Un blog creato da tuttiscrittori il 07/10/2007

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A volte, quando si è un grande scrittore, le parole vengono così in fretta che non si fa in tempo a scriverle... A volte. (Snoopy)

 
 
 
 
 
 

SOSTIENE... KREMUZIO

Kremuzio

Sull'orlo del precipuzio

 
 
 
 
 
 
 

ALBERGO A ORE (HERBERT PAGANI) PERF. EDITH PIAF

 
 
 
 
 
 
 

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ARTE & DINTORNI

mostra evento di Costantino Giovine presso Il trittico - Roma Piazza dei satiri - inaugurazione sabato 26 febbraio alle 18.30

locandina

 

 

 
 
 
 
 
 
 

YOU'LL FOLLOW ME DOWN - LABORATORIO CONCORSO

Il presidente della giuria, Luigi Bernardi, ci comunica che

   The winner is Paolo Zaffaina

La motivazione:

Statale 61 è un bel racconto giocato su molteplici livelli, tutti resi con stile adeguato.
I continui cambi di prospettiva, fino allo scioglimento finale, ne fanno un testo godibile ed estremamente accattivante.
Un bel saggio di scrittura al servizio di un'ottima idea.

adesso rileggiamolo iniseme >>>clicca qui

Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli (E. Salgari) 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Dialoghi importanti

Post n°229 pubblicato il 24 Marzo 2014 da tuttiscrittori

QUINTO POTERE (Sidney Lumet)

Lei lo guarda mentre prende la giacca dal guardaroba. Max si mette le mani nelle tasche dei jeans con fare imbarazzato e dice “Andiamo, Diana, lo so da settimane che è finita tra noi” Lei è in piedi in accappatoio vicino la scala e lo fissa “Allora… tornerai da tua moglie?” Max le si avvicina, sempre con le mani in tasca “Farò un tentativo, ma non credo che mi vorrà più. Ma non ti preoccupare per me… mi arrangerò l’ho sempre fatto, lo farò sempre. Sono più preoccupato per te… tu non sei il tipo che si da al bere.” Max si allontana di nuovo e dice “Quindi penso che tra un anno… o magari due, comincerai a dare i numeri o ti butterai dalla finestra del tuo ufficio… al quattordicesimo piano” Diana sospira e si mette le mani sui fianchi “smettila, non mi incanti Max, io non ho bisogno di te” Diana va in cucina e prende un piattino con sopra una tazzina. In quel mentre le trema convulsamente la mano, torna indietro come una furia “Non li voglio i tuoi commenti.” Alza di più la voce “Non le voglio le tue preoccupazioni. Le tue angosce…” poi urla “IO NON HO BISOGNO DI TE, VATTENE VIA” Max si sovrappone a quest’ultima frase di lei gridando “TU HAI BISOGNO DI ME. Ne hai bisogno e molto, perché io sono il tuo ultimo contatto con la realtà umana. IO TI AMO” Max gesticola e la voce si abbassa, diventa flebile, lentamente le dice “…e questo amore doloroso… preoccupato… è l’unica cosa che ti separa da quel nulla isterico in cui passi il resto della tua giornata…” Diana quasi piange, con voce incerta gli dice “allora non lasciarmi” Lui la guarda pensieroso, scuote appena la testa “troppo tardi. In te non è rimasto nulla con cui io possa vivere. Tu sei uno degli umanoidi di Howard e se resto con te verrò distrutto.” Lei si allontana da lui, si gira e si siede. Max non smette e la segue “…come Howard Beale è stato distrutto, come Laureen Hobbs è stata distrutta. Come tutto quello che tu e l’istituzione della televisione toccate… viene distrutto” Max si siede di fronte a lei, addolcisce la voce e la postura, la guarda negli occhi e continua “tu sei la televisione incarnata Diana…” sorride con amarezza e prosegue dolcemente “Indifferente alla sofferenza. Insensibile alla gioia. Tutta la vita si riduce a un cumulo informe di banalità. Guerre. Morti. Delitti. Sono uguali per voi… come bottiglie di birra! E il quotidiano fallimento della vita è… solo un’orribile commedia” Max scuote la testa amareggiato, continua a parlare lentamente come da solo. Diana ha lo sguardo fisso davanti a sé, come nel vuoto. Max incalza pacato, lento “tu frantumi anche le sensazioni di tempo e spazio in… frazioni di secondo e… lunghezze di segmenti. Sei la pazzia Diana. Pazzia furiosa… e tutto quello che tocchi muore con te…” Max sospira “…ma non io. Non finché potrò provare piacere… sofferenza…” si alza, solleva dolcemente il mento di Diana con la mano destra “…e amore” la bacia sulle labbra e si allontana.

 
 
 

Le pagine ritrovate del Piccolo Principe

Post n°228 pubblicato il 11 Maggio 2012 da tuttiscrittori
 
Foto di tuttiscrittori

La Storia è sempre stata strana, a partire dall’autore, pilota, quando pilota non voleva dire quello che significa oggi. Un po’ come lo scalatore di vette altissime. Antoine de Saint Exupery è stato una delle ultime figure romantiche del volo, prima del superuomo cosmonauta, dopo i pionieri. Se n’erano perse le tracce durante la seconda guerra mondiale, quando si pensava fosse stato abbattuto mentre pilotava un caccia P-38 Lightning americano. Se ricordate, nel 2008 venne ritrovato il relitto dell’aereo nel mare antistante Marsiglia. Sembrava fosse suo, ma la conferma non arrivò pienamente in quanto l’aereo era armato di mitragliatrici, mentre lui pilotava un ricognitore con macchine fotografiche. Il mistero continuò ancora nonostante l’ufficialità della scoperta. E poi il corpo non venne ritrovato.

Ma è di questi giorni la notizia del ritrovamento di un paio di pagine inedite del “Piccolo principe”, il suo leggendario capolavoro, la storia di un bambino che vive sull’asteroide B612, insieme ad una piccola rosa  e dei suoi incontri con gli strani abitanti di altri piccoli pianeti. Un libro che va letto da adulti, o almeno così ho fatto io, per riportarci nel mondo di una volta, ingenuo, quello dell’infanzia e delle domande innocenti, dei percorsi mentali semplici.

Per chi è stato assorbito dai dialoghi di quelle pagine acquerellate (disegnate dallo stesso autore), non si possono dimenticare i piccoli capitoli che parlano della pecora da disegnare, dei baobab che crescono e soffocano il piccolo pianeta, del ricco signor Cremisi che ripeteva di essere una persona seria, dell’ubriacone, dell’uomo d’affari che contava le stelle, del lampionaio e del geografo. Ora in quelle due pagine nuove si affaccia l’ambasciatore dello spirito umano, prima persona che incontra sulla Terra quando la visita.

Non so se cambierà il senso del libro leggere queste ulteriori paginette, non credo, anche perché il libro mi sembra completo così come è stato finora. In effetti l’unica cosa in sospeso è proprio la sorte dell’autore. Mi piace pensare che non sia morto in quello scontro con un caccia tedesco nel 1944, ma che si sia salvato e portato sulla terra ferma, ed abbia incontrato proprio il suo piccolo protagonista, e trasportato in un piccolo asteroide tutto per sé, ed ora viva in pace, proprio come ambasciatore dello spirito umano.

Ah, se non avevate capito l’immagine al fianco del titolo di questo post, vuol dire che non avete letto il libro, ed allora ecco la spiegazione:

 
 
 

Il dialogo

Post n°227 pubblicato il 31 Gennaio 2012 da tuttiscrittori
 
Foto di tuttiscrittori

 

Il dialogo si inizia sempre a capoverso e ogni battuta deve essere indicata con la trattina lunga, non con il meno come compare con la tastiera del computer (-), ma che possiamo comunque accettare…; dopo un’interruzione o inciso si riprende con la trattina, e si chiude senza l’aggiunta della trattina, salvo nel caso che in una battuta vi siano più capoversi. Esempio:

-Come vi venne in mente di un’impresa simile?

-Avevamo consultato attentamente le carte e sapevamo che in quel punto esisteva un passaggio. 

La mattina del giorno seguente levammo l’ancora e puntammo verso Nord, ormai decisi a tutto. 
C’era vento favorevole e mare calmo. Solo all’orizzonte, piccole nuvole bianche e compatte non promettevano nulla di buono. Tom le teneva d’occhio col suo lungo binocolo.–

Il dialogo può essere contrassegnato dalle virgolette italiane. In questo caso tutte le battute devono essere e chiuse dalle virgolette.

Nel corso del dialogo, le battute di altri interlocutori o le citazioni o le parole che l’interlocutore rivolge mentalmente a sé stesso si delimitano con le virgolette italiane (<<...>>) se il dialogo è contrassegnato dalla trattina lunga; con le virgolette inglesi (“…”) se è contrassegnato dalle virgolette italiane.

Sia nel dialogo come negli incisi è superfluo aggiungere alla trattina o alla virgoletta di chiusura la virgola. I due segni la sostituiscono. Esempio:

-Lasciatemi in pace- disse, e si allontanò.

Non così:

-Lasciatemi in pace,- disse, e si allontanò.

Oppure:

Il tempo si rimetteva al bello –dopo otto giorni di pioggia- e di lontano si potevan vedere le montagne…

Non così:

Il tempo si rimetteva al bello, -dopo otto giorni di pioggia,- e di lontano…

Né così:

Il tempo si rimetteva al bello -, dopo otto giorni di pioggia-, e di lontano… 

 

 
 
 

Gli accenti

Post n°226 pubblicato il 24 Gennaio 2012 da tuttiscrittori
 
Foto di tuttiscrittori

 

Con questo post iniziamo a dare qualche piccola dritta, che se ci pensiamo e leggiamo un po’ intorno, ci sono frasi ed accenti che in alcuni scritti lasciano a volte a desiderare, specie nei blog. Traiamo da un anziano “Manuale del grafico” edito da Zanichelli nel 1987, alcuni interessanti e semplici consigli ed esempi per non commettere errori.

Gli accenti.

A i o u 

Se accentate in fine di parola prendono l’accento grave. Esempio: accadrà, così, però, più, gioventù, ecc.

e

Se accentata in fine di parola prende l’accento acuto. Esempio: perché, poiché, trentatré, affinché, né, poté, ecc.

Tranne alcune eccezioni: è, cioè, caffè, tè, ahimè, ohimè, piè, ecc.

La e prende l’accento acuto anche alla fine di parole straniere. Esempio: gilé, canapé, bigné, ecc.

Gli accenti sulle lettere maiuscole non devono essere ad apostrofo

Nella lingua francese le lettere maiuscole non devono essere accentate

Nella lingua spagnola esistono solo accenti acuti

Nelle lingue inglese e tedesco non esistono accenti.

E ricordate che non sempre i correttori automatici di signori programmi come Word nelle loro varie versioni, sono infallibili. Anzi molto spesso sottolineano come errore parole con accenti ed apostrofi situati esattamente!

 

 
 
 

Feste di libri

Post n°225 pubblicato il 20 Dicembre 2011 da tuttiscrittori
 
Foto di tuttiscrittori

L'altra domenica pomeriggio, dopo la pennichella d’ordinanza, tanto per sfangare la serata, ce ne siamo andati al palazzo dei congressi all’Eur per la visita alla tradizionale fiera dell’editoria, quella che ha lo slogan “più libri più liberi” per intenderci.

Di solito ci si andava in giorni calmi, al massimo di sabato mattino, per goderci un po’ la pace e sfogliare qualche edizione vecchiotta. Ma quest’anno è stato il panico! Appena arrivati sul piazzale antistante il palazzo, iniziamo a cercare il parcheggio per il motorino, che ovviamente non si trova, costringendoci a metterci sul marciapiedi, e ci incamminiamo verso l’ingresso. Veniamo presi d’assalto da una torma di individui africani che ci salutano con un braccio teso per stringermi la mano. Avete presente quelli che in strada vendono i calzettoni? Gli stessi, solo che ora vogliono affibbiarci qualche titolo di autori africani, come se fossimo in spiaggia. Svicolando, dato che non sopportiamo quando sconosciuti mettono le mani addosso. Facciamo una breve fila al botteghino per scambiare il biglietto omaggio per l’ingresso. 

La bolgia all’interno è diabolica. Gli stand si ripetono occupando lo spazio, e tra loro un amalgama di visitatori fa da collante negli spazi vuoti, neanche fossimo a Portaportese nell’ora di punta. Solo che le persone che ne fanno parte sono ben diverse da quelle normali. Tanto per cominciare non si ascoltano troppe parolacce, e i gerghi sembrano quelli da personcine colte, con le C bene impostate, che a cercare lo strascicamento rimani scontento. Sembra che si conoscano tutti, e quando si incontrano si abbracciano e baciano senza differenze sessuali. Parlano degli articoli letti sul corriere la mattina e del vernissage di ieri sera. Si scambiano informazioni sugli incontri con gli autori che si susseguono in una specie di peep show in stanzette nascoste ma non troppo. Sono vestiti informali con grande sfoggio di accessori da intellettuali come borse, giornali e sciarpe e occhiali colorati. Le donne hanno i capelli ricci e qulle che li hanno lisci ci infilano una matita. I giovani assomigliano a quelli che intervistano in tv quando fanno vedere le occupazioni, e sono tutti belli, anche quelli brutti, che con l’aria impegnata rimorchiano tantissimo, specie se parlano a voce alta.

Non so se guardare i milioni di libri o le migliaia di visitatori. Tanto i libri sono sempre gli stessi, ed anche se sono in offerta-fiera, costano sempre troppo per farne incetta. Mi avvicino ad un paio di esemplari che potrebbero interessarmi ma 20 euro cadauno non glieli do, e poi non mi venissero a parlare di crisi.  I visitatori invece sono più diversi tra loro, anche se simili e non ti fanno pagare se li guardi. Mi chiedo come mai io non incontro nessuno che conosca, mentre pare che gli altri appartengano tutti alla stessa famiglia. Mi piacerebbe anche a me alzare la voce ed impostarla e chiedere se hanno incontrato quello o quell’altro o se hanno seguito lo scontro o letto la risposta sul corriere. Ma ad essere sincero non me ne frega una mazza di far parte di questo entourage. Allora dedico la mia attenzione a quelle signorine in bilico sulla sedia con una minigonna ascellare che vorrebbero distribuire il catalogo. Vorrebbero. Qualche catalogo lo prendo, giusto per ricordarmi qualche sorriso e qualche sguardo.

I libri? Ah già, mentre vediamo molte coppie di gente ricca ed alta dal viso cavallino, piena di buste di carta contenentii opere cartacee, probabilmente per i regali, ci facciamo una rapida memorizzazione dei titoli che ci interessano ed io aspetterò che qualcuno di quelli che li comprano nuovi, li rivendano o li buttino via, che più di due euro l’uno non ce li spendo mica sulle bancarelle. E tanto prima o poi ce li trovo, basta aspettare… Non proprio per i miei colleghi che pur resistendo alle tentazioni, qualche libro, di nascosto da me, se lo sono comprati... 

 
 
 
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BOCCONCINI DI SCRITTURA - 3

 

Terzo bocconcino caldo caldo. Da sbocconcellare in pochi minuti. Questa volta parliamo un po' del punto di vista del narratore. Prima persona? Terza persona onnisciente o quasi? (entra)

 

 
 
 
 
 
 
 

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