
dalle note di Alberto della Porta, giornalista
Mi trovavo alla fermata del bus, gli orari dell'ufficio mi avevano massacrato anche quel venerdì: solito tornare distrutti il venerdì...non riesco nemmeno a trascorrere come Dio comanda il fine settimana; prima di riuscire a smaltire la fatica riprende già ad essere lunedì!
Ero alla solita fermata, dicevo, solita gente, solita indifferenza dettata dalla fatica che si prova nel parlare con qualcuno quando non ci interessa nulla di quel qualcuno. Presi all'improvviso a rovistare nella mia borsa, avevo dimenticato qualcosa in ufficio, me lo sentivo. Prima di accorgermi che fosse tutto in ordine chiusi le cinghie, non più interessato al problema. Poco prima avevo sentito parlare, una voce "diversa", come di campanellini attaccati ad uno dei braccialetti di mia sorella. Cercai subito chi avesse parlato: era stato un attimo, un momento di irresistibile evasione, come se quella voce limpida e squillante mi avesse preso di peso e trasportato altrove.
No, non c'era nessuno tra le persone ferme al capolinea che mi facesse pensare a quella voce. Non sapevo dire se fosse stata di una donna o di un ragazzo o di un bambino, ma se l'avessi scorto, me ne sarei accorto immediatamente, pensavo.
No, niente. Pian piano mi convisi di aver immaginato tutto, eppure delle voci dalla profondità del mio animo mi chiedevano, imploravano di continuare a cercare. Ripresi a menare lo sguardo intorno, e giunse il mio bus. Salii per ultimo, aiutai un'anziana signora a imbarcarsi, mentre ancora scrutavo la gente della strada, ma niente...e le voci interiori cessarono la loro preghiera.
Sistemai il mio abbonamento nel tascino della giacca, pronto per essere mostrato qualora ci fosse stata necessità. Concessi prima un posto a un signore raggrinzito e malfermo, un secondo ad una donna incinta. Sarei stato in piedi per tutta la mezz'ora del viaggio: poco male, ero abituato.
Un uomo di mezz'età, con il colletto della camicia un tempo inamidato e una giacca ricoperta di pieghe che indicava molte ore di viaggio, mi chiese di poter dare una lettura al giornale che avevo appena trovato su un sedile e che tenevo sottobraccio rinviandone la lettura a casa: diedi il giornale senza dire una parola.
Ed ecco la voce, una risata questa volta, provenire dal fondo del mezzo.
Cercai prima con lo sguardo, poi iniziai a raggiungere l'altra metà del bus, spintonando vecchietti, attraversando africani, indiani e altre razze, chiedendo scusa alle donne e grugnendo ai ragazzini. Giunsi alla fine, ma niente, nessuno mi sembrava il candidato giusto. Guardai le persone sedute dietro, e c'era un posto vuoto, appena liberato da un senegalese diretto alla stazione, per quanto mi parve. Ne approfittai, non scorgendo donne o anziani, e mi sedetti. Accanto a me, un uomo anziano, vecchio, incartapecorito nel volto, con mani tremanti su un bastone di faggio e un cappello a coprire un cranio calvo e macchiato dalla vecchiaia della pelle. Mi guardò attraverso delle lenti spesse montate su un ponte d'osso, e mi sorrise mostrando una chiostra di denti bianchi come l'avorio.
"Buonasera, signore" mi disse con tono affabile e una voce nient'affatto rauca, come mi sarei aspettato da un vegliardo di quell'età.
"Buonasera" risposi ancora guardandolo di sottecchi.
"Io scendo dopo di lei credo" prese un orologio a cipolla dal taschino e ne studiò il quadrante.
"Ma non sa dove scendo, mi scusi." mi aggiustai meglio sul sedile.
"No, infatti, ma sono io che scendo sempre dopo tutti gli altri, e quando scendo io, non c'è mai nessuno con me." mi rispose, risistemando l'orologio nel taschino e fissando la folla.
"Capisco" temevo fosse un po' suonato, non del tutto normale, almeno.
"Che lavoro fa, signore?" mi tornò a guardare prima di farmi questa domanda.
"Lavoro in una redazione di giornale, sono un giornalista."
"Ah! Interessante...e, mi dica, ha scritto niente di divertente questa settimana?" posa questa domanda strizzando l'occhio in maniera esagerata, come se si sforzasse a far vedere che lo sapesse fare.§
"Divertente? Guardi, di sicuro posso aver scritto di cose interessanti, ma divertenti non credo."
"Peccato..."rispose sinceramente deluso "Perchè? Di cosa scrive?"
"Cultura"
"Cultura?" sorpreso strabuzzò gli occhi.
"Si...cultura. Letteratura, arte, incontri, libri, conferenze, mostre."
"Ah! Ah già..." divenne improvvisamente meditabondo come se cercasse dentro i suoi ricordi qualcosa.
"Ha mai sentito parlare di una certa Erato Massima?" mi chiese dopo un paio di minuti.
"No...non mi pare, avrei dovuto?"
"Oh, no, non di certo, si figuri." la sua espressione tornò ad essere quieta, come quando l'ho vidi per la prima volta, come se stesse conservando le energie per un momento migliore.
"Posso sapere chi sarebbe questa Erato?" chiesi ormai incuriosito, chi avrebbe potuto dirlo? Avrei potuto sentire una storia interessante.
"Una gran bella donna! Si, certo, anche le sue sorelle lo sono, ma se vuoi capire davvero come si vive su questa terra, devi andare da Erato Massima!" era allegro, speranzoso quasi. Il parlare di questa persona lo aveva reso più vitale. Sicuramente un amore di giuventù.
"E cosa fa nella vita? Avrei potuto conoscerla perché è una scrittrice, una poetessa, una pittrice?"
"Ma no! O Dio, si, potremmo considerarla una poetessa della vita, ma la sua vita è una tale commedia che, no, non è proprio il tipo di donna che si ferma e medita e scrive."
"Quindi era solo una domanda, giusto per tentare la sorte?" sorrisi, ma lui non ricambiò, anzi divenne subito cupo in volto.
"Qualcosa del genere...veda è che a me Erato serve, mi deve ridare qualcosa che mi appartiene."
"Ho capito. Spero non il suo cuore di ragazzo." guardando i suoi occhi mi pentii di aver fatto quella battuta ridicola. Scorsi una profonda tristezza, potevo percepire i ricordi che si accavallavano sulle sue pallide iridi e delle lacrime che si affacciavano alla mia vista. Solo in quel momento, però, mi accorsi di un dettaglio...
"Mi scusi, ma lei non ci vede..." parlai di getto, senza pensare
"No" chiuse gli occhi come per nascondere qualcosa che non voleva si scoprisse.
"Non...non volevo, ecco, mi dispiace...io..."
"Tu niente ragazzo, non ti preoccupare..vai per la tua strada e io andrò per la mia, come ho sempre fatto."
"Se posso fare qualcosa..."
"Non puoi fare niente. Ora vaì, che sei arrivato."
Era vero, ero arrivato alla mia fermata, ma lui, cieco com'era come poteva saperlo?
"Conosco molte cose, tra cui tutte le fermate di questo autobus e tutta la gente che sale e che scende." disse quasi leggendomi nel pensiero (forse lo aveva fatto davvero).
Dovevo scendere, altrimenti avrei dovuto aspettare ore per tornare a casa.
"Ci rivedremo?" chiesi, sentivo di dover fare qualcosa per lui.
"Probabile." tornò a sorridere e con il bastone mi indicò l'uscita.
Scesi dal bus e stetti fermo sul ciglio della strada fino a quando non scomparve dietro una curva.
Alzai il collo della giacca per riparmi da un'improvvisa folata di vento freddo: l'autunno era ormai inoltrato.
Mi sentii chiamare da dietro, mi fermai e voltai: era un mio vicino, prendeva lo stesso mio bus qualche volta. Ci salutammo e iniziammo a parlare del più e del meno.
Giunti davanti al cancello che apre sul cortile dei nostri rispettivi condomini si fece silenzioso.
"Cosa c'è?" chiesi mentre recuperavo le chiavi di casa da un tasca.
"No, niente...è che ti ho visto parlare da solo sul bus."
"Da solo?" il cuore iniziò a battermi allìimpazzata.
"Si, eri seduto alla fine del bus, con un marocchino accanto che non capiva una acca di quello che dicevi, ma tu continuavi. Ho pensato: o parla a prescindere o parla da solo, sicuramente stavi pensando ad alta voce, vero?"
"Ma cosa dici? Stavo parlando con un vecchietto, con bastone, occhiali, cappello e cipolla!" il mio vicino spalancò gli occhi a quelle parole.
"Ma stai di fuori? Vuoi dirmi che hai parlato con il vecchio Teseo?"
"Non mi ha detto il suo nome, però era vestito proprio come ti ho detto."
"Magari anche cieco, vero?"
"Si! Esatto!"
"Ti rendi conto di quello che dici?"
"Perché? Mi stai prendendo per i fondelli?"
"Proprio per niente! Solo che il vecchio Teseo è stato trovato morto una settimana fa a casa sua, attaccato ad una bottiglia!"
No, questo vecchio Teseo non può essere la stessa persona e questa persona era viva, ragionava, pulsava di vitalità antica. Non sono pazzo, ovvio, e lo dimostrerò cercandolo, tornando su quel bus e vi farò sapere come è andata...
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il 19/06/2008 alle 11:22
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il 07/05/2008 alle 11:15
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il 12/02/2008 alle 16:26
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il 11/01/2008 alle 22:36
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il 16/10/2007 alle 16:19