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Una piccola grande storia che commuove

Post n°94 pubblicato il 23 Maggio 2012 da solitudineNA

Elefanti accorsi in massa alla veglia funebre del loro amico umano Lawrence Anthony, noto per essere l'autore del libro "The Elephant Whisperer" ("L'uomo che sussurrava agli elefanti") è morto lo scorso marzo all'età di 61 anni. Nel 1999 aveva salvato e riabilitato un gruppo di elefanti selvatici del Sud Africa che erano stati considerati pericolosi per l'uomo. Secondo quanto raccontato dalla famiglia dell'uomo, gli elefanti si sarebbero dimostrati in grado di ricordare quanto egli avesse fatto per loro, ed avrebbero trascorso un periodo di due giorni di fronte alla casa di Anthony, prendendo parte alla sua veglia funebre.

Anthony, che visse tra Zimbabwe, Zambia e Malawi, era noto per la sua capacità di comunicare con gli elefanti, riuscendo a calmare quegli esemplari che avessero subito dei traumi. Nel suo libro raccontò la propria storia di salvataggio degli elefanti sudafricani, sotto richiesta di una associazione animalista. Anthony riuscì a comprendere come l'unico modo per salvare quegli elefanti, considerati violenti ed indomabili, fosse vivere al loro fianco notte e giorno, per poter apprendere i loro comportamenti e comunicare con loro.

Quando l'uomo fu colpito da un infarto che gli fu fatale, gli elefanti, che si trovavano a numerose miglia di distanza dalla sua abitazione, sparsi in diversi punti del parco che li ospitava, viaggiarono per oltre 12 ore al fine di raggiungere il luogo in cui si trovava il loro salvatore. Secondo quanto dichiarato dal figlio di Anthony, Jason, entrambi i gruppi di elefanti di cui si era occupato arrivarono poco dopo la morte dell'uomo. Gli elefanti non raggiungevano il villaggio in cui egli viveva da un anno e mezzo, e ciò aveva lasciato supporre ai famigliari che essi avessero in qualche modo percepito quanto era accaduto.

E' difficile spiegare in che modo essi abbiano avvertito che la vita di Anthony era in pericolo, ma pare che proprio gli elefanti siano tra quegli animali in grado di provare dolore per la scomparsa di un membro del loro branco, che verrebbe, in un certo senso, compianto per giorni. Secondo gli esperti, gli elefanti sarebbero in grado di provare dolore per la morte di un loro famigliare, proprio come facciamo noi.

La capacità degli elefanti di provare emozioni profonde è inoltre testimoniata dal video che vi presentiamo. Il documentario mostra il riavvicinamento tra due elefantesse, Shirley e Jenny, dopo una separazione durata ben vent'anni. Le due elefantesse continuarono a vivere insieme per i successivi sei anni, fino alla morte di Jenny, nel 2006, a seguito della quale Shirley trascorse due giorni nella foresta senza mangiare. Gli elefanti sono in grado di commuoversi. E non dimenticano.

 

 
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Saluto

Post n°93 pubblicato il 08 Maggio 2012 da solitudineNA

Un saluto affettuoso a tutti quelli che passeranno da questo blog  (spero che lascino almeno un messaggio) a tutti i miei amici e un caldo caro abbraccio a tutte quelle persone che sono state a Montichiari  al lager di Gree hill vi sono vicino non mollate maiiiii                      

 

 
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Crudeltà gratuite contro gli animali

Post n°92 pubblicato il 18 Gennaio 2012 da solitudineNA

Ma che bella cosa leggete cosa ho trovato navigando sul web cosa ne pensate???Famiglia al safari a caccia di..GIRAFFE!
Post n°2660 pubblicato il 17 Gennaio 2012 da --------------------)

 

Una famigliola ,posa..ORGOGLIOSA accanto ad una giraffa,

carina vero? Solo che c'è un particolare:

la giraffa è stata appena uccisa...

 

 

Una famiglia felice, in posa con orgoglio, accanto ad una giraffa

 che hanno appena ucciso per puro divertimento.

Turisti come questi pagano decine di migliaia di euro per cacciare

legalmente le giraffe, un animale elegante, un gigante gentile

del regno animale.

Molti poi portano a casa le teste degli animali e le appendono

al muro come un trofeo, per vantarsi delle loro avventure africane.

Pagano fino a 10.000 euro,pur di poterle cacciare ,e i preferiti

sono i maschi più grandi. I cacciatori per lo più provengono

dalla Gran Bretagna ,Nord America, Germania, Russia 

Scandinavia...

Per la cronaca ,sono ritenute estinte in luoghi come l’Angola,

 Mali e Nigeria,ma in Sud Africa, Namibia e Zimbabwe

è ancora legale poter dar loro la caccia.

scriviamo a questi governi affinchè facciano  terminare subito questa crudeltà

 
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C'è ancora tanto da fare

Post n°91 pubblicato il 05 Dicembre 2011 da solitudineNA

Ecco quali sono le cose da evitare nella vita per cui vale la pena impegnarsi speriamo veramente che cambi qualcosa collegatevi a questo sito e capirete

credo che sia ora anche di essere propositivi con idee

http://affaritaliani.libero.it/coffee/video/animali-bastonati-e-uccisi-per-prendere-la-pelliccia021211.html

 

 
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MEDITARE

Post n°90 pubblicato il 24 Novembre 2011 da solitudineNA

Post n°78 pubblicato il 23 Novembre 2011 da animalistanata

 

LA PELLICCIA SINTETICA MEGLIO DI QUELLA VERA

Franco Libero Manco

 

L’Animal Welfare Istitute degli Stati Uniti d’America, in merito all’uso delle pellicce così si esprime: “Da un punto di vista pratico, le pellicce sintetiche hanno molti vantaggi rispetto a quelle vere: sono a prova di tarma, impermeabili, più economiche sia per l’acquisto che per il mantenimento, calde come e più di quelle vere. Questo è stato posto in evidenza nelle spedizioni antartiche e sul Monte Everest fin dai lontani anni cinquanta quando il sintetico fu considerato quanto di più caldo, leggero ed impermeabile esistente per le temperature polari”.

Inoltre la produzione di pellicce sintetiche risulta molto più vantaggiosa sotto l’aspetto economico non solo per il singolo acquirente ma per l’ambiente. Infatti queste vengono prodotte con il petrolio e i suoi derivati. A tal proposito l’ingegnere Gregory Smith, tecnico esperto della Ford, ha calcolato che per fabbricare una pelliccia sintetica è sufficiente l’energia prodotta di 5 litri di benzina, mentre per una pelliccia di animali selvatici (tenendo conto dei viaggi per la cattura, del  trasporto e della lavorazione, si consuma l’energia di 15 litri di benzina. Se poi si parte dalla materia prima per arrivare al prodotto finito, il quantitativo sale vertiginosamente per la produzione di una pelliccia da allevamento per arrivare alla necessitò dell’energia prodotta da 280 litri di benzina.

Per la produzione di pellicce naturali sono necessari congegni di cattura e di contenzione, personale per la cattura o l’allevamento (costituito in genere da derrate che sarebbero utilizzabili per l’alimentazione umana), spese di scorticatura, essiccazione, pulitura, concia ecc. Nulla di tutto questo è necessario per le pellicce sintetiche che risultano convenienti sotto ogni profilo, da quello economico personale a quello sociale e soprattutto a quello etico.

Le pellicce sintetiche, la cui bellezza ed eleganza è pari o maggiore delle stesse pellicce naturali, vengono prodotte con pelo “finto finto” o con pelo “finto vero”, nel primo caso la colorazione è di fantasia, nel secondo è una fedele imitazioni delle pelli vere.

Naturalmente il mio consiglio è di non far uso né di pellicce vere né di quelle sintetiche, dal momento che indossando queste ultime (difficili da differenziare da quelle vere) la gente è istintivamente incline all’imitazione e ci si rende complici della sofferenza e dell’inevitabile uccisione di una moltitudine di animali. Se qualcuno ha nell’armadio qualche pelliccia vera, il mio consiglio è di non regalarla o venderla, ma di disfarsene magari bruciandola, chiedendo perdono al povero e sventurato animale.

 

QUANTI ANIMALI SERVONO PER FARE UNA PELLICCIA?


 

Agnellini broadtail: 30-45

Agnellini karakul: 18-26

Bob Cat: 16-22

Castori: 16-20

Nutrie: 26-34

Cavallini: 6-8

Cincillà: 130-200

Criceti: 120-160

Ermellini: 180-240

Foche Blu Black: 5-7

Gatti domestici: 20-30

Linci: 8-12

Lontre: 10-16

Lupi: 3-5

Martore: 40-50

Opossun: 30-40

Procioni: 20-30

 

Moffette: 60-70

Ocelot: 12-18

Scoiattoli: 200-400

Tassi: 10-12

Topi muschiati: 60-120

Visoni: 35-45

Volpi: 10-24

Marsupiali: 20-30

Zibellini: 60-80

 

 

 
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se questa è vita

Post n°89 pubblicato il 22 Novembre 2011 da solitudineNA

Il fatto è accaduto il 16 ottobre, una settimana dopo la strage di Maspero (ventotto copti uccisi dall’esercito davanti alla sede della Tv di stato) quando nell’Egitto della primavera araba si decise che era giunta l’ora di aprire la caccia al cristiano.
In quei giorni, gli assalti contro uomini, donne e bambini cristiani copti furono decine specialmente per le strade dove bande di musulmani accerchiavano le macchine da cui penzolavano crocifissi e picchiavano a sangue gli occupanti.

Ayman Nabil Labid era un ragazzino egiziano di sedici anni, cristiano.

Ayman aveva una piccola croce tatuata sul braccio e per questo il suo professore di scuola, in uno scatto d’ira durante la lezione, lo prese per il collo intimandogli di coprire quel segno. Dal collo di Ayman però spuntò una collanina con un’altra croce. A quel punto l’insegnante iniziò a picchiare violentemente l’allievo e molti compagni si unirono al professore.

Ayman riuscì a divincolarsi e scappare nel bagno ma i bidelli intervennero in aiuto degli inseguitori che a gruppi linciarono il ragazzo infierendo anche sul corpo senza vita.

Questi sono i fiori della primavera araba.

Non sorprende che questa notizia non sia riportata da quotidiani come la Repubblica, l’Unità, il manifesto, Il Fatto Quotidiano, la Stampa, ecc. Disarmante è il silenzio dell’Osservatore Romano.

La notizia è stata diffusa, in Italia, da Il Foglio.

-  Tratto da Giustizia Giusta - www.miradouro.it -

 
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Finalmente una buona notizia

Post n°88 pubblicato il 20 Ottobre 2011 da solitudineNA

La coscienza degli animali

 

La giornata di oggi rappresenta un passaggio fondamentale ed una grande conquista per l'affermazione di una nuova coscienza di tutela e rispetto degli animali e dei loro diritti. Un salto culturale dal quale in futuro nessuno potrà più prescindere". È quanto afferma il Ministro del Turismo, on. Michela Vittoria Brambilla, presidente del comitato ministeriale per la creazione di un'"Italia Animal Friendly", che oggi ha proposto ed ottenuto l'approvazione delle misure che cambieranno radicalmente lo scenario della sperimentazione animale nel nostro paese.
"È stato approvato in commissione Affari Sociali - continua il Ministro Brambilla - il nostro emendamento alla legge comunitaria 2011, di recepimento della direttiva del 2010, che ci permette di voltar pagina con la sperimentazione animale dopo decenni di orrori. Abbiamo quindi corretto i grandi errori della direttiva europea 63/2010 e abbiamo introdotto in maniera importante e definitiva il principio per cui l'utilizzo degli animali, in quanto esseri senzienti e portatori di diritti, deve essere abbandonato in favore dello sviluppo di metodi alternativi in vitro. Questo principio, solo in parte accolto dalla direttiva europea, diventa centrale nella nostra impostazione. Il testo approvato dalla commissione -spiega l'on. Michela Vittoria Brambilla- prevede infatti misure adeguate per la concreta attuazione del loro sviluppo e la destinazione di congrui finanziamenti allo scopo. Inoltre, in attesa che siano perfezionati metodi alternativi e completamente sostitutivi della sperimentazione su animali, sarà possibile effettuare test su cani, gatti e primati, solo previa autorizzazione del Ministero della Salute e del Consiglio Superiore di sanità. Inoltre, gli animali non potranno essere più utilizzati per esercitazioni didattiche (eccetto l'alta formazione di medici e veterinari) e per esperimenti bellici".
"Infine, ho oggi assolto ad un preciso impegno - continua il Ministro Brambilla - che avevo preso con tanti cittadini, associazioni animaliste e comitati spontanei, che si sono mobilitati contro lo stabilimento Green Hill di Montichiari, dove sono allevati cani di razza beagle destinati ai laboratori. Pochi giorni fa, avevo postato sulla mia pagina personale di facebook e su quella creata dai militanti animalisti, un messaggio di solidarietà con una promessa di aiuto concreto per fermare quello che considero un vero e proprio orrore indegno di un grande paese civile. Sono felice di poter dire oggi che ho mantenuto la mia parola e mi sono fatta interprete delle aspettative dei tanti italiani che non sono più disposti ad accettare che il nostro paese ospiti quella che viene definita una ‘fabbrica di morte’: il nuovo testo vieta quindi su tutto il territorio nazionale l'allevamento di primati, cani e gatti, destinati alla sperimentazione.
Dopo tanti anni di militanza animalista - ho fondato all'età di tredici anni la sezione lecchese della lega contro la vivisezione lombarda - nei quali mi sono battuta senza sosta per cambiare la normativa del ‘92 e dopo il recente ulteriore impegno che avevo assunto per correggere gli errori della direttiva europea 2010, che non protegge affatto gli animali e i loro diritti, considero un grandissimo successo l'approvazione oggi di queste misure che rappresentano una vera e propria svolta, della quale vado molto fiera".
I membri del comitato ministeriale per la creazione di un Italia Animal Friendly del ministro Brambilla, che hanno quindi avuto tutti parte nell'approvazione di questa misura, sono i deputati Basilio Catanoso, Fiorella Ceccacci, Paola Frassinetti, Gabriella Giammanco, Gianni Mancuso, Barbara Mannucci, Manuela Repetti, Michele Scandroglio. Del comitato fanno parte anche i rappresentanti delle associazioni nazionali di tutela ambientale e animale, oltre a quelli di Anci, Upi e delle Regioni.


 

 
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e ci risiamo nulla è cambiato

Post n°87 pubblicato il 12 Ottobre 2011 da solitudineNA
Foto di solitudineNA

Cambia nome per combattere contro il fegato d'oca con il beneplacito di "James Bond"

 

 

 

 

Chi sceglie di cambiare il proprio nome e cognome di solito lo fa perché lo considera ridicolo o vergognoso. Ma c’è anche chi non si chiama nè Leon Cino, nè Buonanno Felice, e nemmeno Farina Bianca, ma sceglie ugualmente di cambiare il proprio normalissimo nome e cognome per sensibilizzare l’opinione pubblica e, soprattutto, convincere un grande magazzino  a non commercializzare più foie gras, fegato grasso d'oca.

Così, una ragazza inglese di 27 anni ha scelto di modificare il proprio nome in Miss StopFortnumAndMasonFoieGrasCrueltyDotcom, che in italiano suonerebbe più o meno così: Signorina “Fermiamo la crudeltà del Foie Gras della Fortnum and Mason” .

Qualcuno potrebbe definire la notizia incredibile o assurda. Ed invece è tutto vero: Miss StopFortnumAndMasonFoieGrasCrueltyDotcom, al secolo Abi Izzard, una coraggiosissima attivista del Peta, ha deciso di abbandonare la propria identità (perché il nome è identità!) in nome della difesa degli animali. Abi, mostrando la sua nuova patente di guida, ha dichiarato che questo sarà il suo nome fin quando i famosi magazzini inglesi Fortnum and Mason, fornitori anche della casa reale, continueranno a vendere foie gras.

 

Secondo la ragazza, questa scelta è  il modo migliore per far sì che la gente venga a conoscenza della complicità dei magazzini in questa pratica alimentare cruenta, quella del “fegato grasso”, che costringe ogni anno 30 milioni di oche e anatre alla sovralimentazione forzata (gavage), col fine di ottenere un fegato 10 volte superiore al normale. Un fegato letteralmente malato che tanto soddisfa i palati senza scrupoli di chi lo consuma.

 

Per ottenere il “pregiato”  foie gras, gli animali vengono nutriti più volte al giorno per mezzo di un tubo metallico lungo 20-30 cm, che al momento dell’inserimento può causare lesioni, infezioni, infiammazioni e, peggio, morte per soffocamento e perforazione del collo. E l’inserimento è solo l’inizio. L’alimentazione forzata causa dispnea e diarrea, mentre l’allargamento del fegato comporta difficoltà respiratorie e nei movimenti. A molti animali, poi, viene amputata la punta del becco senza anestesia, con pinze o forbici. Per non parlare delle condizioni di detenzione, in gabbie (quando le anatre avrebbero bisogno di stare anche in acqua) così microscopiche da non poter nemmeno consentire di battere le ali. Gli esemplari che “sopravvivono” e giungono fino al macello, vanno incontro ad una morte atroce. Alcuni vengono tramite sgozzati, altri fulminati con la corrente o asfissiati con dei gas.

In Italia, come in molti Stati europei, la pratica dell’ingozzamento è vietata, ma non la vendita di foie gras. Inoltre il divieto europeo al gavage è valido solo per quei Paesi dove la pratica non è di uso comune…vive la France! Per di più, il foie gras prodotto da anatre appositamente allevate in Dordogna (Canard à foie gras du Pèrigord) ha ottenuto la certificazione IGP, in conformità alla normativa Europea.

Ed è per tutto questo che Miss StopFortnumAndMasonFoieGrasCrueltyDotcom ha scelto di chiamarsi in questo modo. Per combattere la totale negazione dei diritti degli animali utilizzati per il foie gras. La scelta di Abi ha ricevuto anche l’approvazione di Roger Moore, uno dei più famosi interpreti di James Bond, da sempre contro il foie gras, che, con classico humour inglese, ha dichiarato a riguardo “molte persone mi conscono come James Bond o come 007, ma non sono mai arrivato a cambiare ufficialmente il mio nome”. 

 

 

     

 

Pellicce: procioni scuoiati vivi per imbottire stivali contraffatti (video shock)

 

 

Torniamo ancora una volta a parlare del binomio pellicce-torture sugli animali, questa volta per catalizzare l’attenzione su un tipo di stivali che sta andando moltissimo di moda negli ultimi anni. Stiamo parlando dei comodi e caldi stivali australiani UGG, che, dopo il successo degli anni passati, si riconfermano come una delle tendenze della moda inverno 2011.

Esistono per uomo, per donna e persino per bambino, in mille diversi colori. Un paio di queste calzature originali arrivano a costare anche più 200 Euro. Così, gli acquirenti meno abbienti, per essere vestiti all’ultimo grido e non restare indietro, ricorrono alle più economiche imitazioni, contraffatte a regola d’arte quasi sempre in Cina, Paese che, come vi abbiamo raccontato più volte, certo non brilla quanto a rispetto e tutela per gli animali.

Se dietro la realizzazione delle trendy calzature originali si nasconde l’utilizzo della pelle di migliaia di pecore australiane,  ciò che c’è dietro al mercato della contraffazione cinese è, se possibile, ancor peggio. Nelle morbide, confortevoli ed economiche “simil-UGG” scorre un lungo fiume di sangue e sofferenze indicibili per centinaia e centinaia di teneri, buffi e dolcissimi procioni, colpevoli solo di possedere uno splendido manto morbido e caldo. Perché la pelliccia dello stivale contraffatto è tutt’altro che sintetica…

Questa volta, però, è stato tutto ripreso, fotogramma dopo fotogramma, fornendo prove inconfutabili anche della ignobile complicità di chi, con il proprio acquisto poco responsabile,  favorisce le violenze indicibili e disumane a cui questi animali vengono sottoposti. Gli investigatori della Swiss Animal Protection sono riusciti a intrufolarsi sotto copertura in alcuni allevamenti cinesi della provincia di Hebei e, muniti di telecamere nascoste, hanno documentato un massacro ai confini della realtà, dando vita a un durissimo, shoccante e straziante filmato, che alcuni giornali internazionali hanno scelto di non pubblicare per l’eccessiva violenza.

Il video inizia con le immagini di  “uomini” senza cuore che, dopo essersi appropriati dei poveri animali, iniziano a colpirli con aste di metallo e a sbatterli violentemente sul terreno. Questo “trattamento” è solo l’inizio delle torture. Non serve ad ucciderli, ma a fare in modo che i procioni non si muovano quando gli allevatori strapperanno loro via la pelle con estrema lentezza, anche se sono vivi e ben coscienti. Gli animali, insomma, vengono letteralmente scuoiati vivi, “ovviamente” per ottenere una migliore resa nella pelliccia. Il processo incomincia dai piedi fino ad arrivare alla testa. Le creature, oramai agonizzanti ma ancora vive, vengono poi gettate con i loro corpi ormai nudi e sanguinosi nel mucchio di coloro che le hanno precedute. Respiro, battito cardiaco, movimento direzionale del corpo e movimento dei bulbi oculari sono ancora evidenti, anche dopo la scuoiatura “a vivo”. I procioni vengono poi asciati morire da soli tra indicibili sofferenze, nella più totale assenza anche dei più elementari standard di benessere degli animali, a cui vengono negati persino i più semplici atti di gentilezza.

Ma, al di là del caso delle UGG, si tratta di una mattanza ben più generalizzata e vasta che, purtroppo, riguarda non solo i poveri procioni immortalati in questo filmato shock, ma anche volpi, visoni, castori, chinchilla, conigli e persino cani e gatti. Animali che vengono tenuti ammassati in gabbie all'aperto, esposti alla pioggia battente, al freddo o al caldo, in attesa di essere tramortiti a colpi in testa, seviziati e, infine, scuoiati vivi.

Non è un film dell'orrore, è  la realtà. Di fronte a un tale scempio diventa davvero impossibile permettere che tutto ciò possa continuare ad accadere. Perché la colpa è anche di chi compra e contribuisce a questo mercato.

L'unico modo per evitare che tali crudeltà siano ancora perpetrate è quello di non indossare mai le pellicce. Perché, come recita la famosa campagna Peta, meglio essere nudi che complici di questo massacro. 

E se proprio non vogliamo evitare di indossare boot all'ultima moda, perché non proviamo a farceli da noi riciclando vecchi maglioni? L'effetto eco-chic è assicurato!

Se non credete a quello che è stato detto andate sul sito  www.greenme.it  e ve ne renderete conto .

Diffondiamo più che possiamo questo messaggio facciamo qualcosa nel nostro piccolo

 

 

  

 

 


 
 

 
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Basta un piccolo aiuto

Post n°78 pubblicato il 21 Maggio 2010 da solitudineNA

 

LE PELLICCE DERIVANTI DALL’UCCISIONE DI CANI E GATTI

 

Prodotti che sono derivati dall’uccisione di CANI Inserti per guanti, colli, cappelli, giocattoli, fodere di cappotti e giacche, suole per scarpe e stivali: ecco come vengono utilizzate le pelli di cane e di gatto.
Ogni anno questo terribile commercio causa oltre 2 milioni di vittime, tra cani e gatti. I più grandi allevamenti si trovano in Cina, specialmente al nord, dove la pelliccia degli animali, esposti a temperature rigidissime, cresce folta durante i freddi inverni.
Le condizioni degli allevamenti sono spaventose, e gli animali affrontano un vero e proprio calvario fino alla fine dei loro giorni. Molto spesso i cani e i gatti non provengono neanche dagli appositi allevamenti, ma sono cresciuti in piccole aziende a gestione familiare, dove vivono stipati in minuscole gabbie per poi morire in maniera agghiacciante davanti agli occhi dei loro compagni.
I cani vengono sgozzati e fatti morire dissanguati, oppure bastonati sulla testa. I gatti vengono spesso impiccati con cappi metallici.In Italia l'allevamento, l’importazione e il commercio delle pelli di cane e di gatto è illegale (Legge 189/04 sui maltrattamenti degli animali).Tuttavia bisogna prestare attenzione al fatto che, per nascondere la provenienza delle pelli ai consumatori, sull'etichetta (quando presente) vengono utilizzati pseudonimi e nomi di fantasia.

Nome sull'etichetta per le pellicce di cane

Nome sull'etichetta per le pellicce di gatto

asian jackal

genette

asiatic racoonwolf

goyangi

asian wolf

housecat

corsak fox

katzenfelle

dogue of China

lipi

finnracoon

mountain cat

finnracoon asiatico

wildcat

fox of Asia

special skin

gae wolf

 

gubi

 

kou pi

 

lamb skin

 

loup d'Asie

 

nakhon

 

pemmern wolf

 

sakhon

 

sobaki

 

special skin

 

 

 

 

 

 

ttenzione

 
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