Creato da suggestionabili il 29/11/2007

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I racconti della mattonella: La storia di Giovanni

Post n°20 pubblicato il 07 Marzo 2010 da suggestionabili
 

Un giorno sentirai che quello che ti pareva importante non lo è affatto. Agata e Rosalia erano sicure di questo, agguantato il  manico della loro scopa, e allacciati  bene al collo i loro mantelli, le raccontarono la storia di Giovanni per convincerla della verità delle loro parole.

Giovanni, poveretto era il primo ed unico figlio maschio, di una famiglia che contava nove altre figlie femmine.

Si trattava di una famiglia molto povera, capitava spesso che restassero giorni e giorni con la dispensa e la pancia vuota.

La mamma era  molto temuta, soprattutto dalle bambine, ed in verità si curava molto poco di loro. Era molto grassa, con un lungo naso pieno di spigoli e scarso amore per l'igiene personale. I dieci fratelli passavano molto tempo da soli, la mamma era sempre via e nessuno sapeva mai dove fosse o cosa facesse. Quando stava per tornare, sentivano il suo odore arrivare a casa prima di lei. I suoi figli cercavano di farle trovare sempre un piatto in tavola, anche se in casa non c'era niente da mangiare.

Le sorelline amavano molto il loro fratello. Una notte, Giovanni sognò che dopo un lungo cammino, arrivava sul Monte Lucio, qui c'era l'uomo Senza Faccia che gli insegnava il modo in cui trasformare gli oggetti in oro. Da quel momento la sua vita e quella delle sue sorelle sarebbe stata completamente diversa ed avrebbero potuto avere cibo a sufficienza e smettere di vivere di stenti.

Al suo risveglio Giovanni era però stranamente turbato. L'inverno stava per iniziare e la sua sorellina più piccola si ammalò. Ebbe la febbrè molto alta ed i suoi fratelli non sapevano cosa fare. Quella notte stessa giovanni sognò di nuovo quell'uomo spaventoso che gli proponeva di raggiungerlo per salvare la vita di sua sorella.

L'indomani presa la decisione di partire alla volta del monte Lucio, le condizioni della sorellina migliorarono immediatamente e questo lo convinse delle buone ragioni del suo viaggio.

 

 

 

 
 
 

I racconti della mattonella: il tempo sprecato per costruire un pensiero e il tempo nuovo di zecca e dinamico

Post n°19 pubblicato il 08 Febbraio 2010 da suggestionabili
 

Camminava lungo una strada, c'era il sole, ed anche la luna, saliva per delle stradine strette, fatte di mattoni, ed una sensazione strana di appagamento e pienezza l'avvolgeva.

Sentì ad un tratto come le sue emozioni si fossero stratificate negli anni, come i suoi occhi, in un certo senso, si fossero abituati alla penombra ed ora ci vedessero benissimo nitidamente. Come il baule con la sua dote, fosse un tesoro prezioso grazie a quel deposito di sentimenti che si era adagiato dentro di lei.

E poi una donna bellissima da una finestra le lanciò una mezzaluna. Le si piantò sulla fronte. Le apriì la testa in due.

Seppe che il suo baule era vuoto, e tutto quel tempo per abituarsi alla penombra non era servito a nulla. Avrebbe dovuto essere più veloce, avrebbe dovuto essere più scaltra.

Con la testa aperta così, il tempo dei suoi pensieri cambiava, si scopriva obsoleto e correva più rapidamente per sembrare più moderno, snello e competitivo.

Il tempo dei suoi pensieri si vergognò e dovette essere diverso.

Si svegliò allora Mia. E la sensazione di cadere irrimediabilmente nel vuoto senza appigli, da allora non la lasciò mai più.

 

 
 
 

I racconti della mattonella: La dote

Post n°18 pubblicato il 21 Novembre 2009 da suggestionabili
 

Sempre nella vita di Mia c'è stato lo spazio tra il bidè di casa sua e la scarpiera blu in bagno a farle da casa sull'albero.

Sempre quello era un posto in cui tornare.

Non sarebbe stato lo stesso se nel mezzo ci fossero passati due metri, o se tra i due ci fosse stata una vasca da bagno sei metri per tre o due per quattro.

Le cose nn sarebbero mai andate in questo modo se tra il bidè e la scarpiera non ci fossero stati quei trentacique centimetri scarsi.

Un mondo spalancato su quei trentacinque centrimetri scarsi.

Sempre nella sua vita sarebbe ritornata a cercare quelle sagome bianche dipinte sulle mattonelle del bagno di casa sua.

Ad ogni visita le veniva fatto un dono prezioso, le veniva raccontata una storia incredibile, che nessun altro bambino avrebbe neanche mai immaginato potesse essere raccontata. Nessun nonno, nessuna mamma, nesuna tata avrebbero potuto mai concepire racconti del genere.

Questa è la tua dote, bisbigliavano le streghe impugnando i manici delle loro scope. 

Sorrideva Mia. Aveva letto su qualche libro, di bauli fatti venire da terre lontanissime per spose capricciose, per spose bellisime ed ubbidienti, per spose tristi e sconsolate. ogni sposa aveva il suo baule, che avrebbe portato la sua storia direttamente dentro la vita della sua discendenza come una profezia carica di echi.

Cosa sarebbe arrivato alla sua discendenza?

Non aveva bauli, non aveva il racconto di una coperta rimboccata o un certo evento che accadeva abitualmente ripetendosi ,come un consolante rituale da poter passare a chi sarebbe venuto dopo.

Così loro la presero dentro quelle mattonelle, regalandole giorno per giorno storie incredibili che avrebbe potuto raccontare,  rarissimi manufatti da custodire nel baule della dote, sino a quando non le sarebbe toccato lasciarli in dote a sua volta.

 

 

 

 
 
 

I racconti della mattonella: Distanze

Post n°17 pubblicato il 19 Novembre 2009 da suggestionabili
 

Essere uno in francia e l'altro in Italia vuol dire essere distanti. Ma ci si incontra.

Dentro il proprio sentire immaginare desiderare l'altro.

Non ci sono parole, non ci sono spiegazioni, non ci sono regole costruzioni. 

Essere nei propri pensieri italiani non vuol dire non poter afferrare sentimenti francesi?( nonostante l'ignoranza dela lingua possa trarre in inganno). Il sentire rende folli.

qualunque cosa potrebbe essere vera. Il sentire rende liberi.

Quando ci si può muovere in questo spazio emozionale con le ali. 

Il sentire rende schiavi. Quando perdute le ali, ci si ritrova a sbattere il cranio tra le quattro pareti del proprio monologo interiore, mentre l'altro è in nepal.

Ma se francia e italia sono ugalmente distanti e non propriamente vicini, perchè il nepal interrompe questo flusso di sentimenti amorosi? Cosa c'è dentro una distanza che la rende tale? Quali distanze possono fare di una lontananza una distanza?

Come la distanza tra la francia e l'italia ha potuto fare di me una donna in estasi amorosa, folle e libera, e cosa nell'aggiunta della distanza italia nepal mi ha resa schiava di una mancanza incolmabile che sa di lutto? Non erano forse entrambe distanze che potevano essere percorse solo con le ali del desiderio per raggiungere le braccia dell'altro?

Non sono forse entrambe distanze, giacchè la prima non avrebbe cambiato di molto la posizione dei due amanti rispetto alla seconda?

Cosa ha reso la distanza italia nepal uno spazio emozionalmente impercorribile?

Prendo tutti i giorni la mia valigia piena di miele e caramelle al latte. Niente altro. La prendo e parto per il mio viaggio interiore. Resto ferma per ore in attesa dell'autobus per arrivare sino in nepal. Non passa mai. Ho aspettato treni ed aerei che non sono passati mai, arrivando a dirmi che anche una bicicletta mi sarebbe andata bene. MA non è passata nemmeno quella. Mi dico di tanto che dovrei tornare indietro. Magari fare l'autostop e  chiedere un passaggio a qualcuno. Dato che questa volta, in questo viaggio sono sola. A parte le caramelle al latte ed il miele. Ma questa dolcezza mi sta avvelenando.

Le cose sono importanti in se, ma lo spazio tra le cose è così determinante?

Ed ora che da questo lettino caro Sign. Indulgenza mi pare tu sia più vicino, potrai spiegarmi perchè una distanza europea può fare meno paura di una distanza extraeuropea?

 
 
 

I racconti della mattonella: l'assenza

Post n°15 pubblicato il 10 Novembre 2009 da suggestionabili
 

Quanto tempo poteva restare lì? C'era abbastanza spazio? Abbastanza cibo? Abbastanza acqua? Quanto tempo poteva restare così?

Il tempo era rimasto appiccicato alle sue palpebre. non le aveva mai chiuse. Gli oggetti del mondo erano attaccati come a carta moschicida sulla sua retina. Tutto era di pietra e tutto era altrove. Tutto era pesantissimo ed immobile. E tutto vacuo e assente. Altrove.

"Basta smettere di respirare infondo. Il segreto sta nel paralizzare il tempo delle cose, muovere il tempo delle immagini nella mente e paralizzare tutto il resto. per cui resterò così per tutto il tempo che mi occorre per non sentire più la paura. Quando non avrò più paura potrò forse tornare. ma ora resterò qui. E mi farò abbracciare da paffute signore che spingono carrozzine profumate di cannella e limone, con dentro cuccioli di confetto addormentati dentro sogni di zucchero filato. correrò per strade di mattoni con le scarpe piene di sabbia e la sabbia trasformerà le scarpe in ali e volerò lontana da me. E lontana da quest'odore di erba ammuffita.

E la muffa non mi raggiungerà mai più.

che sarò così alta nel cielo. Che nuoterò in acque così profonde. Che da ogni parte della terra e dell'universo e del sistema solare tutte le creature di questo mondo verrano a consolarmi. Ed abbracciarmi. E a dirmi: Non sei sola. E a dirmi: sono con te. E non sarò più sola e non avrò più paura. E non dovrò mai più stirare i miei jeans e fare attenzione ai congiuntivi.

E non dovrò mai più spiegare un perchè.

Sarò solo libera di essere dentro l'abbraccio di quelle donne paffute. Solo dentro l'abbraccio di tutte le creature dell'universo.

Che vengono a dirmi che posso restare aggrappata così, che posso così non lasciarmi cadere, che posso accettare di avere gli occhi sbarrati, ma che nessuno mai potrà costringermi a vedere. Nessuno mai potrà costingermi a guardare.

ma neppure il contrario però. Ma neppure il contrario.

Cosa ci si deve inventare, cosa ci si deve inventare per realizzare la propria sopravvivenza?

Cosa ci si deve inventare per realizzare i propri desideri?"

E Mia si inventò l'assenza.

Essere dietro ai propri occhi, per non dover avere paura di starci dentro. Ai propri occhi.

 
 
 
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