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Lo spirito del '96. Quelli che amano lo Ska, il Reggaeskinhead e lo stile Skin considerano il 1969, l'anno della presa di coscienza tra certo proletariato urbano, di una cultura che rimarra' marchiata nel tempo. Se invertiamo leggermente le cifre otteniamo: 1996. Ecco, per me, per quelli come me e la mia generazione quello è stato l'Anno. In quell'anno ci stavamo sbarazzando dei lamentosi inni grunge, tentativi di ricercatezza neopunk in arrivo da oltreoceano, ma soprattutto una nuova stella nascente arriva dalla perfida Albione: il Britpop. Oasis, Blur, Pulp, Verve (che qualcuno vorrebbe escludere dal filone, ma io non sono d'accordo), Supergrass, Elastica, Meanswear, Suede, Paul Weller, Catatonia, ecc...Questa è la generazione che forse, dopo quella degli anni '60, ha conosciuto un fermento musicale e culturale di un livello mai visto. In tanto il c.d. britpop non è solo un genere musicale, va a rispolverare vecchie glorie del passato riviste in chiave moderna ma sempre attuali, non è solo Beatles. Forse non è nemmeno Beatles, se poi vogliamo dirla tutta. Sin dall'inizio, da quando i miei gusti di un allora quindicenne, hanno abbracciato quei suoni, ho sempre pensato che dietro a quel fenomeno c'era e c'è dell'altro. C'erano i richiami alla Swingin London degli Stones, allo stile Mod degli Who, all'irruenza punk dei Pistols. Quindi c'era tutto e molto in questo fenomeno, che or ora ha gia' dato vita ad un sano revival con in testa Kaiser Chiefs e Ordinary Boys. A mio parere le componenti piu' marcate appartenenti al fenomeno di cui sopra, sono lo Stile e senza ombra di dubbio l'impatto che esso ha avuto verso il rinascere di un certo revival dei mods di tutto il mondo. Molti sono distanti dalle mie opinioni, ma io ero, sono e saro' dell'idea che il britpop, come lo ska e come il soul è parte piena del Modernismo e di un suo revivalismo esploso proprio in quegli anni, esteticamente e culturalmente. Capitava di vedere i Blur in parka e sulle lambrette, gli Oasis tributare gli Who e invitare Weller nei loro dischi, i Meanswear vestirsi con giacche a tre bottoni e sta-prest come pantaloni. Io penso che chi nega questa vicinanza culturale, rischia di negare l'essenza stessa di quarant'anni di cultura giovanile, stradaiola e musicale. E' vero si emozionano gli skins quando gli parli di spirito del '69, ma chi a meta' anni '90 era appena adolescente, era in fermento, era arrabbiato, voleva trovare una dimensione in cui immaginare il proprio futuro, lontano dagli stereotipi della massificazione rivoltante, chi non credeva e non crede alle favole del vivere "facile" imposte dal sistema, voleva dare un senso alla propria appartenenza alla working class; esigeva uno stile per riconoscersi e un'identita', seppur giovane e forse un po' ingenuo. Ma il britpop, con le sue scariche adrenaliniche, i suoi messaggi fin troppo diretti a tutti, il suo stile inconfodibile ha dato un'anima a chi ne aveva bisogno. Oggi a nove anni di distanza, posso affermare con certezza, che oltre a non essere cambiato il mio modo d'essere interiore e esteriore, la mia dimensione di vita, che col passare del tempo non ha fatto altro che darmi la certezza che difficilmente cambiera', ha dato e da un valore alla mia esistenza, di un ragazzo qualunque, di una citta' qualunque, in un sistema assolutamente inutile nel suo essere, e lontano da quello che davvero vorremmo vivere. Questo è lo spirito del '96. Vi è piaciuto il mio penziero?
In Stile
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