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Un blog creato da TefnutTheCat il 11/08/2007

Tefnut Strikes Back

Dio non esiste, altrimenti mi darebbe le ferie

 
 
 
 
 
 

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Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto non ha una periodicità sicura. Inoltre se i cazzi miei sono di interesse giornalistico siamo messi male.
 
 
 
 
 
 
 

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MARILLION - LAVENDER

A penny for your thoughts, my dear!

 
 
 
 
 
 
 

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Film erotici gay

Post n°23 pubblicato il 22 Novembre 2007 da TefnutTheCat
 

Fatto. Ma non è stato un granché soddisfacente: meccanico, veloce, con una punta di cattiveria e anche, se vogliamo, di malinconia. Mi controllo le dita e sono asciutte.
E' che mi sentivo sola, ecco tutto, sola e abbandonata in una grande casa vuota, in un pomeriggio d'inverno che di pomeriggio non ha niente, ha la stessa identica luce di certe sere d'estate dove stavo solo io, una birra, un film di Van Sant visto su un portatile. E il divano.
Mentre stavo colle mani lì, colla patta aperta, squallida immagine legata al mondo maschile, guardando questo porno degli anni novanta ripescato da chissà quale angolo del vecchio computer fisso, pensavo ad altro. Pensavo ad un altro porno, in realtà. O forse era un film qualsiasi. Un film su un amore gay, per la precisione. C'era questa scena, due ragazzi che dormivano insieme, il ragazzo giovane alla prima esperienza omosessuale in cui non è stato trattato da zerbino o stuprato dallo zio nella stalla di sua nonna, e l'amante, più adulto, maturo, bello. Nel bel mezzo della notte quest'ultimo si sveglia, e inizia a fare un pompino al ragazzo, che è assolutamente stupito della cosa, essendo lui ad assumere d'abitudine il ruolo passivo. Ed è un pompino memorabile, bellissimo, i due si guardano negli occhi tutto il tempo, lo sguardo di chi riceve si fa sempre più adorante e intenerito per la sorpresa dell'altro. Finché dalle labbra dell'amante, che ha la congiuntiva visibilmente inumidita, non si intravede un rivolo di sperma quasi scintillante. Il ragazzo è fuori di testa dall'emozione, ha capito che questa non è una botta e via, che l'uomo che dorme accanto a lui prova qualcosa. Lo prova, si è svegliato nel cuore della notte e ha fatto questa cosa per lui.
E niente, vado in bagno. vado a lavarmi le mani, e nel frattempo mi chiedo se le persone che amo se ne accorgono quando faccio qualcosa per loro.

The Darkness - I believe in a thing called love

 
 
 

Odio il Natale

Post n°22 pubblicato il 19 Novembre 2007 da TefnutTheCat
 

Odio il Natale
Odio dover lavorare tutte le cazzo di domeniche di dicembre
Odio i bambini strepitanti, urlanti, capricciosi. Bambini che non riescono ad essere felici, che non sanno più essere felici per un bel giocattolo
Odio i genitori che li rimpinzano di regali da mane a sera per farli star buoni
Odio i negozi strapieni
Odio le coppiette felici che fanno compere mano nella mano, vorrei che fossero tristi come me, che le compere le faccio da sola e comunque non c'ho il becco di un quattrino
Odio le canzoni di Natale, chi le ha inventate e chi le ha cantate. Incluso Bing Crosby
Odio il freddo che ti gela il naso
Odio il mio cappotto preferito che perde i bottoni
Odio i cappelli da sherpa tibetano
Odio i cappelli da aviatore siberiano
Odio l'odore delle caldarroste
Odio mia madre e mio padre che non provano nemmeno ad assaggiare il risotto al polpo e cavolo nero mantecato al marsala che ho preparato con estrema cura la sera della vigilia, dicendo che loro preferiscono la cucina tradizionale
A proposito, odio la cucina tradizionale
Odio dover trascorrere la giornata coi miei
Odio mia sorella che mi sveglia la mattina presto per aprire i regali, che tanto ce ne sono solo per lei. Io non voglio nulla da quei tizi
Odio lo stipendio che mi arriva soltanto il dieci gennaio, quando ho già speso i soldi che non avevo
Odio non poter passare le giornate dal ventitré dicembre al sette gennaio a letto, con lo scaldasonno e la borsa dell'acqua calda nei piedi e una maschera rilassante in faccia, e due fette di cetriolo fuori stagione coltivato in serra sugli occhi per non vedere neanche un minuscolo frammento di quel merdoso impianto scenico di affetto da centro commerciale coi saldi che è il Natale

Elio e Le Storie Tese - Christmas with the yours (live)

 
 
 

Dieci buoni motivi per non suicidarsi

Post n°21 pubblicato il 14 Novembre 2007 da TefnutTheCat
 

Ragazzi, non c'è nulla da fare. D'inverno mi deprimo. Sì, lo so, a tutti in realtà ci girano le balle d'inverno: si torna a lavorare, sveglia alle otto, si risparmia per le vacanze, fa un freddo della madonna e non ci sono più le minigonne e soprattutto le calze velatissime di una volta.
Ma per me, unico esemplare monovomere di Milla decadens verax su questo triste mondo malato, le cose sono assai diverse. Cioè, son proprio depressa. Mentre d'estate mi odio e basta perché sono stupida, pallida e flaccida e non ho i soldi per andare al mare, d'inverno non solo mi odio ma voglio anche morire. Mentre nelle altre stagioni mi pavoneggio baldanzosa nel portare alto il vessillo dell'improduttività, d'inverno quella stessa improduttività mi scoraggia.
Va da sé che penso continuamente a suicidarmi. Difatti starmi vicino d'inverno è uno stress insostenibile. Le mie telefonate iniziano tutte con sto male, frase topica seguita in genere da qualche immagine colorita stile nella mia vita c'è più merda che nell'intestino di Giuliano Ferrara, oppure mi sento come dopo aver pagato trecento euro una borsa tarocca, oppure la vita fa schifo. Ho appena saputo che Carlo Rossella ha dedicato un libro sul Tango a Giuliano Ferrara (l'esistenza di Giuliano Ferrara mi deprime molto).
E se usciamo, appena vi girate per pagare il cameriere potrei essere andata da qualche parte ad uccidermi. Cosa, tra l'altro, che vi lascerebbe per tutta la vita con il rimorso di aver pagato.

Naturalmente vi chiederete come mai, dopo ventidue inverni di totale e devastante tristezza, io sia ancora viva. Ma suicidarsi non è mica una roba così facile, per almeno dieci motivi.
1. Impiccarsi non è un metodo sicuro. Prima di tutto non so fare i nodi. Certo,questo problema può essere facilmente ovviato con un corso o un semplice libro sull'argomento. Però dove m'impicco? Il lampadario cade, il reggitenda della doccia pure. E non venitemi a parlare di terrazzi, finestre e alberi che soffro di vertigini anche a salire le scale.
E poi, mettiamo il caso che ce la faccia. Che impari a fare il nodo scorsoio, che trovi un trespolo da cui lanciarmi o impari finalmente la posizione alla Condé. Che vinca la pigrizia di alzarmi dal divano per andare dal ferramenta a comprare la corda adatta. Se poi non mi si rompe l'osso del collo subito? Le statistiche parlano di un intero quarto d'ora di agonizzi soffocherecci prima che Madama Falce venga a mietermi. Oppure peggio, non muoio e la mancanza d'ossigeno mi costringe in stato vegetale per il resto della mia vita, magari accudita da mia madre. Troppo atroce. Vedere tutti i giorni mia madre no, vi prego.
2. Mi butto dal balcone. Ma se poi non muoio e finisco sulla macchina del vicino sono cazzi. A quel punto minimo minimo mi tocca la crocifissione in condominio. E pare non sia un bel morire.
3. I sonniferi. I sonniferi mi tentano un casino, specie da quando ho iniziato a prenderli per dormire. E poi diciamocelo, Marylin è un illustre precedente. E' un metodo che rasenta il mitico.
Tuttavia, ho letto che non è tutto oro quel che luccica. Chi muore imbottendosi di sonniferi non muore tutto contento così, un bel sonno e via. Ci si sente male. Molto male. Si hanno spasimi gastrici e conati di vomito. Mi sa che è un po' come la storia dell'iniezione letale, che uno pensa di morire tranquillo e invece fa un male cane.
4. Uno volendo si può affogare. Ma io ho fatto dieci anni di pallanuoto.
5. Mi potrei dare fuoco. Giuro, ho pensato anche a questa cosa qui, a darmi fuoco. E sarebbe anche fattibile, se non fosse che se non ti collassano subito i polmoni puoi metterci addirittura dei giorni a morire. Giorni, capito? A parte il dolore, anche il più convinto nel frattempo ci ripensa.
6. Il gas! Il gas sarebbe figo, ma ha un odore davvero insopportabile. Non ci riesco, è più forte della mia stessa ferrea volontà di morire.
7. Guidare a fari spenti nella notte per vedere se è poi così difficile morire. Mi lancio così, a duecento all'ora senza cinture contromano sulla corsia dei tir e quello che succede succede. Però il tir che mi colpisce potrebbe ribaltarsi e far del male ad altre persone. Oppure potrei andare a scontrarmi con l'unica Seat Marbella di tutta l'A11. O anche finire contro il muretto di recinzione e restare viva. O morire contro il paraurti di un SUV, una cosa troppo disonorevole.
Tra l'altro la mia macchina fa i centodieci a stento, è una punto del novantacinque.
8. L'overdose. L'overdose mi attira, ma il prezzo dell'eroina pare che sia notevolmente salito degli ultimi anni. E' una droga un tantino retrò, per nostalgici degli anni settanta, vende poco. Non so se posso permettermi un'overdose. Inoltre non sono capace a bucarmi, e se uno prende un'arteria pare che le conseguenze siano brutte. E che non si muoia.
9. Tagliarsi le vene. Anche tagliarsi le vene ha una sua storia: Seneca, Petronio....ci si mette in vasca , che si sta comodi e l'acqua calda accelera il flusso e attenua il dolore, e si aspetta la morte, che arriva dolcemente. Magari confortati da un qualche vasodilatatore che comunque aiuta, tipo una bottiglia di Chianti o per i più fescion un Cristal del novantanove. Di solito con un cd di Nick Cave in sottofondo. Oppure dei Finley, se uno vuol proprio farsi prendere dal contemptus mundi all'ennesima potenza.
Il problema è che a dissanguarsi ci si metton delle ore. E nel frattempo, anche i Finley non ti fanno più così schifo.
10. Il grilletto. Premere il grilletto. Questo è forse il migliore: istantaneo, un colpo e ti passa la paura. Ma lo daranno mai il porto d'armi a una che sono dieci anni che entra ed esce da centri d'igiene mentale?

Se per caso mi leggesse qualche laureato in psichiatria, quel laureato è pregato di somministrarmi del Litio.

Inxs - Suicide Blonde
(Il cantante è morto di overdose)




 
 
 

Si dice che non si capisce

Post n°20 pubblicato il 06 Novembre 2007 da TefnutTheCat
 

Si dice che non si capisce. E allora io lo specifico.
E' un sentimento trasparente come una di quelle tende a merletti che si vedono nei salotti antichi pendere giù da enormi baldacchini in legni scuri e massicci, eppure è solido. Fatto di presenze e di mancanze. E se c'è la mancanza c'è anche il dolore, e se ci sono sia il dolore che la mancanza uno trova piacere in quel dolersi, nel girarsi in un letto con le lenzuola troppo inodori. Uno, suo malgrado, coltiva la mancanza. Perché è il filo conduttore della presenza, la mancanza, quando è come per noi, quando l'altro non è lo svago, la cenetta - cinemino - trombatina del sabato sera, che io poi il sabato sera lavoro fino a tardi quindi anche volendo, ecco, la mancanza prima o poi finisce e porta alla presenza. E sei tu quella presenza. Sei fatto di strani occhi profondi e sopracciglia oblique, e anche quando gioisci quelli non ti ridono un granché. Anzi. Conservano un'espressione cattiva.
Può darsi che queste cose non me le abbia insegnate tu, ma non significa che quel che provo per te valga meno. Può darsi che ci sia una parte di me che si ostina a ripetersi che finirà, finirà, questa è semplice, Camilla, questa finisce presto, non c'è filosofia dietro, è labile, tra un mese non se ne parlerà già più, te la riderai. Ma non significa che io sia meno ostinata nella convinzione che l'unica cosa che è un peccato che finisca è la vita, perché mi piacerebbe avere tutto il tempo possibile e immaginabile, millenni, ere geologiche per stare con te. Non significa che io sia meno ostinata nella convinzione che non è labile proprio per un cazzo, per la stessa ragione per cui riusciamo tutti e due a stare antipatici ad un cameriere, tu quando ti guarda e io quando mi sente aprire bocca.
E nei momenti in cui te lo dico vuol dire disperatamente, vuol dire sto sempre a pensare a come dev'essere tutto, la gatta, la schiacciata di Marcello, questo ristorante davanti al quale ci stiamo baciando visto coi tuoi occhi, che a pensarci mi pare una cosa bellissima, a tratti poetica, tutto uno scorrere di fiumi illuminati di notte. Vuol dire abbracciami e seppelliscimi, non voglio più esistere, voglio essere solo brivido tra le tue braccia madide di sudore, solo quei due baci sul collo che ho avuto il coraggio di darti la prima sera, solo un cane delle tue lenzuola coi cani, solo il volto impassibile di una cioccolata calda che aspetta di essere messa in bocca da te, io non voglio più esistere se non nelle tue vene, anche come globulo carico di schifezze appena uscite dai reni mi va bene, non voglio più esistere, amore, stringimi che non voglio più esistere e mai più esisterò.

Si dice che non si capisce. E allora io lo specifico.


 
 
 

Post N° 19

Post n°19 pubblicato il 23 Ottobre 2007 da TefnutTheCat
 

Foto mia su manifesto di sconosciuti, Viareggio

 
 
 
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