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Tramonti di Biassa

Parliamo di Tramonti, Biassa, La Spezia di Mario Cidale

 

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E' passato troppo tempo

Post n°2 pubblicato il 08 Aprile 2012 da cidalone
 
Foto di cidalone

Da che cosa?

Dal primo, unico e ultimo post.
Non è stata mancanza di volontà. Piuttosto una serie di contrattempi che ti fanno disamorare di quello che che stai costruendo. Per esempio: sei anni per avere il permesso di ristrutturazione, per scoprire che è scaduto e va rinnovato, e che occorre altra burocrazia perchè siamo in zona sismica.
Ragazzi, non stupiamoci: è ben nota la sismicità di Tramonti nella storia. Terremoti violenti che hanno fatto crollare ... ma forse mi sbaglio ... in realtà sono frane.
E allora cosa c'entra il terremoto? Nulla, ma è un bel sistema per rallentare l'attività di ristrutturazione e farne lievitare i costi.
Ben si sa che una casa costruita con tutti i crismi antisismici, resiste anche alle frane.
E solo chi dispone di molto denaro può accostarsi ad una ristrutturazione a Tramonti.

Perdonate questa vena polemica, ma per fortuna i lavori vanno avanti. Piano, ma avanzano.
Ci sarebbe piacituo illustrarveli su questo blog, ma non è stato possibile per altri spiacevoli motivi ch sono in fase di risoluzione.

Quindi la foto. E' un sasso che si trova alla Fossoa Sottana, sopra la frana, proprio sul muretto della vecchia casa di mia nonna materna.
Un sasso scolpito da mio zio. Ritrae un uccello immobile ma, come tutti gli uccelli, prontissimo a spiccare il volo per sfuggire alla sfiga.

Tramonti non può più spiccare il volo: è diventato terra di conquista delle amministrazioni che, invece di aiutare, mettono paletti quasi insormontabili.
Ma noi si. Il nostro volo può essere la riconquista del nostro territorio, che sempre più viene abbandonato.
Sono rimasto l'ultimo a coltivare alla Boccoa, laggiù in fondo, mentre il mio amico Andrea resta l'ultimo a coltivare nei Pezi Veci.  Guerreggiamo contro i cinghiali, ma sono giustamente fatti nostri. Nessuno ci obbliga.
Pensare che basterebbe pochissimo, un piccolo contributo da parte delle amministrazioni, consistente nel rifacimento dei sentieri e dei muretti senza che dobbiamo pensarci noi, a fare la domanda e per intanto spendere per il progetto (non ci credete? Per rifare il muretto a secco occorre tanto di progetto con firma del geometra!).
Dopodichè si ha un rimborso sui lavori del mitico 100%. Ma non sulle spese reali, ovviamente documentate. Si ha il 100% dell'importo calcolato dall'ente accertatore, ossia il Parco. E con tempi biblici.
Era meglio il CIDAF!

Ma basta polemiche, che tra l'altro lasciano il tempo che trovano, non essendo possibile nessun tipo di manovra contro certi poteri.
Va così, non c'è altro da fare.

Mario

 

 

 
 
 

La Nostra cantina della Fossola

Post n°1 pubblicato il 27 Marzo 2011 da cidalone
 
Foto di cidalone

La nostra cantina alla Fossola ha la terrazza in mezzo ai tetti. Una specie di trincea, tra la vita della campagna e quella della città, con tutto il mondo attorno. Sotto, lontano, il blu del mare, che sembra stare da tutt'altra parte, sganciato dalla  realtà che circonda. Tutt'attorno, altre cantine, campi lavorati e, purtroppo, altri abbanodnati a sè stessi. E poi i muretti a secco, mosaici di pietre che disegnano immagini: a volte facce, o mappe: basta saperli  decifrare.

Le scalee: alla Fossola che è rimasta, quella colonizzata, non vi sono gradinate verticali. La scalinata che dal piazzale conduce fino alla Chiesetta dell'Angelo Custode, pare una mulattiera, con gradini bassi a mosaico di sasso, la cui prima pietra, il capostipite, è un'opera d'arte stretta e lunga, che protegge ogni singolo pezzo del proprio mosaico.

Per riconciliarsi con la verticalità e la vertigine, è necessario spostarsi nella zona che non c'è più, sulla frana. Però ci resta dentro solo il senso della vertigine, mescolato con il dolore della sconfitta. La macchia mediterranea, non più guidata dalla mano buona dell'uomo, ha riprogettato il significato delle porzioni di scalinata che qua è la si intravedono ancora.L'elicottero dal terrazzino

Allora si deve cercare conforto più su, salire sul monte verso la Chiesetta di Sant'Antonio, recentemente conosciuta come Chiesa degli alpini. Su per quelle scale, la natura è stata a buona con noi, concedendoci il lusso del cuore in gola per la fatica e  per l'emozione del bello.

Nient'altro, e ci pare che basti.

Che strano e delizioso punto di osservazione e partenza, un terrazzino protetto dai tetti rossi. Che sono belli, perché osservati dal di dentro, che è ben di più che essere guardati dall'alto, durante la discesa per campi e cantine.

Dal di dentro si prende atto del gesto reale che i tetti compiono: essere guardati, studiati, ammirati. Bellissimi, tutti opere d'arte.

Protetti, dunque,all'interno di un mondo che, sotto i fili della luce e sferzato dal vento artificiale dell'elicottero, sta paurosamente cambiando destinazione e licenza d'uso.

Nient'altro. E ci pare che basti.

           Mario Cidale e Ava Casavecchia

 

 
 
 
 
 

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Un blog di: cidalone
Data di creazione: 17/03/2011
 

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