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Donne normali al posto delle top,la rivolta antimagrezza
Post n°2837 pubblicato il 07 Ottobre 2009 da Tatianna
Meglio di una top, la ragazza della scrivania accanto. A crederci non è il capo. Ma la rivista tedesca Brigitte, quindicinale di moda, che dal prossimo anno intende sostituire le modelle filiformi con donne normali, pescate tra le lettrici o in redazione. Una scelta etica, non economica. Che segue l’onda lunga dello tsunami Lizzie Miller, la burrosa indossatrice immortalata nuda da Walter Chin su Glamour e diventata presto icona della bellezza over size. «Facciamo un giornale per le donne così come sono, non come gli altri vorrebbero che fossero», ha spiegato Lebett Huber, coeditore di Brigitte, 720 mila copie vendute e lette da 3,2 milioni di ragazze di ogni età. L’iniziativa tedesca, prima in Germania, è una coraggiosa risposta al dibattito che ormai ciclicamente si infiamma a ridosso delle sfilate di moda. «La dittatura della magrezza», titolava Le Nouvel Observateur sull’ultimo numero. «Due anni fa, dopo la morte per anoressia di alcune modelle, gli stilisti avevano preso l’impegno di far sfilare quelle più in carne. Ma la verità è che se ne infischiano del messaggio che rimandano in passerella», ha scritto il settimanale francese. Qualcuno ci sta provando. Domenica, a Parigi, Ennio Capasa si è rifiutato di mandare sotto i riflettori di Costume National Dree Hemingway, diciannovenne dal viso d’angelo, pronipote dello scrittore Ernest, figlia di Mariel e Stephen Crisman. Sulla carta perfetta. Non fosse per i chili di meno. «Quando si è tolta la giacca non potevo crederci: uno scheletro». Rincara la dose Giampaolo Fabris, sociologo dei consumi. «Alle sfilate milanesi mi sembrava di vedere mannequin affamate: alcune le avrei spedite dritte al pronto soccorso. Alla faccia dei buoni propositi. Una volta dissi a Giorgio Armani: perché non ti occupi anche del 'conformato', dalla 46 in su? Mi guardò come se avessi bestemmiato». Lui accoglie l’idea di Brigitte con un «Grazie a Dio». E precisa: «È arrivato il momento che il sistema moda, comprese le riviste di settore, smettano di preoccuparsi di vendere di più, semmai meglio. È chiaro poi che quando parliamo di ragazze normali abbiamo in mente quelle carine, non le foruncolose. Ma gli stilisti devono capire che vivono in un mondo che non esiste più. La metà delle italiane indossa abiti che superano la 44. Il mio non è moralismo a buon mercato, è realismo». Fonte: Corriere della Sera |
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