Creato da stringalove il 20/10/2004

Angolo Cattivo

"Luminoso e solo, come se fossi la prima stella della sera, minuscolo e buio, come se fossi l’ultimo uomo del mondo."

 

 

In banchina

Post n°574 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da stringalove
 

 

Ho costruito balconi per affacciarmi dai miei occhi, ma la notte ha bevuto il mare e cancellato il panorama dalle visuali di infiniti indomani.

Ebbi il tempo per camminare: ricalcare tratte cicliche per gli avanti indietro sulla banchina deserta, rimbalzato dai margini immaginati e patiti un numero imprecisato di volte.

Interruppi il passeggio sedendomi di fronte ad un locale.

Due persone si fondevano e si staccavano durante il tempo di un'ordinazione.

Una mano tende il bicchiere e l’altra lo tende verso la bocca.

Il bicchiere scuro prolunga la notte ma a poco a poco si svuota.

Lo accompagno con un cenno distratto e poi ci riprendiamo la nostra solitudine, la mia che pare una strada mozzata all'infinito di ulteriore buio e di mistica foschia portuale, la sua che a goccia a goccia trova il fondo.

Non ho niente da osservare se non sorsi d'ombra salmastra e pensieri gorgoglianti verso i tubi di scarico, del cliente del bar e del suo gomito etilico e frenetico come un sassofono.

L'assolo termina senza applausi, il bicchiere cede la sua trasparenza alla notte e perplessità ipnotiche e scarpe ingarbugliate all'uomo che paga, si alza e se ne va.

La saracinesca ora potrà ghigliottinare la notte mentre il singhiozzo del cliente scandisce solitudini, ridimensiona megalomania e furore e rincara i bollettini da pagare, nel cassetto.

Il bar chiude.

Il cameriere si illumina di nuova solitudine, del flash bluastro del televisore che si spegne e del persistente sibilo cotonoso di musica azzittita.

Io sto seduto al mio posto, ancora là a supporre bocche beanti sulle isole di rossetto dei calici prosciugati e lunghe dita smaltate abbracciarne morbidamente lo stelo, ghiacci liquefatti che affondarono flotte di Titanic emotivi dalle ciurme ammutinate.

La mia notte è iniziata tardi, elegante e misantropa, sa solo ricreare personaggi senza viverli.

Mentre la saracinesca scende lenta e fatale nel suo meccanismo, agito con gli sguardi le bottiglie senza tappo e senza effervescenze, come palazzi tozzi di città di provincia.

La calura ha reso fuggiaschi gli spiriti, ormeggiati nei vetri spessi ed evasivi gongolanti nella trippa degli ubriachi ed ora si spartisce la notte con il vento, senza lacerarla.

Lascio scorrere sequenze prevedibili: baratto quello schiaffo di ferramenta con la persistenza notturna di carta stropicciata che pochi istanti prima fu ritmo e fu quasi richiamo, poi proseguo abbracciato con gli occhi al cliente che diventa viandante, lungo il suo miraggio avviluppato nella lingerie e con le sue certezze domiciliate nel blister di benzodiazepine, dentro il solito cassetto pieno di debiti.

Accompagno il vento senza farmi spingere, senza sentirlo amico.

Immaginerò che culla il mare.

Immaginerò che il mare ci sia.

Poi vi annegherò.

 
 
 

The Mermaid of the Short Ocean

Post n°573 pubblicato il 06 Agosto 2014 da stringalove
 

Swims in the old paper, the lonely mermaid, among the blank pages of stories unwritten, without ink rocks and islands of salvation.

Covers her chest with a tremor of the hand, while frees melody, protecting a thrill with the glamor of fear.

The air and water meet in the islands of ice.

The song is drowning in milk with no flavor, no fumes brackish evoked by the tempered wave.

The sea is empty, no lowing of the wind to push bold dreams of wood and cloth.

The song is weak, without tattooed sailors and mirages.

Supports the scales where she can not fall.

The tail does not glitter without orbits the sun and looks grainy, unadorned, without laces.

Soothes the desire because she can not seduce.

There's the blue abyss to forget.

A parchment without chests to open, no eyes drawn, without arms, without passion.

The hand lost, looking for the warmth of her breast, left without a man.

The mouth that speaks, the mouth whispering, the mouth kissing, is a ship that does not pierce the horizon inches.

Then, there's just that little white ocean, of sea-paper to disappear: then drowns the mermaid, and drowns the woman.

 
 
 

Vampillia - Endless summer

Post n°572 pubblicato il 06 Giugno 2014 da stringalove
 

 
 
 
 
 

Tabella marcia

Post n°570 pubblicato il 29 Marzo 2014 da stringalove
 

Non amo anchilosate tabelle di marcia, dopo eccessivo calpestio, seguito da eccessivo riposo, da eccessivo e compensativo bisogno di eccesso.

Mi costringo per bigotto umanesimo senza fascino pittorico, a flussi orari ininterrotti e notti bruciate senza combustile emotivo, più per la sterilità di luminosità squadrate, di vibranti richiami e campanellini senza fiaba.

Dosi di giorno violente anche a basse concentrazioni di sole, diluibili con nuvole, con cumuli di stanchezze variegate, mimano gli effetti soporosi di arte culinaria gustata e poi subita.

Non estraggo gemme dalla durezza della pietra, ma sale a grani grossi, come ostacoli mimetizzati sui viatici immersi nel chiarore, segnaletica permanente di stati siccitosi, di deserti che non sono zone di pace e non sono neppure travagliato parto di guerra, non vedo residuati bellici bombati, fallici e penetrativi, a ricordarmi antichi ardori.

Marcio da fermo su una sedia ma per lo più preferisco il letto, il giacere senza dovere, senza volere, senza godere, senza potere.

La bellezza del poco non può mancarmi così tanto, si contraddice dentro me, si assottiglia sino a demolirne la remota adorazione, la spasmodica ricerca, l'avida attesa con evitamento di surrogati subliminali della frazione di secondo.

Perché anticipare ore che dureranno ore senza palliativi e senza la cesoia della piacevolezza se poi per il benessere orizzontale basterà una piega di lenzuolo per corrompersi?

Ci sarà la mollezza per girarsi di fianco, di distogliere i piedi dal loro abulico incrocio che dell'amplesso ha solo il sudore.

Patisco il rumore bianco verniciato a rilIevo sullo sfondo bianco di occhi che vorrebbero solo buio depressurizzato, quello che non ha neppure il fruscio del silenzio a disegnare parentesi tonde per sovversioni al sogno, quello che pare solo un'eutanasica malattia del silenzio: uccide il vento, i respiri, i latrati dei cani, taglia ruote voraci, stridenti sulle porosità glabre dell'asfalto e ruba il carburante a motori prima rabbiosi e poi sedati dentro cofani improvvisamente funerari.

Non mi viene concesso il nero senza attuare manovre di chiusura, non subentra neppure nei parziali offuscamenti, il pessimismo non è mai troppo e troppo si auto limita.

La tabella di marcia ha un podio macabro, le pause sono allettanti come oasi beduine, la destinazione finale non mi illude, preferisco illudermi di conoscerla già, e provo ad evitarla, come una religione fallace, un culto senza guru, senza ascesi e con troppa ascesa, mentre io cerco discese, oliate e condite da falso piani e mediocre e benedetta orizzontalità apparecchiata e soavemente ammannita.

Mancano ore, tante e troppe.

Forse lo penso solo io che il giorno ci condanna all'insonnia.

Per gli altri è semplicemente vita.

 
 
 

Boards of Canada - Everything You Do is a Balloon

Post n°569 pubblicato il 17 Marzo 2014 da stringalove
 

 
 
 

R.E.M.

Post n°568 pubblicato il 17 Marzo 2014 da stringalove
 

Con fatica affondo sogni perpendicolari nel cuscino.

Galleggiano con il mio viso, naufraghi poco temerari nelle paludi della notte.

Saprebbero estrarre gocciolante di incandescenze il piccolo sole di un giorno senza data, dilatare dimensioni e prospettive nella puerilità di immagini di grafite e pastello.

Non è desiderabile accorciare un'agonia voluta.

Il sospiro vive e muore sui crinali di onde lunghe, non lascia scie nel mio cielo basso, conserva scarni sensi di momenti appena trascorsi, rappresi in un odore conservato nella stanza chiusa, concentrati nei segmenti orizzontali di calore, di corpo, di me.

Pensieri come serpenti, lunghi e squamosi si arrotolano nella loro scatola, il respiro sarà troppo flebile per destarli, non diventerà suono e voce per incantarli, per inturgidirli come corde appese al vuoto di bocche aperte dal prodigio.

Le mie gambe sono vento, gonfiano di tremore le vele della nave, spingono la prua del mio viso dal fango al mare, dal mare all'oceano, e da qui al precipizio dell'orizzonte.

La vertigine minima degli occhi che si chiudono, un piede scivola e l'altro inciampa.

Salgo i gradini e cado mentre sono fermo, cado ancora pur essendo già caduto.

Il tonfo del silenzio si diffonde come eco.

Il mio viso è una bambola ed ammicca ai fantasmi evaporati ancorandoli al pavimento, il suo brivido di gomma non ha un volto o una mucosa da cercare ed adorare.

Non ha parole dolci per irretire il suo passato, per crepare la pelle delicata di ogni goccia onirica, densa come un mappamondo, volatile come bolla di sapone.

Affollo un cinema vuoto in cui proietto immagini senza pellicola che non sento frinire dentello per dentello, e non mi offende il pulviscolo che danza splendido e ribelle nel suo cono di luce.

Ci siamo io e tanti altri io, io voglio, io tremo, io vorrei, io gioco, io vedo, io sento, io amo.

Siamo io ed tanti altri io, prodotti in scadenza, deperibili al primo sole.

Poi non più commercializzabili.

 
 
 
 
 

Ritorno all'Angolo La Colonna Sonora

Post n°566 pubblicato il 10 Marzo 2014 da stringalove

La musica di Angolo Cattivo ritorna con una doppia raccolta di suoni e suggestioni selezionate e divise in due cd in formato mp3.

Ogni sonorità sembra incatenata all'altra come un anello orario di vita quotidiana.

Nella doppia raccolta sono presenti i più grandi nomi del modern classical, drone, ed ambient, Max Richter,  René Aubry, Ólafur Arnalds, Roberto Cacciapaglia, Fabrizio Paterlini, solo per citarne alcuni...

 
 
 
 
 
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