Vado alla ricerca della felicità naturale e possibile
sapendo che la felicità non è una meta,
ma un modo di viaggiare
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Ritornare all'Eden
Ritornavo a casa questa sera passeggiando lungo la sponda del Tresinaro, il sole tramontava e la luce radente allungava le ombre. In Piemonte non succede, il sole si caccia in fretta dietro le montagne e non hai l'impressione di essere il punto separatore tra la luce e le ombre, qui invece la pianura che si allarga tutto intorno si colora nel tramonto mentre le ombre si allungano a dismisura ed i colori assumono tinte calde che puntano all'arancione. Improvvisamente un airone si è levato in volo proprio davanti a me sfiorando quasi l'acqua del rio, immediatamente seguito da un altro, forse la compagna. Ci hanno detto che nella Genesi c'è scritto che Dio ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza, poi lo ha messo nel giardino dell'Eden e gli ha dato una compagna, Su questa frase si è sempre basata la visione antropocentrica dell'universo: il credere, quasi il pretendere che l'universo sia stato creato in funzione dell'uomo, al suo servizio ed egli ne possa disporre in piena libertà, senza alcun obbligo, proprio come il padrone dispone delle sue proprietà. Sono quelle due parole "soggiogatela" e "dominate" ad aver costituito per millenni il perno attorno a cui si è sviluppato un pensiero che non ha rivelato tutto il suo potenziale distruttivo fino a che l'evoluzione, il progresso dell'uomo non ha iniziato davvero ad interferire nell'equilibrio naturale incamminandosi verso il punto di non ritorno. Il verbo "kavash", tradotto semplicisticamente con "soggiogare", ha in realtà un etimo più complesso, significa possedere la terra, coltivandola e custodendola, avendone cura in un rapporto armonico ed è infatti ciò che vedo, i campi coltivati, i fossi che portano acqua e vita, i papaveri che crescono lungo il bordo, gli alberi. Dio ci ha dunque dato un mondo ed un disegno, ci ha creato un luogo in cui la vita fosse armonia e gioia. Che differenza con l'idea disarmonica del lavoro di oggi che appare più come una bestemmia che come una preghiera. Ed in tutto questo è ovvio che Dio scompare ai sensi e si cerca di rimpiazzarlo in tutti i modi. |



Non sai di appartenere ad un luogo fino a che non impari a conoscerlo in profondità, fino a che la luce non attraversa tutto il suo spettro e lo colora di tutte le tinte contenute nei pastelli di un bambino e tu sai riconoscerle ad una una , sai distinguerne i cambiamenti lungo le ore del giorno
Inviato da: hieronimusb
il 17/06/2009 alle 07:36
Inviato da: Basta_una_scintilla
il 17/06/2009 alle 00:40
Inviato da: hieronimusb
il 16/06/2009 alle 23:34
Inviato da: hieronimusb
il 16/06/2009 alle 23:33
Inviato da: hieronimusb
il 16/06/2009 alle 23:32