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L'arte di saper ascoltare

Post n°183 pubblicato il 15 Agosto 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

Di solito siamo convinti di saper ascoltare l’altro senza la necessità di dover compiere uno sforzo di attenzione.

Tuttavia, la credenza che l’ascolto sia semplice ed automatico si rivela molto spesso erronea.

Fattori di natura cognitiva, emotiva e relazionale diminuiscono la nostra capacità di ascoltare veramente l’altro e comprendere pienamente quello che vuole comunicarci.

L’ascolto vero implica una partecipazione attiva e un interesse reale per colui che parla e per le sue parole.

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Ascoltare è dare, non solo ricevere

Ascoltare non è solo udire quello che l’interlocutore dice ma è qualcosa di più.

Il dare autenticamente ascolto all’altro non è quindi né semplice, né automatico.

La difficoltà di ascoltare una persona non è associata, come si potrebbe pensare, ad una indisponibilità verso l’altro, ma scaturisce da atteggiamenti sbagliati nel rapporto comunicativo con lui.

Secondo i risultati di alcuni studi di psicologia della comunicazione, gli atteggiamenti che più impediscono la capacità di ascolto sono quelli valutativo, interpretativo, di consolazione, investigativo e risolutivo.

Atteggiamento valutativo

L’atteggiamento valutativo consiste in una posizione poco flessibile fondata su rigide convinzioni o su rigide norme morali.

Chi assume questo atteggiamento nell’ascolto si limita a filtrare le informazioni provenienti dall’altro sulla base dei propri schemi mentali, delle proprie convinzioni e dei propri principi ideologici.

In maniera prevenuta, non ascolta autenticamente chi parla ma si limita a esprimere giudizi di valore in base alle sue posizioni preconcette.

Atteggiamento interpretativo

L’atteggiamento interpretativo consiste nel focalizzare l’attenzione su ciò che è essenziale per sé stessi e dal proprio punto di vista e non per chi parla.

Le cose che l’altro dice e le informazioni che sta comunicando vengono selezionate in base ai propri interessi e non in base al punto di vista del parlante.

Atteggiamento di consolazione

L’atteggiamento di consolazione si esplicita attraverso modalità comunicative tese a incoraggiare, rassicurare e consolare l’altro.

Si cerca di sdrammatizzare la situazione dell’interlocutore con l’obiettivo di rasserenarlo e tranquillizzarlo.

In realtà, con le modalità materne o paternalistiche tipiche di questo atteggiamento, spesso si inducono nell’altro atteggiamenti di dipendenza e di passività .

Atteggiamento investigativo

L’atteggiamento investigativo è caratterizzato da una quasi morbosa smania di indagare su aspetti della vita dell’altro.

Più che ascoltare, con questo atteggiamento si tende a far svelare a chi parla le proprie informazioni personali.

La conseguenza è che questi ha la sensazione di subire un interrogatorio e attiva un atteggiamento difensivo e ostile.

Atteggiamento risolutivo

L’atteggiamento risolutivo consiste nel cercare di fornire subito una soluzione semplicistica anche senza avere le informazioni necessarie.

Questo atteggiamento induce in chi parla il convincimento che l’interlocutore più che comprenderlo vuole liberarsi di lui oppure che l’altro è una brava persona ma incapace di fornire aiuto.

L’accettazione dell’altro

Per alcuni aspetti, i risultati delle ricerche sulla comunicazione e l’ascolto sembrano confermare le tipologie di ascoltatore individuate nell’antica Grecia dal filosofo Plutarco:

* l’esibizionista che approfitta del minimo pretesto per portare il discorso su sé stesso e su tematiche da lui preferite;
* l’arrogante che ascolta accigliato e serioso palesando un forte distacco;
* il malizioso che tenta di mettere in difficoltà l’altro con domande contorte e fuori luogo;
* l’invidioso pronto a criticare ogni cosa sempre e comunque;
* l’ignorante che pur non capendo nulla si nasconde dietro a spiccati sorrisi e ampi cenni di approvazione;
* l’adulatore che è sempre pronto a lusingare l’altro;
* l’ipocrita che recita continuamente la parte dell’ascoltatore perfetto.
Tutti i suddetti atteggiamenti impediscono l’ascolto attivo e l’atteggiamento di accettazione dell’altro: un modo di rapportarsi agli altri che non sentenzia, non colpevolizza, non approva e non disapprova.

L’atteggiamento di accettazione non si limita alla sospensione del giudizio ma richiede il profondo rispetto dell’unicità e diversità dell’altro.

L’ascolto attivo implica un coinvolgimento e una partecipazione sia sul piano verbale sia sul piano non verbale (postura, gesti, sguardo, ecc.) ed è rivolto a comprendere autenticamente il racconto di chi parla.

L’atteggiamento di accettazione e l’ascolto attivo favoriscono un clima di fiducia e una reale comprensione dell’interlocutore.

Gli studi di psicologia della comunicazione hanno mostrato che un autentico interesse verso l’altro e la capacità di decentrarsi cognitivamente sono i due fattori più importanti per assumere un atteggiamento di ascolto attivo, ma che comunque una conoscenza delle tecniche di comunicazione verbale e non verbale (caratteristiche dell’eloquio, gestione delle pause, modalità di porre le domande, il tono della voce, lo sguardo, la postura del corpo, ecc.) può aiutare nel migliorare le proprie capacità di ascolto.

Psicologia 24

 
 
 

Certa gente non lo sa ...

Post n°182 pubblicato il 10 Agosto 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

La schiena di una donna è roba per intenditori. 
Ad amarne la bocca, gli occhi, i fianchi sodi, si fa presto. 
È un fatto da poco.
La schiena no, la schiena è un'altra cosa. 
È un privilegio di fiducia. 
È la sensualità che da le spalle al mondo e guarda avanti. 
La schiena è femmina e, quando si volta, lo fa perché non teme inganni. 
È spavalda, audace, baldanzosa. 
Ha un binario unico, che le corre al centro. 
Un solco lungo il quale colano, dall'alto verso il basso, le pugnalate che non ha saputo evitare, le carezze liquide di certe mani belle. 
La schiena non trattiene, la forza di gravità glielo impedisce. 
La schiena sa come lasciar andare. 
È un battitore libero, il punto più selvaggio di una donna. 
Risalirla con la bocca, tenerla ferma con le mani, accerchiarla in un abbraccio, è un colpo di fortuna. 
Ma certa gente non lo sa e per questo la trascura. 
La schiena di una donna è la sua forza, il suo più antico cedimento. 
Si inarca quando ama, sta dritta quando deve, come il fusto di un albero maestoso, il tronco di una quercia secolare, lo stelo di un fiore che si schiude sul collo: lì, i baci sono più belli, i graffi fanno più male.
Per capire una donna, basta leggerne la schiena. 
Curva o tesa, morbida o nervosa. 
Se si lascia prendere, vuol dire che si fida. 
Se si gira di scatto, è perché non torna indietro.

Antonia Storace

 
 
 

Se mi leggi ...

Post n°181 pubblicato il 04 Agosto 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

 

Se innaffi una pietra, non aspettarti fiori.
Dario Giorgianni.
 
 
 

Ammoniaca

Post n°180 pubblicato il 29 Luglio 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

Ci sono persone che non se ne vanno. E sia chiaro che questa non è una buona cosa, ma la peggiore delle maledizioni. Anche perché non è che nel frattempo ci sono. Non ci sono, ma proprio per niente, però ogni tanto vengono a fare la pisciatina nell’angolo. E la cosa peggiore è che dopo che queste persone hanno pisciato così tanto negli angoli che hai la casa (leggi: testa) che puzza più di un sottopassaggio della stazione, dopo che hai fatto di tutti per tenerli lontano da casa, hai ripulito tutto, ti stai dimenticando quell’odore d’ammoniaca che ti frigge tutti i neuroni, e ti senti bene e anche un po’ figa, diciamo la verità, dopo tutto questo lavoro a loro basta un’altra piccola pisciatina. E tu pulisci subito tutto di nuovo, ma l’odore rimane ancora, e ci mette un secondo a riappiccicartisi dappertutto, nelle narici, in mezzo alle sinapsi. E loro lo sanno che rimane. Solo che non se ne curano granché, l’importante è averti ripisciato un attimo per casa, essersi liberati, aver fatto in modo che tu ti ricordassi di loro, pur in modo così sporco e inutile. Non gli interessa nient’altro, pisciarti in casa, far in modo che tu ti ricordi di loro, e bon, poi se ne tornano a fare quello che fanno e che non si sono mai degnati di dirti cosa fosse. Sei il loro pisciatoio. Che bello.

leombredipersefone

 

 
 
 

*

Post n°179 pubblicato il 25 Luglio 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

Mi piace credere
che a volte mi pensi
come capita a me,
che a tratti ti manco e
che se non ci sei è solo
perché non puoi.
Che ti appartiene
lo stesso desiderio,
che il tempo che ci divide
a volte è un tormento
a volte nostalgia,
un dipinto fatto di noi.
Che la notte a volte ti manco,
che appartengo ad un sogno,
che se nulla avviene
è solo perché non puoi.

Silvana Stremiz

 
 
 

Ambhé!!!

Post n°178 pubblicato il 01 Luglio 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

Non ho mai fatto un errore in vita mia. Una volta ho creduto di averne fatto uno. Ma mi sbagliavo.

Lucy Van Pelt

 
 
 

Légèreté

Post n°177 pubblicato il 26 Giugno 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

Ho contato i miei anni ed ho scoperto che ho meno tempo da vivere da ora in avanti, rispetto a quanto ho vissuto finora …
Mi sento come quel bimbo cui regalano un sacchetto di caramelle: le prime le mangia felice e in fretta, ma, quando si accorge che gliene rimangono poche, comincia a gustarle profondamente.
Non ho tempo per sopportare persone assurde che, oltre che per l’età anagrafica, non sono cresciute per nessun altro aspetto.
Non ho tempo, da perdere per sciocchezze.
Ora non sopporto i manipolatori, gli arrivisti, né gli approfittatori.
Mi disturbano gli invidiosi, che cercano di discreditare i più capaci, per appropriarsi del loro talento e dei loro risultati.
Ho poco tempo per discutere di beni materiali o posizioni sociali.
Amo l’essenziale, perché la mia anima ora ha fretta …
E con così poche caramelle nel sacchetto …
Adesso, così solo, voglio vivere tra gli esseri umani, molto sensibili.
Gente che sappia amare e burlarsi dell’ingenuo e dei suoi errori.
Gente molto sicura di se stessa , che non si vanti dei suoi lussi e delle sue ricchezze.
Gente che non si consideri eletta anzitempo.
Gente che non sfugga alle sue responsabilità.
Gente molto sincera che difenda la dignità umana.
Con gente che desideri solo vivere con onestà e rettitudine.
Perché solo l’essenziale è ciò che fa sì che la vita valga la pena viverla.
Voglio circondarmi di gente che sappia arrivare al cuore delle altre persone …
Gente cui i duri colpi della vita, abbiano insegnato a crescere con dolci carezze nell’anima.
Sí … ho fretta … per vivere con l’intensità che niente più che la maturità ci può dare.
Non intendo sprecare neanche una sola caramella di quelle che ora mi restano nel sacchetto.
Sono sicuro che queste caramelle saranno più squisite di quelle che ho mangiato finora.
Il mio obiettivo, alla fine, è andar via soddisfatto e in pace con i miei cari e con la mia coscienza.
Ti auguro che anche il tuo obiettivo sia lo stesso, perché, in qualche modo, anche tu te ne andrai …
Mario Andrade


 
 
 

Eros e Pathos

Post n°176 pubblicato il 27 Maggio 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

 

Andate, andate pure.
Io resto qui
disteso
ad aspettarla.
In carne, ossa
e amore.
Lasciatemi 
impazzire
in pace. 
Lasciatemi
ingoiare la ragione.
Andate, andate pure
Io resto qui
ad abbracciarla.
E se non parlerà
sciogliendole i capelli
inizierò a baciarla.
E le racconterò 
di tutte quelle ore
passate a bocca aperta
a scriver poesie
spogliando le parole
di tutte quelle ore
passate a bocca 
aperta 
che senza le sua labbra
mi si seccava
il cuore.
Andate, andate pure. 
Io resto qui
a dipingerle 
una strada
che l’accompagni fin da me.
Perché lei è acqua che scorre
tra le rughe della terra
e quelle della fronte
un inchino della luce
che scompone
l’infinito 
in tanti piccoli granelli.
E non badate ai miei occhi
credetemi
li ho sempre avuti
stanchi.
E non badate ai suoi occhi
credetemi
li ha sempre avuti
belli.

Andrea Zorretta Faber per gli amici

 
 
 

Calcolo elegiaco

Post n°175 pubblicato il 23 Maggio 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

Quanti di quelli che ho conosciuto
(se davvero li ho conosciuti),
uomini, donne
(se la divisione resta valida),
hanno varcato questa soglia
(se è una soglia),
hanno attraversato questo ponte
(se può chiamarsi ponte) –

Quanti dopo una vita più o meno lunga,
(se per loro fa ancora differenza),
buona, perchè è cominciata,
cattiva, perchè è finita
(se non preferiscono dire il contrario),
si sono trovati sull’altra sponda
(se si sono trovati
e se l’altra sponda esiste) –
Non mi è data certezza
della loro sorte ulteriore
(sempre che sia una sorte comune
e ancora una sorte) –

Hanno tutto
(se la parola non è riduttiva)
dietro di sè
(se non davanti a sè) –

Quanti di loro sono saltati dal tempo in corso
e svaniscono sempre più mesti in lontananza
( se ci si fida della prospettiva) –

Quanti
(se la domanda ha senso,
se si può arrivare alla somma finale
prima che chi conta aggiunga se stesso)
sono caduti nel più profondo dei sonni
(se non ce n’è di più profondi) –

Arrivederci.
A domani.
Al prossimo incontro.
Questo non vogliono più
(se non vogliono) ripeterlo.
Rimessi a un infinito
(se non diverso) silenzio.
Intenti solo a quello
(se solo a quello)
a cui li costringe l’assenza.

Wislawa Szymborska

 
 
 

Orgasmi ... ?

Post n°174 pubblicato il 10 Maggio 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

In un recente post del Fattoquotidiano.it, scritto dalla psicoterapeuta e sessuologa Roberta Rossi si legge: “molte donne fingono orgasmi per soddisfare il compagno”. No. Fingono perché non sanno che l’orgasmo vaginale non esiste (e che l’anorgasmia è una disfunzione o malattia inesistente). Quindi, per sentirsi “normali” devono far credere al partner che riescono a godere con il pene in vagina. Le responsabilità di questa ignoranza è anche dei sessuologi, perché tutti sanno che l’orgasmo vaginale non esiste, ma non lo divulgano tramite i mass-media né quando fanno educazione e terapia sessuale: il mantenimento dell’ignoranza è un grande business.
La vagina è un organo interno responsabile della riproduzione. Infatti, dopo la menopausa va lentamente in “atrofia” e da secoli sappiamo che non ha una struttura anatomica tale da poter scatenare un orgasmo. Ciononostante, nel 1905 l’orgasmo vaginale è stato inventato da Sigmund Freud sulla base di opinioni personali prive di basi scientifiche. Nell’articolo pubblicato in Clinical anatomy del 2015 si legge: “Per la prima volta, un medico ha affermato che esistono due tipi di orgasmo e che quello vaginale era la norma prevista per le donne adulte (…) la teoria di Freud è uno strumento per fare accettare alle donne il loro ruolo sociale”.
Le poche donne che affermano di provare “l’orgasmo vaginale” ricorrono a quest’espressione perché da 100 anni è usata dai sessuologi, ma è errato dal punto di vista scientifico, perché l’orgasmo è sempre scatenato dagli organi erettili della vulva (clitoride, piccole labbra ecc.), che tutte le donne possiedono, per questo bisogna parlare semplicemente di “orgasmo femminile”, come si usa genericamente “orgasmo maschile” per gli uomini.
Le affermazioni sull’orgasmo vaginale di Emmanuele Jannini, Jim Pfaus, Stuart Brody, Beverly Whipple, Barry Komisaruk, Chiara Simonelli, Alessandra Graziottin, e altri non hanno basi scientifiche, e i termini orgasmo vaginale, uterino, clitorideo, misto o del punto G/A/C/U/K/O/CUV ecc. non devono più essere usati da sessuologi, ginecologi, psicologi, dai mass-media e dalle donne. Abituarsi a usare semplicemente “orgasmo femminile” è importante perché non ci saranno più donne che si sentiranno anormali, patologiche o inferiori perché non provano l’inesistente orgasmo vaginale, e potranno parlarne senza più vergognarsi anche con il partner e le amiche.
Tutte le donne possono avere orgasmi, non solo durante la masturbazione reciproca e nel rapporto orale, ma anche nel rapporto vaginale (e anale) sempre, anche la “prima volta” (cioè al primo rapporto vaginale, che non deve essere doloroso) e in tutte le posizioni, con la (semplice) stimolazione contemporanea di clitoride e piccole labbra con le dita, che si può fare anche dopo l’eiaculazione maschile in vagina. Si veda in proposito lo schema sull’orgasmo femminile.
Importante sarà inoltre la nuova definizione di “rapporto sessuale completo“, ripresa dall’ebook del 2011: non più il solo rapporto vaginale, ma anche l’orgasmo per entrambi i partner con o senza il rapporto vaginale (definizione valida per tutti gli esseri umani). E questo sempre, anche in adolescenza, in gravidanza, e dopo la menopausa.
Com’è possibile che i sessuologi insegnino alle coppie come stimolare la clitoride durante il rapporto vaginale solo in terapia sessuale? Tutti devono sapere che non è una terapia, e si può, si deve, fare sempre, ogni volta che si fa l’amore. Avete 2 mani con 10 dita (e ci sono anche le dita della donna), durante il rapporto vaginale le usate per accarezzare viso, collo, seno, natiche della vostra partner. Perché non usarle anche per la stimolazione della clitoride ?
Sapere che l’orgasmo vaginale non esiste sarà una liberazione anche per i maschi, non ci saranno più ansie da prestazione, perché non è il pene quello che conta (quindi non sono importanti neanche le sue dimensioni), ma sono le mani che un ragazzo o un uomo deve sapere come e dove usare ed è una cosa semplicissima, ma i sessuologi lo devono spiegare a tutti quando fanno educazione sessuale, agli adolescenti e adulti.
Vale quindi la proporzione Conoscenza: Educazione = Libertà: Felicità. Insomma, mai più senza orgasmo femminile, perché è importante anche per la salute sessuale e generale, vedi l’ebook sull’arte di fare l’amore del 2014.

Vincenzo Puppo - Medico Sessuologo

 
 
 

Cinquantenni sull'orlo di una crisi di nervi ...

Post n°173 pubblicato il 04 Marzo 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

Bisogna essere sempre ubriachi. Tutto sta in questo: è l'unico problema. Per non sentire l'orribile fardello del tempo che rompe le vostre spalle e vi inclina verso la terra bisogna che vi ubriacate senza tregua. Ma di che? Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro. Ma ubriacatevi. E se qualche volta sui gradini d'un palazzo, sull'erba verde d'un fossato, nella mesta solitudine della vostra camera, vi risvegliate con l'ubriachezza già diminuita o scomparsa, domandate al vento, all'onda, alla stella, all'uccello, all'orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che ruota, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, domandate che ora è; e il vento, l'onda, la stella, l'uccello, l'orologio vi risponderanno: è l'ora di ubriacarsi! Per non essere gli schiavi martirizzati del tempo, ubriacatevi; ubriacatevi senza smettere! Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro.

Charles Baudelaire

 
 
 

Ma che te lo dico a fare!!!

Post n°172 pubblicato il 04 Febbraio 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

Ci sono due cose che l'uomo non ammetterà mai di non saper fare: guidare e fare l'amore. Stirling Moss 

Verissimo!
Bisogna mentire per essere creduti!
L'Avvocato in persona!

 

 
 
 

Atlante degli abiti smessi

Post n°171 pubblicato il 13 Gennaio 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

Abitare sopra un parco è una prospettiva intelligente.
...
Impari a distinguere le categorie, anche. Le single hanno cani vivaci e sciarpe colorate, annodate a doppio giro, come usa adesso. Le donne sole vanno lente, hanno cani mogi e sciarpe legate maldestramente. E poi vedi le coppie usurate e quelle nuove. Lo capisci dal movimento del silenzio (beh, non potrei sentire altro, da qui). Gli innamorati in quel silenzio si guardano, stringono qualcosa (un braccio, la mano, una birra). Hanno labbra ferme, ma morbide. Gli altri producono silenzi serrati, indovino da qui le bocche strette, sigillate, E guardano ognuno cose diverse, oppure la ghiaia del viale. 

Elvira Seminara

 
 
 

Donne che sanno mancare ...

Post n°170 pubblicato il 25 Novembre 2016 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

Fonte web

 
 
 

Oh vediamo chi c'è!!!

Post n°169 pubblicato il 18 Novembre 2016 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

Il suo sesso era come un gigantesco fiore di serra, il più grande che il Barone avesse mai visto, e i peli intorno erano folti e ricciuti, neri come il carbone. E queste labbra le imbellettava come fossero una bocca, in modo elaborato, fino a farle assomigliare a camelie rosso sangue, che, aperte a forza, mostravano il bocciolo interno ancor chiuso, una gemma del fiore più pallida, con la pelle più chiara.

Anaïs Nin

 
 
 

Grande Annalisa

Post n°168 pubblicato il 09 Ottobre 2016 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

Un uomo che non ti cerca è da scartare. 
Se già fa fatica ad alzare la mano per scriverti, non oso immaginare per alzare il resto.

Annalisa Carrera

 
 
 

Mi anticipo

Post n°167 pubblicato il 05 Settembre 2016 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

Ho l’età in cui le cose si osservano con più calma, ma con l’intento di continuare a crescere.
Ho gli anni in cui si cominciano ad accarezzare i sogni con le dita e le illusioni diventano speranza.
Ho gli anni in cui l’amore, a volte, è una folle vampata, ansiosa di consumarsi nel fuoco di una passione attesa.
E altre volte, è un angolo di pace, come un tramonto sulla spiaggia.
Quanti anni ho, io? Non ho bisogno di segnarli con un numero, perché i miei desideri avverati, le lacrime versate lungo il cammino al vedere le mie illusioni infrante valgono molto più di questo.
Che importa se compio venti, quaranta o sessant’anni!
Quel che importa è l’età che sento.
Ho gli anni che mi servono per vivere libero e senza paure.
Per continuare senza timore il mio cammino, perché porto con me l’esperienza acquisita e la forza dei miei sogni.
Quanti anni ho, io? A chi importa!
Ho gli anni che servono per abbandonare la paura e fare ciò che voglio e sento.

José Saramago

 
 
 

Indignati, haters e frustrati: la tribù dei ebeti.

Post n°166 pubblicato il 31 Agosto 2016 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

La verità è che il web, forse, non ce lo possiamo permettere. I social network sono sempre più invasi da coloro che Enrico Mentana ha definito “webeti”. C’erano anche ieri, solo che sproloquiavano al bar o scrivevano perle di vita vissuta sui muri dei cessi: evitarli era facile. Oggi, purtroppo, tocca leggerli. Anche e soprattutto se non vuoi. Già notati da Michele Serra e Umberto Eco, i social dement hanno portato Il Time a sparare in copertina: “I troll hanno trasformato il web in una fogna di ostilità e violenza”. E così la Rete, che continua a essere popolata da persone meravigliose che senza il web non avresti mai conosciuto e ad avere pregi enormi, è appesantita da “avvelenatori di pozzi” di professione. Qualcuno fa tenerezza, qualcuno fa pena. Qualcun altro fa solo schifo. Fenomenologia breve del webete.

Talebano. E’ sempre convinto che la verità stia solo da una parte e coincida con Renzi, Grillo o Salvini. Se gli dai ragione sei un eroe, se osi fare distinguo sei una merda. Il dubbio non li ha mai intaccati.


Piove governo ladro. Qualsiasi cosa capiti, dirottano sempre l’argomento su Renzi o Grillo. C’è il terremoto? “E’ colpa di Renzi”. La Roma va fuori dalla Champions? “E’ colpa della Raggi”.

Pretoriani. Passano la vita a insultare chi non la pensa come loro, creando profili fake a profusione per aumentare il loro fuoco (fatuo) di fila. Hanno fatto sesso l’ultima volta nel ’77 e si masturbano se un loro hashtag finisce nei Trending Topics. Poveracci.

Haters. Webeti anonimi che ti attaccano anche se dici cose ovvie, tipo “Rondolino è brutto come un singolo di Antonacci”. Se ti incontrano per strada, ti chiedono l’autografo: non perché in realtà ti stimino, ma perché del tutto sprovvisti di zebedei. Se la fanno sotto di default.

Indignati. Non gli va mai bene niente. Se Bonolis viaggia con l’aereo privato, lo insultano per ostentazione di ricchezza. Se Cannavacciuolo viaggia con Ryan Air, lo insultano perché è un poveraccio. Una manciata di cazzi propri, no? No.

Esperti. Si adattano all’argomento del momento e danno consigli su tutto. Sul terremoto, sulla ripopolazione del panda rosso o sulla Pellegrini che “non sa nuotare”. Loro, invece, quando fanno il bagno nella vasca riescono a essere così agili da staccare perfino la paperella gialla. L’unica, peraltro, a fargli misericordiosamente compagnia.

Battutisti. Proliferano soprattutto su Twitter, convinti che bastino 140 caratteri ad minchiam per essere pubblicati su Spinoza. Fanno “battute” soprattutto quando muore qualcuno famoso. Una prece: al morto, ma più che altro a loro.

Precisini. Ne sanno sempre più di te. Sempre. Tipo: “Non è vero che Jimi Hendrix nel 1968 ha sbadigliato 74 volte. Lo ha fatto 76”. Si divertono così.

Gasparri. Emblema del citrullo mediamente noto che non sa usare la Rete e raccatta continuamente figure da bischero. Senza neanche accorgersene. Vale anche per le Picierno, ma non è il caso di dare ulteriore spazio a tale pulviscolo. Quindi andiamo avanti.

Censori. Vivono con l’unico obiettivo di lamentarsi se li blocchi dopo che ti hanno scritto “Crepa, merda”. A quel punto, eccitati come un eunuco di fronte a Gozi, gridano: “Visto? Vuoi la democrazia, poi però censuri tutti!”. Riassunto per il webete: la Rete non è democratica e una pagina pubblica lo è ancora meno. Se mi sputi sul divano di casa, io ti caccio. Ed essendo casa mia, magari ti caccio anche solo perché hai scritto “qual’è” con l’apostrofo: stacce (cit).

“E le foibe?” Tribù assai numerosa e particolarmente cagacazzi. Se per esempio piangi per i morti del Bataclan, ti insultano perché non hai versato le stesse lacrime per i morti in Siria. Porca miseria: al giorno d’oggi, non sei neanche più libero di piangere chi ti pare.

Titolisti. Di un articolo leggono solo il titolo. Riuscendo pure a fraintenderlo.

Refusisti. Di un post, magari articolato, notano solo il refuso. Tipo: hai appena raccontato la storia di Muhammad Ali. E loro: “Che schifo, manca una virgola al rigo sette. Vergogna!!!”. E’ la variante web del pensionato che fracassa la uallera a chi lavora nei cantieri. Però meno simpatica.

“E quindi?” Commento tipico di chi, dopo aver (non) letto un post, vorrebbe dire la sua. Non avendo però idee sue, non le dice. E quindi?

“Sai solo criticare”/ “Sei solo invidioso”. Reazione pavloviana di chi, trovatosi di fronte a critiche su persone, squadre o partiti a lui cari, non va mai oltre lo stantio “Stai a rosica’, vero?”. Un tale ragionamento, di per sé sommamente idiota, diviene addirittura comico se magari il “rosicare” riguarda Orfini: chi è che potrebbe mai invidiare Orfini? Dai ragazzi, su.

 “Vergogna, perché non parli di (x)?” Altra frase tipica del social dement, che pretende che gli argomenti di un profilo li scelga lui. E non il proprietario del profilo. Genio.

Fanboy. Puoi dirgli che un meteorite sta per abbattersi sulla Terra o che Siani sta per fare un altro film: non tradirà reazioni. Se però gli dici che l’ultimo disco di Mengoni fa abbastanza schifo all’intestino tenue, e pure a quello crasso, ti augurerà la morte. A te e famiglia. Daje.

Complottisti. Aspettano le tragedie per reiterare bufale ciclopiche con l’aria di chi – a dispetto dell’informazione canonica – ha il coraggio di dare notizie scomode. L’esempio della magnitudo “falsata” dal governo per non risarcire i terremotati è solo una delle tante. Poveri noi.

“Non hai niente di meglio da fare?” Frase assai cara al webete. Lui, invece, che ha visto l’ultima donna seminuda nel Postalmarket e se ne sta lì a leggerti tutto il giorno anche se gli stai parecchio sulle palle, di cose migliori da fare ne ha tantissime.

Duri&Puri. Bivaccano sui social per scudisciare chi “tradisce”. Vorrebbero tutti poveri, infelici e possibilmente morti giovani. Ce l’hanno con quello che canta a Sanremo, con quell’altro che va dalla De Filippi e quell’altro ancora che pubblica con Mondadori. Ovviamente, al loro posto, ipotecherebbero la madre per pubblicare con Mondadori. Cantare a Sanremo. E soprattutto andare dalla De Filippi.

Loro non sono mica razzisti. Qualsiasi cosa accada, è sempre colpa degli immigrati che vivono nei 4 stelle e prendono 35 euro al giorno. E’ l’unica cosa che (non) sanno e la spendono per ogni dibattito, che si parli di terremoto o ginger ale. Al massimo della loro elaborazione concettuale, possono arrivare a “Zingari di merda” e “Viva il Duce”. Ma solo con uno sforzo cerebrale tale da bruciare tutti i loro neuroni. Cioè uno. E pure irrisolto.

andreascanzi.it

 
 
 

Vedi ...

Post n°165 pubblicato il 27 Agosto 2016 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

Vedi, niente è serio e degno di essere ascoltato,
ci siamo fatti giocando tutto il male necessario ...

Vedi,
io continuo a pensare a te,
non ti scrivo, d’improvviso guardo il cielo,
quella nuvola di passaggio
e forse tu nel tuo lungomare guarderai una nuvola
e quella è la mia lettera.

Julio Cortázar

 
 
 

Sogno di una notte di mezza estate

Post n°164 pubblicato il 25 Agosto 2016 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

ZUFOLO
Pietro, son qui.

ZEPPA
Zufolo, tu devi far la parte di Tisbe.

ZUFOLO
E chi è Tisbe? Un cavaliere errante?

ZEPPA
È la dama che Piramo ha da amare.

ZUFOLO
Ma via... mi fate far da donna? Mi sta spuntando la barba!

ZEPPA
È lo stesso. Reciterai con una maschera. E potrai andar su con la vocina quanto vorrai.

ROCCHETTO
Se posso coprirmi la faccia, allora fatemi fare anche Tisbe. Direi con una vocina mostruosamente soave: "Son Tisbina. Son Tisbina" - "Ah Piramo mio, mio dolce amante! Son la tua cara Tisbe, la tua cara dama!"

ZEPPA
No, no! Tu farai Piramo. E tu, Zufolo, Tisbe.

ROCCHETTO
Bene. Andiamo avanti.

ZEPPA
Berto Agonia, sarto.

AGONIA
Eccomi qui, Pietro.

ZEPPA
Berto Agonia, tu farai la parte della mamma di Tisbe. Maso Beccuccio, calderaio.

BECCUCCIO
Eccomi, Pietro.

ZEPPA
Tu, il padre di Piramo; io il padre di Tisbe. Incastro, falegname, tu la parte del Leone. E mi pare che il dramma sia a posto.

INCASTRO
Ce l'hai scritta la parte del Leone? Se ce l'hai, ti prego di passarmela. Lo sai che ci metto un po' a imparare!

ZEPPA
Ma la puoi improvvisare. Basta ruggire!

ROCCHETTO
Fammela fare a me la parte del Leone. Ruggirò in modo tale da ammansire il cuore di tutti. E al mio ruggito il Duca dirà: "Ancora! Che ruggisca ancora!"

ZEPPA
A metterci troppa ferocia potresti spaventare la Duchessa, e le dame. E tutte si metterebbero a strillare. E con questo finiremmo tutti sulla forca.

TUTTI
Tutti sulla forca, poveri noi!

ROCCHETTO
Ragazzi, sapete che vi dico? Se le dame per la paura perdessero il senno, questi qua son tanto scemi da mandarci alla forca tutti quanti. Ma io aggraverò la mia voce, e ruggirò pian pianino - come una colombella di latte. Come un usignolo

 
 
 
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