
Prometto che è l'ultimo post lunghissimo... :)
STORIA
Tantra in sanscrito, significa: "tecnica per ampliare la conoscenza".
Il Tantra non è una religione nel senso tradizionale
del termine, nè una filosofia, e nemmeno una via mistica
basata sui concetti della metafisica,
ma è una tecnica che si basa sull'esperienza nel quotidiano.
Il Tantra è un porte tra sessualità e spirito,
congiunge due filoni spirituali che in altre scuole vengono
tenuti divisi: controllo ed estasi.
Nello yoga per esempio viene accentuato il controllo del sè, l'autodisciplina,il rinsaldarsi dell'io,
il meditare se stessi davanti al divino;
fra i mistici cristiani invece conta più l'abbandono al divino,
l'attesa paziente della sua grazia e l'annientamento dell'io.
Nel Tantra, il divino e l'io rimangono al proprio posto e si va alla ricerca della vibrazione che fa incontrare questi due poli opposti.
Le origini del tantra risalgono al 2000 avanti Cristo circa,
quando gli Harappei popolarono la valle dell’Indo.
Questa popolazione godeva di un notevole benessere e
mostrava uno spiccato amore per le arti.
La società degli Harappei era di tipo matriarcale.
La principale preoccupazione degli Harappei era di
vivere nel benessere, e ogni loro abitazione era
dotata di almeno un bagno (!).
A questo proposito è utile ricordare che anche nella piazza
della capitale, Mohenjo-Daro, l’edificio dominante non era
una torre o un tempio, bensì una grande piscina,
un vero monumento al benessere.
Nelle culture matriarcali la donna occupa un posto d’onore,
tanto nella vita profana, come nella religione
è incentrata sulla Dea Madre.
La figura femminile domina i santuari.
Braccia aperte, gambe divaricate, ella si offre all’adorazione.
Nella civiltà Harappei la donna occupava una posizione
di prestigio, tanto nella vita sociale come in quella religiosa,
che era incentrata sul culto della Dea Madre,
un’enfatizzazione dell’archetipo femminino.
La figura della dea dominava le architetture degli edifici più prestigiosi, e si presentava con le braccia aperte e
le gambe divaricate, quasi offredo sensualità e
sessualità all’adorazione dei passanti.
Non ci sono giunte notizie precise sulle cerimonie tantriche di
questa popolazione, ma sappiamo che gli Harappei avevano l’usanza di porre un grande letto nella stanza principale ed
era il letto della padrona di casa.
In questo curato salotto, adornato di statue e raffinati oggetti,
si celebrava l’atto amoroso.
Nelle società matriarcali la spiritualità veniva vissuta
come esperienza concreta.
La ricerca del divino non era condizionata da un sistema di
dogmi e credenze, ma veniva sperimentata direttamente,
in modo spontaneo e soggettivo.
La religione degli Harappei era strettamente legata ad un sentire corporeo, connnessa al piacere e alla sensualità.
Al contrario nelle società patriarcali il divino è nettamente separato dall’umano, di cui ne rappresenta addirittura l’antitesi,
e diventa quasi irraggiungibile.
Nasce pertanto l’esigenza di riempire questa distanza
incolmabile tra uomo e Dio con testi rivelati,
dogmi e sacerdoti che fanno da intermediari tra il cielo e la terra.
Il passaggio dall’organizzazione matriarcale della società a quella patriarcale, che avvenne anche in India, cambiò notevolmente le concezioni religiose e il modo di vivere la spiritualità.
Mentre nel Tantra la percezione del femminile era libera e
svincolata da strutture mentali, con l’avvento dell’Induismo essa venne gradualmente assoggettata al predominio della razionalità maschile.
Nel Tantra le rappresentazioni della donna sono allo stesso
tempo sensuali e spirituali, estatiche e intelligenti,
fiere e benevoli; al contrario nell’Induismo assumono
connotati di subordinazione, di servizio e di obbedienza.
Con l’ascesa dell’Induismo dunque il Tantra subì una inevitabile
fase d’oscuramento, anche se seppe mantenersi vivo grazie al sorgere di alcune sette segrete che ne tramandarono
le conoscenze e le pratiche per più di 2.000 anni.
Logicamente si sa pochissimo di queste sette,
ma è certo che durante il VII secolo d.C. il Tantra tornò a
diffondersi in India nell’ambito del Buddhismo Mahayana
grazie a diversi monaci, tra cui il più noto è Padmasambhava (letteralmente: nato dal loto), figura quasi mitologica, che soggiornò a lungo anche in Tibet, dove è conosciuto con il
nome di Guru Rimpoche ed è venerato come secondo Buddha. Padmasambhava insegnò il Vajrayana (la via del diamante) e
fondò la scuola Nyigmapa che è oggi riconosciuta come
il Tantra del buddhismo tibetano.
Già nell’VIII secolo la sua influenza filosofica si era estesa
anche al Kashmir, al Bengala e al Nepal tramite gli insegnamenti dei monaci del Buddhismo tantrico.
Di lì a poco il Tantra visse il suo periodo di massimo sviluppo,
tra il IX e il XII secolo d.C. sia in India che in Tibet, dove
grazie a diversi monaci, tra cui ricordiamo Marpa e Milarepa,
ebbe vita la famosa scuola tantrica, Kagyiipa, mentre Cilupa e Naropa fondarono quella di Kalachakra.
A queste due scuole si devono i più importanti testi antichi.
Successivamente la scuola Kagyiipa si divise in due filoni:
il cosiddetto “Tantra rosso” e il “Tantra bianco”.
La corrente del Tantra rosso continuò a praticare tecniche di
unione sessuale, come previsto dai testi della scuola Kagyiipa, mentre il Tantra bianco deviò verso una moralizzazione
delle discipline, concentrandosi soltanto sull’uso
consapevole delle energie sessuali ed evitando,
in maniera monastica, i rapporti carnali.
E’ significativo come il Tantra rosso venne chiamato
“della mano sinistra”, mentre quello bianco “della mano destra”, quasi ad enfatizzare l’approccio intuitivo del primo e
quello razionale del secondo.
Nei secoli successivi, a causa dell’invasione islamica il Tantra rosso, quello originario, fu ufficialmente soppresso e fu costretto a trasformarsi nuovamente in una scuola occulta (setta segreta).
Il Tantra bianco, che presentava aspetti monastici ed era privo di rapporti sessuali, fu generalmente tollerato ma perse gradualmente la propria identità finendo col fondersi allo Yoga.
Oggi lo conosciamo come Tantra Yoga, e pur mantenendo una fondamentale attenzione alle energie sessuali, ha completamente perso la sua peculiarità di approccio concreto alla sessualità,
tipica del Tantra originario.
Solo dopo la rivoluzione sessuale negli anni Settanta e l’emancipazione femminile in Occidente, si preparò il terreno per
la riscoperta dell’unione del piacere fisico con la spiritualità e la rinascita di un Tantra completo in tutte le sue pratiche.
Negli ultimi decenni alcuni monaci tibetani hanno aperto
i loro insegnamenti tantrici all’Europa e all’America.
Alcuni di loro, come Lama Yesce, Lama Zopa o Chogyam Trungpa Rinpoche hanno svolto un proficuo lavoro di adattamento sulle meditazioni tibetane necessario alla mentalità occidentale.
Anche in India molti ashram si sono aperti agli occidentali,
e maestri come Osho Rajneesh, Paramahansa Satyananda o
Yogi Bhajan hanno proposto chiavi di lettura più moderne
e comprensibili degli antichi testi tantrici.
Inviato da: il_tuo_amico_Gil
il 19/06/2013 alle 23:06
Inviato da: assia.k
il 11/06/2013 alle 09:50
Inviato da: fortebracciodamonton
il 06/06/2013 alle 13:33
Inviato da: il_tuo_amico_Gil
il 05/06/2013 alle 00:18
Inviato da: ReginadiCuori.66
il 05/06/2013 alle 00:18