Creato da borin0 il 17/11/2006

MEMORANDUM

Ho pensato di aprire questo blog come omaggio al ricordo di un nostro “amico” a quattro zampe, che ora non c’è più. Quel adorato gatto o cane che per tanti anni ci ha fatto compagnia, ci ha riempiti di coccole e attenzioni, mentre noi a volte a malapena abbiamo contraccambiato …

 

 

 
 

Ora di cena!

Post n°1853 pubblicato il 29 Settembre 2014 da nom_de_plume
 

Buon inizio di settimana!

 
 
 

Gatti!

Post n°1852 pubblicato il 28 Settembre 2014 da nom_de_plume
 
Foto di borin0

Non avvicinarti... sono arrabbiato

... è finita... domani è lunedì!


 
 
 

Guardate questi tesori!

Post n°1851 pubblicato il 19 Settembre 2014 da nom_de_plume
 

QUESTI PICCOLI HANNO CIRCA DUE SETTIMANE, FIGLI DI UNA CAGNETTA ABBANDONATA E TROVATA CON PROLE A SEGUITO... PER ORA SONO PRENOTABILI E APPENA PRONTI POTRANNO PORTARE GIOIA NELLE VOSTRE CASE.
SI AFFIDANO IN MOLISE O CENTRO NORD DOPO CONTROLLI PRE AFFIDO E CON OBBLIGO DI STERILIZZAZIONE/CASTRAZIONE. 
PER INFO 3342949730 O dina.marrese@gmail.com 

...e ci sono pure loro:
 
LUCY (femminuccia, beige).
JOHN (maschietto nero e bianco, simil collie).
MORENA (femminuccia bianca e arancio).

Hanno circa 5 mesi e mezzo e sono futura taglia media (sui 15-20 kg da adulti). 
Si trovano in provincia di Caserta a Capriati a Volturno e vengono affidati in zona e in tutto il centro e nord Italia, previa conoscenza tra volontari e adottanti e con firma dei moduli di adozione. I cani sono muniti di microchip. Sterilizzazione obbligatoria per le femminucce!

Per adozione scrivere a snug_lisa@hotmail.it oppure Annalisa Martinelli su facebook. Fonte Animali - amici per la vita

 
 
 

La storia del pinguino Marco

Post n°1850 pubblicato il 17 Settembre 2014 da nom_de_plume
 

Marco, il pinguino dell'Acquario Marino di Trieste

Marco il pinguino, rapito dai marinai, in realtà era una femmina.

Sembra una fiaba la storia del pinguino Marco, forse il pinguino più famoso del mondo, per oltre trent'anni una delle attrazioni turistiche della città, presenza usuale sulle Rive, fra il molo Pescheria e la Stazione marittima, amico obbligato di tutti i triestini nati fra la metà degli anni Cinquanta e i primi anni Ottanta, simbolo di quell'affettuosità uomo-animale che è parte dell'anima di questa città. Fonte il Piccolo del 2005
Per chi - e sono tanti - ha conosciuto il bizzoso pennuto, caratterialmente così vicino alla scontrosa grazia dei triestini. Una rivelazione: Marco non fu salvato dalle fauci di un'orca, come vuole la vulgata, bensì venne rapito, vittima di un puerile gioco fra marinai.
La storia comincia nel 1953, quando la motonave «Europa», con il suo carico di emigranti triestini, arriva a Città del Capo. La nave, comandata da Arrigo Liberi, è al suo secondo viaggio in Sudafrica, dopo quello inaugurale da Genova dell'ottobre dell'anno prima. Fra i più giovani componenti dell'equipaggio ci sono due ragazzi istriani, Ezio e Nini. Hanno il compito di pulire le camere dei passeggeri, e come tutti i giovani si annoiano quando la nave è alla fonda. Perciò organizzano il rapimento di un pinguino, uno dei tanti che bazzicano le scogliere di Città del Capo.
Ezio e Nini, scrive Roberto Covaz, «all'imbrunire della sera precedente la partenza dell'Europa si muniscono di una rete da pesca trovata sui pontili e, dopo alcuni tentativi andati a vuoto, riescono a catturare un pinguino». È un esemplare molto piccolo, alto nemmeno mezzo metro, della specie Spheniscus demersus, che finisce «stremato e impaurito» chiuso in un sacco nella cambusa della nave. È talmente malridotto che i due ragazzi, pentiti, pensano di riportarlo a terra, ma ormai è troppo tardi: l'«Europa» salpa alla volta di Trieste con il suo piccolo clandestino a bordo. Naturalmente il comandante Liberi non sa nulla, il nostromo Giovanni Barrera, un veterano della Marina militare, copre i due ragazzi e la loro bravata.
Ma presto la salute del pinguino diventa un problema: nella cambusa il caldo è insopportabile, l'animale non mangia nulla e deperisce a vista d'occhio. Allora, con la complicità di altri marinai, il cucciolo viene trasferito nel gabinetto alla turca della cucina «dove di tanto in tanto si potrà rinfrescarlo con i getti d'acqua dello sciacquone». Poi, a turno, i marinai si affacciano di nascosto dal portello basso della cambusa per pescare pesce fresco direttamente in mare. Intanto il pinguino è stato battezzato: Marco, appunto.
Le cure dei marinai gli fanno bene, Marco sta meglio e ne combina di tutti i colori. Si sta sviluppando anche quel fenomeno noto agli etologi come «imprinting»: il pinguino crede che i marinai siano suoi simili, e prende e seguirli e a imitarli.
La nave prosegue la sua rotta, ma allo scalo di Brindisi il segreto non può più essere mantenuto, e Barrera rivela al capitano l'esistenza a bordo del clandestino piumato. Marco arriva così a Trieste il 18 maggio del 1953 e, spacciato per orfano sottratto a morte sicura, viene affidato all'Aquario marino, allora diretto da Renato Mezzena.
Qui Marco, affidato alle cure del custode Pietro Contento, comincia la sua seconda vita. Libero di girare per le Rive, diventerà presto un personaggio famoso, cercato dai turisti e coccolato dai bambini, viziato da pescatori e pescivendoli. Morirà il 27 dicembre 1985, alla veneranda età di 32 anni, meritandosi una volta di più l'attenzione delle cronache, con la scoperta che in realtà era una femmina.
La ricostruzione del rapimento di Marco è basato in buona parte sulla testimonianza di uno dei marinai dell'Europa protagonisti della vicenda. 
Sembra una fiaba questa storia che è entrata nella storia di Trieste, e come tale la racconta, in tutta la sua verità, il giornalista Roberto Covaz in un libro, illustrato con belle foto dell'epoca, dedicato ai bambini ma destinato a tutti: «Storia di Marco, il pinguino rapito» (pagg. 56, 14 euro), pubblicato dalla Mgs Presse. Articolo di Pietro Spirito.

 
 
 
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