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Creato da surfinia60 il 31/12/2005
Uno spazio mio dove ricevere pochi amici sinceri e chi passerà di qui.
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Messaggi di Giugno 2012
"Cerchiamo di assomigliare a chi amiamo".
Credo di poter fare mia questa massima.
Chi di noi non ha cercato di emulare l'amica del cuore o il ragazzo carino su cui fare colpo?
Poter dire: "ma dai...sai che piace anche a me?"
E' la più praticata strategia di seduzione.
Quando poi non si ha più l'età, la cosa assume un significato diverso: le affinità con le persone care ci servono a sentirci più vicini e coinvolti.
Io e mio figlio, per esempio, condividiamo la stessa passione per le serie tv americane.
In gioventù ho cambiato gusti e passioni a seconda dell'amore di turno.
Fa parte della vita, credo.
Diventiamo ciò che più può piacere o far piacere.

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Ricomincio a sentir parlare della previsione dei Maya circa la fine del mondo fissata per il 2012.
Riflessione: ma in fin dei conti cos'ha da perdere l'umanità?
Cos'è meglio, una fine repentina o la morte lenta a cui ci siamo inesorabilmente condannati?
In realtà il mondo ha già cominciato a 'finire' da un bel po'.
Chiediamocelo.

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Non parlatemi del caldo
del calcio europeo
delle spiagge meno affollate a causa della recessione
e di qualunque altra cosa che già si sente fino alla nausea
se solo si accende la tv.
Di banalità/ovvietà se ne sentono abbastanza.
Almeno qui, a casa mia, posso scegliere di lasciarle fuori dalla porta.
Per tutto il resto, siate i benvenuti!

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Premetto che questa mia riflessione non ha sfondo politico o ideologico, ma esclusivamente umano.
Ascoltavo le notizie in tv come faccio ogni mattina. Mi ha colpito il commento del giornalista di turno su ciò che sta accadendo negli Stati uniti.
L'ultima mossa del presidente Obama di regolarizzare i figli degli immigrati clandestini. L'interpretazione data è ovviamente quella mossa demagogica in vista delle prossime elezioni, per assicurarsi il voto della comunità ispanica, molto numerosa da quelle parti.
Assicurare la possibilità di un lavoro regolare a milioni di persone, evitando a molti di loro la 'scusa' di barcamenarsi, come fanno di solito, al di fuori della legalità.
Ovviamente il presidente è stato attaccato dagli americani, i quali vedono in questo modo sottrarre posti di lavoro ai loro giovani.
Ed ecco qui la mia riflessione.
Come fa un uomo, in una posizione di comando, a riuscire a prendere decisioni, a fare scelte che determineranno le vite di milioni di persone?
E' pacifico che qualunque cosa deciderà accontenterà una fetta della popolazione e farà infuriare l'altra. Ho pensato alle notti insonni, alle sedute fiume, alle riunioni, dibattiti, tormenti interiori, vocii alitati di soppiatto nelle orecchie...questo e molto altro.
Spesso pensiamo che una persona che ha in mano il potere viva bene, non abbia problemi se non quelli di salvaguardare la propria immagine, dai continui attacchi che subisce chi vive h24 sotto i riflettori.
Ho pensato alla parte umana, quella dell'uomo comune, come è stato prima di sedere sullo scranno più alto.
Può essere impopolare spaccare a metà il proprio popolo, ma è inevitabile, se ci pensiamo un attimo.
Tornando al fattore scatenante la mia riflessione: capisco che possa irritare una legge come quella proposta da Obama, ma la comunità ispanica esiste e rimarrà comunque entro i confini americani.
Cosa è meglio, dare la possibilità a questi individui di diventare dei cittadini regolari con un lavoro e tasse pagate, oppure confinarli al di fuori della legalità ad ingrossare le file della malavità, poiché il sistema non li riconosce come americani?
Certo, ci sarà sempre chi preferirà la scorciatoia del crimine, ma almeno chi vuole potrà scegliere di essere in regola.
Credo che questo principio si possa estendere a tutte le comunità immigrate.
E' un fatto oggettivo: abbiamo aperto le porte a questa gente, ora dobbiamo prenderci cura di loro, anche se ci costerà molto caro farli diventare dei cittadini modello (ma noi....lo siamo?)

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Tengo spenta la tv.
Cosa può dire che già non sappia?
Quale altra bruttura, atrocità, orrore, sconvolgeranno ancora una volta la nostra società?
La sensazione è che tutti siamo ormai numeri su una statistica, punti su un grafico.
Il sensazionalismo dei giornalisti va alla ricerca del pianto dei terremotati, delle madri che hanno perso i figli, delle moglie il cui marito è morto sul lavoro, di famiglie distrutte dal pazzo di turno, di animali seviziati per divertimento...
Quanto potrei allungare la lista....
Crucciarsi ascoltando, indignarsi e poi condividere l'indignazione, gli appelli, le grida, le scritte.
Ma serve veramente a qualcosa? serve a sentirsi partecipi?
Solo chi realmente agisce cambia le cose. E non ha bisogno di clamore o di pubblicità.
Lo fa in silenzio.
Io.
Sono un punto nell'universo, un niente che aleggia nel vuoto, una nota muta in una sinfonia apocalittica, un' ombra in un mondo di spettri.
Non è bello, mi rendo conto.
Ma mi rendo anche conto di quanti pensano di rendersi utili a colpi di clik, seduti comodamente sul divano di casa.
A ognuno la propria consapevolezza.
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