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Intervista esclusiva a PIERDOMENICO BACCALARIO

Post n°33 pubblicato il 03 Agosto 2009 da thefantasyworld

INTERVISTA ESCLUSIVA A
PIERDOMENICO BACCALARIO

Autore di romanzi per ragazzi.

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***

Salve! Benvenuto nel THE FANTASY WORLD!
In confidenza: le sue opere sono tra le migliori che ho letto… non voglio però tempestarla di domande (spero di no… almeno ci provo :P ). Dunque, cominciamo conoscendoci meglio: chi è Pierdomenico Baccalario? Dove vive e come trascorre la sua giornata tipo?


Cercando disperatamente di stare a casa, ma senza riuscirci. Faccio molti incontri con i ragazzi e ho un incarico di direttore responsabile per Atlantyca SPA, una società che si occupa di scoprire e promuovere nuovi romanzieri e creatori di mondi. Vivo un po’ a Verona, e un po’ ad Acqui Terme, dove sono nato.

Ha degli hobby particolari (oltre alla scrittura, ovviamente)?

Sono un grande viaggiatore, nel senso che amo viaggiare. Quindi pianifico in continuazione viaggi bizzarri. Il problema maggiore è trovare qualcuno che mi accompagni. Sto lavorando a una spedizione in jeep in Kamchacta (o come si può scrivere negli altri mille modi), a un viaggio in mongolfiera e a una piccola spedizione sud-americana. Non so esattamente quale partirà per primo. Se non viaggio, amo camminare e arrampicare in montagna.

Sappiamo che ha dato il via alla sua carriera di scrittore vincendo il Premio Il Battello a Vapore - Città di Verbania con La strada del guerriero. La vittoria è stato un evento inaspettato? Come ha reagito alla notizia?

Totalmente inaspettato. Anche per la giuria, che si aspettava un autore fatto e formato, di chissà quanti anni e chissà con quale curriculum alle spalle, e invece si è ritrovato un ragazzino di 22 anni, al suo primo romanzo. Mi vergognavo talmente di quella storia che l’avevo firmata con il nome del mio vicino di casa.

Come mai ha scelto di dedicarsi alla letteratura per ragazzi?

Non l’ho scelto. L’hanno scelto i ragazzi. E fatico a staccarmi da lì. Ormai li conosco, e loro conoscono me. E ogni 3, 4 anni, ce ne sono di nuovi. Non invecchiano: crescono. Non male, no?

C.S. Lewis affermava che “un libro non merita di essere letto a dieci anni se non merita di essere letto anche a cinquanta”. È d’accordo?

Totalmente, come sono d’accordo con praticamente ogni parola di quei quattro o cinque brontoloni che, con Lewis, si incontravano per le riunioni degli Inklings, solitamente proprio a casa di Lewis (che amava gettare la cenere sui tappeti). Tra i “brontoloni” che odiavano la civiltà attuale, c’era Tolkien, maestro di evasione, ma non di fuga.

Arriviamo alla domanda “personale” (no, non è un’abitudine del forum porre una domanda del genere, sono io che amo farmi gli affari degli altri… ehm…)
So che lei è un gran viaggiatore. Nel dettaglio, nella sua nota biografica si legge: C’è un luogo, in particolare. È un albero della Val di Susa, da cui si vede un paesaggio magnifico. Se, come me, adorate camminare, vi spiegherò come raggiungerlo. Purché rimanga un segreto.
I luoghi che hanno segnato la nostra infanzia – e non solo quella – sono sempre i più importanti. Quanto è stato – o è – importante quell’albero della Val di Susa, per lei?


Lo è molto. Non è un albero particolarmente bello. E mentre ti sto rispondendo sono proprio di partenza per la Val di Susa. E’ importante perché a quell’albero, per tutti i pomeriggio di Agosto, ci andavo a passeggio con mio nonno e mia nonna (a volte però lei non veniva), partendo da Oulx. Era il nostro momento magico, ma io ancora non lo sapevo. Partenza alle tre e mezza, sosta al bar del paese per comprare un jumbo-jet (era un gelato particolarissimo, con un cuore di mirtillo, crema e fragola), e poi su dai tornanti, fino alla strada sterrata che saliva al pino solitario. Una volta lì, ci si sedeva e si guardava la valle. Mio nonno non diceva una sola parola. E quelli sono stati i migliori racconti della mia vita. Il mio prossimo libro, Il Popolo di Tarkaan, è ambientato lì.

È stato molto apprezzato dai lettori – e dal sottoscritto – per la serie Ulysses Moore.
I protagonisti sono piuttosto diversi tra loro. Ha avuto dei “modelli reali” a cui si è ispirato per creare Jason, Julia e Rick?


Naturalmente sì. Io sono Jason. Julia è una ragazza chiamata Beatrice. E Rick è il mio amico Andrea. Loro però non lo sanno, quindi sperò che non leggano questa intervista.

A volte si scrive ciò che si vorrebbe leggere o ciò che si vorrebbe vedere realizzato davvero. Ha mai pensato di andare a vivere a Villa Argo?

Ci ho vissuto per diciannove anni. La “mia” Villa Argo è in Piemonte, ad Acqui Terme. E’ c’è anche la porta del tempo, esattamente dove l’ho descritta. La torretta, invece, non c’è. E manca anche il mare con la scogliera. Ma non la biblioteca di Ulysses Moore.

Ulysses Moore si differenzia sostanzialmente da un’altra sua saga non meno appassionante: Century. Tra le altre cose c’è un cambio di tecnica di scrittura: dal passato al presente.
Da cosa nasce questa scelta?


Oggi ti parlano tutti della fine del mondo nel 2012. Io l’ho fatto tre anni fa, sottotono, senza mai urlare che quella era la trama di fondo della serie. Century parla di oggi, e della fine del mondo, perché il mondo sta davvero finendo. Il mondo, dicono i quattro maestri dei ragazzi protagonisti, è essenzialmente conoscenza. E poichè nessuno lo conosce più, sta scomparendo dietro a migliaia di pagine di blog e di dilettanti che ripetono copiano e modificano false verità trasformandole in autentiche bugie.

Century raggruppa diverse realtà e diverse culture. Alla nostra si aggiungono quella orientale, quella francese e quella americana. Il suo intento era in qualche modo globalizzare le vicende di un’unica storia?

No. L’intento è dire che viviamo su un pianeta vivente. E che se continuiamo a infastidirlo prima o poi starnutirà, mandadoci tutti a rotolare per l’Universo, come granelli di polvere.

Se è difficile creare i protagonisti delle proprie storie, ancor più lo è strutturare e motivare le azioni degli antagonisti. In tal senso, ha delle tecniche particolari?

Parto da loro. Non ho mai chiari i protagonisti, quanto i cattivi. In Century, Heremit Devil è davvero un personaggio singolare: è malato della malattia dell’uomo ricco moderno, la pulizia e la disinfezione, il paura del contatto. Controlla il suo impero senza muoversi dal palazzo in cui è nato e cresciuto: da un micro-mondo gestisce una macro-mondo. E ha perduto un... (ops, questo non lo posso dire, altrimenti rovino il colpo di scena dell’ultimo libro). Diciamo che ha avuto una grande perdita, che l’ha ridotto a essere un eterno bambino, che non diventerà mai adulto e, quindi, mai anziano (poiché non può essere saggio).

È difficile mantenere alta l’attenzione del lettore, specialmente se un romanzo è lungo. Il problema si pone in maniera ancor più insistente se il pubblico è giovane.
Ebbene, lei ci riesce sempre. Qual è il suo segreto?


I miei personaggi pensano attraverso le loro azioni. E si muovono molto.

Un’esperienza molto diversa è quella di Sanctuary, edito da Asengard Edizioni. Il suo racconto, La casa dei millepiedi, tocca sfumature ben diverse dalla narrativa per ragazzi.
Può parlarcene? Come è nato? C’è qualcuno o qualcosa che l’ha ispirata?


I ragazzi di Asengard sono leggendari. Hanno coraggio, capacità e voglia. Per loro ho scritto un racconto molto contorto (che infatti molti lettori non hanno capito) che parla di quanto siamo millepiedi inscatolati da pareti di vetro, che nemmeno ci accorgiamo di possedere.

Come è stato lavorare per un’antologia, insieme ad altri autori?

Molto divertente. Spero che sia un’operazione che si ripeterà. Magari con un’antologia “nera”.

Ha mai sentito il bisogno di confrontarsi con altri scrittori nel suo genere?

Lo faccio sovente, durante gli incontri o i festival. Se per confronto intendi scambi di vedute, ti posso dire che ne ho avute molte e molto interessanti. Mi rimproverano di scrivere molto, troppo. Io rimprovero loro di scrivere poco.

Altre due serie molto simpatiche (ormai non tengo più il conto! ), tra l’altro recenti, sono Will Moogley – Agenzia Fantasmi e I gialli di Vicolo Voltaire.
La prima l’ho trovata particolarmente divertente, sia per i personaggi che per le vicende narrate. Cosa può dirci a proposito di entrambe?


Sono due operazioni di sfogo. Un paio di anni fa investii molte energie per creare una serie chiamata Candy Circle, piena di idee e di ragazzini svegli. Andò piuttosto male. Ma molti dei personaggi e delle situazioni di quella serie erano ancora troppo ricchi di spunti per essere dimenticati. E quindi ecco queste due serie: la prima prende in giro il mondo del gossip e mediatico imperante, trasformando i vip in fantasmi che cercano un lavoro per il dopo-trapasso, affidandosi alle cure di una scalcagnata agenzia gestita da due ragazzini particolarmente involuti. La seconda serie è nata dopo che, alla veneranda età di 33 anni, ho partecipato alla mia prima vera riunione condominiale: e, insieme al fidatissimo amico Alessandro Gatti, abbiamo trasformato il solito condominio di seccatori attenti ai minimi particolari dei vicini di casa, in un condominio di appassionati lettori di gialli, tutti con la loro personalità, che, di gran segreto dalle rispettive famiglie, si riuniscono per indagare, da dilettanti, sui più eclatanti casi di cronaca nera di Parigi.

A suo parere, esiste il “libro perfetto”? Quello che piace a tutti?

Per fortuna no. Devo ancora scriverlo :-)

E allora… cosa deve presentare un libro per essere apprezzato dal pubblico?

La verità. Ovvero la visione dell’autore del mondo. La mia è quella dei miei romanzi. C’è coraggio, forse un po’ di avventatezza, voglia di esplorare, di cambiare le cose, di ridere, di non prendersi mai sul serio (soprattutto gli autori).

Qual è il suo romanzo preferito?

Domanda difficile. Cambia quanto cambio io. Posso dirti di essere affezionato al Signore degli Anelli, a Micheal delle Isole di Jack London, ai Figli del Capitano Grant di Verne, e ad Abbiamo sempre vissuto nel castello della Jackson.

E quello che non ha ancora digerito del tutto?

L’Ulysses di Joyce, tanto che l’ho scagliato sul muro esclamando mai più! (No More!) ed è nato Ulysses Moore.

Molti romanzi per ragazzi sono di provenienza straniera. Potremmo citare successi come Piccoli Brividi o lo stesso Harry Potter… e molto spesso il pubblico tende a preferire la produzione estera a quella nostrana. Qual è la sua posizione in tal senso?

Gli autori italiani spesso amano essere locali e italiani. E’ una grande ricchezza, ma spesso un limite, perché non tutti sono così felici di sapere che cosa è successo nell’Estate del 1957 a Poggibonsi, mentre sarebbero disposti a seguire l’Estate di Tre Ragazzi, tra le colline della Toscana, se venisse raccontata con il respiro e la leggerezza (non necessariamente superficialità) che certa letteratura americana ha.

Ci descrive la sua atmosfera ideale per la scrittura?

Nessun telefono. Fresca. Può anche piovere fuori, ma ci deve essere il sole, anche timido, quando esco fuori con i cani a staccare un po’ la testa.

Nel corso della stesura di un testo, accetta suggerimenti da qualcuno? Ha dei “lettori di fiducia”?

No. La storia nasce come un blocco e, come un blocco, arriva fino alla fine. Anche quando è scritta o pensata a quattro mani, come quello che considero il mio libro più bello, il Principe della Città di Sabbia.

In una parola, cos’è per lei la Scrittura?

Vivere e viaggiare, quando non si ha tempo per la prima, e soldi per la seconda.

Ha dei consigli da dare agli aspiranti scrittori che stanno leggendo questa intervista?

Espirino, prima di aspirare. In Italia ci sono più scrittori che lettori.

Sappiamo che in autunno uscirà un suo nuovo romanzo: Il popolo di Tarkaan. Ho già letto qualcosa della trama e la storia comincia interessarmi. Può svelarci in esclusiva delle news?

E’ nata da un racconto, e si è poi sviluppata. L’idea di base è questa: ma perché i ragazzini svegli devono sempre trovare il modo di entrare nel mondo fantastico in cui vivranno una fantastica avventura. E se fossero quelli del mondo fantastico, e per giunta per niente svegli, a venire dal nostro lato. E per giunta, scambiati per animatori da una capo-scout particolarmente imbranata, si trovassero a dover gestire una ventina di bambini urlanti? Cosa succederebbe, subito dopo? E’ una grande presa in gira del fantasy, ma non una parodia, come Blart, che detesto (la parodia, non Blart).

Grazie per averci concesso quest’intervista! A presto!

Pensavo non finisse mai! Ce l’ho fatta! A presto!

pd

 
 
 

Intervista esclusiva a HERBIE BRENNAN

Post n°32 pubblicato il 03 Agosto 2009 da thefantasyworld

INTERVISTA ESCLUSIVA A HERBIE BRENNAN
AUTORE DE LA GUERRA DEGLI ELFI, TRADOTTA IN ITALIA DA MONDADORI

 

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***

ENGLISH:



Hello! Welcome to THE FANTASY WORLD! So, do you have some hobbies? How do you spend your free time?

I read a great deal and watch too much television.

Why did you begin to write “Fantasy”?

I became interested in Fantasy Role Play gaming, which led to writing a series of solo adventure game-books in the 1980s. This gave me a taste for fantasy writing.

What is, for you, the ‘writing’?

It's really my life.

Who is your favourite author?

Michel Faber

Fairies’ War is a very special story. How much resembles you the protagonist, Henry?

He's very much the way I was when I was young. Now I'm more like Mr Fogarty.

How do you create your characters?

I don't so much create them as find them in my head.

How much time do you use to write a book?

About six months.

Do you want to do an appeal to all your Italian readers that in this moment are reading your interview?

I'm really pleased my books were such a success in Italy. I loved the country when I visited. (My wife lived in Florence for a time many years ago and adores your country as well.)

Do you have some advice to give to the aspiring writers?

My best advice is to get started. Many aspiring writers spend their time talking about writing or learning about writing or reading about writing, but never actually writing. It doesn't matter if it's good or bad. Get the words down on paper and, if necessary, fix them up later.

Thank you very mach! Goodbye!

ITALIAN:



Salve! Benvenuto nel THE FANTASY WORLD! Dunque, ha degli hobby particolari? Come trascorre il suo tempo libero?

Leggo molto e guardo tanta televisione…

Perché ha cominciato a scrivere fantasy?

Mi sono interessato ai giochi di ruolo a sfondo Fantasy che mi hanno portato a scrivere una serie di libri – game di avventura negli anni ottanta.
Questo mi fece apprezzare la scrittura di genere fantasy.

Cos’è per lei la scrittura?

È propriamente la mia vita.

Chi è il Suo autore preferito?

Michel Faber.

La Guerra degli Elfi è una storia molto particolare. Quanto le assomiglia al protagonista, Henry?

Henry somiglia moltissimo al mio modo di essere quando ero giovane. Ora sono più come il Sign. Fogarty.

Come crea i suoi personaggi?

Non faccio poi molto… si formano nella mia testa.

Quanto tempo impiega, mediamente, per scrivere un libro?

Approssimativamente sei mesi.

Vuole fare un appello a tutti i lettori italiani che in questo momento stanno leggendo la sua intervista?
Sono davvero sorpreso del successo dei miei libri in Italia. L’ho amata quando la visitai (mia moglie ha vissuto diversi anni fa a Firenze per un po’ di tempo e adora il tuo paese).

Ha dei consigli da dare agli aspiranti scrittori?

Il mio consiglio migliore è cominciare. Molti aspiranti scrittori spendono il loro tempo discutendo, insegnando o leggendo qualcosa sulla “scrittura”, ma non scrivono realmente. Non importa se ciò è giusto o sbagliato. Bisogna mettere le parole su carta e, se necessario, aggiustarle più tardi.

Grazie per averci concesso quest’intervista! A presto!

***

The Fantasy World Web site looks great, Mario. Hope my answers make a good interview.

Take care,


Herbie Brennan

 
 
 

Intervista a LUCA CENTI

Post n°31 pubblicato il 20 Giugno 2009 da thefantasyworld

INTERVISTA A LUCA CENTI

AUTORE DE IL SILENZIO DI LENTH - PIEMME EDIZIONI


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***

Salve! Benvenuto nel THE FANTASY WORLD! Visto che sei giovane e anche registrato sul nostro forum, mi permetto di darti del tu.
Dunque, ti lascio la parola: come ti descriveresti?


Ciao a tutti!
Sai che è difficile questa prima domanda? Non ho mai pensato a descrivermi, anche perché rischierei di essere poco obiettivo. Mettiamola così, sono l’insicurezza fatta persona, uno che si fa tanti problemi per niente, che si sforza invano di vedere il bicchiere mezzo pieno. Che posso farci se per me quel bicchiere è sempre mezzo vuoto? Dalla mia però ho una grande determinazione, quando mi metto in testa una cosa cerco sempre di raggiungerla!

Dove vivi e come trascorri la tua giornata tipo?

Fino ad Aprile vivevo a L’Aquila, ma dopo il terremoto mi sono trasferito sulla costa adriatica assieme alla mia famiglia. Per fortuna è un disagio temporaneo, a breve tornerò alla mia routine. Routine che è abbastanza semplice in effetti: mi sveglio, porto Lucky fuori - un barboncino molto furbo! - e mi divido poi tra una lezione e l’altra all’università. Scrivo principalmente di sera, fino a notte fonda; alle volte riesco anche nel pomeriggio, ma l’ispirazione vera e propria mi viene sempre dopo il tramonto. Con somma gioia di mio fratello che mi sente rileggere ad alta voce fino alle 4 di mattina!

Hai degli hobby particolari?

Be’, la scrittura ovviamente. Non solo romanzi, ma anche canzoni. Per un po’ di tempo ho anche cantato in un gruppo, una passione che mi porto dietro da quando ero piccolo e facevo parte di un coro. Poi c’è la lettura. Leggo di tutto, romanzi, saggi, riviste, manga… soprattutto gli ultimi. Adoro le produzioni giapponesi, compresi anche gli splendidi anime che qui in Italia - ahimè - vengono sottovalutati.

Quando e come hai scoperto la passione per la scrittura?

L’ho scoperta per caso. Era il quarto anno delle superiori se non ricordo male e durante le lezioni di matematica - quanto l’ho odiata! - mi divertivo a scribacchiare sul quaderno decine di storie diverse. Tanti personaggi che sono poi confluiti ne “Il Silenzio di Lenth”. Per essere proprio onestissimi, il mio primo approccio con la storia di Lenth fu diverso… avevo in mente di realizzare un manga col mio vicino di banco. Ce la cavavamo entrambi col disegno e avevamo questo assurdo progetto. Poi, per forza di cose, è andato tutto a monte, ma Lenth continuava a chiamarmi. E alla fine l’ho ascoltato, mettendolo per iscritto.

E perché proprio il Fantasy?

E’ stata una scelta spontanea. Avevo in mente tanti personaggi diversi, tanti percorsi individuali che volevo si incrociassero. Il fantasy offre molti spunti di riflessione, sebbene sia un genere insidioso perché pieno di luoghi comuni. Io ho provato ad inserirli quasi tutti nel romanzo, nel tentativo di rielaborarli e ritrovarmi davanti qualcosa di nuovo. Se ci sono riuscito fatemelo sapere!

Qual è il tema portante del tuo romanzo? Il filo logico che tesse le vicende narrate?

Il destino, una tematica che mi sta molto a cuore. Ogni personaggio ha un rapporto diverso col fato; c’è Windaw che lo rifiuta ma che ne è segretamente attratto perché odia le persone tra cui è cresciuto, Lea che ne è spaventata, il Guardiano che ne è invece sedotto perché vede in esso speranza. E poi c’è Zoria. Zoria è l’emblema del destino, uno dei primi personaggi che ho creato; lei sente attrazione e repulsione per il fato. La spaventa, la intriga, le suscita svariati stati d’animo, e alla fine… be’, questo non posso dirvelo!

Quanto ti somigliano i tuoi personaggi?

Io credevo che solamente il Windaw dei primi capitoli mi somigliasse, ma i miei amici, leggendo il romanzo, mi hanno fatto notare che c’è del mio in tutti i personaggi. E hanno ragione! L’esempio lampante che è davvero difficile astrarsi da ciò che si è scritto, analizzare il tutto con distacco.

Come trovi l’ispirazione per costruire i tuoi mondi fantastici?

Da tutto e da niente. Nel senso che l’idea di base spunta da sola, nei momenti più impensabili. Poi bisogna lavorarla, limarla, aggiungere e - purtroppo - togliere. Il risultato finale è spesso diverso dal pensiero iniziale. Questo perché l’ispirazione può arrivare anche alla vista di un tramonto o di un viale alberato. Spesso infatti cerco online immagini paesaggistiche, foto che mi trasmettano qualcosa. Credo sia uno dei modi per iniziare a scrivere; c’è chi preferisce partire da una tematica, chi da un personaggio e chi dall’ambientazione.

Cosa deve avere un fantasy, secondo te, per presentare una storia coerente e credibile (nei limiti del genere, ovviamente)?

Sembrerà una risposta scema ma chi scrive fantasy deve avere fantasia. Oltre ad usare i soliti cliché - armi dall’antico potere, profezie del passato e manufatti magici - devono essere curati gli elementi di contorno. Da lettore io non amo le cose inserite a caso. C’è la magia? Allora voglio sapere da dove viene, come può essere usata, ha dei limiti? Non mi accontento della risposta “la magia c’è perché ci sta bene”. Penso che sia anche una mancanza di rispetto verso noi e voi lettori, non credi?

In effetti è un'ottima considerazione. Bé, il Fantasy è anche sogno, estraneazione. Scrivi per estraniarti o c’è dell’altro?

Ebbene sì, scrivere mi distrae, mi fa fuggire dalla quotidianità. Ma è anche un modo per affrontarla, per interpretarla. Sai, la cosa stranissima è che spesso ho risolto dei problemi personali proprio tramite i miei personaggi. Senza volerlo avevo riversato su di loro i miei dilemmi e ognuno di essi, con una sua voce e con le sue parole, mi ha dato la soluzione! Ora che ci ripenso la cosa sembra preoccupante…

Quali sono le tue tecniche di scrittura? Cominci con una scaletta degli eventi o di getto?

Il mio metodo è veramente strano, tanto che neppure io lo conosco del tutto. Prima scrivo di getto l’idea che mi ha colpito, il guizzo creativo che ho paura di lasciarmi scappare. Poi costruisco attorno il resto. E qui entra in ballo la scaletta, che più di una volta mi ha salvato dal fare un disastro. E’ però una scaletta molto flessibile; se sento che un personaggio deve comportarsi diversamente da quanto concordato, non mi faccio problemi a stravolgere il tutto. Anzi! Vuol dire che il personaggio è talmente “reale” da puntare i piedi e riprendersi ciò che gli spetta di diritto.

E la tua atmosfera ideale (da solo o in compagnia; di giorno o di sera; ascoltando musica o in silenzio…)?

Scrivo da solo, fino a notte inoltrata. Forse non dovrei, ma spesso alle 2 del mattino ho selezionato delle tracce musicali per aiutarmi a scrivere. Credo di aver svegliato tutti in casa in effetti… però ne è valsa la pena! La musica dà la cadenza giusta alle parole, specie quando magari devo descrivere combattimenti e battaglie e muoio dal sonno. Lì la sola cosa da fare e metter su un bel pezzo sostenuto e gridare a squarciagola mentre si digita sulla tastiera. Credo che la mia famiglia mi detesti per questo!

:lol: Quanto tempo hai impiegato per scrivere IL SILENZIO DI LENTH?

L’ho scritto in quattro mesi, ma l’elaborazione e lo sviluppo della storia mi ha preso quasi un anno. Questo perché è il primo volume di una trilogia, quindi ho dovuto svolgere un doppio compito: dare una chiusura a “Il silenzio di Lenth” per non lasciare i lettori con l’amaro in bocca - non troppo almeno! - e gettare le basi per il seguito. E di basi ce ne sono davvero tante; nuovi personaggi, nuove storie. Sono un amante della coerenza narrativa, ogni tassello per me, anche quello più insignificante, deve incastrarsi col resto del puzzle.

Hai dei consigli da dare agli aspiranti scrittori che stanno leggendo quest’intervista?

Forse è anche questo un luogo comune, ma secondo me dovete leggere. Ragazzi, non serve che ve lo dica io, no? Molti di voi divoreranno di sicuro libri su libri e quanti non ne aprono uno da mesi… be’, la risposta l’avete a portata di mano. Inutile dire che vi auguro un mega in bocca al lupo!

(Crepiiii!!!!!^^) E allora passiamo alla domanda di rito che interesserà tutti coloro che hanno un manoscritto nel cassetto ;)
Dunque, Luca Centi è al suo esordio letterario con IL SILENZIO DI LENTH, edito da Piemme. È stato difficile farsi accettare dalla grande editoria? Quanto hai dovuto attendere per ricevere una risposta alla tua proposta di pubblicazione e soprattutto, come ti sei avvicinato alla casa editrice?


Il mio percorso è stato semplice a dire il vero, forse anche per merito della fortuna. Inviai i primi capitoli del romanzo, più sinossi, ad ottobre ed ottenni la prima risposta a gennaio. Mi venne chiesto di inviare il resto del romanzo. Ovviamente lo feci e attesi altri quattro mesi. A giugno mi arrivò la telefonata di quella che sarebbe diventata la mia editor - a cui devo la realizzazione di questo sogno - e ricevetti la bella risposta. Quindi il mio percorso non è stato costellato di lettere di rifiuto, una fortuna che a molti è negata. Leggo spesso di proposte di pubblicazione a pagamento e davvero, non capisco come si faccia a speculare sulle aspirazioni altrui. Certo, ci sono anche editori a pagamento che valorizzano gli esordienti, ma per tutti gli altri: ragazzi, non lasciatevi ingannare, eh! Leggete sempre attentamente prima di firmare qualcosa!

Qual è il tuo autore preferito?

Anne Rice, indubbiamente. Ha uno stile che col fantasy puro ha poco a che fare, ma è sensazionale. La sua scrittura barocca, gli spunti di riflessione che offrono i suoi romanzi… veri capolavori secondo me.

E il genere di libri che non riscontrano il tuo interesse?

I thriller e i noir. Da piccolo leggevo moltissimi romanzi gialli, dalla Christie a Conan Doyle, ma mi sono sempre fermato lì. Mi attraggono più le trovate cervellotiche alla “Detective Conan” che sparatorie e inseguimenti.

Cosa significa, per te, scrivere?

Scrivere è passione, riflessione, sfogo, creatività. E tanto altro ancora. Chi scrive lo sa bene, non appena si digitano le prime parole sulla tastiera, si viene risucchiati altrove, là dove lo scorrere del tempo non significa niente. Quante volte ho passato ore davanti al pc senza neppure accorgermene!

Quali sono a tuo parere gli ingredienti giusti per diventare un bravo scrittore?

Tre cucchiai di lettura, due di passione, uno di creatività e un pizzico di pazienza. Quest’ultima poi non deve mancare mai! Ovvio poi che gli ingredienti succitati vanno mescolati a fuoco lento e uniti ad un bel bicchiere di originalità!

Hai nuovi progetti in cantiere? Puoi svelarci in esclusiva delle news?

Molte idee, niente di concreto al momento. Sto scrivendo il seguito de “Il Silenzio di Lenth”, che sarà abbastanza strano a livello di storia; inoltre sto abbozzando una specie di romanzo “alternativo”, che riguarda il fantasy ma… anche altro. Vorrei poter dire di più, ma sono molto scaramantico!


Grazie per averci concesso quest’intervista! A presto!

Grazie a voi!

 
 
 

Intervista a MARCO MAZZANTI

Post n°30 pubblicato il 20 Giugno 2009 da thefantasyworld

INTERVISTA A MARCO MAZZANTI

 

AUTORE DE L'UOMO CHE DIPINGEVA CON I COLTELLI E LA NAVE DEL DESTINO. ASIA EDITI DA DEINOTERA EDITRICE


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***

Salve Marco! Mi permetto di darti del tu, visto che sei un utente del nostro forum. Dunque, prova a presentarti: chi è Marco Mazzanti?

Marco Mazzanti è un ragazzo nato a Roma, due anni prima del crollo del muro di Berlino, quindi sul finire del “secolo breve”.

Dove vivi e come trascorri la tua giornata tipo?

Vivo a Roma. Trascorro le mie giornate tipo studiando, leggendo e navigando su internet.

Hai degli hobby particolari (oltre alla scrittura, ovviamente)?

Sì. Mi piace molto disegnare, o dipingere con l’acquarello (non credo, però, di essere un asso!); oppure, specie nelle belle giornate, amo passeggiare.

Parlaci un po’ dei tuoi libri. Come li descriveresti?

Sono due romanzi ambientati in un mondo che per certi aspetti è una versione speculare del nostro: ci sono riferimenti a luoghi esistenti, ma anche e soprattutto elementi fantasiosi che traggono in inganno (in senso positivo e giocoso

:P

).

Quanto si differenziano L’uomo che dipingeva con i coltelli e La nave del destino. Asia?

Moltissimo! Sono due romanzi completamente diversi, sia per genere che per stile. Il primo è un romanzo sulla pittura, scritto con frasi dirette ma con numerosi aggettivi (senza di essi le frasi sarebbero risultate, a mio parere, piuttosto “secche”); il secondo è una saga familiare di genere fantasy (anche se io preferirei parlare di fantastico o meraviglioso), dove lo stile è più fiabesco e floreale. Sono, in ogni caso, due romanzi per adulti.

Quando hai cominciato a scrivere e inventare storie?

Fin da bambino, come penso valga per la maggior parte di chi scrive e inventa storie. Spesso, il germe di tutto ciò si ha nei giochi che si fanno da piccoli; io, per esempio, giocavo con i Lego e costruivo labirinti, piramidi e case magiche, oppure inventavo storielle con i pupazzetti.

Quanto c’è di te nei personaggi che crei?

Tutto e niente… Si potrebbe intuire, leggendo “L’uomo che dipingeva con i coltelli”, che io dipinga, ma non c’è altro di me, in questo romanzo, se non… ecco, un’altra cosa c’è, adesso che mi ci fai pensare! La descrizione fisica di Scile, uno dei due protagonisti, coincide con quella del mio aspetto (o quasi… sicuramente, Scile è più bello di me!). Per il resto siamo due persone totalmente diverse!
Per quanto riguarda La nave del destino, posso dire che di me, dentro questo romanzo, c’è la passione per tutto ciò che riguarda i misteri e il mondo delle creature incantate, tipico delle fiabe e del folclore.

Hai avuto degli ispiratori per le tue opere?

Chi ha letto “L’uomo che dipingeva con i coltelli”, mi dice spesso che ricorda Profumo, di Suskind, eppure io scrissi questo romanzo ispirandomi ad un mio personalissimo racconto noir (Riflesso Viola) di ambientazione romana (presente tra l’altro nel volume, in appendice al romanzo) che inviai nel 2007 alla giuria di un concorso (non raggiunsi alcuna graduatoria)! La nave del destino, invece è una saga, e come libri modello ho pensato ai romanzi “Cento anni di solitudine” e “La casa degli spiriti”.

In una parola, cos’è per te la scrittura?

Sentimento.

Come scrivi i tuoi libri? Di getto, stilando una scaletta degli avvenimenti o altro?

Prima di tutto inizio a pensare, pensare, pensare… elaboro e sogno i miei personaggi e le loro vicende… poi inizio a documentarmi, fare numerose ricerche, conseguentemente stilo una scaletta generale e, infine, comincio a scrivere.

Quanto tempo impieghi, di solito, per scrivere un romanzo?

“L’uomo che dipingeva con i coltelli” l’ho composto in un mese; “La nave del destino – Asia” in sei… quindi dipende molto anche dal periodo!

Qual è la tua atmosfera ideale per la scrittura?

Solitudine totale e qualche buona musica o melodia che accompagni la scrittura, accordandosi doverosamente col tipo di situazione o descrizione in corso di elaborazione!

Chi è il tuo autore preferito?

Sono molti gli autori che stimo (Dino Buzzati, Stieg Larsson, Neil Gaiman, Isabel Allende), ma è anche vero che grazie ad Anobii.com sto conoscendo moltissimi altri scrittori, esordienti e validissimi. Del resto, leggo un po’ di tutto: non ho un genere che prediligo… di conseguenza non seguo fedelmente alcun autore! In questo, sono uno spirito libero!

:P



E il genere di libri che non ti interessano?

Qualunque genere potrebbe non piacermi… dipende da come è scritto, dalla simpatia che mi suscitano i personaggi, dal fascino della trama…

A tuo parere, cosa occorre per diventare un bravo scrittore?

Leggere tantissimo. Troppo.

Hai nuovi progetti in cantiere? Può svelarci in esclusiva delle news?

Sono un libro chiuso!

:P



Hai un appello da fare a tutti coloro che hanno un manoscritto nel cassetto?

Consiglio, a chi ha un libro nel cassetto, di rivedere più volte il manoscritto, di lasciarlo decantare per un po’ di tempo, senza quindi lasciarsi sopraffare dalla fretta; inoltre dico anche di credere fortemente in quel che si ha scritto ma al tempo stesso di essere acritici: nessun autore può permettersi minimamente di dire d’aver scritto un bel romanzo… i libri agli scrittori, i giudizi (belli e brutti) ai lettori

:)



Grazie per averci concesso quest’intervista! A presto!

Grazie a te! Un saluto grande a tutti gli utenti del forum!

 
 
 

Intervista a MIKI MONTICELLI

Post n°29 pubblicato il 11 Giugno 2009 da thefantasyworld

INTERVISTA ESCLUSIVA A

MIKI MONTICELLI


AUTRICE DI ROMANZI PER RAGAZZI E YOUNG ADULTS PUBBLICATI DA PIEMME EDIZIONI

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***

Salve! Cominciamo conoscendoci meglio. Come si descriverebbe?

Salve anche a tutti voi! Vediamo... non sono abituata a descrivermi... direi che sono un piccolo progettista che usa parole invece che mattoni o fili elettrici, una sorta di alchimista di storie a cui piace fare esperimenti di volta in volta diversi.

Dove vive e come trascorre la sua giornata tipo?

Vivo a Prato, da sempre, e le mie giornate sembrano in realtà piuttosto noiose... per chi mi osserva dall'esterno. Il fatto è che mi diverto molto... lavorando molto; negli ultimi tempi molti progetti e collaborazioni con la stessa Piemme mi hanno tenuto occupatissima. Bizzarro per me che non mi aspettavo un impegno così importante dalla scrittura!

Ha degli hobby particolari?

Non so se si possa definirlo un hobby ma amo moltissimo disegnare, con risultati ahimè alterni... ma i disegni accompagnano sempre le mie 'fasi creative'. Tanto che mi piacerebbe avere il tempo prima o poi di seguire un corso specialistico per illustratori! E poi cucinare... principalmente dolci!

Miki Monticelli non è un nome nuovo nella letteratura per ragazzi. Cosa può dirci a proposito delle sue prime "creature": La Pietra Nera e Il Libro Prigioniero?

In effetti il primo contatto con il mondo dell'editoria l'ho avuto con il Libro Prigioniero... è stata una cosa che mi ha un po' frastornato; non credevo mi avrebbero preso in considerazione. La mia era una storia in cui volevo dare una visione un po' differente delle fate e della magia. In realtà ci siamo talmente abituati a vederle alla maniera anglosassone che abbiamo dimenticato le nostre favole e le nostre fate... Il Libro Prigioniero e La Pietra Nera erano in realtà un richiamo a questo. Modernizzato. Erano anche un unico volume che per necessità editoriali abbiamo dovuto dividere e semplificare e che tra poco sarà seguito da un terzo e conclusivo... i Sette Cardini! Spero che non deluderà i lettori a cui i precedenti erano piaciuti.

Quando e come ha scoperto di voler diventare una scrittrice?

In realtà l'unica cosa che sapevo era che era divertente scrivere storie! Continuerei a farlo anche se nessuno le pubblicasse. Ho mandato il mio primo manoscritto in giro per editori solo 'per scommessa' perché i miei genitori, dopo aver letto i miei lavori, insistevano che dovessi spedirli e farli valutare... io volevo dimostrare che nessuno mi avrebbe considerato ed eccomi qui... potete dare la colpa a loro!

E perché proprio il Fantasy?

Grande passione, immagino. Ma non amo e non scrivo solo fantasy. Diciamo che per il momento il fantasy è ciò che il pubblico sembra chiedere a gran voce e dato che mi piace molto scriverlo... ma ci sono moltissimi tipi diversi di fantasy e, con un po' di tempo a disposizione, mi piacerebbe confrontarmi con diversi obbiettivi e tipi di storie. Il fantasy è virtualmente senza confini.

Ne La Scacchiera Nera i protagonisti provengono da tre diverse parti del mondo: America, Danimarca e Italia. Da cosa nasce questa scelta?

Forse perché il mondo si sta in qualche modo (molto complesso) 'unificando', forse perché mi piaceva poter analizzare diversi punti di vista, o forse perché in Italia siamo un po' esterofili, in fondo. L'Italia era dovuta... mi è sempre dispiaciuto leggere libri in cui non ci sono protagonisti italiani. In definitiva comunque ho preso tre paesi che mi piacevano. Ecco tutto.

Quanto le somigliano i suoi personaggi?

Immagino che chi mi conosce possa rintracciare miei frammenti qui e là nei miei libri. Ma non sono mai un personaggio. Né men che meno il protagonista. Mi annoierei a morte vedendo me ovunque... Ci sono miei aspetti sia in Ryan, che in Milla che in Mort... anche miei piccoli elementi in altri personaggi ma quasi mai sono gli aspetti principali del loro carattere. Insomma, non faccio il mio ritratto quando scrivo un libro. Prendo magari spunto da qualcosa... ma loro sono se stessi e mi piace studiarli nelle più varie e complesse sfaccettature e circostanze.

L'Idea della Scacchiera come elemento base su cui si struttura l'intera narrazione, nasce da qualche evento particolare che l'ha riguardata?

Non sono una gran scacchista... ma giocare a scacchi mi piace. Qui non volevo però un gioco in cui le pedine fossero mosse dall'esterno, ma in cui fossero, in qualche modo parzialmente vive. In effetti gli Spiriti Erranti del libro influenzano i personaggi e influiscono anche pesantemente su di loro. Però il fatto che la scacchiera sia ottagonale è soltanto una mia scelta geometrica. L'ho studiata disegnandone diverse versioni, anche non di questa forma, ma la vincitrice dalla 'lotta grafica' è stata quella ad otto lati per la ipnotica diversità dei riquadri...

Ha avuto degli ispiratori per questo suo ultimo romanzo?

Mille e nessuno, si potrebbe dire. Come sempre. Tutti gli autori che ho letto, i registi i cui film ho amato, i compositori di colonne sonore... e persino le persone che non conosco, incrociate in treno. Per me le storie nascono in uno stranissimo modo...

Se dovesse raccontare a qualcuno di totalmente estraneo la trama della sua opera La Scacchiera Nera, cosa direbbe?

Non so. Descrivere un mio libro mi crea sempre qualche imbarazzo. Ridurre tante pagine in poche parole è complicatissimo... direi che si tratta di un libro che parla di personaggi giovani e in cerca di sé e in cui ho usato l'ambientazione fantasy per far loro affrontare situazioni che altrimenti sarebbero state... inconcepibili. Ma ho cercato di non prendermi troppo sul serio, attraverso la voce narrante, e questa è stata la scommessa più difficile. Ma mi pare anche l'aspetto più buffo del romanzo. Però il mio è un parere di parte, no?

Come scrive i suoi libri? Di getto, stilando una scaletta degli avvenimenti o altro?

Dipende. Confesso che uso molto le scalette; per progetti piuttosto lunghi sono necessarie o si rischia di perdere di vista il punto centrale del libro. Ma in un certo modo lavoro anche di getto, perché la scaletta è sempre molto semplificata, non è affatto rigida e finisco per contravvenire spesso alle mie 'scene previste' per improvvisare. In definitiva seguo la storia e la scaletta è più che altro un canovaccio, per lasciare a mondi e personaggi tutto lo spazio di cui hanno bisogno. Se un personaggio si rifiuta di far qualcosa, poi... In ogni caso tutto viene sottoposto comunque a una lunghissima revisione, ancor prima di presentare il lavoro all'editore. Non finirei mai di correggere un libro!

Quanto tempo impiega, di solito, per scrivere un romanzo?

Anche qui dipende. Per la serie del Libro Prigioniero diciamo che sono serviti circa sei mesi ciascuno... per la Scacchiera un po' di più ma era un libro più voluminoso e per un pubblico diverso. Se sono in piena 'tempesta di parole' posso impiegare anche due mesi per un volume ciclopico, ma quello che poi allunga i tempi sono le mie revisioni. Necessarie, lunghissime e severe il più possibile...

Qual è la sua atmosfera ideale per la scrittura?

La mia stanza, il mio pc, le mie cose tutt'intorno... colonne sonore per sfondo. Ne ho collezionate un bel po'!

Arrivare a pubblicare con la Piemme è stato difficile?

Più che difficile è stata una cosa lunga. Chi si appresta a mandare manoscritti agli editori deve armarsi prima di tutto di pazienza. Hanno moltissimo materiale da valutare e c'è da sperare solo di capitare sulla scrivania giusta nel momento giusto.

Ha dei consigli da dare agli aspiranti scrittori?

Pazienza, appunto. Anche con se stessi... il modo di scrivere cambia col passare del tempo. Trovare un proprio stile prima di inviare il materiale è fondamentale secondo me, per sapere esattamente cosa si è disposti a lasciare indietro in una correzione editoriale e cosa si vuol assolutamente tenere se capitasse la buona occasione... ma anche tanta disponibilità. E visto che per me ha funzionato... spedire il manoscritto al meglio delle sue possibilità, non solo per quel che riguarda il testo ma anche l'impaginazione e la eventuale 'copertina'. Anche fai da te. Un bel libretto attira di più che non un ammasso di pagine gualcite...

Chi è il suo autore preferito?

Ce ne sono moltissimi. In ambito fantasy Tolkien, Pratchett, Hobb, in ambito fantascientifico: Asimov, Bradbury ma ci sono moltissimi autori che amo 'fuori genere' come Buzzati, Milani, Woolrich, Christie, Verne, Wynne Jones, Stevenson... impossibile fare una lista completa!

E il genere di libri che non riscontrano il suo interesse?

Quelli in cui non c'è attenzione ai personaggi o alle ambientazioni...

Leggere moltissimo è la regola fondamentale per chi vuole avvicinarsi all'arte della scrittura. È d'accordo?

Se non si ama leggere perché provare a scrivere?

Ottima osservazione. Bé, cosa significa, per lei, scrivere?

Divertirmi e... arrovellarsi su come risolvere i punti più intricati!

Quali sono gli ingredienti giusti per diventare un bravo scrittore?

Fantasia ma anche capacità un po' matematica e passione per gli enigmi. Ogni libro ne nasconde uno, secondo me. E scrivere è come risolvere un cruciverba. Sbagliato un incrocio si rischia di sbagliare tutto il resto!

Ha nuovi progetti in cantiere? Può svelarci in esclusiva delle news?

Ho sempre moltissimi progetti... il problema è trovare il tempo di portarli avanti tutti. Come dicevo uscirà in autunno i Sette Cardini, e Piemme lavorerà forse un altro libro per ragazzi finito da un po', ma sto ultimando le correzioni su una storia di fantascienza e su un fantasy molto classico che spero l'editore avrà la pazienza di valutare. Cose diversissime tra loro, lo ammetto, ma fa parte del mio modo di scrivere! Mi piacerebbe che i lettori si abituassero a non sapere che cosa aspettarsi dal mio prossimo libro...

Grazie per averci concesso quest'intervista! A presto!

Grazie a voi!

 
 
 
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Un blog di: thefantasyworld
Data di creazione: 13/12/2008
 

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