Angolo Cattivo
"Luminoso e solo, come se fossi la prima stella della sera, minuscolo e buio, come se fossi l’ultimo uomo del mondo."
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Post n°560 pubblicato il 12 Giugno 2013 da stringalove
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Le cicche di un portacenere sbadatamente urtato escono fuori dalla barriera corallina, onde e diamanti dissipano, scintillando, il grigiore del fumo. Galleggio nella notte di un letto, nel respiro del vento che mi raccoglie fetalmente con il suo animo freddo. Scanso il passato prossimo, scosto le mani dalle gambe, dal petto, evito di incrociare pezzi di me ed evanescenze di calore. Turchese e bianco tingono l'abitudine scura, acqua e sole mi donano inconsistenza. So inventarmi di essere piccolo, so inventarmi di non esistere. Ci riesco. Non sento la pelle. Vivo meglio così, dormo meglio così. |
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L'ispirazione si è dissociata in zampilli randomizzati di disegni paisley che spezzano righe e stuprano quadretti stirati con appretto, già rotti da impeto pettorale che discosta l'ingenuità delle asole dai bottoni. Ho sentimenti blasfemi per le stagioni imposte, per i soli ondivaghi, per i soffi indecisi del vento, per le nuvole deformi e per l'afa destabilizzante. Non tollero l'azzurro se viene nascosto. Non tollero la danza di spighe moriture senza rossore di papaveri. Amo i fiori ed il sangue, i muscoli contratti, le scollature dei monti dilaniati dal mare, il versamento marino di succhi di sole quasi estinto a fine giornata. Le lacrime non si bevono volentieri, salate, troppo, da indurre sete, faccio desiderare la sambuca dai bordi del bicchiere, come un appetito viscosamente seminale. I corpi si venerano con la bocca beante nella processione della lingua nella fessura e con la parola ascoltata e scritta prima dopo e durante. Esultanza fine a se stessa, dispersione di disegni paisley su pelle nuda o vestita, orchidee dai petali dilatati sembrano sudare, trasudare voglia di antera pulsante di bisogno, giustificandola con l'istinto muto. Silenzi ed oriente senza sapori, spruzzi assorbiti d'ambra e tentacoli indù con indifferenza per trimurti sentite di troppo. L'insipido non ancora timoroso di arsura già combusta sussulta sulle labbra avide di sapori, nella danza minimale delle genuflessioni. La neutralità dura poco: è un ballo breve, una musica che stanca gli organi ed i fiati, rattrappisce le braccia concentrate sugli archetti, le dita flesse sulle corde. Provo sapidità tattile, il salmastro scansato disorienta polpastrelli, la lingua si bea e si inorgoglisce nel turgore cuspidale, la bevanda si secerne come per sante colliquazioni ed inonda le preghiere lamentose dei ginecei. La parola ritorna, sovrasta mugolii e raccoglimenti felini, piccole morti con prove di forza legate a futurista convincimento di infinito. Il pallore non è anemico, la mollezza è breve, la stagione è infinita. Il piacere distrugge gli dei, poi li seppellisce in un fatiscente pantheon. |
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Cerco disordine. Una rondine spezza rettilinei d'aria con inattesa e brusca parabola. Cerco disordine. La strada sega l'erba ed il cielo e mi lascia in tasca il senso di tempo già vissuto. Cerco disordine. I vestiti sul letto non raccontano inutilmente giorni passati, attraverso ogni piega di abbandono e con cenni fugaci di profumo sui colletti, e non rimandano più a vecchie occasioni perdute né ad un successivo rammarico. Cerco disordine. Il senso di sabbia sulle mani aperte, il senso di mare lontano la rende altra polvere, la doccia che piove su di me con i suoi pigmenti di calore, il corpo nudo, i vestiti, lo specchio. Cerco disordine. L'acqua lava il viso, il rasoio disegna zone glabre, il sorriso brilla, la luce piccola si spegne, cerco i neon, il passeggio, i volti, gli sguardi, i sorrisi che mancano, le parole ripetute, le frasi povere, l'orologio sbirciato, il furto emotivo sventato da una testa girata, le gocce, giri su me stesso, altri corpi, altre gocce, ed ancora altre, nuovo tentativo di furto romantico e muto, il fuoco non si accende, la sigaretta si, boccate in staffetta con piccoli sorsi, processi industriali in piccolo, veloci, improduttivi, nocivi, tossici. Cerco disordine. Modulazione costante di una voce, come il vento, come il vocio, come i secondi di ieri, dell'altro ieri, di mesi fa, di anni fa, dopo aver iniziato a provare, a sentire, a vivere, a soffrire. Cerco disordine. Rinchiudo le frasi fatte nella bocca di chi non ascolta, disperdo versi, periodi, le frasi mie, prima ancora che tocchino la lingua le lascio nomadi e senza recinto. Cerco disordine. Coraggio e paura, lotta e fuga, disegni e poesia, mani illogiche che tolgano altre mani di tasca, il gesto inconsulto, amabile ed inatteso, voluto. Cerco disordine. Preghiera, carriera, vestiti, fiori, banconote, sole, le donne, una donna soltanto, sognarla, scriverle, non dormire, sfiducia, oroscopi, tarocchi, il matto ride e fugge via. Correre veloci, musica, un grido, rompere silenzio, rompere un muro bianco e ronzii di motore, semaforo, neon sadici, alba distante, aspettative infrante, labbra secche, eccitazione scarna. Cerco disordine. La pelle dei quadri, la sessualità dell'autoritratto, l'orgasmo delle parole dense, il seme misto al sangue, il gemizio brillante, l'emorragia enfatica, la carne che si impasta con l'illusione nell'illogicità delle lacrime, l'abbraccio, l'intreccio, il punto di fusione, lo spasimo filante, l'isola evanescente in un sogno schivato, esaltato nel suo riformarsi su pagine e pagine, uccidermi, rinascere, rivivere. Cerco disordine. |
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Post n°554 pubblicato il 15 Aprile 2013 da stringalove
Come se avessi dita spezzate, occhi stanchi, orecchie che cercano di strofinarsi morbidamente sul cuscino, emorragie di pensieri che macchiano tutto senza lasciare frasi stabili sulla carta e sullo schermo... Per concludere un provante ciclo circadiano, ascolto una canzone di Leonard Cohen, con un testo che sembra parlare e scrivere di me e per me, a buon ragione, vista la mia "lunga pausa". La musica è di Philip Glass. Roshi at 89 Roshi's very tired he's lying on his bed He's been living with the living and dying with the dead But now he wants another drink (will wonders never cease?) He's making war on war and he's making war on peace He's sitting in the throne-room on his great Original Face and he's making war on Nothing that has something in its place His stomach's very happy the prunes are working well There's no one going to Heaven and there's no one left in Hell |
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Una lunga pausa sta caratterizzando gli ultimi mesi di vita del blog. Il meraviglioso telaio di Angolo Cattivo si è temporaneamente fermato, come molti avranno notato. Sono privo di ispirazione, quasi totalmente potrei affermare, in questo periodo di vita. E la parola dunque non può sgorgare, sia nelle forme brevi che più articolate. Non so fino a quando non ci sarà nuova produzione letteraria su questa pagina, del resto il buco nero coincide con la mia vita reale ed emotiva. Sconfitto dalla realtà non soddisfacente ma non morto, e non inaridito, malgrado avverta con una accettazione indolente la progressiva desertificazione di tutto ciò che è il mio nutrimento di sensi ed anima in questo tempo. Non durerà per sempre. Angolo Cattivo non sarà soppresso, e sempre fruibili saranno tutti i suoi contenuti fin dalle sue origini datate 2004, per quella forza interiore che ne ha costruito le pagine e per quel futuro solo migliorabile, in cui il meraviglioso telaio riprenderà a far funzionare i suoi incredibili meccanismi. Non abbandonate il blog, continuate a farlo vivere pure voi. Grazie per la lettura. |
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Post n°550 pubblicato il 19 Marzo 2013 da stringalove
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Post n°549 pubblicato il 17 Marzo 2013 da stringalove
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Post n°547 pubblicato il 12 Febbraio 2013 da stringalove
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Post n°546 pubblicato il 09 Febbraio 2013 da stringalove
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La tua maschera ha la pelle sottile che nasconde altra pelle e quei tuoi occhi sono incastonati nelle fessure dilatabili di una notte. Sfuggo le zone di luce che si allargano su di te nel mimetismo sagomato dalla festa. Sono io felino nel mio inutile randagismo ed assieme re nudo, senza corona, senza regina, senza trono. Ci sono solo occasionali improvvisazioni di giullari grossolani per tenere a bada la mia distrazione, impigliata nei retrogusti di vino e carne più che nel reticolato erogeno dei collants sgambettanti alla conquista di un salotto buono e di chiacchiere semplici. Il mio respiro si imprigiona nelle labbra serrate di un personaggio di plastica e non procede oltre. Faccio scorrere l'elastico della faccia imprestata sopra la nuca. La mia tristezza so indossarla senza clamori, tenendola per mano come una dama esile e poco appariscente. Il mio incanto è poesia, vive e muore della sua stessa emozione. L'orchestra sciopera, il disco gira nella sua missione circolare, amplificato nella pochezza dei suoi contenuti, i balli si diradano, i sorsi si allontanano dal bicchiere. Rimane il ghiaccio. Il mio sorriso non è una maschera, ma l'ho posato altrove, quasi per un premeditato oblio. Il mio sguardo filtra i coriandoli che zampillano dalle mani frenetiche e cerca la donna. E' arida e secca la pioggia di carta, cade troppo velocemente dopo imprevedibili volteggi per scriverci su. Il salone è buio e senza specchi. Ti ho visto anche nelle notti più nere e ti ho moltiplicata dentro di me senza il gioco antico dei vetri, senza indossare il vestito per l'evento. Le maschere vivono nei cassetti e nell'inganno dei circhi, nello stupore monetizzato della corte riunita sotto il tendone senza re. Il re passeggia in borghese, non è riconosciuto, magari ha già perso il suo regno vista la timidezza dei suoi passi, il disinteresse della sua dama. I colori si sciolgono nell'acqua spremuta dal cielo e dagli occhi. Un rubinetto aperto pare non gocciolare se la musica è forte. L'emozione non dovrebbe esistere se non mi guardi, se non mi concedi un cenno, un saluto, una tua parola. Questo non lo saprai mai. Tu vedi solo il mio vestito trasparente e non sai leggere la mia nudità. La maschera non ha brividi che corrano arditi e densi su lineamenti grotteschi. Il mio viso so trovarlo in uno specchio occasionale, dentro il pensiero contrattile, intenso e caldo anche senza l'onomatopea del battito. Poi lo concederò al sonno ed ai suoi richiami facili e pesanti, levando la carne. |
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Post n°544 pubblicato il 03 Febbraio 2013 da stringalove
Nella mia città non c'è la metropolitana per disperdermi e diffondermi... Scrissi così... C'è la crisi, di lavoro, di coscienza, di etica... Ci sono le piccole ingiustizie, il non apprezzamento che è il parente più prossimo del disprezzo e dell'oblio... C'è ristagno di fermenti, voraci arrampicate, declini mesti, ascese lente, stimoli zoppicanti, botteghe che chiudono, fallimenti atroci, grottesca politica e soldi... Angolo Cattivo vive questi momenti, li sente e li reinterpreta come ambiente unico, tessuto umano, tessuto sociale, tessuto naturale... amore, indifferenza, relazioni, solitudine, fili sottili che si intrecciano con quelli di chi legge... Diventano emozioni, pensieri, istanti personali resi collettivi, senza distacco, sottoforma di lettura... Angolo Cattivo non ha editore, non ha sostegni, non ha profit nel senso più autentico... Fallo crescere pure tu che lo leggi... per i contenuti più che per chi li crea... fallo a modo tuo... Diventane la metropolitana... disperdilo e diffondilo... Grazie... |
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Il silenzio delle palme attutisce quel mare murato che cerca, muggendo, occhiate notturne.
Quei rami fermi, senza vento, trafilano la luna come pettini taglienti, sovrastando conifere boreali, inturgidite da un inverno che secerne la bianca distanza di un nord virtuale.
Lontani e pesanti sono quei cubi di sole, i recinti di maggese dai perimetri infiniti, le braci di sabbia da spegnere in un tuffo cobalto sino agli ultimi deliri del tramonto.
I miei soliti passi, con il solito rompersi secco di foglie disprezzate dal vento, si fermano nell’immediatezza di un pensiero e poi scivolano lunghi e fitti, calpestando gli umori insicuri ed argentei delle lumache ed i crepitii di bacche sul selciato.
Ho un solito pensiero irrigato dal buio, da importanti ricordi.
Lo ricoprirò di lettere, lo rivestirai con i tuoi poeti andalusi ed impertinenti consonanti in fila dalle zampe ossute, nel bordone labiale che soffoca pregno e povero un lirismo trattenuto, orfano di vocali.
Non ci sono altre voci a raccontare notti dopo i soliti passi.
Mi trovo, mi ritrovo, nei cicli del giorno, della notte, del trovarti, del ritrovarti, dopo una ricerca pigra ed assieme disperata.
Per scriverti, sino a scriverti. |
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