
L'altro pomeriggio, mentre ero di passaggio a Torino, nella stazione di PortaNuova, mi sono fermato al banchetto di un gruppo di ex-lavoratori dell'impresa Servirail, subappaltatrice di Trenitalia, che dallo scorso 11 dicembre in varie città d'Italia, protesta per la sospensione dei servizi dei treni notturni e per il conseguente licenziamento del personale addetto.
Con la loro presenza, ed improvvisando durante i giorni festivi modesti spettacoli di musica e di danza, cercano di attirare l'attenzione del pubblico, per informare e sensibilizzarlo sulle conseguenze della politica imposta dall'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Italiano e facendo una raccolta firme, alla quale ho ovviamente aderito con molta convinzione.
"In nome della "modernizzazione" e dello stomaco del "progresso" Trenitalia (società controllata da Ferrovie dello Stato) ha soppresso il servizio dei treni notturni, lasciando senza lavoro più di 800 persone e penalizzando il pubblico italiano meno agiato.
Dal 1839, quando in Italia fu inaugurato il primo ramo di strada ferrata nel tratto Napoli-Portici lungo 7,25 chilometri, sono cambiate molte cose, ma la geografia continua ad essere la stessa e le linee ferroviarie non possono evitare di adeguarsi alla forma di stivale rugoso che caratterizza questo paese.
Per decenni la ferrovia ha reso possibile il grande esodo dal Sud al Nord del paese, permettendo agli Italiani di recarsi al lavoro in città lontane e di tornare a casa durante le vacanze per rivedere i propri cari.
Le Ferrovie dello Stato sono state complici di una rivoluzione sociale, trasformandosi nel simbolo di un movimento del popolo, l'Emigrazione, quando si partiva con una valigia di cartone, stretta con uno spago per tenerla ben chiusa.
Viaggiando un giorno intero era possibile passare dall'assolata Sicilia ad una nebbiosa città industriale come Torino, e persone che mai avevano avuto l'opportunità di allontanarsi da casa percorsero migliaia di chilometri per cercare lavoro a Milano, Zurigo o Francoforte. Qualsiasi altro mezzo di trasporto avrebbe avuto un costo proibitivo per le loro tasche.
I primi treni passeggeri del dopoguerra, specialmente i treni-cuccetta a lunga percorrenza, con il tempo si trasformarono in un mezzo di trasporto "popolare", cioé alla portata di tutti: pensionati, lavoratori pendolari, studenti, persone malate che si recavano in ospedali specializzati per curarsi.
Ma a partire dal 2005 e fino allo scorso 11 dicembre proprio quei treni-notte hanno compiuto la loro missione con difficoltà, perché sono stati boicottati dalla stessa amministrazione dell'azienda Trenitalia, che ne ha ridotto la manutenzione e ne ha bloccato la vendita dei biglietti, lasciando partire i treni con metà dei posti vuoti, con l'obiettivo di sopprimerne il servizio. Se così non fosse, non si spiegherebbe il fatto che si lasciassero i passeggeri a terra e si offrisse loro la "possibilità" (come unica alternativa) di acquistare un biglietto più caro nei treni più veloci.
Oggi in Italia per percorrere lo stesso tragitto con la "nuova rete ferroviaria" di treni freccia i passeggeri sono costretti ad affrontare un contraddittorio viaggio a tappe, perché le linee veloci non raggiungono tutte le città, tantomeno quelle più remote.
I disagi di chi ha necessità di prendere il treno sono evidenti e dimostrano che chi amministra le Ferrovie dello Stato Italiane ed il Governo non tengono conto delle esigenze e dei problemi della gente comune, legata alla geografia di questo Paese ed alla sua storia sociale.
Per i dirigenti delle ferrovie italiane conta soltanto un futuristico piano di progresso virtuale.
L'Unione Europea sta dimostrando di non possedere ancora degli stati uniti ed il Club elitario dei parlamentari che rappresentano i paesi membri a Bruxelles hanno poco o nulla a che vedere con la gente comune.
In Italia succede più o meno la stessa cosa, ed i politici che si pavoneggiano tutti i giorni sotto i riflettori della TV parlano così bene da far sembrar vero quello che dicono, ma nella realtà si continua allo stesso modo, con le stesse abitudini medioevali di un tempo.
Ognuno deve aggiustarsi come può, proprio come gli 800 ex-dipendenti Wagons-Lits che sono stati licenziati ed oggi lottano per difendere un servizio di trasporto vitale per il pubblico e soprattutto per difendere la pietra miliare della Costituzione di questo Paese: il LAVORO."
Inviato da: feliperun
il 21/05/2012 alle 23:12
Inviato da: cinzia
il 23/04/2012 alle 16:18
Inviato da: cinzia
il 23/04/2012 alle 16:16
Inviato da: cinzia
il 23/04/2012 alle 16:13
Inviato da: Donato
il 15/04/2012 alle 17:29