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Creato da Aresmorelli il 01/11/2007
La satira ci salverà?
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Nickname: Aresmorelli
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Età: 38 Prov: FI |

Cosa ci chiede l'economia contemporanea? Pensiamoci: ci chiede di subordinare la nostra preparazione a ciò che chiede il mercato. Chi ama la letteratura, la filosofia, la muscia, l'arte, dvorebbe rassegnarsi a realizzare studi diversi, perché questi non sono richiesti dal mercato. La nostra preparazione culturale dovrebbe essere subordinata alla produzione, questo significa che anche la nostra vita dovrebbe essere subordinata alla produzione. Se questo si generalizzasse gli esseri umani finirebbero per diventare delle mere appendici delle macchine...per poter produrre il più possibile. Ma dall'altro lato essi dovrebbero anche consumare il più possibile per evitare le crisi economiche, gli eccessi di produzione. Produrre velocemente e consumare velocemente. Mi viene in mente l'immagine del fiammifero che dopo aver prodotto molto calore finsce per diventare rapidamente un pezzettino di carbone rinsecchito. La vita non è soltanto produzione e consumo. La vita è fatta di relazioni sociali, di amicizia, di risate, di scoperte, di voglia di conoscere e vedere cose nuove. Non si può pensare di rinunciare a tutti i propri sogni semplicemente perché le leggi di questo mercato vorrebbero imporcelo. C'è un modo diverso di concepire la società. In fin dei conti produciamo per sopravvivere, non viviamo per produrre...
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In questa puntata de "L'Aria che tira" ci sono anche io. Non sono riuscito a dire tutto quello che volevo ma alcune cose le ho dette:
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Credo che sia un bel gesto quello di Celentano di devolvere tutto il suo compenso di San Remo in beneficenza. In un caso come questo anche il fatto che lo faccia pubblicamente non è negativo, magari serve da esempio. Se tutti coloro che sono strapagati dessero spontaneamente parte dei propri redditi a chi ha bisogno le ingiustizie sociali diminuirebbero.
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Caro Monti visto che la nostra vita è stata divertente, avventurosa, piena di sorprese e di suspense...ti preghiamo di farci annoiare un po' per i prossimi 40 anni, ti chiediamo soltanto un po' di sana monotonia! :)
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Uno dei luoghi comuni, dei tormentoni più falsi in assoluto è quello che se tutti pagassero le tasse queste diminuirebbero, che chi paga lo fa anche per chi non paga. Non è vero, è un ragionamento solo apparentemente logico ma se lo analizziamo in modo più approfondito ci si rende conto che non sta in piedi. Il nostro debito pubblico sfiora i duemila miliardi, se tutti pagassero le tasse forse il debito pubblico sarebbe leggermente inferiore ma le tasse rimarrebbero le stesse. Se, al contrario, aumentando il numero dei contribuenti, le tasse diminuissero evidentemente il debito resterebbe esattamente lo stesso. Perché lo stesso gettito fiscale sarebbe ripartito tra più persone (vanificando l'obiettivo del momento che è quello di ridurre il debito pubblico). In più ci sarebbe un effetto perverso che pochi prendono in considerazione. Se tutti pagassero le tasse in modo regolare probabilmente avrebbero meno soldi a disposizione per i consumi e questo significherebbe una diminuzione dell'incasso che lo Stato ottiene dalle imposte indirette. In pratica, le imposte dirette sostituirebbero quelle indirette con un aumento delle entrate dello Stato meno importante di quanto si dica. Inoltre, voi credete davvero che chi gestisce le risorse pubbliche in questo momento, se avesse più risorse le utilizzerebbe per far pagare meno a chi ha sempre pagato? Davvero qualcuno rinuncerebbe ad un'entrata sicura per altre insicure? Quella contro gli evasori assomiglia a una crociata contro il capro espiatorio del momento, una crociata populista per avere consensi. Nel frattempo i più grandi evasori in assoluto, le banche, non vengono toccati. In realtà, l'unica imposta che potrebbe servire a far girare l'economia è una patrimoniale che colpisca i grandi patrimoni non investiti in alcun modo (o utilizzati a fini speculativi). Questo costringerebbe chi possiede grandi patrimoni ad investirli e a creare occupazione e ricchezza.
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Passiamo la vita a cercare il segreto della felicità. Spesso inseguendo falsi obiettivi che una volta raggiunti ci lasciano ancora più vuoti. Uno dei segreti per essere felici è banale: limitare le aspettative nei confronti degli altri. Spesso soffriamo perché ci sentiamo poco apprezzati, poco amati, poco considerati. Tutto ciò significa semplicemente che nutriamo eccessive aspettative nei confronti degli altri. Ci aspettiamo che le persone che abbiamo intorno si comportino in un certo modo con noi, e, quando non lo fanno, questo ci provoca una grande delusione. In realtà, la maggior parte degli esseri umani è chiuso in sé stesso, ha poca considerazione dei suoi simili. Se non avessimo nessun aspettativa nei confronti degli altri vivremmo molto meglio. Nessuno ci potrebbe deludere e nello stesso tempo qualsiasi cosa che qualcuno facesse per noi sarebbe totalmente inaspettato e quindi fonte di felicità. Al contrario, quando ci aspettiamo troppo dagli altri non possiamo che rimanere delusi, e, nello stesso tempo, non riusciamo neanche ad apprezzare quello che gli altri fanno per noi perché lo diamo per scontato. Se facciamo qualcosa di buono, se aiutiamo qualcuno, non dobbiamo aspettarci niente in cambio. S.Agostino diceva che la virtù è il premio di sé stessa e penso che avesse ragione. Non c'è niente che ci mette in pace con noi stessi come essere disponibili e comprensivi con chi ci circonda ma questo stato d'animo non deve generare alcuna aspettativa sul comportamento degli altri.
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Si parla di liberalizzazioni e poi alla fine tutto si riduce al fatto che gli avvocati devono presentare un preventivo? Ma non fatemi ridere. Liberalizzare significa eliminare tutti i vincoli che esistono all'accesso alle professioni e reale concorrenza per tutti i settori economici. Il problema oggi non sono le corporazion che esistono ma quelle che non esistono. Un sistema totalmente corporativo paradossalmente sarebbe molto più giusto di questo. Vi faccio un esempio: io sono un formatore e un maestro di arti marziali. Esercito entrambe le mie professioni a pieno titolo, ho fatto un percorso formativo e sono preparato professionalmente. Nei miei settori di attività ci sono moltissime persone che al contrario si improvvisano (eppure parlo di attività molto diverse tra loro) che fanno concorrenza senza avere una professionalità adeguata. Ovviamente alla fine il mercato fa selezione e chi non è adeguato perde credibilità, ma la concorrenza c'è e abbassa comunque gli introiti (i costi degli utenti). Io devo accettare che ci siano persone incompetenti a farmi concorrenza ma nello stesso tempo non posso esercitare la professione di tassista o quella di notaio (nonostante che la mia formazione culturale potrebbe permettermelo). Allora in certi settori c'è una concorrenza eccessiva e spesso sleale, in altri, al contrario non c'è alcuna concorrenza. Qualche tempo fa ho proposto di istituire l'ordine dei formatori (per difendermi), gli amministratori di condominio avrebbero voluto costituire un ordine, periti di ogni genere fanno di tutto per cercare di costituirsi in ordine. Insomma, tutti coloro che oggi hanno una fetta di mercato vorrebbero creare un ordine professionale affermando che solo loro hanno la professionalità adeguata a svolgere quel tipo di lavoro. Il punto è che al mercato o ci si crede o non ci si crede. Chi ci crede dovrebbe eliminare tutti i vincoli che esistono. Non sono un liberista, e ho sempre affermato che il mercato non funziona come affermano i liberisti. Ma gli pseudoliberisti che attualmente sono al Governo dovrebbero essere coerenti con le idee che professano. La sensazione è che non si tratti di concorrenza o di mercato, la sensazione è che chi governa protegga comunque alcune categorie privilegiate e non ci sia alcuna volontà di redistribuire un po' i redditi o di consentire a tutti l'accesso a determinate professioni. Chi governa vuole che la concorrenza se la facciano i più deboli e che i più ricchi mantengano la loro posizione di privilegio. Ma cosa aspettate ad incazzarvi davvero?
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Alla fine possiamo dire che i giovani sono disoccupati perché scelgono i percorsi di studio sbagliati e soprattutto perché si ostinano a nascere nelle famiglie sbagliate...
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Essere liberisti e difendere le corporazioni e gli ordini professionali è un po' come essere vegetariani e difendere la bistecca alla fiorentina....
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Il governo vuole togliere valore al titolo di studio. Mi pare i titoli di studio italiani abbiano perso tutto il loro valore da molti anni. Per fare di più di così l'unico modo possibile è quello di dare valore all'ignoranza, magari facendo concorsi pubblici al contrario: chi sbaglia più risposte vince (che è più o meno quello che è stato fatto fino ad ora)...Il punto è che togliere valore al titolo di studio per favorire la concorrenza tra le Università significa far diventare l'istruzione un bene accessibile a pochi. Alla fine avranno valore soltanto i corsi universitari di Università prestigiose, quelle che fanno pagare rette accessibili soltanto a chi ha redditi molto elevati. Ma da un governo di banchieri bocconiani cosa vogliamo aspettarci? Se non che favoriscano le banche e le università come la Bocconi? I rappresentanti del popolo dovrebbero arrivare dal popolo. Mettete al Governo un contadino e aiuterà i contadini, mette al governo un politico di professione e aiuterà i politici di professione. Dovremmo scegliere coloro che rappresentano i nostri interessi e smettere di scegliere i rappresentanti dei loro interessi!
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Ho una formazione giuridica che mi ha portato fino ad una specializzazione post laurea e che, nello stesso momento, mi ha compromesso per sempre. Studiare diritto ha terribili effetti collaterali, ancora oggi quando faccio la lista della spesa la suddivido in commi; quando la mia compagna mi rimprovera qualcosa cerco di ricorrere in Appello e se so di essere colpevole fingo la semi infermità mentale (mi viene bene). Ho cercato di rimediare laureandomi in sociologia, la sociologia è bellissima ma anch’essa ha effetti collaterali, ti fa capire quanto alcune nostre certezze siano in realtà soltanto illusioni…
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