Creato da NeVerLiKeMe il 19/10/2006
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Post N° 96

Post n°96 pubblicato il 19 Luglio 2007 da frickpeace

ci siamo spostati qui:
NoAiSequestri - Libero Community - Blog

 
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Nuovo blog

Post n°95 pubblicato il 12 Luglio 2007 da frickpeace

Avviso!!!
In tanti ci hanno chiesto,perchè il blog è chiuso?era giusto così,è nato per il sequestro ed è finito con la liberazione.Ora il sequestro è finito....ma non il discorso,per l'appunto abbiamo pensato a un nuovo spazio,così abbiamo aperto un nuovo blog:"noaisequestri"
NoAiSequestri - Libero Community - Blog

 
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La resurrezione di un uomo, Giorgio Melis

Post n°94 pubblicato il 01 Luglio 2007 da NeVerLiKeMe

Non è la solita liberazione. È una resurrezione. Perché quasi tutti,
inclusi i servizi segreti, davano Titti Pinna morto e sepolto magari
subito dopo un finto sequestro o un omicidio camuffato da rapimento.
Hanno (abbiamo) sbagliato tutti o quasi. Tranne la famiglia, che - spes contra spem
- non si è mai arresa. Ha continuato a credere e sperare. Ora si capirà
se fosse la forza di un sentimento più forte di ogni apparenza e
realtà. O un minimo di consapevolezza, qualche modesta prova che ha
resistito alla prova della disperazione, della smentita che per otto
mesi i fatti contrapponevano alla speranza.



Era sequestro e come. Un sequestro all'antica. Con la pacata, inesorabile ferocia dei rapimenti di prima dell'era industriale
di Mesina e degli altri tristi epigoni dell'orgolese troppo osannato,
anche adesso. Sequestri di campagna, spietati. Senza truculenze
gratuite e inutili. Ma senza concedere nulla. Senza esporsi a niente di
tecnologicamente sensibile e rintracciabile, a intercettazioni
ambientali e telefoniche.



È stata rispolverata la vecchia tecnica collaudata, impenetrabile o
quasi. Un uomo gettato in una tana, con un collare di ferro al collo e
una pesantissima catena. Senza potersi muovere, lasciato nella
sporcizia di un buco infame, senza spostamenti o con quelli minimi. Lo
hanno trattato come un animale. Come si fa con i cani dei pastori
legati a una corda corta: per incattivirli, per farli dipendere in
maniera totale dal padrone e cancellargli perfino la pulsione a
scappare o reagire.



Anche senza brutalità fisiche, è un atteggiamento da belve umane per
degradare fisicamente e psicologicamente un uomo, farne un oggetto,
spegnerne lo spirito. A Titti Pinna, sorretto dalla fede (e
dev'essercene voluta davvero tanta per resistere) si attribuisce già
una volontà di perdono. Lo faccia pure, cristianamente, nel suo intimo.
Ma non una parola pubblica di comprensione, figurarsi di perdono, per
questi figuri senza umanità. Niente buonismo di facciata, e nessuno
neppure lo solleciti con domande idiote, per favore.



Bisogna solo prenderli: a qualunque costo. Per dimostrare che il
sequestro, anche in questa subdola, modernissima forma antichissima,
non paga in alcun modo. Dopo dieci anni di tregua, ne è stato
organizzato e attuato freddamente uno predisposto come anomalo rispetto
a tutti gli ultimi: incluso quello spettacolare di Silvia Melis.
Anomalo fino a convincere tutti, fin dalle prime fasi, che non fosse il
solito rapimento ma un delitto perfetto, senza cadavere e senza
sospettabili. Dunque per far abbandonare ricerche e indagini, con
l'astuzia fredda di cui sono capaci i reprobi tra ovili, paesi e città.



Per sviare qualunque sospetto, lasciando passare il tempo con una
strategia d'attesa lucida e senza un cenno di impazienza. Per poterla
fare franca dopo la sortita finale fuori tempo massimo, realizzare
l'incasso e poi l'eventuale rilascio (ma siamo sicuri che ci sarebbe
stato?).



Il massimo della modernità è nel ritorno radicale alle pratiche più
remote e sicure, inabissandosi nelle primitive tecniche del sequestro
pastorale. Ne richiama tanti altri, a metà degli anni sessanta,
soprattutto nella Sardegna centrale, tra Margine e Campeda (Neoneli,
Abbasanta, Macomer, Santulussurgiu, Bortigali): prima di Mesina e
dell'orgia dei rapimenti dalla Barbagia fabbrica di banditi che
spaziavano nella modernità dalla Costa Smeralda fino alle porte di
Cagliari.



Ne ricordo uno successivo, seguito da vicino, come molti altri, che
richiama questo di Titti Pinna. La vittima fu il commendator Mario
Mereu, industriale vinicolo prelevato nella sua casa sull'Orientale,
quasi al bivio per Jerzu. Lo tennero, senza mai spostarlo, in un
anfratto dove non si stava in piedi né si potevano fare due passi. Per
mesì, in una tana di roccia. L'ostaggio ne uscì distrutto, costretto
per mesi a letto prima di poter riacquistare l'uso della gambe.



Con Titti Pinna si è fatto un salto indietro di oltre 40 anni. A un
primitivismo premeditato e attuato senza sbavature. L'allevatore di
Bonorva si è salvato solo perché giovane e forte. Ma quando un uomo
esce dalla prigionia con 25 chili in meno. Con gli occhi quasi coperti
da un velo, lui che nelle foto aveva uno sguardo azzurro e saettante.
Con un barbone e capelli che richiamavano Saddam Hussein tirato fuori
dalla buca in cui si era sepolto. O come i banditi sardi ottocenteschi
feriti e uccisi in qualche “caccia grossa” come ai cinghiali. Il
sollievo di saperlo e vederlo vivo è stato inizialmente offuscato dalla
visione di questo pezzo d'uomo accasciato sulla barella, nel volto i
segni di una prova terribile. Documento vivente della mostruosità del
sequestro.



Un uomo incatenato tenuto a vegetare per otto mesi senza contatti e
notizie del mondo e, pare, ridottissimi con questi carcerieri dal cuore
di tenebre. Perdonarli? L'ergastolo è l'unica ricompensa accettabile.
Hanno rubato a Titti (che buffo questo diminutivo così gentile e eppure
adatto a un omone con gran sorriso e occhi scintillanti!) otto mesi di
vita che valgono, per crudeltà, dieci anni. Ma pensate, rabbrividendo,
cosa possono essere i miliardi di secondi tormentosi di oltre 240
giorni vissuti nell'angoscia di una solitudine assoluta, irrimediabile,
con l'umiliazione del collare di ferro e la catena.



Il sequestro può essere peggio di un omicidio ripetuto all'infinito,
ogni giorno. Quello di Titti è uno di questi, e ci vorrà una grande
forza d'animo per superarne il trauma anche per un uomo fortissimo come
l'allevatore.



Ancora non è chiaro se davvero i carcerieri l'abbiano lasciato
andare perché sentivano sul collo i carabinieri in battuta. È
consolidata la misura di sicurezza per cui l'ostaggio viene rilasciato
molto lontano dalla “cella”, per non compromettere i carcerieri e i
loro complici. Se davvero Titti Pinna è stato tenuto prigioniero i
quell'ovile di Sedilo, la posizione del proprietario e del servo
pastore, i due sedilesi arrestati, non solo potrebbe farsi pesantissima
ma determinante per le indagini. Confermerebbe l'ipotesi di un rilascio
obbligato e imprevisto. Se le indagini confermassero questo punto, una
grande smagliatura si aprirebbe nel perfetto “ritorno al passato” dei
sequestri, con un epilogo potenzialmente esiziale per i rapitori.



Quanto al riscatto, si saprà o si capirà presto se fosse stato già
pagato o ancora da versare. Ma a questo punto conta solo che Titti
Pinna sia vivo e libero. Quando tutti lo davano (lo davamo) per morto
subito dopo la cattura. Anche padre Salvatore Morittu, bonorvese e
legatissimo alla famiglia. Lo aveva lasciato intendere in un articolo
scritto alcuni mesi fa per il nostro giornale e lo ha confermato in
un'intervista ieri.



Comunque sia, la liberazione dell'allevatore mette fine a una ridda
di voci, qualcuna forse messa in giro ad arte, e avventurosamente
ripresa. Anche dai servizi segreti, secondo un reportage pubblicato
alcuni mesi fa e che a tutti parve un invito ufficioso ma sostanziale a
mettersi l'anima in pace. Invece così non era. Ed è parso di cogliere
una sfumatura di dissenso su quello scoop fortunatamente falso nelle
prime dichiarazioni del generale Gilberto Murgia. Ricordando che i
carabinieri non condividevano quella sortita e non avevano mai
interrotto indagini e ricerche.



Più fantasiosa e avventurosa la notizia, rilanciata con eccesso di
disinvoltura, di una fuga amorosa con una rumena. Povero Titti Pinna,
proposto come un fuggiasco d'amore mentre marciva nella sua orribile
prigione. A parte la smentita della donna improvvisamente coinvolta,
rintracciata da “Chi l'ha visto?”, un tocco di grottesco gossip in un
dramma che poteva essere una tragedia. Ora è tutto alle spalle, ma
qualche propalatore di falsità dovrà fare una robusta autocritica.



Mentre davvero un grande, commosso applauso va alla famiglia
dell'allevatore, esteso a tutta Bonorva. I parenti non hanno mai
mollato: anche quando sono rimasti soli per la rassegnazione di tutti.
Non solo per la convinzione e determinazione durante otto mesi di
angoscia. Anche per la lezione di sobrietà e dignità che hanno dato
dopo il rilascio di Titti. Poche parole essenziali, e poi la porta
fermamente chiusa in faccia ai troppi curiosi e a insopportabili
domande routinarie del tipo: li perdonerete?



L'unico perdono, ribadiamo, è l'ergastolo. Perciò bisogna prenderli
a tutti i costi: pare che si sia già sulla strada giusta. Per Giovanni
Battista Pinna detto Titti. Per le sue sofferenze. Per dare una mazzata
ai beccai del sequestro che ripropongono la piaga più orrenda della
criminalità sarda dopo dieci anni di pausa. Le indagini sono in buone
mani: il procuratore Mauro Mura è un esperto su cui contare. Avendo al
fianco - oltre Paolo De Angelis e Gilberto Ganassi - l'esperienza di
Mario Marchetti, che ha una motivazione in più: è bonorvese e conosce
benissimo Titti Pinna.

Fonte L'altra Voce

 
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Post N° 93

Post n°93 pubblicato il 13 Giugno 2007 da Nimueh

Domenica
17 Giugno 2007

 
 




Il
Parroco con la Comunità Parrocchiale, il Sindaco con
l'Amministrazione e il Consiglio Comunale,


Invitano



le
donne e gli uomini di Sardegna, i Sacerdoti, i Sindaci e i Comuni
della Sardegna,
tutte
le associazioni culturali, le associazioni sportive, religiose e i
comitati delle feste popolari, il mondo della cultura e della
politica, il mondo delle professioni e del lavoro, il mondo del
volontariato, dello Sport e della musica, le ragazze ed i ragazzi
della Sardegna di domani......

 








A
partecipare alla Fiaccolata in onore della Madonna, per rendere
grazie della Liberazione di Titti Pinna, che si terrà a
Bonorva Domenica 17 Giugno, col seguente programma:

Ore
20.00 – Concelebrazione della Santa messa presieduta
dall'Arcivescovo Mons. Atzei, in Piazza Santa Maria






Ore
21.00 – Fiaccolata che si snoderà per le vie principali del
Paese partendo dalla chiesa Natività di Maria, e proseguendo
per Corso Umberto, Via Cairoli, Via Roma, Via Sant'Antonio, Via Carlo
Alberto, Via Brigata Sassari, e conclusione nel piazzale della
grotta di Lourdes presso la chiesa di San Salvatore.

L'Organizzazione
si scusa in anticipo di non potere raggiungere tutte le Associazioni
e i Comitati singolarmente, ma li invita a partecipare con i propri
stendardi, striscioni o mezzi e segni di riconoscimento.

 





 
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Post N° 91

Post n°91 pubblicato il 28 Maggio 2007 da NeVerLiKeMe

FINALMENTE A CASA

BENTORNATO!!!!

Angela, Barbara, Battista e Rosanna


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