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CORSI E RI_CORSI

Post n°146 pubblicato il 23 Aprile 2012 da vargen

 

Gneo Marcio era un generale di origine sabina che meritò il nomen ex virtute di "Coriolano" per aver sconfitto i Volsci nella loro capitale, Coriolo appunto, nel 493 a.c. .

Come ringraziamento gli furono offerti un cavallo da guerra, uno schiavo e molto argento che però rifiutò: Coriolano non voleva essere pagato per aver svolto il proprio dovere, solamente onorato.

Avrebbe perfino potuto diventare console se le sue origini patrizie e la sua boria non lo avessero gravemente contrapposto alla plebe: fu addirittura citato in tribunale per aver ordinato di percuotere dei tribuni. La causa scatenante del conflitto interno fu l'opposizione senza appello di Coriolano alla distribuzione del grano ai più poveri, colpiti da una grave carestia; egli disse che se la plebe avesse voluto la distribuzione avrebbe almeno dovuto rinunciare ai loro tribuni, poichè non potevano avere tutto!

Il popolo ridotto alla fame s’era riunito per insultare il senatore Gneo Marcio Coriolano, che voleva impedire la distribuzione del grano al popolo, nonostante la carestia che angosciava la moltitudine. Coriolano non era nuovo a questo genere di iniziative. Era immerso nelle beghe di palazzo fino al collo. Voleva diventare il più importante dei nobili romani, e per farlo sfidava continuamente tutti: i plebei, che secondo lui dovevano stare zitti e buoni e accettare la politica del Senato, e gli altri patrizi, da lui considerati troppo molli rispetto alle richieste del popolo.

Così, in quel drammatico pomeriggio del 491 a.C., fu sommerso da una bordata di insulti, e si sarebbe passati subito alla violenza, se la legge romana non fosse stata più forte delle contrapposizioni sociali. Fu immediatamente indetta un’assemblea pubblica (condotta da uomini imparziali, non sul libro paga di questo o di quello), nella quale Coriolano venne messo in condizioni di difendersi dalle accuse dei plebei. Non vi riuscì e, di fronte alla sconfitta subìta, scelse l’esilio. In fondo, era un patrizio di una importante famiglia romana: la dignità andava conservata. 

Interessante leggere:

(ANSA) - ROMA, 23 APR - ''Non abbiamo in programma patrimoniali o altri interventi fiscali, gia' e' stato un forte intervento con l'Imu sul patrimonio immobiliare''. Lo ha detto il vice ministro all'Economia, Vittorio Grilli, nel corso di un'audizione alla Camera.

Il sig. Grilli dimentica che i patrizi hanno grossi capitali,  

Patrimoni finanziari: 

Per quanto riguarda i patrimoni finanziari, sono attualmente in vigore solamente tasse sulle rendite finanziarie, cioè sul loro rendimento (interessi). In particolare:

  • su depositi e conti correnti bancari e postali e su obbligazioni private con scadenza inferiore a 18 mesi grava un’imposta sostitutiva dell’Irpef,  prelevata alla fonte con aliquota del 27 per cento;
  • sugli interessi sui titoli del debito pubblico, sui buoni postali e sulle obbligazioni con scadenza superiore a 18 mesi, l’aliquota è del 12,5 per cento;
  • sui dividendi e plusvalenze di azionisti che non detengano partecipazioni qualificate, l’aliquota è sempre del 12,5 per cento. )

fanno elusione che è più grave dell' evasione, ma... già, forse la plebe deve stare zitta e lui, giustamente è un seguace di Coriolano/Monti. Unico problema con il sig Monti, non c'è una mamma che lo freni...

 
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Commenti al Post:
gre_tel
gre_tel il 23/04/12 alle 17:01 via WEB
Giambattista Vico sarebbe entusiasta..:))) (molto interessante, bravo) :)
(Rispondi)
 
 
vargen
vargen il 23/04/12 alle 17:30 via WEB
Giambattista Vico si e non solo... Sai che la storia è una grande maestra... e a lungo andare... come ci sono le ere geologiche e poi climatiche ecc... con andamenti sinusoidali, così gli eventi e fatti che influenzano la società... :-) benvenuta
(Rispondi)
 
 
 
gre_tel
gre_tel il 23/04/12 alle 17:44 via WEB
Intanto avere Vico dalla tua parte non è poco... :))) cmq certo, condivido, la storia è una grande maestra! :))) Grazie, benvenuto a te :)))
(Rispondi)
 
Silvio.Perroni
Silvio.Perroni il 24/04/12 alle 13:13 via WEB
Ai tempi dei romani forse erano meno avidi di adesso, e rispettavano maggiormente il popolo? Siamo sempre lì, in un modo o in un altro i ricchi cercano di diventare sempre più ricchi, anche a scapito dell'equilibrio sociale, cosa che prima o poi si ripercuote anche su di loro. Non c'è altra soluzione che ricordarci chi siamo, e fare il nostro dovere, ovvero di obbligare i troppo ricchi a tirar fuori la loro parte per quanto necessita alla vita sana dello Stato.
(Rispondi)
 
 
ITALIANOinATTESA
ITALIANOinATTESA il 24/04/12 alle 22:32 via WEB
Caio Silvio ...qui non si tratta dei "ricchi", ma dei "Ladri" ...ladri cioè di quelli che rubano ...magari a loro insaputa.
(Rispondi)
 
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