Un blog creato da Azzurro_Blu il 28/01/2008

Azzurroblu

Poesia Pensieri Parole in libertà

 
 
 
 
 
 

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PICCOLO DIZIONARIO REGGIANO

Alcuni termini dialettali sono spesso utilizzati in questo blog. Ecco un piccolo dizionario per una più immediata comprensione del testo:

- Bimblòn = fannullone. Spesso utilizzato anche come sinonimo di sempliciotto, tatone, susinone.
-
Nani = piccina, tesorino, termine affettuoso utilizzato dalle nonne.
- Nèsi = sempliciotto, cretino... termine meno affettuoso del primo.
- Pita = tacchino. Questo termine si usa soprattutto nell'espressione "Fèr la pita" (traducibile più o meno con "fare l'oca") quando si vuole indicare un essere femminile particolarmente petulante e poco sveglio. Curiosamente anche l'aquila raffigurata sull'asso di denari delle carte da briscola piacentine è denominata "La pita".
- Rezdòra o Resdora (italianizzato) = donna di casa, "reggitrice" della dimora e signora dei fornelli... insomma: quella che comanda!

Se volete allenarvi nella pronuncia potete seguire anche qualche lezione on line.

 
 
 
 
 
 
 

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Bonnie & Clyde

Post n°78 pubblicato il 27 Febbraio 2009 da Azzurro_Blu
 
Foto di Azzurro_Blu

Bonnie è pazza come un cavalllo e si trascina al guinzaglio un compare più muto di un pesce e con lo stesso sguardo.
Bonnie sa cosa fare, è lei che gestisce tutto, non vuole testimoni, nessuno deve sapere!
Nemmeno quei farabutti dell’Enel e dell’Enia… e infatti si è fatta staccare il gas, la luce e l’acqua.
Nemmeno quell’impicciona dell’Inps deve permettersi di curiosare nei fatti suoi né, tantomeno, quegli schifosi dei servizi sociali che vorrebbero sottoporla a trattamento sanitario.
Bonnie non ha bisogno di niente. Sta benissimo e ha un Clyde – Oh! Povero, stupido e inetto Clyde! – a cui pensare. Cosa farebbe senza di lei?
Bonnie è furba e si guada alle spalle.
Gira sempre con la valigetta dei documenti, nessuno potrà manometterli.
Bonnie sa il fatto suo e, a suo modo, ha studiato la legge. Non tentare di convincerla o ti metterà alle strette ai sensi dell’articolo 134 bis.
Quando capita Clyde lavora, taciturno come sempre. China il capo e fa quello che gli chiedono di fare.
Ma Bonnie vigila. Bonnie non si fa fregare.
Lo controlla, gli telefona, lo segue e, all’occorrenza, lo fa anche licenziare.
Bonnie è astuta come una volpe, è lei che ha il controllo di tutta l’operazione.
Ma attenta, Bonnie! Se non ti fai curare il giorno che Clyde dovesse svegliarsi dal suo torpore e decidesse di tirarti qualcosa in testa, tutti lo giustificherebbero in deroga all’articolo 134 bis.

 
 
 

Sangue freddo

Post n°77 pubblicato il 20 Febbraio 2009 da Azzurro_Blu
 
Foto di Azzurro_Blu



Rettile


se stacco la coda
dell’occhio
un dolore si agita
muto e impotente
il manto oscilla
al lume del tramonto
un sovrano silenzio
su tutto il mio petto
dimentica asciutto
l'improvviso contrasto
sfumano solitari
i contorni dei monti


 



Rita Sandro



 


N.B. In collaborazione con i blog Assurdismo e Scambi emozionali.

 
 
 

Come in un videoclip

Post n°76 pubblicato il 06 Febbraio 2009 da Azzurro_Blu
 
Foto di Azzurro_Blu


Mi sveglio, mi guardo allo specchio e con orrore mi si manifesta sempre un clone mal riuscito di Robert Smith (il cantante dei Cure). Allora anch’io quasi quasi preferirei rinchiudermi nell’armadio e scivolare giù per una scogliera piuttosto che andare a lavorare!

Vorrei almeno ricavare qualche piacevole nota pizzicando i denti del pettine ma nel mio bagno, alle ore 7:00 AM, proprio non risuona alcuna melodia… al massimo qualcosa scroscia, sciacqua o sciacquona.

Provo a parlare e forse Sid Vicious alle prese con “My Way” risulterebbe di gran lunga più gradevole di me.

Ok, diamoci una mossa, altrementi si arriva in ritardo anche oggi!

Ma ci sono ancora i Beastie Boys da svegliare e l’impresa non è certo delle più facili.

Mia figlia, detta Rallenty, al mattino ha la reattività di un bradipo con l’artrite e mio figlio, detto Twister, ha la stessa potenza devastatrice dei film catastrofici degli anni ’80.

Dopo aver arginato alluvioni in bagno, scongiurato devastazioni e incendi in cucina, salvato arredi e suppellettili varie, finalmente riesco a domare il minipimer con la forza distruttrice di venti braccia sigillandolo a doppio giro di sciarpa all’interno della giacca a vento.

Forsennatamente prendo la borsa, il telefono, le chiavi, il figlio e quale novella Jena Plissken in fuga da New York mi appresto all’ennesima corsa contro il tempo… ma un gemito mi raggiunge dal primo piano: “Mamma!!! Non trovo le calze!!!”… ed ogni sogno di puntualità viene definitivamente infranto.

GASP! ‘AZ! SGRUNT! SNORT!

*#!!@§##!!!

GULP!

PANT PANT… finalmente tutti in macchina!

Siamo proprio un dinamico trio!

All’erta e pieni di brio raggiungiamo la scuola.

La maestra, camicia di seta, cappello di volpe, sorriso d’atleta, si mostra sempre allegra e accogliente.

Con un sospiro di sollievo e infinita gratitudine le sgancio i figli.

Ma quando la porta si chiude dietro alle mie spalle ho sempre paura che tutto si deformi orriblimente come in “Black Hole Sun” dei Soundgarden… vabbè… speriamo bene!!!

Con scatto felino ed abile mossa raggiungo l’auto, finalmente libera di rilassarmi, prepararmi per la giornata che mi aspetta, accendere la radio per ascoltare un po’ di musica… “Lunga e diritta correva strada…” …Guccini menagramo! Ma non potevi startene fermo all’autogrill?!!

 
 
 

Stufati

Post n°75 pubblicato il 03 Febbraio 2009 da Azzurro_Blu
 
Foto di Azzurro_Blu

 

Antipasti indigesti

 

ho un portachiavi aperto
su una fuga che brilla
di incorporalità
ombre sul tuo volto
arcigno ed etereo
crudelmente immobile
sulla soglia
sul mestolo pieno
trasferisco impressioni
che cattive gocciolano
su silenzi di piatti vuoti
e fragili bicchieri
ricolmi d’indifferenza
solo urla dai tini fumanti
solidarietà di mosti
non-vini in attesa
di un gesto di conforto
inutilmente servito
a temperatura ambiente

 

Sandro Rita

 




A quattro mani con Assurdismo e Scambi emozionali.




N.B. Immagine di Bilaki -
www.mondopiccoloimmagini.it

 
 
 

Al tèimp ed guèra

Post n°74 pubblicato il 29 Gennaio 2009 da Azzurro_Blu
 
Foto di Azzurro_Blu


Chèra la mē putèina,
da chi in drē
as fêva con pōch,
a se stêva pràn mēl!


Al tèimp ed guèra,
a dîşen i vèch,
a gh’era Pippo
in’t l’aparèch,


a gh’eren i tedèsch
c’at dêven al raus
e gli americàn
cm’ al michi maus,


a gh’eren i fasista
cm’al podestà
e gh’eren i rōss
co’ i sō partigiàn.


A se stêva in cà,
gh’era pōch da scherşêr,
fnèstri sarēdi,
as prîva gnân parlêr


e sèinsa tanti bāli
as’ ciapêva cōl cal gh’era,
a gh’ vrîva la tessera
par tōr la spesa.


Mò nàni, carèina,
as pōl mìa imaginèr
in c’la vèta chè
cōl ch’ j’om pasè…

 


…e se quel giorno
un amico
non ti avesse strappato dal treno
non sarei che un pensiero
sospeso nel cielo sereno.

 

 

 


Traduttore simultaneo:
Cara la mia bambina, tanti anni fa ci si doveva accontentare, si stava molto peggio! Durante la guerra, dicono i vecchi, c’era Pippo nell’aereo, c’erano i tedeschi che ti davano il “raus”* e gli americani con il Mickey Mouse, c’erano i fascisti con il podestà, c’erano i rossi con i loro partigiani. Si stava in casa e c’era poco da scherzare, finestre chiuse, non si poteva neanche parlare e senza tante storie ci si accontentava di quello che c’era, ci voleva la tessera per fare la spesa. Ma piccina mia, carina, non ci si può davvero immaginare quello che abbiamo passato in questa vita…

 

* “At dāg al raus” = “Ti do il raus”, espressione rimasta nel dialetto reggiano con il significato di “Ti sgrido”, “Ti mando via sgridandoti”, “Attento che le prendi!”

 
 
 

Regali

Post n°73 pubblicato il 07 Gennaio 2009 da Azzurro_Blu
 
Foto di Azzurro_Blu

Ci sono storie che la Bassa ti porta e che neanche ti sembrano vere.

Eppure le hai vissute e sono reali, ma le spesse nebbie che si spandono curiose durante la notte ce le fanno ritrovare al mattino velate di brina… e ti pare quasi di averle sognate…

Fu così che quell’inverno mi ritrovai nel bel mezzo di una tormenta di neve.

Non avevo mai visto niente di simile dalle mie parti.

Quando uscii dall’ufficio la luce dei lampioni rivestiva ogni cosa di un’aura giallognola. Tutto all’intorno era fermo e silenzioso. Solo neve spazzata dal vento.

Ti sentivi quasi catapultato in un’atmosfera ottocentesca e ti aspettavi, da un momento all’altro, di vederti spuntare da dietro l’angolo un qualsiasi Oliver Twist o Piccolo Lord o il ghigno di Mister Scrooge (l’avaro redento nel Canto di Natale di dickensiana memoria).

Arrivai all’auto e rimasi piuttosto sorpresa nel ritrovarla ancora nel posto in cui l’avevo lasciata al mattino. Cercando di mantenere la calma mi avviai verso casa.

La paura di scivolare giù dall’argine (una lunga strada rialzata che costeggia sinuosa il corso del Po) mi fece propendere per una delle tante e famigerate “strade basse” che intessono la pianura padana.

Quelle strade di campagna che, se le conosci perfettamente, magari ti consentono di arrivare a destinazione impiegando il doppio del tempo ma con il sicuro vantaggio di evitare file e incolonnamenti, ma che, se le imbrocchi di traverso,  sono capaci di portarti in mondi paralleli fatti di campi e campi e campi… Quelle infinite linee piatte, tutte cielo con sotto un filo di orizzonte, di solito prive di qualsiasi forma di indicazione e immancabilmente punteggiate da rinomate bettole e solenni osteriole.

Insomma, mi trovavo lì, sospesa in un tempo e uno spazio indefiniti e indefinibili, sferzata dal vento e da una fittissima neve, con la prima innestata da secoli e con le ruote rullanti senza presa sull’asfalto ghiacciato.

Avevo percorso quella strada milioni di volte, tanto che iniziai a contare le curve che mi separavano da casa: una… due… tre… quattro… o forse tre?... e se fossi già alla cinque?... ma no, dev’essere la quattro per forza!... o la tre?

In breve: persi del tutto l’orientamento e, tra il buio, il vento, la neve, i campi e i fossi tutti uguali, mi assalì il terrore di aver tirato dritto ad una delle famose curve, andandomi ad infilare in chissà quale maledetta via secondaria.

E adesso, cosa faccio?

Proseguo?

Ma per andare a finire dove?

Telefono e chiedo aiuto?

Ma se non so neanche spiegare dove sono!

Mi fermo e aspetto che passi qualcuno?

Geniale! In questo modo potrei rimanere ibernata per millenni per poi essere rinvenuta dai posteri perfettamente conservata nel ghiaccio!

Provvidenza volle che, mentre ero assorta in queste considerazioni, due luci mi apparissero nella tormenta: erano due lampioni… erano due lampioni fissati a due pilastri… era l’ingresso di una casa!

Senza pensarci due volte decisi di rifugiarmi in quel cortile.

Mi aprì la porta una signora anziana. Superato l’iniziale stupore, mi fece accomodare in soggiorno.

Le spiegai chi ero fornendo le generalità dei miei nonni (che sono sempre un ottimo biglietto da visita in circostanze come queste) e rossa di vergogna fui costretta a chiederle dove mi trovavo.

Per la tormenta in corso la luce andava e veniva… ed andavano e venivano anche i figli della signora, impegnati, quella sera come tutte le altre trecentosessantaquattro dell’anno, a governare le vacche.

Ero finita, infatti, in una delle tante tenute agricole che ancora resistono all’assalto del cemento e della metalmeccanica, con la tipica casa padronale, il fienile e la stalla ricolma di bestie.

Dopo molti tentativi finalmente riuscii a contattare mio marito che mi disse di non muovermi (onde evitare altri naufragi!) e che sarebbe venuto prendermi.

Trascorse allora un tempo interminabile fatto di chiacchiere a lume di candela, di nuore affaccendate e bimbi gioiosi, di uomini ricoperti di neve che rincasavano dal lavoro, di imposte scosse dal vento… insomma, mi sentivo protagonista in un film di Ermanno Olmi…

Dopo aver soccorso alcuni cinesi scivolati nel fosso con l’auto, finalmente mio marito arrivò… con mia grande delusione non portava né baffoni né tabarro, né lanterna né galosce e, a malavoglia, fui costretta a scendere dall’albero degli zoccoli per tornarmene a casa.

Ma come succede nelle migliori novelle a lieto fine: colpo di scena!

Due piatti in più apparvero sulla tavola imbandita e con inviti affettuosi e genuini fummo costretti a rimanere per la cena.

Così quella sera persone perfettamente sconosciute mi diventarono care e ricorderò per sempre la loro gentile ospitalità.

Nel salutarci la signora esclamò con sagacia: “Mò veh, quest’anno cosa ci ha portato Santa Lucia!”.*

Era il tredici dicembre del 2001.



* Dalle mie parti la festa di Santa Lucia è molto attesa (“La notte di Santa Lucia è la più lunga che ci sia!” dicono le nonne) perché in barba al collega San Nicola (per gli amici anglosassoni “Santa Claus”, inspiegabilmente tradotto in Italia come “Babbo Natale”) è lei che porta i doni a tutti i bambini.




N.B. Foto di Concari -
www.mondopiccoloimmagini.it

 
 
 

La Gina (prima puntata)

Post n°72 pubblicato il 23 Dicembre 2008 da Azzurro_Blu
 
Foto di Azzurro_Blu

Con una spallata il pompiere fece cedere la porta.

- Mamma! Mamma! - grida Paola disperata.

- Ma qui non c’è nessuno, signora! - esclama il pompiere dopo un rapido sopralluogo.

- Ma dove può essere finita?! Non è da lei, così precisa, così abitudinaria!!!

- Eh, signora! L’età può fare brutti scherzi… meglio avvertire i carabinieri… magari le è partita qualche coordinata nel cervello e non riesce più a tornare a casa!

- No! Non può essere! Mia madre è sempre stata così lucida e autonoma! Speriamo che non le sia successo niente!

In quel momento squilla il telefono di casa.

Paola disperata solleva la cornetta senza riuscire a dire niente da tanto le batte il cuore.

- Gina? Gina?! - si sente dall’altra parte.

- Oh! Padre Riccardo, è lei?! - risponde finalmente la povera donna.

- Paola?! Ma che voce che hai! E’ successo qualcosa?

- Sapesse che disgrazia! Mia madre non si trova da nessuna parte! E’ venuta lì da voi?

- Ma no, Paola! Telefonavo proprio per sapere se per caso fosse a casa ammalata. Puntuale com’è, quando questa mattina non l’ho vista arrivare, mi sono preoccupato. Vado subito a chiedere agli altri volontari se per caso hanno sue notizie!

- Oh, grazie! Sono così in pensiero! Mi raccomando, mi richiami immediatamente!

- Certo, Paola! E cerca di stare tranquilla, vedrai che il Signore ti aiuterà!

Nel frattempo, al convento, tutto si svolge come al solito: alcuni volontari si occupano della cernita dei vestiti e degli oggetti offerti dalla gente, alcuni sono impegnati nella preparazione dei containers, altri prestano servizio all’interno del mercatino missionario.

Ad un certo punto, dalla cassa, la Maria lancia un urlo: - Ma quella è la borsetta della Gina! E quello è il suo soprabito!

- Ma come, scusi! - esclama stupita la cliente - Non erano in vendita? Capisco che sia roba usata, ma questo attaccamento mi sembra eccessivo!

Ignorando le lamentele della signora, la Maria le strappa tutto di mano e corre ad avvertire padre Riccardo.

Immediate scattano le ricerche.

- Gina! Gina-a-a!!! - gridano tutti.

Nel padiglione del modernariato e contemporan-scassato non c’è, nemmeno nel reparto abbigliamento e men che meno tra la paccottiglia attira-antiquari.

Le ricerche si concentrano nel capannone degli arrivi dove, tutte le mattine (festivi esclusi), la Gina, con esperto occhio clinico femminil-sartoriale, separava i vestiti da rivendere, quelli da inviare alle missioni e quelli da destinare al riciclo.

- Gina! Gina-a-a!!! - urlano ormai tutti concentrati nello stesso luogo e intenti a spostare pacchi, scatole e scatoloni con il terrore di fare la più terribile delle scoperte.

- Mamma! Mamma-a-a!!! - si affanna a cercare anche Paola, giunta di corsa al convento e sempre più disperata.

Ad un tratto il telefonino di Paola si mette a squillare insistente.

Con la mano tremante la signora si convince a rispondere.

Sul display una lunghissima serie di numeri e un prefisso sconosciuto.

- Oddio! Me l’hanno rapita! - grida Paola prima di piombare a terra svenuta.


Continua...


N.B. Immagine di Longari - www.mondopiccoloimmagini.it

 

 
 
 

La Gina (seconda puntata)

Post n°71 pubblicato il 23 Dicembre 2008 da Azzurro_Blu
 
Foto di Azzurro_Blu


Prontamente padre Riccardo branca il cellulare: - Pronto? Pronto?!

- Pronto, sono fra Mauro, cercavo la signora Paola.

- Mauro?! Sono Riccardo, ma non eri in Romania?! Ma quando sei rientrato?! E perché diav… ehm!... e perché devi parlare con la Paola se non la conosci neanche?!

- Eeee! Quante domande! Volevo solo dirle che mi è arrivato per sbaglio qualcosa a cui lei tiene in modo particolare. Passamela!

Nello smarrimento più generale, ritroviamo padre Riccardo sdraiato per terra che cerca di avvicinare il cellulare all’orecchio della povera Paola mentre la Maria le tiene le gambe per aria, la Luisa le fa vento con un giornale e la Giovanna le dà degli schiaffetti sulle guance.

- Ridatemi mia madre! Farò tutto quello che volete! Pagherò il riscatto, ma non fatele del male, per carità! - pigola Paola con un filo di voce.

- Macchè riscatto! - esclama fra Mauro sorpreso - Sua madre è qui!

- Oh, signora Carrà! Grazie! Grazie! E’ vero, ultimamente abbiamo un po’ litigato, sa, ostinata com’è! Ma io le perdono tutto! Tutto! Apriamo la busta signora De Filippi! - biascica Paola sempre più confusa.

- Ma no! Sono fra Mauro! Sua madre è qui da me, alla missione, in Romania! Poi le spiegherò tutto con calma, adesso gliela passo. Attenda un attimo! - risponde il frate.

- Paola!

- Mamma! Dio sia lodato! - urla Paola saltando dalla gioia.

- Paola! – grida la Gina imperiosa – Fêr mìa la pita ch’a fòm di brôti figuri!* Mandami giù la valigia che ciò in camera, quella con il necessèr che tengo lì se per caso mi mandano all’ospedale!

- La valigia?!

- Dai Paola, mòvet! Non mi vorrai mica sguastare la vacanza, eh?! Paola! Paola!!! Mò in dò sēt?! Mò t’è propria ‘na pita!!!**

Ma la Paola non può rispondere perché nuovamente giace a terra tra le cure della Maria, della Luisa e della Giovanna.

Più tardi padre Riccardo potè ricostruire tutta la faccenda.

Sabato mattina la Gina stava finendo di preparare le ultime cose da destinare alla missione in Romania.

Era quasi ora di pranzo e tutti i volontari erano ormai andati a casa.

- Apro ancora questo e poi vado! - pensò la Gina scartando un pacco portato da una sua conoscente.

All’interno dello scatolone si celava una bellissima termocoperta.

- Ah! Col freddo che farà quest’inverno, questa deve proprio arrivare in Romania!

E così, cocciuta com’era, con sforzi inumani, riuscì a trascinarsi dietro il panno sulla scaletta per riporlo dentro al cassone delle trapunte.

Ma uno starnuto le fu fatale. Perse l’equilibrio andando a cadere nel cassone, priva di sensi per lo spavento e avvolta in quella stessa coperta.

Poco dopo arrivò Gianni. Con il muletto sollevò cassone, Gina e termocoperta e, senza accorgersi di nulla, li rinchiuse nel container che sarebbe partito dopo poche ore.

Quando tornò in sé, la Gina, che durante la guerra aveva fatto la staffetta partigiana tra mille pericoli, non si perse certo d’animo.

Si sistemò su un vecchio divano, si aprì qualche scatoletta di tonno e attese tranquilla lo sbarco in Romania.

Immaginatevi la sorpresa di fra Mauro e delle tante famiglie presenti quel giorno in parrocchia, al vedersi scendere dal container la Gina altezzosa e pimpante come una novella Wanda Osiris.

Le fecero una festa così grande che ancora oggi è indecisa se tornare a casa o se rimanere lì a godersi l’affetto dei suoi nuovi amici.




P.S.

La storia e i personaggi sono inventati, ma ogni riferimento a luoghi, cose e persone è del tutto intenzionale!

I frati cappuccini dell’Emilia Romagna raccolgono tutto ciò che a voi non serve per farlo fiorire a favore delle missioni.

Se volete conoscerli meglio: www.centromissionario.com

Se volete avere il privilegio di incontrare le “Gine” non lasciatevi scappare i campi di volontariato organizzati presso il Centro Missionario di San Martino in Rio (RE).



* Non fare l'oca che facciamo delle brutte figure!
** Dai Paola, muoviti! (...) Ma dove sei?!! Ma sei proprio un'oca!!! 

 
 
 

Consumati e consumatori

Post n°69 pubblicato il 18 Dicembre 2008 da Azzurro_Blu
 
Foto di Azzurro_Blu


In breve


abitudini in formalina
e sordidi peri
scolpiti falsi bisogni
all'aroma arabico
di chicchi di umana dignità
tostata e di spalle
ogni reazione è inutile
cacofonia soddisfatta


Sandro  Rita 



In collaborazione con Scambi emozionali ed Assurdismo.



N.B. Nell'immagine la copertina del bellissimo fumetto equosolidale "La notte di San Nessuno"
http://www.fogliazza.net/fumetti.htm
http://www.assobdm.it/modules/news/

 
 
 

Ode al videopoker

Post n°68 pubblicato il 17 Dicembre 2008 da Azzurro_Blu
 
Foto di Azzurro_Blu


Epico in disuso



Lasciate un posto
vicino al sasso
che accorato sonda
passi sconnessi
sotto occhi disillusi alla vita
dietro un banco un bottiglione
una fila di bicchieri
nuovo un cranio scomposto
dalle intemperie del destino

lasciate un posto
vicino al sasso
che silente accolse
il volto sorpreso
per l'improvvisa caduta
di stile e di onore
di un uomo probo
picchiatore di figli serio
conoscitore di vini non rinomati

lasciate un posto
vicino al sasso
vicino ai cocci
sparsi e taglienti al tatto
di una triste esistenza
e scrivete a chiare lettere
dove crolla un mito
tra stenti e speranze
una famiglia rinasce



Rita Sandro


Come sempre grazie a Scambi emozionali ed Assurdismo.

 
 
 
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ISTRUZIONI PER L'USO

Azzurroblu è un progetto fatto in casa come le buone torte di una volta.

A volte serio, molto spesso ironico e allegro,

si propone di allietare con semplicità le tue giornate.

Ciò che trovi scritto è frutto dei due neuroni

che rimbalzano nel mio cervello.

Se ti piace passalo agli amici

come i giornaletti di quando eravamo piccoli.

Se hai voglia di contribuire aggiungi pure le tue creazioni.


Ti ringrazio per l’attenzione.

Buona lettura.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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