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Post n°4070 pubblicato il 01 Settembre 2014 da swann1000

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Cosa succede in giardino.

Ovvero:l'estate sta finendo.
Oppure:cerchiamo di essere felici.



Foto di swann1000


Se si vogliono fiori da ammirare e riceverne serenità e sollievo, occorre seminarne per tempo. Ogni anno, alla fine di Aprile, semino i miei fiori "segreti" (i fiori dell'anima). Ognuno ha qualche fiore nel cuore. Io semino le zinnie e l'ipomea.

Le zinnie perchè sono facili da trovare, hanno un sapore antico, colori gentili e delicati e una vocazione rustica. L'ipomea perchè mi fece una fattura: un giorno la guardai e vi caddi dentro. Dentro quel calice magico e misterioso, caddi, come una zanzara risucchiata dalla luce.

Ogni anno pianto quei semi e aspetto il "normale" miracolo della natura. Verso la metà di Agosto, i fiori sono una gioia per gli occhi e per l'anima. Sino alla fine che verrà, una mattina di Novembre, con la nebbia e le ragnatele bagnate dei ragni laboriosi. Saranno finite le speranze ma si comincerà a fantasticare sui colori che doneranno ancora, generosamente e gratuitamente, come atto d'amore e d'arte naturale, l'anno venturo.


Foto di swann1000



Foto di swann1000



Foto di swann1000



Intanto, Maggie, mia fedele compagna d'avventure, aspetta nella veranda, nobilmente stesa sotto il lavandino (come fosse una regina). Vuole partecipare, sempre, alle mie sortite botaniche. Ha un aspetto sereno. Vorrei essere come lei.


Foto di swann1000



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Post n°4067 pubblicato il 01 Settembre 2014 da swann1000

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Verrà la morte

e avrà i tuoi occhi

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi,
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.


Cesare Pavese, 1950.





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Post n°4059 pubblicato il 27 Agosto 2014 da swann1000
 

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QUANTE VOLTE
(Poesia di Settembre)



Quante volte ti ho salutata
 

mentre mi guardavi 

col viso pallido e sorridente; 

illuminata da una luce leggera.

 

 

Ogni volta ho cercato di portare via 

qualcosa di te, senza avere il tempo 

di restare; senza potermi fermare.

 

 

Quante volte ho cercato con gli occhi 

di fissare i particolari dei tuoi cambiamenti 

desiderando stupirmi di qualche goccia 

di sorprendente diversità.  

 

 

Ogni volta sono partito e ti ho lasciata 

sola nel silenzio delle foglie cadute, 

dell’acqua ferma e delle ombre sagge.

 

 
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Post n°4057 pubblicato il 26 Agosto 2014 da swann1000
 

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Foto di swann1000



I fuochi di San desiderio.

    

     In un tempo lontano, la gente della mia terra tagliò la foresta che ricopriva le sponde dello Scrivia e cominciò a coltivare i campi. Per superare le difficoltà lavorarono ma ebbero bisogno anche di Dio. Cercarono un Santo adatto e fu individuato San desiderio di Langres (
http://it.wikipedia.org/wiki/San_Desiderio_di_Langres). Un genovese emigrato in francia che fu ucciso dai Vandali (gli tagliarono la testa ma lui, miracolosamente, la raccolse e camminò). Era stato un contadino, più precisamente un ortolano. Niente di più adatto al nostro caso.

     Pregarono il Santo e il miracolo si compì: la terra divenne fertile e per secoli è stata la fonte
di vita di questa gente di pianura che coniuga la tenacia alla parsimonia e la furbizia alla speranza. Si dice che un contadino di Castelnuovo si alzi al mattino quando il cappello si muove ancora sull'attaccapanni dalla sera prima. Per non parlare, poi, dell'avarizia: in quattro mangiano un uovo e, se ne avanzano, lo vanno a vendere in piazza. Saranno proverbi dettati dalla cattiveria dei vicini di casa ma le cose vanno più o meno così.

     Il giorno della festa di San Desiderio è il 23 Maggio. E per molto tempo si festeggiò così. Nel secolo XIX° si constatò che il Santo, pur adatto al mondo contadino come biografia, era inadatto come cronologia. A Maggio i contadini hanno fame e non hanno soldi (Mag': fest, fiur e famm  --  Maggio: feste, fiori e fame). Con un provvedimento amministrativo di una semplicità sbalorditiva la data fu spostata ad Agosto, quando i raccolti erano sulla cascina e ci si poteva lasciar andare a pranzi e balli.

     A Maggio si celebra solo una messa solenne e si espone il busto argenteo alla devozione. I contadini, con i vestiti neri e la camicia bianca, guardano il viso del Vescovo di Langres e commentano. Ride? Piange? I riflessi del sole sull'argento rivitalizzano il volto barbuto, troppo a lungo chiuso nel Sancta Sanctorum della Collegiata, e davvero sembra volerci indicare qualcosa.

    
Da ortolano esperto sa quanto vale un'informazione. In genere, con le lucide scarpe nere, gli uomini tornano a casa convinti di aver compreso il messaggio e senza svelarlo lo custodiscono gelosamente nel loro cuore.

     La cosiddetta "festa di pentola", come abbiamo accennato, si svolge ad Agosto, alla quarta domenica. In genere fa molto caldo e le mosche sono arrivate al massimo dell'antipatia (superate solo dalle zanzare). Il tempo e i raccolti sono stati quello che il Signore ha voluto e si fa pace col Santo che rise o pianse a Maggio. Si festeggia per tre giorni.

     La Domenica, con la messa, la processione all'arco delle mura e lo scoppio di tre salve; poi la
benedizione verso la campagna, ai quattro punti cardinali. Il lunedì, invece, è la sera dei "fuochi". Martedì, la corsa ciclistica; è la giornata di relax, si mangiano gli avanzi e si sta un poco raccolti, senza troppa gente da fuori.

     Di tutte le sere, quella dei fuochi, è la più magica e speciale per Castelnuovo. Non c'è un momento, in tutto l'anno, che sia più fatato e che scavi più a fondo nella pur tenace anima di questa gente, abituata a cuocersi sotto il sole a Luglio nei campi di granturco o a congelare quando si raccolgono gli spinaci a Gennaio. L'agitazione inizia verso le sette di sera, quando cominciano ad arrivare da tutto il circondario. I fuochi sono famosi per la loro bellezza, durata e grandiosità. Costano molto ma Castelnuovo non può farne a meno. E' come un vizio che non si può smettere. Nessuno ha mai contestato alla municipalità come inopportuna la spesa, sia pur elevata, dei fuochi.

     Si mangia distratti e con la fretta di essere pronti, le vie sono percorse da gente che cammina veloce e guarda avanti. Tutti vogliono raggiungere la postazione "segreta" da dove si vedono bene i fuochi. Il posto è svelato solo agli amici. In piazza, il complesso comincia a suonare ma tutti vanno verso Scrivia, sul ponte, lungo i viali, sull'argine. Alcune macchine e qualche autocarro restano imprigionati tra la folla. Come prede di un formicaio devono arrendersi, spengono il motore e aspettano, come tutti.

     Improvviso un boato forte e cieco. Buuuum! Cominciano. I piccioni fuggono e i cani si spaventano. Qualche ritardatario cerca di prendere posizione, la folla è tutta stipata, si riempiono ancora gli angoli liberi. Poi cominciano a salire i razzi nel cielo buio. Tutti fanno silenzio, si spengono le giostre, stiamo col naso in aria per non perdere lo spettacolo che ogni anno facciamo finta di ignorare fino all'ultimo momento ma che, sempre, al lunedì, ci coinvolge e ci porta ad andare "a Scrivia", schiacciati tra la folla.

     Tra il fragore forte degli scoppi tutti commentano e
lentamente la massa è completamente coinvolta. Lo spettacolo dura mezz'ora.

     All'inizio si sparano razzi "normali". Le figure luminose e colorate sono conosciute. Poi, tra un colpo e l'altro, ecco nuove immagini: sono le novità della ditta. Esplosioni ritardate, inattese, colorate, sonore. Sino ad arrivare al bombardamento finale che non lascia fiato. E' un emozionante susseguirsi di esplosioni fantastiche. Poi un botto forte: buuum! Poi ancora e ancora. Al terzo colpo è finita.

     Anche quest'estate, il Santo di Langres, che non sapeva nulla di questa moderna diavoleria dei fuochi, ci saluta. Ci vediamo il prossimo anno. La gente va lungo le strade verso la piazza. Si balla, si chiacchiera, si commentano i fuochi. Sono stati bellissimi, belli, così così, meglio dell'anno scorso, peggio dell'anno scorso; ognuno commenta a suo modo. Nel cuore scende un velo malinconico, ci si ritira in disparte con le orecchie ovattate dal rumore e si guarda la gente che fa festa. C'è in noi una sensazione mista di di gioia e tristezza. Quella sensazione che capita alla fine di qualcosa che si è atteso e si è consumato. I fuochi sono la cerimonia di purificazione, la catarsi dell'uomo che non poteva lasciar passare tutto senza far nulla.

La notte magica è finita.

 
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Post n°4053 pubblicato il 22 Agosto 2014 da swann1000
 

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L'indiano nel bagno.

     Il bagno di casa mia fu costruito da mio nonno Antonio nel 1957. Lo ristrutturarono nel 1975 e il pavimento fu rifatto. Fu un peccato, per due motivi.

     Primo perchè l'epoca era stravagante e le piastrelle, ancora oggi, mi inquietano. I colori forti e densi sono una traccia di quegli anni formidabili ma pacchiani da morire. Tant'è che ho ricoperto le piastrelle con vernice bianca, per non vederle più (non avendo i soldi per sostituirle).
    
     In secondo luogo andò distrutto il vecchio bagno; un bene per l'Organizzazione Mondiale della Sanità ma un piccolo colpo per le mie abitudini fantastiche.

     Il vecchio pavimento era fatto di piastrelle piccolissime e quadrate, come un mosaico, in tinta unita. Mi sembra avessero una colorazione pallida tra il rosa e il grigio. Alcune piastrelline si creparono e formarono delle immagini, come dei disegni. Una di quelle piastrelle rappresentava un cavallo cavalcato da un indiano con l'arco teso, in procinto di lanciare una freccia.

     Quante volte, seduto sul water, fantasticai su quel "fotogramma" di maiolica...


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