Community
 
Steve22966
   
 

Carpe diem

Mondo e altro

 

ULTIME VISITE AL BLOG

Steve22966fabios310zoso1969pupe_269Mirielita74scgabrielesawij.1vargenvogliolamiaalbamaresogno67santi1955intemperiejean29psicologiaforense
 

FACEBOOK

 
 
 

VANNI NOVARA "IL RISVEGLIO" 5 GENNAIO 2012

La già ricca bacheca dell'artista borgarese Vanni Novara si arricchisce di un nuovo prestigioso alloro. All'hotel Royal di Torino, nell'ambito della XXX edizione del concorso pittorico "il Centenario" (che Novara aveva conquistato lo scorso anno), il borgarese ha vinto il "Premio del Trentennale" con l'opera "Carnaval a Las Palmas", una tela caratterizzata dalle inconfondibili marcature tonali che hanno fatto del pittore, torinese di nascita ma borgarese di adozione, una delle figura di maggior spicco nel contesto del panorama contemporaneo.

E proprio sulla base di questi elementi ha portato a casa un secondo alloro: Novara, infatti, è stato anche insignito del premio
"Immagini del Piemonte", conferitogli alla presenza di esponenti del mondo dell'arte, del giornalismo e delle istituzioni, rappresentate dal vice presidente del Consiglio regionale Roberto Placido e dall'assessore alla Cultura del Comune di Torino Marziano Marzano. "Novara, con la sua lodevole perseveranza, è l'esempio tangibile che, quando ci si dedica all'arte con convinta determinazione e assidua sintonia per quella che è la propria interiorità - si legge sulla motivazione - si perviene a traguardi che sembravano irraggiungibili".

 

VANNI NOVARA - L'ARTE IN DONO AL COMUNE

BORGARO - Che la gente bussi alla porta del Comune per ottenere qualcosa, sia esso un servizio, o un sostegno, o un intervento dell'Amministrazione, è cosa decisamente... comune. Più raro è il fatto che qualcuno bussi alla portadel Comune per dare qualcosa. Come ha fatto il pittore Vanni Novara, che ha donato al Comune di Borgaro una delle sue opere intitolata "Vagando nel tempo". La cerimonia di consegna è avvenuta giovedì 20 gennaio, alla presenza del vicesindaco e assessore alla Cultura Fabrizio Chiancone, dell'assessore Federica Burdisso e del capogruppo Giuseppe Ponchione. Il dipinto di Novara, pittore di rango nazionale ed internazionale, sarà presto collocato in una sede idonea "Che consenta a coloro che entreranno in Comune di poterlo ammirare - ha spiegato il vicesindaco Chiancone - Anche perché, non dimentichiamolo, Novara è un'eccellenza del nostro territorio. Conosco, e apprezzo, la sua arte da tempo, per cui questo dono risulta ancora più gradito. Anche perché, come succede per l'arte, è un dono destinato a durare nel tempo. Le Amministrazioni passeranno, ma questo quadro continuerà a fare bella mostra di sé in Municipio".

"L'arte trasmette grandi valori e aiuta a vivere, rendendo la vita più bella. Come indole, mi sento portato alla cordialità impegnata quanto a trasmettere le mie sensazioni tramite le tele da me anticipatamente preparate con cura particolare - ha invece commentato Novara, illustrando poi ai presenti il senso della sua opera - Non voglio parlare delle grandi peculiarità che sono le luci, le trasparenze, i colori, ma do voce al dipinto, che ha lo stesso titolo del mio libro, pubblicato nel 2009. Un titolo che, almeno in parte, si riferisce a un mio viaggio nel Sahara di qualche tempo fa. Nella parte centrale del dipinto, infatti, è sviluppata la zona montuosa dell'Africa del Nord, con strisce verdi che rappresentano i percorsi nelle sabbie desertiche e con la vipera cornuta, chiamata "sette passi" dalle popolazioni locali. Ai lati del percorso, alla sinistra, rappresento il mondo con il suo collegamento ombelicale, con relativa cellula cordonale, con altre piccole parti d'organismi viventi ingranditi, insieme della nostra esistenza. Un angolo di felicità è rappresentato dagli aquiloni in volo, trasportati dal vento, nell'infinità dello spazio. Sul lato destro si insinua la costruzione galattica inserita in un movimento che scandisce il passare del tempo nello spazio, lancette rivolte verso l'alto, l'etere, l'universo infinito".
LUIGI BENEDETTO 
Il Risveglio 27.01.2011

 

VANNI NOVARA PENSIERI

Il rapporto che ho con l'arte, come pittore, non è sempre lineare e condivisibile in un filone trasparente, perchè le mie opere variano continuamente nella ricerca interiore del mio subconscio, seguendo costantemente gli stati d'animo che mi si presentano o attraversano improvvisamente e imprevedibilmente i meandri della mia mente.

Attraverso l'intensità della materia colore, sulla tela trovo la massima espressione della vita, la natura e le sue dimensioni, la continua ricerca si manifesta  con i pennelli, ma la prediletta è sempre la spatola. Essa è il veicolo più importante.In questa continua ricerca elaboro le mie idee, i miei pensieri, la mia calma, la mia irruenza interiore e i miei sensi. Avviene così uno scambio di comunicazione che va ad emozionare, cerco di penetrare nella visione globale di chi si avvicina all'opera esposta, in questo caso fa propria quell'emozione che scaturisce dalla tela.

 

VANNI NOVARA XXIX "IL CENTENARIO"

Domenica 28 novembre 2010 negli eleganti saloni dell'Hotel Royal di Torino si é tenuta la cerimonia conclusiva della XXIX Edizione del Concorso Artistico "Il Centenario" nell'ambito della quale Vanni Novara, artista torinese ma da anni residente a Borgaro, ha conseguito il Primo Premio Assoluto nella Sezione "Pittura" con l'evocativa tela dal titolo "Sguardo dall'infinito".

Concomitantemente egli é stato insignito del Premio "Ennio Morlotti" di cui in tale circostanza ricorrevano i cento anni della nascita, avvenuta a Lecco nel 1910 appunto. La motivazione, che ha accompagnato il conferimento dell'ambìto e prestigioso riconoscimento, ha evidenziato le peculiarità della sua attività creativa, così come di seguito riportato: "Vanni Novara é un pittore dall'indiscutibile eclettismo, che ha letteralmente bruciato le tappe, essendosi tuffato con ardore nella trattazione del colore. E ad accompagnare la sua qualificata produzione ( che attualmente rappresenta l'arte italiana a Cuba ), sono stati pubblicati due libri dal titolo Una storia tra luci ombre e colori e Vagando nel tempo, ospitati tra le Collane delle Edizioni Pentarco di Torino, il primo nel 2006 ed il secondo nel mese di dicembre dello scorso anno".

 

VANNI NOVARA A CUBA

Ad arricchire un curriculim artistico oltremodo pieno di significative presenze e prestigiosi riconoscimenti, nel corso del 2010 Vanni Novara ha potuto annoverare la propria presenza, in qualità di protagonista oltre che di unico rappresentante italiano del settore, all'interno della XVII Edizione della Romeria de Mayo, Festival Mondiale della Gioventù Artistica, tenutasi ad Holguin, Cuba, durante la prima settimana del mese di maggio.Alla manifestazione, in cui é intervenuto il maestro Juan Carlos Anzardo oltre che il pittore Julio Méndez Rivero nella veste di Vicepresidente dell'Unione degli Scrittori ed Artisti Cubani, nonché membro del Parlamento dell'Avana, ha fatto seguito la donazione da parte di Novara di alcuni dei suoi lavori pittorici, unitamente ai due volumi autobiografici da lui illustrati "Una storia tra luci, ombre e colori" e "Vagando nel tempo", i quali andranno a costituire la dotazione iniziale della "Casa Garibaldi" ad Holguin, primo mattone di un ponte ideale fra l'Italia e Cuba, realizzato anche grazie alla fervida ed alacre collaborazione del compositore Ernesto Balice, mediatore fra l'artista torinese e le istituzioni holguinere.
Prima di venire esposti permanentemente nella suddetta Casa della Cultura Italiana a Cuba, essi saranno oggetto di una Mostra itinerante che vedrà in tutti i municipi della provincia di Holguin i luoghi deputati ad accoglierli, con la prospettiva di instaurare un tanto proficuo quanto stabile gemellaggio fra i due Paesi.

 

PENSIERI...

Ci sono due modi per vivere la vita: uno come se tutto fosse un miracolo, l'altro come se niente fosse un miracolo.
Balla come se nessuno ti stesse guardando. Canta come se nessuno ti stesse ascoltando.
Ama come se non fossi mai stato ferito. Vivi come se il paradiso fosse in terra.

Si dice che gli amici si possono contare sulle punta delle dita...beh..tu sei una delle mie dita. Gli amici li tengo nel cuore, quello vero, quello fatto di emozioni e sentimenti. Gli amici sono le dita della mie mani, li porto sempre con me, non ho bisogo di imprigionarli dentro un gelido spazio.
Non c'è mai un perchè a un ricordo. Arriva all'improvviso, così senza chiedere permesso.
E non si sa mai quando se ne andrà. L'unica cosa che sai e che purtroppo tornerà di nuovo.
Vorrei tanto essere un soffio d vento per potere entrare nel tuo corpo, muovermi liberamente nei tuoi pensieri, sfiorare la tua anima, posarmi nel tuo cuore e rimanerci per sempre.

Forse non è giusto correre dietro qualcosa che non avrai mai ma a volte illudersi che qualcosa possa esistere davvero è la cosa migliore che si possa fare.
Ognuno di noi è come la Luna, ha un lato oscuro che non mostrerà mai a nessuno.

 

LINKIN PARK

Chester Bennington
voce, chitarra

Mike Shinoda

voce, chitarra,
tastiere, sintetizzatore

Brad Delson
chitarra

Rob Bourdon
batteria

Joseph Hahn
giradischi, tastiere,
sintetizzatore, campionatore,
mixer


Dave "Phoenix" Farrell
basso, violino

 

DEBOLE...

Sono un po' di solitudine, un po' di irriverenza, un sacco di lamentele ma non posso evitare il fatto che tutti vedano queste cicatrici.
Sono quello che io voglio che tu voglia, quello che io voglio che tu senta ma è come se non importasse ciò che faccio.
Io non posso convincerti a credere che questa sia la realtà così lascio perdere, guardandoti girare le spalle come sempre, guardare da un'altra parte e fingere che io non esista.
Ma resterò qui perchè tu vuoi ciò che io ho.
Non riesco a sentirmi come prima, non girarmi le spalle, non sarò ignorato.
Il tempo non guarirà questa ferita, non più, non girarmi le spalle, non sarò ignorato.
Sono un po' insicuro un po' diffidente perchè tu non capisci che io faccio ciò che posso ma a volte non sono chiaro, dico quello che tu non vorresti mai dire e non ho mai avuto un dubbio.
E' come se non importasse ciò che faccio, io non posso convincerti ad ascoltarmi almeno una volta così lascio perdere, guardandoti girare le spalle come sempre, guardare da un'altra parte e fingere che io non esista.
Ma resterò qui perchè sei tutto quello che ho.
Non riesco a sentirmi come prima, non girarmi le spalle, non sarò ignorato.
Il tempo non guarirà questa ferita, non più, non girarmi le spalle
Non sarò ignorato
No! Stammi a sentire, adesso devi ascoltarmi che ti piaccia o no.
In questo momento stammi a sentire adesso devi ascoltarmi che ti piaccia o no...in questo momento. 

 

FOURBACK

Lennon / Mc Cartney
Tribute band


Un EP di energico e sanguigno ROCK and ROLL
eseguito con la carica e la dinamica dei nostri giorni
4 classici che ricordano i favolosi anni '50 americani



Questo è il secondo EP autoprodotto e distribuito dalla Believe
Un EP di buon rock anni '70 con venature acide
Luca Boskovic (chitarra ritmica e voce)
Nino Dell'arte (chitarra solista)
Davide Brunello (basso)
Nicola Castegnaro (batteria)

 

IO...UCCIDO

"Forse il denaro non da' la felicità ma, aspettando che la felicità arrivi, è un bel modo di passare il tempo."
"Nella vita ci sono cose che ti cerchi e altre che ti vengono a cercare. Non le hai scelte e nemmeno le vorresti, ma arrivano e dopo non sei più uguale. A quel punto le soluzioni sono due: o scappi cercando di lasciartele alle spalle o ti fermi e le affronti. Qualsiasi soluzione tu scelga ti cambia, e tu hai solo la possibilità di scegliere se in bene o in male."
"L'uomo è uno e nessuno.
Porta da anni la sua faccia appiccicata alla testa e la sua ombra cucita ai piedi e ancora non è riuscito a capire quale delle due pesa di più. Qualche volta prova l'impulso irrefrenabile di staccarle ed appenderle a un chiodo e restare lì, seduto a terra, come un burattino al quale una mano pietosa ha tagliato i fili.
A volte la fatica cancella tutto e non concede la possibilità di capire che l'unico modo valido di seguire la ragione è abbandonarsi a una corsa sfrenata sul cammino della follia. Tutto intorno è un continuo inseguirsi di facce e ombre e voci, persone che non si pongono nemmeno la domanda e accettano passivamente una vita senza risposte per la noia o il dolore del viaggio, accontentandosi di spedire qualche stupida cartolina ogni tanto."

 

DETTI E RIDETTI...

L'amore è una forza selvaggia.
Quando tentiamo di controllarlo ci distrugge.
Quando tentiamo di imprigionarlo ci rende schiavi.
Quando tentiamo di capirlo ci lascia smarriti e confusi.
(P.Coelho)

Sii sempre come il mare che
infrangendosi contro gli scogli
trova sempre la forza di riprovarci.
(J.Morrison)


Gli Angeli lo chiamano gioia celeste.
I Diavoli lo chiamano sofferenza infernale.
Gli Uomini lo chiamano amore.
(H.Heine)

Ci vuole tutta la vita per imparare a vivere e,
quel che forse sembrerà più strano,
ci vuole tutta la vita per imparare a morire.
(Seneca)


Se un uomo parte con delle certezze finirà con dei dubbi;
ma se si accontenta di iniziare con qualche dubbio,
arriverà alla fine a qualche certezza.
(F.Bacone)

L’uomo è condannato ad essere libero:
condannato perché non si è creato da se stesso,
e pur tuttavia libero, perché,
una volta gettato nel mondo,
è responsabile di tutto ciò che fa.
(J.P.Sartre)


Se esiste un uomo non violento,
perché non può esistere una famiglia non violenta?
E perché non un villaggio?
Una città, un paese,
un mondo non violento?
(Gandhi)

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
(M.Medeiros)

 

LA TORRE NERA...

Quando l'amore lascia il mondo, tutti i cuori si fermano.

Dì del mio amore e dì loro del mio dolore
e dì loro della mia speranza che ancora vive.
Perchè è tutto quello che ho ed è tutto ciò che chiedo.


La parola mai è quella a cui tende l'orecchio Dio
quando vuole farsi una risata.

 

IL VIAGGIO...

Talvolta è meglio perdersi sulla strada di un viaggio impossibile che non partire mai.



Ogni uomo, anche quando è solo,
ha comunque la sua anima come compagna di viaggio.

 
Ogni persona che passa nella nostra vita è unica.
Lascia un poco di sé e
si prende un poco di noi.

 

AMICIZIA...

L'amicizia è come l'amore
non si può riprodurre a comando
ma quando passa o quando la distruggiamo,
lascia un grande senso di vuoto...

Non c'è deserto peggiore che una vita senza amici.
L'amicizia moltiplica i beni e
ripartisce i mali.

 

 

Quando il buco nero spara

Post n°529 pubblicato il 25 Gennaio 2012 da Steve22966
 

Nuove immagini ad altissima definizione mostrano per la prima volta l'istante in cui un buco nero spara "proiettili" di gas superveloci. I dati provengono dall'osservazione del buco nero H1743-322 e della sua stella compagna, che si trovano a circa 28.000 anni luce dalla Terra. Nei sistemi binari come questo, può accadere che il buco nero strappi alla compagna del materiale che va a formare i cosiddetti dischi di accrescimento, che ruotano vorticosamente attorno all'equatore del buco nero.
La materia che cade nel buco nero può causare l'emissione di getti di materiale dai poli. astronomia
Di solito si tratta di getti continui, ma a volte possono essere sostituiti da emissioni rapidissime di gas elettricamente carico, "proprio come proiettili sparati da un fucile", dice Gregory Sivakoff, ricercatore dell'Università dell'Alberta, in Canada.
Queste emissioni possono produrre in un'ora la quantità di energia che il Sole emette in cinque anni. Dal 1977, anno della sua scoperta, il buco nero H1743-322, che ha una massa tra cinque e dieci volte quella del Sole, ha più volte prodotto queste emissioni, ma finora gli scienziati finora non erano riusciti a capire quando e perché il buco nero si decidesse a "premere
il grilletto". Sivakoff e colleghi sono riusciti a catturare immagini estremamente dettagliate di un paio di proiettili di gas lanciati dal buco nero nel 2009, in direzioni opposte. Misurandone la traiettoria, sono riusciti anche a ricostruire il punto preciso da cui erano stati emessi.
"Abbiamo 'beccato' il buco nero proprio mentre sparava un getto di materiale a una velocità quasi pari a un quarto di quella della luce".
Studiando le variazioni nelle emissioni di radiazioni e di raggi X del buco nero, gli scienziati hanno anche ipotizzato che i proiettili provengano da grumi di gas presenti nei dischi di accrescimento. Quando i dischi, ruotando, si avvicinano troppo al buco nero, vengono distrutti e il gas viene "sparato" via.
"È un primo passo verso una migliore comprensione dei dischi di accrescimento e dei meccanismi fisici che determinano i getti di gas", commenta Sivakoff.

Charles Q. Choi - National Geographic Italia - 11.01.12
Immagine per gentile concessione A. Weiss e R. Kraft, ESO/WFI/MPIfR/APEX/NASA/CXC/CfA

 
 
 

Alle Cayman il «camino nero» più bollente: 450 °C

Post n°528 pubblicato il 19 Gennaio 2012 da Steve22966
 

La vena idrotermale oceanica che si trova nella fossa delle Cayman, nell'oceano Atlantico, a una profondità di 4.960 m, non solo è la più profonda, ma è anche quella che emette acqua a temperatura più alta: 450°.
Il «camino nero» («fumatore nero» in linguaggio scientifico, che riprende l'inglese black smoker) è il terminale della circolazione idrica sotterranea nelle zone delle dorsali oceaniche, dove le placche divergono con spaccature e vulcani sottomarini per dare origine a nuova crosta.
Il colore nero dell'acqua che viene sparata fuori ad alta pressione è dovuto alla grande quantità di metalli che i fluidi caldissimi e sotto pressione asportano dalle rocce basiche vulcaniche.
I gamberetti ciechi con un organo luminoso sulla schiena. In mezzo a loro un pescetto anguilliforme (da Noc)La scoperta del record di profondità è stata effettuata nell'aprile 2010 nel corso di una campagna di ricerche condotta dal National Oceanography Centre di Southampton, ora nel corso di analisi più accurate pubblicate su Nature Communications è stata riscontrata che la Beebe Vent Field possiede anche la temperatura record.
Inoltre la pressione di uscita è tale che la colonna d'acqua calda arriva sino a 1.100 m sopra la zona di emissione.
Intorno ai camini di emissione, alti sei metri, sono state trovate specie mai viste in precedenza: tra queste un gamberetto cieco con un organo che emette luce sulla schiena, un pescetto che assomiglia a un'anguilla.
I camini neri, a profondità dove non arriva né luce né energia, sono alla base di una straordinaria comunità di animali che vivono grazie al calore e ai nutrienti emessi dalle vene idrotermali.
Secondo alcuni biologi, inoltre, le prime forme di vita apparse sul pianeta 4 mld di anni fa possono essersi formate proprio in corrispondenza dei fumatori neri.
Il dilavamento dei metalli contenuti nelle rocce vulcaniche e la seguente deposizione dà origine a importanti giacimenti di sulfuri metallici, in particolare rame e manganese.

Paolo Virtuani - Il Corriere - 11.01.12

 
 
 

Scoperto "El Gorgo" il più grande ammasso stellare mai visto

Post n°527 pubblicato il 15 Gennaio 2012 da Steve22966
 

Degno rappresentante dell’ “immensamente grande”, si chiama “El Gordo”, il grasso in spagnolo, ed è un enorme ammasso di galassie, il più grande mai scoperto.
A darne notizia un gruppo di astronomi cileni, durante il 219 convegno dell'American Astronomical Society.
L’occhio di questi scienziati per scrutare il cielo è il telescopio Atacama Cosmology,  situato sul Cerro Toco nel deserto Atacama, a nord del Cile. 
Questo nuovo cluster, come sono detti gli ammassi stellari, dista dalla Terra sette miliardi di anni luce ed è ben due milioni di miliardi di volte più grande del nostro Sole.
In più sarebbe anche in crescita: secondo gli astronomi sono in corso processi di fusione con altri ammassi stellari.
Una situazione comune nell’universo, dove le masse stellari si scontrano e si mischiano di continuo, generando i fenomeni energetici più grandi mai documentati.
"El Gordo è destinato a continuare a crescere, - ha detto alla Bbc Jack Hughes, della Rutgers University nel New Jersey - Purtroppo i modelli sono incerti, ma in futuro potrebbe diventare il cluster più massiccio conosciuto"
Un vero tuffo nel passato, vista l’enorme distanza che ci separa da questo corpo celeste: "El Gordo è ad una distanza che corrisponde a circa sette miliardi di anni luce. – continua Hughes
Stiamo guardando un momento in cui l’universo era giovanissimo, quando cioè la struttura si stava formando a una velocità diversa da quella riscontrabile più avanti.
Osservando El Gordo, siamo in grado di capire l’evoluzione temporale e la formazione della struttura delle galassie come sono ora"
.

La Stampa 11.10.12

 
 
 

Un nuovo modello per i laghi di Titano

Post n°526 pubblicato il 11 Gennaio 2012 da Steve22966
 

Un nuovo modello della circolazione atmosferica del grande satellite di Saturno sembra finalmente spiegare la distribuzione asimmetrica fra i due emisferi dei vasti laghi di metano che ne caratterizzano la superficie.
La causa sarebbe l'eccentricità dell'orbita del pianeta, che porta a un'estate boreale più lunga e fredda di quella che si verifica nell'emisfero opposto, durante la quale viene quindi intrappolata dal freddo una quantità molto maggiore di metano.
Titano ha un ciclo del metano simile al ciclo dell'acqua della Terra.
Nelle regioni polari, soprattutto in quella settentrionale, ci sono ampi laghi di metano, mentre alle medie latitudini si possono osservare strutture dalle caratteristiche fluviali e occasionali tempeste si pioggia.
Tuttavia qualcosa non quadra. I modelli di circolazione generale suggeriscono infatti che le nubi sia formino prevalentemente alle medie latitudini e nei pressi dei poli in entrambi gli emisferi - ma questo è incompatibile con le differenze fra gli emisferi osservate - o che si formino là dove l'insolazione è massima, una possibilità che però non è anch'essa completamente coerente con le osservazioni.
Allo stesso modo, le spiegazioni dei laghi polari di idrocarburi spaziano dal richiamo alle caratteristiche topografiche locali alla distribuzione del metano nel sottosuolo fino al ciclo di evaporazione e precipitazione, che peraltro dipende dalla circolazione atmosferica.
Inoltre i modelli di circolazione generale possono spiegare l'accumulo di metano in superficie vicino ai poli, ma prevedono la loro formazione anche alle medie latitudini, dove i laghi non sono stati osservati, e tanto meno riescono a riprodurre l'asimmetria fra gli emisferi.
Ora un gruppo di ricercatori del California Institute of Technology (Caltech) e della NASA Dryden Aircraft Operations Facility descrive in un articolo pubblicato su "Nature" un nuovo modello che contempla sia la circolazione globale dell'atmosfera, sia la dislocazione delle maggiori riserve di metano del satellite. 
Sulla base di lunghe e complesse simulazioni in 3D eseguite al computer, i ricercatori hanno così desunto che la prevalenza dei laghi in prossimità dei poli, e in particolare di quello Nord, sia da imputare in primo luogo alla eccentricità dell'orbita di Saturno, confermando un'ipotesi avanzata tempo fa da Oded Aharonson, anch'egli del Caltech.
A causa dell'eccentricità dell'orbita del pianeta, infatti, l'estate boreale attualmente si verifica quando il pianeta è in prossimità dell'afelio.
Ciò porta a una estate boreale più lunga e più fredda di quella che si verifica nell'emisfero opposto: in tal modo viene intrappolata dal freddo una quantità molto maggiore di metano.
Alle basse latitudini, si verificano invece rari temporali ma sufficientemente intensi per dare conto delle caratteristiche superficiali osservate.
Secondo il nuovo modello, inoltre, nella regione polare settentrionale dovrebbero formarsi, nell'arco dei prossimi due anni (terrestri), imponenti formazioni nuvolose, innescando un processo che dovrebbe portare a un aumento o del livello dei laghi nei prossimi quindici anni.
Un'occasione per verificare in tempi brevi la validità del modello. 

Le Scienze - 06.01.12

 
 
 

Ecco quello che succederà alla Terra fra 5 miliardi di anni

Post n°525 pubblicato il 09 Gennaio 2012 da Steve22966
 

La scena che hanno visto gli astronomi è quella del possibile futuro della nostra Terra e non è certo entusiasmante. L’inferno che accadrà è inimmaginabile. Per questo si stanno scrutando con attenzione fotografie e dati raccolti dal satellite della Nasa Keplero di due pianeti della taglia un po’ inferiore a quella della Terra (KOI 55.01 e KOI 55.02) attorno a una stella (KIC 05807616) , una gigante rossa, uno stadio avanzato della sua vita. 
Questi astri sono giganteschi (possono arrivare a una massa dieci volte il Sole) e relativamente freddi, assumendo queste caratteristiche quando iniziano a esaurire la riserva di idrogeno. Allora si espandono, diventano più luminosi e di colore rossastro. In questa dilatazione coinvolgono ovviamente i pianeti circostanti sconvolgendoli.
Ciò che gli astronomi hanno infatti visto è quello che resta dei due corpi originari che dovevano essere come il nostro Giove, vale a dire rivestiti da un ampio strato gassoso.
Questo è stato letteralmente strappato via lasciando soltanto il loro nucleo solido centrale probabilmente costituito da nuclei pesanti come il ferro.
Entrambi ruotano rapidissimi intorno all’astro-madre al quale sono vicinissimi: da due a tre volte la distanza Terra-Luna. Questo fa ritenere che la loro temperatura superficiale sia intorno ai 9.000 K (circa 8.700° C).
Alla scoperta pubblicata dalla rivista britannica Nature ha partecipato anche lo scienziato italiano Roberto Silvotti dell’Inaf-Osservatorio di Torino.
La drammatica scena, appunto, si ripeterà anche per la nostra Terra fra circa 5 mld di anni distruggendola.
Ma la morte la avvolgerà ben prima perché l’inizio della trasformazione della stella intensificherà il vento solare il quale spingerà il nostro globo azzurro più lontano sconvolgendo il suoi delicati equilibri.
Se vogliamo consolarci dalla sorte riservata dalla natura al nostro astro e all’amato pianeta che abitiamo possiamo considerare la notizia diffusa dalla Cornell University e pubblicata su Arxiv secondo la quale la Terra avrebbe quasi sempre la compagnia non solo di una, ma di due lune. Partendo dalla scoperta di un asteroide avvistato nel 2006 e rimasto per circa un anno a orbitare intorno al pianeta azzurro, gli studiosi hanno sviluppato dei calcoli arrivando a una sorpresa.
L’equazione elaborata sulla base della forza gravitazionale terrestre porterebbe a concludere che periodicamente dovrebbe stazionare per alcuni mesi almeno un asteroide attratto nelle nostre vicinanze. Così la Luna non sarebbe sempre sola e, se si volesse, sarebbe anche facile raggiungerlo e studiarlo.

Giovanni Caprara - Il Corriere 22.12.11

 
 
 

Scoperti due pianeti simili alla Terra

Post n°524 pubblicato il 05 Gennaio 2012 da Steve22966
 

Due nuovi pianeti sono stati scoperti nell'orbita di una stella simile al Sole; si tratta dei primi mondi con dimensioni simili a quelle della Terra scoperti dalla missione Kepler della NASA, nata con lo scopo di cercare pianeti simili al nostro.
Battezzati Kepler-20e e Kepler-20f, i due nuovi pianeti hanno dimensioni comparabili a quelle della Terra e di Venere: Kepler-20e è 0,87 le dimensioni della Terra, quindi leggermente più piccolo di Venere, mentre Kepler-20f ha un diametro 1,03 volte superiore a quello della Terra.
Ma entrambi i nuovi pianeti extrasolari - o esopianeti -  si trovano in un'orbita troppo prossima al loro sole per essere nella zona abitabile. In effetti si ritene che l'intero sistema Kepler-20 comprenda almeno cinque pianeti che orbitano la loro stella a una distanza inferiore a quella tra Mercurio e il Sole.
Una distanza che rende i pianeti decisamente caldi. Si stima infatti che Kepler-20e abbia una temperatura superficiale media di 760 ºC, mentre Kepler-20f è relativamente più "fresco" (427 ºC).
Per farsi un'idea, la temperatura media di superficie della Terra è di 14 ºC.
Ciò nonostante, si tratta della prima conferma dell'esistenza di pianeti delle dimensioni della Terra effettuata dalla missione Kepler, il cui obiettivo primario è proprio quello di scoprire mondi simili al nostro.
"Il dicembre del 2011 potrà essere ricordato come la prima occasione in cui l'umanità è stata in grado di individuare un pianeta di dimensioni terrestri in orbita attorno a un'altra stella", ha dichiarato il capoprogetto Francois Fressin dell'Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics (CfA) di Cambridge, Massachusetts.
La scoperta "dimostra per la prima volta che pianeti di dimensioni terrestri esistono attorno ad altre stelle, e che siamo in grado di individuarli".
Tutti gli esopianeti scoperti in precedenza erano considerevolmente più grandi della Terra.
Grazie alla nuova scoperta di Kepler, abbiamo la conferma che esistono pianeti "esattamente delle giuste dimensioni... ma troppo caldi" per ospitare la vita come la conosciamo, ha spiegato lo scienziato dell'équipe di studio del CfA David Charbonneau.
Altra caratteristica curiosa del sistema Kepler-20 è che gli altri tre pianeti conosciuti, delle dimensioni di Nettuno, orbitano tra altri pianeti rocciosi più piccoli.
La struttura è piuttosto diversa rispetto a quella del nostro Sistema Solare, in cui i mondi rocciosi sono più vicini al Sole e i giganti gassosi si trovano su orbite più esterne.
Il gemello della Terra verrà scoperto nell'arco di due anni?
Per trovare pianeti che orbitano stelle simili al Sole, il satellite Kepler osserva in continuazione una sezione di spazio tra le costellazioni del Cigno e della Lira.
In questo spicchio di cielo, Kepler individua cambiamenti nella luminosità delle singole stelle, che può indicare la presenza di pianeti in transito, in pratica corpi che passano di fronte a una stella rispetto alla prospettiva della Terra.
A oggi la missione Kepler ha identificato oltre 2.300 candidati esopianeti, mondi che si sospetta orbitino altre stelle ma la cui presenza va confermata attraverso altre osservazioni.
Se il transito viene osservato su base periodica di fronte a una particolare stella, conferma la presenza di uno o più esopianeti, come nel caso del sistema Kepler-20.
Ma occorreranno ulteriori osservazioni per scoprire il vero "sacro graal" della ricerca esoplanetaria: un mondo delle dimensioni della Terra situato nella zona abitabile di una stella simile al Sole, che possieda anche acqua allo stato liquido sulla sua superficie.
"L'équipe di Kepler è molto stimolata dalla prospettiva di trovare esopaneti più piccoli a una maggiore distanza dalle loro stelle", spiega Charbonneau. "Abbiamo bisogno di ulteriori dati". Ma prima che ciò accada, la missione Kepler avrà bisogno di più tempo, e quindi una proroga della missione, che dovrebbe terminare nel novembre del 2012. 
Tuttavia, continua Charbonneau, anche con i tempi disponibili attualmente, “speriamo di annunciare la scoperta di un esopianeta abitabile delle dimensioni della Terra entro i prossimi due anni”.

Jason Major - National Geographic 21.12.11

 
 
 

Possibile vita microbica nel sottosuolo di Marte

Post n°523 pubblicato il 01 Gennaio 2012 da Steve22966
 

Ci potrebbe essere vita microbica nel sottosuolo di Marte.
Lo sostengono scienziati australiani che hanno paragonato le condizioni di vita sul pianeta rosso a quella sulla Terra.
Secondo gli esperti dell'Università nazionale d'Australia guidati da Charley Lineweaver, il 3% del volume di Marte, in particolare nel sottosuolo, potrebbe ospitare forme viventi o altri organismi viventi (la Terra non supera l'1%).
«Siamo riusciti a realizzare una compilazione esaustiva - ha affermato Lineweaver -
Abbiamo preso quasi tutte le informazioni di cui disponiamo, le abbiamo assemblate e ci siamo chiesti: i dati di insieme sono coerenti con la vita su Marte? E la risposta è sì.
Vaste regioni di Marte sono compatibili con la vita terrestre»
se paragoniamo le temperature e la pressione terrestre a quelle del pianeta rosso.
Per Lineweaver, il cui studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Astrobiology, le deboli pressioni e le temperature che regnano (-60°) sulla superficie di Marte non permettono all'acqua di raggiungere lo stato liquido.
Al contrario, nel sottosuolo del pianeta rosso, la pressione sarebbe sufficiente per permettere di avere acqua.
Non solo, ma il calore emesso dal nucleo di Marte garantirebbe ai batteri e agli altri micro organismi di svilupparsi, ha sottolineato l'esperto.
La presenza dell'acqua su Marte, sottoforma di argilla idratata o di ghiaccio, è stata provata dalle sonde statunitensi lanciate a partire dagli anni '70, ma, fino ad ora, nessuna traccia di vita organica è stata rilevata.

La Stampa 13.12.11

 
 
 

Il più grande buco nero mai scoperto

Post n°522 pubblicato il 23 Dicembre 2011 da Steve22966
 

È il mostro del cielo più grande mai scoperto. È un buco nero con un identikit da brivido: la sua massa è 21 mld più consistente di quella del nostro Sole e la dimensione è pari a 10 volte il nostro sistema solare. E’ stato trovato a 336 mln di anni luce dalla Terra nella costellazione della Chioma di Berenice incastonato nella super-galassia ellittica NGC 4889.
Assieme a questo mostro ne hanno individuato un altro altrettanto grande, anche se un po’ meno (9,7 mld di masse solari), nella costellazione del Leone all’interno della galassia ellittica NGC 3842 che è parte di un gruppo noto come Abell 1367 distante 331 mln di anni luce. Finora il record dei buchi neri si fermava a 6,3 mld di masse solari e riguardava un mostro nascosto nella galassia M87 nel raggruppamento della Vergine a 54 mln di anni luce. La prima sorpresa per Nicholas J. McConnell dell’Università di California, a Berkeley, autore della scoperta del super-mostro pubblicata sulla rivista britannica Nature, è che le sue previsioni non osavano tanto: i calcoli effettuati stimavano infatti una massa al di sotto dei 21 mld. Al risultato si arriva valutando la velocità delle stelle che gli ruotano intorno; una valutazione non semplice da effettuare. 
La domanda per la quale gli astronomi cercano una precisa risposta è come un buco nero riesca ad essere così massiccio essendo nato dalla morte di una stella. Questa, dopo il suo collasso finale, lascia un nucleo minuscolo da cui si sprigiona un gravità talmente intensa da non lasciar sfuggire nemmeno la luce. Per ora due sono le risposte: i buchi neri crescono perché si fondono con altri buchi neri quando due galassie si fondono insieme e perché divorano la materia intorno ad essi. Due dati emergono anche dal nuovo risultato. Il primo è che i buchi neri sembrano essere il cuore costante delle galassie e che più grandi sono queste isole stellari altrettanto più massicci sono i buchi neri contenuti al loro centro. Il loro studio aiuta gli scienziati a decifrare meglio natura e caratteristiche delle galassie e, viceversa, indagando le galassie si facilita anche la comprensione dei mostri celesti.


Giovanni Caprara - Il Corriere 09.12.11

 
 
 

Nasa, c'è acqua liquida sotto la crosta ghiacciata di Europa

Post n°521 pubblicato il 21 Dicembre 2011 da Steve22966
 
Foto di Steve22966

Gli scienziati della Nasa hanno raccolto nuove prove che confermano la presenza di acqua allo stato liquido poco sotto la superficie ghiacciata di Europa, uno dei 64 satelliti di Giove, rendendo sempre più plausibile la presenza di forme di vita.
Secondo un nuovo studio che sarà pubblicato sulla rivista Nature, gli scienziati hanno rilevato la presenza di laghi a soli tre km dalla crosta di ghiaccio che ricopre il satellite. Gli scienziati ipotizzano che l'acqua più superficiale si mescoli con quella degli oceani presenti su Europa a circa 30 km di profondità, trasferendo sostanze nutritive in acque la cui temperatura, prossima a zero gradi centigradi, potrebbe permettere lo sviluppo di forme di vita. 
Europa è stato scoperto nel 1610 da Galileo e ha un diametro di 3121 km. Esperti di glaciologia ne hanno studiato per anni la composizione, cercando di spiegare le fenditure e le striature che si osservano sulla superficie liscia. Secondo Martin Siegert, glaciologo dell'Università di Edimburgo, i rigurgiti di acqua più calda che salgono dagli oceani profondi verso la superficie provocano locali scioglimenti di ghiaccio e dunque la formazione di crepe. In queste fenditure successivamente si riforma il ghiaccio, cementandosi con i blocchi preesistenti e formando delle irregolarità. 
La scoperta di laghi vicini alla superficie di Europa rende sempre più plausibile una missione spaziale da parte della Nasa per raccogliere dei campioni di acqua da analizzare. Ma ancora nessuna operazione è stata annunciata ufficialmente.

La Stampa 18.11.11 

 
 
 

Kepler-22b, il pianeta gemello della Terra

Post n°520 pubblicato il 13 Dicembre 2011 da Steve22966
 

Ha un diametro 2,4 volte quello terrestre e sulla sua superficie potrebbe esserci acqua allo stato liquido: Kepler-22b è il primo esopianeta per cui la NASA ha confermato le condizioni di "abitabilità". Inoltre, sulla base delle stesse osservazioni grazie a cui è stato scoperto Kepler-22b, il Planetary Habitability Laboratory dell'Università di Puerto Rico ad Arecibo ha realizzato una sorta di "tavola periodica" degli esopianeti identificando oltre 15 esopianeti e 30 esosatelliti potenzialmente abitabili.
Coloro che cercavano un pianeta gemello della Terra sono ora accontentati: la missione Kepler della NASA ha confermato l’esistenza di un pianeta, il più piccolo osservato finora, che orbita nella “zona abitabile” di una stella simile al Sole. Kepler-22b – questo il nome del pianeta extrasolare – ha un diametro pari a 2,4 volte quello terrestre e potrebbe dunque avere acqua liquida sulla superficie e condizioni adatte allo sviluppo della vita, per quanto in forme elementari.
“Si tratta di un risultato fondamentale per la ricerca di un gemello del nostro pianeta”, ha commentato entusiasticamente Douglas Hudgins, che partecipa al programma Kepler presso il quartier generale della NASA a Washington.
“I risultati continuano a dimostrare l’importanza delle missioni che cercano di rispondere alle domande principali sul nostro ruolo nell’universo”.
La notizia divulgata dalla NASA ha in parte offuscato quella del  Planetary Habitability Laboratory (PHL) dell'Università di Puerto Rico ad Arecibo (UPR Arecibo) che grazie ai dati di Kepler ha condotto una nuova valutazione dell'abitabilità dei pianeti già compresi nell'Habitable Exoplanets Catalog (HEC) che non solo identifica nuovi esopianeti, tra cui alcuni esosatelliti, ma li classifica secondo diversi indici di abitabilità.
Dopo oltre 700 oggetti scoperti in 20 anni e altre migliaia in attesa di una conferma, sembra quindi aprirsi una nuova fase della rilevazione della presenza di esopianeti che mette in primo piano la valutazione sempre più accurata della presenza di condizioni favorevoli allo sviluppo della vita.
Tra le novità introdotte nel Catalogo, vi sono tre nuovi indici di abitabilità, denominati rispettivamente Earth Similarity Index (ESI), Habitable Zones Distance (HZD), e Global Primary Habitability (GPH), che fanno riferimento ai dati di altre banche dati come l'Extrasolar Planets Encyclopaedia,l'Exoplanet Data Explorer, la NASA Kepler Mission.
“Le nuove osservazioni effettuate con osservatori orbitali e a Terra permetteranno di scoprire migliaia di esopianeti nei prossimi anni”, ha commentato Abel Méndez, direttore del PHL e principal investigator del progetto.
“Ci aspettiamo che le analisi contenute nel nostro catalogo aiuteranno a identificare, organizzare, e confrontare la potenziale capacità di sostenere la vita di ciascuno di essi”.
Il catalogo elenca e categorizza le scoperte di esopianeti con vari sistemi di classificazione basati sulle proprietà planetarie e stellari: una di esse divide gli oggetti in 18 categorie termiche e di massa, realizzando una sorta di "tavola periodica" degli esopianeti.
Prima di Kepler-22b solo due esopianeti confermati hanno soddisfatti i criteri di abitabilità nel catalogo: Gliese 581d e HD 85512b, entrambi classificati come esopianeti di tipo terrestre, ma solo marginalmente. Oltre a essi, il catalogo identifica più di 15 esopianeti e 30 esosatelliti come  potenzialmente abitabili. Per confermare queste ipotesi occorreranno nuove osservazioni con strumenti innovativi come il proposto Terrestrial Planet Finder (TPF) della NASA.

Le Scienze 06.12.11

 
 
 

La pulsar superveloce più luminosa dell’Universo

Post n°519 pubblicato il 08 Dicembre 2011 da Steve22966
 

Si trova tra centinaia di migliaia di stelle, eppure la sua luminosità è tale da oscurarle tutte.
Stiamo parlando della pulsar superveloce J1823-3021A, nella costellazione del Sagittario, a 27 mila anni luce dalla Terra.
Già nota agli astronomi dal 1994, solo ora ne sono state scoperte tutte le caratteristiche: è la pulsar superveloce a raggi gamma più luminosa, più giovane, più lontana e con il campo magnetico più intenso.
L’oggetto celeste più simile a un buco nero che si conosca, insomma.
A scoprirla è stato un gruppo internazionale cha ha visto la presenza anche di ricercatori dell’ASI e dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, guidato da Paulo Freire del Max Planck Institute for Radio Astronomy di Bonn, in Germania. Nel loro studio, pubblicato su Science, gli astronomi raccontano tutte le peculiarità di questa stella da record, svelate grazie al Fermi Large Area Telescope della Nasa.
Da quando è stato lanciato nello Spazio, nel 2008, il Large Area Telescope (Lat) esegue delle scansioni del cielo alla ricerca dei corpi più strani: pulsar, nuclei galattici, stelle binarie, rimasugli di supernovae, sorgenti di raggi gamma.
Nel corso delle sue incursioni spaziali, ha scovato numerosi ammassi globulari, cioè gruppi formati da centinaia di migliaia di stelle tenute assieme dalla forza di gravità.
Questi ammassi stellari contengono molte pulsar, stelle di neutroni nate dalla frantumazione del nucleo di stelle massicce esplose. Hanno un diametro di circa 20 km ma, essendo supercompatte, sono mln di volte più pesanti della Terra.
Ormai, nell’archivio del Fermi vi sono ben 100 pulsar. Queste stellle ruotano attorno al proprio asse con un periodo che può variare tra i 16 millisec e gli 8 sec, ma nel caso delle cosiddette pulsar superveloci la velocità di rotazione aumenta vertiginosamente, sino a toccare gli 1,4 millisec (corrispondenti a ben 43mila rotazioni per min).
Durante la rotazione, i nuclei carichi emettono radiazioni elettromagnetiche sotto forma di onde radioraggi xraggi gamma e, talvolta, anche luce visibile. 
Dal momento che l’emissione delle onde è confinata ai due poli magnetici, le pulsar appaiono come fari nell’Universo: ne osserviamo i fasci luminosi solo quando sono orientati verso di noi.
Ogni volta che questi impulsi vengono catturati dall’obiettivo del Lat, si ottengono nuove, preziose informazioni su questo particolare tipo di stelle.
Ed è stato proprio guardando all’interno dell’ammasso NGC 6624 che i ricercatori hanno fatto la loro scoperta. Da questo gruppo di stelle, infatti, proveniva una massiccia emissione di raggi gamma che, sino a oggi, era stata attribuita all’intera popolazione di pulsar presenti nell’ammasso globulare (stimata intorno alla centinaia di unità). 
Ma guardando con più attenzione e combinando le osservazioni con i dati relativi all’emissione delle onde radio dallo stesso ammasso, i ricercatori si sono accorti che la quasi la totalità dei raggi gamma proviene da questa unica stella.
Come spiegare la straordinaria luminosità? Chiamando in causa l’intensità del campo magnetico, che i ricercatori assicurano essere la più alta mai osservata per una pulsar superveloce.
Ma la stella può vantare anche altri primati: con un periodo di rotazione di 5,44 millisec (11.100 giri al min), è probabilmente la pulsar superveloce a raggi gamma più distante mai rilevata ed è certamente la più giovane del suo tipo.
Dovrebbe avere circa 25 mln di anni, una bambina se pensiamo che generalmente le pulsar superveloci sono vecchie mld di anni. Ora i ricercatori si domandano quante altri oggetti di questo tipo si nascondano nell’Universo.
“Queste stelle così energetiche probabilmente si originano con la stessa frequenza delle altre già note, normali pulsar superveloci, sia all’interno degli ammassi globulari sia in tutto l’Universo – spiega Freire questo sembra essere solo la punta di un iceberg”.

Martina Saporiti - Galileo - Giornale di Scienza 04.11.11

 
 
 

Curiosity verso Marte a cercare tracce di vita

Post n°518 pubblicato il 27 Novembre 2011 da Steve22966
 
Foto di Steve22966

Su Marte non ci sono le mucche, dicono con una battuta alla Nasa, e allora si deve in qualche modo spiegare come mai nell’esile atmosfera marziana di andride carbonica (CO2) sono state rilevate presenze di metano.
Sulla Terra le mucche danno il loro contributo con la digestione. La caccia alle molecole di carbonio, cioè ai composti organici, è l’obiettivo della nuova missione della Nasa con il grande rover robotizzato Curiosity che è partito da Cape Canaveral sabato alle 16,02 ora italiana. Curiosity è un Suv marziano per le dimensioni e la missione marziana più complicata e costosa (2,5 mld di $) mai tentata.
È così gigante perché ha davanti compiti che i suoi predecessori, come il piccolo Pathfinder (1997) e i fratelli un po’ più cresciuti Spirit e Opportunity (2004), non potrebbero mai affrontare.
L’obiettivo è, comunque, sempre la ricerca delle tracce della possibile vita passata o presente. Finora Spirit, Opportunity e Phoenix al Polo Nord, hanno dimostrato che il Pianeta Rosso in epoche remote era un ambiente umido in cui scorreva l’acqua. E questo è il primo requisito perché la vita si accenda. Adesso si tenta di compiere un passo avanti provando, appunto, a scovare il carbonio, elemento essenziale della biologia.
Il metano che lo contiene è stato avvistato con osservazioni da terra ma anche, e prima ancora e per la prima volta, con uno strumento della sonda Mars Express dell’ESA europea costruito dal fisico italiano Vittorio Formisano dell’INAF. Inoltre rocce carbonacee – notano gli scienziati - esistono anche in superficie e quindi è ragionevole pensare che si possa trovare. Ma non sarà facile.
«Sarà come cercare un ago in un pagliaio grande come un campo di calcio» avverte John Grotzinger, lo scienziato a capo della spedizione. Inoltre il metano pur essendo stato individuato è rimasto una questione discussa; cioè non c’è un’assoluta certezza. Per questo era necessario organizzare un’indagine sul luogo ed è ciò che farà Curiosity. Dopo il lancio il viaggio durerà nove mesi arrivando su Marte il 6 agosto 2012.
Per sbarcare, però, essendo Curiosity troppo grande e pesante (una tonn) non poteva far ricorso al sistema degli airbag adottato in passato.
Quindi al Jet Propulsion Laboratory (JPL) della Nasa a Pasadena, dove è stato concepito, costruito e da dove sarà gestito, si sono dovuti inventare un altro metodo. Così hanno progettato lo “sky crane”, la gru del cielo, come l’anno battezzata e quello che succederà lassù per effettuare lo sbarco sarà una cosa da fantascienza.
Quando arriverà dopo aver rallentato la corsa con un paracadute che poi abbandonerà, ad un’altezza di circa 20 m quasi si fermerà nell’aria azionando una batteria di razzi e intanto il veicolo madre comincerà a far scendere Curiosity rilasciando tre cavi ai quali è collegato. Come una gru appunto.
Nel momento in cui il rover robotizzato toccherà il suolo i cavi si staccheranno automaticamente e il veicolo madre volerà via candendo lontano. Allora inizierà l’avventura ed è previsto che il robot resti in attività per almeno un anno marziano, cioè 687 gg terrestri. Curiosity è dotato di una batteria formidabile di strumenti per cercare composti organici e studiare le rocce.
Sparerà addirittura un raggio Laser per polverizzare le pietre e studiarne i componenti. Sbarcherà all’interno dell’immenso cratere Gale esteso quasi 160 km e salirà sulla montagna situata al centro.
Al contrario dei suoi predecessori dotati di pannelli solari non avrà limiti nel funzionare e nel muoversi perché l’energia gli sarà fornita da un generatore nucleare a radioisotopi. Perciò potrà lavorare instancabilmente giorno e notte e non dovrà più temere l’inverno marziano perché il generatore nucleare gli garantirà anche adeguato riscaldamento. Un pensiero di cautela è d’obbligo.
Andare su Marte è sempre un’operazione difficile e la strada è costellata di fallimenti. Delle 18 spedizioni della Nasa dagli inizi degli anni '60 tre sono andate male. Peggio è andata ai russi: di 20 spedizioni tentate solo due sono in parte riuscite.
L’ultima sconfitta è di questi giorni. L’8 novembre era partita la sonda russa Phobos-Grunt che doveva sbarcare su Phobos, la più grande luna di Marte, riportando a Terra dei campioni. Per guasto dall’origine misteriosa è rimasta bloccata intorno alla Terra. Nei giorni scorsi un’antenna dell’ESA aveva raccolto dei segnali ma ieri si sono persi di nuovo e, a questo punto, sembra impossibile recuperarla. Cadrà presto sulla Terra.
Naturalmente auguriamo maggiore fortuna a Curiosity sulla quale c’è pure un’immagine di Leonardo.

Giovanni Caprara - Il Corriere 27.11.11

 
 
 

Eris, il gemello di Plutone

Post n°517 pubblicato il 19 Novembre 2011 da Steve22966
 
Foto di Steve22966

Il diametro del pianeta nano Eris è stato misurato accuratamente per la prima volta durante il suo transito davanti a una stella debole: i valori ottenuti mostrano che si tratta quasi di un gemello identico di Plutone
Ma le osservazioni effettuate nel 2010 dai telescopi situati in Cile, compresi il telescopio TRAPPIST e quelli dell'osservatorio di La Silla dell'ESO, riservano anche qualche altra sorpresa: Eris sembra avere una superficie molto riflettente, il che fa ipotizzare che essa sia uniformemente coperta da un sottile strato di ghiaccio, probabilmente frutto della condensazione e della solidificazione dell'umidità atmosferica. 
Secondo quanto riferito sull'ultimo numero della rivista Nature, l'occultazione di una stella debole distante da parte del pianeta nano distante Eris, avvenuta nel novembre dello scorso anno, è un evento molto raro, e la sua osservazione è stata resa ancora più difficoltosa proprio dalla distanza del pianeta e dalle sue dimensioni molto limitate. 
La stella candidata all'occultamento è stata identificata studiando le immagini del telescopio da 2,2 m dell'Osservatorio di La Silla e le osservazioni sono state pianificate attentamente e poi effettuate da un gruppo di internazionale di astronomi, tra cui quello del telescopio TRAPPIST (TRAnsiting Planets and PlanetesImals Small Telescope). 
Mentre le precedenti osservazioni che utilizzavano altri metodi avevano indicato che Eris potesse essere del 25% più grande di Plutone, con una stima di 3000 km per il diametro, le nuove misurazioni indicano invece un diametro di 2326 km, con un'accuratezza di 12 km. Plutone, per confronto, ha un diametro compreso tra 2300 e 2400 km: l'incertezza è dovuta alla difficoltà di misurazione dovuta alla presenza di un'atmosfera che rende impossibile la rilevazione diretta mediante gli occultamenti. 

Nature 27.10.11

 
 
 

Scoperto un pianeta caldo come il corpo umano: 37°

Post n°516 pubblicato il 15 Novembre 2011 da Steve22966
 
Foto di Steve22966

Il più freddo oggetto celeste al di fuori del Sistema solare è stato scoperto a 63 anni luce dalla Terra, quindi molto vicino a noi.
La temperatura è quella del corpo umano, circa 37° e quindi lassù il termometro sale in media come sulla Terra.
Il record lo conferma il suo scopritore, l’astrofisico Kevin Luhman della Penn State University che ha raccontato il risultato durante un meeting al Goddard Space Flight Center della Nasa, e di cui ora pubblicherà i dettagli su Astrophysical Journal. Con lui hanno lavorato diversi astronomi da anni perché il tutto non è stato facile e ha richiesto, ovviamente, ripetute osservazioni a partire dal 2004 con l’osservatorio spaziale Spitzer della Nasa. Ma le conclusioni sono state gratificanti.
Il nuovo soggetto identificato ( WD 0806-661 B ) ha una natura ambigua che ora si sta definendo. Intanto ruota intorno a una stella ( WD 0806-661 ) che una volta era come il nostro Sole ma poi, avendo perso una parte del suoi strati esterni nel corso dell’evoluzione, impoverendosi è diventata una «nana bianca». La distanza fra loro è notevole: 2.500 unità astronomiche, cioè 2.500 volte la distanza tra la Terra e il Sole. È ambigua la sua natura perché ha una massa che è da sei a nove volte quella del nostro Giove; quindi è molto grande. «Potremmo dire addirittura che è una piccola stella», dice Luhman, «la quale però non è cresciuta abbastanza nella sua massa tanto da accendere le reazioni nucleari che la potrebbero far brillare. Attorno ha un’atmosfera gassosa appunto con una bassa temperatura e perciò potremmo anche dire che è una stella fredda come la Terra».
Qualcosa di analogo era accaduto anche a Giove, per cui è rimasto soltanto un grande pianeta dai magnifici colori. Per queste ragioni il nuovo corpo celeste viene anche battezzato da alcuni «nana bruna».
Il risultato è emerso dagli studi riguardanti le atmosfere dei pianeti extrasolari nella caccia sempre più intensa al gemello della Terra. E un passo dopo l’altro siamo certi che non mancherà molto alla grande scoperta.

Giovanni Caprara - Il Corriere 26.10.11

 
 
 

L'asteroide che ci sfiorerà l'8 novembre

Post n°515 pubblicato il 04 Novembre 2011 da Steve22966
 

Sta arrivando, come previsto, il grande asteroide 2005 YU55 che da tempo fa parlare di sé.
Il prossimo 8 novembre ci sfiorerà, in senso astronomico, da appena 324 mila km, vale a dire un po’ più vicino della Luna. Non è il primo, naturalmente, che vola su queste traiettorie, ma fa notizia per la sua dimensione avendo un diametro di 400 metri come hanno stabilito le rilevazioni con il grande radar di Arecibo. E in questa fase finale viene seguito quattro ore ogni giorno dalla parabola di Goldstone, in California, di solito impegnata nel comunicare con le sonde interplanetarie della Nasa. Ciò consente di affinare ancora di più il disegno del percorso. YU55 con la sua forma sferoidale transiterà rapido alla velocità di 18 km al secondo. Un corpo celeste di questa dimensione è passato tanto vicino solo nel 1976 e di nuovo accadrà nel 2028.
Il transito è eccezionale, dunque, e per questo aveva sollevato chiacchiere e paure da collegarlo e, secondo alcuni farlo addirittura diventare la causa della «fine del mondo» immaginata per il 2012. La fantasia e l’irrazionale volano ancora più veloci degli asteroidi e superano persino, potremmo dire oggi, pure i neutrini candidati a battere la luce. Infatti, come accade con questi pianetini, come li chiamava Giuseppe Piazzi che scoprì il primo, Cerere, dall’osservatorio di Palermo nel 1801, seguendoli si può conoscere bene la loro strada e YU55 pur rimanendo nel gruppo dei Neo (Near Earth Object, oggetti vicini alla Terra) non ci cadrà addosso. Seguiremo il suo arrivo.

Giovanni Caprara - Il Corriere 02.11.11

 
 
 

Risolto l'enigma dell'anomalo asse di Urano

Post n°514 pubblicato il 01 Novembre 2011 da Steve22966
 
Foto di Steve22966

Urano ha una particolarità che lo distingue da tutti gli altri pianeti del sistema solare: il suo asse di rotazione è inclinato di 98° rispetto al suo piano orbitale intorno al Sole. Si tratta di un valore molto più elevato rispetto a quelli che caratterizzano gli altri pianeti: quello della Terra è inclinato di 23°, quelli di Saturno e Nettuno di 29°, mentre Giove ha un'inclinazione minima, di appena 3°. Urano è come una trottola coricata di lato.
L'ipotesi generalmente accettata per spiegare questa singolare anomalia, che fa ruotare il pianeta "su un fianco", è che in passato un corpo della massa circa doppia della Terra si sia scontrato con Urano. Tuttavia, gli astronomi non si nascondono che questa ipotesi soffre di un problema non indifferente: se questo fosse stato il meccanismo, i suoi satelliti avrebbero comunque conservato l'inclinazione originaria, invece anch'essi sono inclinati quasi esattamente a 98°.
Questo annoso mistero è stato risolto da un gruppo di astronomi diretto dall'italiano Alessandro Morbidelli, ricercatore presso l'Observatoire de la Cote d'Azur a Nizza, che ha illustrato i risultati del loro studio nel corso dello European Planetary Science Congress tenutosi a Nantes. Morbidelli e collaboratori hanno realizzato diverse simulazioni per riprodurre vari scenari di impatto, scoprendo che se la collisione fosse avvenuta quando Urano era ancora circondato da un disco protoplanetario, ossia dal materiale da cui si sarebbero formati i satelliti, questo si sarebbe ristrutturato formando una "ciambella" fortemente inclinata rispetto al piano equatoriale, che si sarebbe poi appiattita per le collisioni al proprio interno, finendo per portare alla formazione dei satelliti proprio nelle posizioni che vediamo oggi. Tuttavia, la simulazione ha fornito anche un risultato inaspettato: in quello scenario, le lune sarebbero state animate da un moto retrogrado, ossia in direzione opposta a quella che osserviamo. Modificando i parametri delle simulazioni, Morbidelli ha potuto scoprire che se l'urto non è stato unico ma ripetuto, almeno due volte, la probabilità che i satelliti di Urano assumessero la direzione di rotazione che effettivamente si osserva è molto più alta.
"La teoria standard presuppone che la formazione dei pianeti Urano, Nettuno e il nucleo di Giove e Saturno si siano formati per accrescimento a partire solo da piccoli oggetti nel disco protoplanetario, che non avrebbero dovuto subire alcuna collisione gigante. Il fatto che Urano sia stato colpito almeno due volte suggerisce che gli impatti significativi possano essere stati tipici nella formazione dei pianeti giganti. Quindi, la teoria standard va rivista", ha concluso Morbidelli.

Le Scienze 10.10.11

 
 
 

L'acqua della Terra proviene dalle comete. Ora c'è la prova

Post n°513 pubblicato il 26 Ottobre 2011 da Steve22966
 
Foto di Steve22966

Si rafforza l'ipotesi dell'origine extraterrestre dell'acqua degli oceani. È stata infatti identificata la prima volta sulla cometa 103P/Hartley 2 ghiaccio d'acqua con una composizione isotopica molto simile a quella dell'acqua degli oceani del nostro pianeta.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, è stato coordinato da Paul Hartogh dell'Istituto Max Planck di Lindau, in Germania, e Dariusz Lis dell'americano Caltec basandosi sulle misurazioni effettuate dall'osservatorio Herschel dell'Agenzia spaziale europea (Esa) e della Nasa.
La teoria più accreditata dell'origine dell'acqua sulla Terra spiega che il pianeta, dopo la sua formazione 4 mld e 564 mln di anni fa, era molto caldo e arido. Soltanto 8 mln di anni dopo la sua nascita, durante una fase nota tra gli scienziati come Late Heavy Bombardment, la Terra si sarebbe arricchita d'acqua , portata dalle comete o dagli asteroidi.
Fino a non molti anni fa, la maggior parte degli scienziati propendeva per l'arrivo dell'acqua con gli asteroidi, ma recentemente nuove evidenze hanno dato forza alle comete come origine di almeno il 10% dell'acqua. Secondo questo studio, l'apporto cometario sarebbe addirittura maggiore.
La scoperta su Hartley 2 che il rapporto tra idrogeno e il suo isotopo deuterio è identico a quello degli oceani, sembra essere una prova importante, se non decisiva. L'acqua di questa cometa ha un atomo di deuterio (²H2O) ogni 6.200 atomi di idrogeno (¹H2O), nei nostri oceani il rapporto è uno di deuterio ogni 6.400 atomi di idrogeno. Per questa ragione «comete come Hartley 2 devono essere prese in considerazione quando cerchiamo i corpi celesti che hanno potuto portare l'acqua sul nostro pianeta», ha detto Hartogh
Herschel ha analizzato anche la composizione del ghiaccio di altre sei comete (tra le quali Halley ed Hale-Bopp), ma solo quello di Hartley 2 ha mostrato una somiglianza con gli oceani terrestri. Gli astronomi ipotizzano che Hartley 2 sia nata nella Fascia di Kuiper, la cintura di oggetti freddi e ghiacciati che circonda il Sistema solare e che si trova oltre Nettuno in un'orbita da 30 a 50 volte la distanza Terra-Sole. Le altre invece sarebbero partite da una regione ancora più lontana, la cosiddetta Nube di Oort, che si trova 10 mila volte più lontano della Fascia di Kuiper.

Il Corriere 06.10.11

 
 
 

Le pianure di Mercurio? Frutto di attività vulcanica

Post n°512 pubblicato il 07 Ottobre 2011 da Steve22966
 
Foto di Steve22966

Le dolci pianure del pianeta Mercurio sono frutto di attività vulcanica: è questo il risultato di una nuova analisi dei dati raccolti dalla sonda MESSENGER, condotta dai ricercatori di un'ampia collaborazione internazionale che firmano in proposito un articolo di resoconto sulla rivista Science.
“Per più di 35 anni è rimasta una grande incertezza su quale sia stato il ruolo dell'attività vulcanica sul pianeta”, ha spiegato James W, Head III, professore di scienze geologiche della Brown University e coordinatore della ricerca.
Gli studiosi infatti dibattono la questione fin dal 1974, ovvero da quando la missione Mariner 10 riportò le prime immagini della superficie del pianeta, che presentava in alcune sue parti pianure senza irregolarità.
Subito si cominciò a ipotizzare un'attività vulcanica ma non esistevano segni della presenza di vulcani nelle vicinanze. Inoltre, le pianure del nord del pianeta appaiono, nelle immagini, della stessa luminosità delle regioni craterizzate, a differenza di quanto avviene, per esempio, nel caso della Luna. Secondo quest'ultimo studio, nelle fasi primordiali della storia del pianeta, tra 3,5 e 4 mld di anni fa, enormi quantità di lava fluirono da fratture della superficie di Mercurio invadendo le pianure circostanti poste a una quota inferiore e colmarono anche fratture profonde più di un km. Il processo riguardò circa il 6% della superficie. La conferma del fatto che le pianure siano state causate da un vulcanismo molto rapido è venuta dall'analisi di una struttura presente a circa 150 km dalla zona vulcanica, in cui si possono rintracciare le prove di un'antica sorgente di lava, con ampi canali simili a fiumi che si dipartono dalla frattura.
La sonda MESSENGER sta orbitando intorno al Mercurio dal mese di marzo e negli anni scorsi ha eseguito tre sorvoli che hanno fornito agli scienziati una prima prima impressioene delle pianure. Per il prossimo futuro si spera di arrivare a una migliore comprensione della composizione chimica e dei minerali presenti alle maggiori latitudini in modo da poter confrontare l'attività vulcanica qui presesnte con quella di altre regioni. I flussi di lava pemettono infatti agli studiosi di arrivare a nuove informazioni sulle dinamiche di formazione e di evoluzione dei pianeti, e sul fatto che siano o meno ancora attivi.
“Quando si cerca di comprendere l'origine delle pianure è utile analizzare il margine e i loro dintorni”, ha spiegato Caleb Fassett, coautore dell'articolo. “In tali zone, le differenze tra le pianure e il terreno preesistente può aiutare a capire in che modo esse si siano formate”.

Le Scienze 29.09.11

 
 
 

Il caldo estremo? Si fa presto a dire anomalo

Post n°511 pubblicato il 04 Ottobre 2011 da Steve22966
 

Le temperature medie del pianeta di stanno innalzando, secondo il ben noto fenomeno del global warming. D’altra parte, le eccezionali ondate di caldo, come quella che ha investito l’Italia in questo settembre che non sembra voler cedere il passo all’autunno, sono sotto gli occhi di tutti. 
Ma qual è il rapporto tra fenomeni globali e clima percepito? Finora era opinione comune che i numerosi picchi di caldo fossero conseguenza di una più accentuata variabilità climatica, ma un nuovo studio condotto presso il Consiglio nazionale delle ricerche (Isac-Cnr) di Bologna e dell’Università degli studi di Milano mostra che in realtà le oscillazioni climatiche abbiano mantenuto la stessa ampiezza del passato, ma avvengono intorno a una temperatura media più alta. 
Lo studio, pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters riprende i risultati relativi al territorio italiano di un precedente lavoro degli stessi autori, ampliandolo al contesto europeo. 
 “Nel lavoro appena pubblicato è stato sviluppato un modello statistico per comprendere l’evoluzione degli eventi estremi durante gli ultimi 50 anni nel contesto del riscaldamento globale in atto”, ha spiegato Michele Brunetti, dell’Isac-Cnr, tra gli autori dello studio. “Le nostre analisi hanno dimostrato come la frequenza degli eventi con temperature eccezionalmente alte sia aumentata in modo significativo negli ultimi decenni in numerose zone del pianeta, in particolare in Europa. E come l'incremento di tali eventi estremi non sia causato da un aumento delle anomalie climatiche, come molti sostengono, ma si spieghi con lo spostamento della temperatura media globale verso valori più elevati, attorno al quale l’ampiezza delle oscillazioni resta pressoché inalterata. Sviluppare una metodologia che permetta di quantificare l’evoluzione di queste oscillazioni è molto importante per gli effetti che esse hanno sull’ambiente e la vita stessa dell’uomo”
“In sostanza, la distribuzione statistica delle temperature giornaliere ha subito uno spostamento che spiega anche il più marcato aumento delle condizioni di caldo estremo rispetto alla diminuzione degli eventi eccezionalmente freddi”, ha conlcuso Claudia Simolo, dell’Isac-Cnr. “Nell’ultimo mezzo secolo ogni porzione della distribuzione si è spostata di 1,5 °C in modo solidale con la sua media, che è l’unico parametro ad avere un 'trend’, mentre tutti gli altri, come la larghezza, non presentano alcun cambiamento di lungo termine”.

Le Scienze 27.09.11

 
 
 

Marte: ecco dove cercare tracce di vita

Post n°510 pubblicato il 29 Settembre 2011 da Steve22966
 

Curiosity il rover da 2,5 mld di dollari che verrà lanciato entro quest’anno dalla Nasa su Marte per capire se il Pianeta Rosso presentasse in passato le condizioni per ospitare la vita, ha già la sua destinazione: il Cratere Gale.
Ma questo non è l’unico luogo che potrebbe conservare tracce di organismi, e ora la lista si allunga di due nuovi promettenti candidati, dalle caratteristiche uniche. 
Si tratta di due depressioni all’interno della Valle Marineris, un sistema di canyon che si innalza fino a 7mila km di altezza e si estende per circa 4mila km (posizionato in una zona più ampia, nota come Noctis Labyrinthus); entrambi i siti appaiono ricchi di ferro/magnesio-smectiti, minerali argillosi che si formano solo in presenza di acqua non acida, e che potrebbero conservare tracce di molecole organiche al loro interno.
Le smectiti, infatti, si espandono quando assorbono l’acqua per poi tornare a contrarsi. 
Le due depressioni individuate, descritte ora su Geology, non sono gli unici luoghi in cui questo minerale è presente, ma sono i più giovani: per ora le stime indicano un’età compresa tra i 3 e i 2 mkd di anni fa (gli altri siti normalmente sono più antichi di 3,6 mld di anni).
Significa che qui le condizioni avrebbero permesso la vita in un periodo in cui tutto il pianeta era sottoposto a una forte evaporazione.
Non solo: qui la deposizione geologica sembra invertita rispetto alle altre zone studiate finora e indica un lungo periodo a pH neutro e basico.
“Questi luoghi potrebbero essere stati i più ospitali di Marte in quel periodo”, ha detto a Mars Daily una delle autrici della scoperta, Janice Bishop dell’Ames Research Center della Nasa e del Seti Istitute (Search for Extra-Terrestrial Intelligence). 
Janice Bishop e Catherine Weitz del Planetary Science Institute hanno passato al setaccio le immagini inviate dal Mars Reconnaissance Orbiter (Mro), con a bordo il radar ShaRad dell’Agenzia spaziale italiana, grazie anche alla collaborazione dell’High Resolution Imaging Science Experiment (HiRISE) e ai dati del Compact Reconnaissance Imaging Spectrometer for Mars (CRISM) e hanno combinato il tutto con modelli digitali del terreno per determinare l’elevazione e la struttura geologica.
Dalla loro analisi è emersa una mappa (che copre circa 300 m) dei minerali idrati, da cui è possibile dedurre la variazione del chimismo delle acque nel tempo e da zona a zona.
“Sarebbero due posti fantastici in cui inviare un rover ma, sfortunatamente, le caratteristiche del terreno li rendono poco sicuri sia per l’atterraggio sia per la guida”, ha commentato Weit.

Tiziana Moriconi Galileo - Giornale di Scienza 27.09.11

 
 
 
Successivi »
 
 
 

INFO


Un blog di: Steve22966
Data di creazione: 24/02/2008
 

AREA PERSONALE

 

TAG

 

BALISANDO X4


cohesion "BUCANEROS"
El caballo
Cartica de amor
Natasha
Playa Guardalavaca

Rodolfo Antonio
Amanecer
Y tu
Parque de Holguin

Tierra firme
Esperando
El pescador

Gustavo Marquez y su grupo
Amor penetrante
Estrella fugaz
Sobreviviremos

 

ERNESTO BALICE

Pare incredibile, però Ernesto Balice è nato in Italia, ha dedicato parte della sua vita alla protezione del patrimonio culturale del suo paese e, quando è andato in pensione, è venuto a Cuba dove ha cominciato a scrivere canzoni che esaltano la bellezza della natura e la gente della "Città dei Parchi" Cubana. Balice ha composto più di sessanta temi, la maggioranza dei quali in spagnolo, il che gli ha permesso di ottenere un posto nella S.I.A.E. e, recentemente, l'incisione di un cd insieme ad artisti di Holguín, che è già in vendita in vari paesi, tra i quali anche Colombia e Canada. “Balisando x 4” è intitolato il disco, presentato questa settimana alla stampa nel Centro di Comunicazione Culturale della provincia di Holguín. Dodici brani autenticamente "holguineros", anche se con ritmi napoletani, cantati da Rodolfo Antonio, Tierra Firme, dal gruppo Bucanero e da quello di Gustavo Márquez, che ha realizzato inoltre la produzione musicale.Oltre alla sua qualità, il disco presenta alcuni aspetti curiosi. Il primo è che tutte le canzoni sono state scritte e pensate in spagnolo, ance se sarebbe meglio dire "in cubano", con la passionalità delle canzoni romantiche e lo "scintillante sale caraibico" che brilla nei pezzi più ritmici, nonostante il quale si percepisca anche come sfondo il marchio della canzone italiana, l'impronta di questa formidabile tradizione che dai tempi del "santiaguero" Pepe Sánchez iniziò a calare nel nostro tessuto musicale. Il secondo aspetto degno di nota è che si tratta del primo disco di un italiano che vive a cavallo tra Torino e Holguín e che ha iniziato a scrivere testi in piena maturità, come successe anche al suo ammirato conterraneo, lo scrittore Giuseppe Tommasi di Lampedusa. Va detto che Balice non aveva scritto mezza parola prima di innamorarsi di Holguín, per le cui strade pedala giornalmente in bicicletta. Un altro aspetto notevole del disco è l'armonia che esprimono congiuntamente le dodici canzoni, tutte interpretate da artisti di Holguín. Oltre agli interpreti già citati in questo articolo, hanno partecipato al disco il bassista e compositore Tony Pérez, Julio Barrera, Gerian Durán, Alexander Martínez ed Emanuele Piscioneri, coautore (insieme a Balice e a Durán) del brano “El pescador”. Emanuele è stato inoltre il patrocinatore del disco. Le foto e il disegno della copertina sono stati realizzati da Stefano Brunello e Marina Stuardi, mentre le pitture dello sfondo appartengono al maestro Vanni Novara.

 

FULL METAL JACKET

Questo è il mio fucile,
ce ne sono tanti come lui ma questo è il mio fucile
il mio fucile è il mio migliore amico è la mia vita
io debbo dominarlo come domino la mia vita.
Senza di me il mio fucile non è niente
senza il mio fucile io non sono niente.
Debbo saper colpire il bersaglio,
debbo sparare meglio del mio nemico
che cerca di ammazzare me,
debbo sparare io prima che lui spari a me e lo farò
al cospetto di Dio giuro su questo credo.


Il mio fucile e me stesso siamo difensori della patria
siamo dominatori dei nostri nemici
siamo i salvatori della nostra vita
e così sia finchè non ci sarà più nemico ma solo pace.
 

 

FRASI DA...FILM

"Facciamo lavori che odiamo per comperare cazzate che non ci servono.
Siamo i figli di mezzo della storia. Non abbiamo la grande guerra nè la depressione. La nostra grande guerra è quella spirituale, la nostra grande depressione è la nostra vita...".
 
Brad Pitt (Tyler Durden) - Fight Club

"La felicità si può trovare anche negli attimi più tenebrosi, se solo qualcuno si ricorda di accendere la luce".
Daniel Radcliffe - Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban

"Mamma diceva sempre: devi gettare il passato dietro di te prima di andare avanti".
Tom Hanks (Forrest Gump) - Forrest Gump

"L'ecclesiaste ci dice che c'è un tempo per ogni proposito sotto il cielo.
Un tempo per ridere e un tempo per piangere. Un tempo per patire e c'è un tempo per danzare. C'era un tempo per quella legge, ma ora non c'è più.
Questo è il nostro tempo per danzare, questo è il nostro modo per celebrare la vita. Così è stato nel principio, così è stato sempre e così deve essere adesso".
Kevin Bacon (Ren) - Footloose

"L'infanzia finisce quando scopri che un giorno morirai...".
Brandon Lee (Erik Draven) - The Crow - Il Corvo

"Agonizzanti in un letto, tra molti anni da adesso, siete sicuri che non sognerete di barattare tutti i giorni che avrete vissuto a partire da oggi per avere l'occasione, solo un altra occasione, di tornare qui sul campo ad urlare ai nostri nemici che possono toglierci la vita ma non ci toglieranno mai la liberta'!".
Mel Gibson (William Wallace) - Braveheart

"Alla fine della storia è solo un lavoro. È quello che facciamo, non quello che siamo. Quello che siamo dipende da noi".
Al Pacino (Walter Burke) - La regola del sospetto

Vengono fuori gli animali più strani la notte: puttane, sfruttatori, mendicanti, drogati, spacciatori di droga, ladri, scippatori.
Un giorno o l'altro verrà un altro diluvio universale e ripulirà le strade una volta per sempre".
Robert De Niro (Travis Bickle) - Taxi driver

"A volte penso che questo sia il nostro vero errore: credere di avere tutto il tempo che vogliamo. Che il tempo in realtà non esista...".
Debra Winger (Kit Moresby) - Il the nel deserto

 

FRASI DA...FILM

"Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare... Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di morire...".
Rutger Hauer (Roy Batty) - Blade runner

"Solo nei sogni gli uomini sono davvero liberi, è da sempre così e così sarà per sempre".
Robin Williams (John Keating) - L'attimo fuggente

Mi piace l'odore del Napalm al mattino. Sapete, una volta bombardammo una collina per dodici ore, quando fu tutto finito andai lassù. Non ci trovammo più niente, nemmeno il cadavere di un fottuto Viet-cong. Ma l'odore, si sentiva quell'odore di benzina, l'intera collina odorava di...di vittoria".
Robert Duvall (Tenente Kilgore) - Apocalypse now

"Devo tenermi la mia angoscia. La devo proteggere. Perchè mi serve: mi mantiene scattante, reattivo, come devo essere".
Al Pacino (Vincent Hanna) - Heat - La sfida

È sempre la stessa storia: è solo quando cominci a temere davvero la morte che impari ad apprezzare la vita. A te piace la vita, tesoruccio?".
Gary Oldman (Norman Stansfield) - Leon

"I giorni divennero settimane, le settimane mesi e un giorno come un altro, mi sedetti e incominciai a scrivere. Questa storia parla di un luogo, di un tempo e di persona, ma che soprattutto parla d'amore, di quell'amore che vivrà per sempre".
Ewan McGregor (Christian) - Moulin Rouge

"Ogni domenica puoi vincere o perdere. La questione è: sei capace di fare entrambe le cose da uomo?".
Al Pacino (Tony D'Amato) - Ogni maledetta domenica

"Il più grande inganno che il diavolo ha fatto all'umanità è stato fargli credere di non esistere".
Kevin Spacey (Verbal Kint) - I soliti sospetti

"Devi stare attenta perchè è come un cane! Se vede qualcosa prova a scoparla,
se non riesce a scoparla prova a mangiarla e se non riesce a mangiarla ci piscia sopra".
Ben Mendelsohn (Malcolm Bench) - Vertical limit

"Sai qual'è la differenza tra mia moglie e una Ferrari? Che la Ferrari non se la fanno tutti".
Mel Gibson (Nick Marshall) - What women want

"Sto seguendo un caso interessante. Ho in analisi due coppie di gemelli siamesi che soffrono di sdoppiamento della personalità. Sto per essere pagato da otto persone in una volta sola".
Woody Allen (Leonard Zelig) - Zelig

 

FIRST IN THE MOON

"Houston, Tranquillity Base here.
The Eagle has landed"

 "That's one small step for a man, one giant leap for mankind."


Foto: www.nasa.gov

"Here men from planet Earth
first set foot upon the Moon

July 1969 A.D.

We came in peace for all mankind".

 

CERCHI NEL GRANO 2009 -

 









 

CERCHI NEL GRANO 2002 - 2008

 

CERCHI NEL GRANO 1990 - 2001

 

EZECHIELE 25 - 17


Il cammino dell'uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi.
Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà, conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre, perchè egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti.
E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che ti proveranno ad ammorbare e infine a distruggere i miei fratelli e tu saprai che il mio nome è quello del Signore.
Quando farò calare la mia vendetta sopra di te.

 

AVIDITà UMANA...

L'uomo che possiede una cosa
poi ne vorrà due e poi tre
e poi tutte le cose che ci sono sulla terra.
A quel punto avrà in cambio solo la sua condanna,
perchè nessuno può possedere tutto il mondo.

 

MALAGUENA SALEROSA

Que bonitos ojos tienes
debajo de esas dos cejas
que bonitos ojos tienes!
Ellos me quieren mirar
pero si tu no los dejas
ni siquiera parpadear
Malaguena salerosa
besar tus labios quisiera
malaguena salerosa
Y decirte nina hermosa
eres linda y hechicera
como el candor de una rosa
Si por pobre me desprecias
yo te concedo razon
Si por pobre me desprecias
Yo no te ofrezco riquezas
te ofrezco mi corazon
a cambio de mi pobreza
Malaguena salerosa
besar tus labios quisiera
malaguena salerosa
Y decirte nina hermosa
eres linda y hechicera
como el candor de una rosa
Y decirte nina hermosa

 

L'ULTIMA FATICA...

...c'era tutto il significato della solitudine nella sua voce e...tutta la fatica del mondo...quella immobile, senza sudore, che crea una stanchezza contro la quale non c'è riposo.