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Post n°611 pubblicato il 13 Luglio 2010 da manonsolospine
C'è stata "un'associazione importante, coerente e significativa, tra esposizione residenziale alle strutture di Radio Vaticana ed eccesso di rischio di malattia per leucemia e linfomi nei bambini". All'incremento di questo rischio potrebbero aver "plausibilmente contribuito" anche le strutture di Maritele, sia pure "in modo limitato e additivo". Sono queste alcune delle conclusioni cui è giunta la perizia firmata dal professor Andrea Micheli e affidata in sede di incidente probatorio dal gip Zaira Secchi cinque anni fa perché si accertasse l'eventuale nesso di causalità tra le onde elettromagnetiche emesse dalle antenne di Radio Vaticana, a Cesano, e quelle del quartier generale della Marina militare, in localià La Storta. |
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Post n°610 pubblicato il 26 Giugno 2010 da manonsolospine
Nell'indagine di Trani Innocenzi è accusato di favoreggiamento personale. Fu intercettato anche con il direttore di Raifiction Agostino Saccà S’è dimesso Giancarlo Innocenzi, il componente dell’Agcom al quale Silvio Berlusconi telefonava, più volte al giorno, chiedendo di “aprire il fuoco” su Annozero. Il premier premeva: la trasmissione condotta da Michele Santoro doveva essere “chiusa”. La Guardia di Finanza, però, intercettava. E la procura di Trani indagava. E nero su bianco, negli atti d’indagine, veniva trascritto il conflitto d’interessi che opprime il Paese e il sistema dell’informazione: Innocenzi, indagato per favoreggiamento dalla procura di Trani, doveva garantire lo Stato, doveva servire il bene pubblico. Al telefono, invece, rispondeva asservito agli ordini di Berlusconi. In un contesto che il direttore generale della Rai, Mauro Masi, assimilò allo Zimbawe. Oggi che Innocenzi s’è dimesso c’è da chiedersi perché abbia lasciato il suo posto. La risposta è semplice: il 12 marzo, il Fatto Quotidiano, pubblicò in esclusiva i contenuti dell’inchiesta di Trani. I lettori hanno saputo quello che accadeva nell’Agcom e nella Rai. E non soltanto loro. Da quel momento nessuno ha potuto, anche volendo, ignorare la notizia. Neanche l’Agcom che, dopo la pubblicazione della notizia, ha dovuto aprire un’istruttoria per verificare le violazioni del Codice etico. Innocenzi, intanto, nel suo ufficio e nei lavori della ‘Authority s’è visto poco e niente. Che fosse un persona molto vicina a Berlusconi, però, si sapeva già da tempo: era stato sottosegretario alle Comunicazioni tra il 2001 e il 2005. Che il suo approccio con la Rai, e Berlusconi, fosse di fedeltà nei confronti del premier, era altrettanto noto: nel 2008 Innocenzi fu intercettato mentre parlava con Agostino Saccà, il responsabile di Rai Fiction. Nelle conversazioni si discuteva di favorire la crisi del governo Prodi. Come? Si poteva far lavorare, in qualche fiction, la mogli di un deputato del centrosinistra, Willer Bordon con lo scopo di sottrare il suo appoggio alla maggioranza. La moglie di Bordon non recitò poi in nessuna fiction. Ma l’atteggiamento di Innocenzi restò impresso nelle bobine delle intercettazioni. Eppure: Innocenzi è rimasto al suo posto, come commissario dell’Agcom, fino a questa mattina. Per dimettersi ha aspettato anche troppo, ma comunque, oggi, possiamo prendere nota del suo passo. Tre mesi nei quali ha continuato a guadagnare il suo ricco stipendio – parliamo di 397mila euro l’anno, per sette anni, pagati per garantire l’indipendenza dell’Agcom – senza neanche partecipare alle riunioni. Il Fatto Quotidiano, per quella pubblicazione – si trattava di notizie ancora riservate – è stato perquisito e tuttora il suo cronista è indagato dalla procura di Trani. Se il ddl sulle intercettazioni fosse già stato approvato, Innocenzi probabilmente sarebbe ancora al suo posto, perché nessuno avrebbe potuto pubblicare quella notizia fino alla fine delle indagini preliminari. Indagini che non si sono ancora concluse e che, in teoria, possono durare due anni. Nessuno avrebbe saputo, l’opinione pubblica non avrebbe potuto contestare nulla, Berlusconi avrebbe potuto continuare a telefonare a Innocenzi, per chiudere Annozero, e chissà come sarebbe andata a finire. Questo è il vero obiettivo della legge bavaglio: imbavagliare qualsiasi tipo di protesta, di reazione, di consapevolezza dell’opnione pubblica. È per questo che – legge bavaglio o no – continueremo a fare il nostro dovere: pubblicare le notizie. Anche se dovessero essere riservate e coperte dal segreto istruttorio. Ler dimissioni di Innocenzi, considerato il contesto descritto dall’indagine del pm Michele Ruggiero sulla Rai e sull’Agcom, sono forse troppo poco. Ma sono pur sempre qualcosa. E sono arrivate perchè, quelle notizie, ve le abbiamo raccontate senza veli e censure. |
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Post n°609 pubblicato il 26 Giugno 2010 da manonsolospine
Il budget per il ministero del Turismo inizialmente era stato fissato a 642.960 euro. Ha speso 15,5miloni di euro. Tra questi 8,6 per il portale italia.it È l’anno del turismo. Almeno per la Presidenza del Consiglio dei ministri che, nei mesi della crisi finanziaria internazionale, ha deciso l’8 maggio 2009 di creare un ministero ad hoc, farlo gestire a Michela Vittoria Brambilla, e rivedere le proprie previsioni di spesa: dagli iniziali 642.960 euro fissati con Tremonti, ai 15 milioni e mezzo finali, con un aumento di 14.892.052. Un vero e proprio successo per un ministro “senza portafoglio”. Tra le voci più interessanti per il solo “funzionamento” ci sono i 378.360 euro spesi per il solo trasporto in Italia e all’estero del ministro e dei responsabili del dicastero da maggio a dicembre (già più di metà del budget iniziale complessivo, e quattro volte gli 88.360 euro previsti), i 3 milioni di euro per “iniziative di rilancio dell’immagine dell’Italia” e i 2 milioni e 900mila susseguenti per la “struttura di missione per il rilancio dell’immagine dell’Italia”. A questi si aggiungono i 75mila euro per il funzionamento “della segreteria permanente del comitato mondiale per l’etica del turismo”, i 72.652,93 euro per uffici e interpreti, i 22mila euro per le “spese di rappresentanza” e gli 85mila per “esperti e incarichi speciali, ivi comprese le indennità e il rimborso spese di trasporto”. |
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Post n°608 pubblicato il 26 Giugno 2010 da manonsolospine
MEOLO. Costretti ad andare via dall’albergo, che avevano regolarmente prenotato, in quanto apostrofati come indesiderati. Il tutto solo perché neri. E’ quanto capitato a tre giovani operai senegalesi, tutti regolari e in Italia ormai da una decina di anni. L’episodio è accaduto nella zona di Meolo, i tre operai hanno presentato denuncia ai carabinieri. La vicenda si è consumata mercoledì. |
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Post n°607 pubblicato il 20 Giugno 2010 da manonsolospine
Dunque, si può. Berlusconi può essere fermato, può essere costretto a precipitose ritirate. La sua ambizione cesaristica e il progetto post-costituzionale che l'accompagna si possono costringere nel solco dei principi costituzionali (del loro rispetto). È la buona notizia di questa storia della legge contro le intercettazioni (purtroppo ce n'è anche una cattiva) e vale la pena ragionarci su perché il congelamento (sine die?) di una legge liberticida e criminogena indica in modo scintillante un paio di cose non trascurabili o che molti hanno trascurato e trascurano ancora oggi. Berlusconi non è il nostro Destino. Non è il Fato cui dobbiamo inchinarci, rassegnati, disposti a sopportare tutto, silenziosi perché travolti dalla "rassicurante frustrazione" di chi è stato espropriato finanche della capacità espressiva per rappresentare il proprio disagio. In questa occasione, un'opinione pubblica critica, ampi settori del mondo dell'informazione - questo giornale e i suoi lettori in testa - , segmenti non irrilevanti della maggioranza, qualche presidio istituzionale e addirittura un'opposizione che ritrova le ragioni del suo esistere hanno trovato la forza di obbiettare il proprio dissenso sentendo come un sopruso quella legge. |
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