“La messe è molta, ma gli operai sono pochi.
Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai per la sua messe”
(Lc 10,2)
Manda, Signore, apostoli santi nella tua Chiesa!
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NON ABBIATE PAURA
MADRE MARIA NAZARENA MAIONE

Madre Nazarena Majone, confondatrice delle Figlie del Divino Zelo, informando la propria esistenza al carisma del Rogate, vive la compassione per “la messe stanca e dispersa”. Ella guarda i poveri, gli orfani e gli emarginati con lo sguardo compassionevole di Cristo che di fronte alla folla stanca disse: «Pregate dunque il padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe» (Mt 9, 36-38)».
Madre Nazarena Majone, seguendo fedelmente le orme di Sant’Annibale Maria di Francia, ha vissuto integralmente il Rogate nella preghiera incessante, nella compassione operosa e nella serena accettazione della croce.
Il carisma del Rogate impegna le Figlie del Divino Zelo a: 1) propagare dovunque questo spirito di preghiera e promuovere le vocazioni nella Chiesa; 2) essere “buone operaie” del Regno con il dono di tutta la vita per la promozione umana e l’evangelizzazione dei “piccoli e dei poveri”.
Madre Maria Nazarena Majone ha prolungato nel corso della sua vita questa missione d’amore di Cristo, donandosi come fece Lui alle folle stanche ed abbandonate. Ella ha risposto a questa vocazione con una presenza materna, sobria, rivolta a coloro i quali vengono ignorati dalla società: i poveri, i non amati, i giovani diseredati. Madre Nazarena, fidando nel messaggio evangelico del Rogate, è consapevole che il fermento neotestamentario va posto nella messe, sempre e comunque, per ottenere i grandi frutti della Carità, vale a dire la salvezza delle anime.
La bontà della Madre fu rivolta, soprattutto, al servizio degli orfani che ella ha amato con finezza e generosità. La fiducia nella Divina Provvidenza la rese testimone della continua assistenza divina. La preghiera per ottenere i buoni operai è sorgente di vita per le nuove vocazioni nella Chiesa, attraverso la preghiera e l’esercizio incondizionato del proprio apostolato sul piano caritativo ed educativo, con una spiccata predilezione per i piccoli, i poveri, la gioventù diseredata e senza opportunità alcuna.
Madre Nazarena è stata una generosa testimone del suo tempo ed un prezioso strumento del Signore e, con materna dolcezza, ha saputo pronunziare quel generoso “sì” al cosiddetto “quarto voto” del Rogate.
ABBIAMO BISOGNO DI PRETI
Abbiamo bisogno di preti, Signore, ma di preti fatti sul tuo stampo; non vogliamo sgorbi, non vogliamo "occasionali", ma preti autentici, che ci trasmettano te senza mezzi termini, senza ristrettezze, senza paure. Vogliamo preti "a tempo pieno", che consacrino ostie, ma soprattutto anime, trasformandole in te; preti che parlino con la vita, più che con la parola e gli scritti; preti che spendano il loro sacerdozio anziché studiare di salvaguardarne la dignità. Sai bene, Signore, che l'uomo della strada non è molto cambiato da quello dei tuoi tempi; ha ancora fame; ha ancora sete; fame e sete di te, che solo tu puoi appagare. Allora donaci preti stracolmi di te, come un Curato d'Ars, preti che sappiano irradiarti; preti che ci diano te. Di questo, solo di questo noi abbiamo bisogno. Perdona la mia impertinenza: tieniti i preti dotti, tieniti i preti specializzati, i preti eloquenti, i preti che san fare schemi, inchieste, rilievi. A noi, Signore, bastano i preti dal cuore aperto, dalle mani forate, dallo sguardo limpido. Cerchiamo preti che sappiano pregare più che organizzare, preti che sappiano parlare con te, perché quando un prete prega, il popolo è sicuro. Oggi si fanno inchieste, si fanno sondaggi su come sarà, su come la gente vuole il prete. Non ho mai risposto a queste inchieste, ma a te, Signore, posso e voglio dirlo: il prete io lo voglio impastato di preghiera. Donaci, o Signore, preti dalle ginocchia robuste, che sappiano sostare davanti a te, preti che sappiano adorare, impetrare, espiare; preti che non abbiano altro recapito che il tuo Tabernacolo. E dimenticavo: rendici degni di avere tali preti.
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LA DOLCEZZA DI DIO
Tu, o Signore, continui a sfogliare
le pagine del mio romanzo,
e vi aggiungi sempre parole di pace e di perdono;
o Signore,
costantemente mi chiami e mi interpelli
anche se non so interpretare la Tua voce,
anche se continuo a costruirmi
i miei castelli sulla sabbia.
Tu mi insegui,
mi passi sempre accanto, inosservato...,
e mi sfiori dolcemente con la tua carezza soffice
fino a quando il tuo tenero bacio
non prosciuga l'ultima mia lacrima.
Tu, o Signore, insisti sempre
a voler sottrarre alla morte anche i sordi
i falliti, lo sfiduciato e chiunque si ostina
a non lasciarsi inebriare
dal Tuo eterno soffio rigeneratore...
perché, Signore, Tu sei la vita che non muore!
(L. Spilla)
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Post n°229 pubblicato il 16 Aprile 2012 da missionarierog
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Lo splendido colonnato di San Pietro esprime il grande abbraccio che la Chiesa cattolica dà a Benedetto XVI per i suoi ottantacinque anni. In quell’abbraccio ideale e forte vi è anche il mondo che riconosce in lui una luce per l’umanità intera: luce mite e chiara che indica, con le parole di Gesù e della universale ragione, la verità e il bene. È dunque una festa di famiglia, fatta di gratitudine al Signore che lo ha scelto come suo Vicario; al cardinale Joseph Ratzinger che ha accettato la volontà di Cristo sapendo che solo nell’obbedienza d’amore si sta vicini a Gesù; al Santo Padre Benedetto XVI, che con la preghiera e il pensiero, la parola e il governo, guida il popolo di Dio. Fin dall’inizio del supremo ministero, Benedetto XVI ha iniziato la sua “riforma” umile e lieta, consapevole che il problema urgente è quello della fede. La gioia della fede è il filo d’oro che ispira e raccorda ogni suo intervento. Ed è questa la risposta più importante di cui il mondo ha bisogno nella sua complessità: non tanto di mutazioni organizzative, ma di riforma dei cuori, poiché sono questi che danno anima e fecondità ai programmi e alle strutture. La santità – centro della riforma lieta di Papa Benedetto – non è una astrazione o un ripiego per sfuggire alla modernità ma, al contrario, è scendere al centro dei problemi dell’uomo contemporaneo. È vivere la fede con gioiosa consapevolezza che cambia la vita dei singoli e genera una umanità nuova, rapporti diversi, organismi vitali. Se la fede irrora i modi di pensare e di agire, allora il Signore è reso presente, e le società, le culture, gli Stati, ne sono beneficati. Allora, ovunque vi è una zolla di umanità, lì germoglia la speranza. È su questa strada di rinnovamento che il Papa conduce la Chiesa, sapendo che il mondo attende di intravvedere l’Invisibile attraverso la gioia dei redenti. E lo fa con mitezza, quasi in punta di piedi, sapendo di dover servire, ma anche con la tenacia del nocchiero in mezzo a venti a volte contrari. In forza di quel “sì” originario a Cristo, egli non porta avanti se stesso, non cerca il successo. Schivo, non vuole dimostrare nulla di personale né alla Chiesa né al mondo. L’unico desiderio è annunciare Gesù, luce delle genti. Qui sta la sua disarmante libertà, e quindi la pace. Il suo Magistero ricorda la bellezza della fede, una bellezza da riscoprire fresca e operosa pensando al mondo vivace e generoso dei giovani, e alla testimonianza dei cristiani segnati dalla miseria o perseguitati fino al sangue. Ricorda che la libertà riposa sulla verità. Non teme di entrare nelle questioni anche le più delicate: vi entra senza violenza, sempre riconoscendo il lucignolo acceso. Ma anche senza rinunciare a far risplendere la verità: quella di Cristo e quella dell’uomo, che in Cristo scopre il suo vero volto. Mi sembra che qui emerga in modo particolare la “profezia” di Benedetto XVI: egli indica la via della verità e della vita. Nei viaggi apostolici, infatti, ha spesso ricordato che l’umanità rischia di smarrire la strada dell’”umano”, di andare contro se stessa: il Vangelo è svelamento di Dio, offerta della sua vita, libertà dalle illusioni, felicità vera. Il suo stemma rivela qualcosa di quest’uomo, che Cristo sceglie all’improvviso come strumento docile, e che, con la conchiglia del pellegrino, indica la strada alla Chiesa universale verso i pascoli alti di Dio. Grazie Padre Santo. La Chiesa che è in Italia, insieme ai suoi Pastori, si stringe a Lei desiderosa di essere la prima e la più vicina, per dirLe: ad multos annos, Santità! (cardinale Angelo Bagnasco) |
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Post n°228 pubblicato il 04 Aprile 2012 da missionarierog
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Post n°227 pubblicato il 02 Aprile 2012 da missionarierog
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Post n°226 pubblicato il 01 Aprile 2012 da missionarierog
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Post n°225 pubblicato il 28 Marzo 2012 da missionarierog
Annibale Maria Di Francia nacque a Messina il 5 luglio 1851 da una famiglia della nobiltà cittadina. Il carisma del Rogate La chiamata al sacerdozio L'inizio delle opere apostoliche Le congregazioni religiose Caratteristiche della sua spiritualità La sua morte Il riconoscimento dovuto I suoi figli per il mondo I laici rogazionisti La Famiglia del Rogate Ulteriori informazioni le trovate sul sito difrancia.net
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Post n°224 pubblicato il 18 Marzo 2012 da missionarierog
O Signore, non sono io che vengo a te perché non so bene quale sia la via. La mia mente è limitata, il mio spirito prigioniero, sono legato al corpo, vi sono molte cose che mi tentano, i desideri, le passioni, ma vorrei avvicinarmi a Te. Allora vieni tu da me, vieni a cercarmi – come figlio o come servo – Tu che sei Amore. Non sono io, o Signore, a costruire per Te una dimora nel cuore, perché se non costruisce il Signore invano lavorano i costruttori. Chi sono io per costruire un tempio santo per Te perché dimori in esso il Tuo Spirito? Signore, sei Tu a costruire Gerusalemme. Vieni dunque e non aspettarmi poiché l’attesa potrebbe essere lunga. Non con il mio sforzo, ma con il Tuo sostegno, non con la mia forza, ma con la Tua grazia. Da solo non posso conoscere, ma con il tuo amore rivela Te stesso a me affinché il mio amore verso di Te possa crescere. Ogni volta che conosco una cosa nuova in Te aumenta il mio amore per Te e la mia relazione con Te diventa più solida e radicata. Ma come fa l’uomo ad amare veramente un altro essere senza conoscerlo e vederlo? Rivela Te stesso a me perché possa conoscerTi, non attraverso gli uomini o i libri, ma mediante la conoscenza di ciò che abbiamo visto con i nostri occhi e toccato con le nostre mani. Non posso conoscerTi veramente per mezzo dei libri o quelli che Ti hanno conosciuto perché nemmeno questi sono in grado di esprimere ciò che hanno visto in Te e si limitano a dire: “Vieni e guarda come è buono il Signore”. Me se riveli Te stesso a me, o Signore, come farò a vedere il tuo volto? Poiché senza santità nessuno può vedere il Signore. La santità non è alla mia portata, sono debole davanti al mondo, al corpo, al demonio, alle passioni, alle tentazioni e ai pensieri. Spesso cado in perdizione. La santità è un sogno che desidero ma come fare? Vuol dire che non Ti vedrò mai? Donami, Signore, purezza di cuore perché possa vedere il Tuo volto, purificami con issopo e sarò mondo, lavami e sarò più bianco della neve. Shenuda III |
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Post n°223 pubblicato il 16 Marzo 2012 da missionarierog
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Post n°222 pubblicato il 29 Febbraio 2012 da missionarierog
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Post n°221 pubblicato il 16 Febbraio 2012 da missionarierog
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Post n°220 pubblicato il 24 Dicembre 2011 da missionarierog
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BUONA GIORNATA!
La grazia della vocazione scende dall'alto e non scende se non si domanda. (S.Annibale Maria Di Francia)

IN BRASILE
CERCA IN QUESTO BLOG
UN AMICO
Ho stretto la mano dell'amico, Signore,
e improvvisamente, di fronte a quel volto triste e preoccupato,
ho temuto la Tua assenza nel suo cuore.
Sono impacciato come davanti ad un tabernacolo chiuso
quando ignoro se Tu vi abiti.
Se Tu non fossi presente, Signore, noi saremmo separati.
Perché la sua mano nella mia non sarebbe che carne su carne,
e il suo cuore per il mio, cuore d'uomo per l'uomo.
Voglio la Tua vita per lui e per me insieme,
perché voglio che il mio amico sia, per Tuo merito,
il mio fratello.
(Michel Quoist)
MAPPA VISITATORI
Preghiera alla Madonna della Rogazione
di S. Annibale Maria Di Francia
O Madre Santa
affrettati a suscitare
nella Chiesa
i buoni operai.
Affrettati con quella stessa premura
con cui ti recasti
in casa di Elisabetta
per portarvi Gesù
e tutte le grazie.
Affrettati a visitare
la nostra comunità
ed arricchirla
di buoni evangelici Operai
che portino Gesù in tutti i cuori
e diffondano il suo Regno
in tutte le anime,
per tutti i secoli dei secoli.
Amen!
DIVINO MENDICANTE
Spirito che conduci
i pellegrini dello spirito
negli incantati pascoli della santità,
e gli erranti riconduci da sperduti deserti
sulle vie della vita, e mai desisti,
divino mendicante,
di cercare la pecorella smarrita:
se il vederti con gli occhi del corpo
è di troppo in questa valle oscura,
che almeno sempre oda i tuoi passi
mentre mi cammini accanto,
o compagno di traversata;
e ciò sia a tua gloria più ancora
che il prestarti a guidare le stelle nella notte.
Dio, fonte di ogni intelligenza
e luce che illumini i cuori,
se tu ci accompagni nel nostro cammino
a nessuna incertezza soccomberemo:
e quando saremo al termine,
riposeremo senza fine in te
che sei la sola ragione
della nostra gioia.
(D.M. TUROLDO)
PREGHIERA PER LE VOCAZIONI
Gesù, Figlio di Dio, in cui dimora la pienezza della divinità, Tu chiami tutti battezzati "a prendere il largo", percorrendo la via della santità. Suscita nel cuore dei giovani il desiderio di essere nel mondo di oggi testimoni della potenza del tuo amore. Riempili con il tuo Spirito di fortezza e di prudenza che li conduca nel profondo del mistero umano perché siano capaci di scoprire la piena verità di sé e della propria vocazione. Salvatore nostro, mandato dal Padre per rivelarne l'amore misericordioso, fa' alla tua Chiesa il dono di giovani pronti a prendere il largo, per essere tra i fratelli manifestazione della tua presenza che rinnova e salva. Vergine Santa, Madre dei Redentore, guida sicura nel cammino verso Dio e il prossimo, Tu che hai conservato le sue parole nell'intimo del cuore, sostieni con la tua materna intercessione le famiglie e le comunità ecclesiali, affinché aiutino gli adolescenti e i giovani a rispondere generosamente alla chiamata del Signore. Amen.
PREGHIERA PER L'IMPREVISTO
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O Dio dell'imprevisto,
fa' ch'io non tema mai
l'imprevisto
l'inconsueto
l'impensato
poiché proprio Tu fosti tutto ciò
e feristi il cuore degli uomini
con la tua assoluta Novità.
Scioglimi il cuore
perché anch'io sappia
sorprendermi e sorprendere
per diversità di pensiero
novità di vita
fantasia d'amore
prontezza di fronte al male.
Fa' che un pochino almeno ti somigli,
o Dio dell'imprevisto,
che nel tuo Figlio
desti il giro ad un mondo rappreso
e senza senso.
Fa' ch'io diventi immagine e strumento
della tua Buona Novità.
(L. Bloy)



















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