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nagel_a
   
 
Creato da nagel_a il 27/12/2008

la finestra

gli scenari dell'anima

 

acme

Post n°510 pubblicato il 21 Marzo 2013 da nagel_a


 

Ci sono parabole inattese, che conducono senza intenzione apparente lungo una strada sconosciuta.
Con leggerezza lasciamo che i nostri passi siano guidati, con incosciente abbandono ci inerpichiamo senza chiedere indicazioni... finchè si apre un baratro, un vortice, un abisso, una vetta... qualcosa che ci rapisce e innalza (o inabissa chè in fondo è la stessa cosa), ci abbaglia e toglie il fiato, come avessimo finalmente trovato la Via, come se stessimo per udire la voce che ci darà le risposte, l'attimo di perfezione nel quale si potrebbe anche morire...

... poi tutto scema, come se la salita fosse troppo impervia per condurci fino alla meta, come mancasse quell'ultimo fiato, quell'allenamento scordato, quell'esperienza saltata... e si torna confusi e storditi, increduli, convinti di aver sognato... non fosse per le gambe tremanti e il respiro mozzo...

(certe musiche mi fanno l'effetto di una rivelazione mancata)

 

 
 
 

eco

Post n°509 pubblicato il 19 Marzo 2013 da nagel_a

 


 "A che tutto questo correre e fuggire? non si fugge a se stessi. [...] Tutti questi fili correvano in su e in giù, ed era la trama di un mondo dietro a quello vero, e non come quello vuoto e desolato."
(H. von Hofmannsthal, Andrea o I ricongiunti)


... perchè poi il sogno è la volontà perduta o fuorviata, quel limbo parallelo delle cose mai realizzate ed è inutile cercarne le cause nei mille accidenti, quando gli imputati stanno tutti sotto pelle... pigrizia, vigliaccheria, mancanza di convinzione... e ci raccontiamo la bugia delle costrizioni, delle alternative appetibili e inventiamo nomi assurdi e volti nuovi alla stessa perenne maschera... solitudine e bisogno!
... e che sarà mai in fondo essere soli? quanto potrà esser peggio dell'essere soli in compagnia? ha forse un suono troppo sinistro la nostra voce resa dall'eco di mura vuote?

 

 
 
 

assedio

Post n°508 pubblicato il 17 Marzo 2013 da nagel_a

 

Gira pure intorno, stringi l'assedio alle mie mura, cerca la falla... studia la strategia migliore per indurmi alla resa, prendimi per fame o entra con l'inganno (chè già sento clangore d'armi nella pancia di legno)... appicca incendi e scatena arsura... coglimi nel sonno inerme e nuda a labbra schiuse... e mentre sogno avrai vittoria... ma non svegliarmi, combatterei allora, già sconfitta, solo per il gusto della sfida.

 
 
 

lista

Post n°507 pubblicato il 07 Marzo 2013 da nagel_a

 

Allungo la lista delle cose da fare, mentre mi distrae la luce oltre i vetri e il movimento delle foglie della palma: lunghe dita verdi che suonano il vento.
Più oltre è l'intrico nero dei rami nudi contro il bianco della neve, come l'inchiostro delle scritte che impregna il foglio.
Cerco lo stato di equilibrio tra l'adrenalina del fare e la noia dell'inerzia, sognando bucolici quadri campestri e letture all'ombra di ciliegi in fiore.
Immagino il ritrarsi di questi geli ancora pungenti e l'avanzare di gemme e sole.
Il canto degli uccelli è foriero di nuova vita.
Calma, all'apparenza, depenno le righe e avanzo passi.

 

 
 
 

silenzi

Post n°506 pubblicato il 04 Marzo 2013 da nagel_a

 

Ineluttabile corso della corrente
come disperazione sotto pelle
come inesorabile scorrere del sangue
contro la luminosità di un sole ingannevole
contro il chiarore di una giornata che finge primavera
contro i puntelli della ragione e la clausura dei sensi.

Struggenza che avvolge che soffoca che riempie
struggenza che pelle assorbe
struggenza che arrugginisce pensieri
convitato di pietra al banchetto di giuda
che offusca sensi e ragione.

 

 
 
 

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IL REGNO DEL SENSO PROFONDO

"Oltre alla realtà empirica e banale c'era l'ambito dell'immaginazione, costituito da quello stesso mondo percepibile grazie alla vista, al tatto e all'odorato, ma con in più le schiere infinite degli spiriti e delle ombre. [...] Allora non mi capacitavo del fatto che la maggioranza assoluta dell'umanità appartiene al regno del senso profondo non in virtù del proprio sapere - dono assai raro -  bensì della vita, della raggiante, viva sostanza, e che, dunque, accusarli di ignoranza era sciocco e assurdo. Invece di interrogatori, inquisizioni e tormenti, avrei dovuto osservarli e comprenderli. Osservarli con tenerezza e comprenderli con intelligenza"
A. Zagajewski - Due città

 

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