Creato da stringalove il 20/10/2004

Angolo Cattivo

"Luminoso e solo, come se fossi la prima stella della sera, minuscolo e buio, come se fossi l’ultimo uomo del mondo."

 

 

The Mermaid of the Short Ocean

Post n°573 pubblicato il 06 Agosto 2014 da stringalove
 

Swims in the old paper, the lonely mermaid, among the blank pages of stories unwritten, without ink rocks and islands of salvation.

Covers her chest with a tremor of the hand, while frees melody, protecting a thrill with the glamor of fear.

The air and water meet in the islands of ice.

The song is drowning in milk with no flavor, no fumes brackish evoked by the tempered wave.

The sea is empty, no lowing of the wind to push bold dreams of wood and cloth.

The song is weak, without tattooed sailors and mirages.

Supports the scales where she can not fall.

The tail does not glitter without orbits the sun and looks grainy, unadorned, without laces.

Soothes the desire because she can not seduce.

There's the blue abyss to forget.

A parchment without chests to open, no eyes drawn, without arms, without passion.

The hand lost, looking for the warmth of her breast, left without a man.

The mouth that speaks, the mouth whispering, the mouth kissing, is a ship that does not pierce the horizon inches.

Then, there's just that little white ocean, of sea-paper to disappear: then drowns the mermaid, and drowns the woman.

 
 
 

Vampillia - Endless summer

Post n°572 pubblicato il 06 Giugno 2014 da stringalove
 

 
 
 
 
 

Tabella marcia

Post n°570 pubblicato il 29 Marzo 2014 da stringalove
 

Non amo anchilosate tabelle di marcia, dopo eccessivo calpestio, seguito da eccessivo riposo, da eccessivo e compensativo bisogno di eccesso.

Mi costringo per bigotto umanesimo senza fascino pittorico, a flussi orari ininterrotti e notti bruciate senza combustile emotivo, più per la sterilità di luminosità squadrate, di vibranti richiami e campanellini senza fiaba.

Dosi di giorno violente anche a basse concentrazioni di sole, diluibili con nuvole, con cumuli di stanchezze variegate, mimano gli effetti soporosi di arte culinaria gustata e poi subita.

Non estraggo gemme dalla durezza della pietra, ma sale a grani grossi, come ostacoli mimetizzati sui viatici immersi nel chiarore, segnaletica permanente di stati siccitosi, di deserti che non sono zone di pace e non sono neppure travagliato parto di guerra, non vedo residuati bellici bombati, fallici e penetrativi, a ricordarmi antichi ardori.

Marcio da fermo su una sedia ma per lo più preferisco il letto, il giacere senza dovere, senza volere, senza godere, senza potere.

La bellezza del poco non può mancarmi così tanto, si contraddice dentro me, si assottiglia sino a demolirne la remota adorazione, la spasmodica ricerca, l'avida attesa con evitamento di surrogati subliminali della frazione di secondo.

Perché anticipare ore che dureranno ore senza palliativi e senza la cesoia della piacevolezza se poi per il benessere orizzontale basterà una piega di lenzuolo per corrompersi?

Ci sarà la mollezza per girarsi di fianco, di distogliere i piedi dal loro abulico incrocio che dell'amplesso ha solo il sudore.

Patisco il rumore bianco verniciato a rilIevo sullo sfondo bianco di occhi che vorrebbero solo buio depressurizzato, quello che non ha neppure il fruscio del silenzio a disegnare parentesi tonde per sovversioni al sogno, quello che pare solo un'eutanasica malattia del silenzio: uccide il vento, i respiri, i latrati dei cani, taglia ruote voraci, stridenti sulle porosità glabre dell'asfalto e ruba il carburante a motori prima rabbiosi e poi sedati dentro cofani improvvisamente funerari.

Non mi viene concesso il nero senza attuare manovre di chiusura, non subentra neppure nei parziali offuscamenti, il pessimismo non è mai troppo e troppo si auto limita.

La tabella di marcia ha un podio macabro, le pause sono allettanti come oasi beduine, la destinazione finale non mi illude, preferisco illudermi di conoscerla già, e provo ad evitarla, come una religione fallace, un culto senza guru, senza ascesi e con troppa ascesa, mentre io cerco discese, oliate e condite da falso piani e mediocre e benedetta orizzontalità apparecchiata e soavemente ammannita.

Mancano ore, tante e troppe.

Forse lo penso solo io che il giorno ci condanna all'insonnia.

Per gli altri è semplicemente vita.

 
 
 

Boards of Canada - Everything You Do is a Balloon

Post n°569 pubblicato il 17 Marzo 2014 da stringalove
 

 
 
 

R.E.M.

Post n°568 pubblicato il 17 Marzo 2014 da stringalove
 

Con fatica affondo sogni perpendicolari nel cuscino.

Galleggiano con il mio viso, naufraghi poco temerari nelle paludi della notte.

Saprebbero estrarre gocciolante di incandescenze il piccolo sole di un giorno senza data, dilatare dimensioni e prospettive nella puerilità di immagini di grafite e pastello.

Non è desiderabile accorciare un'agonia voluta.

Il sospiro vive e muore sui crinali di onde lunghe, non lascia scie nel mio cielo basso, conserva scarni sensi di momenti appena trascorsi, rappresi in un odore conservato nella stanza chiusa, concentrati nei segmenti orizzontali di calore, di corpo, di me.

Pensieri come serpenti, lunghi e squamosi si arrotolano nella loro scatola, il respiro sarà troppo flebile per destarli, non diventerà suono e voce per incantarli, per inturgidirli come corde appese al vuoto di bocche aperte dal prodigio.

Le mie gambe sono vento, gonfiano di tremore le vele della nave, spingono la prua del mio viso dal fango al mare, dal mare all'oceano, e da qui al precipizio dell'orizzonte.

La vertigine minima degli occhi che si chiudono, un piede scivola e l'altro inciampa.

Salgo i gradini e cado mentre sono fermo, cado ancora pur essendo già caduto.

Il tonfo del silenzio si diffonde come eco.

Il mio viso è una bambola ed ammicca ai fantasmi evaporati ancorandoli al pavimento, il suo brivido di gomma non ha un volto o una mucosa da cercare ed adorare.

Non ha parole dolci per irretire il suo passato, per crepare la pelle delicata di ogni goccia onirica, densa come un mappamondo, volatile come bolla di sapone.

Affollo un cinema vuoto in cui proietto immagini senza pellicola che non sento frinire dentello per dentello, e non mi offende il pulviscolo che danza splendido e ribelle nel suo cono di luce.

Ci siamo io e tanti altri io, io voglio, io tremo, io vorrei, io gioco, io vedo, io sento, io amo.

Siamo io ed tanti altri io, prodotti in scadenza, deperibili al primo sole.

Poi non più commercializzabili.

 
 
 
 
 

Ritorno all'Angolo La Colonna Sonora

Post n°566 pubblicato il 10 Marzo 2014 da stringalove

La musica di Angolo Cattivo ritorna con una doppia raccolta di suoni e suggestioni selezionate e divise in due cd in formato mp3.

Ogni sonorità sembra incatenata all'altra come un anello orario di vita quotidiana.

Nella doppia raccolta sono presenti i più grandi nomi del modern classical, drone, ed ambient, Max Richter,  René Aubry, Ólafur Arnalds, Roberto Cacciapaglia, Fabrizio Paterlini, solo per citarne alcuni...

 
 
 
 
 

Ho mani fredde

Post n°564 pubblicato il 08 Marzo 2014 da stringalove
 

Ho mani fredde che annaspano tra i sette bottoni della camicia ed il brulicare statico di infinite noccioline.

Il sapore veloce affonda nella gola afona.

La notte mi regala il suo inno monotono di fruscii e pause ovattate.

Non posso raccogliermi nelle immagini, solo rivedermi in fotogrammi specchiati di me, di momenti prima.

Il mio volto, così come è stato visto, così come l'ho visto io, con uno sguardo che sa più di congedo che di rammarico.

La potenza si scarica senza emissione di luce.

Ho nostalgico appetito per una tenue sapidità: la punta della lingua cerca la sua preda salina.

Il mio corpo ha fragili desideri, offuscare di edonismo il candore della pelle, impregnare le stanze di olii e di presenza, riscaldare pure le pareti di respiro e di voci, di piacere condiviso e gemente.

Ho mani tiepide e dita ferme, sazie e distanti da labbra già tentate.

Sterilmente suadente ascolto la mia voce nel silenzio.

Disteso nella pianura stretta del letto come un prato rovesciato.

Io, solo un ulteriore strato del mio parco benessere.

Non mi brucierà il sole.

Non dovrò appassire, nè sentire sete.

Solo l'ispidità del giorno che passa pungerà i polpastrelli.

Ho mani calde appese al lenzuolo, separano la pelle e l'aria, sigillano il bozzolo.

Nessuna frenesia, dolcezza frenata prima di dannose rincorse, prima del reflusso, quello solito, romanticamente devastante.

Gli occhi hanno visto quello che già c'era.

Non scriveranno dialoghi nè alimenteranno soliloqui.

Il colore dominante non si può stemperare con elegie umide e volti caldi, di brividi frustati prima che siano sensazione.

C'è solo fruscio, c'è solo pelle, c'è solo buio.

Poi ci sarà domani.

 
 
 
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