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Creato da ecatedellanotte il 08/01/2007

STREGHE DEMONI FATE

Leggende, superstizioni, premonizioni e divinazioni

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STREGHE ...

La stregoneria o magia, appartiene ad una cultura che risale alle epoche più antiche in ogni paese del mondo.

Nell’immaginario popolare la stregoneria non conosce leggi, limiti di tempo o di spazio, dimostrandosi in modo sorprendente presente in ogni luogo ed epoca.

Considerate malefiche durante le persecuzioni, queste donne furono in realtà fate benefiche, consigliere, guaritrici e depositarie di segreti.

Così come erano depositarie di segreti millenari che si potevano esercitare e tramandare solo avendo particolari caratteristiche innate o acquisite, ma sempre tramite una iniziazione.  

Un sottile filo magico ci condurrà nel mondo delle streghe, un mondo ancora non conosciuto se non dagli adepti, ma a noi basta per adesso sfiorarlo appena.

Vediamo dove ci condurrà …  

 

 

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SAMHAIN

Post n°143 pubblicato il 31 Ottobre 2010 da ecatedellanotte
 

FELICE SAMHAIN A TUTTI

 Foto di ecatedellanotte

 
 
 

gli incantesimi

Post n°141 pubblicato il 12 Settembre 2010 da ecatedellanotte

Incanto di protezione della luna piena

due candele una bianca e una nera

una ciotola di terracotta

acqua di sorgente

sale

uno specchio nuovo 

La notte di luna piena tracciare il   O  con il sale, benedire i lati del pentagramma quindi posizionare due candele, una bianca e una nera sull'altare, invocare la Divinita' tutelare ed entrare in meditazione, quando si e ' pronti, pronunciare le parole di potere, la richiesta di protezione per se stessi e per i propri cari,quindi mettere i grani di  sale nella ciotola piena d'acqua di sorgente  e portare giu' l'energia della luna,facendo in modo che la stessa si rispecchi nella ciotola attraverso lo specchio.Quando sentirete la ciotola vibrare di luce argentata, poneteci sopra le mani visualizzando l'energia che riempe l'acqua con un colore azzurro,quando la sensazione si placa, ringraziate con la vostra preghiera l'astro d'argento e sciogliete il cerchio come al solito.Con l'aqua cosi' consacrata farete il  giro della casa spruzzandola ad ogni angolo :"via di qua malefiche entita',lasciate la mia dimora e allontanatevi subito dai miei cari,andate la' dove il sole muore e oltre, cosi sia"

 
 
 

curarsi con la magia dei 4 elementi

Post n°140 pubblicato il 02 Luglio 2010 da ecatedellanotte
 
Foto di ecatedellanotte

Naturalmente non vanno ignorate di punto in bianco le cure mediche ma per chi non ha grossi problemi di salute le terapie coni 4 elementi sono fantastiche

Cosa sono gli elementi?? energie naturali della terra ,del fuoco ,dell'aria e dell'acqua.

Cominciamo con l'lemento Fuoco ( che ' e il mio preferito)

La grande forza energetica dell'elemento Fuoco si identifica con l'irradiamento del sole:elioterapia... i popoli dell'antichita' hanno sempre adorato il sole come una divinita' poiche' notarono che sotto lo stimolo dei raggi solari ogni cosa si vivifica, ogni creatura reagisce divenendo attiva.

Dovremmo prendere l'abitudine di  esporre il nostro corpo al sole,ogni volta che le brevi pause della frenetica vita che conduciamo ce lo consentono, con tale pratica chi e' sano salvaguarda la propria salute e chi non lo e'puo' recuperare se segue il corretto procedimiento di esposizione. P er chi e' debilitato e' meglio il bagno di luce solare  indiretta cioe' ricevere i raggi attraverso il fogliame degli alberi, sdraiati su un prato.Volendo prendere il bagno di luce solare su una parte sola del corpo ci si mette sotto al sole a piedi nudi e con il corpo  coperto da un panno bianco e lasciando esposta solo la zona da trattare ( un arto, una ferita o una piaga ecc,) su questa zona si appoggiano foglie di albero appena raccolte e piuttosto grandi, si comincia con 5 minuti di esposizione il primo giorno e si continua ad aumentare l'esposizione gradatamente nei giorni successivi.Le radiazioni solari cosi' modificate dagli umori e dalla linfa presenti nelle foglie " caricate" dal particolare magnetismo del vegetale , giungono piu attenuate sull'epidermide.

Il bagno di luce solare "indiretto"e' ben tollerato anche da quanti non sono nelle condizioni fisiche idonee a tollerare l'esposizione diretta del sole , i convalescenti,i deboli i bambini, gli astenici , i nervosi e i troppo magri.

Chi e' in grado di tollerare un bagno completo invece, deve addattarsi lo stesso ai tempi di esposizione,ci si deve esporre possibilmente nudi prima delle 10 del mattino  e dopo le 5 del pomeriggio, se non e' possibile la completa nudita' ci si deve coprire con una coperta di lana bianca eseguendo nel contesto alcune abluzioni con acqua fredda....5 minuti il primo giorno si aumenta di 5 minuti al giorno per arrivare al settimo giorno alla mezz'ora ( utile per reumatismi ,cicatrizzare  piaghe e ferite di ogni genere, gotta )

chi ha particolarmente necessita' delle terapie del Fuoco?

i nati tra il 23 luglio e il 23 di agosto

chi e' nato negli altri segni di fuoco

chi ha nel suo oroscopo di nascita il sole nel campo 6°o e' in trigono con la  cuspide del sudetto campo

Alla prossima e mille benedizioni

 

 

 

 
 
 

litha e la notte delle streghe

Post n°139 pubblicato il 25 Giugno 2010 da ecatedellanotte
Foto di ecatedellanotte

felice Litha a tutti e ricordatevi la notte tra il 23 e il 24 di raccogliere le erbe e la rugiada magiche, saranno magiche tutto l'anno

 
 
 

inno alla luna

Post n°138 pubblicato il 07 Maggio 2010 da ecatedellanotte
Foto di ecatedellanotte

Dea della notte, Luna misteriosa,
Signora del buio, Dea meravigliosa

Il bacio d'argento del tuo raggio lunare
Accoglie il Sole al suo lento calare.
Signora di arcana oscurità
Di magica Arte e fecondità
Solchi le nuvole nel cielo brunito
E la nuda Terra di luce hai riempito.

Tu, nostra Dea, Dea Lunare

A forma di falce la forma ci appare
Ombra tu formi e vai a dissipare
Passato e presente vai a rivelare
Muovendo i mari, tu, splendida Dea
Governi il ritmo della marea.

Dea della Luna, e di ogni saggezza,
Accolgo il tuo dono nella sua interezza
Che giorno per giorno accresce il potere
Di donna o uomo che vuole sapere

Per questo motivo io canto la Runa
Io prego la Dea, io prego la Luna
Per questo motivo io canto la Runa
Io prego la Dea, io prego la Luna
Per questo motivo io canto la Runa
Io prego la Dea, io prego la Luna...

e' un canto che offro alla luna ad ogni esbat

avverto gli amici di questo blog che la vecchia ecate e' uscita passandomi il testimone,mi auguro che questo blog vi appassioni e vi stimoli come ha sempre fatto in tutto questo tempo, ma il tempo non ha confini ne' limiti  e tutto ritorna sempre

ecatedellanotte

 
 
 

La condizione di studente

Post n°137 pubblicato il 04 Giugno 2008 da ecatedellanotte
Foto di ecatedellanotte

Una brava strega ricorderà sempre che per il resto della sua esistenza, dopo che il primo anno e un giorno sarà finito, resterà sempre uno studente.

Tutti noi siamo sempre studenti e sempre insegnanti.

Nonostante pratichi l’Arte da più di vent’anni, imparo sempre nuove cose, spesso da novizi.

Questa è un’altra immagine della ruota dell’esistenza sulla quale viaggiamo attraverso il tempo e lo spazio.

Nulla è lineare, tutto è circolare: viene a noi, si allontana da noi per poi ritornare di nuovo a noi.

Mentre studiate la Stregoneria, leggete con occhio critico le cose che vi piacciono e quelle che non vi piacciono, e soprattutto tutto ciò che non vi sembra accurato.

Dovrete farlo ogni volta che leggete un libro sull’Arte o quando discutete di pregi di un testo con altri.

Ho commesso alcuni errori accettando cose che mi erano state dette senza usare la mia testa.

La fede cieca è disastrosa in una religione chiamata l’Arte del Saggio.

Ho riscontrato errori eclatanti in molti libri sull’Arte, persino i miei.

Vivete ed imparate.

Per diventare una brava strega nel limite delle vostre possibilità, decidetevi a eliminare dalla testa tutte le immagini che Hollywood vi ha mostrato, poi saltate sul manico della scopa interiore e cavalcate nel mondo della luna, del sole, della vita magica.

Solo sperimentandola, la conoscenza può dare saggezza ed essere di qualche utilità a livello spirituale.

La Stregoneria è un impegno per tutta la vita, non solo verso una religione ma verso un modo di vivere in armonia con tutti gli altri esseri.

Il processo di apprendimento e di insegnamento è un altro dei nostri cicli che non finisce mai.

Quanto volerete alto è un problema vostro.

Scoprite le vostre esigenze, mettete alla prova i vostri poteri personali, cercate le vostre divinità tutelari, e scavate nella terra che è la Grande Madre che vi ha dato la vita, perché solo allora saprete per certo se volete diventare una strega.

Edain McCor . Vuoi essere una strega?

 

 
 
 

La Strega che curava l'impotenza

Post n°136 pubblicato il 30 Maggio 2008 da ecatedellanotte
 
Tag: Streghe

Che Gildo avesse un grosso problema, lo capii subito, appena lo vidi comparire sulla soglia, gettandosi un’occhiata alle spalle, ad assicurarsi che nessuno lo vedesse entrare.

“Avanti, avanti” invitai.

Dovette abbassare la testa per non sbattere contro lo stipite della porta, tanto era alto.

Era grosso in proporzione, sembrava il ritratto della salute e della forza.

Avanzò imbarazzato, si sedette davanti a me, ma non si decideva a parlare.

“Ebbene?” sollecitai.

“Non mi si rizza più”, sbottò alla fine, tenendo lo sguardo inchiodato a terra.

Ridacchiai.

Da lui non me lo sarei mai aspettato.

Si era sposato da poco con una bella figliola, per di più fornita di una discreta dote.

Chissà cos’era accaduto tra quei due.

O chi si era messo tra loro.

Sapevo bene quanto fosse facile legare l’uomo nella sua attività sessuale.

Bastava anche solo fare una serie di nodi su un pezzo di corda, per trasferire la legatura alla persona.

Oppure, per spezzare l’unione di una coppia fin dal giorno delle nozze, dividere a metà una noce e porre separatamente le due parti ai lati della strada per cui dovevano passare gli sposi.

Si alzò in piedi di scatto, perché pensò lo schermissi, ed era di quelli che non permettono di essere presi in giro.

“ E’ un problema che non hai solo tu”, mi affrettai a chiarire. “ non immagini neppure quanti si trovano nelle tue condizioni. Vuoi saperlo perché? È il diavolo a metterci la coda: perché è geloso di voi uomini, del piacere che traete dalle donne, dalla vostra possibilità di generare, che a lui non è concessa.

E prova gusto, ovviamente, a creare impedimenti non ai più deboli ma ai più gagliardi.

Conosce un numero incredibile di modi per attentare alla virilità.

Ora impedisce l’erezione, bloccando ll’afflusso degli spiriti vitali che la provocano, ora ostacola la fuoriuscita del seme, occludendone i condotti.

A volte, poi, si diverte ad inframmettersi tra l’uomo e la donna, levando tra loro una specie di invisibile barriera: oppure con astuzia sottile, trova il modo di privare addirittura il maschio del suo apparato.

Ne è geloso ti dico.

Perciò insegna a quelle della sua compagnia un gran numero di sortilegi, per rendere sterili uomini e animali: dal ricorso ai testicoli di un gallo fino all’incantesimo con le immagini di cera.

C’e’ persino chi tiene chiuso in un’olla un rospo, dopo avergli cucito gli occhi con un filo.

L’impotenza può durare un giorno, un anno, anche tutta una vita, se non viene sciolto il legamento che l’ha originata.

Su mettiti comodo, non stare lì impalato.

Tornò a sedersi.

“Puoi farci qualcosa?” domandò, di nuovo impacciato. “ Posso pagarti bene”.

“ Cureremo l’inconveniente, e il tuo uccello riprenderà a voltare, con l’aiuto di Dio.” Assicurai.

Mi diedi subito da fare.

Gli strappai un capello dal capo e, preso un uovo lo infilai in un forellino

 Praticato nel guscio con un ago.

“ Lo devi bere, quando arrivi a casa, seduto sul tuo letto.” Raccomandai. “ Poi piscia attraverso l’anello che tua moglie ti ha infilato al dito.”

Mi ringraziò, ma soltanto a parole.

Sapevo che mi odiava, perché ora conoscevo il suo segreto.

T. G. Chanu . - streghe

 
 
 

Il Vostro Libro delle Ombre

Post n°135 pubblicato il 25 Maggio 2008 da ecatedellanotte

Prima di precipitarvi in un negozio dell’occulto e non sapere cosa comperare, sentendovi sperdute in mezzo a centinaia di migliaia di articoli, vi consiglio di cominciare dal vostro libro delle ombre.

Basta un quaderno con le spirali.

Ciascuna strega ne ha uno così anche le congreghe.

Dovete annotare nel vostro libro le vostre impressioni, sogni, ciò che vi piace e non vi piace, ciò che volete e non volete. Potrete cambiare idea andando avanti su qualche aspetto dell’Arte e lo farete, ma per il momento questo libro è il vostro punto di partenza.

Vi annoterete riflessioni, gli incantesimi, ricette, testi rituali, sogni, risultati delle divinazioni e tutto ciò che riterrete importante mentre andrete avanti con lo studio.

Se poi vi assocerete ad una congrega o avrete uno o più maestri, questi vi porteranno i loro libri delle ombre o vi daranno parte di essi da copiare nel vostro.

Oppure vi ritroverete con due libri uno ad uso personale, l’altro da usare nella congrega.

Un quaderno a spirale da organizzare come vi piace e facilmente aggiuntivo di pagine sia il migliore libro delle ombre.

Nessuna sa con esattezza quanto sia antica questa pratica di tenere un libro delle ombre, ma è possibile che derivi dalla magia praticata da colti individui delle classi agiate durante il medioevo.

Essi chiamarono i loro libri degli incantesimi, grimori, una parola di etimo incerto, ma che forse risale a un termine del francese antico per descrivere la trasformazione di una sostanza in un’altra.

Un’altra teoria vuole che derivi dal normanno e che potrebbe essere stata all’origine della parola moderna “grammar” e “glamour”.

La denominazione libro delle ombre deriva dal concetto che gli incantesimi e i rituali nascono in forme-pensiero celandosi tra le ombre della nostra mente, e restando in albore finchè non vengono eseguiti dalla strega.

Un’altra teoria afferma che durante l’isteria della caccia alle streghe, queste si incontrassero di notte, movendosi furtive tra le ombre della luna per raggiungere i luoghi dei loro convegni.

La prima ipotesi ha più senso, perché, ancora una volta, abbiamo a che fare con la vita e le credenze popolari di gente povera e illetterata.

Per ottenere il massimo dal libro delle ombre dovete scriverlo di vostro pugno.

Le parole che scrivete si imprimono in modo più duraturo nella mente rispetto alle parole che udite o leggete.

La scrittura è un processo lento, e trascrivendo concetti o pensieri riscontrerete che diventeranno più chiari e nuove domande sorgeranno a giudare la vostra crescita spirituale.

Se non avete intenzione di trarre il massimo dalla scrittura allora sarebbe meglio che rivediate il vostro interesse per la Stregoneria, perché è un’Arte che richiede duro lavoro e un notevole investimento di tempo e di sforzi personali.

Molte streghe tengono il loro libro delle ombre sul computer, niente da eccepire, fintanto che il testo venga digitato dalla strega stessa.

Fotocopiare informazioni e scaricarle da qualche sito non è il modo corretto per tenere il vostro libro.

Per ricavare il massimo da questo strumento dovete digitare o scrivere i dati personalmente.

Ci si aspetta da una strega che legga molto, e non solo libri sull’Arte, di astrologia, astronomia, mitologia, fisica e botanica.

La strega deve imparare ad ampliare il pensiero fino a comprendere molteplici realtà, il tempo onnipresente,e il fatto che molti sentieri e idee possono condurre alla riunione con il Creatore.

McCor . Essere una strega

 
 
 

LA LEVATRICE

Post n°134 pubblicato il 23 Maggio 2008 da ecatedellanotte
Foto di ecatedellanotte

Da oltre trent’anni i bambini della vallata li portavo tutti io alla luce.

Quelli della terza generazione erano già in buon numero, e continuavo ad amare il mio lavoro e le fragili creature che, grazie a me, avevano il primo contatto con il mondo.

Per quanto non fossi più giovane e che altre si fossero impratichite di parti e questioni femminili, le donne seguitavano a preferirmi, perché possedevo tutte le doti necessarie per esercitare acconciamente l’arte della levatrice: decenza, buoni costumi, pazienza, esperienza, prudenza e .. piccola mano.

Ma soprattutto sapevo mantenere i segreti.

E quanti ne conoscevo!

A me non si poteva nascondere nulla. Come al confessore mi rivelavano le colpe commesse: e a differenza del prete, cui viene detto soltanto quello che è stato, ero a conoscenza anche dei peccati che si intendevano fare.

Venivano a chiedermi la vita e la morte.

Nubili e coniugate si aspettavano da me infallibili ricette per evitare indesiderate gravidanze o provocare l’aborto di un figlio concepito al di fuori del matrimonio o in una famiglia dove le bocche già risultavano in soprannumero, a fronte delle misere risorse.

A volte, poi, mi veniva affidato il delicato incarico di accertare la verginità di una fanciulla e controllare la liceità delle nozze. Così, oltre a essere apprezzata e riverita, ero anche temuta.

Certo, mi pagavano, e generosamente, per il mio intervento; e per l’assistenza al parto, se anche dovevo fare soltanto mezzo miglio, pretendevo che mi menassero la cavalcatura.

Ma sapevo che c’era chi mi invidiava il prestigio che avevo acquisito, chi desiderava soppiantarmi nella mia arte, chi mi odiava perché le cure non avevano sortito l’effetto desiderato, e anche più per quel troppo di cui ero venuta a conoscenza.

Non mi sfuggiva che il parroco mi teneva d’occhio, perché, se c’è uno stato femminile incline a servire il diavolo, è proprio quello delle levatrici, più di ogni altra persona in grado di nuocere, all’insaputa di tutti, agli innocenti che vengono al mondo.

Ma tiravo avanti, senza guardare in faccia nessuno.

Seguivo la puerpera anche dopo il parto, e con lei il neonato, di cui avevo imparato a curare le malattie con erbe appropriate.

Quando mi chiamavano perché stava per nascere un bambino, tiravo fuori dalla mia borsa un barattolo di zucca secca intrisa di olio fiorito. Ne prendevo una fetta con le molle, la scaldavo alla fiamma e con l’unguento che ne fuoriusciva alleviavo alla partoriente i dolori del travaglio. Ad ogni buon conto, non mancavo mai di appoggiarle sul seno un pezzo di quelle candele bianche accese in chiesa la mattina del Sabato Santo, che mi procurava il fratello del parroco, a cui assistevo la moglie nello sfornare un figlio dopo l’altro.

Accanto a me, nella stanza in cui doveva venire alla luce una creatura non volevo zitelle: né ammettevo uomini, salvo il padre e il legittimo consorte, cui tuttavia permettevo di entrare solamente quando il piccolo era uscito tutto dal grembo materno: perché, per quanto il marito abbia confidenza con la moglie, va comunque salvaguardata la modestia della sposa.

Alle gestanti raccomandavo di smettere l’abitudine di gettarsi le gugliate di filo sulle spalle mentre stavano cucendo, e facevo togliere cinture e catenine d’oro, per evitare che il bimbo nascesse con il cordone ombelicale girato intorno al collo.

Ma a volte non bastava.

Il primogenito della mugnaia venne alla luce cianotico, e non restò in vita che per poche ore. Lo composi con le mie mani nella bara, posandogli sul petto una coroncina di fiori, e ai genitori che tanto desideravano un figlio diedi qualche consiglio per concepirlo facilmente. Il che avvenne non molto tempo dopo.

Però quel morticino qualcuno non l’aveva dimenticato: fui accusata di averlo ucciso io, per offrire al diavolo il suo cuore.

I mugnai mi sostennero con le loro deposizioni, anzi, fecero aprire la tomba del bambino, perché si constatasse che il suo corpo era intatto.

Ma l’inquisitore si rifiutò di esaminarlo, dichiarando che il diavolo, desideroso di salvare i suoi accoliti, all’occasione inganna i sensi ed appanna la vista dei buoni cristiani, per far credere vero quello che non è che facile apparenza.

La molinara venne gettata in carcere con l’accusa di aver tentato di sviare i giudici dal loro santo compito di ripulire la contrada da eretici e stregoni.

Prima che il marito le potesse ottenere dal vescovo la grazia della libertà, mi giunse la voce che era stata bruciata sul rogo.

T.G.CHANU - STREGHE    

 
 
 

UN ANNO E UN GIORNO ....

Post n°133 pubblicato il 19 Maggio 2008 da ecatedellanotte
 
Tag: Streghe
Foto di ecatedellanotte

Secondo la tradizione, ci vogliono un anno e un giorno di studio prima di poter essere iniziati e quindi diventare una strega o wiccan piuttosto che novizio, apprendista o studente.

A questo punto, potete eseguire un’autoiniziazione o essere iniziati da una congrega o da un’altra strega.

Se dimostrate di avere quella conoscenza che ci si aspetta da qualcuno che ha lavorato seriamente per un anno e un giorno, nessuno potrà contestare il vostro diritto di considerarvi una strega.

Tuttavia, se vi imbattete nei seguaci di una stradizione specifica (Gardneriana, Alexandiana, Tradizionale Britannica, Sex-Wica, Stregheria, Dianica, Faerie ecc..) e desiderate unirvi ad essa, dovrete apprendere le sue pratiche uniche ed essere iniziati all’interno di questa setta.

Tale periodo di studio prolungato è comune nelle tradizione dove vige una stretta gerarchia (noviziato, primo grado, iniziato, secondo grado, sacerdote/sacerdotessa, alto sacerdote o alta sacerdotessa, terzo grado, anziano, ecc..).

Dovrete studiare con qualcuno che appartiene a quella tradizione, apprenderne i rituali speciali e i segreti, e infine essere iniziati se desiderate che vi chiamino strega di quella tradizione.

Molte streghe, soprattutto quelle che non hanno o non vogliono legarsi con una congrega o altro gruppo, hanno la tendenza ad evitare le denominazioni tradizionali.

Al contrario, attingono dal proprio retaggio culturale o dalla tradizione stagionali della propria famiglia, e si creano un modo del tutto personale di svolgere i rituali e i riti di venerazione.

Questa pratica viene definita “pratica solitaria”

 

 

 
 
 

LE RASSICURANTI parte 2

Post n°132 pubblicato il 15 Maggio 2008 da ecatedellanotte
Foto di ecatedellanotte

.....Con polveri e succhi estratti da influorescenze, frutti, foglie, scorze e radici, le streghe percorsero i tempi nell’uso di analgesici, eccitanti, sonniferi, che solo a distanza di secoli entrarono nella farmacopea ufficiale; e, sapientemente mescolando con le sostanze estratte dal mondo vegetale ingredienti ad effetto placebo, che colpivano la fantasia del paziente, rafforzavano l’effetto psicologico della cura: procuravano il sonno ristoratore, prolungavano la giovinezza, potenziavano la memoria, rafforzavano la castità o scatenavanola passione amorosa.

Praticavano, in ogni caso, una medicina alternativa ante litteram, le loro cure omeopatiche tendenzialmente solistiche tenevano conto dell’intera persona del paziente, curando corpo e psiche.

Superstizione e sapere andavano a braccetto, perché l’erboristeria, anche quella praticata dai monaci nei conventi, si integrava con procedimenti magici.

Il terapeuta era indifferente alle cause dell’efficacia dei rimedi impegnati, ma seguiva un rigido iter nel prepararli: rispettava determinati tabù, osservava nella scelta degli ingredienti norme simboliche di magia simpatetica, teneva conto dell’influenza dei corpi celesti, soprattutto delle fasi lunari e , per compiere le successive operazioni, sceglieva particolari giorni del calendario liturgico.

Si sfruttavano principi di analogia o contatto, perché similia similibus curantur, e per lo più ci si atteneva al criterio della segnatura: un richiamo cromatico, un’analogia di forme indicavano le parti del corpo curabili con erbe, scorze e radici. E anche la somministrazione del rimedio rientrava in un rituale che era parte integrante dell’atto terapeutico.

La magia erboristica implicava l’uso di ingredienti religiosi, come l’acqua santa o la cera delle candele benedette, e ricorreva a simboli cristiani, come il segno della croce.

Invocazioni e preghiere, considerate indispensabili ai fini della buona riuscita della cura, attestavano come la guaritrice facesse comunque assegnamento sull’intervento di potenze soprannaturali (la Trinità, la Vergine, i Santi) mentre si richiamava a episodi e personaggi dei libri sacri o del leggendario cristiano.

La recita dei versetti segreti, di cui entrava in possesso per via ereditaria o che riceveva attraverso determinate procedure, nel corso dell’applicazione trasferiva al malato le virtù delle erbe, dei minerali e di varie parti del corpo di determinati animali.

Ma se incerto era il confine tra magia naturale e religiosa nell’uso delle erbe, tanto più labile era la demarcazione nella componente verbale: giaculatorie, benedizioni, scongiuri ed esorcismi, di per sé ortodossi, diventavano magici se accompagnati da specifici rituali.

Il connubio magia-medicina scopriva allora i risvolti stregonici e demoniaci: perché chi riusciva ad annientare il male era capace anche di procurarlo con i suoi incantesimi e con i potenti veleni estratti dalle erbe di cui conosceva il segreto.

La colpa di una morte improvvisa o di una cura inefficace ricadeva inevitabilmente sulle rassicuranti.

Particolarmente sospetta agli occhi degli inquisitori era l’attività delle levatrici, cui le donne ricorrevano di frequente, e non solo per avere assistenza al momento di mettere un figlio alla luce.

La mammana prescriveva medicamenti illeciti come gli anticoncenzionali, conosceva i procedimenti per interrompere la gravidanza e sistemi per alleviare le doglie del parto, giusta punizione del peccato di Eva.

Alle sue mani, poi, ernao affidati i neonati che, in caso di morte senza battesimo, rischiavano di dannarsi a causa del peccato originale.

Streghe – T.G.CHANU

 
 
 

LE RASSICURANTI I parte

Post n°131 pubblicato il 28 Aprile 2008 da ecatedellanotte
Foto di ecatedellanotte

Nel novero delle streghe rientravano donne che possedevano un bagaglio di saperi e di rimedi appresi nel mondo della natura, e sapientemente usavano erbe e minerali, sfruttandone le virtù positive e negative. Spesso le loro cure sopravanzavano le terapie talora insensate dei medici, e ottenevano risultati là dove avevano fallito gli esorcismi dei preti: Paracelso non esitava a dichiarare che buona parte della sua scienza gli derivava dalle fattucchiere.

Il campo d’azione della medicina ufficiale era rimasto infatti assai limitato. Anche quando, a partire dal XIII secolo, lo sviluppo delle università promosse una preparazione più sistematica, gli accademici continuarono ad occuparsi principalmente di medicina interna, escludendo dalle loro prestazioni gli interventi chirurgici ed ostetrici, i casi di neuropatia, la cura di piaghe e cancrene, la sistemazione di ossa rotte e di arti slogati. La loro formazione, che avveniva sotto il controllo del potere religioso e politico e comprendeva ampie nozioni di teologia, si rilevava nella pratica, insufficiente o mediocre, oltre che viziata da quelle stesse superstizioni che avrebbe dovuto debellare.

Di fronte ai sintomi di malattie all’epoca scientificamente inspiegabili, i fisici mutavano a volte i rimedi di pratiche di guaritrici popolari; nei casi che ritenevano incurabili diagnosticavano un sortilegio e affidavano il paziente all’esorcista: l’intervento malefico costituiva un comodo alibi all’ignoranza.

La controriforma, condannando chi esercitava abusivamente e riservando agli accademici l’individuazione delle infermità dovute a cause naturali o a stregoneria, si garantì il controllo morale e giuridico della classe dei medici, tenuti, tra l’altro, a chiamare il confessore entro i primi due giorni di indisposizione di chi si sottoponeva alle loro cure.

Tuttavia, ad ogni livello sociale, in caso di sospetto maleficio si faceva ampio ricorso a quanti conoscevano i segreti di erbe e di formule magiche: ed erano soprattutto donne.

La medicina popolare era un’arte consolidata dall’esperienza e dalla tradizione.

Le guaritrici conoscevano l’anatomia meglio della maggior parte dei patentati. Curavano fratture e distorsioni, suturavano ferite anche profonde, usavano emostatici coem l’allume di rocca, operavano anche là dove la medicina ufficiale non amava intervenire, come nei casi di impotenza o depressione (nota col nome di umore melanconico), praticavano l’ostetricia e la ginecologia.

Dalla magia alchemica derivano l’uso dei minerali disciolti in acqua e aceto a scopo terapeutico. Conoscevano l’impiego cicatrizzante e antisettico del propoli e quello di sostanze impure. Come l’orina, per curare gli eczemi.

Erano esperte erboriste, rizotomiste, fitoterapeute, anche se nei verbali degli interrogatori, si accennava con estrema cautela ai medicamenti di cui si servivano, per evitare che se ne estendesse l’uso.

Tra le piante di cui “le rassicuranti” conoscevano le molteplici possibilità di utilizzazione ce n’erano in primo piano alcune appartenenti alla famiglia delle solanacee, le “consolatrici”.

Stranamonio, belladonna,giusquiamo, mandragora venivano usati come afrodisiaci per preparare filtri d’amore, potenziare la virilità e favorire la fecondità.

Ma se ne traevano anche unguenti che, introdotti nell’orificio anale o vaginale, provocavano le visioni del sabba, abbattendo i confini tra la realtà e il sogno, il possibile e l’impossibile. In tempi di carestia, li si mischiava persino alla pasta di pane, per attutire i morsi della fame.

Rizomi di gramigna, crescione, tarassaco e lattuga rupestre depuravano il sangue e attivavano la circolazione: fiori di biancospino, bacche di ginepro e digitale sapientemente dosata fungevano da cardiotonici, spighe di lavanda alleviavano i disturbi della respirazione; maggiorana e radice di angelica favorivano la digestione, la madreselva attenuava i dolori del parto.

Largo impiego avevano poi l’erba bettonica, di cui già gli antichi egizi, i greci, i romani attribuivano proprietà straordinarie, e l’iperico che risvegliava l’ardore dei sensi, dissolveva i malefici e cacciavano gli spiriti cattivi.

In molte applicazioni la scienza empirica delle guaritrici nascondeva una competenza chimico-farmaceutica destinata a rivelare più tardi la sua base scientifica.

 
 
 

LA GUARITRICE

Post n°130 pubblicato il 06 Aprile 2008 da ecatedellanotte
Foto di ecatedellanotte

Curavo ogni sorta di malanno, lo sapevano tutti, e venivano a cercarmi persino dalla città.

Preferivo vedere il malato di persona, parlare con lui ed imporgli le mani, recitando la magica giaculatoria che avevo ereditato da mia madre; ma davo i medicamenti anche a chi veniva a consultarmi per conto di qualche altro, mettendomi in mano un oggetto che gli apparteneva, preferibilmente un capo di vestiario.

Ci fu persino un tale che mi portò una fune, perché guarissi il suo bue: e non ebbi cuore di scontentarlo.

Somministravo rimedi a seconda dei casi: balsami, unguenti, succhi di bacche e radici, polveri d’erbe, fiori e cortecce da mescolare a cibo o bevande.

Da ogni specie vegetale, dal caprifoglio alla mandragora, conoscevo le virtù benefiche o nocive e il momento più propizio alla raccolta.

A San Giovanni, l’incantata notte di tutti i prodigi, prima che si levasse il sole, scuotevo a goccia a goccia dalle foglie la guazza, raccogliendone quanta più potevo.

Poi cercavo le sette erbe del santo in sette esemplari e in multipli di sette, e le stipavo in un vaso di terra, che sigillavo con un secondo vaso.

Quel giorno, in chiesa, il parroco impartiva una benedizione delle erbe, che i buoni cristiani usavano per appendere agli usci delle abitazioni e delle stalle, per tenere lontani i temporali, malattie e spiriti malvagi.

Io sistemavo con cura i miei ramoscelli odorosi sui tizzoni del focolare, e restavo a guardarli, mentre la vampa del calore li piegava pian piano, raggrinzendoli fino a ridurli in cenere bianca. Allora li ritiravo delicatamente, per conservare la polvere in boccette o intriderla d’olio e rugiada.

Da mia nuora vollero sapere come curavo i malati. Rispose: “ Quando viene qualcuno a cercarla, mia suocera si ritira con lui in camera sua, ed io non vedo quello che fa, né sento quello che dice. Certe volte vengono a prenderla col mulo, per portarla da qualche infermo e che non lascia il letto.”

Interrogarono anche la mia nipotina di cinque anni. Le chiesero se la nonna le avesse insegnato a sanare le piaghe.

“Non ancora”, rispose prontamente. “Ma ha promesso che lo farà”.

“E quando?”

“Quando sarò come lei”

“Come lei come?”

“Vedova”.

Avevo davvero intenzione di lasciarle il segreto, tramandato sino a me di generazione in generazione, a partire dalla donna che per prima, con un brivido di sgomento, aveva scoperto in sé l’arcano potere di alleviare i mali.

La donna è per istinto maga, perché il ritmo del suo sangue si accorda con le fasi della luna e il respiro profondo della natura. Solo a poche, però, è dato percepirlo.

Mi piaceva pensare che non avrei interrotto quella lunga catena che si perdeva nella notte dei tempi, di cui ero al momento l’ultimo anello.

Ma ora non ero più sicura di poterlo fare.

Tremavo, rannicchiata in un angolo della cella dove il boia mi aveva gettata come un mucchio di stracci, dopo avermi staccata dalla fune. Mi sentivo svuotata di tutto, sentimenti e memorie.

Mi accorsi di avere le guance bagnate di lacrime.

Allora mi sollevai, trassi un lungo respiro e adagio, dapprima a fatica, poi sempre più agevolmente, incominciai a recitare la mia giaculatoria.

“ Benedetta sia l’ora in cui Cristo nacque, in nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo. Nostro Signore Gesù andava per il mondo. Incontrò tre buoni fratelli. “ Dove andate, tre buoni fratelli?” “Al monte Oliveto, Signore Gesù” “ A fare che, miei buoni fratelli?” “ A cercare fiori ed erbe per medicare piaghe e malanni” “ Al ritorno, tre buoni fratelli, prendete lana di pecora ed olio di ramo, per guarire questa creatura e levarle il dolore, nel nome di Cristo Nostro Signore.” “ Amen”.

Ora il ritmo delle parole mi curava come una nenia, ed una grande quiete mi scese nel cuore, penetrando in ogni fibra del mio corpo.

Tersilia Gatto Chanu - Streghe

 

 

 

 
 
 

Beni incontrati ...

Post n°129 pubblicato il 27 Marzo 2008 da ecatedellanotte
Foto di ecatedellanotte

Bene incontrati .....

È il saluto tradizionale che si rivolge a coloro che seguono le usanze.

Esprime l’augurio che l’incontro con coloro che venerano la ricchezza della natura, alla quale a volte si riferiscono come Antica Religione, sia gioioso e proficuo.

Quando si lasciano dicono “ Con gioia ci separiamo e con gioia di nuovo ci incontriamo”. Si tratta di un’espressione di augurio che si rivolgono sperando che il legame nella trama dell’esistenza possa continuare a fiorire.

Avete notato la parola religione associata alla pratica della stregoneria?

Innanzitutto è bene sottolineare che la stregoneria viene considerata una religione, probabilmente una delle più antiche sul nostro pianeta.Forse venerano un pantheon a cui non siamo abituati, ma tante di queste persone cercano di seguire un sentiero positivo.

La stregoneria è una religione, e il suo scopo principale

È la venerazione e la ricerca della riunione con l’essere

O gli esseri che hanno creato ogni forma di vita.

 

  

 
 
 

Incantesimo per farsi notare

Post n°128 pubblicato il 19 Marzo 2008 da ecatedellanotte
 
Foto di ecatedellanotte

Se hai la sensazione che il partner non sappia neanche se stai respirando, prova questo …

 

Occorrente: la musica del bolero di ravel, due candele gialle, due candele arancioni, olio di mais, incenso d’amore, carta bianca, penna rossa, un piatto rosso, una immagine di cera (maschile per un uomo, femminile se vuoi farti notare da una donna) ¼ di cucchiaino delle seguenti erbe: Eufrasia, lavanda e rosmarino, un cristallo di rocca, un pezzo di nastro bianco largo tanto basta per poterci scrivere, un sacchettino magico rosso.

Istruzioni: ascolta il bolero mentre esegui l’incantesimo. Su una candela gialla e una arancione incidi il tuo nome (vedi magia candele) Ungi con olio. Scrivi il nome della persona da cui vuoi farti notare sulle altre candele. Ricordati di aggiungere nei tuoi pensieri “questa persona o una migliore” , mentre sei concentrato nell’incisione delle candele. Aggiungi il simbolo di venere per l’amore su entrambe le candele. Fai passare le candele sul fumo dell’incenso. Su un foglio di carta, scrivi il nome dell’altra persona per 21 volte con la penna rossa e in fondo aggiungi questa frase: Questa persona o una migliore.

Sistema l’immagine di cera sull’altare, e alla base sistema il piatto rosso. Poni il foglio dove hai scritto i nomi sul piatto, a faccia in su. Copri con le erbe.

Carica il  cristallo di rocca per attirare la persona in questione o una migliore. Metti la pietra sopra le erbe. Disponi le candele arancioni e gialle attorno all’immagine di cera e al piatto.

Sul nastro scrivi il tuo nome (grosso modo al centro).

Avvolgi il nastro attorno agli occhi dell’immagine di cera, con il nome rivolto verso gli occhi. Annoda e taglia le estremità.

Accendi le candele gialle e arancioni, chiedendo che la persona o una migliore

Ti noti.

Potresti usare queste parole:

I tuoi occhi vedono solo me

A meno che lo Spirito decida

Che tu non sia la persona giusta per me.

 

Brucia le candele arancioni e gialle ogni giorno per sette giorni.

Il settimo giorno, lasciale consumare, togli la benda e mettila alla base dell’immagine di cera.

Ripeti la preghiera e lascia consumare l’immagine di cera.

Conserva tutti i moccoli e le erbe, e mettili nel sacchettino magico che porterai con te.

 

 

 
 
 

Incantesimo d'amore dei sette nodi

Post n°127 pubblicato il 15 Marzo 2008 da ecatedellanotte
 

Il simbolo del nodo è da porsi in rapporto al gesto di tenere insieme qualcosa, o di mantenerlo stabile.

Nell’Astronomia magica la stabilità è rappresentata dai segni fissi dell’acquario, del leone, del toro, dello scorpione.

Tenendo questo a mente, potrai agire quando la luna si troverà in uno di questi segni, oppure sintonizzati nella natura del segno. L’aria velocizza, il fuoco avvolge, l’acqua purifica e la terra radica. Evoca i 4 elementi per garantirti il successo.

 

Occorrente: un nastro rosso lungo 40 cm; olio d’amore o il tuo profumo preferito.

Istruzioni; prendi il nastro e recita la seguente formula magica mentre intrecci ciascun nodo, iniziando dal centro per poi proseguire verso l’esterno.

Con il primo nodo, l’amore è cominciato,

con il secondo nodo, l’amore ovunque rispenderà,

con il terzo nodo, l’amore a me verrà,

con il quarto nodo, il mio cuore sboccerà,

con il quinto nodo, la passione si accenderà,

con il sesto nodo, l’amore fissato verrà,

con il settimo nodo, l’amore suggellato sarà.

Adesso che l’incantesimo è lanciato,

l’amore più tardare non potrà.

Così sia.

Immergi le estremità del nastro rosso nell’olio o nel tuo profumo preferito.

Indossa il nastro e rinnova l’incantesimo ogni trenta giorni.

 

  

 
 
 

Incantesimo

Post n°126 pubblicato il 13 Marzo 2008 da ecatedellanotte
 
Foto di ecatedellanotte

Incantesimo per ridare impeto a una relazione che langue

 

Occorrente: un barattolo di caffè, un pennarello rosso.

Istruzioni: di martedì nell’ora di marte (se puoi) capovolgi il barattolo del caffè e sul fondo disegna il simbolo di marte  e la runa Gyfu (X).

Apri il barattolo.

Massaggia il caffè tra le mani per almeno sette minuti, concentrandoti sul risveglio della tua relazione, con un pizzico di eccitazione positiva.

Prepara la caffettiera e servi!

 

I chicchi di caffè sono ottimi per rendere più rapida l’azione dell’attività magica, tuttavia, la bevanda viene usata per “intorbidare le acque”  e portare confusione in altri incantesimi.

Se si aggiunge aceto e latte la situazione si inasprisce.

 

 
 
 

La Strega che rese docile il marito

Post n°125 pubblicato il 28 Febbraio 2008 da ecatedellanotte
Foto di ecatedellanotte

Mio marito era un uomo sospettoso. Fin dai primi giorni di matrimonio incominciò a spiarmi. Controllava dove andavo e chi veniva a trovarmi.

Non la finiva mai con le domande e nessuna risposta lo soddisfaceva.

Una volta finse di doversi assentare per affari, e disse che non sarebbe rincasato la sera. Ne approfittai per cenare in compagnia. Al rientro era lì che mi aspettava.

“Ti ho vista sai? Ti sei spalmata con uno dei tuoi maledetti unguenti, poi ti sei infilata per il camino, prendendo il volo come un uccello.”

“Davvero?” ribattei “ E per andare dove?”

“ Magari lo sapessi! Purtroppo ti ho persa di vista. Ma adesso me lo dirai se vuoi che ti perdono. Altrimenti .. te la faccio vedere io!”

non era solamente sospettoso, era anche violento. La sua mano si abbattè con forza sul mio volto.

“Sono stata col diavolo contento?” urlai, cercando di trattenere le lacrime.

Si calmò di colpo.

“Quand’è così, la prossima volta voglio venirci anch’io.2

Lo condussi con me ad un banchetto. Avevano apparecchiato all’aperto, sotto una pergola fiorita di glicini. Incominciò a mangiare, gettando occhiate da una parte e dall’altra.

“Manca il sale” disse, “ Non trovate tutto insipido e scipito? A me piacciono i cibi saporiti. Il sale! In tavola non ne vedo. Possibile che qui non abbiate un po’ di sale?”

gli altri chiacchieravano tra loro. Nessuno sembrava dargli ascolto. In fine per farlo stare zitto, gli portarono quello che chiedeva.

“Ci voleva tanto? Sia lodato Iddio!” sbottò, afferrando il salino.

Non l’avesse mai detto! Un turbine improvviso si abbattè su di noi, sradicando i paletti del pergolato e spazzando via desco, commensali, inservienti.. Sedie e tavoli volavano per aria, dall’alto piovevano rami d’albero spezzati.

Nella confusione persi di vista mio marito.

Quella sera non lo vidi rientrare, né il giorno successivo.

Quando rincasò, la notte appresso, era mezzo nudo, sporco, istupidito.

Mi si gettò contro levando un bastone.

“Brutta strega che non sei altro! Mi hai lasciato in un posto che non conoscevo, mi hai strappato persino gli abiti di dosso! Lo vedi in che stato sono ridotto? Sono stanco morto. Ho dovuto mendicare, per tornarmene a casa”

mi percosse con violenza, più volte. Per fortuna, era spossato davvero. Si buttò sul letto e riuscii a malapena a fargli ingurgitare una tisana, prima che cadesse in un sonno profondo.

Così non si poteva andare avanti. Mentre dormiva gli divisi i capelli in quattro parti, disponendoli a forma di croce. E li tagliai.

Da allora fui io, caso mai, a picchiar mio marito.

Gatto_Chanu .. Streghe

 
 
 

La strega stuprata

Post n°124 pubblicato il 22 Febbraio 2008 da ecatedellanotte
Foto di ecatedellanotte

Fu il conte Alfonso a togliermi l’onore, quando ancora non avevo tredici anni. Mi inseguì nei campi e mi prese brutalmente, un giorno che tornava dalla caccia, e dal carniere gli sbucava fuori la testa insanguinata d’un fagiano. Da allora non aveva fatto che violentarmi, quando gli si presentava l’occasione, picchiandomi se cercavo di resistere. Veniva a volte a cercarmi anche a casa, senza mai darmi alcunché: perciò decisi di fargliela pagare.

Andai da una donna che, per quanto avesse l’udito così fino da sentir crescere l’erba sottoterra, non so perché chiamavano la Sorda. In giro si diceva che avesse un rimedio per ogni situazione.

“Prendi una stringa tua ed una dell’uomo che ti ha fatto torto, e annodale insieme alla messa, al momento del credo, quando il prete dice “et incarnatus est”” mi suggerì, rifiutando la monetina che timidamente le porgevo. “Ricorda: finchè il nodo non verrà disfatto, il maschio  resterà legato.”

Feci come mi aveva detto, e il conte si trovò conciato nel peggiore dei modi. Insomma, non era più in condizione di usare né di me né di altre, e gli sembrava d’andar fuori di testa. Sospettando che ci fosse di mezzo una fattura, a colpo sicuro andò a cercare la Sorda e non gli ci volle molto per appurare quanto era accaduto.

Venen da me nel cuore della notte, cacciò fuori di casa i miei fratelli, costringendomi a calci e schiaffi a dargli le stringhe; e, dopo averle bruciate sotto i miei occhi, mi violentò brutalmente, per provare che era tornato nuovamente uomo.

S e ne andò soddisfatto ridendo, ma prima di uscire, pormise minaccioso: “ Manderò qualche altro a farti il buon servizio, perché io di te non ne voglio più sapere.”

Mantenne la parola. Qualche tempo dopo, mentre andavo al mercato, uno dei suoi sgherri tentò di stuprarmi. Per mia fortuna aveva scelto male il tempo e il luogo, perché alle mie grida accorse gente, e si vide costretto a scappare, non senza aver prima, però, sfogato la sua rabbia, rovesciando sulla strada la crusca che portavo a vendere.

Ero furibonda. Sapevo che quell’uomo si teneva in casa una ragazza che abitava un tempo vicino a casa mia. Andai a trovarla e le raccontai ogni cosa.

“Sarei contenta se facessi anche a quel porco una malia, perché non riesco più a sopportarlo. “ mi disse. “ Ti do una sua stringa, fanne quello che vuoi, per conto tuo e mio.”

“Mi occorre anche un pizzico del terriccio che è rimasto attaccato alla sua scarpa destra” le dissi: perché ero stata di nuovo dalla mia maestra a prendere consiglio.

Quando ebbi anche la terra, dopo averla bagnata la appallottolai e, segnandola, assieme alla stringa, feci a quel prepotente la magia del fango.

Incominciò a diventare brutto e secco come un osso, man mano che la pallina si asciugava; mi fece tanta pena che sciolsi il maleficio per guarirlo.

Ma avevo giurato a me stessa, che nessun uomo mi avrebbe più le mani addosso. E così fu, finché non incontrai il diavolo, una notte che ero uscita nell’aia perché non riuscivo a dormire per il gran caldo.

Mi prese con delicatezza, promettendomi di darmi piacere.

Da allora, ogni volta che lo chiamo arriva. Fu onesto con me; non promise più di quel che mi diede: non mi apportò alcun beneficio, se non nell’appagare i desideri della carne, disponendomi a concedermi a chi me lo chiedeva.

Gatto Chanu - Streghe

 

 
 
 

La strega con tre capi d'accusa

Post n°123 pubblicato il 21 Febbraio 2008 da ecatedellanotte
Foto di ecatedellanotte

Credevo di essere accusata soltanto di aver tolto salute e lucidità di mente alla donna sposata dall’esattore, perché ne ero gelosa, follemente gelosa.

Come se, dopo tanto tempo, potesse ancora importarmi di Albino! Mi aveva frequentato, per un certo periodo, anni addietro; ma a dirla tutta, a letto non valeva poi gran che. E, per essere precisi, ero stata io a dargli il benservito.

Ma lui dichiarò che avrei voluto sposarlo: per fortuna era riuscito a defilarsi in tempo e il matrimonio l’aveva combinato con una che con le pratiche magiche non aveva niente a che fare. Quelli del posto, secondo la consuetudine, la notte precedente gli sponsali erano venuti a fare sotto le mie finestre la serenata dell’abbandonata, con gran fragore di pentole e coperchi, suono di corno e fischi a non finire. Io me l’ero legata al dito e avevo deciso di farla scontare a sua moglie.

Sua moglie! Con tutte le ragazze che c’erano in paese, era proprio il caso che andasse a cercarsela giù al piano, con quel viso tirato che sembrava cartapecora e le ossa che spuntavano da tutte le parti?

Lo ammetto, il giorno stesso delle nozze mi cavai la soddisfazione di sussurrarle all’orecchio “ Attenta alle correnti d’aria, se vuoi campare in mezzo a questi monti! Scusa se ti avverto mi sembri così fragolina di salute”

Tutto qui. Ma avevo visto giusto: non aveva la tempra della montanara, e da sette anni, ormai, non faceva che trascinarsi tra letto e lettuccio.

Lui, Albino, affermò che le era stato gettato il malocchio. Da me, naturalmente. Di chi altro, se no? Eh sì, mi conosceva bene! Così, quando era venuto a sapere che il suo amico, il cavalier Fino mi frequentava…..

Avevo sempre sospettato che avesse cercato di mettersi in mezzo, per ostacolare la mia nuova relazione. Ma ne ebbi conferma solo quando fui messa a confronto con lui.

“Lo avvisai che quella era una bagascia, gli dissi e ridissi di lasciarla perdere” dichiarò al giudice, “Ma già da quell’orecchio non voleva sentirci. Non diede ascolto neppure ad un medico di città, dal quale si recò per farsi prescrivere una cura contro le coliche addominali di cui soffriva sempre più frequentemente. La causa? Stregoneria, disse il dottore. Ed io insistevo; il rimedio era dare un taglio netto al rapporto con quella donnaccia. Niente da fare”.

Niente da fare. Mi era affezionato. Venne a trovarmi, l’ultimo carnevale e … devo dire che non perse un colpo né a tavola né a letto. Quando mi lasciò era ancora un bel po’ su di giri.

Mi disse “ Vorrei fosse carnevale ogni giorno dell’anno”.

“Provvederemo  a modificare il calendario”. Risposi.

Scoppiò in un’allegra risata. Non rideva solamente con la bocca, ma con gli occhi e con tutte le piccole rughe del volto.

Lo vedevo felice ed appagato. Ma, appena giunto a casa, a quanto venni a sapere, si abbandonò su una sedia e mandò il servo dallo speziale a prendere l’abituale rimedio. Il ragazzo andò e tornò di corsa; ak suo ritorno, però, il cavaliere aveva la testa rovesciata di lato, ed era già bell’e stecchito.

Chiaro: dopo aver acceso la sua concupiscenza, gli avevo servito in tavola il veleno.

Così i capi di imputazione salivano a due.

Non c’era davvero bisogno che la mia vicina si premurasse di riferire che trovavo le prediche dell’inquisitore noiose da morire. Per quanto fosse vero. Andiamo, sempre con quella storia delle streghe, anche dal pulpito! Che monotonia, con tutti gli spunti che offriva il Vangelo!

Ma lei ripeté le precise parole che mi ero lasciata scappare di bocca.

“gli si seccasse la lingua a quella capocchia pelata!”.

Fu questa, penso, l’accusa più pesante.

Gattu chanu . Streghe

 

 
 
 
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