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Creato da Vykyngo il 24/06/2008
Non disprezzare i racconti tramandati per lunghi anni; potrebbe darsi che le nonne rammentino alcune cose che in passato i saggi era bene conoscessero. (J.R.R. TOLKIEN, Il Signore degli Anelli)
 

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BLING GUARDIAN - Skalds and shadows

Post n°59 pubblicato il 14 Agosto 2009 da Vykyngo
 
Tag: MUSICA

Skalds And Shadows

Would you believe
In a night like this?
A night like this
When visions come true
Would you believe
In a tale like this?
A lay of bliss
We're praising the old lore
Come to the blazing fire and

See me in the Shadows
See me in the Shadows
Songs I will sing
Of runes and rings
Just hand me my harp
And this night
Turns into myth
Nothing seems real
You soon will feel
The World we live in
Is another skald's
Dream in the shadows
Dream in the shadows

Do you believe
There is sense in it
Is it truth or myth?
They're one in my rhymes
Nobody knows
The meaning behind
The weaver's line
Well nobody else
But the Norns can
See through
The blazing fires of time and
All things will proceed as the
Child of the hallowed
Will speak to you now

See me in the Shadows
See me in the Shadows
Songs I will sing
Of tribes and kings
The carrion bird
And the hall of the slain
Nothing seems real
You soon will feel
The World we live in
Is another skald's
Dream in the shadows
Dream in the shadows

Do not fear for my reason
There's nothing to hide
How bitter your treason
How bitter the lie
Remember the runes
And remember the light
All I ever want
Is to be at you side
We gladden the raven
Now I will
Run through the blazing fires
That's my choice
Cause things
Shall proceed as foreseen

 
 
 

Asclepio, il dio della medicina

Post n°58 pubblicato il 06 Agosto 2009 da Vykyngo
 
Foto di Vykyngo

Come chi mi conosce ben sa, da circa un anno ho intrapreso una strada che, si spera nel più breve tempo possibile, possa portarmi a divenire infermiere professionale. Traendo spunto da ciò ho pensato di scrivere qualcosa riguardo il Dio greco della medicina Asclepio, Esculapio per i romani”, che chissà non mi aiuti nella buona riuscita dei miei propositi.

Asclepio è figlio di Apollo e della ninfa Coronide la quale fu punita dal Dio con la morte poiché colpevole di averlo tradito con uno straniero. Al momento della morte, sopraggiunta a causa di una freccia scagliata Artemide, sorella gemella di Apollo, la ninfa era incinta di Asclepio il quale fu comunque fatto nascere dal corpo senza vita della madre ad opera di Ermes.

Asclepio fu affidato da Apollo alle cure del centauro Chirone il quale lo istruì all’arte della medicina facendolo così divenire un medico talmente bravo da essere in grado perfino di resuscitare i morti. Ovviamente questo suo talento mandò su tutte le furie il Dio dell’oltretomba Ade il quale, temendo che il suo regno potesse svuotarsi del tutto, si lamentò con Zeus chiedendogli di trovare una soluzione. La soluzione del padre degli dei fu quella più semplice ed immediata, scagliare un fulmine che uccise Asclepio eliminando così definitivamente il problema.

Attributi del dio sono il bastone con un serpente avvolto su di esso ed il rotolo di pergamena. Animali a lui sacri sono il serpente, simbolo di continuo rinnovamento, il cane, l’oca che con la sua saliva disinfetta le ferite ed il gallo il quale era usato nei sacrifici in suo onore come simbolo di rinascita: come il gallo annuncia il nuovo giorno così Asclepio ridà la vita e rinnova i giorni a coloro che sono stati malati.

 
 
 

Bianca Lancia "vive" nel castello di Gioia del Colle

Post n°57 pubblicato il 06 Agosto 2009 da Vykyngo
 
Foto di Vykyngo

E’ un bel po’ di tempo che non aggiorno questo blog, ne approfitto in questi giorni di vacanza sperando in futuro di poter essere un po’ più continuo.

Quella che sto per descrivervi è una leggenda ambientata nel castello del mio paese natio, Gioia del Colle, che in epoca federiciana, oltre alla posizione strategica dal punto di vista militare,  era utilizzato come dimora estiva da Federico II.

La leggenda narra che Bianca Lancia fosse una delle amanti dell’imperatore il quale, morbosamente geloso fino al punto di sospettare che la donna potesse tradirlo in ogni momento, la fece rinchiudere in una delle torri del castello. Al momento della sua incarcerazione Bianca Lancia era incinta di Manfredi, futuro re di Sicilia.

Al momento del parto si racconta che la donna per dimostrare la sua innocenza si suicidò tagliandosi i seni e facendoli presentare all’imperatore insieme con suo figlio in fasce e questo punto, resosi conto dell’errore commesso, Federico II acconsentì al loro matrimonio in “articulo mortis”

Attualmente in onore di Bianca Lancia una delle torri del castello è chiamata “Torre dell’Imperatrice” e su una delle pareti dei suoi sotterranei sono scolpiti due seni a ricordare nei secoli a venire questa terribile tragedia.

 
 
 

Sonata Arctica

Post n°56 pubblicato il 27 Dicembre 2008 da Vykyngo
 
Tag: MUSICA

Wolf and Raven (Silence, 2001)

Full Moon (Ecliptica, 1999)

 
 
 

La Battaglia di Canne

Post n°55 pubblicato il 14 Dicembre 2008 da Vykyngo
 
Foto di Vykyngo

Questa battaglia è per me uno dei più grandi capolavori di strategia militare, dimostrazione di come la differenza non è fatta solamente dai numeri, ma soprattutto dall’intelligenza e dalla capacità di gestione delle risorse a disposizione. Autore di questa grande impresa è, a mio parere, uno dei più grandi generali mai esistiti, il cartaginese Annibale Barca, vissuto 247 ed il 182 a.C.

La battaglia di cui parlo si svolse nei pressi di Canne della Battaglia, località pugliese nei pressi di Barletta situata sul fiume Ofanto, il 2 Agosto del 216 a.C e vide fronteggiarsi l’esercito cartaginese di Annibale, forte di 50 mila uomini per la maggior parte mercenari reclutati nelle precedenti campagne in Gallia e nella penisola Iberica, e 100 mila romani, per la maggior parte giovani reclute inesperte all’arte bellica. L’esercito romano era guidato da due consoli, Lucio Emilio Paolo e Terenzio Varrone i quali si alternavano al comando delle manovre. Quello sciagurato giorno il comando spettava al secondo, molto meno valido come stratega, il quale con una serie di gravi errori tattici tasformò la battaglia in una rovinosa sconfitta.

Annibale dispose il suo schieramento in una semiluna lungo tutto il fronte composta da piccoli contingenti di mercenari galli e ispanici, destinati ad essere massacrati dalle meglio equipaggiate legioni romane, senza riforzi alle spalle. Sui lati dispose la fanteria pesante numida, la cavalleria numida sul lato destro e quella gallico-ispanica sul lato sinistro.

Dal canto suo Varrone, puntando sulla forza dei numeri, commise un grave errore tattico disponendo il suo esercito, tre linee di legionari che costituivano la fanteria al centro e due contingenti di cavalleria ai lati, su un fronte molto ristretto di appena 2 chilometri.

 

Come previsto da Annibale la fanteria romana caricò immediatamente il centro dove i mercenari galli cadevano come mosche e man mano cedevano, tuttavia la disposizione ad arco  consentì al suo esercito di non spezzarsi. Il destino della battaglia si giocò invece sulle ali. Sul fianco sinistro la cavalleria gallica guidata da Astrubale spazzò via quella romana guidata da Lucio Emilio Paolo che chiusa a destra dal fiume e a sinistra dal centro dell’ esercito non ebbe possibilità di manovra, oltretutto disturbata da una leggera pendenza e vento contrario, altro grave errore tattico commesso da Varrone. Immediatamente dopo fu dato ordine alla cavalleria numida guidata da Marbaale di caricare quella pesante guidata dallo stesso Varrone la quale, chiusa alle spalle dal sopraggiungere di quella di Astrubale  fu annientata e il generale rumano riuscì quasi per miracolo ad allontanarsi illeso dal campo di battaglia.

Riunitasi completamente la cavalleria cartaginese attaccò alle spalle la fanteria romana chiudendo così la tenaglia già attuata sui lati dai fanti numidi, l’esercito romano privato così della sua guida e chiuso su tutti i fronti fu massacrato, fra i romani si contarono 50 mila morti e 28 mila prigionieri mentre le perdite cartaginesi furono appena 6 mila di cui 4 mila erano i galli caduti nel primo scontro con la fanteria romana.

Dopo questa vittoria Annibale marciò fino alle porte di Roma dove però, vista la potenza difensiva delle mura romane, decise di ritirarsi e tornare a Cartagine. Questo consentì ai romani di riorganizzare l’esercito e successivamente di spazzare via i cartaginesi e la loro civiltà, ma sono in molti ancora a chiedersi come sarebbe cambiata la storia se Annibale fosse riuscito ad espugnare Roma.

Fonti: http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Canne, http://cronologia.leonardo.it/battaglie/batta02.htm

 
 
 

Lettera T: Troll

Post n°54 pubblicato il 14 Dicembre 2008 da Vykyngo
 
Foto di Vykyngo

I trolls sono delle creature umanoidi presenti nella mitologia scandinava e nel folklore anglosassone, probabilmente a causa della prolungata dominazione vichinga fra la fine dell'VIII e l'inizio dell'XI secolo d.C.

Le rappresentazioni non sono univoche, ma solitamente vengono descritti come esseri dalla pelle dura e grinzosa, con due teste, piedi muniti di 4 dita e grasso naso. Vivono nelle profondità delle foreste o nelle caverne in quanto la luce del sole è per loro mortale poichè in grado di pietrificali. Ne vengono individuate due specie, una malvagia, gigantesca che rapisce i bambini e si nutre di carne umana, ed una benevola di taglia più piccola che porta fortuna agli uomini che li rispettano e fanno dispetti a quelli che li disprezzano.

La figura dei trolls è ripresa in molte saghe fantasi. Tolkien per esempio li descrive come esseri malvagi e molto stupidi, esseri in cui la bestialità prevale sull'intelligenza. Nel libro "Lo Hobbit" per esempio il "Maestro" (permettetemi questo atto di sottomissione al mito) racconta che Bilbo Baggins durante una delle sue avventure cadde prigioniero di un gruppo di trolls i quali persero così tanto tempo a litigare su come lo avrebbero cucinato che il sole sorse pietrificadoli.

Descrizione diversa è invece quella fornita da Terry Brooks nella saga di Shannara, in cui i trolls, abitatori delle montagne della Terra del Nord, sono invece esseri intelligenti e organizzati in società. Sono grandi e feroci combattenti che nella primo libro, "La spada di Shannara", sono soggiogati e combattono per il Signore degli Inganni, mentre nel secondo, "Le pietre magiche di Shannara", liberatisi dalla loro schiavitù si uniscono agli elfi della Terra dell'Est per combattere contro l'invasione del Dagda Mor e dei suoi demoni.

 
 
 

Fiaba

Post n°53 pubblicato il 06 Novembre 2008 da Vykyngo
 
Tag: MUSICA

Ricordate quelle storie meravigliose che ascoltavamo da piccoli? Questo gruppo siciliano le racconta in musica e lo fa in maniera meravigliosa. GRANDI FIABA!!!

 
 
 

Post N° 52

Post n°52 pubblicato il 30 Ottobre 2008 da Vykyngo
 
Foto di Vykyngo

Compañeros, al grito de guerra el acero aprestad y el bridón, y retiemble en sus centros la tierra al sonoro rugir del cañón.

Compagni, al grido di guerra apprestate l'acciaio e la briglia, e tremi nel suo nucleo la terra al sonoro ruggire del cannone.

Inizio questo articolo con le parole della prima strofa dell’inno nazionale messicano in cui ho sostituito la parola Mexicanos con la parola Compañeros nel senso di compagni studenti, visto che a dimostrazione degli “ottimi” risultati della legge 30, l’obbrobrio che infanga la memoria di un grande uomo come il prof. Biagi che se fosse ancora vivo avrebbe detto “MA CHE CAZZO STATE FACENDO ?”, mi trovo dopo due anni di disoccupazione forzata a ritornare nel mondo universitario.

Mi rendo conto che quanto scrivo si discosta molto dagli obbiettivi di questo di questo blog, ma ritengo sia doveroso farlo per manifestare il mio totale dissenso al vergognoso decreto proposto dal ministro della DISTRUZIONE Gelmini e approvato ieri in parlamento, che di fatto ha sancito la morte della scuola pubblica in favore, di fatto, di quella privata i cui rettori staranno già fregandosi le mani. A tal proposito aspettatevi a breve un boom delle pubblicità di questo tipo di scuole.

Ma prima di dare la mia opinione vi descrivo brevemente chi è il ministro GELMINI. Innanzitutto va detto il soggetto, laureata il legge a Brescia, ha svolto l’esame di stato per l’abilitazione alla professione di avvocato a Catanzaro dove agli orali è stato ammesso il 93% dei partecipanti e in cui alla vigilia del suo esame scoppia uno scandalo riguardante l’esame truccato, Non lo dico io ma il “Corriere della Sera”, eccovi il link se non ci credete…

http://www.corriere.it/cronache/08_settembre_04/stella_dbaef098-7a47-11dd-a3dd-00144f02aabc.shtml

La signora vanta fra l’altro nel suo curriculum, quando nel 2000 era presidente del consiglio del comune di Desenzano del Garda, una sfiducia con successiva rimozione dall’incarico per INOPEROSITA’. Come non dimenticare poi la sua filippica riguardo “ l’abbassamento del livello della scuola dovuto agli insegnanti meridionali”, frase dovute al suo legame con quella massa di fanatici che risponde al nome di Lega Nord, quelli che fanno gesti all’inno nazionale e si puliscono il culo col tricolore ma che fanno la bella vita con gli stipendi faraonici garantiti loro grazie anche alle tasse di noi terroni.

 Tornando a noi la legge, secondo il mio parere personale ovvio, è una vera e propria porcata:

1)     MAESTRO UNICO: ciò significherà una massa di disoccupati, scusate di ESUBERI perché è più eticamente corretto, con un buon livello di istruzione di sicuro superiore a quello dell’ignorante peggio di una capra Gelmini, visto la faccia del tipo “Ma chi sono questi” mentre ieri la Finocchiaro in senato citava Dante e Manzoni

2)     VOTO IN CONDOTTA: giusto punire chi si comporta male e gli atti di bullismo, ma non dimentichiamoci che nelle scuole ci sono ragazzi che probabilmente neanche si rendono conto delle stronzate che fanno, si deve si fare qualcosa MA PER PREVENIRE E NON PER PUNIRE E BASTA. Tralasciando poi di quanto qualcuno potrebbe abusare di questo potere…

3)     PER 5 ANNI I LIBRI NON POTRANNO ESSERE CAMBIATI, tempo sufficiente, nel caso dei libri di scuola, per non parlare della storia degli ultimi anni, tipo guerra in Afganistan ed in Iraq, il caso Parmalat, i manifestanti picchiati senza motivo a Genova durante il G8…

4)     Sono ammessi alla classe successiva, ovvero all’esame di Stato a conclusione  del  ciclo,  gli studenti che hanno ottenuto un voto non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline: cioè significa che uno studente con 10 in tutte le materie e 5 in una non verrebbe ammesso all’esame di Stato? MA STIAMO SCHERZANDO? QUESTA è SCHIZOFRENIA PURA!!!!!!!

5)     TAGLI ALLE UNIVERSITA’: 500 milioni in tre anni significherà aumenti indiscriminati delle tasse universitarie che le classi più disagiate non potranno permettersi, visto che potendo le università scegliere se rimanere statali o divenire istituzioni private chiaramente si sceglierà la seconda ipotesi o si chiuderà. Vi sembra giusto che uno studente brillante e capace debba rinunciare a laurearsi solo per la colpa di non poterselo permettere?  

 

Ma la cosa che mi fa più schifo e che questa manovra serve per recuperare i miliardi buttati per SALVARE ALITALIA (fra l’altro in liquidazione e regalata alla CAI, associazioni di personaggi che hanno affossato l’Italia, vedi Colaninno)  E LE BANCHE COLPEVOLI DELLA CRISI ECONOMICA. Ma perché i manager che fanno i danni devono prendersi liquidazioni miliardarie e a pagare devono essere i contribuenti?

Poi vi consiglio di guardarvi questo video…QUESTA E’ DITTATURA, NEANCHE NEL CILE DI PINOCHET SI VEDEVANO QUESTE SCENE!!!!!!!!!

 

 

 
 
 

La leggenda di Jack o'Lantern

Post n°51 pubblicato il 23 Ottobre 2008 da Vykyngo
 
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La zucca è senza dubbio il simbolo per antonomasia della festa di Halloween, ma da cosa deriva questa tradizione?

La leggenda più famosa al riguardo è senz’altro quella di Jack o’ Lantern, un fabbro ubriacone irlandese che si dice riuscì ad ingannare il diavolo, almeno per un po.

La leggenda racconta una sera di Halloween l’ubriacone incontrò il diavolo in una taverna, e proprio quando stava per cadere nelle sue mani riuscì ad imbrogliarlo promettendogli l’anima in cambio di un’ ultima bevuta. Il diavolo acconsentì e si trasformò in un una moneta che Jack immediatamente pose nel suo borsellino in cui vi era anche una croce d’argento che intrappolò il maligno in quella forma. Jack promise al diavolo di liberarlo a patto che questi non reclamasse la sua anima per i dieci anni successivi, patto che quest’ultimo dovette necessariamente accettare.

Dieci anni più tardi il diavolo tornò per reclamare la sua anima, Jack gli chiese come ultimo desiderio di raccogliergli una mela su un albero, il diavolo acconsentì e mentre era a mezz’aria jack intagliò sul tronco una croce bloccandolo in quella posizione e facendogli promettere, in cambio della libertà, di non reclamare mai più la sua anima, patto che il diavolo fu nuovamente costretto ad accettare. Accadde alla sua morte che Jack non fu ammesso in paradiso a causa della sua vita priva di moralità e allo stesso tempo non fu ammesso nell’inferno in quanto il diavolo, ancora in cerca di vendetta per essere stato ingannato due volte,  gli ricordò della promessa di non reclamare la sua anima e per disprezzo gli lanciò un pezzo di carbone ardente dicendogli di tornare da dove era venuto. L’ubriacone pose il pezzo di carbone in una rapa per illuminare il suo cammino freddo e buio verso casa che ovviamente non potè mai ritrovare. Da allora Jack o’ Lantern, condannato a vagare nel limbo fino al giorno del giudizio, come il simbolo delle anime perdute.

 Tuttavia la leggenda ha origine anche nel folclore popolare dei contadini irlandesi. Si diceva infatti che porre una candela accesa in una zucca intagliata servisse ad ingannare gli spiriti dei morti che mediante i “fuochi fatui”, ossia le luminescenze azzurrine dovute allo sprigionarsi del fosforo dalla materia in decomposizione presente nelle paludi, tentavano di attirare a se i vivi per farli affogare e portarli con se nel loro regno.

 
 
 

Le origini di Halloween

Post n°50 pubblicato il 23 Ottobre 2008 da Vykyngo
 
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Questa ricorrenza, che io preferisco chiamare notte di Ognissanti dato che in tutt i racconti del grande H.P. Lovecraft è la data più ricorrente quando si parla di riti in onore degli antichi, ha origine pagana in tempi molto precedenti a quelli cristiani. Si tratta in particolare di una data che corrispondeva con il capodanno celtico, il così detto Samhain che tradotto letteralmente dal gaelico significa “fine dell’estate” che sanciva appunto il passaggio tra l’estate e l’inverno e quindi dei cambiamenti nella quotidianità della vita agricola.

In particolare in questo periodo, posto in una dimensione temporale non appartenente ne all’anno vecchio ne a quello nuovo, il velo che divideva il mondo dei vivi da quello dei morti diveniva talmente sottile da consentire il passaggio dei vivi nel regno dei morti e viceversa. I celti temevano molto il popolo del mondo dei morti, in particolare fate e folletti che odiando gli uomini si dilettavano nel fargli degli scherzi spesso pericolosi per la loro incolumità.

Con l’arrivo del cristianesimo in Irlanda, e in particolare con papa Gregorio III, si cercò di cristianizzare la ricorrenza facendola divenire una giornata da dedicare a tutti i cristiani morti nel nome della fede. Tale giornata che in origine coincideva con il 13 maggio fu quindi spostata al 1 novembre.

D’altra parte la parola “Halloween” non è altro che una contrazione dell’ espressione “All Hallows Eve”, dove Eve sta per vigilia

 
 
 

Lettera S: Sfinge

Post n°49 pubblicato il 04 Ottobre 2008 da Vykyngo
 
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La sfinge è una creatura mitologica presente sia nella mitologia egizia che in quella greca nelle quali la sua figura, pur essendo anatomicamente simile, presenta però delle differenze dal punto di vista simbolico.

Nella mitologia egizia è rappresentata da una creatura con corpo di leone e testa di donna (ma anche di falco o di capra in alcuni casi) e rappresenta il faraone.

Nella mitologia greca la sfinge rispetto a quella egizia è munita di ali di aquila e presenta oltre alla testa anche il petto di una donna. La creatura, figlia tanto per cambiare di Echidna e Tifone (questi facevano sempre la stessa arte!!!) fu inviata da Era per punire la città di Tebe i cui abitanti trascuravano i sacrifici in suo onore. Il mostro dall’alto di una rupe del monte Citerone poneva agli sventurati viandanti un enigma: “Qual è quell’animale con quattro zampe al mattino, due al pomeriggio e tre al tramonto?”. Se lo sventurato non rispondeva veniva immediatamente divorato dal mostro.

Fu il geniale Edipo a interrompere il macabro rito riuscendo a risolvere l’arcano. L’animale dell’enigma è l’uomo che al mattino della vita, i primi anni, cammina carponi quindi quattro zampe, al pomeriggio cammina su due gambe mentre al tramonto della vita, alla vecchiaia, cammina appoggiandosi ad un bastone e quindi tre zampe. La Sfinge alla soluzione del suo enigma si suiciderà gettandosi dalla rupe.

 
 
 

L'assedio di Famagosta

Post n°48 pubblicato il 13 Settembre 2008 da Vykyngo
 
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Siamo nella seconda metà del cinquecento, periodo in cui l’impero turco-ottomano si sta espandendo per tutto il mediterraneo puntando alla conquista delle terre cristiane. Affinchè sia possibile è però di fondamentale importanza la conquista dell’isola di Cipro, all’epoca sotto il dominio di Venezia e situata in una posizione strategica al centro fra i territori ottomani e quelli cristiani.

 

Così nell’Agosto del 1570 il generale ottomano Mustafà Pascià, con una flotta di 150 galee da guerra e 200 mila uomini assedia la città di Famagosta, tenuta dal governatore Marcantonio Bragadin e dal generale Astorre Baglioni i quali dispongono di appena 7000 uomini d’arme.

Il generale ottomano tenta di convincere Bragadin ad arrendersi dapprima con dei doni e poi inviandogli la testa mozzata di Niccolò Dandolo, governatore della città di Nicosia conquistata qualche settimana prima, ottenendo però il rifiuto categorico da parte del veneziano. I coraggiosi veneziani riusciranno a resistere ai continui bombardamenti di artiglieria per quasi un anno infliggendo ai turchi una perdita di 80 mila uomini fra i quali anche il figlio di Mustafà Pascià, dovranno tuttavia alla fine capitolare per la mancanza di cibo e vettovaglie quando ormai saranno rimasti in poco più di 1000.

Inizialmente Bragadin, presagendone le conseguenze rifiuta di firmare la resa che poi tuttavia firmerà, convinto dalle preghiere dei suoi cittadini fiaccati dalla fame e dalla speranza disillusa di veder arrivare i rinforzi da Venezia necessari per poter spezzare l’assedio, chiedendo in cambio la salvezza della popolazione ed un salvacondotto per tutti i veneziani verso le terre cristiane. Durante l’incontro fra Bragadin e Mustafà Pascià avviene però uno dei tradimenti più grandi della storia. Il generale ottomano, dapprima cordiale, cambia improvvisamente tono e accusando il veneziano di avergli consegnato una città ormai priva di risorse e di aver causato la morte di metà dei suoi uomini gli fa tagliare naso e orecchie mentre il generale Baglioni ed i membri della scorta vengono uccisi a sangue freddo. Dopo una settimana di sofferenze in cui viene costretto a girare per le vie della città a cavallo di un mulo e con ciò che resta delle orecchie del naso mozzati ormai incancrenito, Bragadin viene scuoiato vivo e la sua pelle riempita di paglia e appesa al pennone più alto dell’ammiraglia turca. Si dice che prima dell’esecuzione della sentenza Mustafà Pascià, ammirato dal coraggio del veneziano che era riuscito a sopportare il supplizio senza un lamento, gli offre la vita in cambio della conversione all’islam, proposta a cui l’ormai ex governatore di Famagosta, risponderà accusando il turco di essere un traditore privo di onore.

Nonostante il cruento esito tuttavia il sacrificio dei 7000 difensori di Famagosta sarà di importanza fondamentale in quanto consentirà alla Lega Santa di radunare la flotta che schiaccerà quella turca nella battaglia di Lepanto, scontro in cui il generale Mustafà Pascià sarà ucciso e la sua testa mozzata appesa al pennone dell’ammiraglia della flotta spagnola.

 
 
 

La cancion del pirata, TIERRA SANTA

Post n°47 pubblicato il 10 Settembre 2008 da Vykyngo
 
Tag: MUSICA

Con diez cañones por banda,
viento en popa, a toda vela,
no corta el mar, sino vuela,
un velero bergantín.
Bajel pirata que llaman,
por su bravura, El Temido,
en todo mar conocido,
del uno al otro confín.

La luna en el mar riela,
en la lona gime el viento,
y alza en blando movimiento
olas de plata y azul;
y va el capitán pirata,
cantando alegre en la popa,
Asia a un lado, al otro Europa,
y allá a su frente Estambul:

«Navega, velero mío,
sin temor,
que ni enemigo navío
ni tormenta, ni bonanza
tu rumbo a torcer alcanza,
ni a sujetar tu valor.

Veinte presas
hemos hecho
a despecho
del inglés,
y han rendido
sus pendones
cien naciones
a mis pies.»

Que es mi barco mi tesoro,
que es mi dios la libertad,
mi ley la fuerza y el viento,
mi única patria, la mar.

«Allá muevan feroz guerra,
ciegos reyes
por un palmo más de tierra;
que yo aquí tengo por mío
cuanto abarca el mar bravío,
a quien nadie impuso leyes.

Y no hay playa,
sea cualquiera,
ni bandera
de esplendor,
que no sienta
mi derecho
y dé pecho
a mi valor.»

Que es mi barco mi tesoro,
que es mi dios la libertad,
mi ley, la fuerza y el viento,
mi única patria, la mar.

A la voz de «barco viene!»
es de ver
como vira y se previene,
a todo trapo a escapar;
que yo soy el rey del mar,
y mi furia es de temer.

En las presas
yo divido
lo cogido
por igual;
sólo quiero
por riqueza
la belleza
sin rival.

Sentenciado estoy a muerte!
Yo me río;
no me abandone la suerte,
y al mismo que me condena,
colgaré de alguna entena,
quizá en su propio navío.

Y si caigo,
qué es la vida?
Por perdida
ya la di,
cuando el yugo
del esclavo,
como un bravo,
sacudí.

Son mi música mejor
aquilones,
el estrépito y temblor
de los cables sacudidos,
del negro mar los bramidos
y el rugir de mis cañones.

Y del trueno
al son violento,
y del viento
al rebramar,
yo me duermo
sosegado,
arrullado
por el mar.

Que es mi barco mi tesoro,
que es mi dios la libertad,
mi ley, la fuerza y el viento,
mi única patria, la mar.
 

JOSE' DE ESPRONCEDA (poeta spagnolo, 1808-1842) 

La traduzione in italiano la trovate qui: http://www.scrivi.com/pubblicazioni.asp?id_pub=340658

 
 
 

Lettera P: Pegaso

Post n°46 pubblicato il 02 Settembre 2008 da Vykyngo
 
Foto di Vykyngo

Il cavallo alato più famoso del mondo ( ricordate i cavalieri dello zodiaco, meraviglioso cartone di qualche annetto fa?) nacque dalle gocce di sangue della gorgone medusa, decapitata da Perseo.

Nonostante la sua cruenta origine Pegaso era un animale maestoso e si diceva che da ogni roccia colpita dai suoi zoccoli sgorgasse una sorgente di pura.

Fu Bellerofonte l’unico a riuscire a domarlo ed a cavalcarlo con l’ausilio di briglie d’oro fornitegli dalla dea Atena. Bellerofonte sarà poi disarcionato da Pegaso imbizzarrito dalla puntura di un tafano inviato da Zeus per punire la presunzione dell’eroe di ascendere all’Olimpo senza consenso.

 
 
 

Perchè il venerdì 13 porta sfortuna?

Post n°45 pubblicato il 31 Agosto 2008 da Vykyngo
 
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Siamo agli inizi del 1300 ed l’ordine dei templari, contrariamente alla loro definizione di “Poveri cavalieri di Cristo e del tempio di Salomone”, erano divenuti un ordine potentissimo con enormi proprietà in varie nazioni europee e molto denaro che circolava grazie al sistema bancario da loro introdotto, molte delle corone e addirittura il papato erano indebitate con l’ordine. Accadde che il re di Francia, Filippo il Bello all’epoca dei fatti, resosi conto dell’enorme debito accumulato iniziò ad accusare i templari di praticare culti demoniaci come ad esempio la devozione al demone Baphometh (nome derivante si dice da Maometto, ricordo che i cristiani erano stati da poco scacciati dalla Terra Santa ad opera dei mussulmani) ed il Papa Clemente V anch’egli fortemente indebitato, abolì l’ordine e face arrestare e torturare i membri per indurli a confessare la loro colpevolezza. L’unico modo per evitare la condanna a morte era quello di ammettere la colpevolezza e rinunciare alle proprie ricchezze in favore del Vaticano e della corona francese.

L’ultimo ad essere arrestato e condannato al rogo fu il gran maestro Jacques de Moley il quale dopo aver tentato inutilmente di professare la propria innocenza non avendo ricevuto risposta dalla giustizia terrena si affidò a quella divina ed il giorno della sua esecuzione, avvenuta Venerdì 13 marzo 1314, fra le fiamme scagliò un anatema nel quale diceva che entro un anno sia il Papa che Filippo il bello sarebbero stati convocati a rispondere davanti al tribunale di Dio. Non si sa dove finisca la storia ed inizi la leggenda fatto sta che tutti e due morirono nel corso dell’anno. Da allora questa giornata è ritenuta funesta e presagio di sfortuna, per chi ci crede almeno perché ho scoperto che chi non ci pensa sta da dio mentre gli altri la sfiga sembrano tirarsela.

 
 
 

La battaglia di Bannockburn

Post n°44 pubblicato il 31 Agosto 2008 da Vykyngo
 
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Questa grande battaglia fu combattuta nel giugno del 1314 fra l’esercito scozzese guidato dal re Robert Bruce e l’esercito inglese di re Edoardo II. Robert Bruce, detto il “Leone Scarlatto”, ottenne nell’occasione una grande vittoria nonostante la fortissima inferiorità numerica e spianò la strada all’indipendenza della Scozia (persa poi successivamente) dal dominio inglese. Robert Bruce era un grande guerriero dalla fortissima personalità, a dimostrazione di ciò sta la sua auto incoronazione dopo aver ucciso il suo rivale per la successione al trono sull’altare di una chiesa, atto per cui fu scomunicato. Al contrario Edoardo II, a differenza di suo padre il cui carattere spietato aveva fatto da collante per il regno,  era di debole personalità e con scarse abilità politiche, al punto che successivamente gli sarà imposto di adbicare in favore di suo figlio Edoardo III.

Sul campo di battaglia gli inglesi si presentarono forti di 25000 uomini di cui 2000 cavalieri pesanti, i carri armati dell’epoca, 15000 fanti e 10000 arcieri, la maggior parte dei quali guerrieri di professione sempre alla ricerca di gloria personale, fattore che poi costerà loro la sconfitta. Al contrario Bruce aveva un esercito di dimensioni ridotte e mal equipaggiato rispetto alla potente macchina da guerra inglese, 500 cavalieri leggeri, 6000 picchieri e 2000 highlanders per un totale di circa 8500 uomini.

Il campo di battaglia era costituito da terreno acquitrinoso quindi sfavorevole sicuramente alla cavalleria corazzata, ma nonostante ciò Edoardo, ritenendo disonorevole ritirarsi dal campo e contro il giudizio di condottieri più esperti ordinò di dare attaccare. Ciò si rivelò un grave errore tattico in quanto le cariche di cavalleria rallentate dal terreno furono facilmente respinte dagli schiltrons (formazioni di picchieri) scozzesi a causa anche della grande rivalità fra i vari comandanti ed del mancato appoggio di fanteria ed arceri. Alla fine della prima giornata di guerra le perdite inglesi furono altissime mentre quelle scozzesi pressoché nulle.

Edoardo poi al termine del giorno di battaglia commise un altro gravissimo errore tattico facendo accampare i resti del suo esercito in un avvallamento acquitrinoso in cui i cavalli dovevano addirittura camminare su tavole per non impantanarsi. Bruce che inizialmente aveva pensato di ritirarsi si rese conto, visto anche il basso morale delle truppe inglesi dopo la batosta subita, che era quello il momento di attaccare e portò il suo esercito a ridosso dell’ accampamento avversario dove avrebbe dato battaglia il giorno dopo. La cavalleria inglese non riuscì ancora una volta a disperdere le formazioni di picchieri inglesi a causa dell’impossibilità di far prendere velocità ai cavalli su quel terreno, nel frattempo la cavalleria leggera scozzese faceva strage fra gli arcieri lasciati scoperti. Resosi conto ormai della sconfitta Edoardo fuggì  dalla battaglia che nel frattempo era divenuta un massacro, l’esercito inglese in pieno panico e bloccato dai picchieri davanti e dagli acquitrini alle spalle  furono facilmente soverchiati e molti furono trucidati. Dei 25000 soldati inglesi se ne salvarono meno della metà mentre le perdite scozzesi furono infinitesimali.

Vi sono due aneddoti legati alla battaglia, nel primo un cavaliere inglese in cerca di gloria riconosciuto Bruce gli si scagliò contro col suo cavallo lancia in resta, il re scozzese girato il suo cavallo si fece dare una scure da un suo soldato e solo con essa affrontò il meglio equipaggiato avversario abbattendolo. Nel secondo invece, avvolto da un alone di mistero, si racconta che nel mezzo della battaglia apparvero sul campo nelle fila scozzesi un gruppo di cavalieri vestiti di bianco e con una croce rossa sul petto, riconosciuti successivamente come membri dell’all’epoca decaduto ordine dei templari.

 
 
 

Lettera O: Orco

Post n°43 pubblicato il 29 Agosto 2008 da Vykyngo
 
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Questa creature sono presenti in molte delle fiabe per bambini che un po’ tutti abbiamo amato ai nostri tempi. La sua figura ha origine in molte mitologie, da quella romana a quella scandinava, ma in tutte presenta le pressoché le stesse caratteristiche, grandi dimensioni, aspetto demoniaco e insaziabile fame di carne umana.

Nel corso dei secoli tuttavia la sue caratteristiche somatiche sono molto cambiate, Perrault per esempio ha per primo ideato il prototipo degli orchi tipici delle fiabe, giganti ricoperti di pelo con ventre prominente e spesso armati di enormi bastoni nodosi. Seppur fisicamente fortissimi questi bruti sono descritti come esseri stupidi, arma su cui spesso giocano i protagonisti delle storie per distruggerli, e vivono in castelli sperduti, grotte o foreste in cui custodiscono la povera principessa di turno rapita.

Molto più varia è invece la loro fisionomia nel fantasy, Tolkien (il maestro) per esempio ne definisce tre specie, gli orchetti che costituiscono le armate di Sauron, i goblin che vivono nelle miniere sotterranee e gli uruk-hai creati dallo stregone Saruman più grandi e forti dei precedenti ed inoltre resistenti alla luce solare.

Sono inoltre presenti in molti giochi di ruolo e videogame con ambientazione fantasy, in Oblivion per esempio ce ne sono di due specie, una fa parte della gamma di razze che è possibile scegliere per il proprio rpg mentre altra rappresenta l’orco tipico, un brutto cliente soprattutto se attacca in gruppo.

      

 
 
 

La mela della discordia

Post n°42 pubblicato il 29 Agosto 2008 da Vykyngo
 
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Si racconta che  al matrimonio di Peleo e Teti, dalla cui unione sarebbe poi nato l’eroe Achille, furono invitati tutti gli dei dell’Olimpo con l’unica eccezione di Eris, la malvagia dea della discordia e sorella del dio della guerra (ma guarda un po’!) Ares. Indignata dal mancato invito al matrimonio Eris decise di vendicarsi nell’unico modo che conosceva, creando scompiglio fra gli invitati.

Eris lanciò sul tavolo a cui erano sedute Atena, Era e Afrodite una mela d’oro su cui era incisa la frase “Alla più bella”. Ovviamente dati i due elementi, donne e competizione (non me ne vogliano le femminucce ma dovete ammettere che è così), non starò a descrivervi il putiferio che ne venne fuori, litigi, urla…insomma l’ira di Dio…anzi di Zeus.

Alla fine Zeus, esasperato, propose di lasciare che fosse un comune mortale a fare da giudice, scelta che cadde su un pastorello troiano di nome Paride al quale le tre dee si presentarono offrendo ognuna un dono in cambio della vittoria. Atena promise a Paride che se avesse scelto lei ne avrebbe fatto l’uomo più intelligente e del mondo, Era promise che lo avrebbe reso l’uomo più ricco del mondo mentre Afrodite gli promise in moglie la donna più bella del mondo.

Paride senza indugio scelse Afrodite e ottenne in premio Elena, moglie del re di Sparta Menelao, che egli rapì innescando così la famosa guerra di Troia.

Scrivo questo mito perché diciamo che ultimamente di mele della discordia me ne stanno lanciando moltissime, per ora le sto ingoiando tutte ma prima o poi ne farò indigestione…

 
 
 

Il volo di Icaro

Post n°41 pubblicato il 26 Agosto 2008 da Vykyngo
 
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Si racconta che dopo la morte del Minotauro, ucciso da Teseo, il re di Creta, Minosse, venne a conoscenza del fatto che Dedalo avesse aiutato sua moglie Parsifae, instigata da Poseidone, ad accoppiarsi con un toro mediante la costruzione di una giovenca di legno in lui la donna si nascose, e per punire il suo tradimento lo fece rinchiudere insieme al figlio Icaro nel labirinto, la prigione del Minotauro, da lui stesso costruito.

Tuttavia Dedalo era un grande inventore e riuscì, usando cera d’api e piume di uccello, a costruire due paia di ali, uno per se ed uno per suo figlio, con le quali i due riuscirono ad evadere dal labirinto. Icaro preso dall’ebbrezza del volo, nonostante i continui richiami di suo padre, iniziò a volare sempre più in alto con l’intento di raggiungere il carro del sole guidato da Elio, ma nel farlo il calore sempre più intenso sciolse la cera disperdendo le piume nel vuoto e facendo precipitare l’incosciente nel mar Egeo.

Morale: quando si vuole superare i propri limiti lanciandosi in una difficile impresa per cui non si hanno i mezzi adatti spesso i risultati sono disastrosi e potenzialmente pericolosi per l’incolumità, cosa che immagino chi più chi meno un po’ tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita

 
 
 

Lettera M: Minotauro

Post n°40 pubblicato il 26 Agosto 2008 da Vykyngo
 
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E’ presente nella mitologia greca, mostro mitologico dal corpo umano e dalla testa di toro. Si racconta che Minosse, Re di Creta, chiese a Poseidone di inviargli un toro da sacrificare in suo onore, richiesta alla quale il dio del mare acconsentì donandogliene uno di straordinaria bellezza al punto che Minosse decise di tenerlo per se. Poseidone indignato dal gesto lo punì facendo innamorare sua moglie Parsifae del toro. Il desiderio carnale fu talmente forte che la regina si fece costruire da Dedalo una giovenca di legno e nascondendosi al suo interno riuscì ad accoppiarsi con l’animale.

Dalla mostruosa unione nacque appunto il Minotauro il quale fu imprigionato da Minosse in un immenso labirinto costruito dallo stesso Dedalo. Il mostro si nutriva di carne umana e a tale scopo ogni anno la città di Atene, all’epoca vassallo di Creta, doveva inviare come tributo sette fanciulli e sette fanciulle da sacrificare. Sarà l’eroe Teseo ad interrompere la macabra usanza uccidendo il mostro perforandogli il cervello con una delle sue corna strappatagli dalla testa dopo una dura lotta corpo a corpo. Teseo riuscirà ad orientarsi nel labirinto con l’aiuto di Arianna, la figlia di Minosse, che gli consigliò per non perdersi di srotolare lungo il cammino una matassa di filo, da qui l’espressione “filo di Arianna”.

Il Minotauro rappresenta la forza come parte istintiva dell’essere umano. Al riguardo c’è un brano molto bello degli spagnoli “Tierra Santa” riguardante questo mito, il video potete vederlo sotto.

 
 
 
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