Creato da AVV_PORFIRIORUBIROSA il 29/04/2013

TOUJOURS PRET

Prix bon marché

 

 

Misogino è chi dice “non andrei mai con una prostituta”

Post n°187 pubblicato il 02 Ottobre 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

Di quanto è più machista la posizione dell’uomo che dice che non va mai a puttane. Lui è il meglio, più santo, più cavaliere, ce l’ha più lungo, perché non ha bisogno di pagare per scopare. E già si verifica lo scontro testosteronico tra uomini, gli uni a dileggiare quegli altri, a definirli come reietti, incapaci di trovare una donna, e così a darne un quadro patetico e poco virile.

Nell’atto di elevarsi dall’uomo che va a puttane, l’altro rivela una identità da bullo, da maschio alfa, invece l’altro è un miserabile, non può stare a capo di nulla, perché la leadership machista si realizza nella possibilità di penetrare fiche e ani perché a quelle femmine apparentemente piace. Il maschio alfa così promuove il modello di sessualità per cui lui le fa urlare e l’orgasmo delle donne è funzionale alla capacità di lui di raggiungere la vetta del successo in quanto conquistatore.
Invece le prostitute raccontano tutt’altro. Parlano di clienti intelligenti, stupidi, persone d’ogni tipo. Belli, brutti, alti, bassi, magri, grassi, padri di famiglia o sciupa femmine. A pensare che il sesso con le prostitute sia una cosa da sfigati è solo quel modello di paternalista che accompagna le pretese abolizioniste con tono da vero uomo, perché di là c’è il falso. Del destino, dei desideri, delle richieste delle donne, a un uomo così, non gliene fotte niente. Perciò io mi fiderei di più di un uomo che non ha pregiudizi e che non tratta le prostitute come fossero buchi di scarto, perché sono persone, e comprare i loro servizi sessuali è una scelta, talvolta un privilegio, e non vergognarsene fa di te un uomo con il quale io vorrei parlare.
Sei tu quello che non guarda le prostitute come poverine, vittime, bisognose della tua virile prestazione da cavaliere d’altri tempi. Sei tu che le consideri lavoratrici e le rispetti come rispetteresti qualunque altra persona che lavora. Quell’altro che dice di difenderle in realtà le disprezza, consegna stigmi, si sostituisce a loro, proietta su di loro una mentalità bigotta, sessuofoba e piena di pregiudizi.
Se tu consideri la prostituta una persona che può camminare a testa alta, soddisfatta della propria professione, invece che immaginarla a testa bassa, a rimuginare sul proprio destino da reietta, significa che non hai problemi a rapportarti con lei anche alla luce del giorno. E se in quel frangente incontri l’altro, colui che ti valuta a partire dalla femmina che tu hai conquistato o dalla quale hai comprato servizi sessuali, vedrai nei suoi occhi disprezzo, pietà, compassione, dileggio, a volte cattiveria. Quale immonda fica tu hai penetrato, e come ti permetti a dichiararti un uomo, ed è una dichiarazione frequente quella che racconta come il “vero” uomo, quello che agisce secondo norma prescritta dal mondo antico, non ha mai fatto sesso con una puttana.
E lì c’entra la mentalità fascista, al tempo in cui Mussolini esigeva di colonizzare terre d’Africa, per la quale la gestione dei bordelli serviva veramente a separare la scopata con la “negra” e quella con la donna bianca. Andare a puttane era comunque pericoloso perché si diceva fossero loro la fonte di malattie terribili, e non quegli uomini che non si lavavano neppure il cazzo.
Il pregiudizio, per cui una puttana non è degna d’esser frequentata dal vero maschio alfa, è quello che resiste ancora oggi in quegli uomini che sono cripto/misogini e ancora temono la fica autogestita, con un prezziario esplicito, più di quella che immaginano di aver conquistato. Sono ancora lì a esigere di essere i primi, di averla quasi vergine, a sentirsi dire che sono magnifici a letto e vogliono crederci davvero, perché con la puttana non ne sarebbero perfettamente convinti. Dunque si tratta di misogini e anche di narcisisti ai quali, seriamente, della sessualità delle donne, secondo me, interessa veramente poco.
Sono quelli che temono il confronto, che immaginano che esista una differenza tra le femmine perbene e quelle per male. Così chiamano altre a fare da servizio d’ordine di quelle donne da redimere per riportarle alla condizione antica di carezzevoli voci di sostegno missionario per il bene della autostima di questi stronzi che amano governare il mondo, così come le fiche, e amano normare la maniera in cui si scopa tra esseri adulti e consenzienti.
Mi dà fastidio quello che immagina di essere rispettoso nei confronti delle donne e invece è sessista fino all’osso e neppure se ne accorge. Ma quanto è fastidioso il modo che ha di cancellare desideri e rivendicazioni altrui per imporre i propri. Di quello sguardo pietoso e sessista e misogino e narcisista io so di non aver bisogno e mi dispiace vivamente che le prostitute debbano essere tanto offese nella propria intelligenza perché vorrei che le ascoltaste, senza alcuna remora, per capire quanto è disincantato il loro sguardo nei confronti di questi uomini che esigerebbero di essere targati in quanto salvatori.
Se fossi tu, e tu, e tu, direi che devi calare le brache e ascoltare veramente quello che hanno da dirti le donne. Non quelle che ti fanno stare bene perché riflettono la tua egocentrica versione della storia, ma quelle altre, autodeterminate, ché non tollerano patriarchi, aspiranti conduttori della fica, e se tu provi a sancire un patto per cui sarai tu a dirigere le loro scelte, ti mandano sonoramente a fare in culo. Così faccio io. Maschio alfa, tu che puoi fare ululare di piacere femmine che pensi di non aver pagato, per quanto poi ti porti appresso quella che hai comprato in esclusiva in altri modi, con l’illusione di essere un conquistatore, insomma, tu che guardi dall’alto in basso quelle come me, vedi di andare a fare in culo. Pagando, s’intende.

Fonte Al di là del buco.

 
 
 

*

Post n°186 pubblicato il 25 Settembre 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

Avrei voglia di venirti a trovare.
Niente di che
riposarmiti un poco addosso
sentirti raccontare piccole cose di poco conto
bere un tè
se ci scappa
un bacio.

Guido Catalano

 
 
 

Ecco

Post n°185 pubblicato il 22 Settembre 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

- Ripensavo al primo giorno in cui siamo usciti. 
- (Ecco…)
- Sì, insomma. Sei stato impeccabile fino a quando hai d… 
- Ancora con la storia delle tette troppo grandi ? Ma ne abbiamo già parlato.
- Si ma a me fa troppo ridere. Come avevi detto ? Dimmelo bene però, eh ?
- Ho sonno Mari. Ma non la smetterai fintanto che non te lo dirò, dunque… 
- Avevo detto: ma più d’ogni altra cosa vorrei metterti le mani addosso nell’unico modo concesso ad un uomo per amare una donna. Poi dettagliando ulteriormente - ma non generalizzando - senza por tempo di mezzo aggiunsi: C’è sempre e solo un buon motivo, per mettersi le mani addosso.
Uno solo:
Sentire un brivido, percepirlo all'unisono grazie a un linguaggio universale: l'unico riconoscibile e riconosciuto da 
Venere e Marte, 
Psiche e Cupido, 
Guerra e Pace, 
Tasche e Amore.
È quel brivido che traccia l'arrivo ad un confine, dove ogni sensazione cede il passo al suo contrario, negando se stessa.
Così il Dolore accarezza il Piacere, la Follia deride la Normalità, la Passione si veste da Rabbia, indossando il suo abito più scuro e succinto.
- Poi presi fiato per non morire. 
- E io ? 
- E tu hai risposto: stai morendo dalla voglia di toccarmi le tette, vero ?
- Io ho sospirato scuotendo la testa. Stronza.
- Però poi quando sei andata via, con lo sguardo ti ho seguita ancora un po' perché non ti sentissi sola, perché sapessi che da quel momento in poi mi sarei preso cura della tua felicità, del rovescio dei tuoi pensieri e dei tuoi occhi. 
Mi sarei preso cura di noi. 
Poi ti ric… 
Ehi ? 
Ma ti sei addormentata ?
Ecco perché me lo richiedi ogni volta.
Perché finisce sempre così, che ti addormenti. 
Sorridi. E io mi metto a guardarti come si guarda un dipinto. 
Col desiderio di non comprenderlo mai fino in fondo. 
Col desiderio di urlare la sua bellezza in tutti gli angoli del mondo.

A. Faber

 
 
 

Settembre ...

Post n°184 pubblicato il 09 Settembre 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

Sembra esserci nell’uomo, come nell’uccello, un bisogno di migrazione, una vitale necessità di sentirsi altrove.

Marguerite Yourcenar

 
 
 

L'arte di saper ascoltare

Post n°183 pubblicato il 15 Agosto 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

Di solito siamo convinti di saper ascoltare l’altro senza la necessità di dover compiere uno sforzo di attenzione.

Tuttavia, la credenza che l’ascolto sia semplice ed automatico si rivela molto spesso erronea.

Fattori di natura cognitiva, emotiva e relazionale diminuiscono la nostra capacità di ascoltare veramente l’altro e comprendere pienamente quello che vuole comunicarci.

L’ascolto vero implica una partecipazione attiva e un interesse reale per colui che parla e per le sue parole.

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Ascoltare è dare, non solo ricevere

Ascoltare non è solo udire quello che l’interlocutore dice ma è qualcosa di più.

Il dare autenticamente ascolto all’altro non è quindi né semplice, né automatico.

La difficoltà di ascoltare una persona non è associata, come si potrebbe pensare, ad una indisponibilità verso l’altro, ma scaturisce da atteggiamenti sbagliati nel rapporto comunicativo con lui.

Secondo i risultati di alcuni studi di psicologia della comunicazione, gli atteggiamenti che più impediscono la capacità di ascolto sono quelli valutativo, interpretativo, di consolazione, investigativo e risolutivo.

Atteggiamento valutativo

L’atteggiamento valutativo consiste in una posizione poco flessibile fondata su rigide convinzioni o su rigide norme morali.

Chi assume questo atteggiamento nell’ascolto si limita a filtrare le informazioni provenienti dall’altro sulla base dei propri schemi mentali, delle proprie convinzioni e dei propri principi ideologici.

In maniera prevenuta, non ascolta autenticamente chi parla ma si limita a esprimere giudizi di valore in base alle sue posizioni preconcette.

Atteggiamento interpretativo

L’atteggiamento interpretativo consiste nel focalizzare l’attenzione su ciò che è essenziale per sé stessi e dal proprio punto di vista e non per chi parla.

Le cose che l’altro dice e le informazioni che sta comunicando vengono selezionate in base ai propri interessi e non in base al punto di vista del parlante.

Atteggiamento di consolazione

L’atteggiamento di consolazione si esplicita attraverso modalità comunicative tese a incoraggiare, rassicurare e consolare l’altro.

Si cerca di sdrammatizzare la situazione dell’interlocutore con l’obiettivo di rasserenarlo e tranquillizzarlo.

In realtà, con le modalità materne o paternalistiche tipiche di questo atteggiamento, spesso si inducono nell’altro atteggiamenti di dipendenza e di passività .

Atteggiamento investigativo

L’atteggiamento investigativo è caratterizzato da una quasi morbosa smania di indagare su aspetti della vita dell’altro.

Più che ascoltare, con questo atteggiamento si tende a far svelare a chi parla le proprie informazioni personali.

La conseguenza è che questi ha la sensazione di subire un interrogatorio e attiva un atteggiamento difensivo e ostile.

Atteggiamento risolutivo

L’atteggiamento risolutivo consiste nel cercare di fornire subito una soluzione semplicistica anche senza avere le informazioni necessarie.

Questo atteggiamento induce in chi parla il convincimento che l’interlocutore più che comprenderlo vuole liberarsi di lui oppure che l’altro è una brava persona ma incapace di fornire aiuto.

L’accettazione dell’altro

Per alcuni aspetti, i risultati delle ricerche sulla comunicazione e l’ascolto sembrano confermare le tipologie di ascoltatore individuate nell’antica Grecia dal filosofo Plutarco:

* l’esibizionista che approfitta del minimo pretesto per portare il discorso su sé stesso e su tematiche da lui preferite;
* l’arrogante che ascolta accigliato e serioso palesando un forte distacco;
* il malizioso che tenta di mettere in difficoltà l’altro con domande contorte e fuori luogo;
* l’invidioso pronto a criticare ogni cosa sempre e comunque;
* l’ignorante che pur non capendo nulla si nasconde dietro a spiccati sorrisi e ampi cenni di approvazione;
* l’adulatore che è sempre pronto a lusingare l’altro;
* l’ipocrita che recita continuamente la parte dell’ascoltatore perfetto.
Tutti i suddetti atteggiamenti impediscono l’ascolto attivo e l’atteggiamento di accettazione dell’altro: un modo di rapportarsi agli altri che non sentenzia, non colpevolizza, non approva e non disapprova.

L’atteggiamento di accettazione non si limita alla sospensione del giudizio ma richiede il profondo rispetto dell’unicità e diversità dell’altro.

L’ascolto attivo implica un coinvolgimento e una partecipazione sia sul piano verbale sia sul piano non verbale (postura, gesti, sguardo, ecc.) ed è rivolto a comprendere autenticamente il racconto di chi parla.

L’atteggiamento di accettazione e l’ascolto attivo favoriscono un clima di fiducia e una reale comprensione dell’interlocutore.

Gli studi di psicologia della comunicazione hanno mostrato che un autentico interesse verso l’altro e la capacità di decentrarsi cognitivamente sono i due fattori più importanti per assumere un atteggiamento di ascolto attivo, ma che comunque una conoscenza delle tecniche di comunicazione verbale e non verbale (caratteristiche dell’eloquio, gestione delle pause, modalità di porre le domande, il tono della voce, lo sguardo, la postura del corpo, ecc.) può aiutare nel migliorare le proprie capacità di ascolto.

Psicologia 24

 
 
 

Certa gente non lo sa ...

Post n°182 pubblicato il 10 Agosto 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

La schiena di una donna è roba per intenditori. 
Ad amarne la bocca, gli occhi, i fianchi sodi, si fa presto. 
È un fatto da poco.
La schiena no, la schiena è un'altra cosa. 
È un privilegio di fiducia. 
È la sensualità che da le spalle al mondo e guarda avanti. 
La schiena è femmina e, quando si volta, lo fa perché non teme inganni. 
È spavalda, audace, baldanzosa. 
Ha un binario unico, che le corre al centro. 
Un solco lungo il quale colano, dall'alto verso il basso, le pugnalate che non ha saputo evitare, le carezze liquide di certe mani belle. 
La schiena non trattiene, la forza di gravità glielo impedisce. 
La schiena sa come lasciar andare. 
È un battitore libero, il punto più selvaggio di una donna. 
Risalirla con la bocca, tenerla ferma con le mani, accerchiarla in un abbraccio, è un colpo di fortuna. 
Ma certa gente non lo sa e per questo la trascura. 
La schiena di una donna è la sua forza, il suo più antico cedimento. 
Si inarca quando ama, sta dritta quando deve, come il fusto di un albero maestoso, il tronco di una quercia secolare, lo stelo di un fiore che si schiude sul collo: lì, i baci sono più belli, i graffi fanno più male.
Per capire una donna, basta leggerne la schiena. 
Curva o tesa, morbida o nervosa. 
Se si lascia prendere, vuol dire che si fida. 
Se si gira di scatto, è perché non torna indietro.

Antonia Storace

 
 
 

Se mi leggi ...

Post n°181 pubblicato il 04 Agosto 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

 

Se innaffi una pietra, non aspettarti fiori.
Dario Giorgianni.
 
 
 

Ammoniaca

Post n°180 pubblicato il 29 Luglio 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

Ci sono persone che non se ne vanno. E sia chiaro che questa non è una buona cosa, ma la peggiore delle maledizioni. Anche perché non è che nel frattempo ci sono. Non ci sono, ma proprio per niente, però ogni tanto vengono a fare la pisciatina nell’angolo. E la cosa peggiore è che dopo che queste persone hanno pisciato così tanto negli angoli che hai la casa (leggi: testa) che puzza più di un sottopassaggio della stazione, dopo che hai fatto di tutti per tenerli lontano da casa, hai ripulito tutto, ti stai dimenticando quell’odore d’ammoniaca che ti frigge tutti i neuroni, e ti senti bene e anche un po’ figa, diciamo la verità, dopo tutto questo lavoro a loro basta un’altra piccola pisciatina. E tu pulisci subito tutto di nuovo, ma l’odore rimane ancora, e ci mette un secondo a riappiccicartisi dappertutto, nelle narici, in mezzo alle sinapsi. E loro lo sanno che rimane. Solo che non se ne curano granché, l’importante è averti ripisciato un attimo per casa, essersi liberati, aver fatto in modo che tu ti ricordassi di loro, pur in modo così sporco e inutile. Non gli interessa nient’altro, pisciarti in casa, far in modo che tu ti ricordi di loro, e bon, poi se ne tornano a fare quello che fanno e che non si sono mai degnati di dirti cosa fosse. Sei il loro pisciatoio. Che bello.

leombredipersefone

 

 
 
 

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Post n°179 pubblicato il 25 Luglio 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

Mi piace credere
che a volte mi pensi
come capita a me,
che a tratti ti manco e
che se non ci sei è solo
perché non puoi.
Che ti appartiene
lo stesso desiderio,
che il tempo che ci divide
a volte è un tormento
a volte nostalgia,
un dipinto fatto di noi.
Che la notte a volte ti manco,
che appartengo ad un sogno,
che se nulla avviene
è solo perché non puoi.

Silvana Stremiz

 
 
 

Ambhé!!!

Post n°178 pubblicato il 01 Luglio 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

Non ho mai fatto un errore in vita mia. Una volta ho creduto di averne fatto uno. Ma mi sbagliavo.

Lucy Van Pelt

 
 
 

Légèreté

Post n°177 pubblicato il 26 Giugno 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

Ho contato i miei anni ed ho scoperto che ho meno tempo da vivere da ora in avanti, rispetto a quanto ho vissuto finora …
Mi sento come quel bimbo cui regalano un sacchetto di caramelle: le prime le mangia felice e in fretta, ma, quando si accorge che gliene rimangono poche, comincia a gustarle profondamente.
Non ho tempo per sopportare persone assurde che, oltre che per l’età anagrafica, non sono cresciute per nessun altro aspetto.
Non ho tempo, da perdere per sciocchezze.
Ora non sopporto i manipolatori, gli arrivisti, né gli approfittatori.
Mi disturbano gli invidiosi, che cercano di discreditare i più capaci, per appropriarsi del loro talento e dei loro risultati.
Ho poco tempo per discutere di beni materiali o posizioni sociali.
Amo l’essenziale, perché la mia anima ora ha fretta …
E con così poche caramelle nel sacchetto …
Adesso, così solo, voglio vivere tra gli esseri umani, molto sensibili.
Gente che sappia amare e burlarsi dell’ingenuo e dei suoi errori.
Gente molto sicura di se stessa , che non si vanti dei suoi lussi e delle sue ricchezze.
Gente che non si consideri eletta anzitempo.
Gente che non sfugga alle sue responsabilità.
Gente molto sincera che difenda la dignità umana.
Con gente che desideri solo vivere con onestà e rettitudine.
Perché solo l’essenziale è ciò che fa sì che la vita valga la pena viverla.
Voglio circondarmi di gente che sappia arrivare al cuore delle altre persone …
Gente cui i duri colpi della vita, abbiano insegnato a crescere con dolci carezze nell’anima.
Sí … ho fretta … per vivere con l’intensità che niente più che la maturità ci può dare.
Non intendo sprecare neanche una sola caramella di quelle che ora mi restano nel sacchetto.
Sono sicuro che queste caramelle saranno più squisite di quelle che ho mangiato finora.
Il mio obiettivo, alla fine, è andar via soddisfatto e in pace con i miei cari e con la mia coscienza.
Ti auguro che anche il tuo obiettivo sia lo stesso, perché, in qualche modo, anche tu te ne andrai …
Mario Andrade


 
 
 

Eros e Pathos

Post n°176 pubblicato il 27 Maggio 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

 

Andate, andate pure.
Io resto qui
disteso
ad aspettarla.
In carne, ossa
e amore.
Lasciatemi 
impazzire
in pace. 
Lasciatemi
ingoiare la ragione.
Andate, andate pure
Io resto qui
ad abbracciarla.
E se non parlerà
sciogliendole i capelli
inizierò a baciarla.
E le racconterò 
di tutte quelle ore
passate a bocca aperta
a scriver poesie
spogliando le parole
di tutte quelle ore
passate a bocca 
aperta 
che senza le sua labbra
mi si seccava
il cuore.
Andate, andate pure. 
Io resto qui
a dipingerle 
una strada
che l’accompagni fin da me.
Perché lei è acqua che scorre
tra le rughe della terra
e quelle della fronte
un inchino della luce
che scompone
l’infinito 
in tanti piccoli granelli.
E non badate ai miei occhi
credetemi
li ho sempre avuti
stanchi.
E non badate ai suoi occhi
credetemi
li ha sempre avuti
belli.

Andrea Zorretta Faber per gli amici

 
 
 

Calcolo elegiaco

Post n°175 pubblicato il 23 Maggio 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

Quanti di quelli che ho conosciuto
(se davvero li ho conosciuti),
uomini, donne
(se la divisione resta valida),
hanno varcato questa soglia
(se è una soglia),
hanno attraversato questo ponte
(se può chiamarsi ponte) –

Quanti dopo una vita più o meno lunga,
(se per loro fa ancora differenza),
buona, perchè è cominciata,
cattiva, perchè è finita
(se non preferiscono dire il contrario),
si sono trovati sull’altra sponda
(se si sono trovati
e se l’altra sponda esiste) –
Non mi è data certezza
della loro sorte ulteriore
(sempre che sia una sorte comune
e ancora una sorte) –

Hanno tutto
(se la parola non è riduttiva)
dietro di sè
(se non davanti a sè) –

Quanti di loro sono saltati dal tempo in corso
e svaniscono sempre più mesti in lontananza
( se ci si fida della prospettiva) –

Quanti
(se la domanda ha senso,
se si può arrivare alla somma finale
prima che chi conta aggiunga se stesso)
sono caduti nel più profondo dei sonni
(se non ce n’è di più profondi) –

Arrivederci.
A domani.
Al prossimo incontro.
Questo non vogliono più
(se non vogliono) ripeterlo.
Rimessi a un infinito
(se non diverso) silenzio.
Intenti solo a quello
(se solo a quello)
a cui li costringe l’assenza.

Wislawa Szymborska

 
 
 

Orgasmi ... ?

Post n°174 pubblicato il 10 Maggio 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

In un recente post del Fattoquotidiano.it, scritto dalla psicoterapeuta e sessuologa Roberta Rossi si legge: “molte donne fingono orgasmi per soddisfare il compagno”. No. Fingono perché non sanno che l’orgasmo vaginale non esiste (e che l’anorgasmia è una disfunzione o malattia inesistente). Quindi, per sentirsi “normali” devono far credere al partner che riescono a godere con il pene in vagina. Le responsabilità di questa ignoranza è anche dei sessuologi, perché tutti sanno che l’orgasmo vaginale non esiste, ma non lo divulgano tramite i mass-media né quando fanno educazione e terapia sessuale: il mantenimento dell’ignoranza è un grande business.
La vagina è un organo interno responsabile della riproduzione. Infatti, dopo la menopausa va lentamente in “atrofia” e da secoli sappiamo che non ha una struttura anatomica tale da poter scatenare un orgasmo. Ciononostante, nel 1905 l’orgasmo vaginale è stato inventato da Sigmund Freud sulla base di opinioni personali prive di basi scientifiche. Nell’articolo pubblicato in Clinical anatomy del 2015 si legge: “Per la prima volta, un medico ha affermato che esistono due tipi di orgasmo e che quello vaginale era la norma prevista per le donne adulte (…) la teoria di Freud è uno strumento per fare accettare alle donne il loro ruolo sociale”.
Le poche donne che affermano di provare “l’orgasmo vaginale” ricorrono a quest’espressione perché da 100 anni è usata dai sessuologi, ma è errato dal punto di vista scientifico, perché l’orgasmo è sempre scatenato dagli organi erettili della vulva (clitoride, piccole labbra ecc.), che tutte le donne possiedono, per questo bisogna parlare semplicemente di “orgasmo femminile”, come si usa genericamente “orgasmo maschile” per gli uomini.
Le affermazioni sull’orgasmo vaginale di Emmanuele Jannini, Jim Pfaus, Stuart Brody, Beverly Whipple, Barry Komisaruk, Chiara Simonelli, Alessandra Graziottin, e altri non hanno basi scientifiche, e i termini orgasmo vaginale, uterino, clitorideo, misto o del punto G/A/C/U/K/O/CUV ecc. non devono più essere usati da sessuologi, ginecologi, psicologi, dai mass-media e dalle donne. Abituarsi a usare semplicemente “orgasmo femminile” è importante perché non ci saranno più donne che si sentiranno anormali, patologiche o inferiori perché non provano l’inesistente orgasmo vaginale, e potranno parlarne senza più vergognarsi anche con il partner e le amiche.
Tutte le donne possono avere orgasmi, non solo durante la masturbazione reciproca e nel rapporto orale, ma anche nel rapporto vaginale (e anale) sempre, anche la “prima volta” (cioè al primo rapporto vaginale, che non deve essere doloroso) e in tutte le posizioni, con la (semplice) stimolazione contemporanea di clitoride e piccole labbra con le dita, che si può fare anche dopo l’eiaculazione maschile in vagina. Si veda in proposito lo schema sull’orgasmo femminile.
Importante sarà inoltre la nuova definizione di “rapporto sessuale completo“, ripresa dall’ebook del 2011: non più il solo rapporto vaginale, ma anche l’orgasmo per entrambi i partner con o senza il rapporto vaginale (definizione valida per tutti gli esseri umani). E questo sempre, anche in adolescenza, in gravidanza, e dopo la menopausa.
Com’è possibile che i sessuologi insegnino alle coppie come stimolare la clitoride durante il rapporto vaginale solo in terapia sessuale? Tutti devono sapere che non è una terapia, e si può, si deve, fare sempre, ogni volta che si fa l’amore. Avete 2 mani con 10 dita (e ci sono anche le dita della donna), durante il rapporto vaginale le usate per accarezzare viso, collo, seno, natiche della vostra partner. Perché non usarle anche per la stimolazione della clitoride ?
Sapere che l’orgasmo vaginale non esiste sarà una liberazione anche per i maschi, non ci saranno più ansie da prestazione, perché non è il pene quello che conta (quindi non sono importanti neanche le sue dimensioni), ma sono le mani che un ragazzo o un uomo deve sapere come e dove usare ed è una cosa semplicissima, ma i sessuologi lo devono spiegare a tutti quando fanno educazione sessuale, agli adolescenti e adulti.
Vale quindi la proporzione Conoscenza: Educazione = Libertà: Felicità. Insomma, mai più senza orgasmo femminile, perché è importante anche per la salute sessuale e generale, vedi l’ebook sull’arte di fare l’amore del 2014.

Vincenzo Puppo - Medico Sessuologo

 
 
 

Cinquantenni sull'orlo di una crisi di nervi ...

Post n°173 pubblicato il 04 Marzo 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

Bisogna essere sempre ubriachi. Tutto sta in questo: è l'unico problema. Per non sentire l'orribile fardello del tempo che rompe le vostre spalle e vi inclina verso la terra bisogna che vi ubriacate senza tregua. Ma di che? Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro. Ma ubriacatevi. E se qualche volta sui gradini d'un palazzo, sull'erba verde d'un fossato, nella mesta solitudine della vostra camera, vi risvegliate con l'ubriachezza già diminuita o scomparsa, domandate al vento, all'onda, alla stella, all'uccello, all'orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che ruota, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, domandate che ora è; e il vento, l'onda, la stella, l'uccello, l'orologio vi risponderanno: è l'ora di ubriacarsi! Per non essere gli schiavi martirizzati del tempo, ubriacatevi; ubriacatevi senza smettere! Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro.

Charles Baudelaire

 
 
 

Ma che te lo dico a fare!!!

Post n°172 pubblicato il 04 Febbraio 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

Ci sono due cose che l'uomo non ammetterà mai di non saper fare: guidare e fare l'amore. Stirling Moss 

Verissimo!
Bisogna mentire per essere creduti!
L'Avvocato in persona!

 

 
 
 

Atlante degli abiti smessi

Post n°171 pubblicato il 13 Gennaio 2017 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

Abitare sopra un parco è una prospettiva intelligente.
...
Impari a distinguere le categorie, anche. Le single hanno cani vivaci e sciarpe colorate, annodate a doppio giro, come usa adesso. Le donne sole vanno lente, hanno cani mogi e sciarpe legate maldestramente. E poi vedi le coppie usurate e quelle nuove. Lo capisci dal movimento del silenzio (beh, non potrei sentire altro, da qui). Gli innamorati in quel silenzio si guardano, stringono qualcosa (un braccio, la mano, una birra). Hanno labbra ferme, ma morbide. Gli altri producono silenzi serrati, indovino da qui le bocche strette, sigillate, E guardano ognuno cose diverse, oppure la ghiaia del viale. 

Elvira Seminara

 
 
 

Donne che sanno mancare ...

Post n°170 pubblicato il 25 Novembre 2016 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

Fonte web

 
 
 

Oh vediamo chi c'è!!!

Post n°169 pubblicato il 18 Novembre 2016 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

Il suo sesso era come un gigantesco fiore di serra, il più grande che il Barone avesse mai visto, e i peli intorno erano folti e ricciuti, neri come il carbone. E queste labbra le imbellettava come fossero una bocca, in modo elaborato, fino a farle assomigliare a camelie rosso sangue, che, aperte a forza, mostravano il bocciolo interno ancor chiuso, una gemma del fiore più pallida, con la pelle più chiara.

Anaïs Nin

 
 
 

Grande Annalisa

Post n°168 pubblicato il 09 Ottobre 2016 da AVV_PORFIRIORUBIROSA

Un uomo che non ti cerca è da scartare. 
Se già fa fatica ad alzare la mano per scriverti, non oso immaginare per alzare il resto.

Annalisa Carrera

 
 
 
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