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Una discarica di amianto a Cava Villa

Post n°46 pubblicato il 25 Ottobre 2010 da TerritorioCavese

Non bastano le rassicurazioni del responsabile dei centri ecodeco a fugare le preoccupazioni, nostre e dei cittadini degli abitanti delle frazioni di Brondelli, Casotti, Spessa e Torre di Torti che, oltre alla discarica, si troveranno tra l'autostrada Broni-Pavia-Mortara, la tangenziale verso il ponte sul Po di Bressana, la statale dei cairoli, il collegamento con la tangenziale di Pavia e il mega svincolo che colleghera' tutto questo.

dalla provincia pavese del 22/10/2010 (http://laprovinciapavese.gelocal.it/dettaglio/amianto-giro-d%E2%80%99affari-da-100-milioni/257949)

Amianto, giro d’affari da 100 milioni

Oltre 100 milioni di euro il giro d’affari potenziale della discarica di cemento amianto progettata da Ecodeco alla ex Cava Villa,tra la ferrovia Pavia Alessandria e la statale dei Cairoli. Potrà accogliere circa 900mila tonnellate di amianto, 700mila metri cubi.
«E’ un quinto del totale da smaltire in Lombardia», spiega Sergio Testa, responsabile dei centri Ecodeco e già gestore dell’ultima discarica funzionante in Lombardia, la Soeco di Cavriana, chiusa il 31 marzo scorso per esaurimento della capacità autorizzata. Potrà la discarica cavese limitarsi all’amianto della sola provincia di Pavia? «Le discariche di rifiuti speciali - riprende Testa - sono libere di ritirare rifiuti dal mercato. La discarica mantovana è stata chiusa 500mila metri cubi di cemento amianto in 7 anni». Il progetto di Cava è più grande, 700mila metri cubi di amianto più circa 130mila metri cubi di inerti verso San Martino: facendo le dovute proporzioni la durata della cava-discarica sarà di circa 10 anni. «Dovrebbe avere una capacità di 69milioni di metri quadri di lastre di eternit», illustra Testa. Una quantità impressionante, un giro d’affari sopra i cento milioni di euro solo per l’amianto che nel 2009 veniva ritirato a più di cento euro alla tonnellata. Senza contare il business degli inerti e la cava da scavare. In questo momento non esistono discariche attive e l’amianto lombardo è stimato nel progetto in 2 milioni 700 mila metri cubi. Il terreno appartiene a una società collegata ad Ecodeco in una posizione definita strategica: «Si trova nello spicchio di terra compreso tra ferrovia e autostrada e dunque ben collegato», spiega Testa. Ma anche in una zona ad alta intensità di traffico. Una parte di terreno cade nel Parco del Ticino, dove per legge è impossibile stoccare amianto: «L’amianto in fibra è cancerogeno - tranquillizza Testa -, ma il cemento ha fibre conglobate nel cemento dall’8 al 16 per cento, arrivano sul posto già trattate, vengono imballate nel polietilene e collocate in discarica». I rischi? «Quel terreno non potrà più essere arato -, spiega Testa -, ma l’ubicazione è tale che la discarica di cemento amianto e inerti sarà la barriera di rispetto dell’autostrada». L’a utostrada occupa circa 60mila metri quadri: «Non sarà più sopraelevata ma sotto il tracciato della ferrovia - riprende l’a rchitetto -. Abbiamo consultato Infrastrutture lombarde e Itinera che hanno dettato le regole per la compatibilità tra i progetti».
Secondo Ecodeco la variazione comporterebbe un risparmio di circa 1 milione e mezzo di metri cubi di inerti e parte del materiale escavato per far posto alla discarica “potrà” essere utilizzato come materiale di riempimento, così come parte di inerti e amianto. Un altro affare. Cosa guadagna il territorio? «Siamo disposti a condividere con il territorio i guadagni. E abbiamo chiesto alla Regione di togliere l’ecotassa sullo smaltimento dell’eternit in discarica per la Provincia - conclude Testa -. Sarà applicata solo al materiale proveniente da fuori per incentivare le rimozioni pavesi».
(22 ottobre 2010)

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dalla provincia pavese del 20/10/2010 (http://laprovinciapavese.gelocal.it/dettaglio/discariche-d%E2%80%99amianto-tra-affari-e-ambiente/2564708)

Discariche d’amianto tra affari e ambiente

CAVA MANARA. Discariche per l’amianto: un business necessario. E’ quanto sostengono gli amministratori comunali e gli operatori del settore.
I numeri fanno paura, soprattutto se messi in relazione alla minaccia costituita da un materiale che una volta disgregato può provocare, se respirato, il mesotelioma, una malattia ad oggi praticamente incurabile. Una ferita ambientale che ben conoscono in Oltrepo a Broni.
Sono 5mila le tonnellate d’amianto presenti in Provincia (con il picco delle 1.500 ancora «conservate» all’ex Fibronit di Broni, la fabbrica che lo lavorava e che è stata oggetto di un’inchiesta pilota sfociata ora in in procedimento giudiziario). Riesplode, intanto, a Cava Manara il caso legato a dove sistemare l’amianto che, prima, o poi dovrà essere rimosso da tetti di edifici pubblici e privati (come da tempo chiede che venga fatto l’associazione Avani presieduta dal Silvio Mingrino).
L’area scelta a Cava da Risorse Future (gruppo Ecodeco) è quella della ex Cava Villa, tra la statale dei Cairoli e la strada per Zinasco: oltre 140 mila metriquadri tra i campi che confinano sul lato sud con i binari della linea ferroviaria Alessandria-Pavia-Vercelli.
Al centro dell’area, divisa in due dal confine tra Cava e San Martino, c’è l’ex Cava Villa oggi dismessa, una buca di 16 metri. Lì passa il tracciato dell’autostrada Broni Mortara, a poche centinaia di metri da quello che dovrebbe essere lo svincolo di Pavia Sud. A meno di un chilometro ci sono cascina Ferrari, cascina Spessa, Vecchio e Nuovo Paradiso, Casotti, cascina Brondelli e Santa Maria. Le prime case a meno di due chilometri, a circa tre chilometri e mezzo invece San Martino e Villanova. Il progetto è stato presentato anche a Regione, Arpa, Provincia, Parco del Ticino e prevede che l’amianto venga depositato solo dal lato di Cava Manara, un’area di 53.476 metri quadri su 70mila totali, 772mila metri cubi su 900mila (per avere un raffronto può essere considerato l’impianto progettato nel cremonese a Cingia de Botti, dove Vitalba srl realizza un’area da 400mila metri cubi). Sono previsti anche 70mila metri quadri per servizi, strade interne, autostrada e aree verdi.

A settembre a Mortara al Clir è stato presentato il piano che dovrebbe portare a realizzare anche a Ferrera Erbognone un impianto di questo tipo. In quell’occasione l’� assessore Ruggero Invernizzi aveva parlato di due discariche. Una in Lomellina appunto (si è parlato anche di Gambolò) e l’altra in Oltrepo. Spunta ora Cava Manara. Un altro progetto di discarica per rifiuti inerti e non pericolosi è depositato in Regione dal 19 dicembre 2007 ed era stato presentato per Galliavola da Asm Lomellina inerti srl.
Togliere l’amianto e sistemarlo in discarica. Chi se ne occupa deve rispettare norme precise. In pratica l’azienda che provvede allo smaltimento è considerata alla stregua di produttore, con tutte le responsabilità del caso. Gli oneri per le bonifiche sono pesanti. La frontiera è delicata. Più il tempo passa, più i Comuni devono attrezzarsi per ripulire dall’amianto i tetti di municipi, scuole e ambulatori. Le lastre tolte vanno stoccate in discariche controllate. Come quella che dovrebbe sorgere a Cava Manara. Ecodeco nella relazione precisa: «I rifiuti sono inerti e stabili, quindi gli inquinanti non sono dispersi in aria; l’eternit è imballato». Eternit, nel senso d’amianto. Inoltre si spiega nel progetto come il tracciato della futura Broni-Mortara passerà in trincea dentro la cava. Con l’amianto attorno. Imballato. Un incubo che togli dai tetti e da qualche parte devi sistemare.
(20 ottobre 2010)

 
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