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Creato da trampolinotonante il 14/11/2008

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« erotismo sacroi piedi »

la predica di Sant'Antonio ai pesci

Post n°213 pubblicato il 10 Febbraio 2012 da trampolinotonante

la predica di Sant'Antonio ai pesci

il Bar del Porto a Rimini e Gustav Malher

A Rimini, verso il mare, fra la città stessa e il Borgo San Giuliano ( quello di Amarcord di Fellini), sfocia il fiume Marecchia, che versandosi nel mare  e ampliandosi, crea il vero e proprio porto.

 

 

 Due sono i punti importanti in questo punto del fiume: il bellissimo ponte di Tiberio che risale al I secolo,

 

 e il Bar del Porto, posto là dove la Destra del Porto incrocia Via Perseo.

 

 

 Proprio all’inizio di quest’ultima, sulla parete dello stesso fabbricato del Bar del Porto, è collocato un bassorilievo di recente fattura raffigurante Sant’Antonio che predica ai pesci.

 

 

 

Una didascalia su una lapide in marmo posta sotto la scena illustra brevemente il miracolo che avvenne proprio in questo punto.

 

E’ un angolo di strada apparentemente privo di suggestione e di fascino architettonico, in un incrocio dal traffico feroce che un semaforo lunghissimo cerca di disciplinare. Un angolo protagonista otto secoli or sono di un evento miracoloso che gode il privilegio di un’intensità spirituale oggettiva ed universale in quanto elemento dimostrativo dell’inerzia della natura umana a recepire un cherigma, un annuncio, una predicazione che contenga paradigmi di incentivazione morale.

 

L’aspetto che più d’ogni altro caratterizza la figura di  Antonio da Padova è quello della predicazione. Il suo vero nome era Fernando, nome di derivazione gotica che, come riferisce il Cattabiani, significa  “coraggioso nell’assicurare la pace” in quanto composto da “ frithu “ ( pace) e “ nanths ( ardito).

 

 

  Nato a Lisbona, in Portogallo, da una famiglia nobile, dopo il noviziato entrò nell’Ordine dei Canonici regolari di Sant’Agostino nel monastero di Santa Croce a Coimbra, in Portogallo ,dove ebbe a studiare scienze e teologia. 

Destinato ad una carriera di teologo e filosofo, all’improvviso venne fortemente attratto dalla vista di alcuni fraticelli francescani che vivevano in gran povertà e praticavano il Vangelo alla lettera. Decise perciò di seguire l’opera missionaria del Poverello di Assisi e incominciò a girare prima  in Africa e poi in Europa predicando la vera fede in Cristo e combattendo le eresie che in quel tempo erano diffusissime.

 

La sua parola e la sua personalità figurano nell’elogio del cronista medioevale Rolandino:   Multa honestate perspicuus, multa litteratura fundatus, arca veteris testamenti et forma novi et - si verbis audacia tribuatur – potens opere et sermone ( insigne per   nobile casata,  nutrito di vasta cultura, arca dell’Antico Testamento e forma del Nuovo e, se mi è permesso, potente nelle opere e nelle parole).

Difatti frate Antonio, confermando il suo carattere profetico e apostolico, si era imposto soprattutto come predicatore contro l’eresia nei luoghi della Francia e, in Italia, a Milano e a Rimini. In quest’ultima città era riuscito a convertire un maestro cataro con il miracolo della mula che, benchè digiuna, si era inginocchiata davanti all’Ostia rifiutando la biada, e ad operare il miracolo della predica ai pesci ai quali il Santo si rivolse non avendo trovato nessuna persona disposta ad ascoltarlo in  chiesa.

 

(Dipinto del Veronese)

Frate Antonio si spense a Padova il 13 giugno 1231. La sua fama era tale che dopo appena un anno, il 30 maggio 1232, venne canonizzato a Spoleto da Papa Gregorio IX.  Il Liber miraculorum, i 47 capitoli della Leggenda Absidua (sicuramente nota a Giotto), la Leggenda Rolandina e ancor di più la Leggenda Benignitas, sono gli scritti che, compilati subito dopo la morte, divulgarono, anche se alcune volte in forma enfatica ed imprecisa,  gli atti della sua vita.

**

 

(Frate Antonio riattacca con la saliva un piede amputato)

  

 

Proclamato Dottore della Chiesa, Sant’Antonio venne accostato nelle figurazioni al filosofo e teologo inglese Giovanni Duns Scoto detto il Doctor Subtilis ( il dottor sottile), in quanto entrambi oltre ad essere studiosi e interpreti della Metafisica di Aristotele, inducevano a coltivare la Teologia con esclusivo intento pastorale. L’episodio della predica ai pesci a Rimini, che si trova illustrata in dipinti di Paolo Veronese e Arnold Boecklin, è riportata nei Fioretti di San Francesco al cap. 40. Leggiamo:

 “ …Onde, essendo una volta santo Antonio ad Arimino, dov’era grande moltitudine di eretici, volendoli egli ridùcere al lume della vera fede, per molti giorni predicò loro la fede di Cristo. Ma loro, non solamente non acconsentendo ai suoi santi parlari, ma eziandio come indurati ed ostinati, non lo vollero neppure udire. Onde sant’Antonio un giorno, per divina ispirazione, se ne andò alla foce del fiume; e standosi così alla riva tra il mare e il fiume, cominciò a dire in modo di predica, da parte di Dio, ai pesci - Udite la parola di Dio, voi pesci del mare e del fiume, da poi che gli infedeli eretici la schifano d’udire - …e vennero a riva tanta moltitudine di pesci….e tutti tenevano il capo fuori dell’acqua e stavano attenti…”.

(Boeklin:La predica  di frate Antonio ai pesci a Rimini) 

 

Poi, in tempi molto più vicini a noi, nel 1893 è il grande compositore Gustav Mahler a riprendere lo stesso episodio nel famoso Lied “ Des Antonius von Padua Fischpredigt “ ( La predica ai pesci di Antonio da Padova), inserito nella raccolta dei “ Lieder aus Des Knaben Wunderhorn “ (Il corno magico del fanciullo) su testi tratti dall’omonima antologia poetica di Armin – Brentano.

 

 

Leggiamo alcuni versi della poesia: “ le carpe con le uova con bocche spalancate ascoltano lì impalate… i lucci tremendi… ed anche gli eccentrici merluzzi…anguille e storioni.. gamberi e tartarughe…salgono su dal fondo ( oggi Sant’Antonio sarebbe in seria difficoltà a fare il miracolo, n.d.r.) per udire la predica…La predica finisce, a casa va ogni pesce… i lucci rimangono ladri… le anguille ardono di lussuria…i merluzzi rimangono grassi.. le carpe si fanno una spanciata..La predica è stata gradita ma nessuno ha mutato vita…”

 

Conclusione agrodolce, amaro apologo, ironia sferzante è ciò che si coglie nel testo di Brentano  e nella musica di Mahler. Al termine della predica nessuno è diventato più saggio, nemmeno un po’. Nel Lied è il clarinetto che traduce la voce del cantante in linguaggio comprensibile ai pesci che arrivano a frotte da ogni parte con un brulichio di luci e di colori argentei. Nella musica pare di vederli. Un movimento di semicrome affidato agli archi, che appare all’inizio di ogni strofa e  lentamente scompare per poi riapparire all’inizio della successiva, ci suggerisce che è come se nulla fosse successo.

 

(Il ponte di Tiberio nella notte a Rimini)

 E’ la satira dell’umanità “ immutabile in quanto si manifesta sempre in modo diverso ma rimane sempre la stessa. L’identico tema musicale del Lied appare in modo più complesso nello Scherzo della Seconda Sinfonia dello stesso compositore dove lo scomparire e il riapparire delle semicrome forse sta a significare il perpetuo ritorno all’interno del proprio essere, maturazione e decadenza, morte e rinascita, necessità dell’anima a immergersi negli spazi vitali   “ingannando il tempo senza annullarlo direbbe Hermann Broch.

 

Ed è così che il Bar del Porto, in un angolo di strada apparentemente privo di suggestione, diviene nella mente un luogo immerso in uno spazio metafisico in cui la spiritualità e l’arte convivono in una intatta armonia.

****************

Lo stupendo  Lied di Gustav Malher

 

 Des Antonius von Padua Fischpredigt

(La predica ai pesci, di Antonio da Padova)

TESTO  ( di Armin - Brentano)

TRADUZIONE

Antonio al momento della predica,trova la chiesa deserta./Va allora ai fiumi e predica ai pesci;/loro sbatton le code, brillano alla luce del sole,/brillano alla luce del sole, alla luce del sole,/brillano, brillano, brillano!/Le carpe con le uova sono accorse tutte quante; /hanno spalancato le bocche ad ascoltare con attenzione:/mai predica alcuna piacque tanto ai pesci!/Lucci dai musi appuntiti,avvezzi a combattere, /son venuti a nuoto di gran fretta per ascoltare il sant'uomo./Anche quei sognatori che sempre digiunano:/i merluzzi ,voglio dire,seguono la predica./Mai predica alcuna piacque tanto ai merluzzi!/Nobili anguille e storioni,usi a signorili banchetti,/vengono di persona ad assistere alla predica./Anche granchi e testuggini, di solito tardi personaggi,salgon veloci dal fondo per ascoltare una tal bocca:mai predica alcuna piacque tanto ai granchi!Pesci grandi, pesci piccoli,nobili e comuni,alzano la testa come avessero il ben dell'intelletto:per volontà di Dio ascoltano la predica.Terminata la predica ognuno se ne va per la sua strada.I lucci restano ladri,le anguille grandi amatrici:la predica è piaciuta, ma tutti restano com'erano.I granchi vanno all'indietro,i merluzzi rimangono grassi,le carpe gran divoratrici,la predica bella e dimenticata!La predica è piaciuta, tutti restano com'erano.

*****

Una scena tratta dallo sceneggiato TV

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