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Post n°181 pubblicato il 22 Maggio 2012 da MG_The_blogger
Non so chi di Voi si ricorda di Ruggero Orlando. Un giornalista televisivo, della televisione in bianco e nero della fine degli anni Sessanta, un grande giornalista. Mi sedevo per terra a casa dei nonni e aspettavo di vederlo apparire alla televisione e di sentire il suo inconfondibile "...Da New York vi parla Ruggero Oralndo..."; sullo sfondo compariva una sgranatissima foto del palazzo delle Nazioni Unite oppure la Casa Bianca. Ed io sognavo di essere là con lui. Domani parto per New York, continuerò questo post dal cuore del mondo. A presto... Ventitre maggio Eccomi qui. Quando si è a New York City il mondo, il nostro piccolo e provincialissimo mondo sembra non esistere. Piove sulla città, ma è un particolare di nessun rilievo; la pioggia fa sembrare ancora di più la città a Gotham City ( e chi ama il fumetto Sto arrivando! Bene a cosa mi riferisco). Quando sono qui mi sento confortato nelle mie convinzioni; quelle che mi fanno pensare che mentre il mondo cambia, noi (nel senso di "noi italiani"), tendiamo ad accorgercene quando è tardi, troppo tardi. Questa mattina nella subway alla 57St. guardavo chi mi stava seduto intorno. Sorridevo tra me: tutti, non molti, tutti avevano tra le mani un I-Pad, un tablet, un I-Phone. Molti consultavano la propria pagina FB...Pensavo che tornando al lavoro troverò docenti di liceo che mi chiederanno un fax di conferma ad un mail ricevuta... Questa mattina sono stato a Ground Zero. Il Memorial è gigantesco e maestoso. Direi inimmaginabile. Uno di quei luoghi dove non le parole tendono a perdere di significato. Devo un ringraziamento particolare ad una cara amica, fquentatrice di questo blog che ha voluto donare a me e Daniela la prenotazione per questa visita. Minsono sentito come avrebbe potuto sentirsi un cristiano davanti al Colosseo. Una ferita sanguinante, ma anche un luogo di speranza. Andare nella subway in questi giorni umidi e vaporosi, ti fa conoscere l'umanità di NYC molto meglio di tanti libri. La sotterranea accumula odori. Risparmiatevi le battute prevedibili. Sì odori, perché a New York ho sempre pensato che l'olfatto sia un organo della conoscenza.i newyorkesi come i parigini trasportano di tutto e compreso odori e profumi. Spezie, aromi, fragranze, puzze, sentori....A proposito di spezie non posso non consigliarvi Spice Market, una cucina super-fusion nel cuore di Chelsea. Ho finalmente passeggiato sulla High-Line, pioveva a dirotto ma su una vecchia ferrovia abbandonata è giusto che piove, il garden ce lo godremo un'altra volta... Due righe deall'Apple Store di New York, dovevo scriverle...
Non rinunciate mai a una passeggiata notturna sotto la pioggia attravero la Fifth...Loro nel buio sono affascinanti, inaspettati, inauditi, ti fanno compagnia, non ti lasciano mai ma proprio mai e tu ti senti una formica ma sei confortato e protetto dalla loro presenza. Bello vederli riflessi sull'asfalto lucidato dalla pioggia. In fondo loro sono NYC. Ventiquattro maggio Questa mattina il grattacielo della Carnagie Hall è sparito, eppure ieri l'ho visto e fotografato dalla finestra dell'Hotel. Ah no, c'è, è immerso nelle nebbia. Beh con buona pace di Auden, non credo di dover ringraziare. Basta cambiare prospettiva, direzione MoMa oppure New Museum of Conterporary Art... Come previsto, ho dovuto Riguardare quel centinaio di opere d'arte moderna che conosco una per una e hondovuto pranzare al MoMa e ho dovuto acquistare al book shop del Moma e ho dovuto fotografare. Che fatica...La direzione del Moma è tra le poche, guarda caso insieme a quella del Centre Pompidou, ad aver capito che vietare di fotografare le opere non serve a nulla. Non mi sono potuto lasciar scappare uno shopping da Tiffany (e non era un croissant), Niketown, Apple Store...Qui l'uso del denaro mi sembra lecito qui molto meno quando torno a casa e sono costretto a fare i "pensierini" di Natale. Il valore del denaro cambia e di molto, a seconda della prospettiva che si assume... Il pomeriggio assolato e il cielo "boulversé" come direbbero i parigini mi hanno fatto optare per Dumbo. Non si tratta di un otto volante ma di un quartiere diciamo così alla moda; questa zona tra il Manhattan Bridge e il Brooklyn Bridge un tempo si chiamava Waterfront e me la ricordo piena di capannoni e di docks. Era cupa, fumosa, molto affascinante. Ma il tempo ha i suoi prezzi da pagare. I mutamenti se fatti a ragion veduta sono sembre gradevoli da accettare. E così Down Under Manhattan Brooklyn Oversea (Dumbo) è diventato un luogo godibile e irripetibile. Abbiamo cenato al Superfin, una via di mezzo tra il garage e il pub o tra il deposito e un ristorante di charme... Dopo cena si da uno sguardo dal ponte e sembra di essere in un film, magari "C'era una volta in America" (visto che è stato girato qui). Posso uscire dal film e correre in taxi al Rockfeller ma purtroppo il Top on the Rock è immerso nelle nubi. Ci salirò domani... Venticinque maggio Il sole mi punge l'occhio attraverso i vetri. Ė il riflesso che mi spara in camera la superficie della Carnagie Hall Tower, la finestra è quella di un 55-60 esimo piano, eh sì perché un grattacielo qui deve averne almeno cinquanta altrimenti è una casa...Con il sole e il Central Park a due passi cosa si deve fare? Vi siete già risposti da soli vero? Il sole caldo e il cielo azzurro impone di mescolarsi ai "runners" di Central Park. Bello la Resorvoir il lago più grande di Central Park, mi ricorda il lago di Mergozzo che è certamente più piccolo...Ecco quando sono a Central Park col sole mi manca il Central Park cupo da film anni Cinquanta oieno di pioggia, ma si sa, io sono un'anima tormentata. Un taxi ci porta attraverso la Broadway fino alla Bowery. Voglio proprio vedere il New Museum of Contemporary Art. Beh credo che ne parlerò in un prossimo post. Dopo aver attraversato Nolita e preso il solito taxi (condotto dal napoletano Giovanni che ci attacca il solito bottone sulla grandezza dell'America e sul fatto che l'Italia manca ma non ci tornerebbe e secondo me ne ha tutte la ragioni), approdiamo a Madison Square. Pranziamo da Eat Italy per restare in tema. Avete mai visto 150 ristoranti e 18 supermercati tutti insieme? No vero? Allora veniteci, impossibile da descrivere. Il buon Joe Bastianich sa il fatto suo. Decido di scendere alla 42esima e farmi a piedi mezza Manhattan per scattare un po' di foto e annusarmi un po' la mia New York. Bryant Park, la Grand Central Station, il Chrysler, la Pubblic Library, luoghi che conosco da sempre e che mi fanno sentire a casa, come fossi per le strade del mio quartiere. Sapete perché? Perché NYC è la casa di tutti, anche di chi non lo sa... Non avevo mai visto il Village Vanguard, il celeberrimo locale Jazz, mentre ero stato al Blue Note suomvicino illustre al Greenwich Village. Ho fatto qualche foto e ho visto con un certo rammarico che stasera avrebbe suonato Bill Frisel; peccato sarà per la prossima volta. La cena in un ristorante francese sui generis " Sel et gros" misterioso anche nel nome...Non mi attardo oltre nel Village,dopo aver visto la solita varia umanità di incantatori di serpenti, suonarori, imbonitori, predicatori, una corsa in taxi per approfittare del cielo sereno e dare un' occhiata dal Top on the Rock. Dopo quella vista capireste cos'è New York. Bisogna assecondare i lift giocherelloni ma superata anche questa prova...sotto di voi eccola lì... Ventisei maggio Guardo dalla finestra, avevo intuito che stava per scatenarsi un "temporale elettrico" e come dice Woody Allen, "...non vorrei finire in un posacenere...". Questa mattina alla Messa parteciperò dalla cattedrale di St. Patrick della quale ho avuto modo di parlare in un post vecchissimo di cui qualcuno dei miei fedeli lettori si ricorderà (ammesso di avere fedeli lettori). Non so poi dove il mio spirito di flaneur mi porterà... Oggi, anzi ieri è stato l'anniversario di non so quale episodio della Guerra di Seccessione, a St. Patrick era presente una nutrita rappresentanza di militari. È stato davvero suggestico, terminata la Messa, sentire cantare all'unisono America the Beatiful. Dovrei dedicare un post ai suoni e ai rumori di questa città. Compito arduo ma necessario. Ci sono suoni qui che sono solo di New York, come l'ululare delle surene della polizia in mezzo al canyon dei grattacieli, oppure lo sferragliare della subway sui ponti. Il discorso si farebbe complesso...dopo la Messa decido di rinunciare alla crociera intorno a Manhattan per una visita al Metropolitan. Da tempo nei musei che conosco bene non guardo più le opere d'arte che anch' esse, immodestamente, conosco altrettanto bene. Io ormai guardo e fotografo i visitatori. Anche di questo mi piacerebbe redigere un album fotografico: persone che guardano. Affascinante. Dopo aver goduto la skyline di Manhattan dal roof garden del museo, passeggio sul Museum Mile che costeggia il Central Park e rinfresca un po' in questa afosa domenica newyorkese. Per il pomeriggio lascio in serbo Fulton street e Sea Port, perché a Manhattan ci si dimentica che a New Yok c'è o meglio c'è stato un porto, uno dei più importanti del mondo. Avevamo pensato di cenare in un ristoranti sotto il Brooklyn Bridge, lato Manhattan ma prima voglio annusare un po' gli odori del mare e del porto di New York e qui lo si può fare egregiamente. Sarò anche un pervertito ma i piloni dei ponti e la varia umanità che popolano le loro basi mi hanno sempre affascinato. La cena mi soddisfa e mi inebria. Mi piace ricordare le parole che Breton dedicava a Parigi (l'altra mia amante poco segreta): " ...Cedo all'adorabile vertigine cui mi inclinano questi luoghi dove ha avuto inizio ciò che di meglio ho potuto conoscere..." Non venite a NYC senza sperare di tornarci sempre nelle vita... Dal numero di fotografie che sto scattando mi sembra che il mio amico newyorkese Bagnostian sia un dilettante. Non so se qualcuno si ricorda di lui, ne scrissi in un vecchio post... Ventisette maggio I runners di Central Park sono stati sostituiti dai commuters frettolosi che si riversano a milioni nelle torri di Manhattan...Ma comunque a NYC non sta mai fermo nessuno, figuratevi io...See you later... Attraversare Manhattan è come andare da una città italiana alla provincia limitrofa. tanto vale fare i turisti, salire su un bus scoperto e lasciarsi trasportare per quattro ore da Central Park giù fino a Down Town e poi risalire fino ad Harlem. Ecco scorrere i canyon di grattacieli, Times Square, giù fino a Wall Street. Passano sotto gli occhi i quartieri di tutti i film e di tutti i libri: Chelsea, Meat District, Canal Street, China Town, Little Italy, Nolite, Tribeca, poi l'East River, il palazzo dell'Onu, la Grand Central Station, il Chrysler, poi la Madison, la Lexington...fino all'elegante Upper West Side, il San Remo, il Dakota (qui anche i condomini fanno parte della storia), Strawberry Field...Uno sguardomdi qui e uno di là, passano il Lincoln Centre (dove Woddy Allen affermava che quando sentiva Wagner sentiva già l'istinto di invadere la Polonia). Poi la Columbia University, ed ecco Harlem, l'Apollo Theatre. Insomma un giro del mondo cinematografico e simbolico. Quasi sfatto dalla stanchezza ho ancora forse residue per una visita lla raffinatissima Neue Galerie, della quale parlerò nei prossimi post. Naturalmente se qualcuna si annoia può scendere alla prossima fermata... Per la sera la scelta è sempre difficile. Optiamo per Soho. Dopo una sferragliante subway fino Blecker Street, il solito giro tra i negozi del lusso travestito da poveraccio. A Soho sono campioni in questo, a cominciare dalla Signora Prada che si è acquistata un palazzotto dove doveva nascere i, MoMa2, ma si sa che la moda ormai innova assai più dell'arte contemporanea, detto senza ironia alcuna. Il reticolo di vie ldi Soho, in quanto a fascino da dei punti a molte vie più celebri, soprattutto italiane. Forse solo Parigi sta al passo e sa fare altrettanto. Ceniamo al Balthazar, come sempre...mi piace rispettare certi rituali anche pagani come quello della foto nella vetrina di Dean e De Luca e la cena in questo ottimo ristorante di ispirazione francese. Tornando a casa non so resistere alla tentazione di fare una capatina sulla Lexington per dare un' occhiata al Chrysler illuminato ( come è illuminata tutto il resto). NYC è la città che non dorme mai ma io ho qualche limite in più. A domani...
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Post n°180 pubblicato il 18 Maggio 2012 da MG_The_blogger
Eccolo là Mark. Sorridente e scanzonato. Eccolo là sul tetto del mondo per aver creduto nella possibilità di far incontrare noi tutti attraverso lo schermo di un computer. Anche i nostri notiziari hanno dedicato una manciata di secondi a un ragazzotto che ha creato una rete di 900 milioni di persone, praticamente un continente. Un ragazzotto in felpa e jeans sul tetto del mondo. Poi dopo siamo tornati alle facce terree e alle parole, troppe, prevedibili ed inutili delle solite facce (non da libro)... |
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Post n°179 pubblicato il 15 Maggio 2012 da MG_The_blogger
Lo siete? Oppure siete qui per sbaglio? Si può esserlo perché questo migliora il modo di conoscere il mondo (geek strumentale) oppure si può esserlo senza alcun fine che non sia quello di esserlo (geek puro). Credo di appartenere alla prima "categoria". Una macchina fotografica di alta qualità mi permette di scattare foto di qualità migliore ma le foto sono certamente strumentali allo sguardo che si riserva al mondo: più particolari significa più possibilità di cogliere più occasioni di bellezza. Sono affascinato dal nuovo I-Pad 3 perchè la risoluzione retinica mi permette di "vedere" meglio un'opera d'arte, un'incisione, un film. Le foto del compleanno del bambino del vicino di casa posso vederle anche con l'I-Pad zero-punto-zero. Vorrei una migliore strumentazione grafica in questa "piattaforma" (termine orribile ma funzionale), perchè mi permetterebbe di proporvi, attraverso il blog, con maggior efficacia, argomenti, suggestioni, opere. Sono un "geek strumentale". Di che "geek" siete?
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Post n°178 pubblicato il 14 Maggio 2012 da MG_The_blogger
Tra le mie attività nella blogosfera come poteva mancare quella dedicata ai libri? Ho fatto e disfatto alcuni blog dedicati ai libri, qui e altrove. Fatica sprecata (come succede il più delle volte); sprecata due motivi: il primo, da quando c'è Anobii, tutto sembra davvero superfluo. Il secondo, a nessuno importa nulla dei libri altrui. O meglio a me importa poco dei libri altrui, non posso quindi pretendere che gli altri si interessino ai miei. Comunque se qualcuno volesse curiosare, come mi è stato richiesto, tra alcuni volumi della mia biblioteca potrà seguire il link "Anobii" riportato qui accanto. Su alcuni di questi volumi mi sono permesso di scrivere, non certo una "recensione" (non se ne può più delle recensioni), ma una didascalia: breve, ironica, precisa, come sono io insomma...
Un'opera di Marc Giai Miniet |
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Post n°177 pubblicato il 13 Maggio 2012 da MG_The_blogger
Sì, sono nel Web anche perchè non ho una particolare predisposizone per il vuoto...Di certo al troppo vuoto preferisco il troppo pieno. Visito mostre con una certa frequenza. Spesso qualcuno mi vieta di fotografare. Spiegazioni? Nessuna. Semplicemente perchè non cene sono. Per fortuna esiste il Web. Si può comunicare attraverso le immagini? Contrariamente a quanto forse pensiate, la mia risposta è no. Occorre la parola. Cosa si può fare allora con le immagini? Beh guardarle. Per questo da oggi c'è "Horror vacui", un blog sulla piattaforma "Blogger" al quale vernissage siete, naturalmente, invitati. Niente nomi, neinte didascalie, niente spiegazioni e, presumibilmente, niente commenti. Le immagini aspettano solo di essere guardate, anzi non si aspettano niente, le si guarda e basta. Troverete il link nell'apposito spazio qui accanto. Troppo impegnativo?
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Post n°176 pubblicato il 13 Maggio 2012 da MG_The_blogger
Ce l’aveva messa proprio tutta Hopper a svuotare quel dinner; niente da fare la strada era troppo trafficata. Solo un povero cretino sarebbe riuscito a far fallire quel posto. E così Matt Groening ha pensato di rilevarlo. Insomma se non si sanno fare gli affari poi si finisce col fare gli artisti…
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Post n°174 pubblicato il 09 Maggio 2012 da MG_The_blogger
Trovo spesso scatole aperte. Chi ha ideato l'oggetto lo ha fatto per poter riporre qualcosa all'interno e proteggerne, in un certo senos il contenuto, con il coperchio. Altrimenti avrebbero inventato scatole senza il coperchio. Dal momento che c'è, va usato (un po' come il cassetto che va chiuso). Eppure spesso arrivo a casa e mia moglie lascia una bella scatola che fa mostra di sé su un piano del bagno, senza il coperchio. Anche in ufficio mi capita di vedere la scatola che contiene le cassette dei back-up senza il coperchio...E' qualcosa di davvero inconcepibile. Se ci sono i coperchi significa che lo "status" della scatola debba essere uno e uno solo: chiusa. E' certamente possibile tollerare che il coperchio resti poggiato accanto alla scatola per qualche momento, possibilmente il tempo strettamente indispensabile per riporre qualcosa nella scatola, ma è evidente che subito dopo vada chiuso. Non è possibile vedere tutte quelle scatole aperte. tenerle aperte è un po' come romperle... |
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Post n°173 pubblicato il 05 Maggio 2012 da MG_The_blogger
Emmanuelle Bercot, Fred Cavayet, Alexandre Courtes, Jean Dujardin, Michel Hazanvicius, Eric Lartigau, Gilles Lellouche. Sono gli autori di un film profondo e divertente, naturalmente non si tratta di un film italiano, è francese e si vede. Se avete tradito o siete stati traditi oppure se siete stati fedeli o qualcuno vi è stato fedele è un film per voi. Se non siete in nessuna di queste condizioni andate a vedere un altro film, magari italiano...
Un'opera di Félicien Rops. |
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Post n°172 pubblicato il 04 Maggio 2012 da MG_The_blogger
Qualcuno di Voi (immagino pochi,) si ricorderà il vecchio slogan di un distillato italiano, diceva "...contro il logorio della vita moderna..." Mi chiedo, il blog logora? Risponderò parafrasando l'ormai storica battuta di Giulio Andreotti: il blog logora chi non ce l'ha. E' noto che i commenti meno pertinenti, più velenosi e stizziti arrivino sempre da colore che non gestiscono un proprio blog. Naturalmente ci sono eccezioni che confermano la regola. E' certo vero che la dialettica della blogosfera è alla lunga logorante e logora soprattutto chi non ama il contraddittorio, la discussione, in fin dei conti la conversazione. Da tempo ho tolto ogni forma di moderazione dai miei blog e sono molto soddisfatto: i miei visitatori, anche quelli occasionali, sono persone di classe, ben educate che sanno discutere, magari accapigliarsi ma che in generale si comportano con garbo. Certo qualche elefante nella cristalleria è sempre presente, non è poi così grave. Non viviamo in un mondo perfetto ma certamente perfettibile. |
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Post n°171 pubblicato il 02 Maggio 2012 da MG_The_blogger
C'era una barzelletta che circolava negli anni della mia gioventù che diceva: "Mangiate merda. Ottocento milioni di mosche non possono sbagliarsi!" Pensate che Facebook di utenti ne ha più di ottocentocinquanta milioni. Eppure molti, moltissimi continuano a parlarne male. Lavorando in un liceo classico, potrete immaginare quanto la prosopopea-retorico-nazional-popolare possa dare il meglio di sé proprio in quell'ambito. Se i ragazzi studiano mal volentieri il greco la colpa non può che essere di Facebook (e del telefonino). Basterebbe che qualche illuminato insegnante cercasse una pagina come "Lingua greca antica" per scoprire che ci sono migliaia di appassionati e cultori della lingua greca "perfino" su Facebook. Io continuo a credere che le mosche qualche buona ragione devono pure averla...
"Ippocrates" di Valerio Adami. |
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Post n°170 pubblicato il 29 Aprile 2012 da MG_The_blogger
Il mio insegnate di lettere, il prof. Sebastiano Vassalli (oggi noto scrittore), usava questo acronimo molto spesso. In realtà l'acronimo è stato coniato da Umberto Eco per definire, gli "Autori a Proprie Spese"; quelli insomma che ricorrono alle proprie finanze per pubblicare libri ma anche per organizzare mostre personali, per produrre improbabili progetti architettonici. Oggi una cara amica mi ha fatto dono di un "link" che portava alle opere di un terrificante pittore-scultore. Io non scoraggio mai un APS, anzi lo incoraggio sempre, così mi ha insegnato con un po' di cinismo Sebastiano Vassalli. Dissuaderli non è né giusto, né sbagliato, è inutile.
Un happening di Nendo. |
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Post n°169 pubblicato il 28 Aprile 2012 da MG_The_blogger
No, non è convincente. L'ultimo Woody Allen non lo è per niente. "To Rome with love" è un filmetto divertente, ma si sente lontano un miglio che Roma non è la città di Woody. Roma compare nel titolo ma passa in secondo piano; è posticcia, trattata con imbarazzo e senza amore. Del resto Allen ha più volte dichiarato di avere due città d'elezione: la sua New York e Parigi. Sono anche le mie città d'elezione. Ci aggiunge Venezia, dove ha soggiornato spesso. Roma è il cavolo a merenda. E si sente.
Una formidabile illustrazione di Vahram Muratyan. |
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Post n°168 pubblicato il 24 Aprile 2012 da MG_The_blogger
I colori hanno sfumature. Il nero non ne ha. Vi aspetto a conversare sugli argomenti neri del mio nuovo blog: Noir.
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Post n°167 pubblicato il 23 Aprile 2012 da MG_The_blogger
Anni fa, redigevo un blog che si intitolava "Scaffali"; credo che qualcuno di Voi potrà ricordarsene. Da qualche tempo ho deciso di raccontare la mia biblioteca su "Anobii". Se si è o si è stati grandi lettori (secondo la statistica italiana chi legge più di venti libri l'anno, che a ben vedere non sono poi molti), può maturare la convinzione che i libri raccontati siano più interessanti dei libri letti. Continuo a leggerne un'abbondante quantità ma non nego che da una decina d'anni mi piace di più conversarne con qualcuno che leggerli. O, per meglio dire, non so più leggerli e basta. Per questa attività, "Anobii" credo sia davvero insostituibile. Nella presunta morte del libro che il web dovrebbe procurare, non bisogna dimenticare questo canto del cigno, la possibilità di scrivere e discutere delle proprie e delle altrui letture. Fortemente sconsigliato agli amanti delle librerie polverose...
Un'opera di Eva Baum. |
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Post n°166 pubblicato il 21 Aprile 2012 da MG_The_blogger
Le foto sono già lì a nostra disposizione, basta saper guardare. La cosa che preferisco della fotografia è la cornice: ti permette di ritagliare ciò che ti piace e lasciar fuori ciò che non ti piace (che è sempre la maggior parte della cosiddetta "realtà"). Non è importante che vi piacciano, sono fotografie che dicono qualcosa a me; solite cose come ricordi, luoghi ch emo e altre banalità. Altre ne seguiranno. Non vi disturbate a commentarle, ma se volete farlo fatelo solo se non vi piacciono. |
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Post n°165 pubblicato il 15 Aprile 2012 da MG_The_blogger
"...Sono entrato allo Chien qui fume e ho ordinato un cognac..." (Patrick Modiano). Sono i luoghi a creare la letteratura o piuttosto è la letteratura a creare i luoghi? Mi imbatto spesso negli itinerari delle mie letture in luoghi che conosco, a volte che conosco molto bene. Come capita ad ognuno, mi soffermo a sentire le pulsioni del ricordo del luogo citato. Un luogo è un luogo topografico fino a che qualcuno non lo addita; ecco allora che il luogo topografico diventa un luogo letterario o artistico. E' capitato così sempre e in tutte le epoche: dall'ermo colle al Boulevard des Capucines, dal monte Olimpo all' Empire State Building...Resto del parere che siano la letteratura, l'arte, il cinema, la musica a far diventare un punto su di una carta geografica o topografica, un luogo. L'ho pensato la prima volta seduto davanti a un plateau de coquillage alle Chien qui fume, alle Halles, a "Parigi, sulla terra, la terra chè è un astro..." (Prevert)
"Au chien qui fume" in una fotografia di Frank Horvat. |
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Post n°164 pubblicato il 14 Aprile 2012 da MG_The_blogger
Mi è capitato molte volte di veder dormire qualcuno che assisteva ad un concerto di musica classica. L'ultima volta mi è accaduto ieri sera mentre assistevo, nella Basilica di San Gaudenzio nella mia città all'esecuzione delle "Variazioni Goldberg" di Johann Sebastian Bach da parte di Simone Pedroni. Ma, ripeto, mi è accaduto molto volte. Scandalo? Non per me. Chi dorme ama la musica che sta ascoltando. Abbandonarsi al sonno accade solo quando ci si sente a proprio agio, quando la rilassatezza del nostro corpo raggiunge il suo apice; succede solo quando vogliamo lasciare le tribolazioni di questo mondo almeno per un po'. "Somnium est imago Mortis" dicevano i latini e se la musica ci fa trapassare in un provvisorio "altro mondo" credo abbia raggiunto il suo scopo, forse uno dei suoi scopi. Naturalmente, per questione di buone maniere, non ci si deve abbandonare troppo in fretta nelle braccia di Morfeo, altrimenti qualcuno potrebbe pensare che non sia stata la musica e sarebbe disdicevole... |
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Post n°163 pubblicato il 07 Aprile 2012 da MG_The_blogger
Tra le tante distorsioni linguistiche che mi indispongono c'è anche l'uso arbitrario che si fa oggi del termine "design". Per mia fortuna ho imparato cosa fosse il design alla metà degli anni Settanta (del secolo scorso); ho avuto la fortuna di frequantere il liceo artistico della mia città dove insegnavano docenti davvero indimenticabili. La nozione di design me la fece entrare nella zucca niente meno che Burno Munari in una serie di lezioni che tenne a noi studenti. Nel 1857 Michael Thonet riuscì a piegare per la prima volta il legno massello e creò un oggetto di arredo ancora oggi molto richiesto: si tratta, naturalmente, dell'omonima sedia. Peccato che oggi la vendano di ferro, di alluminio, di plastica; un oggetto ferito nel suo status. Ecco cosa non è il design. Munari viveva in un mondo tutto suo, un mondo delicato, fatto di arguzia e semplicità. Era un soave intransigente. Il design non cercava la bellezza, né tantomeno l'artisticità, cercava la razionalità della funzione. La bellezza era una conseguenza. Ma i designers allora si chiamavano Munari, Albini, Zanuso, Mari (che è anche un mio concittadino). Lo ricordava anche un famoso libro di quegli anni "Il design in Italia" di Paolo Fossati. Munari ci ricordava che poteva essere attribuito il "compasso d'oro ad ignoti" per la creazione di oggetti geniali, come per esempio la "sedia sdraio" che si usava sulle spiagge: leggera, pratica, occupava poco spazio e costava poco. Oggi i presunti oggetti di design costanto tanto, sono illogici, sono pretenziosi, stupidi, come sono stupidi i cosiddetti designers. La Thonet di plastica è come una rosa di plastica. Potete buttarla nel bidone (di plastica).
Un interno di Sàndor Galimberti con Thonet (1908) |
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Post n°162 pubblicato il 06 Aprile 2012 da MG_The_blogger
Tutti i venerdì dell'anno rimandano a questo venerdì, il Venerdì Santo. Per noi credenti un giorno di dolore, anzi "il" giorno del dolore. Credo tuttavia che anche per i non credenti una riflessione sul dolore sia necessaria. Per i credenti tutto è scritto nella Bibbia; non abbiamo bisogno di altre letture, ci affidiamo ad una verità rivelata e ci è sufficiente. Per gli altri il discorso non è poi così complesso. Questo giorno ci rammente la nostra fragilità, il nostro passaggio obbligato. Ma prelude al fatto che dopo il dolore si rinasca a nuova vita. Per noi cristiani il passaggio attraverso il dolore ci porterà al godimento della vita eterna. Per gli altri la questione è più indefinita. So per certo che il dolore non si può evitare e che come scrisse Peter Handke, "...Il dolore si supera solo attraversandolo..." |
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Post n°161 pubblicato il 03 Aprile 2012 da MG_The_blogger
Peter Burke lo aveva capito molto bene, tanto da scrivere un libro sull'argomento (che ha lo stesso titolo del mio post). Chi frequenta questo salotto avrà già letto qualche mio ricorrente appello volto a rinvigorire la conversazione. Il blog, come più volte scritto va alimentato dai suoi visitatori almeno quanto dal padrone di casa. Oggi le persone che sanno conversare sono poche, di solito si chiacchiera, conversare è ben altro. La conversazione prevede una costanza e una dedizione che pochi ormai dedicano alla parola. Non si tratta di numero di parole ma della volontà di "entrare nel merito", non fermarsi alla prevedibile osservazione, alla frase di circostanza, ma affondare nella materia concettuale dell'esprimersi. Un mio vecchio maestro, il designer Bruno Munari scrisse un testo intitolato "da cosa nasce cosa", espressione entrata nel linguaggio comune e di cui tutti hanno dimenticato il suo autore, pazienza, ma mai espressione fu più adatta alla conversazione. Esprimetevi dunque, ma andate in profondità, non limitatevi a considerazioni di comodo, non temete il confronto e nemmeno lo scontro ma siate profondi. Non badate alla "bella figura" ma cercate di essere all'altezza della conversazione che richiede le stesse cure che richiede un'amata. Non risparmiatevi, oppure non cimentatevi nemmeno. Sono esigente, lo sapete... |
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"...Un tempo eravamo preoccupati che qualcuno potesse leggere i nostri diari, oggi siamo preoccupati che qualcuno non li legga..." (Marco Doria su Twitter)
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