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Creato da nagel_a il 27/12/2008

la finestra

gli scenari dell'anima

 

Inizio e fine del viaggio

Post n°477 pubblicato il 02 Febbraio 2012 da nagel_a


Sydney 1883

Caro V.

non so contare le ore che dividono ogni nostro incontro. Il tempo è un fiume che scorre senza misura da quando i nostri sguardi si sono incrociati quella prima volta. Non faccio che pensarvi, non faccio che tornare sulla Charlotte, al rumore del vostro passo sul legno del ponte, a quel vento che gonfiava le vele e portava spruzzi di sale e di spuma nell'aria. Non so quale forza misteriosa mi abbia indotta a guardare verso di voi proprio in quel momento, quale filo sia stato teso per far sì che i miei occhi ritrovassero ogni risposta nei vostri. Sì. Non so come altro spiegarvi quel senso di quiete che mi appaga solo che mi stringiate tra le vostre braccia. Ogni inquietudine si dissolve, ogni dubbio svanisce, come voi foste la mia certezza e la mia saldezza.
Questo viaggio alle porte di un nuovo mondo mi era pesato alla partenza, ve lo confesso. Di malavoglia ho fatto i bagagli e mi sono imbarcata. E' vero, mi chiederete conto della speranza in un domani migliore che certo debbo avere provato, dell'entusiasmo che dovrebbe celarsi in ogni inizio, stimolo ad ogni nuova avventura.
Ebbene... tutto questo per me era ininfluente. Mi ero persa nell'inerzia di un'abitudine, senza energia per reagire al soffocante conformismo, abulica e svuotata di ogni desiderio.
Ma ora mi chiedo quale singolare destino ci abbia portati sulla stessa nave e, tra i mille passeggeri, a incrociare i nostri sguardi proprio quell'ultimo giorno di navigazione, sotto gli ultimi raggi di un sole radente.
Io non so spiegarvi quanto trabocchi il mio cuore se solo ripenso al velluto ardente dei vostri occhi, quale strano fremito abiti la mia pelle al pensiero delle vostre mani sulle mie spalle. E' come se riusciste a suonare le melodie della mia anima attraverso il corpo, melodie che solo ora apprendo anche se dovevano già essere in qualche remoto anfratto del mio essere.  
Io mi confondo e non so come dirvi la mia gioia nell'aver riconosciuto in voi il mio destino.

Vi attendo

Vostra J.

 

 
 
 

Il campo

Post n°476 pubblicato il 22 Gennaio 2012 da nagel_a


Era fredda l'aria. S'infilava tagliente tra le vie strette, radente sui muri nudi e sui ballatoi in legno.
Tra le vecchie case, improvviso e inaspettato, un piccolo campo. Deserto come le vie. Abbandonato come le orbite vuote delle finestre. Quattro file di meli. Alberi non potati dai rami protesi a intricarsi in un aereo labirinto. Spogli di foglie, ma ancora vestiti di frutti. Avvizziti, spenti: mele dimenticate dagli uomini, fortunato banchetto di merli.
Altre mele erano a terra, il picciolo ormai sfiancato, rotolate lungo il pendio. Sul suolo gelato e chiuso a offrire inutile nutrimento. Il cielo gravido, sotto quella preghiera di rami e io in piedi, a mani aperte, a interrogarne il silenzio.

Certi luoghi perdono i loro connotati fisici per confondersi con quelli astratti di un paesaggio interiore. E i risvolti conosciuti si tramutano negli spazi indistinti delle mappe, terra di leoni e gorgoni. Si uniscono la quieta certezza nei confini della propria pelle e la terribile fame di mani e occhi, indifendibili ponti, insaziabili ricercatori inquieti.

 

 
 
 

Luna

Post n°475 pubblicato il 31 Dicembre 2011 da nagel_a

 

Ci sono lune invidiose, lune impietose, lune gelide e lune taglienti...
Lune che semplicemente sono, a sfolgorare nel buio, a raccontare di ninfe e fauni, di balconi e sospiri, di abiti abbandonati e danze nude...
Lune che cristallizzano le notti di pensieri, spiate dietro un vetro nell'aria fredda dell'inverno, capovolte su un prato sdraiato d'erba d'estate.
Pallide lune spergiure... innocenti gong di desideri...

Turberanno forse la tua pace stasera, luna... forse sarà come vedere un cielo ribaltato.

[Auguri a tutti voi che mi siete cari...    e grazie]

 

 
 
 

Rotte

Post n°474 pubblicato il 20 Dicembre 2011 da nagel_a

 

Sono stata costruita con cedro del Libano, stagionato dal sole e dall'aria.
La perizia dell'uomo ha sagomato le mie forme e ora i miei fianchi tagliano leggeri le onde. Le mie vele catturano il vento e si gonfiano ai suoi capricci. Mi muovo sinuosa tra le spume del mare. La mia chiglia getta lo sguardo sul fondo degli abissi e scruta le danze dei mostri che vi abitano.
Mi preparo a solcare i marosi di Capo Horn, il timone ben saldo e la prua alzata spavalda.

Diario di bordo: qui volano alti i gabbiani e stridono nell'azzurro. Le comunicazioni con la terra saranno interrotte fino a tempesta sfumata. Vedremo cosa resterà.

[pausa... più in là tornerò, a rispondere e salutare... sono viva :) ]

 

 
 
 

Pellegrina e straniera

Post n°473 pubblicato il 10 Dicembre 2011 da nagel_a


"Mezzogiorno: a Micene è l'ora del delitto.
- Oh Apollo, Apollo mio assassino...
"
(Marguerite Yourcenar, Pellegrina e straniera)

E la stella volse sconsolata lo sguardo.
Dove sei mio sole? Sento il fondo buio di questo cielo e la luce fredda delle mie compagne mute.
Dove sei mio astro splendente? Il mio brillare si offusca nella tua mancanza, diviene impenetrabile l'universo. Mi spegne la distanza e il peso della tua assenza.
Dove sei mio signore di luce? Un buco nero si espande oltre le mie punte e mi divora nel mio centro. L'abisso colma la mia pancia e io mi perdo nei suoi meandri cupi, in un cadere che non ha fine.
Se tu fossi, mio sole, quest'infinito sarebbe un giardino lieto e io non smarrirei il mio fiorire. E' senza cura al mio sguardo cieco la fila dei pianeti che mi preclude la tua vista.

 

 
 
 
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IL REGNO DEL SENSO PROFONDO

"Oltre alla realtà empirica e banale c'era l'ambito dell'immaginazione, costituito da quello stesso mondo percepibile grazie alla vista, al tatto e all'odorato, ma con in più le schiere infinite degli spiriti e delle ombre. [...] Allora non mi capacitavo del fatto che la maggioranza assoluta dell'umanità appartiene al regno del senso profondo non in virtù del proprio sapere - dono assai raro -  bensì della vita, della raggiante, viva sostanza, e che, dunque, accusarli di ignoranza era sciocco e assurdo. Invece di interrogatori, inquisizioni e tormenti, avrei dovuto osservarli e comprenderli. Osservarli con tenerezza e comprenderli con intelligenza"
A. Zagajewski - Due città