Fermati: respira, guarda, ascolta, tocca, annusa, assaggia, godi, pensa. Ma fallo ora, domani sarà troppo tardi
Alice
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Post n°62 pubblicato il 25 Maggio 2012 da io.sottosopra
Appoggiata ad una roccia, Ninfea guardava in basso, riflessa nell'acqua verdastra del piccolo stagno. Un tempo le piaceva vedersi risplendere bianca, unica regina di quel luogo addormentato. Quante belle illusioni, favole, bugie, per non ammettere di essere sola! Si diceva fortunata di galleggiare sopra acque torbide, che non solo le impedivano di vedere gli orrori presenti sul fondo, ma che le permettevano di diffondere la sua immagine ovunque, trasportata dalla corrente. Tutti potranno conoscermi per ciò che sono, vedranno il mio candore disarmante, lo splendore dei miei petali, la perfezione delle mie forme, sentiranno il mio profumo inebriante. Io non dovrò fare proprio nulla, potrò restare ferma qui. Saranno loro a cercare me e non potranno fare a meno d’innamorarsi…. Ma solo i rospi irrispettosi ed invadenti, ciechi e goffi, tra un balzo e l’altro, si trovavano a saltarle sopra, per caso, solo perché lei era lì, unico appoggio tra il tronco abbattuto e la roccia di tufo. Ed ogni giorno Ninfea ne usciva un po’ sciupata e delusa. Sempre sola. Finché venne un temporale che spazzò via tutto; una nuova sorgente fece capolino vicino al tronco abbattuto e le acque iniziarono ad essere sempre più limpide. Ninfea ne era turbata. Non poteva e non voleva più guardare in basso, delusa di non vedersi più riflessa, impaurita per ciò che il fondale avrebbe potuto rivelarle. Ma incuriosita da un movimento buffo e colorato sotto di lei, vinse la paura e cercò di osservare meglio cosa stava accadendo in quel regno sommerso, fino ad allora sconosciuto e creduto inanimato. Una piccola tartaruga d’acqua dolce stava nuotando allegramente, proprio sotto di lei, esattamente intorno al suo stelo, evitando attentamente di urtarla. Incomprensibilmente stregata, Ninfea si sporse ancora un po’ per guardarla meglio. Era buffa, carina e la fissava con dolcezza. Salì in superficie e le sorrise. – Felice finalmente di vederti - e bacio’ i suoi petali uno ad uno delicatamente. – Tu forse non lo sai, ma noi ci conosciamo da sempre. Sei tu, là sotto il mio riferimento, tu che non mi lasci mai solo. Io non ti vedo, non posso ammirare la tua bellezza, ma so che ci sei, sempre. E per questo mi sono preso cura di te, delle tue radici, del tuo stelo delicato. Ti ho difeso da pesci voraci e da insetti fastidiosi. Per questo continui ad essere viva e bella, per tutto ciò …io ti amo ! – Ninfea arrossì violentemente, per quanto possa arrossire un fiore bianco. – Ma come è possibile… Tu non hai mai potuto vedere la mia bellezza, non ti ha attratto il mio profumo… e dunque? – - Laggiù, dove vivo non si possono sentire profumi, non si possono ascoltare le voci, le forme e i colori non sono poi così chiari. Ma credimi, nell’acqua si vedono e si capiscono cose come in nessun altro posto al mondo. Dal fondo dello stagno io ho visto le tue foglie verdi crescere, soffrire, appassire. Senza saperlo, mi hai mostrato il tuo lato nascosto, la tua nudità, io ho potuto capire la tua vulnerabilità, la tua solitudine, il tuo io più profondo. E questo vale più di mille colori e profumi. Vorrei poter farti provare, vorrei averti per sempre laggiù con me. Sconcertata e felice per un mondo che aveva da sempre cercato in superficie e sopra a cui, ignara aveva vissuto, ma che nessuno le aveva mai offerto, Ninfea si scoprì a dire – Portami con te - E la tartaruga si tuffò nell’acqua ancora una volta e dolcemente, come con un aquilone, attirò a sé la ninfea che si lasciò scivolare, fiduciosa e innamorata, nel suo nuovo paradiso sommerso. (Alice innamorata)
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