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L'autostrada Broni-Mortara sfregio nella terra del riso

Post n°50 pubblicato il 21 Marzo 2012 da TerritorioCavese

Cresce l’opposizione a un’opera clamorosamente utile solo a chi la fa e ci specula sopra, per uno “sviluppo” fantomatico e comunque insostenibile. Corriere della Sera, 21 marzo 2012 (f.b.)

PAVIA — Non sarà la Tav della Lomellina questa ferita profonda che da Est a Ovest taglia (per ora solo sulla carta) la terra del riso, attraversando l'area protetta del Parco del Ticino. Ma contro i 50 chilometri di autostrada (più 32 di svincoli e varianti della viabilità ordinaria) destinati a sconvolgere equilibri già delicati, è cresciuto in questi mesi il dissenso tra cittadini e istituzioni.Il progetto della Broni-Mortara, più elegantemente battezzato «integrazione del sistema infrastrutturale padano», dopo otto anni di gestazione è arrivato alla svolta finale. Lunedì è scaduto il termine per la presentazione delle «osservazioni», e ora la valutazione di impatto ambientale (Via) è all'esame dei ministeri competenti (Ambiente e Beni culturali). Lì si deciderà il futuro dell'opera, ma il parere contrario della Provincia di Pavia (che con la precedente amministrazione era invece favorevole), ha già posto una pesante ipoteca sulla realizzazione dell'autostrada, il cui progetto definitivo è stato approvato nel dicembre scorso dalla Regione.

Sul fronte del no, oltre a diversi Comuni, sono schierati il Coordinamento dei cinque Comitati e Associazioni, con Italia Nostra, Legambiente, WWF, Lipu, La Rondine, Slow Food, Amici di Beppe Grillo e comitato agricoltori.Eppure, all'inizio, l'idea di quest'opera — che aveva come grande sponsor il «faraone» Giancarlo Abelli, ex assessore regionale e sino a qualche mese fa potente luogotenente del Pdl a Pavia — aveva convinto molti. Alla prima conferenza dei servizi, nel 2007, su trenta enti partecipanti solo sei si erano detti contrari. I favorevoli al progetto sono convinti che la Broni-Mortara contribuisca a creare un corridoio Est-Ovest alternativo alla congestionata A4 Torino-Trieste, «colmando nel frattempo carenze infrastrutturali nella Lomellina e nell'Oltrepò». Si sostiene anche che l'opera rientra a livello europeo nel «corridoio 5», collegamento ideale tra Barcellona e Kiev (che in realtà è un tracciato ferroviario). Si parla poi di generici benefici allo sviluppo dell'economia locale. Intanto l'esecuzione dei lavori in project financing(il costo è di oltre un miliardo di euro, messo dalle banche) è stata affidata alla Sabrom, società appositamente costituita, di cui l'Impregilo ha il 40%. Costruirà l'autostrada e l'avrà in concessione per 42 anni.

Dall'altra parte, il fronte del «no» sostiene che si tratta di un collegamento inutile e dannoso. Inutile perché la zona avrebbe eventualmente bisogno di sviluppare la viabilità Nord-Sud e non Est-Ovest, inoltre si inserisce in una provincia che ha già 3200 km di strade, di cui 2000 provinciali (che spesso versano in situazioni disastrose a causa della mancanza di fondi) e 80 di autostrade. E avrebbe bisogna prima di tutti di altre cose, tipo un nuovo ponte della Becca (quello che c'è sta cadendo a pezzi) e migliori collegamenti tra Pavia e l'Oltrepò. «Manca un'analisi costi-benefici», dice Renato Bertoglio di Legambiente. Ma se su i benefici non ci sono certezze, sui danni sì.

Prima di tutto l'intera autostrada sarà realizzata «in rilevato», cioè con un'altezza di almeno 2,5 metri dal piano di campagna (ma in alcuni punti di svincolo arriva sino a 16 metri, come a San Martino Siccomario). Questo comporta la costruzione di terrapieni con materiale di cava per l'astronomico totale di 13 milioni di metri cubi. «È un dato impressionante — dice Legambiente — in una provincia in cui ci sono già 1200 cave dismesse». Il territorio rischia di diventare un'enorme groviera, anche se 4 milioni di metri cubi verranno dal riutilizzo di materiali di demolizione (e si è già visto con la Brebemi, sottolineano gli ambientalisti, i pericoli ambientali che possono correre).

L'autostrada attraverserà più di cento aziende agricole, devastando l'area in cui si trovano le produzioni di riso che fanno del Pavese il principale produttore europeo. E - dicono sempre i contrari - sarà fonte di inquinamento in una zona che già deve fare i conti con pesanti livelli di polveri sottili. A Parona, che è alle prese pure con una contaminazione di diossina dell'aria e del terreno, quest'anno a febbraio si è registrato il record lombardo di PM10 (225 microgrammi). Per il presidente della provincia Daniele Bosone, l'autostrada accorcerebbe di soli 20 km il collegamento A21-A4 già esistente e danneggerebbe in modo irreparabile il reticolo irriguo e le colture risicole. «Regione e Comuni — dice Bosone — devono capire che quest'autostrada non serve, danneggia l'economia del territorio e soprattutto non è sostenibile sotto il profilo ambientale».

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