decise di rimanere lì a concludere il lavoro anche da solo.
E da solitario il povero Johann continuò il suo lavoro, giorni e giorni preso a segare il gigantesco tronco, già pensava ai suoi benefici economici, si era messo in testa che se finiva da solo il lavoro di sei persone avrebbe avuto da guadagnarci non solo la sua parte ma anche quella degli altri cinque.
Nel frattempo i rami crescevano sempre di più ma il povero Johann continuava a non farci caso.
La felicità Johann la esprimeva canticchiando, in quel bosco si sentiva solo la sua voce e quella della sua sega, componeva anche dei brani musicali con la sega e la sua voce, delle dolci note che rasserenavano quel buio e tetro bosco.
Una mattina comparve un gufo che si posò sopra il primo ramo colorato di quell'immenso albero e si mise a scrutare Johann che imperterrito proseguiva con la sua missione, fino a quando una voce non lo chiamò, era il gufo che chiamava il taglialegna.
In un primo momento rimase un po' sorpreso il povero Johann ma poi non ci fece caso che parlava con un gufo, con il passare dei giorni arrivarono altri abitanti di quel bosco, chiamati da un continuo passa parola tra gli animali di quello strano luogo.
Porca la miseria, non c'era più spazio in quel piccolo angolo della foresta, tutti spettatori divertiti di quello strano omino che cantava e tagliava un albero senza riuscire neanche a scalfirlo.
L'albero non vedeva più crescere attorno a se i rami con i fiori colorati, anzi si divertiva nel sentire il solletico che gli procurava il taglialegna.
Johann sembrava che vivesse in uno strano mondo e non se ne rese mai conto, lui era convinto di tagliare il tronco senza rendersi conto che l'albero continuava a stare sempre meglio.
Passarono i mesi fino a quando arrivarono gli altri cinque taglialegna per vedere se il povero Johann avesse cambiato idea. Niente di tutto ciò, i loro occhi videro che costruì una casa sul gigantesco albero, e dai fiori colorati ci costruì una stradina colorata per raggiungere quella casetta, non volle più tornare in paese, decise di rimanere nel bosco insieme ai suoi nuovi amici animali.
Al ritorno a Monaco i cinque taglialegna raccontarono ciò che videro ma in pochi credettero alle loro parole, in molti sospettarono che il povero Johann fu eliminato dagli altri e fatto sparire, per questo la chiamarono la foresta nera, anche se ancora oggi alcune persone sentono nel sopraggiungere del tramonto spinto da una leggere brezza uno strana musica come se provenisse da luoghi lontanissimi.
Non è mai detto che se uno non lo si trova più e perchè viene fatto sparire,  a volte ogni singolo individuo decide di scomparire per sua scelta, può darsi che quel taglialegna abbia preso la decisione di sparire, di cambiare vita, lasciandosi alle spalle la propria esistenza, c'è chi lo fa per nuove emozioni, chi lo fa perchè la vita attuale non gli piace più, c'è chi lo fa perchè ama cambiare di continuo, c'è chi lo fa per amore.
Non sempre la nostra mente fa ciò che il cuore vuole, sono due entità diverse, non sempre sono collegati e non sempre sono amici, a volte cuore e mente si fanno i dispetti a vicenda, penso alla canzone cantata dalla figlia di Serge Gainsbourg “Uno parte e l'altro resta” diciamo la metafora del cuore e della mente.

Si sono dimenticati delle loro promesse?

Almeno ridere, almeno muoversi,

i grandi amori non hanno più destinazione

quando uno se ne va l'altro resta.

Non è un gioco per la gioventù?

Non è il passato che non lascia nulla?

I grandi amori sono in difficoltà

finchè uno se ne va l'altro resta.

Resta a casa tua

Invecchia senza di me

Non mi chiamare più

Eliminami

Distruggi le mie lettere

e resta là

Domani...forse

ritornerai...

Gesto di amore e di tenerezza

questi due uccelli in stato di ebrezza

i grandi amori non hanno più destinazione

quando uno se ne va l'altro resta.

Sono i dolori che vi feriscono?

Sulla scia degli errori

I grandi amori sono in difficoltà

finchè uno se ne va l'altro resta.

Dal triste addio

alle illusioni

se è un gioco

Ridammi le mie lettere

e resta la

Domani...forse

ritornerai...

Non dovrebbero dimenticarsi le loro promesse

Si scriveranno agli stessi indirizzi

I grandi amori si riconoscono

quando uno se ne va l'altro resta.

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Buon Week End e fate i bravi.
Prviet.

 
 
 
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Data di creazione: 06/06/2012
 

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1-Viaggio senza Bagagli

2-Dio uno di Noi

3-La Califfa

4-Ridevi

5-D'amore si muore

6-Metti una sera a cena

7-Chi Mai

8-Questa specie d'amore

9-Immagini del tempo