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Post n°47 pubblicato il 31 Agosto 2011 da IlCercatoreDiParole
Ultimo giorno di agosto. Le vacanze sono giunte al capolinea, inizio a farmene una ragione. Stamattina mi sono messo a studiare un po’ in ritardo. In compenso, oggi ho pressoché saltato la pennichella pomeridiana per rimettermi subito dietro la scrivania. Non che sia già chino sui libri, per carità. Intendo scrivere due righe sul blog, poi leggere qualche pagina del romanzo che ho sottomano e infine riprendere gli studi. Il romanzo s’intitola “Cavie”, ha una copertina fluorescente ed è firmato dall’autore statunitense Chuck Palahniuk, divenuto famoso col libro "Fight Club", poi trasposto nel celebre film con protagonisti Brad Pitt ed Edward Norton. Ha uno stile graffiante, Palahniuk, i contenuti dei suoi scritti sono più o meno scabrosi, l’intreccio delle storie è di solito molto avvincente. Ciononostante, i suoi racconti non possono essere considerati alla stregua di un thriller, o letteratura di genere. Sono ricchi di idee, provocazioni, storie che non si fanno leggere al solo scopo di capire, alla fine, chi è il buono e il cattivo. Per questo, credo, i romanzi di Palahniuk sono esposti in bella mostra in tutte le librerie e riscuotono particolare successo soprattutto nel pubblico dei giovani. |
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Post n°46 pubblicato il 22 Agosto 2011 da IlCercatoreDiParole
Pomeriggio. Ho ricevuto la lettera di Tatiana. La stavo aspettando da ieri. A metà mattinata era già lì nella mia casella di posta, pronta per essere letta. Insieme alla lettera mi ha inviato anche alcune fotografie, che non ho ancora potuto vedere perché il Blackberry non mi consente di visualizzarle direttamente dal dispositivo. O forse sono io che non ne sono capace. Lo farò stasera, non c’è nessuna fretta. Ho installato un ventilatore a piantana per rendermi più gradevole l’esercizio intellettuale al quale mi dedicherò nel pomeriggio (non prima d'aver fatto una bella doccia rinfrescante). Mi interrogo sulla bellezza di scrivere e di scambiarsi lettere, in un mondo in cui tutti sembrano orientati verso la ricerca spasmodica della comunicazione veloce: twitter, facebook, linkedin, myspace e chi-più-ne-ha-più-ne-metta. Il tempo è tiranno, lo sappiamo, ed anche il tempo libero è misurato col contagocce. Gestire il tempo libero, organizzarlo nel modo più efficiente possibile. Il trittico di parole disseminato nell’ultima frase, “gestione-organizzazione-efficienza”, significa che di tempo “libero” proprio non si può parlare. Semmai di tempo “organizzato”, e di conseguenza schiavo di se stesso. Parole più consone sarebbero: cazzeggiare, dormire, leggere, scrivere, correre, mangiare, bivaccare, fare l’amore. Altrimenti, sentitei liberi di scegliere il dizionario del tempo libero che più vi aggrada. Intanto io continuo a crogiolarmi nella bellezza dell’attesa, in barba a coloro che si illudono di poter avere tutto e subito, e soprattutto di goderne appieno. |
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Post n°45 pubblicato il 22 Agosto 2011 da IlCercatoreDiParole
Storia della mia gente è un’opera a metà strada tra il romanzo e il saggio, scritta dall’autore pratese Edoardo Nesi, vincitore dell’ultima edizione del celebre premio Strega. Me ne ha parlato per la prima volta mia madre, ed io come al solito ho mostrato tutta la mia sufficienza al cospetto di un autore che, lo confesso, non conoscevo. Poi, sul tavolo della libreria, mi sono imbattuto nella copertina del romanzo (un volume agile, non arriva a duecento pagine), ed ho deciso di portarlo con me in vacanza nella calda terra di Sicilia. Mai sottovalutare le coincidenze e i consigli che ci vengono dispensati sui libri da leggere. A distanza di anni, il ricordo di alcune persone è ancora vivo grazie al titolo di un romanzo che mi hanno consigliato, consiglio rivelatosi prezioso, nella mia modesta esperienza di lettore. Col senno di poi, posso dire che la scelta di leggere “Storia della mia gente” è stata molto fortunata, poiché le pagine sono letteralmente volate via. L’Autore muove dalla propria vicenda personale di imprenditore in crisi, e narra la storia di un popolo, quello pratese, il cui benessere è stato messo a dura prova dalla recente apertura dei mercati internazionali. Non è un saggio di storia economica, la componente umana resta sempre in primo piano e non abbandona mai il susseguirsi delle vicende narrate. Molto frequenti sono i riferimenti alla sua storia personale di scrittore. E’ una lettura raffinata e intelligente, che consiglio! |
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Post n°44 pubblicato il 09 Agosto 2011 da IlCercatoreDiParole
Non mi sono mai chiesto prima d’ora se il jogging possa essere equiparato ad una forma di meditazione oppure no. In effetti, ci sono delle similitudini evidenti. Richiede costanza, applicazione, concentrazione per mantenere il ritmo della corsa e della respirazione. Se praticato con continuità si possono apprezzare benefici non trascurabili già dopo poche sedute. Non so di preciso quali siano i benefici della meditazione, perché non ho mai avuto l'occasione di praticarla, ma posso immaginare che il principale sia liberarsi dallo stress accumulato nella vita di tutti i giorni. Nella mia modesta esperienza di jogger non mi è mai capitato di estraniarmi completamente dalla realtà e di entrare in tranche, anche se c’è chi sostiene che il jogging sia una forma di meditazione non molto diversa dallo yoga. Devo riconoscere che talvolta ho avvertito una sensazione di leggerezza e di armonia durante la corsa, e spesso mi sono accorto di non pensare a niente. Quando la corsa si protrae per un periodo di tempo lungo a sufficienza (sopra i 45 minuti), avverto una sensazione di appagamento e di soddisfazione che difficilmente riesco a raggiungere quando pratico altri sport (tennis o calcetto, per esempio). Penso dipenda dalla fluidità del movimento, dalla respirazione regolare, dal ritmo costante che viene meno nella maggior parte degli sport di squadra. Rispetto alle forme orientali di meditazione, il jogging presenta anche l’indubbio vantaggio di aiutarci a bruciare le calorie in eccesso, il tutto praticamente a costo zero! |
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Post n°43 pubblicato il 07 Agosto 2011 da IlCercatoreDiParole
Incuriosito dal consiglio di un'amica, mi sono scoperto a sfogliare le pagine di "Mangia prega ama", nella libreria della stazione ferroviaria di un piccolo borgo sulla costa calabra. L'ho comprato perché le coincidenze mi intrigano: sono convinto che, almeno quando ce ne accorgiamo, non si debba lasciare niente d'intentato. Il romanzo narra le avventure della giornalista americana Elizabeth Gilbert, alla ricerca della propria identità dopo una brutta crisi matrimoniale. Liz decide di prendersi un anno sabbatico e di viaggiare, alla ricerca di qualcosa che non sa bene neanche lei. Quattro mesi in Italia - alla ricerca del piacere dei sensi, in special modo il gusto per la buona cucina - quattro mesi in India, alla ricerca dell'equilibrio nella preghiera, e quattro mesi a Bali, dove infine troverà l'amore. E' un racconto toccante, animato da un'incredibile freschezza che non abbandona mai il susseguirsi delle vicende narrate. La storia è frutto dell'esperienza di vita e del viaggio alla ricerca di sé realmente intrapreso dalla scrittrice.
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Inviato da: frfrciccio
il 19/09/2011 alle 23:54
Inviato da: shar.a.zad
il 18/12/2010 alle 18:11
Inviato da: dolceacida2
il 08/05/2010 alle 12:37
Inviato da: stradeperdute2
il 09/02/2010 alle 21:50
Inviato da: poetica_mente
il 17/11/2009 alle 10:34