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Creato da toninourgesi il 19/02/2007
Con false parole chiamano impero la sottomissione del mondo, e dove hanno fatto il deserto lo chiamano PACE (Tacito)
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Posti di lavoro a rischio, scioperi, agenti provocatori tra i manifestanti, scontri e l’immancabile accusa alla sinistra.
La strategia della tensione è iniziata così più di 40 anni fa.
Oggi la storia si ripete.
Ed allora bisogna domandarsi: chi manovra i fili cosa sta preparando?
VENEGONO Sup.
Umberto Galimberti, professore di Antropologia Culturale, ordinario di Filosofia delle Storia dal 1999 all’università Ca’ Foscari di Venezia. Scrittore di rango, le sue opere sono tradotte in tutte le lingue. Squisito giornalista, collabora con diverse testate. Intellighenzia di spicco, intellettuale indipendente e maestro di vita.
L’uomo non è più al centro dell’Universo. Che significa? Possibile che la tecnica abbia messo “fuori gioco”l’animo dell’uomo?
In un cero senso sì perché la tecnica è diventata la condizione universale per cui non è più un mezzo ma il dispositivo tecnico è il primo scopo cui tutti tendono. Solo che la tecnica è un apparato molto rigido che segue le leggi della razionalità più rigorose e l’uomo è compatibile solo se pensato come funzionario dell’apparato tecnico. Volendo usare una espressione più cruda, un ingranaggio all’interno di questo sistema di razionalità macchinale ed allora, a questo punto, se l’uomo esiste solo come funzionario di un apparato, evidentemente la storia non è più in mano all’uomo ma è in mano alla razionalità di questo fenomeno.
I suoi libri sono tradotti in tutte le lingue tra cui anche in greco: “Gli equivoci dell’anima” (Historia tes psyches, Apollan Thessaloniki 1989) e “Paesaggi dell’anima” (Topia psyches, Itamos, Athina, 2001). Sostiene che la parola “anima” genera degli equivoci con significati opposti ed a volte antagonisti tra loro, per esempio?
Ad esempio, per Omero, l’anima era semplicemente un’ombra che non aveva nessuna consistenza se non attraverso la mediazione del corpo. Con Platone, invece, l’anima diventa quel dispositivo per pensare attraverso numeri ed idee della mente. Platone dice “non possiamo fidarci della certezza sensibile perché ciascuno ha una sensibilità differente per cui per costruire scienza, in greco episteme, non centrano idee e numeri. Poi questo modello che Platone aveva ideato viene catturato dalla tecnica e giocato non più sul registro della verità ma sul registro della salvezza. Nell’età moderna, la psiche cessa di essere figura di verità e figura di salvezza e diventa invece figura della identità interiore che è trattabile a seconda delle figure della normalità della follia per cui dire anima, oggi, è entrare in una selva di equivoci che vanno tutti quanti raccontati e spiegati.
In Psiche e Techne lei ammette che la tecnica ha sostituito la natura e che l’uomo di oggi è inadeguato perché dotato di una cultura “pre-tecnologica” siamo cioè “analfabeti emotivi”, non siamo in grado quindi di riprenderci il mal tolto?
Cominciamo col dire che nessuno può controllare la tecnica perché la tecnica è fatta di risultati e di competenze che non c’è potere politico, un potere economico che condizioni o controlli la tecnica. Si potrebbe dire che, in qualche modo, tiene d’occhio la sua posizione ma non la domina, al più la rincorre. La natura voluta dai greci era inviolabile e regolata dalla categoria della necessità, oggi la tecnica è in grado di violare, in qualche modo, le leggi di natura. Possiamo distruggere una terra, per esempio, ma anche la stessa salvezza della terra non può avvenire se non attraverso la mediazione della tecnica. Se vogliamo disinquinare i fiumi, i mari ecc., non possiamo farlo se non con un dispositivo tecnico per cui, se da un lato la tecnica è ciò che compromette l’ordine della natura, dall’altro è anche ciò che salva la natura, qualora si decidesse di salvarla.
Lei auspica una “consapevolezza”, una “filosofia dell’azione” che consenta all’uomo di affrancarsi dalla tecnica. Cosa auspica faccia l’uomo?
La filosofia dell’azione è scritta nel fatto che la tecnica è in qualche modo l’essenza dell’uomo perché siccome l’uomo non ha istinti ma semplicemente spinte generiche su opinioni a meta indeterminata, l’uomo nasce nel momento in cui diventa tecnico. Infatti, quando noi diciamo che l’uomo faber anticipa l’uomo sapiens, stiamo dicendo che la tecnica è antecedente, per cui l’azione, il fatto tecnico è insito della condizione umana a differenza degli animali dotati di istinti. Psicologia dell’azione è il riconoscere all’uomo questa essenza a tecnica, solo che oggi come oggi, la tecnica, essendo diventata enorme e quando una cosa aumenta quantitativamente cambia radicalmente la qualità del paesaggio, si determina quel capovolgimento per cui l’uomo non è più il soggetto della tecnica ma ne diventa funzione, non è più soggetto della storia.
Lei ha scritto: «Della disillusione dei giovani siamo responsabili noi adulti, abbiamo abbandonato ogni vincolo di solidarietà, abbiamo inaugurato una visione del mondo che guarda alla terra ed ai suoi abitanti solo nell’ottica del mercato»
Questa affermazione la sottoscrivo completamente nel senso che la nostra cultura ha fatto del denaro, di cui il mercato non è altro che l’espressione, l’unico generatore simbolico di tutti i valori, per cui tutto, anche l’arte, diventa artistica quando entra nel mercato, anche la letteratura diventa qualcosa di frequentabile quando entra nel mercato, per cui se l’unico generatore simbolico di usi e costumi è il denaro, allora abbiamo la responsabilità di aver impoverito radicalmente l’uomo.
«La disillusione dei giovani si sposa anche con la loro pigrizia, perché il disfattismo ed il fatalismo non mancano di un certo fascino che induce a farsi sedurre dal canto delle sirene della disperazione, dispone all’attesa del peggio, fino a farsi avvolgere da una sorta di notte apocalittica che, come un cielo buio, sembra precludere loro il futuro e assaporare fino alla nausea l’insignificanza della loro esistenza». Affermazioni molto forti.
Questo per dire che quando il futuro non è una premessa ma una ics ignota quando non addirittura una minaccia, allora può subentrare, nella cultura giovanile, una sorta di estetica del nichilismo dove l’andare “in niente” in tutte le cose per la mancanza di speranza l’assenza di prospettive, viene esteticamente goduta dalla forma nichilistica di chi si compiace, in qualche modo, dell’assenza di prospettive e anche assapora il piacere della disperazione perché l’animo umano ospita anche questa perversione per cui anche nel dolore, anche nella disperazione si può fare una estetica.
I giovani calabresi, in occasione dei fatti di sangue di Locri, confezionarono uno striscione: «Adesso ammazzateci tutti». Cosa vuol dire? Era rivolto alla ‘ndrangheta o anche alle istituzioni?
Ma io direi che fondamentalmente c’è una profonda, inevitabile dignità a dichiarare ad alta voce la complicità tra la dimensione mafiosa e la dimensione politica perché è assolutamente impossibile che la mafia possa muoversi con quella capacità in cui si muove, senza l’appoggio politico e, finché la politica non interromperà questa relazione perversa con il mondo mafioso, allora la mafia non potrà che continuare ad esserci per cui lo striscione di quei ragazzi non è “estetica della disperazione” ma un atto d’accusa non solo nei confronti della mafia ma anche nei confronti della politica che non disdegna di approfittare anche di questo fenomeno. E’ una provocazione, se non volte che ci ammazziamo tutti, intervenite e fate qualcosa.
Parliamo di“ La casa di psiche” dalla psicoanalisi alla pratica filosofica, edito da Feltrinelli, ce lo presenta?
Sì, nella “La casa di psiche” si fa constatare che i problemi che oggi sono in circolazione non sono più affrontabili, come un tempo, attraverso la psicoanalisi. Gli strumenti psicoanalitici curavano il disagio dell’individuo, il disagio della civiltà nel senso che le condizioni miserabili in cui si viveva, in quella che io chiamo “la società della disciplina”, dove il gioco era tra il desiderio di colui che voleva infrangere la legge e chi desiderava comprimere questo desiderio. Oggi non è più questo lo scenario del dolore. Lo scenario del dolore, soprattutto su impulso della cultura americana che spinge a tutta andata a raggiungere nel tempo più breve gli obiettivi, produce situazioni di ansie determinate dalla domanda. Non più quella psicoanalitica tradizionale (cosa ci è permesso e cosa ci è proibito), ma cosa posso fare, cosa sono in grado di fare. Questa incapacità di raggiungere gli obiettivi quando l’asticella è posta sempre più in alto, crea un senso di inadeguatezza, di una mancanza di senso ed alla fine, al di là della tecnica che non ha scopi ma semplicemente funziona all’interno di una assoluta, radicale mancanza di orizzonti in vista di non si sa bene che. Non è bene rincorrere gli strumenti filosofici perché gli strumenti filosofici, soprattutto di origine greca, hanno insegnato all’uomo primo che sia immortale, secondo che deve acquisire la consapevolezza del “conosci te stesso” ed alla fine muoversi secondo misura, dicevano gli antichi, katametròn. Se questo è lo scenario, naturalmente, la competenza filosofica, è decisamente superiore alla competenza psicoanalitica.
Abbiamo visto approvata la devoluzione. Cosa ne pensa?
La devoluzione è qualcosa, a mio parere, di orrendo perché spezza la solidarietà, istituisce delle particolarità proprio mentre invece in tutto il mondo drammaticamente configge ed affratella, noi cosa facciamo? Costruiamo territori chiusi quando la storia non riconosce più il territorio come il luogo dell’identità ma riconosce la confluenza dei popoli nella gente fra la più disparata. Le nostre identità diventano delle enclavi chiuse non comunicabili, quindi qualcosa di più perverso della semplice mancanza di solidarietà, qualcosa do antistorico.
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Permessi di soggiorno a punti, i leghisti non si rendeno conto di quello che propongono!
Mi chiedo come avrebbero datto gli immigrati regolari di Rosarno ad accumulare punti, vivendo in dimore fatiscenti e con una paga da schiavi. Fatta questa doverosa premessa:”I leglisti si rendono conto di quello che propongono?” Lezione di costituzione n:1, La Repubblica riconosce e GARANTISCE i diritti fondamentali dell’uomo, ivi incluso un tetto accessibile a tutti ed ad un prezzo sociale, dicasi sociale quanto e’ grantito a coloro che hanno una paga minima sindacale, l’Italia secondo le statistiche e’ l’ultimo paese in Europa, mentre la prima e’ il Regno unito con il 28% di affitti sociali e case popolari. Questa mancanza ultimamente ha generato in Italia una generazione di bamboccioni Lezione n:2, la Conoscenza della Costituzione solo se e’ studiata nelle scuole come materia civica (farebbe bene anche ai leghisti) a tutti gli italiani ( anche ai figli degli immigrati), secondo alcuni sondaggi fatti negl’ultimi decenni, rusulta che meno del 10% degli italiani ne ha una conoscenza dettagliata (ivi incluso i parlamentari a quanto pare) Lezione n:3, e’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la liberta’ e l’uguaglianza dei cittadini (per cittadino si intende il residente regolare) e impediscono il pieno sviluppo della persona umana (per persona si intende uomo art.2) e non generane altri ( di limiti), come nel caso del permesso di soggiorno a punti. Mi fermo all’articolo terzo, perche’ con il quarto la Repubblica Italiana risonosce a tutti i cittadini (il residente regolare) il diritto al lavoro, una funzione questa che concorre al progresso materiale e spirituale alla Societa’ e riguarda i lavoratori di Termine Emerese, ma questa e’ un’altra storia..Per finire ministro Maroni il “punteggio” che Lei sta richiedendo agli immigrati nel Regno Unito sono richiesti solo per la cittadinanza.
Sono pronto a discutere anche i piu’ punti contoversi ....
Fonte
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- L'Osservatorio civile, rete di volontari, associazioni, comitati territoriali, sindacati, partiti, si mobilita contro l'approvazione del decreto che istituisce la Protezione civile Spa. Il 18 febbraio, nel pomeriggio è stata indetta, all'università La Sapienza di Roma, un'assemblea pubblica, per dire no al decreto195 in discussione in Parlamento -
"C'è poco tempo per impedire la privatizzazione delle emergenze; per impedire che il governo porti a compimento l'opera di snaturamento di uno strumento fondamentale, in un Paese a rischio come il nostro: la Protezione Civile. Con l'obiettivo di governare il territorio, fuori da ogni controllo democratico, sfruttando le emergenze", afferma l'appello di lancio dell'iniziativa (accessibile sul sito www.osservatoriocivile.org), che ha raccolto già oltre 3mila adesioni. "La Spa potrà agire da general contractor, detenere immobili, fare utili. Così si rendono le emergenze un business", è scritto nel testo.
Alla protesta ieri hanno aderito, con una lettera, anche 60 parlamentari del Pd, che si aggiungono alla lunga lista di sottoscrizioni: il responsabile ambiente della Cgil Claudio Falasca, Carlo Podda e Antonio Crispi della Fp Cgil, la Fp Cgil presidenza del Consiglio dei Ministri, il sindacato di base Rdb, le organizzazioni sindacali dei vigili del fuoco, rappresentati dei partiti della sinistra (Prc, Verdi, Pdci, SeL), il portavoce dell'Idv Leoluca Orlando, le associazioni dei terremotati aquilani, il Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano, la Rete No Ponte di Reggio Calabria, rappresentati dei No Tav, intellettuali e decine di movimenti e comitati, volontari e realtà locali di Protezione civile.
La Spa "potrà agire in qualsiasi circostanza, avvalendosi del potere di emanare ordinanze in deroga ad ogni legge e disposizione vigente. Si produce così uno snaturamento istituzionale. Il presidente del consiglio interviene su qualsiasi opera con strumenti discrezionali, coperto dal marchio positivo di migliaia di volontari e associazioni. Ci batteremo contro conversione ed esprimiamo solidarietà a tutti coloro che si stanno muovendo per informare i cittadini della gravissima distorsione che l'approvazione di questo atto può portare alla vita democratica del Paese", afferma la lettera dei parlamentari dell'opposizione.
La Protezione civile, sostiene la rete Osservatorio civile, da una risorsa per il Paese sta diventando un pericolo per la democrazia. Dal 2001, quando Bertolaso è diventato capo della Protezione civile, sono state varate quasi 700 ordinanze in deroga al codice degli appalti pubblici, ai piani regolatori, alle norme su salute e sicurezza del lavoro, alle leggi ambientali. La protezione civile ha abbandonato previsione e prevenzione delle calamità naturali per diventare un grande ente appaltatore delle opere pubbliche legate ai grandi eventi, libero dal controllo della Corte dei Conti. Con risultati, com'è possibile vedere alla Maddalena, tutt'altro che efficienti.
La Protezione civile ha militarizzato interi pezzi del territorio: le discariche campane e l'inceneritore di Acerra sono state definite siti d'interesse strategico nazionale, per nascondere i gravi rischi per la salute causati dalla violazione delle norme in materia di salute dei cittadini.
Nei campi dell'Aquila è stato impossibile anche solo fare assemblee o volantinare ed è stato imposto, senza neppure consultare cittadini, il Piano case, che produrrà gravi danni sul tessuto urbanistico della città. Ancora oggi, in Abruzzo, circa 8mila cittadini vivono negli alberghi sulla coste, e non sono partiti i lavori di ricostruzione, neppure per le case con danni lievi.
"La Protezione civile che ci serve deve fare tutt'altro. Prevenire le calamità naturali, partecipare all'unica grande opera utile al Paese: la messa in sicurezza del territorio", è scritto nell'appello. Di questi temi, insieme a lavoratori, associazioni, volontari, partiti, si parlerà nell'assemblea pubblica del 18 febbraio.
Nella mattina della stessa giornata i Vigili del fuoco dell'Rdb Cub hanno indetto, contro la Protezione civile Spa, un presidio di protesta davanti al Parlamento.
Fonte
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20 MARZO 2010MANIFESTAZIONE NAZIONALE
A ROMA
PER LA RIPUBBLICIZZAZIONE DELL’ ACQUA,
LA TUTELA DI BENI COMUNI, BIODIVERSITA’ E CLIMA,
LA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA
Insieme abbiamo costituito il Forum italiano dei movimenti per l’acqua e raccolto più di 400.000 firme a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela, il governo e la gestione pubblica dell’acqua.
Mentre la nostra proposta di legge d’iniziativa popolare giace nei cassetti delle commissioni parlamentari, l’attuale Governo ha impresso un’ulteriore pesante accelerazione, approvando, nonostante l’indignazione generale, leggi che consegnano l’acqua ai privati e alle multinazionali (art. 23bis,integrato dall’ art. 15-decreto Ronchi).
Non abbiamo alcuna intenzione di permetterglielo.
La nostra esperienza collettiva, plurale e partecipativa e’ il segno più evidente di una realtà vasta e diffusa, di un movimento vero e radicato nei territori, che ha costruito consapevolezza collettiva e capacità di mobilitazione, sensibilizzazione sociale e proposte alternative.
Chiamiamo tutte e tutti ad una manifestazione nazionale a Roma sabato 20 marzo, per bloccare le politiche di privatizzazione dell’acqua, per riaffermarne il valore di bene comune e diritto umano universale, per rivendicarne una gestione pubblica e partecipativa, per chiedere l’approvazione della nostra legge d’iniziativa popolare, per dire tutte e tutti assieme “L’acqua fuori dal mercato!”.
Nella nostra esperienza di movimenti per l’acqua, ci siamo sempre mossi con la consapevolezza che quanto si vuole imporre sull’acqua e in ciascun territorio è solo un tassello di un quadro molto più ampio che riguarda tutti i beni comuni, attraversa l’intero pianeta e vuol mettere sul mercato la vita delle persone.
La perdurante crisi economica, ambientale, alimentare e di democrazia, è la testimonianza dell’insostenibilità dell’attuale modello di produzione, consumi e vita.
Il recente fallimento del summit ONU di Copenaghen è solo l’ultimo esempio dell’inadeguatezza delle politiche liberiste e mercantili, incapaci di rispondere ai diritti e ai bisogni dell’umanità.
Se il mercato ha prodotto l’esasperazione delle diseguaglianze sociali, la cronicità della devastazione ambientale e climatica, la drammaticità di grandi migrazioni di massa, non può essere lo stesso mercato a porvi rimedio.
Analogamente alle battaglie sull’acqua, in questi anni e in moltissimi territori, sono nate decine di altre resistenze in difesa dei beni comuni.
Significative mobilitazioni popolari, capaci di proposte alternative nel segno della democrazia condivisa, stanno tenacemente contrastando la politica delle “grandi opere” devastatrici dei territori, una gestione dei rifiuti legata al business dell’incenerimento, un modello energetico dissipatorio e autoritario, basato su impianti nocivi ed ora anche sul nucleare.
Rappresentano esperienze, culture e storie anche molto diverse fra loro, ma ugualmente accomunate dalla voglia di trasformare questo insostenibile modello sociale, difendendo i beni comuni contro la mercificazione, la salute contro tutte le nocività, i territori contro le devastazioni ambientali.
Chiamiamo tutte queste realtà a costruire assieme la manifestazione nazionale di sabato 20 marzo.
Ciascuna con la propria esperienza e specificità, ciascuna con la propria ricchezza e capacità.
Pensiamo che la manifestazione, oltre ad essere un importante ed unificante momento di lotta, ponga con intelligenza e determinazione la questione della democrazia partecipativa, ovvero l’inalienabile diritto di tutte/i a decidere e a partecipare alla gestione dell’acqua e dei beni comuni, del territorio e dell’energia, della salute e del benessere sociale.
Consapevoli delle nostre differenze, accomunati dal medesimo desiderio di un altro mondo possibile.
Fonte FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA
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Nella delibera Cipe sparisce pure l’ipotesiVarese-Como-Lecco
[ P. Be.
Il secondo lotto della tangenziale di Como non esiste più. Nelladelibera del Cipe di 12 pagine (allegati esclusi) firmata dal presidente delconsiglio Silvio Berlusconi lo scorso 6 novembre, ma pubblicata solo adesso silegge testualmente: «È approvato il progetto definitivo dell’intervento"Collegamento autostradale tra Dalmine, Como, Varese, valico del Gaggioloe opere connesse", a eccezione del secondo lotto della tangenziale di Comoe del secondo lotto di Varese». E nelle premesse, riguardanti l’aspettofinanziario si dice chiaramente che «il costo del progetto definitivo trasmessoal ministero istruttore e sottoposto all’approvazione di questo comitato noninclude il secondo lotto della tangenziale di Varese e il secondo lotto dellatangenziale di Como...». E con buona pace delle rassicurazioni la delibera delCipe mette la pietra tombale sull’ipotesi di studiare il secondo lottonell’ambito del collegamento Varese-Como-Lecco che, nel documento, non vienenemmeno citato. Come non viene citata neppure l’opzione del secondo lotto conle gallerie a una sola canna. Un eventuale collegamento da Varese a Leccopassando per Como non potrà quindi sperare in nemmeno un euro dallo Statonell’ambito del sistema Pedemontano. Insomma, dalla delibera arriva la confermadelle ipotesi più pessimistiche dei mesi scorsi, cioè l’addio al secondo lotto(dall’Acquanegra ad Albese). E le brutte notizie non sono finite. Ritornainfatti il rischio del pedaggio sui 2.4 km del primo lotto (da Grandateall’Acquanegra: «Concordemente a quanto stabilito nella convenzionesottoscritta e nelle more della realizzazione dei secondi lotti delletangenziali di Varese e di Como, i primi lotti delle medesime tangenzialisaranno esentati dal pedaggio qualora, nelle fasi successive della procedura eprima dell’entrata in esercizio dell’autostrada, si verificassero eventi ingrado di consentire una ottimizzazione dei costi finanziari rispetto a quantoprevisto nel piano economico finanziario, pur nel rispetto delle condizioni diequilibrio del piano economico finanziario stesso». Tradotto: nessuna garanziache non si pagherà per percorrere 2.4 chilometri.
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Con quale motivazione? Perchè questi tagli? Ma parliamo di profitto o di informazione statale pagata dai cittadini con regolare tassa di possesso?Paghiamo la proprietà?Ma allora vi denunciamo per violazione di proprietà privata...
Ma un servizio pubblico deve garantire un informazione accurata? E come le garantisce se non nei luoghi dove gli avvenimenti si formano?
Ma un servizio pubblico deve poter offrire una approfondita inchiesta sullle cose che accadono nel mondo ?Certo tutti possono scrivere in ogni dove...
Infatti l'unica informazione che ci resta in tv è la notizia di chi tromba e con chi...
Nel copia e incolla generale, avremo notizie vecchie e appassite e nel contempo tette nuove a go-go .
Chiudete gli uffici nel Mediterraneo, in Africa, Asia e America Latina, chiudete anche quel poco che offrite...
Che sia informazione di qualità dal mondo e sul mondo, più attenzione alle persone e ai popoli ...che siano delle reti che facciano la differenza....
Ma in un paese libero si può decidere che cosa possedere?
Pago la tassa di possesso lo stesso... ma voglio possedere un emittente locale!
Tavola della Pace, via della viola 1 (06122) Perugia - Tel. 075/5736890 - fax 075/5739337 - email segreteria@perlapace.it - www.perlapace.it
Al Presidente della RAI
Ai membri del CDA della RAI
Al Direttore della RAI
Hanno già dato adesione :
Tavola della pace
Articolo21
UsigRai
Federazione Nazionale della Stampa Italiana
Nigrizia
Misna (Missionary International Service News Agency)
Missione Oggi
Premio Ilaria Alpi
LiberaInformazione
Redattore Sociale
Mosaico di Pace
Vita Magazine
Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani
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I retroscena del "caso Boffo" scuotono la Chiesa.E svelano le divisioni nelle gerarchie
Indignazione, e la segreteria di Stato ostenta tranquillità.
Ma gli esiti sono imprevedibili
Il veleno dei cardinali
Il caso Boffo scuote la Chiesa
di ORAZIO LA ROCCA e MARCO ANSALDO
CITTA' DEL VATICANO - "Fratelli che si mordono e si divorano a vicenda". Il Papa lo aveva detto, nel marzo scorso. Anzi, lo aveva addirittura scritto a chiare lettere in un messaggio ai vescovi, citando San Paolo e il suo avvertimento alla comunità dei Galati, uno dei nuclei cristiani più turbolenti. "Badate almeno - ammoniva l'apostolo di Tarso - a non distruggervi del tutto gli uni con gli altri". Quell'invito di Benedetto XVI sembrava quasi presagire il clima di scontro che si respira ora all'interno della Chiesa con il caso Boffo, il direttore dell'Avvenire dimessosi dopo una violenta campagna di accuse su presunte molestie avviata da Il Giornale di Vittorio Feltri, accuse rivelatesi poi inconsistenti. Un maremoto pian piano salito, e adesso penetrato fin dentro i Sacri Palazzi, coinvolgendo i porporati più in vista, subito sotto il Papa.
"Stanno tentando in tutti i modi di farci entrare in dispute che non ci appartengono tirandoci per la tonaca", è la frase che si coglie nelle stanze della Segreteria di Stato, dove tra i più dispiaciuti per lo sconquasso che si è sollevato sembra - a chi gli sta vicino - proprio il cardinale Tarcisio Bertone. Sua Eminenza - primo collaboratore di Benedetto XVI - accusato indirettamente da Feltri di essere stato l'occulto ispiratore del complotto, è appena stato riconfermato al vertice con una lettera affettuosa scritta a mano dal Pontefice, in tedesco. Controlla in pieno il potere vaticano. E tuttavia è al centro di un caso che non ha precedenti nelle sacre stanze, e mescola potere e politica, veleni e gerarchia, porpore e giornali. Una battaglia di cardinali: questa volta però tutta giocata all'esterno del mondo protetto del Vaticano.
Ufficialmente, la Segreteria e i suoi uomini non danno peso "alle chiacchiere". Eppure nel Palazzo Apostolico si ha la netta sensazione di vivere in trincea. Con vescovi, cardinali e monsignori pronti a fronteggiare una sorta di guerra invisibile, mentre Papa Ratzinger sembra - in apparenza - non esserne sfiorato, impegnato com'è in udienze e catechesi pubbliche. Ieri, in effetti, ha presieduto come tutti i mercoledì alla tradizionale udienza generale, lanciando un severo monito contro i "tentativi di carrierismo che si possono annidare anche tra gli uomini di Chiesa". Dietro le quinte, però, Benedetto XVI si sta dando da fare per cercare di capire quello che sta veramente succedendo e se le accuse rivolte a Bertone e ai suoi più stretti collaboratori siano in qualche modo fondate.
Anche monsignore Angelo Bagnasco è molto colpito da questa vicenda. Ma il presidente della Conferenza episcopale italiana resta defilato. Il che - precisano i suoi collaboratori - non significa certo avere gli occhi chiusi su quel che accade. La Cei ha definito infatti Boffo "un galantuomo". Pure il cardinale Dionigi Tettamanzi, dal suo osservatorio di Milano, non prende parte allo scontro in corso. Oggetto anch'egli di attacchi diretti in passato, guarda molto preoccupato quel che scrivono i giornali, e pensa che questi scontri non giovino alla Chiesa. Quando gli chiedono se sta con la Cei, nello scontro in atto, o con la Segreteria di Stato, risponde ai suoi sacerdoti così: "La Chiesa è una e una sola, io sto con il Vangelo e vado avanti".
Monsignor Achille Silvestrini, il più stretto collaboratore all'epoca di Agostino Casaroli segretario di Stato, commenta: "Non conosco la vicenda, ho solo letto. Ma è sbagliato dire che questa cosa provenga dal Vaticano. Forse da "qualcuno" del Vaticano, il che è ben diverso. Siamo nell'età dei misteri. Ma posso dire che negli anni di Casaroli cose del genere non sono mai successe".
"Di quali accuse si sta parlando? Qui si tratta solo di fango gratuito lanciato contro uomini di Chiesa e istituzioni ecclesiali", commenta con fermezza il cardinale Josè Saraiva Martins. E un altro cardinale, Renato Raffaele Martino, è dell'opinione che "la Chiesa da sempre venga attaccata perché difende l'uomo, specialmente il più debole e indifeso. E gli attacchi di questi giorni non rappresentano, purtroppo, un'eccezione: si sta cercando in tutti i modi di far pagare alla Chiesa colpe che non ha. Parlare di guerre e scontri è impensabile. Fa bene quindi la Santa Sede a non replicare a simili fandonie".
Fuori dal Vaticano non tutti i prelati la pensano così. "Sarebbe invece opportuno che dalla Santa Sede arrivasse una parola di chiarimento tramite, magari, il portavoce papale padre Federico Lombardi, persona seria, competente e puntuale", replica il vescovo Loris Francesco Capovilla, emerito di Loreto, storico segretario personale del beato Giovanni XXIII, un prelato dunque che conosce bene la Curia e l'appartamento papale. Di "attacco alla Chiesa" parla il vescovo Agostino Marchetto, segretario del Pontificio consiglio per i migranti, più volte nel mirino dei partiti di governo, Lega in testa, per le sue prese di posizione in difesa degli immigrati. "Il vero problema - dice - è legato al fatto che troppa gente vede la Chiesa come un soggetto politico e per questo la attacca quando dice delle cose che possono dare fastidio".
Gli esperti di cose vaticane guardano tutto con estrema attenzione. Mario Agnes, oggi direttore emerito dell'Osservatore Romano, afferma: "Non voglio dire niente. Sono amareggiato, molto amareggiato. Nei miei 23 anni da direttore non ho mai visto niente di simile. Ho sempre deciso di stare zitto perché per me parlava il giornale". "Il caso è nato dentro la Chiesa - afferma Sandro Magister, vaticanista di lungo corso e autore del blog Settimo cielo - e è mirato a colpire persone e gruppi interni alla Chiesa stessa. Quello a cui abbiamo assistito è stato un attacco personale a Boffo, per cosa lui rappresentava, cioè Avvenire, e per la linea che esprimeva, quella della Cei diretta dal cardinale Camillo Ruini. Questo era il bersaglio".
Una lotta diretta fra i due maggiori quotidiani cattolici? Anche. Fra Avvenire e Osservatore Romano la battaglia dura da tempo, un braccio di ferro che ha avuto momenti di scontro evidenti, come nella vicenda di Luana Englaro, dove il giornale della Cei è stato protagonista di una campagna molto energica, mentre il foglio della Santa Sede si è rivelato estremamente riservato, elusivo, cauto. "La domanda - continua Magister - è come Feltri sia stato indotto a presentare le carte su Boffo, e lui in pratica ha confessato: la figura di cui ha parlato sembra il ritratto di Giovanni Maria Vian, il direttore dell'Osservatore Romano. Ma il bersaglio vero, cioè Ruini, non è stato raggiunto. Boffo è stato sostituito da Marco Tarquinio, il suo vice. E la linea di Avvenire non è cambiata".
Chi ci sarebbe dietro Vian? Molti sanno del rapporto stretto fra lui e il segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Chi però ha sentito il direttore dell'Osservatore Romano spiega così la sua difesa: "É tutto falso. Le accuse non tengono nemmeno sul piano della logica. Non siamo così gonzi. Presto si vedrà che è tutta una bolla di sapone". Luigi Amicone, direttore del settimanale Tempi, esclude "che Bertone e Ruini possano essere direttamente coinvolti in questa vicenda. Credo invece che si tratti di un gioco degli specchi e che gli uni e gli altri, le vittime e i carnefici, trascinino dentro le autorità della Chiesa. Perché è illogico che questi si mettano a brigare in ruoli di bassa cucina quando incarnano poteri d'altro tipo, e potrebbero tranquillamente tagliare la testa a Boffo senza passaggi bizantini".
La Segreteria di Stato ieri ha valutato l'ipotesi di smentire le ricostruzioni giornalistiche. Poi ha optato per la prudenza. Meglio il silenzio. Ma dal mondo in sofferenza della Chiesa italiana un uomo di vertice commenta così: "In questo modo è peggio. In Vaticano tireranno avanti proprio così: come se nulla fosse accaduto. Ma non è un silenzio di rispetto: semmai di confusione, di paura. Tutti i giornali parlano di un delitto politico e mediatico ordito addirittura dalla Segreteria di Stato e dal giornale della Santa Sede, e di fronte a questo inferno tacciono incredibilmente il portavoce, l'Osservatore Romano, Avvenire e la Radio Vaticana. Un silenzio nel quale risuonano ancor più i sospetti che oggi corrono liberamente nei sacri Palazzi".
Fonte
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Se ne era già parlato, qui, all’indomani del terremoto di Haiti.
Da Aquilano consapevole dei meccanismi oliati che possono mettersi in moto quando succede una catastrofe anche mille volte più piccola di Haiti, covavo la disillusione per quei poveri cristi: sotto schiaffo, si è vulnerabili e qualsiasi cosa arrivi ad aiutarti, è benvenuta.
Dopo, se si riesce, arriva il momento delle considerazioni più globali ed approfondite.
Vista da qui, e senza l’angoscia comprensibile di quella popolazione non certo da Gennaio diventata indigente(tranne che agli occhi dei Governi mondiali), era evidente che anche il caso Haiti sarebbe diventato un business, un affarone con cifre da capogiro.
E chi le avrebbe mai negate, col consenso popolare, se queste cifre fossero state destinate solo ed esclusivamente ad aiuti umanitari?
Ma evidentemente così non doveva essere.
Ce lo dimostra il fatto che l’Italia è, per decreto, in stato d’emergenza.
Ebbene si, nonostante le migliaia di Km che ci separano da Haiti, in emergenza siamo pure noi.
Come avrete ben imparato in questi mesi, la decretazione d’emergenza è uno strumento potentissimo, che consente incisività senza intoppi. Ma consente anche che vengano aggirati tutti quei meccanismi che uno Stato civile degno di questo nome pone a garanzia dei fondi pubblici.
Si aggira poi, anche quel fastidio della trasparenza.. e poi, una volta spesi, i soldi, non tornano comunque più indietro.
La Protezione Civile italiana, incamminatasi già sul viale dorato che la sta conducendo a farsi SpA, è andata ad Haiti così come hanno fatto Medici senza Frontiere, Croce Rossa Internazionale, Stati Uniti, Cuba, e quant’altro.
Sarei curioso di sapere perché, però, lo stato di emergenza ce l’abbiamo solo noi, che siamo tra i paesi più lontani dal luogo del disastro.
Forse c’è da ritenerlo collegato al fatto che l’Italia ha destinato 5 MILIONI di € al Dip. Protezione Civile, sul cui utilizzo il ministro in pectore Guido Bertolaso, potrà disporre, letteralmente, “in deroga alle leggi Italiane e Comunitarie”?
La formale spiegazione della stupefacente decisione è contenuta in una lunga serie di “considerata”: che l’Italia «partecipa alle attività di assistenza e soccorso alle popolazioni colpite» dal terremoto; che la situazione è «in continua evoluzione», ciò che suppone «la ineludibile esigenza di una continua azione di assistenza»; che bisogna assicurare «l’urgente attivazione di interventi in deroga all’ordinamento giuridico, anche comunitario».
Senz’altro saremmo stati orgogliosamente co-finanziatori delle opere di sostegno alla popolazione Haitiana. Questo orgoglio l’avremmo avuto però se avessimo saputo COME VENIVANO SPESI I NOSTRI SOLDI, autorizzando, di volta in volta, spese finalizzate alla realizzazione di opere concrete.
Ma forse, il problema è proprio quello.
Magari sorgerà, o sta già sorgendo, da qualche parte in Haiti, una San Bernardino3 o qualcosa di analogo, tirato su con la stessa democratica consultazione popolare.
Meglio non disturbare ogni volta il Parlamento indaffaratissimo nell’approvazione della legge sul legittimo impedimento e processo breve, per far decidere ai nostri rappresentanti cosa si va a fare e cosa si può pagare,coi soldi nostri.
Rinnovo i miei auguri più sentiti alla popolazione di Haiti.
Siete,purtroppo, appena all’inizio.
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Lo riferisce oggi il quotidiano Sabah in un articolo a firma della giornalista Yasemin Taskin, corrispondente del giornale da Roma, che era presente all'incontro ed ha rivolto alcune domande ad Agca. Pietro Orlandi aveva espresso il suo desiderio di incontrare Agca lo scorso 18 gennaio, il giorno stesso in cui il turco era uscito dal penitenziario di massima sicurezza di Sincan, a una trentina di km da Ankara, dopo aver scontato quasi 10 anni per l'uccisione di un giornalista.
L'incontro tra Agca e Pietro Orlandi è durato circa 40 minuti nel corso dei quali l'ex lupo grigio gli ha detto tra l'altro: "Emanuela è viva e questo te lo posso garantire. Può trovarsi in Francia o in Svizzera dove abita in una villa lussuosa. La troveremo insieme. Ho prove precise in mano. L'hanno rapita per ottenere la mia liberazione, ma io non sono responsabile del rapimento. Posso mettermi in contatto con i rapitori. Ti darò dei documenti così importanti che saranno costretti a lasciare libera Emanuela. Spero che lei tornerà a casa proprio prima del prossimo mese di giugno". Agca ha risposto anche a domande della giornalista, smentendo fra l'altro voci circa una sua partecipazione
all'edizione turca dello show Tv "Ballando con le stelle". Circa l'attentato al Papa, Agca ha detto che "non è affatto complicato come voi potete immaginare, ma è un caso molto più semplice. Lo racconterò a 360 gradi. Hanno dato otto milioni di dollari a Hillary Clinton per i suoi ricordi. Le cose che io conosco potrebbero sconvolgere il mondo. Voglio scrivere un libro e farci tanti soldi", ha concluso Agca. PROCURA ROMA SENTIRA' PIETRO ORLANDI
La procura di Roma sentirà probabilmente Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, scomparsa nel 1983, dopo il suo colloquio con Mehmet Alì Agca, l'ex lupo grigio che attentò alla vita di Giovanni Paolo II. Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, titolare degli accertamenti sulla scomparsa della figlia del dipendente vaticano, esaminerà a breve i resoconti giornalistici dell'incontro avvenuto ad Ankara e provvederà, ragionevolmente, a sentire Pietro Orlandi per verificare se, nel corso del colloquio che ha avuto con Agca, siano emersi elementi utili per l'inchiesta giudiziaria. Gli stessi reportage giornalistici saranno acquisiti al fascicolo processuale. Al momento gli inquirenti capitolini non sembrano intenzionati a convocare l'ex lupo grigio, a meno che non emergano elementi certi tali da giustificare un atto istruttorio.
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14 gennaio 2009
Due giorni fa, intorno alle 6 pomeridiane, ora di Cuba, già di notte ad Haiti per la sua collocazione geografica, i canali televisivi hanno cominciato a divulgare la notizia che un violento terremoto, di magnitudine 7,3 nella scala Richter, aveva colpito gravemente Port-au-Prince. Il fenomeno sismico ha avuto origine da una faglia tettonica situata in mare, a soli 15 km dalla capitale haitiana, una città dove l'80% della popolazione abita in case fragili, costruite con fango e mattoni di fango seccato.
Le notizie sono andate avanti quasi senza interruzione per ore. Non c'erano immagini, ma s'informava che erano crollati molti edifici pubblici, ospedali, scuole e strutture di più solida costruzione. Ho letto che un terremoto di magnitudine 7,3 equivale all'energia sprigionata da un'esplosione pari a 400 mila tonnellate di TNT.
Venivano trasmesse descrizioni tragiche. I feriti nelle strade gridavano reclamando aiuti medici, circondati dalle rovine che avevano sepolto le famiglie. Nessuno, tuttavia, per molte ore ha potuto trasmettere immagini.
La notizia ci ha colti tutti di sorpresa. Molti di noi avevamo ascoltato spesso informazioni su uragani e grandi inondazioni ad Haiti, ma ignoravamo che il Paese vicino corresse il rischio di un violento terremoto. Stavolta è venuto fuori, inaspettatamente, che 200 anni fa in questa città - che di sicuro avrà avuto solo qualche migliaio di abitanti - c'era stato un forte sisma.
A mezzanotte non era stata ancora annunciata una cifra approssimativa delle vittime. Alti capi delle Nazioni Unite e vari Capi di Governo parlavano dei tragici avvenimenti e annunciavano l'invio di unità di soccorso. Dato che ad Haiti sono stanziate truppe della Minustah, forze delle Nazioni Unite di diversi Paesi, alcuni ministri della difesa parlavano di possibili perdite tra il loro personale.
E' solo ieri mattina, mercoledì, che hanno cominciato ad arrivare tristi notizie su enormi perdite umane nella popolazione, e perfino istituzioni come le Nazioni Unite hanno annunciato che alcuni dei loro edifici in quel Paese sono crollati, una parola che di per sé non dice niente o potrebbe significare molto.
Per ore, ininterrottamente, hanno continuato ad arrivare notizie sempre più traumatiche sulla situazione in questo Paese fratello. C'erano divergenze sulle cifre dei morti che, a seconda delle versioni, potevano oscillare tra i 30 mila e i 100mila. Le immagini sono sconsolanti; è evidente che il disastroso avvenimento ha ricevuto ampia divulgazione a livello mondiale, e molti governi, sinceramente commossi, si stanno sforzando di cooperare nella misura delle proprie risorse.
La tragedia commuove in buona fede un gran numero di persone, specialmente per il suo carattere naturale. Ma forse pochi si soffermano a chiedersi perché Haiti sia un Paese tanto povero. Perché la sua popolazione dipende per quasi il 50% dalle rimesse familiari che vengono ricevute dall'estero? Perché non analizzare anche le realtà che portano all'attuale situazione di Haiti e alle sue enormi sofferenze?
La cosa più strana di questa storia è che nessuno dice una parola per ricordare che Haiti fu il primo Paese nel quale 400 mila africani ridotti in schiavitù e oggetto di tratta da parte degli europei insorsero contro 30 mila proprietari bianchi di piantagioni di canna e caffè, portando a compimento la prima grande rivoluzione sociale del nostro emisfero. Là vennero scritte pagine di insuperabile gloria. Il più eminente generale di Napoleone venne sconfitto. Haiti è un puro prodotto del colonialismo e dell'imperialismo, di oltre un secolo di uso delle sue risorse umane per i lavori più duri, degli interventi militari e dell'estrazione delle sue ricchezze.
Questa dimenticanza storica non sarebbe tanto grave quanto il fatto reale che Haiti costituisce una vergogna della nostra epoca, in un mondo dove prevalgono lo sfruttamento e la rapina a danno dell'immensa maggioranza degli abitanti del pianeta.
Miliardi di persone in America Latina, Africa e Asia soffrono di carenze simili, sebbene, forse, non tutte in proporzione elevata come ad Haiti.
Situazioni come quella di questo Paese non dovrebbero esistere in nessun luogo della Terra, dove abbondano decine di migliaia di città e di villaggi in condizioni simili e a volte peggiori, in virtù di un ordine economico e politico internazionale ingiusto imposto al mondo. La popolazione mondiale non è minacciata soltanto dalle catastrofi naturali come quella di Haiti, che è solo una pallida ombra di ciò che può accadere al pianeta per il cambiamento climatico, il quale, a Copenhagen, è stato in realtà oggetto di burla, scherno e inganno.
E' giusto rivolgerci a tutti i Paesi e alle istituzioni che hanno perso alcuni cittadini o membri a causa della catastrofe naturale ad Haiti: non dubitiamo del fatto che al presente realizzeranno i maggiori sforzi per salvare vite umane e alleviare il dolore di questo popolo sofferente. Non possiamo incolparli del fenomeno naturale che si è verificato, sebbene siamo in disaccordo con la politica seguita nei confronti di Haiti.
Non posso fare a meno di esprimere l'opinione che sia ora di cercare soluzioni reali e vere per questo popolo fratello.
Nel campo della salute e in altri settori, Cuba, malgrado sia un Paese povero e soggetto a blocco, da anni coopera con il popolo haitiano. Circa 400 medici e specialisti della salute offrono la loro cooperazione gratuita al popolo haitiano.
Ogni giorno i nostri medici lavorano in 227 dei 337 comuni del Paese. D'altra parte, non meno di 400 giovani haitiani hanno ricevuto formazione medica nella nostra Patria. Ora essi lavoreranno con i rinforzi che si sono mossi ieri per salvare vite in questa situazione critica. Pertanto, senza particolare sforzo, si son potuti mobilitare fino a mille medici e specialisti della salute, che sono già quasi tutti in loco e disposti a cooperare con qualsiasi altro Stato che desideri salvare vite haitiane e riabilitare i feriti.
Un numero elevato di giovani haitiani sta frequentando studi di medicina a Cuba.
Noi cooperiamo con il popolo haitiano in altri settori che sono alla nostra portata. Tuttavia, non ci sarà nessun'altra forma di cooperazione degna di questo nome, quanto quella di lottare nel campo delle idee e dell'azione politica per porre fine alla tragedia senza limite che soffre un gran numero di nazioni come Haiti.
La direttrice della nostra unità medica ha annunciato: 'la situazione è difficile, ma abbiamo già cominciato a salvare delle vite'. Lo ha fatto con un semplice messaggio, ore dopo il suo arrivo ieri a Port-au-Prince con i rinforzi medici.
A tarda notte ha comunicato che i medici cubani e haitiani laureati alla ELAM stavano distribuendosi nel Paese. A Port-au-Prince avevano già curato più di mille pazienti, adattando urgentemente un ospedale che non era crollato e utilizzando case di campagna laddove era necessario. Si preparavano anche ad installare rapidamente altri centri di pronto soccorso.
Proviamo un sano orgoglio per la cooperazione che, in questi tragici momenti, i medici cubani e i giovani medici haitiani formatisi a Cuba stanno prestando ai loro fratelli di Haiti!
Fonte - Traduzione a cura di Cinzia Vidali
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Da molti giorni si discute di tasse: tagliarle, non tagliarle, con la conclusione, abbastanza assurda, che questo non si può fare, come ha detto Berlusconi, a causa “dell’eccessivo debito pubblico e dell’aumento degli interessi da pagare su questo debito”. Assurda nel senso che non si capisce perché mai il Governo abbia avanzato un’ipotesi del genere se non aveva intenzione di passar sopra al problema del debito pubblico e dei suoi interessi visto che questo ostacolo c’era ovviamente anche prima. Sarebbe stata finalmente l’occasione per discuterne con i cittadini invece di prenderli in giro con speranze inutili. Ma nulla. Non una parola sulle cause dei “debiti pubblici”, sull’aumento progressivo e inevitabile degli interessi da pagare su questi debiti, sulla sovranità monetaria consegnata dagli Stati alle Banche.
Tacciono tutti, però; non soltanto Berlusconi e Tremonti. Tacciono i Governi di tutto il mondo, che si trovano nelle nostre stesse condizioni, avendo demandato alle Banche il diritto di creare il denaro; tacciono i giornalisti di tutto il mondo che, pur sapendo, compilano diligentemente ogni giorno la loro brava rubrica di economia, senza mai il più piccolo accenno al problema dei problemi; tacciono i governanti degli Stati europei e non si azzardano ad aprire bocca neanche di fronte all’arrogante spudoratezza del Signor Trichet, governatore della Banca Centrale Europea, il quale afferma, evidentemente con la certezza di poter mentire quanto vuole, che sarebbe sbagliato addossare ai banchieri le colpe della crisi economica! E’ questa, con tutta evidenza, l’immediata reazione di rabbia di un potente banchiere al piccolo passo d’indipendenza compiuto da Obama, non per riappropriarsi della sovranità monetaria (non sia mai), ma soltanto per restituire ai cittadini americani, impedendo che i guadagni vengano intascati con ricchi bonus dai banchieri, almeno una parte dell’immenso fiume di denaro dei contribuenti che è stato speso per salvare le grandi banche dal fallimento. In Italia, poi, tace anche quella “Opposizione” cui non va mai bene niente e che, come al solito, ha condannato il Governo perché non mantiene la promessa di abbassare le tasse, ma dell’assurda “anomalia” del debito che lo Stato ha nei confronti della Banca Centrale Europea non parla; e tanto meno parla dei ricchi per eccellenza – i Banchieri – che dovrebbero essere i suoi maggiori nemici. Silenzio, silenzio, silenzio…
La cosa più grave, però, è che politici e giornalisti non permettono neanche ai singoli cittadini di discutere di questo argomento. Non appena qualcuno ci prova, scatta appunto quella strategia del “silenzio”, adottata da tutti, che è la forma moderna di censura, molto più grave e più efficace nell’attuale mondo dell’informazione planetaria, di una censura dichiarata ed esplicitamente coercitiva in quanto se una notizia non viene “raccolta” e ripetuta passando da uno strumento di comunicazione all’ altro, è inesorabilmente condannata ad una morte peggiore della morte perché, quale che sia la sua importanza, ne viene negata l’esistenza. Si può dedurre, dunque, dal silenzio mondiale che circonda la questione della sovranità monetaria, che le Banche sono le uniche, vere padrone del mondo. Possiedono, nella precisa accezione tecnica del termine “possedere”, tutti gli Stati, mentre politici e giornalisti svolgono la funzione di servizio, in qualità di gestori, del Potere finanziario. E’ a causa del silenzio da parte di tutti che si è creata l’idea di una “cospirazione”, di un “segreto”. Idea che fa comodo soltanto ai detentori del Potere. Non esistono né cospirazioni, né segreti: la realtà è questa. Punto e basta.
Esistono, però, da diversi anni, ed hanno numerosissimi lettori, malgrado il silenzio che li accompagna, innumerevoli libri, saggi, articoli, dedicati alla questione monetaria e al sistema delle banche; così come esistono numerosi Siti internet dedicati a questi problemi, anche se politici e giornalisti fingono di ignorarli non citandoli mai. A questo proposito bisogna riconoscere, a vanto degli Italiani, allenati da duemila anni a lottare con la sola arma dell’intelligenza contro le sopraffazioni del Potere, che l’Italia è forse la Nazione più viva e battagliera in questo campo, soprattutto da quando, all’approssimarsi della rinuncia alla moneta nazionale con l’introduzione dell’Euro, si sono formati movimenti, partiti, comitati pronti a combattere fino all’ultimo sangue. Credo che soltanto l’Italia, fra tutte le Nazioni d’Europa, si sia presentata alle elezioni con un Partito dal bellissimo e inequivocabile nome di “ No Euro”. E’ noto a tutti lo strenuo sforzo compiuto dal Professor Giacinto Auriti, con la sua straordinaria competenza, per informarci, per esortarci, per inculcarci l’idea che “ce la potevamo fare”, addirittura realizzando concretamente una moneta a latere dell’euro. Se mi è permesso ricordarlo (più che altro per fare coraggio a me stessa in un momento di così grave incertezza), anch’io ho fatto il poco che mi era possibile, scrivendo innumerevoli articoli contro l’adozione dell’euro, polemizzando con incontri di persona e sulla stampa, alla radio, alla televisione con tutti i politici, i giornalisti, i professori universitari, i Vescovi e i Cardinali con i quali ero in contatto; pregando l’allora Cardinale, Prefetto della S. Congregazione della Fede, Ioseph Ratzinger di tenere lo Stato del Vaticano fuori dall’Euro così da segnalare all’opinione pubblica dell’Europa e soprattutto ai politici italiani, la non accettazione da parte della Chiesa del primato economicistico quale “valore” assegnato all’UE. Ho tentato, infine, con la forza della disperazione, di convincere Alberto Sordi, uniti come eravamo dallo stesso innamoramento per l’Italia, di “salvare la Lira”, invece di innalzarle un monumento come aveva deciso di fare; l’ho supplicato di impegnare in questa straordinaria “Grande Guerra” il suo nome, l’immensa fama che si era conquistato nel mondo. Ma tutto è stato inutile. La bravura dei traditori delle Patrie, delle Nazioni, dei Popoli, che hanno progettato l’unificazione-distruzione dell’Europa impadronendosene attraverso la nuova moneta, è stata soprattutto quella di usare a piene mani l’enorme massa di denaro, denaro nostro, di cui sono in possesso, per diffondere la convinzione che l’Euro era un “Destino”, un destino al quale sarebbe stato fatale sottrarsi.
La battaglia per il recupero della sovranità monetaria, tuttavia, è continuata anche dopo l’adozione dell’Euro, ed è andata anzi sempre più intensificandosi mano a mano che cresceva la consapevolezza della frode bancaria. La bibliografia sull’argomento è ormai fittissima, con molte traduzioni in italiano dall’inglese e dal francese e molti saggi scritti direttamente da tecnici dell’economia ed esperti italiani. Degna di nota soprattutto l’opera dei fondatori del Comitato di Liberazione Monetaria, seguaci e continuatori degli studi di Auriti (purtroppo scomparso nel 2006) con l’obiettivo, fra l’altro, di “ restituzione allo Stato del monopolio di battere la sua moneta attribuendone la proprietà ai cittadini”. Uscire dall’Euro non significa uscire contemporaneamente dall’UE in quanto già altri Stati ne fanno parte pur non avendo adottato la moneta unica (Gran Bretagna, Svezia, Danimarca) e la possibilità di una tale uscita è prevista dal Trattato di Lisbona. Possiamo e dobbiamo dunque lavorare per ora in questa direzione anche se l’obiettivo vero non può non essere il recupero dell’indipendenza e della libertà politica dell’Italia, con l’abbandono totale dell’Impero fraudolento e tirannico dei Banchieri.
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Ringrazio tutti coloro (e sono molti) che mi hanno scritto compiacendosi della pubblicazione su di quotidiano politico (Il Giornale) del mio articolo sulla questione della sovranità monetaria. Il silenzio da parte di tutti gli organi d’informazione, su un argomento determinante per l’indipendenza politica ed economica della Nazione come questo, è sempre stato così assoluto che l’apparizione di un solo articolo ha suscitato meraviglia e addirittura entusiasmo da parte dei lettori, sia di quelli che ignoravano del tutto il problema, sia e soprattutto di quelli che si battono da anni in questo campo ma che sanno bene che il silenzio dei giornalisti rappresenta la prova sostanziale dell’impossibilità di uscire dalla prigione.
Ebbene io prego tutti di non scrivere a me ma al Direttore Vittorio Feltri; di inondarlo di lettere, o nella rubrica apposita del sito web del Giornale, o in quella del quotidiano a stampa, oppure nelle rubriche riservate ai Lettori di altri organi di informazione perché, senza l’interesse e l’appoggio forte, esplicito, il più numeroso possibile dei Lettori, lo sforzo che è stato fatto per uscire allo scoperto non servirà a nulla. Nessuno ci tornerà più sopra o, diciamo meglio, a nessuno sarà più permesso tornarci sopra. Si tratta di una battaglia davvero all’ultimo sangue, alla quale, però, tutti possono partecipare purché non si lasci spazio al silenzio neanche per un giorno. Banche, Banche, Banche: dobbiamo parlare sempre di Banche.
Faccio un esempio: coloro che abitano a Roma, non si sa per quale misteriosa ragione devono pagare la tassa per i rifiuti attraverso le agenzie della Banca Popolare di Sondrio. Viene logico domandarsi: Sondrio? Perché Sondrio? Il giro di denaro dei contribuenti del Comune di Roma è senza dubbio imponente, ma non sappiamo chi siano coloro che ci guadagnano visto che non conosciamo i nomi degli azionisti della Banca Popolare di Sondrio. Perché mai non dovrebbero essere i cittadini di Roma? Insomma si torna al problema principale: perché le Istituzioni - comunali, provinciali, regionali, nazionali - si servono di banche? E nel caso fosse utile servirsi di banche, perché debbono essere “private”? Perché i cittadini non debbono sapere chi ci guadagna e non essere eventualmente essi stessi a guadagnarci? Perché lo Stato non può possedere una sua banca? (Lo ripetiamo nel caso qualcuno ancora non lo sapesse: la Banca d’Italia non è la “Banca d’Italia” in quanto appartiene ad azionisti privati; dovremmo anzi proporci anche il compito di farle cambiare il nome per non indurre in errore i cittadini). Quello che per ora si può cominciare a fare è mettere in pubblico il nome delle banche di cui si servono gli Amministratori dei Comuni nei quali abitano i lettori di questo sito e di altri siti interessati alla questione monetaria. Certamente saranno molti i cittadini che, come si sorprendono gli abitanti di Roma di dover pagare la tassa per i rifiuti alla Banca di Sondrio, si sorprenderanno delle stranissime scelte, o predilezioni bancarie, dei propri amministratori. E’ probabile che ne vedremo delle belle e che, incrociando i dati, riusciremo forse a capire quali interessi possano avere oltre che Roma a Sondrio anche, chissà, Palermo a Trieste.
Marco della Luna, uno degli autori del bellissimo saggio intitolato “Euroschiavi” (Arianna ed.), si occupa con il suo Centro Studi Monetario proprio di questo tipo di accertamento: chi siano gli azionisti delle Banche. Contiamo sul suo aiuto, anche se la questione principale rimane la mancanza di sovranità monetaria dell’Italia. A dire la verità questa mancanza, naturalmente decisa a suo tempo da “maschi”, appare alle donne addirittura assurda, anzi comica, in quanto nessuno al mondo sa meglio delle donne come la loro minorità sociale, la difficoltà insuperabile a diventare “libere”, quali che fossero i loro meriti e i loro sforzi, ha attraversato pietrificata secoli e secoli solo e soltanto per questo motivo: non avevano denaro proprio e non se lo potevano procurare lavorando (per questo le prostitute si vantavano di essere libere a fronte delle donne “per bene”: guadagnavano dei soldi). Si può chiacchierare oggi quanto si vuole esaltando la dichiarazione dei diritti dell’Uomo, l’uguaglianza di tutti gli individui, quale che sia il sesso, la religione, ecc. ecc., ma è stato il lavoro retribuito, o meglio, è stato soltanto poter possedere in proprio del denaro a rendere le donne libere e indipendenti.
Come può, dunque, una Nazione essere “libera” se non è padrona dei soldi con i quali vive? La cosa più grottesca, poi, è la “giustificazione” che viene invocata per tale stato di cose: i politici non saprebbero regolare nel modo giusto il flusso del denaro da immettere nel mercato se fossero liberi di crearlo. Non vogliamo neanche evocare le terribili crisi economiche che si sono succedute nel tempo, provocate con il loro comportamento dagli abilissimi banchieri messi al posto dei politici proprio, a sentir loro, perché questo non accadesse. Rispondere con questa evocazione sarebbe come avallare una tale presa in giro dei cittadini. Nel momento in cui ai politici abbiamo devoluto, in nostra rappresentanza, il potere di fare le leggi, abbiamo devoluto tutto, assolutamente tutto quello che ci riguarda. Ben più che la quantità di denaro necessaria al mercato: il nostro territorio, il rapporto con amici e nemici, guerra, tassazione, diritto, educazione dei nostri figli. La costituzione italiana afferma che la sovranità appartiene al popolo. Quindi anche quella monetaria. Si tratta di studiare un modo per riappropriarsene. Esistono già diverse proposte in proposito. Ritengo che rivolgersi ai magistrati per delle cause singole, come indicato da alcuni studiosi del problema, sia un sistema, per quanto giusto in teoria, troppo lento e poco efficace a livello di consapevolezza collettiva in quanto, anche quando le cause si concludono con una vittoria del cittadino, sussiste pur sempre il silenzio dei mezzi d’informazione che le sprofonda nel nulla.
Io mi auguro che si formi un Partito, nel quale convergano, superando piccole differenze di punti di vista, tutti i movimenti già esistenti, un Partito che si presenti all’opinione pubblica con l’unica etichetta della battaglia contro i Banchieri per riappropriarsi della sovranità monetaria. E’ questo l’unico modo, dato che vi sono obbligati per legge, per costringere i giornalisti a parlarne e per poter discutere apertamente di problemi di cui la maggioranza dei cittadini è all’oscuro. So che è difficile rinunciare a ciò che contraddistingue un gruppo dall’altro, ma nessuna battaglia è “per l’Italia” più di questa. E- ne sono sicura- non soltanto per l’Italia. Diversi paesi (in questi giorni si è spesso alluso alla Grecia, che però, piccola e povera com’è, non ha avuto il coraggio di mettersi contro l’UE) non desiderano altro che avere un buon motivo per rinunciare all’euro e allontanarsi anche così a poco a poco da quel Impero in fallimento che è l’Unione Europea.
Il progetto ultimo dei banchieri - una sola moneta in tutto il mondo, un solo governo in tutto il mondo – è con tutta evidenza un progetto privo di realtà. E’ questo che dobbiamo gridare a viso aperto: i grandi Banchieri che ci guidano sono dei folli giocolieri privi di principio di realtà, pronti a gettare al vento vite, valori, affetti di tutto il pianeta così come ne hanno gettato al vento le ricchezze nell’ultima crisi. I loro sogni di potere globale sono vuoti tanto quanto i “salsicciotti” con i quali hanno riempito le Borse di tutto il mondo. Denunciarli è un dovere assoluto, fermarli è un dovere assoluto.
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Lo strano bipolarismo italiano: dai guelfi e ghibellini ai parlamentarelfi e berluschini.Mentre il Chiavaliere è in partenza per Israele con intenti bellicosi anche nei confronti di un editore italiano…
di Pino Nicotri
La degenerazione politica è arrivata ormai al punto di registrare non solo la ventesima legge ad personam per evitare processi e condanne a Silvio Berlusconi, ma anche la prima legge ad familias per evitare che finiscano nei guai anche suo figlio Piersilvio nonché il fedele Fedele Confalonieri con l’inchiesta Mediatrade che ha svelato il meccanismo berlusconiano di accumulo di fondi neri e naviga ormai verso il dibattimento in aula. Di fatto l’Italia è prigioniera della pretesa dell’attuale capo del governo di essere legibus solutus con la scusa che è stato “eletto dal popolo”. Scusa risibile a fronte delle dimissioni date per molto meno da molto più civili leader politici e dell’impeachment evitato sul filo del traguardo dal presidente Usa Bill Clinton e dalle dimissioni cui fu costretto un altro presidente Usa, Nixon, reo “solo” di una irruzione nella sede del partito avversario per sapere cosa ci fosse scritto nei loro documenti e programmi elettorali e di avere mentito all’opinione pubblica. Bazzecole di fronte agli addebiti mossi e provati nei confronti di Berlusconi. Ripeto ancora una volta che per renderlo indegno di sedere non già a palazzo Chigi ma anche solo in parlamento basta e avanza il molto disonesto tentativo di far nominare ministro della Giustizia il suo avvocato, Cesare Previti, addetto alla corruzione di giudici romani e al conseguente scippo di imperi editoriali altrui. Corruzione che la Corte di Cassazione nel rendere definitiva la condanna di Previti ha scritto chiaro e tondo nella sentenza essere stata consumata in tandem col suo datore di lavoro Berlusconi Silvio.Che tirasse ormai la brutta aria di “famigghia” o dinastia berluscona lo si è capito fin da quando il giovin signore Piersilvio colto con la mani nel sacco di Mediatrade ha accusato pure lui i magistrati di “voler colpire mio padre”, cioè Silvio Berlusconi. Il luridume dello sport berlusconiano del lancio del peso delle accuse contro i magistrati è iniziato una ventina d’anni fa, per l’esattezza da quando a Vittorio Sgarbi fu affidato un programma televisivo a Mediaset perché tenesse i magistrati sotto pressione arrivando perfino a chiamarli assassini! Ora siamo al punto che i magistrati si sono ridotti a manifestare in massa per protestare contro le continue calunnie riversate loro dal nostro capo del governo, cosa che non accade neppure nei Paesi tribali e che da sola basterebbe, data la flagranza del reato, a fare emettere un mandato di cattura contro questo sempre meno presentabile premier mascarato, fondotintato e ricappelluto.
L’insipienza e l’attitudine all’inciucio corruttori della sinistra ha permesso che si arrivasse al punto in cui siamo: il parlamento è stato espropriato del suo ruolo e ridotto a stadio, occupato dalla curva sud antiberluscona, dalle tribune patinate berluscone e dalla contigua curva nord legaiola. Per carità, io non mi vergogno affatto di essere italiano, ma mi vergogno molto di come ci siamo ridotti politicamente e civilmente, oltretutto con la scuola sempre più a brandelli e lo Stato estero del Vaticano che si intromette e sobilla a ogni piè sospinto con l’evidente speranza che un possibile forte ridimensionamento o svuotamento della democrazia italiana renda possibile un suo ritorno di potere degno dei “bei tempi”. Siamo passati dai guelfi e ghibellini a un nuovo bipolarismo tutto all’italiana: parlamentarelfi e berluschini… I parlamentari somigliano infatti sempre più a innoqui elfi e nanetti da giardino.
La situazione è resa più fosca dalla sempre più evidente strumentalizzazione della Memoria e annessa Giornata della Memoria, strumentalizzazione giunta al punto da avere buttato fuori scena e fatto quasi del tutto dimenticare gli stermini e i genocidi che non sia quello subito dagli ebrei, in primo luogo quello degli “zingari”. Che percentualmente è anche più grave della Shoà. Ma nessuno si sogna di ricordare che esistono il Porrajmos e il Samudaripen, come gli “zingari” chiamano il proprio genocidio per mano dei nazisti. Tanto meno qualcuno si sogna di invitare a parlare in parlamento e in altri luoghi istituzionali di rilevante importanza qualche esponente dei rom e dei sinti per sentire anche la loro voce almeno nella Giornata della Memoria, ormai smemorata e ridotta a senso unico, buona più che altro a uso e consumo del partito filoisraeliano anti arabo e anti islamico. La visione razzista e colonialista di gran parte di tale partito, sempre più ramificato e potente, è ancora una volta rappresentato dal modo truffaldino con il quale si attribuiscono al governo iraniano bellicose dichiarazioni di “distruzione di Israele” spacciando truffaldinamente l’eliminazione del “regime sionista israeliano”, che come qualunque regime al mondo, compreso quello teocratico iraniano, può essere cambiato anche radicalmente o eliminato del tutto senza per questo eliminare lo Stato e soprattutto la popolazione di quello Stato. In Spagna il franchismo è stato eliminato senza nessun trauma per la Spagna, che non solo esiste ancora, ma ha anche conquistato la democrazia e ha superato l’Italia in campo economico, politico e civile.
Quale imbecille e mascalzone scambierebbe il desiderio di molti inglesi di eliminare la monarchia con l’eliminazione dell’Inghilterra e degli inglesi? Nessuno, ovviamente, se non forse i forcaioli monarchi sauditi. La nostra disonestà appare in tutta la sua gravità se si considera che facciamo sempre più sfacciatamente il tifo, anche con aiuti illegali sotto banco e interventi di servizi segreti corredati da forniture d’armi, per l’eliminazione del regime iraniano e di quello tibetano senza però che nessuno di noi si metta a urlare che vogliamo “eliminare l’Iran” ed “eliminare il Tibet” con le intere loro popolazioni. Finora l’unica persona e l’unica potenza che hanno minacciato di “incenerire” un intero Paese, con tutti i suoi 70 milioni di abitanti, sono l’attuale segretario di Stato Usa, signora Hilary Clinton, e di conseguenza il Paese che essa rappresenta, vale a dire la massima potenza militare del pianeta. E’ stata infatti Hilary Clinton che ci ha tenuto a dichiarare pubblicamente che “prima che l’Iran finisca eventualmente di completare le operazioni di lancio di un suo missile contro Israele si ritroverebbe totalmente incenerito e riportato all’epoca della pietra”. NON esiste nulla di simile, nulla di così incivile, minaccioso e barbarico da parte di nessun Paese musulmano o non musulmano nei confronti di un qualche altro Paese. E finora esistono solo le migliaia di armi atomiche nate e proliferate per responsabilità statunitense ed europea. Che la signora Clinton sia un tipo aggressivo lo dimostra anche l’indecente pretesa del suo ambasciatore a Roma di dimissioni del boss della nostra protezione civile, Guido Bertolaso, reo di avere detto ad alta voce una verità evidente anche ai ciechi: gli Usa ad Haiti hanno spedito troppi militari, la cui mentalità è ovviamente più adatta a una guerra, cioè alle distruzioni, che al soccorso, faccenda di norma della Croce Rossa et similia. Dal comportamento e dal dispiegamento pare quasi che i militari Usa abbiano anche il compito se non di occupare il Paese almeno di restarci per minacciare meglio Cuba che è a soli 60 miglia a ovest di Haiti.
Come ho annunciato già da tempo, è in programma una importante visita di Berlusconi in Israele ai primi di febbraio. Guarda caso, a celebrazioni ancora calde della Memoria. Se non sbaglio, sia Israele che la Turchia sono inseriti in varie iniziative europee, anche sportive. Ora assistiamo al rallentamento dell’ingresso della Turchia nella Comunità Europea e al corteggiamento perché vi entri Israele, da cooptare anche nella Nato. Insomma, il bisecolare colonialismo europeo nel Medio Oriente e il neocolonialismo a stelle e a strisce ha trovato un vestito nuovo, un nuovo modo per continuare a fare e disfare nell’Oriente del Petrolio. E Berlusconi, sempre più bisognoso di aiuto e sempre più desideroso di segare la gambe a Carlo De Benedetti, che si usa dire sia ebreo ma comunque non è un sionista sfegatato, ora si appoggia a Israele, e agli ambienti politici e finanziari alla base dell’attuale pericoloso e razzista governo di destra di Netanyahu, che si è messo sotto i piedi anche la volontà di pace di Obama, e vi si appoggia pure in funzione anti De Benedetti.
La disinvoltura di Berlusconi traspare anche dal suo feeling con Gheddafy. Gli accordi stipulati questa estate con la Libia sono indubbiamente utili anche all’Italia, però il nostro capo di governo avrebbe almeno potuto fare la voce grossa nei confronti del giordano palestinese Osama Abdel Al Zomar, condannato in Italia all’ergastolo in contumacia per l’attentato di matrice palestinese alla sinagoga di Roma del 9 ottobre 1982 che uccise il bambino Stefano Taché, nipote di un mio recente amico. Alla vigilia della partenza di Berlusconi per Tripoli il padre di Stefano, Joseph Taché, ha chiesto inutilmente assieme a Riccardo Pacifici, portavoce della comunità romana, che Berlusconi chiedesse l’estradizione in Italia di Al Zomar. Per Berlusconi, che non si è scomodato visto anche che non si trattava di trombare qualche bonazza, ha risposto il ministro degli Esteri Frattini: “Al Zomar non può essere estradato, la politica estera è una cosa seria e le regole internazionali vanno rispettate”. Giusto! L’importante è fare la voce grossa solo se si tratta di chiedere l’estradizione di ricercati di sinistra, come l’italiano Cesare Battisti, riparato in Brasile, il brigatista del rapimento Moro Alessio Casimirri e il ricercato per la strage di Primavalle Manlio Grillo. Badando bene a farsela sotto e restare muti se si tratta di chiedere agli Usa di procedere contro Luis Posada Carriles, il terrorista pluriomicida anticubano al soldo della Cia responsabile anche della morte a Cuba dell’italiano Fabio Di Celmo.
Anziché disturbare l’amico Gheddafy sollevando il caso Al Zomar almeno per rispetto verso la memoria del cittadino italiano Stefano Taché, Berlusconi lo ha premiato anche con l’esibizione delle Frecce Tricolori, la pattuglia area acrobatica italiana. Business sa usual. Libia o Israele come Franza o Spagna: basta che se magna.
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D'accordo, l'Osservatore Romano è il giornale del Vaticano. Ed è ovviamente il Vaticano a deciderne la linea editoriale, cosa scrivere, quando scriverlo e come. Mi sta bene. In fondo, lo stipendio dei giornalisti della testata lo paga il Vaticano e ci mancherebbe altro che i giornalisti stessi azzardassero domande impertinenti. Troppo giusto.
Ma che poi altri giornalisti, di altre testate, riportino le parole di un cardinale con lo stesso spirito acritico, quello no, non mi sta bene più. Perchè tra la mancanza di spirito critico e il servilismo c'è solo un passo. Uno solo. E molto breve.
In questi ultimi giorni, ampio risalto è stato dato dalle cronache alle affermazioni del cardinale Claudio Hummes, arcivescovo di San Paolo (Brasile) e Prefetto della Congregazione per il clero. Lo stesso cardinale che, nel 2008, dopo che in Italia era scoppiato lo scandalo di Sex crimes and Vatican, affermò, sempre sulle pagine dell'Osservatore Romano, che "si deve sempre ricordare che solo una minima parte del clero è coinvolta in situazioni gravi, neppure l’uno per cento ha a che fare con problemi di condotta morale e sessuale".
Dopo i rapporti irlandesi e l'ondata di indignazione che ha investito l'Europa, dopo le dimissioni del vescovo Donald Brendan Murray, seguite a ruota da quelle di James Moriarty, vescovo di Kildare e Leighlin, e da quelle dei vescovi dublinesi Eamonn Walsh e Raymond Field (sembra di assistere ad un devastante "effetto domino"), il cardinale Hummes ci riprova, con affermazioni che definire discutibili è eufemistico.
Dalle colonne dell'Osservatore Romano, rimbalzando su tutte le testate giornalistiche con vari squilli di trombe, le affermazioni del porporato erano al contempo banali e inquietanti. Parlando dei sacerdoti pedofili, il cardinale Hummes ha detto: "I vescovi sono buoni padri per i loro sacerdoti. Certo, esistono alcune situazioni disdicevoli, ma sono molto limitate. Si tratta purtroppo di situazioni legate alla condizione umana. E' quanto accaduto in Irlanda. Un fatto dolorosissimo che colpisce prima di tutto, è vero, le vittime, ma ferisce anche profondamente il cuore della Chiesa. Accertate oggettivamente le responsabilità di tanto male, bisogna andare risolutamente sino in fondo anche facendo ricorso alla giustizia ordinaria".
Già durante il suo viaggio in Australia, Benedetto XVI aveva affermato che "la pedofilia è del tutto incompatibile con il sacerdozio" e i giornalisti avevano fatto rullare i tamburi come si fosse trattato di un gran parto concettuale. Non era certo necessario che lo dicesse il Papa. Non ne avevamo alcun dubbio, a priori. E adesso il cardinale Humes fa il bis, con un altra affermazione che ha il sapore di una magnanima concessione: "bisogna andare fino in fondo anche facendo ricorso alla giustizia ordinaria". Intanto c'è un "anche" di troppo. Perchè quell'"anche" fa presumere che ci sia un'alternativa. Non ce ne sono. L'abuso è un crimine, e l'abuso commesso su un bambino è un crimine e un abominio. I pedofili vanno denunciati e perseguiti dalla giustizia dello Stato cui appartengono. Quella irlandese per i preti pedofili irlandesi, quella statunitense per i preti pedofili del nordamerica, quella italiana per i preti pedofili italiani. Il cardinale ha scoperto l'acqua calda. E i giornalisti lì a meravigliarsi.
Ma ad analizzare un po' più a fondo le affermazioni del Prefetto della Congregazione per il clero, c'è un'altra frase che colpisce, un'incidentale che è la premessa: "accertate oggettivamente le responsabilità di tanto male". Nella formulazione della frase, l'accertamento delle responsabilità precede la denuncia alla giustizia ordinaria (quando vi si ricorre). Il cardinale non deve avere le idee chiare su come funziona la legge italiana: prima viene la denuncia, poi l'accertamento delle responsabilità e infine il rinvio a giudizio e il processo. Le indagini, nello Stato italiano, le fanno i carabinieri e la polizia, non i vescovi, i cardinali e i prefetti. Sono i giudici che decidono se le indagini condotte dalle forze dell'ordine giustificano un rinvio a giudizio oppure no.
Ma pare che anche i giornalisti che hanno riportato le parole del cardinale devono aver avuto dei problemi di memoria.
E poi, inutile sottolinearlo, la solita, assurda, sfacciata tiritera: quella dei "casi isolati", delle "situazioni limitate" e delle ferite al "cuore della Chiesa". Non si stancano veramente mai, sempre pronti a negare qualunque evidenza. I due rapporti irlandesi hanno messo chiaramente in luce che i religiosi che non abusavano direttamente dei bambini erano perfettamente a conoscenza di quanto accadeva, perchè accadeva davanti ai loro occhi. E chi assiste ad un crimine e non interviene, non denuncia, è moralmente complice, sicuramente connivente.
E poi, francamente, dopo i continui scandali, le continue denunce, in ogni parte del mondo, perfino in Italia, stato vassallo del Vaticano per antonomasia, continuare a parlare di casi isolati è ridicolo. Qualcuno lo dovrebbe ricordare, al cardinale Hummes, che quando si parla di decine e decine di migliaia di vittime non si può tentare di spacciarli per casi isolati e situazioni limitate.
Nè si possono criminalizzare i giornali che riportano le notizie riguardanti i religiosi pedofili. Il cardinale ha infatti ribadito che "i media puntano i loro riflettori su queste vicende, piuttosto che su quello che di buono fa la stragrande maggioranza dei sacerdoti". In un paese dove i sacerdoti sono diventate vere e proprie star televisive, più presenzialisti perfino di Paolini, e non perdono mai occasione per sbandierare "quello che di buono fanno" con una minima percentuale dell'otto per mille degli italiani, pare un'affermazione davvero fuori luogo.
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All’inizio di ottobre 2009 Silvio Berlusconi apprendeva che il LOdo-Alfano veniva dichiarato incostituzionale dalla corte, appunto, costituzionale. Per cui i processi a carico suo per Mediaset ecc…ecc…NON sarebbero stati interrotti o affossati.
Allora Berlusconi (che voleva farci credere di essere) fermo nella sua trasparenza e fede nella giustizia dello stato (del cui esecutivo è capo) pronuncio’ le seguenti parole:
“sono due processi-farsa, assurdi. Farò esporre al ridicolo i miei accusatori e farò vedere a loro e agli italiani di che pasta sono fatto”
Facendo capire agli italiani che in fondo non temeva i processi, anzi che lui avrebbe sbugiardato i suoi accusatori. Fece capire che l’avrebbe fatto perchè poteva farlo: aveva le prove di essere lui, innocente. ”Abbiamo governato senza questo lodo per 5 anni, dal 2001 al 2006, continueremo a governare senza”. Come dire che non importa, “lodo o non lodo” non c’è nulla che possa fermarlo. Nemmeno la presunzione di una colpevolezza che, “per forza di cose” non c’è.
E’ chiaro che lui era incazzato per la solita congiura di notabili di quello stesso stato di cui lui è capo dell’esecutivo (scusate se insisto: è una deformazione professionale: sottolineo che il potere esecutivo di uno stato è quello che determina anche il “come” le leggi vengano applicate nelle varie stratificazioni della nostra società. Ha potere sulle azioni, le retribuzioni, lo stile di vita, gli orari, la cultura di un sacco di gente: 60 milioni di persone, piu’ o meno) MA
voleva far capire di “averci gli attributi“, che tutti avrebbero visto “di che pasta è fatto”
Oggi, gennaio 2010, il signore ha predisposto una legge salvaprocessi che è già stata approvata al senato e che è un vero e proprio atto da farabutti perchè un quantitativo spropositato di procedimenti, anche per reati tributari e truffaldini di amministratori locali disonesti e ladri ,saranno interrotti. Dicono gli esperti vedranno “la fine nel nulla di centinaia di migliaia di processi, tra cui quelli per i crack Cirio e Parmalat e per le morti bianche alla ThyssenKroup”(I quattro operai bruciati vivi, se non ricordate bene)
e volendo rimanere piu’ sul leggero (da nuova libertalia) possiamo vedere anche il “come” il berlusca si è comprato tutta questa complicità umana e politica che vede un partito d’opposizione, uno a caso, il PD, fare la voce tremula e rarefatta quando sarebbe il momento preciso, l’attimo della decisione, di parlare in nome della democrazia:
una norma che diventerà un colpo di spugna per tanti processi in appello, dinanzi alla Corte dei Conti, per danni erariali causati da sindaci, assessori e pubblici dipendenti. La norma è stata già definita “Lodo Valentino”, dal nome del senatore del Pdl, nonchè avvocato, che è relatore dell’emendamento sulla “ragionevole durata del processo contabile”.
Una norma che estende la filosofia del processo breve, oltre che ai reati penali, anche a tutti i procedimenti per responsabilità erariale promossi dalle varie procure dela Corte dei Conti.
D’ora innanzi in pratica, vi sarà una durata massima di tre anni in primo grado dal deposito dell’atto di citazione, ridotto a due anni se il processo ipotizza un danno erariale inferiore a 300.000 euro e altri due anni per l’appello.
La norma prevede che, nella fase transitoria, sia applicabile anche ai giudizi in corso, basta che siano trascorsi cinque anni dall’avvio dell’azione.
Cosa vuol dire in pratica?
Che la maggior parte dei processi svolti dalla Corte dei Conti per danno erariale nei confronti di amministratori pubblici e pubblici dipendenti, non avendo certo chiuso la fasa di appello nei tempo ora fissati, sono a rischio estinzione.
A causa delle complesse procedure attuali, per imbastire un processo di appello, con la notifica dei ricorsi ai soggetti coinvolti, molti procedimenti si ingolfano proprio nella fase di appello.
Secondo i dati ufficiali 2009, erano pendenti in appello 1.738 giudizi al 1 gennaio 2008: nell’anno in corso ne sono pervenuti altri 977, mentre ne sono stati definiti 673.
Risultano pertanto 2.042 i giudizi di responsabilità e sarebbero non meno di 1.000 quelli che rischiano di saltare.
A beneficiarne sarebbero amministratori di tutti gli schieramenti.
Vediamo i casi più noti.
Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, condannata in primo grado per una spesa eccessiva per le consulenze.
Il presidente della Campania, Antonio Bassolino,condannato nel 2007 per aver istituito, senza averne titolo, un call center per informazioni di natura ambientale “sprecando ingenti risorse pubbliche e sottraendole all’emergenza rifiuti”.
Il danno è stato calcolato in 3 milioni e duecentomila euro.
Abbiamo anche il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopellitti, l’ex presidente della Regione Sicilia, Totò Cuffaro, e quello attuale, Raffaele Lombardo, entrambi condannati in primo grado per danno erariale per aver ecceduto nelle assunzioni in ufficio stampa.
E ancora il vicepresidente della Provincia di Modena, Maurizio Maletti (Pd), per un viaggio in Costarica, l’ex sindaco di Montalto di Castro, Salvatore Carai (Pd), chiamato a rifondere una consulenza di 120.000 euro a Maurizio Costanzo.
E altre centinaia di amministratori locali, condannati in primo grado per aver sperperato e mal utilizzato denaro dei contribuenti.
Ma tu pensa che delinquente: dice in giro di avere il consenso del 60%, poi però inganna tutti col “duomino”, fa la sceneggiata al pomodoro (e non ci sono nè cazzi nè meringhe) e un mese e due giorni dopo fa passare una bella leggiona salvaculo, in cui pensa che gli italiani il suo “vi faccio vedere di che pasta sono fatto” se lo sono dimenticati.
A me spiace che su questo blog non venga qualche votante berlusca o qualche fascistello confuso che va alle manifestazioni del PdL (come quella del duomino) a farsi prendere per il culo col cuor contento e non difenda qui il suo presidente. Mi spiace perchè andrei immediatamente al nocciolo e cioè gli chiederei che cosa vivi a fare? Per farti prendere per il culo dal viveur da crociera che adesso comanda anche come trombi e cosa ci hai in testa quando lo fai? E’ questo lo scopo della tua vita? Cioè, è un problema filosofico… Almeno il pirletto fascistello che salta come un coglione ci guadagnasse qualcosa…
Per esempio cosa ci ha guadagnato poi la ragazza de “l’Aquila” che gli ha regalato una maglietta (durante una sua visita in questi giorni) e gli ha detto “Grazie presidente, lei ci ha regalato un” terremoto di lusso” (!) Ragazzi, io non sono scema: a questa qui o gli è andato di traverso un fungo allucinogeno o ha preso dei benefit e/o soldi e/o vantaggi (un lavoro fisso ecc…). Cos’è non lo sa questa qui che il Presidente ha “sistemato” 14000 persone su 40000 con costi collettivi che avrebbe potuto ricostruire l’Aquila com’era e costruirne accanto una identica e raddoppiare gli alloggi, facendoli pure d’epoca?
Se riflettiamo sul significato del termine “corruttore” vediamo, platonicamente parlando, l’idea di qualcuno che “rende peggiori” gli altri. Non li aiuta a migliorare se stessi, ma propone strade facili di apparente miglioramento della loro condizione contingente, abbandonandoli pero’ alle conseguenze dei vantaggi accordati dal suo favore, da smazzarsi senza piu’ lui.
E anche nei vantaggi accordati dal suo favore c’è una gerarchia: poniamo uno come Napolitano, che finora ha sfidato il ridicolo firmando le peggio cose, quanto lo puo’ pagare un berlusconi il suo appoggio immondo? Ricchezza, per almeno 4 generazioni, direi.
Al fascistello quanto gli potra’ dare invece, se lo paga? Se arriva a 200 euri cadauno è tanto.
La ragazza del terremoto di lusso invece? Mettiamo che lui le abbia già trovato un lavoro in una cooperativa di magazzinieri o in qualche altra azienducola. Tempo indeterminato. Credete che in questo paese- dove un’azienda come la FIAT dovrebbe vedersi sequestrato lo stabilimento di Termini Imerese, nazionalizzato e aperte ulteriori assunzioni, magari con una joint venture con la Cina: nel senso, capitale italiano: pubblico, capitale cinese (minoritario) anche privato*- lei si sia con ’sta comunicazione a Berlusca che significa un suo favore, come dicevano una volta, “sistemata col lavoro”?.
Berlusconi è proprio la fenomenologia incarnata del “corruttore”. Manda messaggi (platonicamente parlando) alla “pistis”, la ragione dell’utile, dell’uomo. Lo titilla sotto l’aspetto dell’utilità soggettiva finalizzata ad un individualistico-familiare benessere. In altri termini “compra” il suo progetto esistenziale. Per ricevere l’assenso al progetto che almeno il corruttore ha deciso in libertà. Un po’ come il despota di Hobbes, fuori da ogni legge non però per via di un patto sociale esplicitamente assolutista, ma perchè “compra” colleghi notabili che le leggi le dovrebbero rispettare che lo assecondano nei passaggi democratici (voto ecc..)
E’ chiaro che i corruttori esistono perchè esiste chi si fa corrompere. Infatti la differenza è che Berlusconi è un soggetto forte, mentre i corrotti, specie quelli poveri, sono soggetti piu deboli di lui perche’ dipendono da lui in quanto alle aspettative pratico-economiche cui subordinano i loro progetti. Quanto ci mette una ragazza ad essere licenziata? E quanto un teen ager fascistello a spendersi 200 euri?
O i piccolo borghesi, illusi momentaneamente dall’abbassamento dell’aliquota irpef al 33% e poi ritirata perchè “c’è impellenza crisi”. Quella stessa crisi che sui suoi tg è già bella che superata. Sicuramente, il tenore di vita di un Emilio Fede (per dirne uno su..diecimila?..) ne ha risentito (della crisi) fino a un certo punto…ma voi che l’avete votato, Berlusconi, davvero, rivotatelo. Si vede che avete capito definitivamente di che pasta è fatto lui e, soprattutto, di che pasta siete fatti voi, che accettate di sentire un potente italiano tipico che prende per il culo in modo molto italiano tipico e oggi, dopo che lui (degno allievo del maestro Craxi) ha rubato, ha tirato fuori il mantra giudici-plotoni-di esecuzione. Ma come fate come fate a farvi prender pel culo così e camminare tranquillamente attraverso le vostre giornate…?
Un capitolo a parte meriterebbe la vicenda Bertolaso, che evidentemente s’è “molto avvicinato” al cuore di Berlusconi. Dire che è rivoltante è usare un eufemismo.
*Con tutti i milioni di miliardi, prima di lire e poi di euri che versiamo periodicamente da sempre alla FIAT, vorrei vedere uno ma sono uno di voi che avrebbe il coraggio di dire che sarebbe un provvedimento “comunista”.

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Bertolaso, così funziona
la "straprotezione" civile
di ALBERTO STATERA
Guido Bertolaso, dottore in medicina, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e capo del Dipartimento della Protezione civile, scala di fatto l'ordine protocollare superando in termini di potere reale non solo Frattini, Maroni e Alfano, i primi tre nella classifica lettiana, ma anche Giulio Tremonti, custode dei cordoni della borsa. Perché più e meglio di come ha fatto fin qui potrà spendere come vuole un numero imprecisato di miliardi di euro pubblici senza alcun controllo, autorizzazione o rendiconto e, se occorre, con la secretazione, come è avvenuto per il G8 che avrebbe dovuto svolgersi all'isola della Maddalena e fu infine trasferito all'Aquila terremotata. Potrà spendere ad libitum Bertolaso non solo per frane, incendi e terremoti, ma per qualunque "Grande evento" sia giudicato degno, nei confini della Repubblica e nell'orbe terracqueo, di un "decreto emergenziale".
I ministeri tacciano sotto il tallone di Tremonti e la Corte dei Conti si metta l'animo in pace. I controlli sono off limits nei confronti di "B&B".
Già soprannominata "Bertolaso Spa" tra i senatori di tutte le parti da noi interpellati che stanno esaminando il decreto, la "Protezione civile servizi Spa" diventa di fatto se non il più grande, certamente il più autonomo ente appaltatore della Repubblica, con una quasi totale deroga alle tradizionali norme di legge per i fondi in transito da palazzo Chigi e destinati ai più svariati scopi: dalle gare ciclistiche, alla celebrazione di santi, dai party di Stato ai viaggi del Papa, dalle piscine alle discariche, dal traffico delle gondole in laguna alle regate, dagli alberghi di lusso agli scenari di cartapesta per i vertici internazionali. Come quello - tripudio del kitsch curato da Berlusconi in persona - che fece sorridere i ministri convenuti per il vertice Nato-Russia di Pratica di Mare. Per spingersi prossimamente alla gestione dell'Expò di Milano del 2015 e alle Olimpiadi del 2020 contese tra Roma e Venezia, che Berlusconi e Letta vogliono nelle mani della seconda "B", quella di Bertolaso.
Una macchina di potere così travolgente da spostare ulteriormente dalle sedi dei ministeri e naturalmente del Parlamento e delle Autorità di controllo fino a palazzo Chigi la barra del potere reale della ditta Berlusconi & Bertolaso, che sotto l'ala nobile del Gentiluomo di Sua Santità Gianni Letta, della cultura dell'emergenza ha fatto una scienza di potere infinitamente più sofisticata rispetto a quella della prima repubblica, che prevedeva complesse "cupole" per la spartizione di favori, potere e ricchezze, magari attraverso i titoli in cui erano convertiti i fondi neri dell'Iri, di cui il sottosegretario Letta ha diretta conoscenza, avendone riscossa a suo tempo una quota pari a circa un miliardo e mezzo di lire di allora.
Sbaglierebbe chi credesse che l'emergenza della "Bertolaso Spa" si sostanzi soltanto nei terremoti, nelle frane, nelle esondazioni, negli incendi, che pure ogni anno non ci fanno mancare niente.
Tutto è ormai emergenza in questo paese: dal quattrocentesimo anniversario della nascita di San Giuseppe da Copertino, celebrato in provincia di Lecce con l'ordinanza "emergenziale" 3356, al congresso eucaristico nazionale, previsto ad Ancona dal 4 all'11 settembre 2011, di cui Bertolaso è già commissario, per ora con una dote di soli 200 mila euro da spendere per la buona riuscita dell'evento. Spiccioli, bazzeccole, pinzillacchere. Ben altri sono gli interessi che sotto la voce "Protezione civile" fanno fluire centinaia e centinaia di milioni. Spesso agli amici e agli amici degli amici.
Tra il 2001, quando Bertolaso venne nominato capo della Protezione civile e i primi cinque mesi del 2009, la presidenza del Consiglio ha emesso 587 "ordinanze emergenziali", di cui solo una parte riferita a calamità naturali. Il resto a "Grandi eventi", o presunti tali. Pare che nessun organo di controllo da noi interpellato sia in grado al momento di sapere esattamente quanto la coppia "B&B" è riuscita a spendere negli ultimi anni, senza alcuna pastoia o controllo di legittimità. Ma ha prodotto una stima attendibile Manuele Bonaccorsi, autore di un dossier intitolato Potere assoluto - La protezione civile ai tempi di Bertolaso, appena pubblicato e che la Cgil, che giudica il nuovo decreto sulla protezione civile "improprio e anticostituzionale", illustrerà sabato prossimo all'Aquila in una manifestazione di protesta dei Comitati dei terremotati contro la "Protezione Civile Spa". Tra il 3 dicembre 2001 e il 30 gennaio 2006 la presidenza del Consiglio ha varato 330 ordinanze. Di queste, sono pubblici gli stanziamenti di 75 ordinanze, che valgono circa un miliardo e 490 mila euro. Non si tratta di un campione rappresentativo, ma è un dato che consente una stima. Nei cinque anni, tramite ordinanze della Protezione civile, in spregio alle norme sugli appalti e le assunzioni, sarebbero stati spesi 6,5 miliardi. Se si fa il calcolo su 587 ordinanze della presidenza del Consiglio in meno di nove anni, si arriva a 10,6 miliardi. Una somma sufficiente - giudicano gli autori del dossier - a costruire un blocco di potere indistruttibile, segreto e libero da qualsiasi regola.
Capite allora perché l'imperatore di tutti gli appalti, che il centrosinistra considerava uno dei suoi, dichiara nelle interviste che tra tutti i quattordici governi in cui ha "servito", il Berlusconi quater è "il migliore"? Figlio di un pilota dell'aeronautica militare, medico nel Terzo mondo stipendiato dalla Farnesina e pars magna a Roma di una società immobiliare operante nel comprensorio dell'Olgiata, gran giocatore di golf con il suocero Guido Piermarini, campione del generone romano, da giovane medico l'idolo di Guido Bertolaso era il medico dei derelitti Albert Schweitzer. Poi, al seguito di Giulio Andreotti, l'aspirante medico dei derelitti scoprì che era meglio curare i potenti della terra che i diseredati della terra.
Dieci anni fa era ancora nessuno. "Io lo conoscevo bene", racconta Luigi Zanda, oggi vicepresidente dei senatori del Pd, che nel 2000, quando era presidente dell'Agenzia del Gran Giubileo, lo incontrò come vice di Francesco Rutelli, sindaco di Roma e commissario all'evento. "Abile nella soluzione dei problemi, aveva un ego smisurato", secondo Zanda, che oggi guida in Parlamento le legioni degli oppositori alla "Bertolaso Spa", che, oltre alla Cgil, allinea per ora la Conferenza delle Regioni, presieduta da Vasco Errani, e l'Associazione dei comuni di Sergio Chiamparino.
Oltre a uno schieramento bipartisan che non ne può più della ditta "B&B", covata dietro le quinte da Gianni Letta e dal suo sistema di potere, curato da ambasciatori che, a suo tempo, figurarono come reclutatori della Loggia P2 di Licio Gelli, impegnata soprattutto a riciclare tangenti con la complicità della banca del Vaticano. Come il mitico Luigi Bisignani, che oggi, ufficialmente manager di una società tipografica torinese, in realtà svolge per conto di Letta le funzioni di portavoce dei potentissimi sottosegretariati di palazzo Chigi. "B&B", più la "L" di Letta.
"Quella cui assistiamo - dice Zanda - è una picconata allo Stato, una sovrapposizione abnorme tra un capo Dipartimento, un direttore generale che dovrebbe ispirarsi all'imparzialità, e un sottosegretario controllore-controllato, cui, per di più, col nuovo decreto, si implementano i poteri. Nella repubblica democratica italiana non è mai accaduto che un membro del governo abbia avuto contemporaneamente la carica di sottosegretario e di direttore generale. È come se il ministro dell'Interno Maroni fosse anche il capo delle polizia. Per la serie: continuiamo a picconare questo ex Stato di diritto".
Legibus solutus, anche a causa del caratteraccio arrogante e litigioso nonostante il Premio Santa Caterina da Siena appena ricevuto, il pio Bertolaso rischia col suo sistema di potere di incappare in quei piccoli granelli che, se sottovalutati, possono inceppare il meccanismo. Tra le centinaia di delibere emergenziali passate negli anni passati del suo potere da palazzo Chigi, destinate a moltiplicarsi con il decollo del decreto "B&B", ce n'è qualcuna che proprio non può passare indenne a qualche sacrosanta verifica giudiziaria. A parte l'inchiesta "Rompiballe", che coinvolge Bertolaso nelle vicenda del discutibile riciclaggio dei rifiuti napoletani, fiore all'occhiello del berlusconismo, vogliamo magari parlare degli appalti secretati per il G8 della Maddalena, confluiti in una piccola società di Grottaferrata, Castelli Romani, di nome Anemone, come il suo titolare, personaggio riconducibile ai cari del commissario bertolasiano Angelo Balducci? O dei venti inutili poli natatori sorti a Roma ad uso dei soliti palazzinari, facendo carta straccia dei piani regolatori, per i Mondiali di nuoto del 2009?
Quella volta fu un figlio del Balducci, oggi stimato presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, a tentare il business milionario su un territorio prossimo alla via Salaria che rischia di affogare sotto il Tevere ogni volta che fa due gocce d'acqua.
Tanto era sfrontata la speculazione del giovane Balducci, che qualche magistrato proprio non la digerì. Ora la "Protezione Civile Spa" della premiata ditta "B&B", punta con tanti amici costruttori a luoghi secchi e desertici. E soprattutto, liberata con la privatizzazione dagli ultimi lacci dei controlli, a nessuna interferenza di giudici rossi.
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«Una sconfitta della politica». È il giudizio del comboniano Alex Zanotelli, dopo che il decreto Ronchi, approvato in parlamento, ha deciso di privatizzare ciò che appartiene a tutti. E contro la mercificazione di “sorella acqua”, il missionario lancia un appello a tutti i cittadini, in particolare alle comunità cristiane e alla Cei.
"Maledetti voi!". Per coloro che, il 19 novembre, hanno votato in parlamento per la privatizzazione dell'acqua, non posso usare altra espressione che quella usata da Gesù nel Vangelo di Luca: «Guai a voi, ricchi!» (Lc 6,24). Maledetti coloro che hanno votato per la mercificazione dell'acqua. Noi continueremo a gridare che l'acqua è vita, l'acqua è sacra, l'acqua è un diritto fondamentale umano.
Questa è la più clamorosa sconfitta della politica. È la stravittoria dei potentati economico-finanziari e delle lobby internazionali. È la vittoria della politica delle privatizzazioni, degli affari, del business.
A farne le spese è "sorella acqua", il bene più prezioso dell'umanità, che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici sia per l'aumento demografico.
Quella della privatizzazione dell'acqua è una scelta che sarà pagata a caro prezzo dalle classi deboli di questo paese (bollette del 30-40% in più, come minimo), ma soprattutto dagli impoveriti del mondo. Se oggi 50 milioni all'anno muoiono per fame e malattie connesse, domani 100 milioni moriranno di sete. Dei tre miliardi che vivono oggi con meno di due dollari al giorno, chi potrà pagarsi l'acqua?
Noi siamo per la vita, per l'acqua che è vita e fonte di vita. Chi ha cantato vittoria, sappia che si tratta di una vittoria di Pirro. A chi si sente sconfitto, chiediamo di trasformare questa "sconfitta" in un rinnovato impegno per l'acqua, per la vita, per la democrazia. Questo voto parlamentare sarà un boomerang per chi l'ha votato.
Il nostro è un appello, prima di tutto, ai cittadini, a ogni uomo e donna di buona volontà. Dobbiamo ripartire dal basso, dalla gente, dai comuni.Per questo chiedo:
¦ Ai cittadini: di protestare contro il decreto Ronchi, inviando e-mail ai propri parlamentari; di creare gruppi in difesa dell'acqua a livello localmente e regionale; di costituirsi in cooperative per la gestione della propria acqua.
¦ Ai comuni: di indire consigli comunali monotematici in difesa dell'acqua; di dichiarare l'acqua bene comune, privo di rilevanza economica; di fare la scelta dell'Azienda pubblica speciale (la nuova legge non impedisce che i comuni scelgano la via del totalmente pubblico, dell'azienda speciale, delle cosiddette municipalizzate).
¦ Agli "Ambiti territoriali ottimali" (Ato): di trasformarsi in aziende speciali, gestite con la partecipazione dei cittadini. (Oggi i 64 Ato sono affidati a spa a totale capitale pubblico).
¦ Alle regioni: d'impugnare la costituzionalità della nuova legge, come ha fatto la Regione Puglia; di varare leggi regionali sulla gestione pubblica dell'acqua.
¦ Ai sindacati: di pronunciarsi sulla privatizzazione dell'acqua; di mobilitarsi e mobilitare i cittadini contro la mercificazione dell'acqua.
¦ Ai vescovi italiani: di proclamare l'acqua un diritto fondamentale umano, sulla scia della recente enciclica di Benedetto XVI, Caritas in veritate, la quale si augura che «maturi una coscienza solidale che consideri l'alimentazione e l'accesso all'acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni» (27); di protestare come Conferenza episcopale Italiana contro il decreto Ronchi.
¦ Alle comunità cristiane: di informare i fedeli sulla questione acqua; di organizzarsi in difesa dell'acqua.
¦ Ai partiti: di esprimere a chiare lettere la propria posizione sulla gestione dell'acqua; di farsi promotori di una discussione parlamentare sulla legge d'iniziativa popolare contro la privatizzazione dell'acqua, firmata da oltre 400.000 cittadini.
L'acqua è l'oro blu del 21° secolo. Insieme all'aria, l'acqua è il bene più prezioso dell'umanità.
Vogliamo gridare, oggi più che mai, quello che abbiamo urlato in tante piazze e teatri di questo paese, ben riassunto in queste parole di mons. Giovanni Marra, arcivescovo emerito di Messina: «L'aria e l'acqua sono in assoluto i beni fondamentali e indispensabili per la vita di tutti gli esseri viventi e ne diventano fin dalla nascita diritti naturali intoccabili. L'acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso di appropriarsene per trarne illecito profitto. Pertanto, si chiede che rimanga gestita esclusivamente dai comuni organizzati in società pubbliche, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione al costo più basso possibile».
Per aderire all'appello invia un'e-mail all'indirizzo: beni_comuni@libero.it
con la scritta: aderisco.
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Poi si parla d’incentivi: una manna – gente! – incentivi “a pioggia”, per tutti! Chi vorrà, potrà prendere visione del decreto in nota [1].
Insomma, con il “rientro” di 95 miliardi di euro, grazie al bel regalo dello “Scudo Fiscale” – hanno pagato il 5% di tasse mentre avrebbero dovuto pagare il 40% – ci saranno tanti soldini per fare tante cose, nucleare compreso?
Ma, quanto costa una centrale nucleare?
Il costo medio attuale di una centrale nucleare è di circa 2000-2200 euro/kWe installato, ovvero il costo in conto capitale di una centrale da 1000 MWe è di circa 2 miliardi di euro. Il costo dell’EPR da 1600 MWe (il reattore europeo di III Generazione fornito dalla franco-tedesca Areva) è di 3 miliardi di euro [2].
In realtà, sul Web circolano anche altre cifre – qualcuno arriva a dichiarare 15-20 miliardi di euro per il solo reattore – ma quelle più attendibili variano in una “forbice” fra 3-7 miliardi di euro. Il nodo, non facile da districare, riguarda cosa s’intenda per “costo”: il reattore, oppure la struttura? Entrambi?
Non dimentichiamo che, proprio per il nucleare, ci sono delle procedure d’infrazione aperte dall’UE per il finanziamento “occulto”, usando fondi statali per finanziare imprese private, che lavorano in quello che dovrebbe essere un libero mercato [3]. Insomma, un ginepraio.
In effetti, la cifra di 5 miliari di euro per una centrale (struttura + reattore) da 1600 MWe è credibile, ma qui salta fuori un altro coniglio dal cappello: la “levitazione” dei costi.
Un chiaro esempio di questi problemi è la costruzione in corso a Okiluoto, in Finlandia, di un reattore europeo pressurizzato ad acqua (EPR) di nuova generazione – il primo reattore di questo tipo – che dopo soli diciotto mesi di costruzione ha già accumulato un ritardo di diciotto mesi sul programma, superando già adesso il budget previsto di 700 milioni di euro [4].
I tempi di costruzione delle centrali, dagli anni ’70 ad oggi, sono praticamente raddoppiati: per la maggior complessità tecnologica, per i sistemi di sicurezza, ecc. Se non sono riusciti a star “dentro” nei tempi (e quindi nei costi) tutti gli altri, c’è da sperare che ci riusciremo noi italiani?
Si potrà ricordare che il reattore finlandese è di nuova generazione, ma il fenomeno del procrastinarsi dei tempi di costruzione è un fenomeno planetario, che riguarda anche le centrali non sperimentali.
Poi, bisogna conteggiare i finanziamenti per “compensazione” alle popolazioni (termine assai poco chiaro) che ammonteranno a 3-4000 euro/anno per MWe installato: in pratica, una centrale da 1.600 MWe sborserà a “qualcuno” circa 6 milioni di euro l’anno.
Nel decreto recentemente approvato [5], si parla addirittura di “interventi a pioggia” per tutti: Comuni, Province, sconti sull’IRPEF, sulle forniture elettriche…ancora…roba da Babbo Natale Atomico, mica scherzi.
Saremo curiosi di verificare, dopo le elezioni regionali, quando si saprà chi si “beccherà” la centrale sulla cocuzza – prima no, ovvio, votate tranquilli… – quante di queste “piogge” di denaro rimarranno.
Bisogna stare attenti quando si parla di provvedimenti a favore della popolazione, perché quei soldi s’intendono dati agli amministratori locali, che sono cosa assai diversa dalle popolazioni.
Scusate il sospetto, ma i trucchi delle tre carte di Tremonti li conosciamo da tempo: magari “cartolarizzerà” quei benefici, “spalmandoli” in 25 esercizi finanziari…roba del genere…ma la centrale arriverà, sicuro. Cioè, sicuro: forse.
Calcolando benefici a “pioggia”, costi di costruzione e quant’altro…chiudiamo la faccenda a 7 miliardi di euro per una centrale da 1.600 MWe per 25 anni? Senza considerare, ovviamente, l’Uranio, il personale, le scorie…
I sostenitori del nucleare affermano che la “forza” di quel sistema è una produzione continua, senza interruzioni: falso. Anche le centrali nucleari, come tutti i sistemi complessi, necessitano di manutenzione: altrimenti, si spalancano veramente le porte dell’Inferno Nucleare.
E’ appena passato Natale e vogliamo essere generosi: concediamo a quelle centrali di produrre alla massima potenza per l’80% del tempo, da quando entreranno in funzione (circa 2020) al 2045.
Una centrale da 1.600 MWe produrrà, in un anno (all’80%), circa 11,2 milioni di MWh (11,2 TWh), in 25 anni 280 milioni di MWh (280 TWh).
Quanta potenza elettrica di fonte eolica sarebbe possibile installare con 7 miliardi di euro?
Calcolando il costo di 1 MW di potenza eolica installato in mare – lontano dalla costa, su piattaforma ancorata, invisibile da terra – in 1,3 milioni di euro [6] (+ 25-30% rispetto agli impianti a terra [7]), potrebbero essere installati 5.385 MW. Quanto produrrebbero in 25 anni?
Siccome le mappe eoliche del CESI [8] stimano nella aree marine del basso Adriatico, del Canale di Sicilia e del Sud della Sardegna (fondali inferiori ai 100 m) una produzione alla massima potenza per +3.000 ore l’anno, quegli aerogeneratori produrrebbero, sempre in 25 anni, circa 404 milioni di MWh (404 TWh). 124 TWh in più della centrale nucleare!
Crediamo bene che gli alfieri della “estetica ambientale” si spellino la lingua, in TV, contro l’eolico: potremmo addirittura ipotizzare che qualcuno paghi, e parecchio, per tanto fervore!
Difatti, negli altri Paesi stanno abbandonando il nucleare per investire nell’eolico: lo fa, addirittura, l’ENEL in Texas!
124 TWh in più senza considerare che la manutenzione dell’eolico è infinitamente meno onerosa rispetto ai costi del materiale fissile, del personale e della custodia delle scorie (peraltro, ben lontana dal trovare una soluzione)!
A questo punto c’è la solita obiezione: le rinnovabili non sono affidabili poiché intermittenti, poco costanti.
Ciò è vero, e sarebbe una follia affidarsi al solo eolico.
Carlo Rubbia – oramai solo “di passaggio” in Italia – non ha mancato di “tirare le orecchie” al governo per lo strampalato piano energetico di Scajola & Co: riteniamo che un Nobel italiano, il quale sta operando proprio nel campo delle rinnovabili (solare termodinamico), almeno il diritto di togliersi qualche sassolino dalla scarpa (per come è stato trattato…) ce l’abbia.
In qualsiasi Paese – diciamo solo “normale” – sarebbe Rubbia a stendere il piano energetico, anche perché il solare termodinamico sta funzionando benissimo in Spagna, i tedeschi stanno cercando joint venture per installarlo in Africa, Israele ci sta pensando, così l’Algeria, il Marocco…
Insomma, tante nazioni rivierasche del Mediterraneo puntano su sole e vento…e noi – ma saremo proprio i più furbi della nidiata? – pianifichiamo un obbrobrio costoso, tutto d’importazione, meno redditizio e…ancora cantiamo?
Un serio piano energetico dovrebbe poggiare principalmente su tre direttrici: solare termodinamico, eolico e biomasse di scarto. Perché?
Poiché le energie naturali sono anche energie stagionali, ossia dipendenti dalla meteorologia, dalla stagione, dai capricci del tempo.
Se è vero che il solare termodinamico, grazie all’inerzia delle alte temperature generate, riesce a soddisfare anche la richiesta notturna (che è sensibilmente inferiore di quella diurna, circa 1/6), poco può fare quando ci sono prolungati periodi di cielo coperto. In Inverno, ad esempio.
Ma, proprio in Inverno, in Primavera ed in Autunno la circolazione dei venti è consistente, favorendo così l’eolico. Il quale, è certamente meno favorito d’Estate (ampia omeotermia nel Mediterraneo, e quindi ridotta circolazione dei venti), quando il termodinamico raggiunge le migliori rese.
Ogni anno, poi, in Italia generiamo 30 milioni di tonnellate di scarti dell’agricoltura, della silvicoltura e delle industrie di trasformazione (segherie, ecc): scarti “puliti”, non come i rifiuti, materiali che si possono utilizzare ovunque.
Calcolando in circa 4.000 Kcal/Kg l’energia che si può ricavare da quegli scarti, essi corrispondono all’incirca a 12 MTEP, ossia a 12 Milioni di Tonnellate di Petrolio, circa il 6% del fabbisogno energetico nazionale.
Di più: proprio perché quegli scarti non inquinano, potrebbero essere utilizzati in un ciclo combinato, ossia per produrre energia elettrica e riscaldare le abitazioni con il vapore esausto delle turbine.
Oggi, nelle centrali termoelettriche, il rendimento non supera il 35%: la gran parte dell’energia se ne va, sprecata, nei fiumi e nel mare, nelle acque usate per il raffreddamento nei condensatori. Nelle centrali a ciclo combinato – proprio perché il calore non viene dissipato bensì utilizzato per riscaldare le case – il rendimento raggiunge già oggi il 60% [9], ma con l’affinarsi delle tecnologie potrebbe migliorare.
Vorremmo proporre una considerazione ed un’esortazione.
Abbiamo fior fiore di tecnici e ricercatori, bravissimi, in grado di progettare e migliorare qualsiasi settore energetico: sanno fare bene il loro lavoro, al punto che alcune piccole industrie lavorano come sub-contraenti per l’industria eolica.
Abbiamo aziende in grado di produrre meccanica di precisione, elettronica di supporto, ecc: non sono questi i problemi.
Mancano filosofi.
Ci vogliono persone in grado di dialogare, di proporre, di valutare – senza pelli di salame agli occhi – le future scelte.
Avere un Rifkin sarebbe chiedere troppo?
Forse mi sono sbagliato, i “filosofi” ci sono: non mancherà, per caso, chi li dovrebbe interpellare? Ad ascoltare certe fregnacce televisive, il dubbio viene.
E veniamo all’esortazione.
Prima di gettare nel nucleare del 2020 miliardi che, per ora, manco ci sono, perché non modificare il piano energetico – a questo punto suddiviso su più esercizi finanziari e con “ritorno” quasi immediato degli investimenti, non nel 2020 – su quelle tre direttrici come esperimento pilota?
Tralasciamo, in questa sede, altre forme d’energia, il risparmio energetico e il dilemma di scegliere fra grandi impianti oppure sistemi per l’autosufficienza energetica: la questione diverrebbe troppo complessa, e ci torneremo in un prossimo articolo.
Restringendo l’indagine a questi soli tre sistemi di produzione energetica: quale scenario potremmo ipotizzare?
Alcune centrali termodinamiche nel Sud, “campi” eolici in mare e centrali a biomasse laddove c’è più produzione di scarti agricoli. Poi, fra pochi anni – da tre a cinque, non nel 2020 – potremmo già tracciare delle conclusioni, verificare i problemi, migliorare i sistemi, ecc.
Distribuendo i campi eolici al limite delle acque territoriali (12 miglia, circa 23 Km, invisibili da terra), in tre zone ben definite: le coste adriatiche pugliesi, il Canale di Sicilia e l’area a Sud di capo Teulada, l’incostanza del sistema eolico sarebbe compensata dalla distanza poiché, chiunque abbia un minimo d’esperienza di mare, sa che è praticamente impossibile avere le medesime condizioni di vento in aree così distanti.
Le centrali a biomasse potrebbero sorgere nei pressi di grandi città della pianura padana (forte produttrice di scarti agricoli), così da non incorrere in significative perdite per il trasferimento sulla rete elettrica di distribuzione e facilitando, per la stessa ragione, il teleriscaldamento delle abitazioni. Funzionando prevalentemente durante l’Inverno, compenserebbero la scarsa produzione termodinamica. Un’accorta programmazione – dato che il trasporto delle biomasse è uno dei principali fattori di costo – prevedrebbe, in parallelo, di riattare la rete fluviale italiana, dal Po ai canali limitrofi, compresa l’area veneta, ed un maggiore impulso alla navigazione di cabotaggio. Sono interventi non molto costosi, per altro finanziabili in parte con fondi europei.
Per le centrali termodinamiche servono poche parole: che fine ha fatto la modesta centrale sperimentale di Priolo Gargallo, appaltata all’ENI per la costruzione e la messa in esercizio? Di questo passo, potremmo dare in appalto l’Arma dei Carabinieri ad una holding paritetica fra Mafia, Camorra e N’drangheta.
In realtà, il termodinamico sta avanzando nel Pianeta [10], e in Spagna stanno passando dalle prime centrali da 50 MW a quelle, in fase di progettazione, da 300 MW. Se e quando funzionerà Priolo Gargallo, sarà una delle prime centrali progettate, ma avrà la minor potenza fra tutte le altre: 5 MW.
Tutto questo, nonostante Rubbia abbia dimostrato che una superficie di specchi pari a quella compresa all’interno del raccordo anulare di Roma provvederebbe, da sola, ad un terzo del fabbisogno nazionale.
Concludendo, potremo riassumere la faccenda in poche considerazioni.
I dati sui costi reali dell’energia nucleare sono soggetti ad una continua disinformazione e facciamo notare che, nella nostra analisi, non abbiamo considerato i costi dell’Uranio né quelli del personale e neppure la custodia delle scorie, assai onerosa, come avevamo già analizzato nel nostro “Vattelapesca forever” [11].
Programmare delle centrali per il 2020 è un’operazione molto azzardata, poiché il costo dell’Uranio ha goduto, dal 1990 in poi, di un importante calmiere del prezzo, dovuto allo smantellamento di moltissime testate belliche del dopoguerra (gli accordi SALT, ecc). Oggi, quella “manna” è terminata, ed il prezzo dell’Uranio – che influisce sulla produzione elettrica per un 5-10% – è in costante aumento.
Nel 2020 non sappiamo a quanto arriverà il prezzo del minerale, poiché dieci anni – in mercati così volatili – possono riservare di tutto: vento, sole ed acqua costeranno quanto costano oggi, cioè niente. Le tecnologie per captare le energie naturali, al contrario, man mano che s’affinano e migliorano abbassano il costo del KWh prodotto.
Da ultimo, ricordiamo che il costo d’impianto oggi stimato per il nucleare è di 2,2 milioni euro per MW, mentre quello dell’eolico è di un milione per le installazioni a terra e di 1,3 milioni per quelle in mare.
Perciò, la scelta insensata va oltre la querelle sulla sicurezza delle centrali: si costruiscono obsoleti macinini ad Uranio e non si guarda oltre. Siamo un paese vecchio, che teme le novità, la ricerca, la sperimentazione. Nuove verità che affossino antiche credenze mettono in dubbio false sicurezze: ma, le false certezze, sono destinate da sole a crollare.
Non siamo ingenui: conosciamo perfettamente la ragione che conduce l’Italia lontano dalle fonti rinnovabili e ad affidarsi, quando quasi tutti gli altri lo stanno abbandonando, al nucleare.
Qualsiasi produzione energetica che necessiti di un rifornimento costante di materiali produce flussi di denaro e, su quei flussi di denaro, la corruzione crea enormi ricchezze per i soliti noti.
Per quanto ci possa consolare il pensiero che corruzione e lobbismo siano radicati ovunque, non c’è terra dove la corruzione sia quasi “istituzionale”, come avviene in Italia. Condite “l’insalata nucleare” italiana con un po’ d’ignoranza e tanta voglia di soldi sicuri da distribuire ai famelici appetiti della politica e dei baroni dell’economia, ed ecco la risposta.
La questione si sposta dunque dal settore tecnico alla politica: ci rendiamo conto che, per molti, questa è la classica scoperta dell’acqua calda, ma riteniamo che ogni tanto sia necessario “rinfrescare” le idee. Soprattutto a coloro i quali, dopo le elezioni regionali, si vedranno “recapitare” una centrale nucleare sulla cocuzza: mentre ENEL ed ENI si fregheranno le mani contente – e con esse il Tesoro, che ha importanti partecipazioni azionarie in entrambe le holding – quei “fortunati” vedranno le loro abitazioni precipitare ad un terzo del loro valore. Contenti loro.
Cosa possiamo fare?
L’unica forza politica che ha lanciato una petizione contro la costruzione delle centrali nucleari è stata “Per il Bene Comune” [12], la quale ha consegnato le prime 50.000 firme alla Presidenza della Repubblica, senza che – fino ad ora – sia giunta risposta (se gli amici di PBC hanno novità in merito, saremmo felici se ci aggiornassero, nei commenti o direttamente all’autore).
PBC non ha passato sotto silenzio che il referendum del 1987 fu un pronunciamento contro l’energia nucleare nel nostro Paese: si potrà affermare che il meccanismo di qualsiasi referendum abrogativo prevede l’abolizione di una norma, come in quel caso furono abrogate le norme che prevedevano l’impianto delle centrali di Caorso e di Montalto di Castro (semplifico un po’ la questione).
In pratica, furono abrogate le norme per quelle centrali, ed oggi ci sono nuove norme (emesse dall’attuale governo) che, per essere parimenti abolite, necessiterebbero di un altro referendum. Questo è il “corso” giuridico.
Non ci si può, però, nascondere dietro ad un dito perché gli italiani – concediamo che la vicenda di Chernobyl abbia, all’epoca, modificato i consensi – si pronunciarono chiaramente contro il nucleare. Oggi, sono favorevoli?
Per niente.
Secondo una ricerca effettuata da “Il Sole 24 ore” [13] – che non è certo una fonte “comunista” – solo il 26,3% degli italiani è disposto ad accettare una centrale sul proprio territorio. E, tutto questo, nonostante il buon Mannehimer si sia tanto dato da fare per organizzare – lo scorso 12 Novembre 2009 – un bel convegno con un titolo che era tutto un programma: “Energia nucleare: la gestione del consenso” [14].
Insomma, ‘sti italiani sono contrari, lo erano già nel 1987: come facciamo a farli cambiare opinione? Va da sé che se la sono “sparata” fra di loro e basta: di voci contrarie, manco l’ombra.
Il buon Mannheimer deve aver fatto un bel flop, tanto che il governo sarà costretto a militarizzare le aree delle centrali.
E l’opposizione?
L’UDC è favorevole, mentre Di Pietro ha recentemente dichiarato di voler promuovere due referendum abrogativi [15], contro il nucleare e la privatizzazione dell’acqua. Ma, Di Pietro, è la stessa persona che si alleò con il Presidente della Regione Molise Iorio (all’epoca, Forza Italia) contro il primo “campo” eolico italiano off-shore. La vicenda è comica, e la trattammo in “Venti nucleari” [16].
Farà seguire alle parole i fatti? Ah, saperlo…
Non è il caso di chiederlo al PD – che, paradossalmente, si dichiara contrario al nucleare e favorevole all’eolico [17] – per il problema che, loro, prima dovrebbero trovare il PD.
Perciò, l’unica via da seguire è appoggiare PBC nella sua petizione e chiedere, finalmente, a Pietruzzo cosa vuol fare da grande. Ha un partito, è in Parlamento, può lanciare la raccolta di firme: il 75% degli italiani non vuole quelle centrali.
Se ci sei, Pietruzzo, batti un colpo: altrimenti, taci.
Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com/
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2010/01/arriva-il-bengodi-nucleare.html
18.01.2010
Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte.
[1] Vedi : http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=87890&idCat=81
[2] Fonte: http://titano.sede.enea.it/Stampa/skin2col.php?page=eneaperdettagliofigli&id=127
[3] Vedi : http://www.greenpeace.org/italy/news/olkiluoto-nucleare
[4] Fonte: http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/comunicati/costi-nucleare
[5] Fonte: http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/ambiente/nucleare3/decreto-legge-siti/decreto-legge-siti.html
[6] Fonte : Immacolata Niola (Cattedra di Merceologia, Università di Napoli Federico II) – La nuova frontiera dell’energia eolica : lo sfruttamento delle risorse off-shore – pubblicato su Ambiente, Risorse Salute – Numero 105 – Settembre/Ottobre 2005.
[7] Fonte: http://www.ecoage.it/eolico-costo-aerogeneratori.htm
[8] Vedi: http://atlanteeolico.erse-web.it/viewer.htm
[9] i: http://www.latermotecnica.net/pdf_riv/200907/20090713003_1.pdf
[10] Vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Impianto_solare_termodinamico
[11] Vedi: http://www.carlobertani.it/vattelapesca_forever.htm
[12] Vedi: http://www.perilbenecomune.org/index.php?p=24:6:2:119:198
[13] Vedi: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/10/nucleare-sondaggio-italia.shtml?uuid=9b96e626-b34b-11de-bd42-b647cd45635a&DocRulesView=Libero
[14] Vedi: www.enea.it/eventi/eventi2009/EnergiaNucleare121109.pdf
[15] Fonte: http://www.zero321.it/index.php/component/content/article/53-novara/2602-di-pietro-a-novara-due-referendum-abrogativi-per-il-nucleare-e-lacqua-appoggio-convinto-a-bresso
[16] Vedi: http://carlobertani.blogspot.com/2009/03/venti-nucleari.html
[17] Vedi: http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=51529
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18 gennaio 2010
Dio mio, il Potere ci ha fottuti di nuovo, poveri stronzi che siamo tutti noi scribacchini dall’Antiqualcosa, e tutti voi tossicomani della Rete. Poveri, poveri gonzi, la pena che facciamo è straziante. Ditemi, dove risiede la stanza dei bottoni di questo meraviglioso web? Sta in America, fra le mura dell’ICANN, per fare un esempio, ma sta lì, nelle corporate rooms di quel Paese, proprio quello, chiaro? E allora, allora, ma vi sembrava possibile che sta gente ci regalasse una macchina da guerra immane con cui fargli un mazzo così? Ma vi sembrava possibile che se ne stessero inerti a guardare mentre le ‘belle anime’ del pianeta si armavano di blog, news networks, social networks, siti, forum, video, piazze virtuali, per spaccargli la schiena? Peter Sutherland, Leon Brittan, George Shultz, Lloyd Blankfein, Pascal Lamy, Mario Draghi… i padroni del mondo, gente così secondo voi è idiota? Stanno tremando di paura, secondo voi, ogni volta che cliccano su Democracy Now, su Znet, o su Grilloblog? Oppure se ne stanno rilassati nelle loro suites di Londra, Roma, Parigi e Manhattan? La seconda. Ecco perché, e vien da piangere.
La Rete esiste in media nelle nostre case dalla metà degli anni novanta, oggi siamo nel 2010. Diciamo quindici anni. Prendiamo i quindici anni prima dell’arrivo del web, 1980-1995. I mezzi di comunicazione e di organizzazione civica fra cittadini attivi di quell’epoca erano l’equivalente del biroccio col mulo a confronto di ciò che la Rete ci ha reso disponibile, cioè lo Space Shuttle. Il paragone calza, anzi, forse è anche inadeguato. Meglio la cerbottana a confronto con la portaerei USS Enterprise. Se io munisco un uomo di cerbottana per difendersi dal suo nemico, mi aspetto una lotta. Se gli fornisco una portaerei nucleare e aerei supersonici mi aspetto un altro tipo di lotta, oserei dire più efficace, cioè un altro risultato, ben altro. E cosa abbiamo fatto noi con i nostri ordigni al plutonio nuovi di zecca? Sapete qual è la risposta? E’ che ne abbiamo fatto un videogioco planetario, e gli stiamo davanti istupiditi, drogati, nevrotizzati, ma anche compiaciuti nel più straziante autoinganno globale della Storia. Non abbiamo fatto esplodere una singola bomba, il nemico è illeso, anzi, rafforzato, con forse l’unica preoccupazione quella di pulirsi dal fondo dei pantaloni la polvere dei petardini che ogni tanto la nostra portaerei gli butta fra i piedi. Questa è la realtà, Dio mio. Come abbiamo fatto a ridurci così?
Di nuovo una risposta: è stato possibile perché, come vado denunciando da anni, la massa delle ‘belle anime’ occidentali si ostina a non voler capire cosa sia il Potere, o meglio, si ostina a non voler vedere l’entità della scaltrezza del Potere. Se solo qualcuno di noi si fosse arrestato di fronte al primo click in rete quindici anni fa e si fosse fatto le domande che ho scritto sopra, se ci fossimo subito chiesti “Alt, calma, che è sta roba che ci hanno scodellato, alt, cosa sta cucinando il Potere qui?”, forse non saremmo a sto miserabile punto. Perché era evidente, Cristo, che se ci davano la Rete era perché loro sapevano benissimo cosa la Rete ci avrebbe fatto, lo sapevano con serena precisione, ci avevano pensato a lungo, si erano confrontati, e la loro conclusione era che ne avremmo fatto questo videogioco da videodipendenti all’ultimo stadio, e cioè, udite, l’ennesimo prodotto di consumo compulsivo della loro Esistenza Commerciale e Cultura della Visibilità, cioè di nuovo un ulteriore passo verso l’abisso della paralisi civica. Esattamente ciò che loro vogliono ci accada. Ed è accaduto, siamo sempre più inerti, noi, manica di deficienti convinti di essere in lotta ogni mattina quando clicchiamo in questo web che figlia informazioni a ritmo frenetico come un colossale brodo batterico fuori controllo. In lotta noi, ingozzati d’informazione oggi a un ritmo così stordente che neppure il tetro immaginario di George Orwell l’avrebbe potuto concepire come macchina di annullamento civile. Lotta? Ma dove? Ma i risultati li vedete? Lo ripeto, abbiamo in mano una portaerei nucleare quando solo pochi anni fa avevamo le cerbottane, e cosa è cambiato?
Gli uomini e le donne delle cerbottane vissero in un mondo manifestamente imperfetto, ma date un’occhiata: nell’Italia dei mezzi d’informazione collosi, pochi, e blindati dalla Democrazia Cristiana-Vaticano costoro furono capaci di ribaltare la Storia del Paese con divorzio e aborto, difeso quest’ultimo poi nel 1981 con un referendum da record (67%), in un’affermazione di volontà civica unica al mondo in questo ambito. Le donne italiane nell’era in cui i computer erano scatole di dimensioni industriali seppero prendere il maschio latino per le orecchie e ficcargli la testa nei pannolini puzzolenti dei figli, le braccia sui manici del passeggino, e si ritagliarono una larga fetta di dignità in un mondo tutto di pantaloni. Non la perfezione, ma un salto in avanti storico. E, sempre senza Internet col suo immane seguito di starnazzamenti, gli operai italiani soffocarono il terrorismo rosso dopo l’assassino di Guido Rossa nel gennaio del 1979, di nuovo una dimostrazione di forza civica ammirevole se si considerano le tremende condizioni lavorative operaie di allora, sulle quali la tentazione di scadere nella violenza poteva avere una facile presa. I magistrati dell’Italia di Fantozzi presero di petto gli scandali petroliferi, quelli dei colossi imprenditoriali di Stato (IRI), scoperchiarono la P2, e poi ci fu Tangentopoli, altro capitolo storico senza precedenti forse in tutto l’Occidente che trovò impeto senza blog, V-day, senza i ‘paladini’ e i loro diecimila libri e video. Un capitolo questo che di nuovo fu difeso dall’Italia dei rudimentali fax nell’estate del 1994 (decreto Biondi salva ladri) con una quasi insurrezione popolare (mai più vista da allora così veemente). In quello stesso anno la tenacia decennale di un popolo in stracci e costretto alla schiavitù, unitamente al lavoro di migliaia di attivisti europei armati di telefoni se andava bene, sconfisse l’Apartheid in Sudafrica. Poco prima era crollato il muro di Berlino, portando fra le altre cose all’unificazione della Germania, dove io ricordo l’esistenza di vibranti forze civiche anti imperialiste e anti nucleari di cui ora, col nostro stupefacente web, non si trova più traccia. E al nucleare, l’Italia del TG1, TG2 e TG3 seppe nel 1987 porre un freno netto, in un referendum che toccò punte dell’80% di cittadini contrari all’atomo, che oggi invece rialza la testa nell’indifferenza quasi generale. Gli anni delle cerbottane, dal 1980 in poi, videro anche l’esplosione della consapevolezza ambientale grazie a Greenpeace, e il crollo di dittature fra le più atroci della Storia moderna, in America Latina; lì lottarono per sbarazzarsi non dico di un Berlusconi, o della Camorra, ma di un impero neonazista finanziato e armato dalla più grande potenza mondiale, delle sua infinite camere di tortura e dei campi di concentramento. Lottarono morendo a decine di migliaia in condizioni disumane, e nessuno di loro mai cliccò un mouse, non c’era Facebook. Nel 1984, con una telecamera e un aereo bimotore, un singolo reporter, Mohamed Amin, portò sugli schermi del mondo la tragedia della fame in Etiopia, salvò milioni, l’ondata di indignazione mondiale costrinse i Paesi ricchi a mettere in agenda la fame dei poveri per la prima volta. Amin morì prima ancora che nascessero i blog. E così fu, in una lunga scia di vittorie contro la barbarie nell’era delle cerbottane.
Poi arriva la Rete, ohhhhh! Tutto quanto sopra viene in teoria potenziato nelle stesse proporzioni in cui lo Tzunami potenzierebbe l’ondina della risacca serale. I cittadini attivi del pianeta, i combattenti per la giustizia, scendono dal mulo e salgono sull’Eurostar, gettano la fionda e imbracciano i missili Cruise. E allora tutti con lo sguardo proteso in avanti in trepidante attesa di un’imponente rimonta, di un mondo migliore.
Negli anni che vanno dal 1995 a oggi la povertà nel Sud del mondo è salita a 2,7 miliardi di esseri umani, di cui un miliardo sopravvive con 1 dollaro al giorno rispetto agli 800 milioni di dieci anni fa (+200 milioni). La crisi finanziaria dell’anno scorso ne ha aggiunti 53 milioni, che rischiano la soglia della povertà. Negli Stati Uniti di oggi quasi 50 milioni di persone soffrono la fame, cioè non possono nutrirsi più di una volta al giorno; in Italia adesso il 17% delle famiglie è in grave difficoltà, rispetto al 10% ‘tradizionale’, l’11,2% non arriva a pagare le spese mediche, infatti un italiano su 5 non fa visite specialistiche per povertà. Oggi un 10% di italiani ricchi possiede la metà di tutta la ricchezza, un aumento di concentrazione notevole secondo la Banca d’Italia. E mentre la crisi alimentare sta uccidendo nel mondo numeri senza precedenti, i 12 miliardi di dollari promessi all'inizio del 2009 dai potenti per sradicare la fame (Millennium Development Goal) non si sono materializzati, mentre per salvare le banche ne sono stati spesi dai cinquemila agli undicimila di miliardi di dollari, secondo le stime. Ma cliccando sui mouse della nostra nuova macchina da guerra abbiamo eletto Obama!, certo. Cioè sfruttando la coglionaggine di milioni di attivisti di tastiera si è permesso a un truffatore guerrafondaio, omertoso protettore della CIA, filo sionista di ferro, baciapile dei banchieri che oggi ha il gradimento più basso nella storia delle presidenze USA dai tempi di Dwight Eisenhower, di occupare il posto di uomo più potente del mondo. Che risultato! Navigando con la nostra portaerei le portentose onde dei blog d’informazione, contro-informazione e contro-contro-informazione a suon di decine di milioni di articoli e video ci siamo fatti scappare dai buchi del radar circa 68 guerre, di cui due, Iraq e Afghanistan, nonostante abbiamo ricevuto la più ampia esposizione mediatica della Storia umana. Ah, scordavo, ci è scappato nell’era della trincea di tastiera anche il ritorno in grande stile della tortura, dibattuta tranquillamente sui banchi parlamentari figli di Cesare Beccaria, povero Cesare. La spesa militare globale del 2008, secondo SIPRI, è stata di 1.464 miliardi di dollari, con un aumento del 45% rispetto a dieci anni prima, altra risonante vittoria dei pc internettiani. Nell’era del web assieme all’onanismo dei social networks è esploso anche il nuovo Panic Marketing, quello della mucca pazza, di Ebola, della Sars, dell’Aviaria, della Suina, quello che ha il doppio scopo di distrarci in massa dalle questioni concrete e di alleggerirci il portafoglio, e lo sapete, vero, che a proposito di questo noi italiani siamo adesso in passivo per 184 milioni di euro cacciati nel pattume della Suina? E mentre noi cittadini cybercombattenti civici facciamo le ore piccole per non perderci la denuncia numero 430.871 del paladino numero 346 sul blog 5.329 dove sono postati i commenti numero 3.786.987.760, capita che i diritti dei lavoratori si siano estinti… ci siamo distratti un attimo e puff, non ci sono più. Oggi il 52% degli elettori di Berlusconi, di Berlusconi!, approva le occupazioni delle fabbriche da parte di operai disperati; i due terzi dei leghisti approva la mobilitazione della CGIL, e l’80% degli italiani sostiene i picchetti davanti alle fabbriche. Significa forse che un’ondata di sinistra sta spazzando l’Italia? No, significa che un’ondata di disperazione senza precedenti sta spazzando elettori a 360 gradi trascinati mai come oggi di fronte al crollo del bene essenziale del lavoro. Un milione e seicentocinquantamila lavoratori italiani se perdessero il lavoro non avrebbero neppure un euro dallo Stato. Il 61% di tutto il lavoro precario italiano è giustificato unicamente dalla “tendenza a ridurre il costo del lavoro e il costo-opportunità legato alla possibilità di licenziare”. Ma non eravamo noi, i cittadini attivi, che armati di webpower dovevamo migliorare la Storia? Perché sta tutto peggiorando nonostante il tripudio di megawatt di potere informativo e formativo della Rete? Quando il pool di Mani Pulite spedì in pensione (più che in galera) la classe politica della prima Repubblica non c’erano Grillo, Travaglio e i loro seguiti immani in Rete. Oggi ci sono, ma a detta dello stesso autorevole Travaglio le cose in quanto a mazzette sono molto peggio di prima (si legga il suo Mani Sporche). Silvio Berlusconi ha vinto quattro mandati, nonostante il Vajont di sputtanate che la Rete gli ha riversato addosso, la sinistra sta al British Museum accanto alla stele di Rosetta. Le Mafie aumentano gli introiti ogni anno, oggi sono a circa 91 miliardi di euro di bottino. L’Europa ci toglie le costituzioni nazionali e la sovranità col Trattato di Lisbona, che di nuovo è filtrato indenne attraverso la nostra possente Rete fottendosene della prerogativa democratica di 500 milioni di cittadini. La lotta al riscaldamento globale ristagna. I banchieri impoveriscono il mondo per dodicimila miliardi di dollari in 12 mesi truffando i cittadini, ma neppure uno di loro finisce in galera, anzi, molti incassano bonus milionari. Le donne dell’era web ridotte a pezzi di scottona sculettanti che hanno orgasmi negli spot con lo yogurt o strusciando un piano cucina, ridotte con l’ano zoomato in edicola o a essere viste ma non udite in Tv. Avete più visto una protesta nelle strade? E infine Haiti. Cosa abbiamo fatto noi eroi del web attivo, noi combattenti di tastiera per gli ultimi della terra? Vorrei che vi fosse un solo essere umano ad Haiti oggi, vivo o morto, che abbia lasciato scritto “dal 1995 le cose sono cambiate qui. Grazie ‘belle anime’ di Internet”. Nel 1994 il loro presidente democraticamente eletto, Jean Bertrand Aristide, fu rimesso da Clinton al suo posto dopo che la CIA nel 1991 aveva pensato bene di cacciarlo, dato che ahimè gli haitiani avevano avuto il coraggio di votare per il solito partito sbagliato (cioè quello che piaceva a loro e non a Washington). Ricordo bene da cronista che in occasione del golpe del ’91 un certo clamore di stampa si era fatto sentire. Dieci anni dopo, nel 2004, di nuovo Francia e USA decisero che Aristide non era accettabile, lo caricarono letteralmente impacchettato su un aereo diretto in centro Africa, e ripresero a succhiare il sangue alla popolazione stremata dai SAP del Fondo Monetario Internazionale. In un rapporto del Dipartimento di Stato americano di allora si leggeva che “il commercio per export e le politiche d’investimento che imponiamo, schiacceranno senza pietà i coltivatori di riso ad Haiti”. Ma nel 2004 avevamo la Rete, i mouse al plutonio, i missili web, i blog nucleari… esplodemmo due petardi. Mi fermo qui, ai piedi di quei 200.000 morti.
La conclusione che propongo è chiara. L’arrivo di Internet nelle trincee della lotta sociale non ha migliorato il mondo, né l’Italia, anzi. Questo perché, come ho già scritto, il suo scopo era e rimane quello di drogare milioni di persone comuni, e di far scadere i pochi attivisti in una patologia ossessiva da attivismo di tastiera che li rendesse del tutto inutili. Ci sono riusciti, il Potere ha di nuovo vinto. Siamo una manica di stronzi maniacali totalmente risucchiati da questo mostruoso videogioco globale, del tutto incapaci di fare quello che i nostri nonni o i nostri padri, ed esseri umani per millenni prima di loro, hanno saputo fare per cambiare il loro mondo. Ed è per questo che io ridicolizzo chi come Antonella Randazzo pretende sovvenzioni perché deve poter dedicare ancora più tempo a scaricare in questa casa di pazzoidi drogati ancora più informazioni. Ecco perché attacco Travaglio e i suoi partner dell’Industria della Denuncia e dell’Indignazione, che significa altre tonnellate di informazioni riversate in questa allucinante discarica del web per produrre solo il nulla. Mentre l’Italia marcisce e il mondo muore. Ecco infine perché dico da tanto tempo che ogni singolo cittadino occidentale sa da decenni e alla nausea cosa non va, la tragedia è che non sa più cosa farci.
E allora, cari colleghi di Paolo Barnard, tu Paolo Barnard e voi tutti popolo del web: il web è stato creato per toglierci definitivamente le palle, non ci serve a nulla nella guerra col nemico. Smettete di leggere e commentare ossessivamente, disintossicatevi, piantiamola di pubblicare a raffica (noi autori e voi siti), ritiriamoci nelle nostre case e chiediamoci fino a piangere: perché non so più cambiare il mio tempo? Perché il Potere mi ha fottuto, ancora una volta?
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Il nostro è un ex democratico proletario (organizzazione di estrema sinistra anni 70...come dicevo prima solo gli idioti non cambiano idea), un tastierista di una band musicale, è così che ha conosciuto Bossi che, udite udite, cantava con il nome d'arte di Donato (le due cose insieme rafforzano la mia ipotesi che quasi sempre le rock band alternative di sinistra siano solo l'imitazione degli stronzi che vanno a MTV a ricoprire l'intervallo fra la pubblicità della Fanta e quella della Coca Cola). Ora invece è ministro dell'interno per la lega.
Ciò che comunque mi spinge a questa insana pratica (scrivere e interessarmi di maroni) è la sua recente ospitata al talk show di Fazio nella quale annuncia che verrà concesso asilo politico agli immigrati pestati a Rosarno e ci illumina sul problema del razzismo. Rosarno è il paese della guerra tra poveri (non è una battuta, l'ha detto persino papa Ratzy), la guerra tra immigrati e 'ndrangheta.
"Gli irregolari sono trattenuti nei centri e si procederà all'espulsione. Una parte di questi però ha chiesto asilo e la loro posizione è al vaglio. Ai feriti infine concederemo protezione internazionale" (ma che bravo ragazzo, fioccano gli applausi... non sorprendetevi è una trasmissione vicina al pd).
Maroni ci tiene a comunicare agli italiani, terroni inclusi, che a Rosarno lo stato c'è. Come non darli ragione, infatti a Rosano lo stato s'incarna in un commissario prefettizio che la governa in quanto priva di amministrazione politica, per infiltrazione mafiosa. Lo stato comunque è presente.
Da un suo intervento in parlamento.
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, ieri mattina la Polizia di Stato ha eseguito a
Rosarno 17 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettante persone indagate per reati di associazione mafiosa. L'operazione di polizia ha portato anche al sequestro di un ingente patrimonio, comprendente numerose attività commerciali, per un valore complessivo di decine di milioni di euro. Da questa mattina è in corso in provincia di Reggio Calabria un'operazione dei carabinieri, denominata «Nuovo Potere», con l'esecuzione di 27 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettante persone accusate di associazione per delinquere di stampo mafioso, tentato omicidio, estorsione e traffico d'armi e di droga: questa è la risposta migliore che lo Stato può dare dopo i gravissimi fatti accaduti in quelle zone. Questa è l'ennesima prova che lo Stato in Calabria c'è, continuerà ad esserci e non darà tregua alla 'ndrangheta e ad ogni forma di criminalità"
Ma quant'è che lo stato si è accorto che la raccolta delle arance era sotto controllo della mafia? D'accordo lo stato c'è ma è un pò tardo.
Il clou dell'ospitata però arriva quando il ministro parla di razzismo... non fraintendete, non ha esposto il programma della lega nord, infatti affronta il gravissimo problema dei cori negli stadi, "la Figc deve assumersi l'onere e il diritto di sospendere le partite". E i comizzi della lega? direte voi. Quelle sono solo espressioni colorite. Il razzismo è roba da stadio e "l'Italia non è un paese razzista...gli immigrati che hanno un regolare contratto di lavoro in Italia hanno tutti gli stessi diritti dei cittadini italiani, tranne quello di voto e non è così in tutta Europa e nel resto del mondo". Giusto! di che cosa si lamentano questi immigrati. Per qualche insulto e qualche pestaggio? O solo perchè talvolta vengono deportati, ops, nei cpt? (grazie a Livia Turco per questa splendida idea) Perchè vengono sfruttati a lavoro non avendo nessun potere contrattuale grazie all'assenza di quella cosa chiamata permesso di soggiorno?. Sciocchezze, strumentalizzazioni dei soliti comunisti affetti da buonismo. Il problema è negli stadi.
Gli immigrati in Italia sono proprio fortunati ad avere Maroni. Dall'ottima analisi della situazione fatta dal ministro sono sicuro che il problema è lì lì per essere risolto.
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