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Post n°14 pubblicato il 26 Luglio 2012 da utopiablogger

 

 

 

Questa avidità è proprio carnale.

Non ha nulla a che fare col sesso. Col sesso vero.

E' perversione. Erotismo. 

E tu ne sai qualcosa.

E' la somma di tutti i nostri puntini.

Di un tentato suicidio durato una vita.

E non è ancora finita.

Dovresti venire a scostarmi i capelli dal viso.

Dirmi che si son allungati fin troppo.

Dovresti prendermi per mano e mostrarmi l'erba che secca.

Che sa ricrescere ad ogni primavera.

Nonostante tutto. 

Sa aspettare la pioggia.

E non le importa di soffrire.

Neanche a quella montagna sopra la tua finestra.

Lei è là. Sa di esserlo. Anche quando muore.

Sa di tornare nel posto da dove è venuta.

Ti guarda quando passi da lì. E ride di te.

E di me.

Forse si commuove anche.

Tutti gli alberi di quel sentiero lo fanno quando hai perso la strada.

E non sai più dov'è casa.

E non sai più conciliare la x con la y.

Nessuno può.

Esteta e filisteo.

Santo ed assassino.

Un ammasso di ossa tenute insieme.

E infinite emozioni.

Pezzi rari da collezione.

I mantelli riposano finchè un giorno non è l'ora di togliere la polvere.

E quel giorno arriva per fortuna.

Mi muoverò da quella stasi che mi tiene inchiodata all'abitudine.

Per i nostri destini incrociati.

La mia prima risposta non sarà più NO.

Domani. Domani. Domani.

Forse sarebbe meglio non svegliarsi neanche.

Non svegliarmi.

Ciò che conta non è ancora e solo adesso.

 
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Post n°13 pubblicato il 29 Gennaio 2012 da utopiablogger
Foto di utopiablogger

 

 

 

 


 

 

Lo voglio.
Qualche volta si. Qualche volta no. E a volte da morire.
I miei capezzoli. 
Affogati.

Ossa. Ossa. Costole. No non basta.
Non può bastare. 
Ci sarei. Forse non come adesso. Ma ci sarei.
Non avrei più a che fare. Né con Olivia. Né con il suo braccio di ferro.
Siamo morti. Per questa vita. E ci reincarneremo in altro. E altro ancora.
E rinasceremo con gli stessi difetti. 
Ed io ti amerei di più.
Tu. Storpia cicatrice tra le mie falangi.
Non ho ancora trovato la chiave che snoda i nodi.
Perché sei e sarai feconda. 
Oggi i cappi hanno ceduto ancora. E son caduto giù. E giù ancora.
E’ la mia catarsi. E’ la mia rivoluzione. E tu non puoi partecipare.
Questo cerchio gira e mi rapisce. Devo seguirlo. 
Ti dimostrerò che la pietra è stata scritta dall’uomo. 
E l’uomo è un cannibale. 
E venderebbe i suoi figli per una menzogna.
Io voglio solo i miei sogni. Da sperare. Realizzare. E sprecare.
E non me ne frega niente dei calici pieni di vino. E dell’ostia al corpo. 
E del sangue al sangue.
Il mio Dio non ha leggi e non ha limiti. 
Ha orgasmi multipli ed è vergine.
Io vergine.
E tu.
Avresti dovuto.
Ritornare dietro la mia schiena. 

 

 
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Post n°12 pubblicato il 15 Aprile 2011 da utopiablogger

                 

 

 Ieri mi sono svegliato presto per ripassare gli avverbi di tempo.                              Il gatto faceva miao. Io avrei voluto dirgli che il tempo non esiste.                             E quindi tutta quella fatica era abbastanza inutile.  
E’solo un’eterna frustrazione. 
Che sembra un vizio piuttosto che uno stato d’animo. 
Il tempo è istinto di sopravvivenza.                                                                            Si accentua in primavera.                               
                                                       Perchè i germogli ricordano che è l'ora di rinascere. 
Come quando mi sorridi e vorrei baciarti. Ma non lo farò. 
Perché il caos dell’esistenza ce l’ho già. 
Grazie.
 E’ una questione di fisica e quantità. 
Un limite di frequenza tra i 20 e i 20000 hertz per l'orecchio umano. 
E’ chiaro che anche alla vista sfuggirà qualcosa. 
Tutta la bellezza immaginata. Che c’era sul tuo volto. 
Ed io invece non so che per amare sarebbe sufficiente esistere.
Quel giorno in cui sono rimasta ad aspettare una telefonata. 
Che non è mai arrivata. 
Quella notte in cui non ho dormito perché credevo di amare. 
Ma poi ho capito che l’Amore è altro. 
E’ davvero quel tutto che si estende e si rialza. Mentre l’orologio corre. 
E i giorni passano. E i miei capelli s’allungano e s’accorciano. 
Mi rimproveri di andare sempre di fretta. 
Ma sai, il ritardo a volte è solo un anticipo che non si sa esprimere. 
Per timidezza. Per noia. O ripetizione. 
Ma in fondo sono rassicurante. Come l’attesa. Perché c’è. E non si muove. Temo che sia per un difetto di cattive abitudini. 
Perché ciò che tu chiami proibito per me è la vita normale. 
Una sconosciuta mi chiederà cosa mi piace, cosa non mi piace. 
Cosa mi lascia indifferente. Io so già le risposte. 
Qualcosa varia ogni volta, ma tutto resta abbastanza simile. 
So già come andrà a finire. Ma ci andrò lo stesso. 
Necessiterebbe un sovvertimento. Ri-accogliere funambole proiezioni.                 Che mi rendano più assimilabile all’esistenza. Per non oppormi più.               Quando l’orientamento dell’aria piega l’erba di là. Ed io resto di quà. 
Cosicchè il dovrebbe, in questo caso, è.

 

 
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Post n°11 pubblicato il 05 Aprile 2011 da utopiablogger

Quella mattina per la prima volta mi resi conto che il mio umore era identico a quello che avevo il giorno prima.E identico a quello di tutti i giorni prima d’allora.
Meravigliato dalle mie tazze, dai miei ospiti e da me stesso. 
E non c’entra il mercurio. 
Non c’entri neppure tu.
Questa è una storia che parla di dipendenze. 
Vale per gli alcolisti, per i tossicodipendenti, per i bulimici. 
E quindi per i sessodipendenti.
Sai che gli impiccati spesso nel momento del trapasso si pisciano addosso?
Ancora una brutta figura. Risoluzione
da scartare.

Dio, ti mostrerò che non sei onnipotente.

La tua placenta dovrebbe sapere ormai della mia fame atavica.
Fame da morti di fame.
Mio Signore, questa sera resti pure tra le sue stelle.
Il mio è solo un idraulico tentativo di masturbazione non riuscita. 
Io sbaglierò sempre. Lo farò solo ai tuoi occhi o per davvero.

Ma mi tolgo il cilindro e con un inchino ti presento una possibilità dell’io che non si è mai realizzata. E immagino sarebbe bello essere quello che si è. 
Anche quando si è poco, pochissimo, niente. 
Perciò non provare a franarmi. Non provare a disinfettarmi. Non provare neppure ad affondare il tuo faccione come se io fossi una torta alla panna da finire in due minuti. 

Non mi sento uomo accanto a un uomo. E non mi vedo donna accanto a una donna.
C’è da rimanerne traumatizzati. Tienimi a distanza, perché odio il prevalere del contenitore sul contenuto.

Odio persino il divieto di scorgersi dal finestrino.

E le mie 23 personalità dissociate. Che sopraggiungono tutte quante.

Faccio di me ogni giorno una menzogna.

Ma vorrebbe dire forse non essere reale?

E ti dirò di più:

Io, di due ferite, sarei la benda.


 
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Post n°10 pubblicato il 28 Marzo 2011 da utopiablogger

Tu. Fata di frutta e latte. Se mi vedessi.Se mi vedessi adesso che muto. 
Adesso che materia mi sformo. 
Adesso che dispero di incubi. Di notte cattiva. 
E cattiva digestione. 
Balleresti tu quell'insensato walzer ancora del tuo pube, del tuo utero, di quel seme che scende e smania, scende e smania, quell'insania demente rosacea idea di natalità?
Torna.
Oggi ti insegnerei che l’amore è virale. Nevrotico. 
E’ la paura del buio di un bambino molto piccolo. 
Ma io lo posso giurare, Vostro Onore, che sono rimasto a sentire il mio tunnel addominale.
E per effetto del vento che soffia da occidente, tutt’oggi , è possibile ascoltare.
Plurisuicida con un incrollabile senso dell’umorismo. 
Che qualcuno mi dica di smetterla.
E di scappare.
O scoppiare. 


Anne Sexton scriveva: “Sono un’attrice nel proprio dramma autobiografico”.
Era il 4 ottobre del 1974. Indossò una vecchia pelliccia della madre e si chiuse in garage. Entrò in macchina. Accese la radio. Poi il motore. Chiuse gli occhi e si affidò al monossido di carbonio. 
Fine di una storia.

“ Lei è tutta là. E’ sempre stata là.
Ed è molto di più.
Lei ti è dovuta.
E’ la somma di te e dei tuoi sogni.
Montala come un monumento, gradino per gradino.
Lei è solida.
Quanto a me, io sono un acquerello.
Mi dissolvo.”



 
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