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    <title>VenegonoNews</title>
    <subtitle>Con false parole chiamano impero la sottomissione del mondo, e dove hanno fatto il deserto lo chiamano PACE  (Tacito)</subtitle>
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    <updated>2011-03-04T15:48:10+01:00</updated>
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        <title type="text">NUOVE NOTIZIE SONO SU:</title>
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        <published>2011-03-04T15:46:50+01:00</published>
        <updated>2011-03-04T15:46:50+01:00</updated>
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            <name>toninourgesi</name>
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        <content type="html">&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://atenen.webnode.it/&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;http://files.atenen.webnode.it/200000011-87e3188dcf/880.png&quot; style=&quot;width: 724px; height: 192px;&quot; /&gt;&lt;/a&gt;</content>
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        <title type="text">Berlusconi corruttore può essere paragonato a Mussolini di Vincenzo Capodici</title>
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        <published>2011-03-03T16:07:03+01:00</published>
        <updated>2011-03-03T16:07:03+01:00</updated>
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            <name>toninourgesi</name>
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        <summary type="text">Articolo di Società cultura e religione, pubblicato in Svizzera.[Basler Zeitung]L’Italia unita compi...</summary>
        <content type="html">&lt;a href=&quot;http://www.dariosalvelli.com/wp-content/uploads/2009/03/mussolini-berlusconi.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; style=&quot;float: left; margin: 2px 10px 10px 0px; width: 291px; height: 200px;&quot; src=&quot;http://www.dariosalvelli.com/wp-content/uploads/2009/03/mussolini-berlusconi.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;Articolo di &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://italiadallestero.info/archives/tag/societa-cultura-e-religione&quot; rel=&quot;tag&quot;&gt;Società cultura e religione&lt;/a&gt;, pubblicato in &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://italiadallestero.info/archives/category/svizzera&quot;&gt;Svizzera&lt;/a&gt;.&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;[Basler Zeitung]&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;em&gt;L’Italia unita compie 150 anni. Lo storico e italianista Carlo Moos parla degli errori commessi dalla creazione della nazione, delle anomalie della politica italiana e delle  probabilità di sopravvivenza di Silvio Berlusconi.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Signor Moos, l’Italia ristagna in una crisi perenne, il capo del governo Silvio Berlusconi mette in ridicolo il paese: che motivo ha l’Italia per festeggiare i 150 anni dell’unità?&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“Abbiamo creato l’Italia, ora dobbiamo creare gli italiani”, ha detto Massimo D’Azeglio al primo parlamento nazionale. Sta di fatto che, oggi, l’Italia è ancora una nazione senza una vera unità tra i suoi cittadini. Per esempio il conflitto Nord/Sud esiste ancora, e per giunta si è inasprito.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Il parlamento italiano deciderà a breve sulla riforma federale, argomento che la Lega Nord ha a cuore. Esiste il pericolo che l’Italia si spacchi lentamente nel caso in cui la lega dovesse prendere il sopravvento?&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;In questo progetto di legge non si tratta di federalismo, quanto di un’autonomia finanziaria dei comuni, che dovrebbe tornare a tutto vantaggio del nord Italia. Lo scopo è far affluire meno denaro a Roma e quindi al sud. Il divario tra nord e sud potrebbe accentuarsi. Non è possibile prevedere quanto seriamente l’unità italiana sia minacciata.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Qual’ è stato dunque il più grosso errore commesso alla nascita dello stato italiano?&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;L’unità d’Italia è una creazione scaturita dalla politica del presidente del Consiglio dei ministri Camillo Benso conte di Cavour, che modernizzò il Regno di Sardegna. La fondazione del Regno d’Italia con capitale Torino fu un compromesso della classe dirigente, da cui trasse profitto soprattutto il Nord Italia. Gli abitanti del meridione rimasero  completamente esclusi. Napoli sarebbe potuta diventare un grosso centro finanziario, invece la distanza economica tra Milano e Napoli è diventata sempre più vasta. Le industrie si sono sviluppate al nord mentre il sud provvedeva all’invio della mano d’opera. L’Unità d’Italia aveva caratteristiche tiranniche, che nella prima metà degli anni 20 favorirono la nascita della dittatura fascista. Questo autoritarismo ha prodotto effetti collaterali fino ad oggi.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Cosa intende dire?&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Quella in cui oggi viviamo è una forma degenerata del sistema politico piemontese che risale all’epoca della sua fondazione. Si avverte fortemente l’egemonia del nord.  La Lega Nord assume un ruolo importante, in quanto parte integrante del governo. Soprattutto è il dispotismo del governo in carica che governa: tutto ruota attorno alla persona di Silvio Berlusconi. Relazioni clientelari e comportamenti da mafiosi sono elementi caratteristici del sistema politico. Berlusconi non si fa alcuno scrupolo, nell’usare sporchi stratagemmi per fare i propri interessi e restare al potere. Al governo non esistono seri confronti e gli interessi del paese restano in secondo piano.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Lei una volta ha paragonato Silvio Berlusconi a Benito Mussolini – e la cosa ha suscitato irritazione. Il primo è un pagliaccio politico egocentrico, il secondo era un criminale megalomane. Dove vede le similitudini tra Berlusconi e Mussolini?&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Berlusconi può essere perfettamente paragonato a Mussolini in merito alla esagerata personificazione della politica, che è incentrata soprattutto su sé stesso. Entrambi si destreggiano con argomentazioni terra terra, influenzando in maniera rilevante le masse grazie al loro potere mediatico senza concorrenti. Essi esercitano una politica di potere clientelare: vengono distribuite mazzette con facilità, si mercanteggiano posti di lavoro e si comprano voti. Berlusconi è un corruttore come Mussolini. Anche per quanto riguarda gli effetti spettacolari delle loro apparizioni in pubblico sono molto simili. Per esempio entrambi si atteggiano a dongiovanni, pavoneggiandosi. E questo evidentemente  piace a molti italiani. Berlusconi trae vantaggio dal fatto che in Italia il fascismo non è stato seriamente sradicato. L’Italia ha voluto tornare alla svelta alla quotidianità politica.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Gli Italiani si lasciano sedurre dai politici carismatici ed autoritari più facilmente di altri popoli?&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Forse sono più predisposti per i comportamenti clientelari che caratterizzano la storia italiana sin dal tempo dei romani. Dopo il periodo fascista e l’egemonia della democrazia cristiana nel dopoguerra, il clientelismo sembra essere più che mai rifiorito con Berlusconi, dalla metà degli anni ‘90.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Quindi lei non vede nessuna differenza tra la prima e la seconda repubblica, che iniziò negli anni ‘90 dopo Tangentopoli?&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Dunque: la prima repubblica è ancora in corso. La Democrazia Cristiana è stata sostituita dal partito di Berlusconi: prima Forza Italia e poi Popolo della Libertà. L’organico politico è cambiato, ma la corruzione è rimasta.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Di cosa c’è bisogno per una vera seconda repubblica? L’Italia deve attendere che Berlusconi scompaia dalla politica?&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Sarebbe necessaria soprattutto un’alternativa credibile all’attuale regime di governo. I partiti dell’opposizione si danno da fare per autodanneggiarsi. Romano Prodi è riuscito due volte a sconfiggere Berlusconi alle elezioni. Ma una personalità così non esiste in seno all’opposizione. Anche Gianfranco Fini, presidente della camera e leader del nuovo partito Futuro e Libertà, è a stento tenuto in considerazione, dopo essere stato continuamente danneggiato dalla campagna mediatica. Il cosiddetto terzo polo è una modesta alternativa.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Berlusconi è più che mai sotto pressione a causa dello scandalo sessuale in cui è coinvolta la prostituta minorenne Ruby. Quanto tempo potrà resistere al governo il Cavaliere?&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Un’ipotesi sarebbe che venga a mancare  di colpo l’appoggio dell’elettorato e che parte degli iscritti al suo partito si stacchino. Questo potrebbe accadere nel corso della vicenda Ruby, dipende dalle rivelazioni che verranno fatte. Per il momento l’affare Ruby non sembra toccarlo. L’atteggiamento da macho di Berlusconi piace a molti italiani, così come i sottili attacchi alla procura milanese. La giustizia rappresenta uno stato che gli italiani rifiutano in ogni caso.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;150 anni fa è nata l’Italia unita. Quando nasceranno finalmente gli italiani che Massimo D’Azeglio ha pronosticato?&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Ci vorrebbe una situazione politica simile a quella della metà degli anni ‘70, quando gli eterni nemici, la democrazia cristiana nella persona dell’ex presidente del consiglio e capo di partito Aldo Moro, e i comunisti nella persona del segretario generale Enrico Berlinguer, riuscirono ad arrivare molto vicino ad uno storico compromesso. Sarebbe stato un patto stretto per il benessere del paese, per superare la crisi economica. Fu sprecata la storica possibilità di un enorme compromesso sociale. Attualmente e nei prossimi anni vedo scarse speranze che possano veramente nascere degli italiani.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;a href=&quot;http://italiadallestero.info/archives/10874&quot; style=&quot;font-weight: bold;&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Fonte&lt;/a&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://bazonline.ch/wissen/geschichte/Als-Korrumpator-ist-Berlusconi-mit-Mussolini-vergleichbar/story/13247548&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;u&gt;[Articolo originale &amp;quot;Als Korrumpator ist Berlusconi mit Mussolini vergleichbar&amp;quot;]&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</content>
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        <title type="text">Il Vangelo secondo Saramago - di Roberto Sturm</title>
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        <published>2011-03-03T09:58:18+01:00</published>
        <updated>2011-03-03T09:58:18+01:00</updated>
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            <name>toninourgesi</name>
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        <summary type="text">Nuova edizione per Il vangelo secondo Gesù Cristo (già edito nel 1991) e prima pubblicazione di Cain...</summary>
        <content type="html">&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.carmillaonline.com/archives/sturm1.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; style=&quot;float: left; margin: 2px 10px 10px 0px; width: 299px; height: 460px;&quot; src=&quot;http://www.carmillaonline.com/archives/sturm1.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;Nuova edizione per &lt;i&gt;Il vangelo secondo Gesù Cristo &lt;/i&gt;(già edito nel 1991) e prima pubblicazione di &lt;i&gt;Caino&lt;/i&gt;, romanzo scritto dal Premio Nobel per la Letteratura 1998 l’anno prima della sua scomparsa, nel 2009: due romanzi che, a distanza di quasi venti anni, hanno un evidente filo rosso che li accomuna, la religione. Se con &lt;i&gt;Il vangelo &lt;/i&gt;Saramago ci offre una chiave di lettura del Nuovo Testamento, con &lt;i&gt;Caino &lt;/i&gt;affronta il Vecchio. Per questo la Chiesa, spero solo la parte più bigotta (speranza vana, lo so), non ha fatto altro che levare gli scudi contro due testi che mettono in dubbio i dogmi su cui si fonda la religione cattolica: il rispetto per la diversità di pensiero, di opinione non è una prerogativa neanche della Chiesa moderna che negli ultimi trenta anni ha eletto due pontefici intransigenti e conservatori, tanto amici del Capitalismo quanto affaccendati a nascondere episodi che sono stati sulle prime pagine dei giornali e dei notiziari. Il fatto che l’autore portoghese, nei suoi scritti, non abbia mai sconfinato in accuse e offese gratuite non è stato sufficiente affinché il Vaticano evitasse – secondo un costume poco elegante ma ormai consolidato – di lanciare i suoi strali contro lo scrittore non appena diffusa la notizia della sua morte.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a name=&quot;more&quot;  target=&quot;_blank&quot;&gt; &lt;/a&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;È vero, nel &lt;i&gt;Vangelo &lt;/i&gt;niente va come dovrebbe.&lt;br /&gt;Gesù di Nazaret nasce da un rapporto sessuale tra Giuseppe e Maria, ha dei fratelli e la convivenza con i familiari diviene presto problematica. Appena adolescente lascia la famiglia, nonostante la recente morte del padre, a trentatré anni, sulla croce. Rimane per quattro anni ad accudire un gregge di pecore insieme a un presunto angelo che si chiama Pastore e che poi si rivelerà il Male, Satana stesso. Il suo incontro con Maria di Magdala, nella città in cui lei svolge la professione di prostituta, si trasforma immediatamente in un legame d’amore forte e indissolubile, vuoi perché Gesù, ancora immaturo e inesperto, sente il bisogno di un punto di riferimento, vuoi perché Maria di Magdala sente la necessità di essere trattata da donna e non come oggetto di piacere. Il rapporto con Dio, il quale ha mescolato il suo seme con quello di Giuseppe nel momento del concepimento, è conflittuale. Gesù non capisce e non condivide alcun comportamento del suo secondo padre e d’altra parte quest’ultimo lo usa esclusivamente per raggiungere i propri scopi. Tant’è che nel loro ultimo incontro – quaranta giorni in una barca nel lago avvolto da una fittissima nebbia, in presenza di Pastore, il Diavolo, visto come un alter ego, il rovescio della medaglia del Signore stesso – c’è un accordo tra i due: in cambio del sacrificio della propria vita Gesù vuole essere ricordato fino alla fine dei tempi. Dio accetta di buon grado perché sa che solo se suo figlio morirà tra atroci sofferenze i suoi progetti andranno a buon fine.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Il cerchio alla fine si chiude. Gesù – forse il più umano degli uomini – ha la certezza di essere stato solo uno strumento in mano a un dio, un padre insensibile alle sofferenze dei proprio figli. E sulla croce, poco prima di morire, mentre solo Maria di Magdala sembra provare veramente dolore e pietà per la sua fine, volge lo sguardo verso il cielo dicendo: “Uomini, perdonatelo, perché non sa quello che ha fatto.”&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Gli argomenti sono tanti, e tutti molto profondi nonostante Saramago li affronti con il suo stile disincantato e leggero, ironico e per questo più pungente. Si va dal libero arbitrio alla condizione della donna nella società e all’interno del clero, dalla morale bigotta instaurata dalla fede all’etica della persona, dall’uso strumentale delle persone da parte dei potenti alla bontà di chi vive in povertà, dal rispetto dei diversi al prevaricare di chi detiene il potere.&lt;/p&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;img hspace=&quot;4&quot; border=&quot;0&quot; align=&quot;right&quot; vspace=&quot;2&quot; src=&quot;http://www.carmillaonline.com/archives/Sturm2.jpg&quot; alt=&quot;Sturm2.jpg&quot; style=&quot;width: 217px; height: 361px;&quot; /&gt;Dal dio insensibile, indifferente e distante del &lt;i&gt;Vangelo &lt;/i&gt;Saramago passa a un dio ingiusto, malvagio e gratificato dal dolore degli esseri viventi in &lt;i&gt;Caino&lt;/i&gt;. &lt;br /&gt;Ed è vero che anche in questo romanzo le cose non vanno meglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il premio Nobel, forse con più raffinata ironia rispetto al &lt;i&gt;Vangelo&lt;/i&gt;, passa in rassegna alcuni degli episodi del Vecchio Testamento dal punto di vista di Caino, una delle figure più negative delle scritture sacre.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Caino uccide Abele perché Dio manifesta compiacenza verso i doni del fratello e ignora i suoi. È così che scatta la sua rabbia. Immediatamente raggiunto dal Signore, Caino gli rimprovera, vista la sua onnipotenza, di non aver fatto niente per impedirglielo: sarebbe bastato che avesse accettato anche i suoi doni. Ma l’unica cosa che fa Dio è condannarlo a errare smarrito nel mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Arrivato in un paese senza nome, trova lavoro come pigiatore di argilla. Ma Lilith, regina della città, mette subito gli occhi sul giovane. Il marito non riesce a dargli un figlio per cui lei vive avventure con amanti diversi. Nonostante i moniti degli abitanti sulle presunte doti malvagie della regina, Caino entra a palazzo e diventa suo amante. Il loro rapporto vive di sesso, un sesso che porta entrambi sempre all’apice del piacere senza lasciare traccia di sensi di colpa. Dopo che la donna rimane incinta, Caino sente che è tempo di partire. E con un mulo dalla resistenza straordinaria, passa da un piano temporale a un altro. Riesce a salvare Isacco dal sacrificio che Dio aveva imposto ad Abramo. Ma non riesce a spiegarsi né come un padre possa uccidere un figlio né come un dio possa chiedere un’azione così abominevole a un uomo. Assiste alla strage di Sodoma, in cui periscono anche coloro che non avevano peccato. Si imbatte nella costruzione della torre di Babele e alla vendetta di Dio contro gli uomini che lo avevano sfidato per costruire una torre che arrivasse a lui. Anche in questo caso si chiede come possa un dio punire degli esseri che volevano solo conoscerlo e conoscere. Torna da Lilith e incontra suo figlio, Enoch, uno sconosciuto per lui, metafora di come Dio non conosca affatto coloro che definisce suoi figli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Successivamente si imbatte, di nuovo, nella furia del Signore contro i suoi fedeli che, aspettando Mosè salito sul monte da quaranta giorni, credendolo morto, idolatrano un vitello d’oro. Assiste alle prove che deve sostenere Giobbe per una scommessa che Dio ha fatto col Diavolo. Ed è solo per capriccio, solo per rivendicare la propria superiorità su Satana che non interviene quando Giobbe perde tutto – meno che la fede –, e si ammala soffrendo le pene dell’inferno. Caino si rende conto di come la sua colpa sia infinitamente minore rispetto ai delitti commessi nel nome di Dio. Alla fine si imbatte in Noè mentre, con la sua famiglia, sta costruendo l’arca. Ed è qui che Saramago prende decisamente in mano le redini della storia e ci guida verso un epilogo che – sotto certi aspetti – rivendica il diritto degli uomini ad essere artefici del proprio destino, senza condizionamenti di una fede, di un dio che sembra non conoscere e aver dimenticato coloro che ha creato.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Un dio che non ha coscienza né senso della misura, a cui non importa quanto gli uomini soffrano a causa sua. Un dio ambizioso che non rispetta alcun tipo di codice etico per soddisfare i suoi capricci, un dio incapace di provare pietà, un dio lontano, affaccendato a mantenere il primato sugli tutti gli altri esseri viventi. Un dio che non accetta alcun tipo di sfida sopprimendo qualsiasi ostacolo si intrometta nei suoi progetti. O chiunque osi sfidarlo. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Due romanzi, due pietre miliari della narrativa contemporanea di un autore che ha fatto della coerenza e dell’impegno le basi della sua carriera artistica. Fino alla fine. &lt;br /&gt;Saramago sembra volerci avvertire di quanto possa essere deleterio l’integralismo religioso, da qualsiasi parte provenga. Anche perché sarebbe stato più facile e comodo parlare di Islam, come altri hanno fatto. Ma Saramago non è mai stato un personaggio comodo, né credo volesse esserlo.&lt;br /&gt;E come dice Caino: “La storia degli uomini è la storia dei loro fraintendimenti con Dio, né lui capisce noi, né noi capiamo lui.”&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.carmillaonline.com/archives/2011/03/003808.html&quot; style=&quot;font-weight: bold;&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Fonte&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</content>
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        <title type="text">A difesa della Costituzione. Se non ora, quando?</title>
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        <published>2011-03-03T09:21:13+01:00</published>
        <updated>2011-03-03T09:21:13+01:00</updated>
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            <name>toninourgesi</name>
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        <summary type="text">Il 12 MARZOA Roma e in tutte le piazze d’ItaliaDi fronte ad un Presidente del Consiglio che dice “qu...</summary>
        <content type="html">&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://adifesadellacostituzione12marzo.files.wordpress.com/2011/02/manifesto_2.jpg?w=210&amp;h=300&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; style=&quot;float: left; margin: 2px 10px 10px 0px; width: 291px; height: 415px;&quot; src=&quot;http://adifesadellacostituzione12marzo.files.wordpress.com/2011/02/manifesto_2.jpg?w=210&amp;h=300&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;font class=&quot;ske05&quot;&gt;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://adifesadellacostituzione12marzo.wordpress.com/2011/02/18/appuntamento-1/&quot; rel=&quot;bookmark&quot; title=&quot;Link Permanente a A Roma e in tutte le piazze d’Italia&quot; style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Il 12 MARZO&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://adifesadellacostituzione12marzo.wordpress.com/2011/02/18/appuntamento-1/&quot; rel=&quot;bookmark&quot; title=&quot;Link Permanente a A Roma e in tutte le piazze d’Italia&quot; style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;A Roma e in tutte le piazze d’Italia&lt;/a&gt;&lt;br style=&quot;font-weight: bold;&quot; /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Di fronte ad un Presidente del Consiglio che dice “questa volta nessuno mi potrà fermare”, usando tono e parole da resa dei conti più adeguati ad un film d’azione degli anni ’80 (un brutto film, tra l’altro) che ad un civile dibattito istituzionale, le possibilità sono poche.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Una è pensare che abbia ragione, che faccia bene, che questo piglio deciso possa cambiare in meglio il paese. Chi pensa ciò, è pregato di uscire ora di casa, e di guardare quel pezzettino d’Italia che gli sta attorno. Vede un paese sereno, speranzoso, che guarda con ottimismo e fiducia al domani? Se sì, allora credo sinceramente che faccia bene a stare lì dove si trova, a lasciare che il Presidente del Consiglio vada avanti pretendendo che nessuno lo fermi. Stia lì, per favore, perché se sta lì forse farà meno danni.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Chi invece vede un paese stanco, stremato, impaludato in una crisi economica e, soprattutto sociale, forse dentro di sé sente di voler fare qualcosa, qualcosa che serva, ma non sapendo bene cosa fare, esita. Oppure discute, cerca di capire, si confronta: sta fermo, però dialoga con chi gli sta attorno tentando di trovare una soluzione. Entrambi gli atteggiamenti hanno una cosa in comune, però: si resta fermi mentre chi dice “questa volta nessuno mi potrà fermare” va per la sua strada, con al seguito i servitori che è riuscito ad arruolare o quei cittadini che, bontà loro, sono convinti che faccia bene.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;Noi non pensiamo che un Presidente del Consiglio che dice “questa volta nessuno mi potrà fermare” abbia ragione. Noi pensiamo, con tutte le umane imperfezioni delle nostre parole e dei nostri intenti, con tutta la confusione, l’incertezza, le contraddizioni, le paure del caso, che un discorso del genere sia &lt;strong&gt;eversivo&lt;/strong&gt;.&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Eversivo perché quel “nessu&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://adifesadellacostituzione12marzo.files.wordpress.com/2011/02/firma-costituzione-italiana.jpeg?w=300&amp;h=193&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;http://adifesadellacostituzione12marzo.files.wordpress.com/2011/02/firma-costituzione-italiana.jpeg?w=300&amp;h=193&quot; style=&quot;float: right; margin: 2px 0px 10px 10px;&quot; /&gt;&lt;/a&gt;no” comprende pezzi di istituzioni come Corte Costituzionale, Consiglio Superiore della Magistratura, Parlamento, Presidenza della Repubblica; comprende pezzi del paese come l’Università, le redazioni dei giornali, i blogger, i teatri. E queste cose non sono “nessuno”: sono ciò che contribuisce a rendere l’Italia una democrazia. E, quando si parla di istituzione, bisogna ricordare che sono ben più importanti delle persone che le rappresentano. Sono edifici i cui inquilini cambiano periodicamente, magari dimostrandosi non all’altezza, ma le fondamenta di questi edifici devono essere maneggiate con estrema cautela: di sicuro non possono essere trattate come un ostacolo dai rappresentanti di altre istituzioni.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;Ogni volta che ciò succede esse vacillano, e ogni volta si rischia un crollo. E in Italia, negli ultimi vent’anni, esse hanno vacillato di continuo, tanto che ormai molti pensano che sia normale. Invece non lo è, non lo è mai. Non è con questo spirito che sono state erette. &lt;strong&gt;È per questo che abbiamo deciso di mobilitarci&lt;/strong&gt;.&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Noi, i nostri dubbi, le nostre paure, ma anche le nostre speranze, la nostra sofferta aspirazione ad un paese in cui il domani non sia un orizzonte carico di angoscia e l’oggi una cappa asfissiante. Noi, gli errori che probabilmente commetteremo, ma che ci daranno la possibilità, affrontandoli strada facendo, di diventare persone migliori.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Si può pensare che le manifestazioni non servano, che non serva mobilitarsi, perché manifestare, protestare sono altra cosa rispetto alla politica. Ditelo agli egiziani. Ditelo ai tunisini, agli albanesi. Ditelo a chi è dovuto arrivare alla disperazione più nera e totale, prima di trovare la forza di superare le divisioni, le perplessità e i dubbi, peraltro legittimi, anzi. Perché non si tratta, ora, di stare dalla parte giusta, di capire chi sono i buoni e chi i cattivi, come se esistesse una linea netta che li separa. &lt;strong&gt;Si tratta, più semplicemente, di immaginarci da qui a venti, trent’anni, e di immaginare quale Italia vorremo raccontare ai nostri figli e ai nostri nipoti, e di pensare a che cosa risponderemo quando ci verrà chiesto “tu dov’eri?”, “che cosa facevi?”&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style=&quot;text-align: center; font-weight: bold;&quot; class=&quot;post-65 post type-post status-publish format-standard hentry category-contatti&quot; id=&quot;post-65&quot;&gt;&lt;font class=&quot;ske05&quot;&gt;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://adifesadellacostituzione12marzo.wordpress.com/2011/02/21/prova/&quot; rel=&quot;bookmark&quot; title=&quot;Link Permanente a Contatti&quot;&gt;Contatti&lt;/a&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</content>
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        <title type="text">Orientarsi nell'Intifada araba - di Miguel Martinez</title>
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        <published>2011-03-02T22:56:26+01:00</published>
        <updated>2011-03-02T22:56:26+01:00</updated>
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        <content type="html">&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;P&lt;a href=&quot;http://www.megachip.info/images/stories/copertine/manudeimperiu.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; style=&quot;float: left; margin: 2px 10px 10px 0px; width: 340px; height: 166px;&quot; src=&quot;http://www.megachip.info/images/stories/copertine/manudeimperiu.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;iù notizie arrivano dal Medio Oriente, e più sono contento di &lt;strong&gt;non aver detto molto&lt;/strong&gt;. In particolare sulla Libia, dove pare che siano &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/esteri/2011/02/28/news/ue_s_a_sanzioni_contro_la_libia_usa_ipotizza_esilio_per_gheddafi-13011579/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;già arrivati&lt;/a&gt; i consulenti militari statunitensi ed europei, pronti ad abbattere il  governo che per loro conto ha torturato gli islamisti e tenuto gli  affamati d’Africa lontani dalle nostre sponde. Non bastano &lt;strong&gt;molte notizie fresche e molte emozioni &lt;/strong&gt;per  capire eventi di questa portata. I fatti storici si capiscono, infatti,  solo dopo parecchio tempo, quando diventano accessibili nuovi documenti  e nuove testimonianze; e quando possiamo vedere dove hanno portato  certi fattori che al momento quasi non si notavano.&lt;span style=&quot;font-family: Verdana;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;http://kelebeklerblog.com/2011/03/02/orientarsi-nellintifada-araba/&quot; rel=&quot;bookmark&quot; title=&quot;2:25 pm&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;Oggi sappiamo che la Prima guerra  mondiale ci ha regalati il fascismo, il comunismo e il sionismo, e  questo è di gran lunga l’aspetto più interessante.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Verdana;&quot;&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Nel 1914, i blogger dell’epoca –  scusandoci l’anacronismo – si accapigliavano invece per capire se la  Serbia avesse davvero armato la mano dell’assassino di Sarajevo, o se  l’ultimatum austriaco alla Serbia fosse troppo arrogante. O se fosse  arrivato il momento perché l’Italia compisse il destino che un &lt;strong&gt;dio geografo&lt;/strong&gt; aveva scritto sul Brennero per lei.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;La storia non offre mai paralleli  esatti; ma qualche aiuto, almeno, per orientarci, ci può venire dalla  riflessione su due avvenimenti storici – &lt;strong&gt;Tangentopoli &lt;/strong&gt;e la &lt;strong&gt;guerra del Vietnam&lt;/strong&gt;. Sono accenni che avevo già fatto, ma conviene ritornarci.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Parlo di Tangentopoli, non solo perché è stata un’esperienza diretta per la maggior parte di noi; ma perché ci aiuta a &lt;strong&gt;ridimensionare &lt;/strong&gt;un  momento le nostre emozioni. Sappiamo tutti che c’è una differenza tra  la polizia che in Tunisia sparava e le magagne dei gestori del Pio  Albergo Trivulzio; o tra le confuse arringhe di Di Pietro e le folle che  sfidano i carri armati. Però credo anche che ci siano significativi  paralleli.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Tangentopoli è stato un &lt;strong&gt;rivolgimento sacrosanto&lt;/strong&gt;,  intanto. Duilio Poggiolini, per citare  solo un nome, era veramente un  ladro, e rubava ai malati. Non c’è giustificazione che tenga.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Però il moralismo, accompagnato dal  fatto che i tribunali puniscono solo gli individui, può anche accecare:  quando c’è un delinquente così evidente, è facile dimenticarsi che si  tratta di un &lt;strong&gt;sistema intero.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;E anche il rivolgimento contro  Tangentopoli faceva parte di un nuovo sistema che si stava affermando,  in cui gli imprenditori non sopportavano più la costosa mediazione dei  politici; anzi, &lt;strong&gt;miravano direttamente al potere.&lt;/strong&gt; Come  abbiamo visto con Silvio Berlusconi, ma anche con le sempre più  pressanti interferenze della Confindustria: partendo dai politici &lt;em&gt;ladri&lt;/em&gt;,  sono passati ad abolire del tutto la politica, nonché i sindacati e i  diritti dei lavoratori. E l’esaltazione per le monetine (giustamente)  lanciate contro Craxi rendeva questo processo del tutto invisibile  all’epoca.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Tangentopoli non portò le masse in piazze; ma ci fu ugualmente un &lt;strong&gt;momento critico&lt;/strong&gt;, come nelle grandi rivolte.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;C’era un tempo in cui il 70% degli  italiani osservavano con ammiccante compiacimento o rassegnazione il  marciume generale. Ma nel giro di qualche giorno, quel 70% si è  trasformato in una &lt;strong&gt;tele-folla indignata&lt;/strong&gt;, che stracciava  tessere di partito o si rifiutava di affittare casa ai quattro gatti di  socialisti rimasti. Di Pietro, per un breve periodo, è stato  trasformato in un eroe nazionale.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;In un periodo brevissimo di tempo, milioni di italiani si sono resi conto che i &lt;em&gt;partitocrati&lt;/em&gt; non erano più &lt;strong&gt;padroni del futuro&lt;/strong&gt;. Esattamente ciò che succede in un panico finanziario, in cui la gente corre in banca per cambiare investimento.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Alla grande ondata di entusiasmo, si è contrapposta qualche voce isolata, liquidata come &lt;em&gt;complottista&lt;/em&gt;. Le voci di questo tipo hanno in genere un pregio e un difetto. Il pregio è che l’&lt;strong&gt;avvocato del diavolo &lt;/strong&gt;è  un mestiere ingrato ma prezioso, che permette di cogliere ciò che le  folle non vogliono vedere. Allo stesso tempo, i pochi critici  disinteressati di Tangentopoli, nello smascherare i nuovi interessi in  ballo, hanno trascurato l’ovvio. Cioè che le presunte vittime di  Tangentopoli hanno meritato in pieno ciò che è successo loro.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Credo che i paralleli con l’&lt;em&gt;intifada &lt;/em&gt;araba siano evidenti.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Fa molto comodo inveire contro i “ladri”  o i “dittatori”. I Duilio Poggiolini e i Ben Ali esistono ovunque, ed  esisteranno sempre. Ma ci vuole &lt;strong&gt;un certo tipo di sistema &lt;/strong&gt;per farne ciò che sono stati, un sistema intimamente associato al quadro economico e politico mondiale.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Ci sono innumerevoli &lt;strong&gt;motivi concreti per ribellarsi a ingiustizie clamorose&lt;/strong&gt;, che non hanno molto a che fare con astrazioni come la &lt;em&gt;&amp;quot;diffusione dei valori democratici&amp;quot;&lt;/em&gt;,  di cui i fruttivendoli tunisini o gli spazzini egiziani giustamente se  ne sbattono. E la rabbia (certo assai più modesta) di Tangentopoli si è  nutrita soprattutto degli appalti persi perché non ci si poteva  permettere una lauta mancia al politico di turno, dei posti universitari  riservati ai cugini dei baroni e delle infinite altre vessazioni che  ben conosciamo.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Ma ci vuole un &lt;strong&gt;momento storico &lt;/strong&gt;perché  tutto ciò scoppi; e quindi è fondamentale capire il ruolo delle  privatizzazioni, delle strette bancarie, delle imposizioni del Fondo  Monetario Internazionale, che hanno messo in crisi il vecchio sistema.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Il momento critico, nel mondo arabo, è  arrivato quando il governo tunisino ha esitato a continuare a sparare,  dimostrando che il futuro non era più nelle sue mani. E’ stato questo  l’attimo in cui le complicità sociali si sono spezzate, come da noi la  prima volta che si è riusciti a portare a giudizio un piccolo politico  delinquente, senza che il giudice subisse un &lt;em&gt;incidente&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Tangentopoli ci mostra come un  rivolgimento radicale, che ha eliminato in apparenza tutti i vecchi  partiti e tutti i vecchi uomini politici, vada giudicato però  soprattutto per &lt;em&gt;&lt;strong&gt;come è andata a finire&lt;/strong&gt;. &lt;/em&gt;Con il senno di poi, i &lt;em&gt;veri cattivi&lt;/em&gt; non erano Mario Chiesa o Cusani, ma Silvio Berlusconi, Walter Veltroni,  Sergio Marchionne e Mario Draghi, per citare qualche nome.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Per ora, l’&lt;em&gt;intifada &lt;/em&gt;araba si trova sospesa tra il parallelo comico di Tangentopoli e quello tragico della &lt;strong&gt;guerra del Vietnam&lt;/strong&gt;, escissa dalla&lt;em&gt; memoria storica&lt;/em&gt; del mondo dopo aver fatto alcuni milioni di morti.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;La guerra del Vietnam ci insegna che anche i popoli più remoti, quando vivono la propria storia, devono fare i conti con le&lt;strong&gt; potenze imperiali&lt;/strong&gt;, che oggi – a parte eccezioni locali – sono una sola: gli Stati Uniti.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://lahaine.org/petras/index.php?p=1837&amp;c=1&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;strong&gt;James Petras&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; spiega molto bene la natura assolutamente pragmatica del dominio  statunitense, che poi è quella di qualunque azienda. Chi lavora nel  mondo delle aziende sa infatti che l’imprenditore  di successo &lt;strong&gt;non conosce né alleati né avversari&lt;/strong&gt; permanenti, ma li cambia incessantemente, li gioca gli uni contro gli  altri e li inganna tutti. Finché tutto va bene, si va fuori a cena  insieme con il proprio fornitore, raccontando barzellette sconce; ma  appena quello si trova nei guai, lo si impicca al contratto. Prendi &lt;strong&gt;sempre a calci chi stramazza a terra&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;soprattutto&lt;/em&gt; se è il tuo migliore amico.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Molti ingenui antimperialisti vorrebbero sempre vedere gli imperi alleati inossidabili di &lt;em&gt;dittatori pazzi&lt;/em&gt; e di &lt;em&gt;squadroni della morte&lt;/em&gt;. E’ un &lt;strong&gt;difetto stalinista &lt;/strong&gt;duro  a morire nella sinistra, disposta a rinunciare a tutto – a partire  dall’idea di giustizia sociale – ma non al Nemico Cannibale.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Ma chi ha detto gli imperi siano idealisticamente votati a stare sempre con i più antipatici?&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Infatti, un impero che facesse così fallirebbe subito. L’arte del dominio, come quella del commercio, consiste nel sapere &lt;strong&gt;approfittare di tutte le situazioni&lt;/strong&gt;,  e allearsi con chiunque. Gli Stati Uniti si sono alleati con Stalin  durante la Seconda guerra mondiale e con sterminatori di comunisti  subito dopo.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Hanno sostenuto la guerra contro i contadini cattolici in Messico negli anni Trenta – i &lt;em&gt;&lt;strong&gt;cristero&lt;/strong&gt; -&lt;/em&gt;,  e si sono alleati con il Vaticano in gran parte del resto del mondo.  Contro l’Iran, si sono alleati con la setta islamomarxista dei  Mojahedin-e Khalq, mentre in Iraq hanno lavorato con gli iraniani contro  gli insorti sunniti.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Il Vietnam è stato però il laboratorio di &lt;em&gt;tutte &lt;/em&gt;le &lt;strong&gt;strategie di dominio&lt;/strong&gt;, basato su una serie interminabile di &lt;em&gt;sconvolgimenti&lt;/em&gt;, compiuti nel tentativo di impedire una &lt;em&gt;rivoluzione&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Da una parte, il terrore aereo puro e  semplice, per di più su un paese che non aveva mai lanciato nemmeno un  sasso sul suolo statunitense. Uno dei crimini più terribili del  ventesimo secolo, che gli Stati Uniti si sono felicemente autoperdonati,  lamentandosi pure.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Il generale &lt;strong&gt;Curtis E. LeMay&lt;/strong&gt; spiegava (minuti 2.27 a 3.19 di &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=r9aQgKkwX-w&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;questo video&lt;/a&gt;)  la logica dietro l’uso, da parte statunitense, di bombe equivalenti,  per potenza esplosiva, a 640 degli ordigni nucleari lanciati su  Hiroshima :&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify; padding-left: 30px;&quot;&gt;&lt;em&gt;“Il sistema  energetico che alimenta ogni struttura che fa la guerra, il sistema dei  trasporti, le ferrovie, i treni, i depositi – eliminati. Ogni fabbrica e  ogni installazione industriale, a cominciare dalla  più grande e la  migliore, senza smettere mai finché resteranno incollati insieme due  mattoni. E se occorre, il sistema di irrigazione, da cui dipende in  larga misura la produzione del cibo. Dobbiamo essere disposti a  continuare a bombardare finché non avremo distrutto ogni opera dell’uomo  nel Vietnam del Nord, se è questo che ci vuole per vincere la guerra”.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Verdana;&quot;&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;&lt;object width=&quot;200&quot; height=&quot;166&quot;&gt;&lt;param name=&quot;movie&quot; value=&quot;http://www.youtube.com/v/r9aQgKkwX-w?fs=1&amp;hl=it_IT&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name=&quot;wmode&quot; value=&quot;transparent&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src=&quot;http://www.youtube.com/v/r9aQgKkwX-w?fs=1&amp;hl=it_IT&quot; type=&quot;application/x-shockwave-flash&quot; wmode=&quot;transparent&quot; width=&quot;200&quot; height=&quot;166&quot;&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Verdana;&quot;&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Mentre le Nazioni Unite ordinano a  Gheddafi di dimettersi e andare in esilio, Curtis LeMay sarebbe stato  onorato con la Medaglia dell’Aeronautica statunitense &lt;em&gt;con tre grappoli di foglie di quercia&lt;/em&gt;,  la Croce di Distinzione in Volo, la Croce per il Servizio Distinto, la  Medaglia al Servizio Distinto (due grappoli di foglie di quercia), la  Legione d’Onore francese, la Stella d’Argento e il Primo Ordine al  Merito del governo giapponese.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Tutti titoli certamente meritati: il suo infatti è un perfetto &lt;strong&gt;ragionamento imprenditoriale&lt;/strong&gt;.  In cui l’elemento importante non è la distruzione, un mezzo come un  altro, ma la vittoria. E per ottenere la vittoria, gli Stati Uniti  mobilitarono migliaia di giovani esperti di ogni sorta, economisti,  agronomi, sociologi, antropologi, storici, dediti a trasformare il  Vietnam in un’improbabile società sul modello statunitense.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Secondo i &lt;strong&gt;mutevoli orientamenti&lt;/strong&gt; dei vari &lt;em&gt;think tank&lt;/em&gt; che di volta in volta riuscivano a ottenere gli  appalti, questo significava potenziare i buddhisti, armare oppure  eliminare i cattolici; far appello alle minoranze etniche; basarsi sugli  anziani dei villaggi, oppure distruggere i luoghi di culto per spezzare  la società tradizionale che sosteneva la resistenza; deportare i  contadini in massa dai villaggi; inventare un “ceto medio” mantenuto in  vita con potenti iniezioni di dollari; sostenere colonnelli golpisti  oppure minarli appoggiando “intellettuali liberali”; sterminare o  convertire i comunisti. Anche usando tutti questi mezzi insieme.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Per sette sanguinosi anni, gli Stati Uniti hanno sostenuto il regime di &lt;strong&gt;Ngo Dinh Diem&lt;/strong&gt;,  un curioso misto di idealista e di incompetente nepotista, appoggiato  dalla Chiesa cattolica statunitense. Gli Stati Uniti accettarono senza  problemi i lager che aveva aperto in tutto il paese, i massacri e le  esazioni del suo esercito nei villaggi, il suo appoggio ai latifondisti  che provocava la guerriglia e il fatto che lui si fosse fatto eleggere  con il &lt;strong&gt;98,2% dei voti&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Ma alla fine il suo cattolicesimo aggressivo suscitò l’opposizione del &lt;strong&gt;clero buddhista&lt;/strong&gt;. I media statunitensi passarono a demonizzarlo, cogliendo alcuni clamorosi suicidi pubblici di monaci.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;I buddhisti diventarono così l’ennesima incarnazione mediatica di un &lt;em&gt;popolo democratico nell’animo&lt;/em&gt;, vittima di &lt;em&gt;malvagi tiranni &lt;/em&gt;e dedito all’&lt;em&gt;opposizione non violenta&lt;/em&gt;. E ovviamente l’alternativa al &lt;em&gt;totalitarismo comunista.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Con la solita velocità con cui gli Stati  Uniti sanno cambiare cavallo in corsa, in  un telegramma riservato,  l’ambasciatore statunitense a Saigon &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Ng%C3%B4_%C4%90%C3%ACnh_Di%E1%BB%87m&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;dichiarò&lt;/a&gt;&lt;em&gt;,&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify; padding-left: 30px;&quot;&gt;&lt;em&gt;“&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;Siamo  lanciati su una strada dalla quale non  possiamo fare ritorno in modo  rispettabile: l’&lt;strong&gt;abbattimento del governo &lt;/strong&gt; di Di&amp;#7879;m…non c’è modo di  tornare indietro, poiché, dal mio punto di   vista, è impossibile che la  guerra venga vinta sotto un’amministrazione   come quella di Di&amp;#7879;m.” &lt;/em&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Al posto della bandiera del Vaticano,  che Ngo Dinh Diem faceva svettare in ogni occasione, gli Stati Uniti si  misero a cercare la salvezza dal comunismo nelle comunità buddhiste; e  con l’approvazione statunitense, Ngo Dinh Diem fu &lt;strong&gt;brutalmente assassinato&lt;/strong&gt;, mentre i capi dell’esercito si lanciarono in una serie di colpi di stato.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;I guai, per il Vietnam, erano appena cominciati.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Sono storie di cui pochi parlano volentieri. Gli Stati Uniti, perché il Vietnam è una &lt;em&gt;tragedia&lt;/em&gt; che ha fatto soffrire tante &lt;em&gt;famiglie americane&lt;/em&gt;.  Le sinistre all’epoca, poi, non potevano provare simpatia per Ngo Dinh  Diem, né potevano ammettere che gli americani avessero “abbattuto un  tiranno”.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Resta solo qualche avvocato del diavolo,  che per fortuna rievoca storie scomode; ma proprio perché si concentra  nel suo ruolo, tende a dimenticare che quello di Ngo Dinh Diem fu  davvero un pessimo governo, e che gli statunitensi non lo liquidarono  mafiosamente per odio verso il cattolicesimo, ma semplicemente perché  stavano scommettendo su altri. Gli imperi non fanno la guerra &lt;em&gt;a&lt;/em&gt; nessuno, nemmeno ai &lt;em&gt;comunisti &lt;/em&gt;o agli &lt;em&gt;islamisti&lt;/em&gt;:&lt;strong&gt; fanno la guerra &lt;em&gt;per&lt;/em&gt; se stessi.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Ce n’è di materiale, per capire…&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;http://kelebeklerblog.com/2011/03/02/orientarsi-nellintifada-araba/&quot; style=&quot;font-weight: bold;&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;br /&gt;Fonte&lt;/a&gt;</content>
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        <title type="text">Chiesa in stato confusionale - di Vittorino Merina</title>
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        <published>2011-03-02T17:46:00+01:00</published>
        <updated>2011-03-02T17:46:00+01:00</updated>
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        <summary type="text">&amp;quot;La discesa in campo di Berlusconi ha spaccato in due i cattolici&amp;quot;, asserisce Famiglia cri...</summary>
        <content type="html">&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&amp;quot;&lt;a href=&quot;http://www.nuovasocieta.it/images/foto/vescovi_testa.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; style=&quot;float: left; margin: 2px 10px 10px 0px; width: 298px; height: 223px;&quot; src=&quot;http://www.nuovasocieta.it/images/foto/vescovi_testa.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;La discesa in campo di Berlusconi ha spaccato in due i cattolici&amp;quot;, asserisce Famiglia cristiana. Anche più di due, come attestano le dichiarazioni che seguono. In una Lettera aperta ai cattolici italiani gli strenui difensori della fede e convinti berlusconiani Formigoni, Lupi, Gasparri, Calabrò, Mantovano, Quagliariello, Roccella e Sacconi affermano che c'è il rischio di lasciarsi &amp;quot;strumentalizzare da un moralismo interessato, che emerge solo quando c'è di mezzo il presidente Berlusconi. Un moralismo che nulla ha a che fare con quella imitatio Christi a cui la chiesa ci invita... Noi conosciamo un altro Berlusconi... che ci ha dato la possibilità di portare avanti battaglie difficili e controcorrente, condividendole con noi: bene comune, famiglia, libertà di educazione, leggi in difesa della vita.&amp;quot; Il cattolico Alfano è sicuro che &amp;quot;chi pensa che gli ultimi 15 giorni orientino il voto cattolico si sbagli... E' un esercizio vano cercare di collegare la chiesa a questioni correnti&amp;quot;. Roberto Rosso, così spiega il suo ritorno dal Fli al Pdl: &amp;quot;Vado con Berlusconi che è salesiano come me!&amp;quot;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;quot;Ammesso che Berlusconi sia moralmente censurabile, -scrive un lettore ad Avvenire-rimane pur sempre preferibile a chi avendo un determinato progetto etico politico può fare danni ben maggiori con leggi che facilitano aborto, eutanasia, svilimento della famiglia, statalismo educativo ed economico&amp;quot;. Un lettore di Repubblica, invece, osserva: &amp;quot;La chiesa, prima autorità morale, guarda con indulgenza al potere politico... E' prudente... Ma Cristo ha cacciato i mercanti dal tempio e non è mai stato prudente con i ricchi e potenti&amp;quot;. L'Associane Noi siamo chiesa dichiara &amp;quot;disagio e disgusto... per un costume fondato su una cultura che esalta il culto del denaro e del sesso nelle dimensioni più utilitaristiche... Ci vuole il coraggio evangelico di interrompere l'alleanza con questo governo&amp;quot;.&lt;br /&gt;Molti sacerdoti che verificano quotidianamente la confusione che regna tra i credenti, pro contro o incerti di fronte a quanto succede, si ribellano con fermezza all'interessato attendismo dell'alta gerarchia. Qualche testimonianza. &amp;quot;Dov'è il carisma della chiesa oggi? All'ora necessaria si salva con frasi ambigue, allusive che non incidono&amp;quot;. Un parroco affigge un manifesto listato a lutto &amp;quot;per un Paese umiliato da un premier affarista e licenzioso e per una chiesa connivente e imbavagliata&amp;quot;. Un prete genovese: &amp;quot;Vescovi, il vostro silenzio e la vostra complicità hanno prodotto tutto questo: il berlusconismo ha ucciso l'anima e Berlusconi ha corrotto il cuore&amp;quot;. Qualche vescovo risponde. Mons. Mogavero condanna &amp;quot;la debolezza morale del presidente del Consiglio... Dall'immoralità della vita può discendere l'immoralità del governo&amp;quot;. Mons. Girotti: &amp;quot;La chiesa non può che prendere le distanze, sarebbe contro la sua identità fare finta di nulla&amp;quot;. Mons. Nogaro: &amp;quot;Buona parte del nostro popolo pensa che la corruzione e il malcostume odierno vengono assecondati dall'attuale governo. La chiesa non può tenere rapporti di amicizia con esso &amp;quot; Infine, mons. Noto: &amp;quot;Mai in Italia si era raggiunto un livello così basso nella vita pubblica&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giudizio, quest'ultimo, altamente veritiero ed avvilente. Se l'Italia, sede del trono di Pietro, non ha mai brillato per radicata e convinta moralità, oggi il suo livello è ulteriormente sprofondato. Nella stessa chiesa, si è visto, regna confusione e divisione. E non solo sul sesso, ormai ridotto ad esercizio di rapina, miserabile gioco di furbizie per scalate sociali, ben al di sotto del noto millenario rapporto mercatale. E' venuto meno lo stesso criterio di moralità, vistosamente ridotto a convenienza. &amp;quot;Noi conosciamo un Berlusconi che ci ha dato la possibilità di portare avanti battaglie difficili e controcorrente&amp;quot;, discettano i cattolici al governo. Essi imitano Cristo nella loro vita personale e non giudicano i comportamenti altrui. Farlo sarebbe moralismo politicante. Trappola in cui cadde Gesù quando cacciò i mercanti dal tempio! E la gerarchia che conta concorda, mentre la base, e non solo, è confusa e si ribella. Lei bofonchia qualcosa per tenerla a bada, in attesa che i 'valori non negoziabili' -già largamente garantiti dal Berlusconi 'penitente'- continuino a trasformarsi in leggi. L'importante è dominare, non convincere! Il pericolo è il relativismo culturale. Che importa il trionfante cinismo delle coscienze!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.nuovasocieta.it/editoriali/11878-chiesa-stato-confusionale.html&quot; style=&quot;font-weight: bold;&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Fonte&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</content>
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        <title type="text">L ’ITALIA CHE FA FESTA E QUELLA DEGLI “INVISIBILI” - DI HS</title>
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        <published>2011-03-02T11:02:48+01:00</published>
        <updated>2011-03-02T11:02:48+01:00</updated>
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        <content type="html">&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.comedonchisciotte.org/images/roberto-benigni-sanremo-2011.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; style=&quot;float: left; margin: 2px 10px 10px 0px; width: 301px; height: 198px;&quot; src=&quot;http://www.comedonchisciotte.org/images/roberto-benigni-sanremo-2011.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;Se mai questo “duemilaundici” sarà degno di essere ricordato - qui in Italia -,  oltre che per il “risveglio” delle popolazioni arabe, sarà per la questione delle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell’Unità Italiana in un clima di crisi generale tanto istituzionale, morale e civile quanto economico e materiale. Come si suole ripetere in occasioni come questa, “ai posteri (ma anche ai postumi) l’ardua sentenza”. Personalmente, in un paese in cui il portavoce della categoria produttiva imprenditoriale paventa il collasso economico per la proclamazione di una giornata festiva, in un paese in cui sono ministri individui biechi figuri che ancor oggi – forse soprattutto oggi – si pulirebbero il culo con il Tricolore e nel quale il sempiterno Presidente del Consiglio ritiene “opportune” le celebrazioni dell’Unità Italiana, davvero bisognerebbe chiedersi che senso può avere la commemorazione della nostra presunta unità e identità di popolo, nazione e stato. Quantomeno l’occasione si presterebbe ad un salutare e composto silenzio…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Silenzio per cominciare a guardare in faccia le cose per chiamarle con il loro giusto nome… &lt;br /&gt;Silenzio per cominciare a guardarsi reciprocamente in faccia e allo specchio… &lt;br /&gt;Silenzio per cominciare a misurare la gravità reale della situazione del paese…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La buona notizia – con somma soddisfazione per l’”orgoglio” nazionale del nostro Ministro della Difesa, personalità sorretta da curiosi sentimenti di orgoglio nazionale e patriottico e a parziale scorno dei biechi figuri di cui sopra – è che il 17 marzo potremo rivangare i fasti dell’italica Unità per cui tanto si soffrì.&lt;br /&gt;La notizia un po’ meno buona – ma da far sbellicare dalle risa chi italiano non è – è che,  quasi a nostra insaputa, lo scalcinato stivale è stato commemorato, anzi, sarebbe meglio dire, festeggiato giusto un mese prima. Il palcoscenico di cotanto evento è andato in onda – e mai termine fu più appropriato – durante la diretta per il festival di Sanremo su Rai Uno. Un evento, insomma, degno di un paese come il nostro, ormai immerso nello Spettacolo perpetuo, fermo nel Tunnel del Divertimento che, con poche encomiabili eccezioni, coinvolge tutta la cittadinanza – sudditanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Niente di più appropriato per una nazione che si raccoglie ormai quasi solamente nelle osterie, negli stadi, e… durante Sanremo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mettendo da parte gli entusiastici e sperticati elogi e i commenti elogiativi dispensati giusto per pubblicizzare il made in Italy e la “città dei fiori”, quel che a mio parere è passato sugli schermi in quel di giovedì 17 febbraio, è stato un festival degli orrori e del trash di una bruttezza – estetica ma non solo… - tanto esagerata da essere difficilmente replicabile. Forse solo Emanuele Filiberto e Pupo sono riusciti a raggiungere tali (in)tollerabili vette…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In poche parole un impasto, in realtà non tanto inusuale nella televisione italiana, fra quella che con intuizione felicissima è stata coniata come “popcultura”, ovvero la presunta “cultura alta” affidata alle cure dell’icona (l’Allevi, il Saviano, il Camilleri, ecc…) di turno promossa agli altari dai soloni dell’Intellighenzia, e l’onnipresente pervasiva e invadente società dei Mass Media, dello Spettacolo e del Divertimento, la “subcultura” cialtrona e popolaresca che, con un bombardamento mirato di reality, fiction, talk show e talent show, confonde i piani della realtà e dell’immaginazione con effetti devastanti e banalizzanti. La “subcultura” che cancella dalla storia ogni significato e la dimensione sempre presente del dramma e della tragedia. Una “cosa informe” nella quale vengono frullati senza preoccupazione o ritegno, nella retorica dell’Unità italiana, il povero Gramsci – per il quale le carceri mussoliniane non sono state certo l’ultima condanna inflitta -, “O’surdato n’ammorato”, Goffredo Mameli, Mogol, Battisti e… - ma potevano mancare ? – Berlusconi e Ruby Rubacuori… Responsabili di cotanto illustre florilegio un anziano cantante – presentatore che non si è mai capito se canta come parla o parla come canta, la celebre e procace compagna del famigerato paparazzo Fabrizio Corona - l’ex pupillo e amante (?) dello “scopritore di talenti” Lele Mora, sospettato di essere un ricattatore di professione e un malavitoso -, la sposina del bel divo hollywoodiano George Clooney ed ex del calciatore Bobo Vieri, e una famosa coppia di comici genovesi che, quantomeno, con qualche caduta di tono, il loro mestiere lo fanno onestamente e discretamente. Insomma un inno alla tanto agognata e sospirata meritocrazia che gli italiani sognano…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se in quel dell’Ariston si sono succedute le canzoni che, presumibilmente, hanno fatto la storia d’Italia, scandite da esecuzioni quantomeno imbarazzanti e che fanno gridare vendetta ai timpani – ma sono veramente dei cantanti, quelli lì ? – ci ha pensato il Benigni nazionale a iniettare nel Festival la sana e robusta dose di “popcultura”. Una lezioncina carina per i bambini sull’Inno di Mameli e sulla sua storia, condita dall’attesa melassa retorica, ma il peggio è venuto con la chiosa finale, quando il folletto toscano, ormai dimentico dell’epopea di Mario Cioni, ha ricordato che i giovani martiri del Risorgimento “sono morti perché noi vivessimo”. Insomma loro hanno combattuto e sono morti per i grandi ideali, sono morti perché noi potessimo vivere – sopravvivere (?) – sotto la stessa bandiera, così almeno noi possiamo permetterci il lusso di mettere gli ideali in soffitta. Naturalmente quest’ultima traduzione è mia e ognuno può ricavare dalle parole del folletto toscano il messaggio che vuole o vorrebbe, ma niente mi toglie dalla testa e dalla pelle la sensazione dell’ennesimo invito alla “concordia nazionale” e al quieto vivere di andreottiana ma molto italica memoria. E beato è, ancor oggi, chi si illude che le battute di un comico e la sua presunta satira – e ci mettiamo i vari Crozza, Guzzanti, Luttazzi e, sotto certi aspetti, la Littizzetto – possano aiutare a far cambiare le cose. E’ il risvolto ridanciano della “popcultura” e, al contempo, vagamente impegnato della società dello Spettacolo. Comicità che deride, pontifica e confonde… E forse noi abbiamo dimenticato che funzione primaria ed esclusiva della comicità è quella di suscitare il riso e che il resto – che, per carità di Dio, si può sempre fare – è presunzione e furbo ammiccamento… &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella sua difficilmente eguagliabile bruttezza, il festival di Sanremo non ha celebrato il centocinquantesimo anniversario dell’Unità italiana… Ha, invece, fatto festa in una cornice artificiosamente  celebrativa… Il festival canoro – ormai poco canoro – ha rappresentato l’Italia che fa festa, l’Italia fatta di presunti imprenditori, avidi finanzieri, celebrati manager, (im)politici maneggioni e corrotti di qualunque collocazione nello spettro delle “posizioni politiche”, dell’intellighenzia coccolata, disonesta e viziosa, degli esperti di economia, politologia, sociologia, psicologia, criminologia che si vendono tanto a grammo di “cervello”, delle disponibili grandi firme del giornalismo prone ai desideri dei “potenti”, degli scrittori improvvisati, degli anchorman e del presentatori di successo…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E, ancora, ha sollazzato e compiaciuto l’Italia dei Vip, dei paparazzi, dei magnaccia d’alto bordo, dei concorrenti dei reality, della comparse delle fiction, delle veline, delle letterine, delle starlette, delle pornostar, delle star comicarole, dei cantatucoli, degli attorucoli, delle attricette, dei calciatori e dei piloti, insomma l’Italia della società dello Spettacolo in grande spolvero… Per tacere della scomoda, ma sempre aleggiante, presenza mafiosa…  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E l’Italia che fa festa è anche quella del pubblico plaudente e pagante che ormai non si schioda più dai PC, dalle televisioni, dai cinema, dagli stadi, dalle discoteche, dalle sale giochi… L’Italia sommersa dal suo incubo, felice di poter ammirare i propri beniamini… E se penso a questa Italia non posso fare a meno di ammettere che ben si specchia nel suo Presidente del Consiglio, quell’Omino di Burro che accompagna noi, tanti poveri, imbelli pinocchi e lucignoli, nell’eterno paese dei Balocchi per mutarci in tanti ciuchi… &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’, infine, l’Italia che si “riconosce” nei puttaneschi festini di Villa San Martino ove il sesso ritrova ancora una volta la sua (remunerativa) connotazione “spettacolare”. Ma l’Omino di Burro è o non è soprattutto un grande tycoon e impresario dello spettacolo ? Che importa se, come uomo di governo, è semplicemente disastroso o addirittura inesistente ? Ineluttabile la strada per la puttanocrazia…Tempo fa un amico asserì con una certa arguzia che “ qui in Italia attendevamo il golpe, ma è arrivato solo Lele Mora”. Non era una battuta… &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E qui sta l’Italia che fa festa, l’Italia “virtuale” per la quale tutto è possibile, ma la Crisi preme…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché c’è un’Italia invisibile fatta di precari, di insegnanti e di ricercatori offesi e bistrattati, di operai insultati e sfruttati, di lavoratori vilipesi, di studenti, dei “nuovi italiani” di origine non italiana, ecc… che suda, fatica e lotta quotidianamente, perché quotidianamente sorregge il paese reale, quello che sta andando alla deriva. E’ l’Italia “invisibile” che può e che deve farsi “visibile” per conquistare il posto che le spetta e per riuscire a salvare il salvabile. Un’Italia che deve riscoprire consapevolezza, orgoglio, dignità e fiducia in sé stessa, rifiutando definitivamente quel ruolo di “pubblico pagante” che qualcuno si è peritato di assegnarle.Consapevolezza vuole che cessino gli applausi e che, veramente, non solo Berlusconi, ma anche i vari Marchionne, Montezemolo, Marcegaglia, Moratti, Briatore, per tacere dei vari Fini, Casini, D’Alema, Veltroni, Rutelli, ecc… vengano reclusi in quella famosa soffitta in cui sono stati risposti gli ideali in disuso… Altro che Benigni !&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Invisibile deve farsi autenticamente Visibile, impresa quasi improba e proibitiva…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Occorrerebbe interrogarsi sul serio sul significato del patriottismo e sulla dignità dell’”essere italiani”…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma questa è un’altra storia…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;FINE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=8010&quot; style=&quot;font-weight: bold;&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Fonte&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</content>
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        <title type="text">Arringa per la mia Terra di Herbert Pagani</title>
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        <published>2011-03-01T22:28:19+01:00</published>
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        <content type="html">&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;a href=&quot;http://www.bielle.org/Images/h_pagani.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; style=&quot;float: left; margin: 2px 10px 10px 0px; width: 279px; height: 328px;&quot; src=&quot;http://www.bielle.org/Images/h_pagani.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;object width=&quot;200&quot; height=&quot;166&quot;&gt;&lt;param name=&quot;movie&quot; value=&quot;http://www.youtube.com/v/DGsBv42z5kg?fs=1&amp;hl=it_IT&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name=&quot;wmode&quot; value=&quot;transparent&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src=&quot;http://www.youtube.com/v/DGsBv42z5kg?fs=1&amp;hl=it_IT&quot; type=&quot;application/x-shockwave-flash&quot; wmode=&quot;transparent&quot; width=&quot;200&quot; height=&quot;166&quot;&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span&gt;Di passaggio a Fiumicino       sento due turisti dire, sfogliando un giornale: &amp;quot;Fra guerre e attentati       non si parla che di ebrei, che scocciatori.&amp;quot; È vero, siamo dei       rompiscatole, sono secoli che rompiamo le balle all'universo. Che volete.       Fa parte della nostra natura. Ha cominciato Abramo col suo Dio unico, poi       Mosè con le Tavole della Legge, poi Gesù con l'altra guancia sempre pronta       per la seconda sberla, poi   Freud, Marx, Einstein, tutti esseri       imbarazzanti, rivoluzionari, nemici dell'ordine. Perché?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style=&quot;margin: 1px 6px 1px 10px; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span&gt;Perché l'ordine, quale che fosse il secolo, non poteva soddisfarli, visto       che era un ordine dal quale erano regolarmente esclusi; rimettere in       discussione, cambiare il mondo per cambiare destino, questo è stato il       destino dei miei antenati; per questo sono sempre stati odiati da tutti i       paladini dell'ordine prestabilito. L'antisemita di destra rimprovera agli       ebrei di aver fatto la rivoluzione bolscevica. È vero. C'erano molti ebrei       nel 1917.&lt;br /&gt; L'antisemita di sinistra rimprovera agli ebrei di essere i proprietari di       Manhattan, i gestori del capitalismo. È vero ci sono molti capitalisti       ebrei.&lt;br /&gt; La ragione è semplice: la cultura, la religione, l'idea rivoluzionaria da       una parte, i portafogli e le banche dall'altra sono stati gli unici valori       mobili, le sole patrie possibili per quelli che non avevano una patria.      &lt;br /&gt; Ora che una patria esiste, l'antisemitismo rinasce dalle sue ceneri, o       meglio, scusate, dalle nostre, e si chiama antisionismo. Prima si       applicava agli individui, adesso viene applicato a una nazione. Israele è       un ghetto, Gerusalemme è Varsavia.&lt;br /&gt; Chi ci assedia non sono più i tedeschi ma gli arabi e se la loro mezzaluna       si è talvolta mascherata da falce era per meglio fregare le sinistre del       mondo intero.&lt;br /&gt; Io, ebreo di sinistra, me ne sbatto di una sinistra che vuole liberare gli       uomini a spese di una minoranza, perché io faccio parte di questa       minoranza.&lt;br /&gt; Se la sinistra ci tiene a contarmi fra i suoi non può eludere il mio       problema. E il mio problema è che dopo le deportazioni in massa operate       dai romani nel primo secolo dell'era volgare, noi siamo stati ovunque       banditi, schiacciati, odiati, spogliati, inseguiti e convertiti a forza.       Perché? Perché la nostra religione, cioè la nostra cultura erano       pericolose.&lt;br /&gt; Qualche esempio? Il giudaismo è stato il primo a creare il sabato, il       giorno del Signore, giorno di riposo obbligatorio. Insomma il week-end.       Immaginate la gioia dei faraoni, sempre in ritardo di una piramide. Il       giudaismo proibisce la schiavitù. Immaginate la simpatia dei romani, i più       grossi importatori di manodopera gratuita dell'antichità.&lt;br /&gt; Nella Bibbia è scritto: &amp;quot;La terra non appartiene all'uomo, ma a Dio&amp;quot;; da       questa frase scaturisce una legge, quella della estinzione automatica dei       diritti di proprietà ogni 49 anni. Vi immaginate la reazione dei papi del       medioevo e degli imperatori del Rinascimento?&lt;br /&gt; Non bisognava che il popolo sapesse.&lt;br /&gt; Si cominciò quindi col proibire la lettura della Bibbia, che venne       svalutata come Vecchio Testamento. Poi ci fu la maldicenza: muri di       calunnie che divennero muri di pietra: i ghetti. Poi ci furono l'indice,       l'inquisizione e più tardi le stelle gialle.&lt;br /&gt; Ma Auschwitz non è che un esempio industriale di genocidio. Di genocidi       artigianali ce ne sono stati a migliaia. Mi ci vorrebbero dieci giorni       solo per fare la lista di tutti i pogrom di Spagna, Russia, Polonia e Nord       Africa. A forza di fuggire, di spostarsi, l'ebreo è andato dappertutto. Si       estrapola il significato e eccoci giudicati gente di nessun posto. Noi       siamo in mezzo ad altri popoli come gli orfani affidati al brefotrofio.&lt;br /&gt; Io non voglio più essere adottato, non voglio più che la mia vita dipenda       dall'umore dei miei padroni di casa, non voglio più affittare una       cittadinanza, ne ho abbastanza di bussare alle porte della storia e di       aspettare che mi dicano Avanti.&lt;br /&gt; Stavolta entro e grido; mi sento a casa mia sulla terra e sulla terra ho       la mia terra. Perché l'espressione terra promessa deve valere per tutti i       popoli meno che per quello che l'ha inventata?&lt;br /&gt; Che cos'è il sionismo? Si riduce a una sola frase: l'anno prossimo a       Gerusalemme.&lt;br /&gt; No, non è lo slogan di qualche club di vacanza; è scritto nella Bibbia, il       libro più venduto e peggio letto del mondo.&lt;br /&gt; E questa preghiera è divenuta un grido, un grido che ha più di duemila       anni, e i padri di Cristoforo Colombo, di Kafka, di Proust, di Chagall, di       Marx, di Einstein, di Modigliani, e di Woody Allen l'hanno ripetuta,       questa frase, almeno una volta all'anno: il giorno della Pasqua. &lt;br /&gt; Allora il sionismo è razzismo ?&lt;br /&gt; Ma non fatemi ridere. Il sionismo è il nome di una lotta di liberazione e       come ogni movimento democratico ha le sue destre e le sue sinistre.&lt;br /&gt; Nel mondo ciascuno ha i suoi ebrei. I francesi hanno i còrsi, i lavoratori       algerini; gli italiani hanno i terroni e i terremotati; gli americani       hanno i negri, i portoricani; gli uomini hanno le donne; la Società ha i       ladri, gli omosessuali, gli handicappati.&lt;br /&gt; Noi siamo gli ebrei di tutti.&lt;br /&gt; A quelli che mi chiedono: &amp;quot;e i palestinesi?&amp;quot; Rispondo &amp;quot;io sono un       palestinese di duemila anni fa, sono l'oppresso più vecchio del mondo,       sono pronto a discutere con loro ma non a cedergli la terra che ho       lavorato. Tanto più che laggiù c'è posto per due popoli e due nazioni&amp;quot;.&lt;br /&gt; Le frontiere le dobbiamo disegnare insieme.&lt;br /&gt; Tutta la sinistra sionista cerca da trent'anni degli interlocutori       palestinesi, ma l'OLP, incoraggiata dal capitale arabo e dalle sinistre       europee, si è chiusa in un irredentismo che sta costando la vita a tutto       un popolo, un popolo che mi è fratello, ma che vuole forgiare la sua       indipendenza sulle mie ceneri.&lt;br /&gt; C'è scritto sulla carta dell'OLP: &amp;quot;verranno accettati nella Palestina       riunificata solo gli ebrei venuti prima del 1917&amp;quot; A questo punto devo       essere solidale con la mia gente.&lt;br /&gt; Quando gli arabi mi riconosceranno, mi batterò insieme a loro contro i       nostri comuni oppressori.&lt;br /&gt; Ma per oggi la famosa frase di Cartesio penso, dunque sono non ha nessun       valore.&lt;br /&gt; Noi ebrei sono cinquemila anni che pensiamo e ci negano ancora il diritto       di esistere.&lt;br /&gt; Oggi, anche se mi fa orrore, sono costretto a dire mi difendo, dunque       sono.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin: 1px 6px 1px 10px; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style=&quot;text-align: center; font-weight: bold;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style=&quot;margin: 1px 6px 1px 10px; text-align: center;&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;a href=&quot;http://www.bielle.org/Pages/h_pagani.htm&quot; style=&quot;font-weight: bold;&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;B&lt;/a&gt;&lt;a href=&quot;http://www.bielle.org/Pages/h_pagani.htm&quot; style=&quot;font-weight: bold;&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;IOGRAFIA&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin: 1px 6px 1px 10px; text-align: justify;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</content>
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        <title type="text">Basta complicità con Berlusconi. Lettera aperta di Noi Siamo Chiesa al Card. Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna</title>
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        <published>2011-03-01T17:42:39+01:00</published>
        <updated>2011-03-01T17:42:39+01:00</updated>
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        <summary type="text">di Noi Siamo Chiesa Emilia RomagnaCaro arcivescovo Carlo, ci rivolgiamo a lei, perché è il nostro pa...</summary>
        <content type="html">&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;div style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: italic; font-weight: bold;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.stefanobisi.it/public/wp-content/uploads/vescovi.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; style=&quot;float: left; margin: 2px 10px 10px 0px; width: 298px; height: 232px;&quot; src=&quot;http://www.stefanobisi.it/public/wp-content/uploads/vescovi.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;di Noi Siamo Chiesa Emilia Romagna&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Caro arcivescovo Carlo, ci rivolgiamo a lei, perché è il nostro pastore. Sappiamo che il suo ruolo e il suo ministero è proprio quello di ascoltare, confortare e tenere unito il gregge, cioè guidare il popolo cristiano e aiutarlo a vivere nella fede, nella speranza e nella carità. Vogliamo quindi esprimerle alcune nostre gravi preoccupazioni, con semplicità, ma anche con totale franchezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo preoccupati, perché vediamo il nostro Paese scivolare sempre più in una crisi generale, vissuta da molti con disperazione e senza vie d’uscita, crisi che rischia di compromettere l’unità stessa della Nazione, nei suoi aspetti istituzionali, politici e sociali. E la disperazione non è una virtù cristiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo sconvolti, perché vediamo la classe politica che governa questo Paese sprofondare sempre più nel degrado morale, nell’arroganza dell’impunità, nella ricerca del tornaconto personale e dei propri amici, nel saccheggio della cosa pubblica e nella distruzione sistematica delle basi stesse del vivere civile e democratico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo indignati, perché questa stessa classe politica al governo ha ingannato e continua a ingannare i poveri con false promesse, con un uso spregiudicato e perverso dei mezzi di comunicazione, con l’esibizione ostentata di modelli di comportamento radicalmente contrari al comune sentimento morale della nostra gente. Pian piano sono riusciti a corrompere il cuore e le menti dei più semplici. Guai a chi scandalizzerà questi piccoli!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la preoccupazione maggiore, in quanto credenti, riguarda la nostra Chiesa e in particolare i nostri vescovi. Ecco i pensieri che ci fanno star male e che manifestiamo a cuore aperto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sappiamo che i vertici della CEI e gli ambienti della Curia vaticana hanno deciso già da tempo di appoggiare la maggioranza di destra ancora oggi al governo. È opinione sempre più diffusa, anche tra i cattolici credenti e praticanti, che questa alleanza sia frutto di accordi di potere, volti a ottenere privilegi per la Chiesa e legittimazione per il governo. Vale la pena di compromettere la credibilità dell’annuncio del Vangelo e l’immagine della Chiesa per un piatto di lenticchie?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In nome di questo sostanziale accordo si sono avallate anche politiche di stampo prettamente xenofobo (per esempio, quelle in tema di immigrazione) e del tutto contrarie non solo al Vangelo, ma anche alla stessa dottrina sociale della Chiesa. Per denunciare questa deriva molte voci si sono alzate nel mondo cattolico, sempre ignorate o censurate o minimizzate. Non sono anche queste politiche contrarie ai valori non negoziabili di cui parla il magistero della Chiesa?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Neppure adesso che l’abisso morale e lo stile di vita inqualificabile del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, sono sotto gli occhi di tutto il mondo, neppure adesso i vertici della CEI trovano la forza e la dignità di pronunciare parole chiare, di uscire dalle deplorazioni generiche che riguardano tutti e quindi nessuno, di usare finalmente il linguaggio evangelico del sì sì, no no. Lo sa bene anche il vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero, che ha usato parole straordinariamente chiare e condivisibili prima della prolusione del cardinale Angelo Bagnasco in apertura dell'ultimo consiglio permanente della Cei: “Potrei dire di tutto e di più contro Berlusconi e il teatrino che si evince dalle intercettazioni sulle serate di Arcore. Potrei sfogarmi e dire che è tutto uno schifo. E come me tanti vescovi sarebbero pronti a ‘sparare’. Ma a che serve? La verità è che occorrerebbe che alzassimo la testa tutti i vescovi insieme. Che insieme tornassimo a farci sentire senza alcuna sudditanza politica” (Il Foglio, 19 gennaio 2011).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo alcuni vescovi, in questi ultimi mesi, hanno rotto, sempre a titolo personale, il muro di silenzio. “Sono i giovani le prime vittime degli spettacoli indecorosi di questi giorni – ha tuonato l'arcivescovo di Campobasso-Boiano, Giancarlo Maria Bregantini, presidente della commissione episcopale per i problemi sociali e del lavoro della Cei, intervistato da Repubblica (21 gennaio 2011) –, perché, quando si esaltano modelli discutibili come la corsa alla ricchezza, la forza del denaro e ancora peggio, lo sfruttamento della donna con modi di vivere moralmente inaccettabili, i ragazzini vengono inevitabilmente danneggiati”. E ancora: “Se quanto avvenuto è vero, è un fatto gravissimo sia sul piano dell’etica privata che pubblica. In questo caso, serve un atto di vergogna e insieme l’uscita di scena dalla vita pubblica” (monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vato, Corriere della sera, 31 ottobre 2010).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In ben altro modo fu trattato l’ultimo governo Prodi, debole, ma onesto e capace, di ben più alto profilo morale. Non solo l'esecutivo non fu sostenuto, ma venne addirittura osteggiato dalla Gerarchia ecclesiale, forse proprio perché più libero, sicuramente più laico e quindi meno disponibile ad accordi sotto banco.&lt;br /&gt;Occorre che ci si renda conto davvero che alla base della Chiesa sta aumentando il disagio, il dissenso, la sofferenza, il lento e silenzioso abbandono. A Napoli catechisti e genitori cattolici da giorni stanno presidiando il duomo per chiedere all'arcivescovo Crascenzio Sepe di denunciare il degrado morale delle classe politica al governo. L’amara sensazione di molti, giusta o sbagliata, è che i pastori abbiano tradito il loro gregge, abbiano preferito i morbidi palazzi di Erode alla grotta di Betlemme, abbiano colpevolmente rinunciato alla profezia. E questo non fidarsi di Dio, tecnicamente, è un comportamento ateo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caro arcivescovo Carlo, preghiamo insieme, perché lo Spirito spinga tutti a una vera conversione, a un saper ritornare sui nostri passi, a riscoprire la dimensione di un servizio povero e disinteressato, a seminare gioia e bellezza e speranza, nella libertà e nella verità.&lt;br /&gt;Faccia sentire anche lei, caro arcivescovo, la sua voce contro la mercificazione della donna e lo stupro della res pubblica di chi ci governa.&lt;br /&gt;&lt;br style=&quot;font-weight: bold;&quot; /&gt;&lt;a href=&quot;http://temi.repubblica.it/micromega-online/basta-complicita-con-berlusconi-lettera-aperta-di-noi-siamo-chiesa-al-card-carlo-caffarra-arcivescovo-di-bologna/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Fonte&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</content>
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        <title type="text">Gheddafi, la primavera dei popoli mediorientale e il punto di vista latinoamericano*</title>
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        <published>2011-03-01T10:05:59+01:00</published>
        <updated>2011-03-01T10:05:59+01:00</updated>
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        <summary type="text">L’America latina è lontana dal Medio oriente e non provatevi a capire cosa accade in Libia e in Medi...</summary>
        <content type="html">&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;L’&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.puntocritico.net/wp-content/uploads/2011/02/20090610_gheddafi2.jpg&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;http://www.puntocritico.net/wp-content/uploads/2011/02/20090610_gheddafi2.jpg&quot; style=&quot;float: left; margin: 2px 10px 10px 0px; width: 295px; height: 295px;&quot; /&gt;&lt;/a&gt;America latina è lontana dal Medio oriente e non provatevi a capire cosa accade in Libia e in Medio oriente leggendo la stampa latinoamericana. Vi disorientereste e in qualche caso restereste molto delusi nel trovare notizie improbabili su manifestazioni in favore di Gheddafi, sull’ordine che regna a Tripoli o al massimo un passacarte di agenzie terziste a denti stretti. Se è corretto denunciare un possibile intervento straniero, i pericoli di frammentazione del paese, o perfino la disinformazione all’opera, il silenzio delle organizzazioni multilaterali, a partire da Unasur e Mercosur, è oramai assordante. Non meglio va con i governi, con l’eccezione del Perù e dell’Uruguay. Dal Brasile all’Argentina, da Cuba al Nicaragua al Venezuela, relazioni e alleanze storiche, preoccupazioni geopolitiche, timori e sottovalutazioni, fanno sì che l’America latina dei movimenti sociali, l’America latina altermondista e terzomondista delle relazioni Sud-Sud, sembri non comprendere e voltare le spalle alla primavera dei popoli mediorientale e non faccia una bella figura (né i suoi interessi né il suo dovere).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La distanza si fa incolmabile nell’interpretazioni dei fatti libici, tutta geopolitica e ideologica. In Libia sarebbe guerra civile e non sollevazione popolare, in una forma interpretativa dove le aspirazioni dei popoli, le motivazioni dei giovani in piazza, i rapporti di forza con la repressione, non trovano spazio. In particolare media come Telesur, ma non va molto meglio con la Jornada o con Página12, ovvero la crema dell’informazione progressista latinoamericana, leggono i fatti esclusivamente in un’insufficiente ottica geoenergetica. Media che, mentre il mainstream spargeva letame disinformativo a piene mani, hanno illuminato il mondo sulla rivolta zapatista del 1994, o la caduta del regime neoliberale in Argentina nel 2001 o il golpe in Honduras nel 2009, oggi si rifugiano nella comodità di un’interpretazione del tutto riduttiva: “gli amerikani vogliono il petrolio libico”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi da cent’anni cerca di crearsi il proprio spazio nel mondo lottando contro le ripetute aggressioni statunitensi (militari, economiche, mediatiche), chi da questo deve difendere le proprie ricchezze e in particolare il proprio petrolio con le unghie e con i denti, chi vede sistematicamente finanziare dall’estero opposizioni eversive, non riesce a leggere (o non vuol leggere, anche per motivi di propaganda) gli eventi libici che in una sola ottica: Gheddafi difende il petrolio libico dall’attacco imperialista. Bastano poche frasi  anticolonialiste del battutaro libico, massacratore di migranti in ossequio alle sacre direttive dell’Unione Europea e compagno di bunga bunga di Silvio Berlusconi, per infervorare a suo favore molti tra quelli che in America latina hanno una storia cristallina di lotta per l’autodeterminazione dei popoli e contro le ingerenze straniere. In particolare l’interpretazione del governo venezuelano si fa tutta realpolitika nella preoccupazione di perdere un alleato importante nello scacchiere chiave dell’OPEC, l’organizzazione dei paesi esportatori di petrolio che era moribonda e supina agli interessi occidentali quando Hugo Chávez andò al governo in Venezuela e che è stata fondamentale, soprattutto per merito venezuelano, nel diventare fattore di multipolarismo nel mondo attuale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le preoccupazioni di intervento della NATO sono legittime ma forse esagerate e soprattutto occultano che un massacro è già in atto. In questo l’editoriale di Fidel Castro ampiamente ripubblicato e commentato in tutto il mondo è impeccabile nella prudenza e anche nel condannare la repressione. Ma l’interpretazione di Fidel è tutta per la tesi “guerra civile” scartando la possibilità di una sollevazione popolare in corso e del risveglio della società civile libica simultaneo, sull’onda della Rete, a quello di altri popoli della regione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto stiamo vedendo in Libia sarebbe l’inizio di una “rivoluzione colorata” eterodiretta dall’Occidente o è un’altra sollevazione popolare contro autocrazie amiche dell’Occidente? Tra la speranza e la preoccupazione Fidel sceglie la chiave interpretativa della paura. Ha ragione anche Hugo Chávez a censurare la doppia morale della comunità internazionale nel condannare Gheddafi e restare zitta sui bombardamenti chimici statunitensi su Falluja, sull’assedio israeliano di Gaza e sui sistematici massacri di civili in Iraq e Afghanistan. Ha ragione Chávez e il suo cancelliere Nicolás Maduro a puntualizzare il pericolo di un intervento occidentale e della divisione del paese che in questo momento più d’uno tra quanti guardano con orrore agli eventi libici considerano auspicabile. Ma anche Chávez sceglie la chiave della “guerra civile”, nella quale si schiera purtroppo con Gheddafi, contro un’opposizione popolare che considera eterodiretta e che implicitamente assimila all’opposizione, quella sì eversiva, che fronteggia a casa sua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vero è anche che alcune delle notizie di stampa appaiono schematicamente esagerate (i mercenari africani pagati 12.000 € a omicidio, i 10.000 morti, gli stupri casa per casa, perfino i video sulle fosse comuni) inducendo una volta di più alla prudenza sulla disinformazione come sempre sparsa a piene mani dal mainstream. Ma non è possibile fare come se Gheddafi non stia massacrando il proprio popolo e come se il precedente di bombardamenti su manifestazioni popolari non sia proprio quello dei gorilla argentini contro il popolo peronista nel 1955 per imporre la prima dittatura antipopolare e fondomonetarista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molte delle preoccupazioni sono legittime ma è vero anche che i leader e l’informazione latinoamericana appaiono sottovalutare aspetti fondamentali di quanto accade in Libia e più in generale in Medio oriente. No, in Medio Oriente non stiamo vivendo una nuova rivoluzione colorata eterodiretta da Washington e benedetta dal Fondo Monetario Internazionale. In Medio oriente siamo all’inizio, appena all’inizio, di una “primavera dei popoli” simile a quella che l’Europa ha vissuto nel lontano 1848 quando nel giro di pochi mesi, e senza alcuna agenda predefinita, si liberò dei governi della Restaurazione imposti alla sconfitta di Napoleone I. Per quanto complicato possa sembrare è dovere dell’America latina integrazionista essere conseguente con la propria stessa genesi e appoggiare senza paura i popoli mediorientali che si stanno liberando di regimi autocratici spalleggiati spesso per decenni dall’Occidente. E’ dovere dell’America latina svelare una volta di più la menzogna dell’ “esportazione della democrazia” ed appoggiare i fuochi di ribellione che nascono nel sud del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In queste ore i governi occidentali, in particolare il più screditato di tutti, quello italiano, stanno millantando il pericolo dell’avvento di governi basati sul fondamentalismo islamico per imporre una nuova generazione di autocrati che facciano che tutto cambi perché nulla cambi. Ma non ci sono molti barbuti né burka in piazza a Bengasi come ieri al Cairo e l’altro ieri a Tunisi. E se ci sono l’obbiettivo dev’essere appoggiare quei ragazzi sbarbati e quelle ragazze dal volto scoperto perché siano in grado di esprimere una classe dirigente alternativa. Se nessuno crede nei popoli del Medio oriente l’America latina deve credere nei popoli del Medio oriente. Non c’è altra via, per l’America latina, che riconoscere nei ragazzi egiziani, tunisini, libici, domani ojalá sauditi, le stesse aspirazioni e le stesse speranze che hanno strutturato negli anni ‘90 i movimenti sociali latinoamericani che hanno saputo farsi governo. Fino a ieri le relazioni Sud-Sud erano affare (importante) dei governi. Adesso la sfida diventa far diventare popolari tali relazioni Sud-Sud.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per arrivare a ciò è indispensabile riconoscere in Gheddafi il nemico politico e non solo il (prescindibile) alleato geopolitico. Non possiamo più condannare i crimini commessi contro i migranti dagli Stati Uniti, dall’Unione Europea e da governi come quello di Felipe Calderón in Messico se non riconosciamo in Muammar Gheddafi il massacratore di migranti per conto di Silvio Berlusconi e di altri governi europei. Forse sono false le fosse comuni mostrate dai media, ma non sono false le fosse comuni in Libia dove in questi anni sono finite le speranze di migliaia di migranti africani. Quando nel 2008 l’America latina tutta, Fidel, Chávez, Lula, Evo, esplose contro la vergogna delle direttive europee contro i migranti, era a Gheddafi che l’UE appaltava una parte di tali crimini ed è con Gheddafi che fanno affari il lugubre Cameron, il triste Sarkozy e l’impresentabile Berlusconi. Gli europei erano i mandanti, ma Gheddafi era il sicario di quei migranti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D’altra parte è innegabile che anche se in Libia non è in corso un “genocidio”, Gheddafi stia reprimendo il proprio popolo con una ferocia intollerabile, impresentabile, imperdonabile. Forse i morti non sono 10.000 come racconta il sistema disinformativo mainstream, ma sono comunque centinaia. Ed è un’onta difficilmente emendabile che per Telesur Al Jazeera sia un partner strategico quando racconta i crimini statunitensi o israeliani ma vada oscurata quando narra del popolo libico che si ribella. Vorremmo vedere anche su Telesur le immagini dei ragazzi di Bengasi che portano in piazza le immagini di Omar al Mukhtar, l’eroe della lotta contro il colonialismo italiano. E’ con loro che deve stare l’America latina!&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;div style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;*per gentile concessione di &lt;a href=&quot;http://www.gennarocarotenuto.it&quot; style=&quot;font-weight: bold;&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Gennaro Carotenuto&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;GIORNALISMO PARTECIPATIVO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;http://www.giannimina-latinoamerica.it/archivio-notizie/644-gheddafi-la-primavera-dei-popoli-mediorientale-e-il-punto-di-vista-latinoamericano&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Fonte&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</content>
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        <title type="text">Il Cavaliere pronto a tutto per l'appoggio della Chiesa - di NADIA URBINATI</title>
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        <published>2011-02-28T11:56:31+01:00</published>
        <updated>2011-02-28T11:56:31+01:00</updated>
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        <content type="html">&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;QU&lt;a href=&quot;http://vaticandiplomacy.files.wordpress.com/2008/06/berlusconi-visita-papa-2008.jpg?w=450&amp;h=338&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; style=&quot;float: left; margin: 2px 10px 10px 0px; width: 294px; height: 220px;&quot; src=&quot;http://vaticandiplomacy.files.wordpress.com/2008/06/berlusconi-visita-papa-2008.jpg?w=450&amp;h=338&quot; /&gt;&lt;/a&gt;ANTO ci costerà in termini di beni pubblici - come la legge, la scuola, i diritti individuali - la sopravvivenza di questo governo? La domanda non è per nulla retorica visto lo stile da riscossa ideologica con il quale un presidente del Consiglio sempre più debole, in picchiata nei sondaggi, cerca di riprendere in mano le sorti della sua carriera politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla disperata ricerca di sostegno nei settori dell'opinione pubblica a lui più tradizionalmente vicini, il premier ha messo in cantiere un sostanzioso paniere di beni pubblici da offrire alle gerarchie vaticane in cambio di un appoggio. La cronologia non inganna. Il 18 febbraio la delegazione del governo italiano, guidata da Berlusconi incontra la delegazione vaticana con Bertone e Bagnasco. Al centro del colloquio i temi di politica interna e di cosiddetta etica: l'assistenza spirituale negli ospedali e nelle carceri, la legge sul fine vita, la scuola paritaria e il &amp;quot;quoziente familiare&amp;quot;. Il vertice è cortese ma si svolge con qualche imbarazzo: non c'è, ad esempio, il faccia a faccia con il premier. &amp;quot;Non era previsto&amp;quot;, fa sapere il Vaticano. Berlusconi deve cercare di recuperare punti nei confronti della gerarchia cattolica. Ed ecco il discorso di due giorni fa: dopo solo una settimana egli rende al Vaticano ciò che aveva promesso e nel nome della libertà dell'individuo di cercare la propria felicità e &amp;quot;farsela&amp;quot; con le &amp;quot;proprie mani&amp;quot;, assesta una serie di colpi durissimi ai diritti di libertà e poi al bene pubblico della scuola, un diritto di cittadinanza prioritario. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo scambio con le gerarchie vaticane è nel solco dell'oliatissimo e secolare guicciardinismo gesuitico: si metta una pietra tombale sul vergognoso comportamento del premier in cambio di sostanziose concessioni sui diritti e la scuola confessionale (sofisticamente detta &amp;quot;privata&amp;quot;). All'autorità che ha il dovere legittimo di sottoporre la vita e la realtà mondana al giudizio morale nel nome di principi non compromissibili, come sono quelli del Vangelo, viene proposto di patteggiare su quei principi in cambio del ridimensionamento della scuola pubblica a favore della propria scuola di indirizzo religioso e dell'opposizione del Parlamento a ogni legge che cerchi di riconoscere le coppie omosessuali e che consenta l'adozione di bimbi da parte di adulti non sposati. Alla ricerca di una benedizione curiale il più immorale degli italiani si erge a educatore e modello di moralità, di sacralità e vocazione educatrice della famiglia. E tutto questo nel nome della libertà! La libertà dei genitori &amp;quot;di inculcare ai loro figli quello che essi vogliono&amp;quot;  -  come se i figli fossero proprietà dei genitori alla pari di un'automobile o di un'abitazione con la quale fare &amp;quot;quello che si vuole&amp;quot;. Quel che a noi cittadini preme e deve premere non è come la Chiesa si comporterà di fronte alla tentazione di un &amp;quot;patto diabolico&amp;quot;. Ciò che a noi preme soprattutto è l'uso di un bene pubblico  -  quindi non disponibile - per ragioni private, privatissime anzi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il premier in bilico sa quanto sia determinante l'appoggio della Chiesa. E' allora disposto a dileggiare gli insegnanti (da molti dei quali ha tra l'altro ricevuto il voto tre anni fa) in una strategia retorica che serve a gettare discredito sulla scuola pubblica per poi preparare il terreno ideologico che giustifichi ulteriori decurtazioni di mezzi e risorse all'istruzione. Non a caso il Giornale di famiglia, ieri puntava tutto sulla strategia seduttiva del Cavaliere nei confronti dei cattolici: intervista al cardinal Bagnasco e ampio risalto al discorso di Berlusconi in prima pagina e nelle pagine due e tre. Sulla scuola, spiega Il Giornale, &amp;quot;Berlusconi gioca di sponda con la Santa Sede sostenendo di fatto la scuola privata. Perché, spiega, 'gli insegnanti inculcano idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie'&amp;quot;. In nome della libertà del premier  -  libertà dalla legge prima di tutto - tutti gli italiani dovrebbero vivere secondo le idee e le leggi che convengono al premier e a chi lo sostiene: questo è il senso della libera ricerca della felicità nell'Italia contemporanea. &lt;br /&gt;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.repubblica.it/scuola/2011/02/28/news/cavaliere_chiesa-12991495/?ref=HREC1-3&quot;&gt;&lt;br style=&quot;font-weight: bold;&quot; /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Fonte&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</content>
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        <title type="text">&quot;GELLI E IL CAMBIO NEL POTERE OCCULTO&quot; - di  Alessandro Calvi</title>
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        <published>2011-02-28T09:35:39+01:00</published>
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        <content type="html">&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;i&gt;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.gexplorer.net/notizie/wp-content/uploads/2011/01/gelli.jpg&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;http://www.gexplorer.net/notizie/wp-content/uploads/2011/01/gelli.jpg&quot; style=&quot;float: left; margin: 2px 10px 10px 0px; width: 290px; height: 387px;&quot; /&gt;&lt;/a&gt;Giuseppe De Lutiis il maggior esperto italiano di intelligence e terrorismo  spiega che, oltre alla transizione politica, nella inusuale loquacità del Venerabile potrebbe nascondersi pure la volontà di preparare il terreno alla sua personale transizione, quella verso l’“Oriente Eterno”.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Potrebbe essere una «transizione morbida» l’obiettivo celato dietro l’inusuale necessità di intervenire pubblicamente che ha colto da qualche tempo Licio Gelli. Ne è convinto Giuseppe De Lutiis, tra i maggiori analisti italiani di terrorismo e servizi segreti, al quale i segnali che circolano da qualche tempo - come le rivelazioni dello stesso Gelli sull’Anello, una struttura segreta e parallela che il Venerabile ha collegato a Giulio Andreotti - non sono sfuggiti. Neppure quelli che sembrano indicare nella fase attuale una certa similitudine con quella attraversata dal paese tra il ’92 e il ’94. «È inevitabile pensare - spiega - che, quello che Giorgio Galli chiama il governo invisibile, stia lavorando a &lt;a href=&quot;http://www.gexplorer.net/notizie/2011/01/il-venerabile-gelli-scarica-berlusconicon-il-puttanaio-degli-ultimi-tempi-e-venuto-meno-ai-nostri-principi-ha-disfatto-la-famiglia-ora-disfa-litalia/&quot; style=&quot;font-weight: bold;&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;un dopo Berlusconi&lt;/a&gt; meno caratterizzato dal muro contro muro». Almeno, sarebbe una differenza con quegli anni disgraziati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I segnali sono tanti. Le parole di Licio Gelli sono lì, nero su bianco. E non ci sono soltanto quelle: c’è una concatenazione di eventi che suggerisce che qualcosa, dietro le quinte del potere, molto dietro quelle quinte, stia accadendo, al riparo dal clamore delle cronache. Poi, certo, qualche segnale va dato. Ed ecco, infatti, che è puntualmente arrivato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è stato uno strappetto di Licio Gelli dopo il cosiddetto scandalo P3, per prendere le distanze da quel «sodalizio di affaristi». Poi, a gennaio, dopo che lo stesso Gelli si era concesso al quotidiano friulano il Piave svolgendo alcune osservazioni su Tina Anselmi, è arrivata una sibillina intervista pubblicata dall’Espresso nella quale il prefetto Bruno Rozera, pezzo pregiato della massoneria, parla anche di Gelli, ricordandone significativamente l’attività nel periodo precedente agli anni tra il 1992 e il 1994. Infine, due interviste consecutive dell’ex capo della P2, una al Tempo e una ad Oggi, nelle quali Gelli sembra prendere in modo deciso le distanze da Berlusconi e fa una rivelazione: «Io avevo la P2, Cossiga la Gladio e Andreotti l’Anello». Ce ne è abbastanza per farsi qualche domanda. «Già - dice Giuseppe De Lutiis - non è casuale se in poche settimane Gelli abbia espresso in più sedi le sue valutazioni e lo abbia fatto con interviste di quel tenore. D’altra parte, non credo neppure che quella del prefetto Rozera, che ha informazioni paragonabili a quelle in possesso di Gelli, sia una decisione casuale. E questo è possibile attribuirlo al fatto che l’era di Berlusconi sembra terminata, sia perché lo stesso interessato ha contribuito molto ad accelerarne la fine, sia per la durata che si avvicina al ventennio. E forse anche per altre ragioni che noi non conosciamo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, mentre la vita politica sembra avvitata da mesi in una picchiata molto pericolosa, «potrebbe essere - osserva De Lutiis - che queste interviste servano a preparare il terreno ad un cambio di gestione sia del potere palese che di quello più o meno occulto». Dunque, la promessa di Gelli, il quale ha annunciato altre rivelazioni, «potrebbe aiutarci, se mantenuta, a comprendere molti aspetti della difficile gestione di questo paese che è stato definito efficacemente come una portaerei nel Mediterraneo e che ora vede al comando una persona che anche a livello internazionale non viene più ritenuta affidabile». De Lutiis non esclude però che le parole di Licio Gelli nascondano anche un elemento di natura più personale. «Gelli - osserva - è stato un uomo di frontiera, considerato come un demone dall’area progressista. Ora, a 92 anni, con qualche rivelazione e qualche apertura, potrebbe voler preparare il terreno anche per meritare una valutazione meno negativa della sua figura quando lui transitasse all’Oriente Eterno».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D’altra parte, aggiunge De Lutiis, «Gelli detiene tanti di quei segreti che può scegliere di rivelarne alcuni senza per questo far franare una intera area politica». Per ora, dal cappello ha tirato fuori l’Anello, organizzazione segreta della quale sino a poco fa era ignota la stessa esistenza e della quale tuttora non conosciamo neppure il vero norme: nelle poche carte che ne attestano l’esistenza è indicato come Noto Servizio; Anello è un nome attribuitogli da alcuni appartenenti in via informale. Nato alla fine della seconda guerra mondiale, la sua esistenza fu svelata soltanto nel 1998 da alcuni documenti riservati, rinvenuti in un archivio del Viminale da Aldo Giannuli, su incarico dei magistrati di Milano e Brescia che indagavano sulle stragi di piazza della Loggia e di piazza Fontana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Già, dell’Anello sappiamo molto poco ma almeno ora sappiamo che esiste. A dircelo, al là di qualche documento e di alcune testimonianze, c’è anche Gelli». «Devo dire - confessa De Lutiis - che inizialmente ero scettico, forse influenzato da valutazioni negative provenienti da un ambiente molto informato. Ma poi mi sono convinto del contrario». Ebbene, di questa organizzazione conosciamo il pezzetto di storia riferito a Mario Roatta relativo alla metà degli anni ’40 ma poi, spiega De Lutiis, «dobbiamo fare un salto di molti decenni per arrivare alla fuga di Kappler e al sequestro Cirillo, vicende nelle quali l’Anello operò, come intervenne, secondo qualcuno, anche nel caso Moro. Ma - prosegue De Lutiis - se l’Anello esiste dal ’45, cosa ha fatto dopo? Mancano 60 anni, forse potrebbe essere stato protagonista di altri episodi, forse, sapendone di più, potremmo rileggere un pezzo di storia della Repubblica».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Soprattutto, c’è da chiedersi chi lo gestì negli anni ‘50, gli anni della guerra fredda in cui più aspra era la contrapposizione tra il mondo occidentale e quello comunista. «Di Gladio - dice ancora De Lutiis - non sappiamo nulla su quello che può aver fatto dopo il ’46. Ad esempio, fino al ’56 è esistita anche una organizzazione detta “O”, erede della Osoppo, formazione partigiana moderata, che raccoglieva oltre 5mila aderenti. C’erano rapporti tra queste due strutture? Cosa hanno fatto nel primo decennio di guerra fredda conclamata? Non conosciamo neppure i nomi degli aderenti a nessuna delle due organizzazione. E non sappiamo come una formazione come l’Anello si sia collocata in un simile sistema di apparati, nel quale si sono mossi anche il Sifar e l’Ufficio affari riservati. Ma, certo, la sua esistenza è coerente con quell’apparato».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se questo è il quadro, è evidente che per noi è difficile anche comprendere l’affermazione di Gelli che ha collegato il Noto Servizio con Andreotti. «La semplificazione prospettata da Gelli - osserva De Lutiis - dovrebbe essere suffragata da qualche prova. Ciò che è noto, è che Andreotti operò per disvelare, e quindi rendere inservibile, Gladio che, invece, fu difeso da Cossiga. E ancora oggi negli ambienti eredi del servizio segreto militare, che era quello che gestiva Gladio, Cossiga è popolarissimo, quasi venerato, mentre verso Andreotti permane un sentimento, per così dire, di avversione». «Essendo trascorso mezzo secolo - conclude De Lutiis - forse le autorità politiche potrebbero ammettere gli storici a consultare almeno una parte delle carte, a meno che il maestro Venerabile non ci aiuti a caprine di più come ha promesso».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/352306/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Fomte&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</content>
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        <title type="text">“Più trote nei fiumi, meno al governo” Contestato a Varese il figlio del Senatur - di Alessandro Madron</title>
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        <published>2011-02-26T15:20:30+01:00</published>
        <updated>2011-02-26T15:20:30+01:00</updated>
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        <content type="html">&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;U&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/themes/ilfatto/thumb/295x0/wp-content/uploads/2011/02/renzo-bossi-PEZZO.jpg&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/themes/ilfatto/thumb/295x0/wp-content/uploads/2011/02/renzo-bossi-PEZZO.jpg&quot; style=&quot;float: left; margin: 2px 10px 10px 0px; width: 288px; height: 148px;&quot; /&gt;&lt;/a&gt;n gruppo di ragazzi espone uno striscione contro Renzo Bossi che replica con una battuta. Il botta e risposta durante un convegno leghista a Tradate che ha evidenziato la frattura tra 'maroniani' e 'reguzzoniani' all'interno del Carroccio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;                  &lt;div class=&quot;w300 fleft&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“Più trote nei fiumi, meno trote al governo”. Questo il contenuto di uno striscione esposto ieri sera, proprio durante l’intervento del figlio del Senatur, &lt;strong&gt;Renzo Bossi&lt;/strong&gt;, in occasione di un convegno leghista sul federalismo a Tradate, nel cuore della provincia di Varese. Autori della contestazione un gruppetto di giovanissimi del  posto. Ragazzi tra i sedici e i diciotto anni che hanno agito senza sbandierare simboli di partito. E hanno strappato l’applauso di una consistente parte del pubblico presente in sala. Al tavolo dei relatori, dove erano presenti esponenti di spicco della Lega, come il capogruppo alla Camera &lt;strong&gt;Marco Reguzzoni&lt;/strong&gt;, è arrivata pronta la risposta del “Trota”, altrettanto applaudita: “Non sono al governo, sono in regione. Poi sono orgoglioso di essere una trota, perché sono pesci che nuotano nell’acqua pulita”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre dal palco continuava la carrellata di interventi pro federalismo, la manifestazione di dissenso è stata sedata da un gruppo di solerti militanti leghisti che, dopo alcuni secondi di smarrimento, si sono avventati sullo striscione, strappandolo di mano ai contestatori. I ragazzi sono stati accompagnati all’esterno del teatro, non senza qualche momento di frizione lungo i corridoi, dove sono volati paroloni e qualche insulto, ma nulla più. Nell’improvvisata security in salsa padana hanno prestato la loro opera diversi simpatizzanti. Tra i volontari anche un infervoratissimo &lt;strong&gt;Giangiacomo Longoni&lt;/strong&gt;, consigliere regionale del Carroccio in Lombardia e “tutor”del Trota.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Abbiamo solo espresso la nostra idea. Veramente avremmo voluto esporre anche un secondo striscione – hanno spiegato poi i ragazzi – per protestare contro il razzismo di stampo leghista, contro le espulsioni e il trattamento riservato agli extracomunitari. Vogliamo che venga riaffermato il principio dell’uguaglianza di tutti gli individui, senza distinzioni di religione, sesso e razza”. Sulle ragioni della contestazione a Renzo Bossi sono stati altrettanto chiari: “Questa sera era lui il simbolo più forte del pensiero leghista non tanto per la carica ricoperta, quanto perché incarna il ruolo del successore designato. Noi viviamo fianco a fianco con nostri coetanei che si dichiarano leghisti e sentiamo quello che pensano, quello che dicono. Noi vogliamo far sapere che i giovani del nord non sono tutti così”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I giorni che hanno preceduto il convegno sono stati animati dagli echi di una pesante frattura interna alla Lega, che ha scomodato addirittura il ministro dell’Interno, &lt;strong&gt;Roberto Maroni&lt;/strong&gt;. La questione starebbe tutta in un gioco di potere in atto da qualche tempo nel partito, una lotta di successione che si sta giocando tra i colonnelli leghisti e che vede opposte la fazione vicina al ministro e quella del “cerchio magico”, capitanata dall’onorevole Reguzzoni. Il convegno sul federalismo di Tradate è stato l’occasione per mettere in piazza questa frattura: un autentico sgambetto ordito ai danni dei padroni di casa, una delegittimazione pubblica. Tradate è infatti la città del presidente della provincia di Varese &lt;strong&gt;Dario Galli&lt;/strong&gt;, e ha come sindaco &lt;strong&gt;Stefano Candiani&lt;/strong&gt;, segretario provinciale del partito. Non solo i due non sono stati invitati, ma non sono stati nemmeno avvisati dell’evento. Un “affronto” tramato dalla segreteria di circoscrizione (vicina a Reguzzoni) contro l’asse maroniano del partito, che vede in Candiani e Galli due esponenti di rilievo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il segretario provinciale non ha gradito e pare abbia incassato il sostegno anche diretto del super ministro, che i bene informati dicono essere intenzionato a ricambiare il favore organizzando a sua volta un incontro pubblico sul federalismo nella vicina Busto Arsizio, la città di Reguzzoni. Si tratta dell’ennesimo capitolo di una querelle che dura da tempo: già la scorsa estate la segreteria di Candiani era stata messa in discussione da Reguzzoni e anche in quell’occasione un intervento di Maroni aveva rimesso le cose al loro posto. Ieri sera al convegno Galli e Candiani si sono presentati lo stesso: sono saliti sul palco e tra sorrisi e strette di mano hanno dato prova della proverbiale compattezza della Lega Nord, sciorinando il loro sermone sull’importanza e sulla bontà del federalismo municipale.&lt;br /&gt;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/26/piu-trote-nei-fiumi-meno-al-governo-contestato-il-figlio-del-senatur/94129/&quot;&gt;&lt;br style=&quot;font-weight: bold;&quot; /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Fonte&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</content>
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        <title type="text">Italia primo fornitore europeo di armi alla Libia - di Giorgio Beretta</title>
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        <published>2011-02-26T11:12:11+01:00</published>
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        <summary type="text">L’Italia non solo è uno dei principali partner commerciali della Libia, ma è il maggiore esportatore...</summary>
        <content type="html">&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.unimondo.org/var/unimondo/storage/images/notizie/italia-primo-fornitore-europeo-di-armi-alla-libia/675413-1-ita-IT/Italia-primo-fornitore-europeo-di-armi-alla-Libia_medium.jpg&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;http://www.unimondo.org/var/unimondo/storage/images/notizie/italia-primo-fornitore-europeo-di-armi-alla-libia/675413-1-ita-IT/Italia-primo-fornitore-europeo-di-armi-alla-Libia_medium.jpg&quot; style=&quot;float: left; margin: 2px 10px 10px 0px; width: 296px; height: 198px;&quot; /&gt;&lt;/a&gt;L’Italia non solo è &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-02-21/strade-aeroporti-calcio-petrolio-151958.shtml?uuid=AaArHIAD&quot;&gt;uno dei principali partner commerciali della Libia&lt;/a&gt;, ma è il maggiore esportatore europeo di armamenti al regime di Gheddafi. I Rapporti dell’Unione europea sulle esportazioni di materiali e sistemi militari (&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://eur-lex.europa.eu/JOHtml.do?uri=OJ%3AC%3A2011%3A009%3ASOM%3AIT%3AHTML&quot;&gt;qui l'ultimo rapporto&lt;/a&gt; e &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.unimondo.org/Notizie/UE-record-di-40-miliardi-di-export-di-armamenti-nel-2009&quot;&gt;un'analisi&lt;/a&gt;) certificano che nel &lt;b&gt;biennio 2008-2009 l’Italia&lt;/b&gt; ha autorizzato alle proprie ditte l’invio di armamenti alla Libia per &lt;b&gt;oltre 205 milioni di euro&lt;/b&gt; che ricoprono più di un terzo (il 34,5%) di &lt;b&gt;tutte le autorizzazioni rilasciate dall’UE&lt;/b&gt; (circa 595 milioni di euro). Tra gli altri paesi europei che nel recente biennio hanno dato il via libera all’esportazione di armi agli apparati militari di Gheddafi, figurano la Francia (143 milioni di euro), la piccola Malta (quasi 80 milioni di euro), la Germania (57 milioni), il Regno Unito (53 milioni) e il Portogallo (21 milioni). &lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;A differenza dei colleghi europei, il ministro degli Esteri Frattini si è guardato bene dal dichiarare anche solo la sospensione temporanea dei rifornimenti di armi a Gheddafi. Eppure da quando sono iniziate le manifestazioni di piazza in diversi paesi del nord Africa non sono mancate le dichiarazioni in tal senso delle principali cancellerie europee. &lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Ha cominciato &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.lemonde.fr/international/article/2011/02/05/les-ventes-d-armes-francaises-a-l-egypte-sont-suspendues-depuis-le-27-janvier-selon-matignon_1475482_3210.html&quot;&gt;la Francia annunciando la sospensione dell’invio all’Egitto&lt;/a&gt; non solo di sistemi militari ma anche di ogni materiale esplosivo o destinato al controllo dell’ordine pubblico tra cui i gas lacrimogeni. Ha proseguito la &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.reuters.com/article/2011/02/07/us-egypt-germany-arms-idUSTRE71637120110207&quot;&gt;Germania dichiarando l’interruzione delle forniture di armi verso l'Egitto&lt;/a&gt; manifestando specifiche “preoccupazioni per le violazioni dei diritti umani nella risposta alle proteste” da parte delle forze dell’ordine vicine al presidente Mubarak. Il 17 febbraio la &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.ansamed.info/en/francia/news/ME.XEF57063.html&quot;&gt;Francia ha quindi esteso lo stop alla vendita di armi anche al Bahrain e alla Libia&lt;/a&gt;. E lo stesso Foreign Office britannico, inizialmente poco propenso ad ammettere l’uso di &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.guardian.co.uk/world/2011/feb/17/bahrain-crackdown-uk-arms-sales&quot;&gt;armi inglesi contro la popolazione a Manama&lt;/a&gt;, il giorno successivo ha &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.guardian.co.uk/uk/2011/feb/18/military-bahrain&quot;&gt;revocato numerose autorizzazioni all’esportazione di armi in Bahrain e Libia&lt;/a&gt;. &lt;b&gt;Tra i principali esportatori europei di armamenti solo l’Italia tace&lt;/b&gt;. &lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Eppure non sono mancate le sollecitazioni. Dopo i primi tumulti nei paesi del nord Africa, &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.unimondo.org/Notizie/Rete-disarmo-Tavola-della-pace-Stop-agli-aiuti-militari-ai-paesi-del-Nord-Africa&quot;&gt;&lt;b&gt;Rete Disarmo e la Tavola della pace avevano chiesto esplicitamente al Governo italiano di sospendere ogni forma di cooperazione militare&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; con Algeria, Egitto e Tunisia e di fatto con tutti i paesi dell’area. Simili richieste sono state inoltrate dalle associazioni pacifiste in Germania, in Francia e nel Regno Unito. I cui governi, &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.guardian.co.uk/world/2011/feb/08/uk-arms-exports-egypt&quot;&gt;inizialmente refrattari&lt;/a&gt;, hanno dovuto rispondere all’opinione pubblica. Solo il ministro Frattini è sordo ad ogni sollecitazione. &lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Non sono certo bruscolini gli affari in armi delle industrie militari italiane con il colonnello Gheddafi a cominciare da quelle controllate &lt;b&gt;Finmeccanica. &lt;/b&gt;La holding italiana è partecipata per la quota di maggioranza (il 32,5%) dal Ministero dell’Economia, ma ha come secondo azionista proprio la &lt;b&gt;Lybian Investment Authority&lt;/b&gt; (LIA), l’autorità governativa &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.agi.it/news/notizie/201102211804-cro-rt10251-libia_da_unicredit_a_finmeccanica_tripoli_in_italia&quot;&gt;libica che detiene una quota del 2,01%&lt;/a&gt;: quota che &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.agenparl.it/articoli/focus/news/focus/20110131-finmeccanica-lassalto-di-gheddafi&quot;&gt;Gheddafi mira ad espandere fino al 3%&lt;/a&gt; del capitale per imporre nel consiglio di amministrazione alcuni dei suoi uomini fidati e che comunque già adesso le permetterebbe di &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-01-23/libia-punta-consiglio-finmeccanica-081538.shtml&quot;&gt;eleggere fino a quattro delegati&lt;/a&gt;. &lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Da quando &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://archiviostorico.corriere.it/2004/settembre/23/Europa_revoca_totale_dell_embargo_co_9_040923017.shtml&quot;&gt;nel 2004 l’Unione europea ha revocato l’embargo totale alla Libia&lt;/a&gt;, le esportazioni di armamenti italiani al regime del colonnello Gheddafi hanno visto &lt;b&gt;un crescendo impressionante&lt;/b&gt;. Si è passati dai poco meno di &lt;b&gt;15 milioni di euro del 2006 ai quasi 57 milioni del 2007&lt;/b&gt;. Ma è soprattutto nell’ultimo biennio – anche a seguito del “&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp?codice=16PDL0017390&quot;&gt;Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Libia&lt;/a&gt;” firmato a Bengasi nell’agosto del 2008 dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dal leader della Rivoluzione, Muammar El Gheddafi – che le esportazioni di armamenti italiani verso le coste libiche hanno preso slancio. L’articolo 20 del Trattato prevede infatti “un forte ed ampio partenariato industriale nel settore della Difesa e delle industrie militari”, nonché lo sviluppo della “collaborazione nel settore della Difesa tra le rispettive Forze Armate”. Si è cominciato quindi con &lt;b&gt;93 milioni di euro nel 2008 &lt;/b&gt;e proseguito &lt;b&gt;nel 2009 con quasi 112 milioni di euro&lt;/b&gt; che fanno oggi dell’&lt;b&gt;Italia il principale fornitore europeo&lt;/b&gt; – e probabilmente mondiale – &lt;b&gt;di armi al colonnello Gheddafi&lt;/b&gt;. &lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Le asettiche &lt;a target=&quot;_self&quot; href=&quot;http://www.governo.it/Presidenza/UCPMA/Rapporto2009/rapporto2009.html&quot;&gt;Relazioni della Presidenza del Consiglio&lt;/a&gt; sulle esportazioni militari degli ultimi anni parlano di generici “&lt;b&gt;aeromobili&lt;/b&gt;” (&lt;a target=&quot;_self&quot; href=&quot;http://www.governo.it/Presidenza/UCPMA/relazione2006.html&quot;&gt;Rapporto 2006&lt;/a&gt;, Tabella P.), “&lt;b&gt;veicoli terrestri&lt;/b&gt;” e ancora “aeromobili” (&lt;a target=&quot;_self&quot; href=&quot;http://www.governo.it/Presidenza/UCPMA/rapporto_annuale.html&quot;&gt;Rapporto 2007&lt;/a&gt;, Tabella 18), ma poi anche di “&lt;b&gt;bombe, siluri,razzi, missili e accessori&lt;/b&gt;” e “&lt;b&gt;apparecchiature per la direzione del tiro&lt;/b&gt;” e i soliti “aeromobili” (&lt;a target=&quot;_self&quot; href=&quot;http://www.governo.it/Presidenza/UCPMA/rapporto_2008.html&quot;&gt;Rapporto 2008&lt;/a&gt;, Tabella 15) e più di recente anche di tutto quanto sopra con l’aggiunta di sempre generiche “apparecchiature elettroniche” e “apparecchiature per la visione di immagini” (&lt;a target=&quot;_self&quot; href=&quot;http://www.governo.it/Presidenza/UCPMA/Rapporto2009/rapporto2009.html&quot;&gt;Rapporto 2009&lt;/a&gt;, Tabella 15). &lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Spulciando le più corpose Relazioni annuali si scopre qualcosa di più: nel 2006 è stata autorizzata l’esportazione a Tripoli di &lt;b&gt;due elicotteri AB109 militari&lt;/b&gt; dell’Agusta del valore di quasi 15 milioni di euro. Nel 2007 sempre l’Agusta ha incassato 54 milioni di euro per l’ &lt;b&gt;ammodernamento degli aeromobili CH47. &lt;/b&gt;Nel 2008 è stato dato il via libera per l’esportazione di &lt;b&gt;otto elicotteri A109&lt;/b&gt; per 59,9 milioni di euro sempre dell’Agusta e all’Alenia Aeronautica per &lt;b&gt;un aeromobile ATR42 Maritime Patrol&lt;/b&gt; del valore di 29,8 milioni di euro. Nel 2009 altri &lt;b&gt;due elicotteri AW139&lt;/b&gt; dell’Agusta per circa 24,9 milioni di euro e quasi 3 milioni per “ricambi e addestramento” per velivoli &lt;b&gt;F260W della Alenia Aermacchi&lt;/b&gt;, ma anche una autorizzazione alla &lt;b&gt;MBDA Italiana&lt;/b&gt;, azienda leader a livello mondiale nei &lt;b&gt;sistemi missilistici&lt;/b&gt;, per materiali di cui non si rintraccia l’autorizzazione (se non il numero: MAE 18160) del valore di 2.519.771 euro.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Non sembrino poca cosa i poco più di 2,2 milioni di euro e per “ricambi e addestramento” dei velivoli &lt;b&gt;F260W della Alenia Aermacchi: &lt;/b&gt;la Libia infatti possiede&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;circa 250 aerei F260W, “un numero spropositato, anche considerando che si tratta del &lt;b&gt;modello armabile&lt;/b&gt;” – &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Aermacchi_SF-260&quot;&gt;notano gli analisti&lt;/a&gt;. “Questi velivoli in origine &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.siai-marchetti.nl/sf260mil.html&quot;&gt;Siai Marchetti&lt;/a&gt;, che in Europa vengono utilizzati come addestratori, ma che in Africa e America latina sono &lt;b&gt;spesso impiegati come bombardieri&lt;/b&gt;, sono stati venduti all'Aeronautica libica negli anni Settanta. Ne erano stati acquistati 240, oggi non si sa quanti siano in servizio. Nel 2006 un certo numero di questi velivoli &lt;b&gt;sono stati ceduti alle forze armate ciadiane che li hanno utilizzati per bombardare i ribelli sulle frontiere con il Sudan&lt;/b&gt;” – &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.unimondo.org/Notizie/Gesuiti-Italia-Libia-un-Trattato-d-amicizia-a-favore-della-vendita-di-armi&quot;&gt;ricorda Enrico Casale&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Nella sua approfondita inchiesta sulle esportazioni di armamenti italiani alla Libia dal titolo “&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.disarmo.org/rete/a/31009.html&quot;&gt;Roma-Tripoli: compagni d’armi&lt;/a&gt;”, il &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://clmr.infoteca.it/bw5net/opac.aspx?WEB=BLRT&amp;OPAC=PPLI&amp;IDS=77927&quot;&gt;giornalista del mensile Popoli&lt;/a&gt;, evidenzia inoltre che &lt;b&gt;Finmeccanica e la Libyan Investment Authority&lt;/b&gt; hanno stretto ulteriormente i loro rapporti il 28 luglio 2009 con un nuovo accordo: si tratta di un’intesa generale attraverso la quale la holding di piazza Montegrappa e il fondo sovrano si impegnano a creare una nuova joint-venture (con capitale di &lt;b&gt;270 milioni di euro&lt;/b&gt;) attraverso la quale gestiranno gli investimenti industriali e commerciali in Libia, ma anche in altri Paesi africani. Il primo frutto è stato un accordo siglato da Selex Sistemi Integrati, società controllata da Finmeccanica, e dal governo libico: un contratto, del valore di &lt;b&gt;300 milioni di euro&lt;/b&gt;, che prevede la creazione di un sistema di “protezione e sicurezza” dei confini meridionali della Libia per frenare l'immigrazione. &lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Forse anche per questo il ministro Frattini è in difficoltà ad intervenire quando sente parlare di sanzioni contro il leader libico. Gli andrebbe ricordato che la legge 185 del 1990 e la Posizione Comune dell’Unione europea sulle esportazioni di armamenti chiedono di accertare il “&lt;b&gt;rispetto dei diritti umani nel paese di destinazione finale&lt;/b&gt; e il rispetto del diritto internazionale umanitario da parte di detto paese” e di &lt;b&gt;rifiutare le esportazione di armamenti&lt;/b&gt; “qualora esista un rischio evidente che la tecnologia o le attrezzature militari da esportare possano essere utilizzate a fini di repressione interna”. &lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Proprio per evitare questo tipo di utilizzo, Francia, Germania e Regno Unito hanno deciso nei giorni scorsi di sospendere le esportazioni militari a diversi paesi tra cui la Libia. Il ministro degli Esteri italiano, invece tace. Che sia all’oscuro delle dichiarazioni dei suoi colleghi? &lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Intanto &lt;b&gt;il ministro della Difesa,&lt;/b&gt; &lt;b&gt;La Russa conferma da Abu Dhabi&lt;/b&gt; che la nave della marina militare Elettra è stata mobilitata per far fronte alla emergenza creata dalla crisi in Libia. La Russa si trova negli Emirati Arabi per una non ben specificata (dai media italiani) “&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/02/21/visualizza_new.html_1584828787.html&quot;&gt;visita ufficiale&lt;/a&gt;”. Guarda caso proprio nell’emirato dove è in corso &lt;b&gt;l’&lt;/b&gt;&lt;b&gt;International Defence Exhibition and Conference&lt;/b&gt; (&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.idexuae.ae/&quot;&gt;IDEX 2011&lt;/a&gt;), “il più grande salone espositivo su difesa e sicurezza nel Medio Oriente e nel Nord Africa”. Al quale non potevano mancare &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.idexuae.ae/page.cfm?&quot;&gt;tutte le maggiori industrie italiane di armamenti&lt;/a&gt;. Specialmente Finmeccanica che ha realizzato &amp;quot;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.avionews.it/index.php?corpo=see_news_home.php&amp;news_id=1126026&amp;pagina_chiamante=index.php&quot;&gt;un padiglione all'avanguardia &lt;/a&gt;in linea con i principi espressi nel suo &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.unimondo.org/Notizie/Finmeccanica-tutto-quello-che-avreste-voluto-sapere-e-che-osiamo-chiedere&quot;&gt;Rapporto di sostenibilità&lt;/a&gt;&amp;quot;. E per cercare nuovi acquirenti in un’area che è sicuramente di &amp;quot;interesse strategico&amp;quot; adesso che diversi dittatori sono in bilico.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.unimondo.org/Notizie/Italia-primo-fornitore-europeo-di-armi-alla-Libia&quot; style=&quot;font-weight: bold;&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Fonte&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</content>
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        <title type="text">Mostro di Firenze. Il terzo livello - Paolo Franceschetti</title>
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        <published>2011-02-25T10:24:34+01:00</published>
        <updated>2011-02-25T10:24:34+01:00</updated>
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        <content type="html">&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://3.bp.blogspot.com/-7bAnUhQIwq4/TWdVIFSl4sI/AAAAAAAABQw/0lTerO_Xghk/s400/vicchio.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; style=&quot;float: left; margin: 2px 10px 10px 0px; width: 296px; height: 222px;&quot; src=&quot;http://3.bp.blogspot.com/-7bAnUhQIwq4/TWdVIFSl4sI/AAAAAAAABQw/0lTerO_Xghk/s400/vicchio.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;Fin dai primi tempi che ho iniziato ad occuparmi della vicenda del Mostro di Firenze mi capitava spesso che qualcuno mi indicasse il giudice Vigna, ovverosia il procuratore di Firenze che allora coordinava le indagini, come uno degli assassini che uccidevano le coppiette.&lt;br /&gt;Lì per lì la cosa mi parve abbastanza fantasiosa e pensai a leggende metropolitane.&lt;br /&gt;Una volta, chiedendo espressamente alla Carlizzi se fosse coinvolto il giudice Vigna mi rispose in un modo enigmatico, ma mi fece capire che la risposta era sì. Non rispose né con un sì né con un no, ma con una mail in cui mi spiegava che la faccenda era molto più complessa di quanto pensassi. Conservo ancora la mail, in cui mi disse che i delitti venivano effettuati da personaggi potenti, insospettabili, con un cordone di forze dell’ordine a proteggere il luogo del delitto.&lt;br /&gt;Secondo la Carlizzi, se alla stampa dell’epoca veniva data in pasto la notiziola del “serial killer isolato” era solo perché tra gli assassini figurava il giornalista Mario Spezi, cioè colui che coordinava la cronaca de La Nazione dell’epoca, e che per primo dava notizia dei delitti.&lt;br /&gt;In pratica, gli assassini se la cantavano e se la suonavano tra loro. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Prima uccidevano, poi loro stessi facevano gli articoli e coordinavano le indagini. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Ovviamente ben protetti da organi dello stato, politici, alti magistrati, ecc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli anni ho capito che questa versione dei fatti, che pareva una follia, è invece probabilmente quella corretta. Vediamo insieme alcuni tasselli che, messi insieme, potrebbero portare a queste conclusioni. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;- Tempo fa poi incontrai un funzionario della questura di Firenze che aveva partecipato alle indagini sul Mostro. Mi disse “sa avvocato, all’inizio non credevo alle cose che scriveva, sulla Rosa Rossa, Dante Alighieri, e tutto il resto. Però io so, come lo sa quasi tutta la questura di Firenze, che le indagini si fermarono quando arrivarono al procuratore Vigna. E sa dove abita il giudice Vigna? Proprio come dice lei… in una via con dei numeri e con un nome che sono esattamente la conferma di quel che dice lei”. Proprio come disse la moglie di Calamandrei dunque. Vigna sparava. Calamandrei tagliava.&lt;br /&gt;- Ma perché mi dice questo? - domandai - quali sarebbero questi indizi che portavano al procuratore?&lt;br /&gt;- Tutti. - Rispose - Tutte le evidenze portavano unicamente a lui e ad altri compari. La SAM fu smantellata quando si accorsero che uno degli assassini era lui.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Rimasi un po' sconcertato dalle parole del funzionario. Follia? Depistaggio? La voglia magari di farmi scrivere un articolo che poi avrebbe potuto portare alla chiusura del blog, oltre ovviamente a denunce varie? Lì per lì pensai anche questo. Ma le evidenze successive mi hanno fatto cambiare idea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Come abbiamo detto in un precedente articolo, il commissario Giuttari, che è colui che condusse le indagini sul Mostro portando in galera i cosiddetti “compagni di merende”, ha scritto tre romanzi, Scarabeo, La Loggia degli Innocenti, e Basilisco, cui è seguito il recente “Le rose nere di Firenze”; questi romanzi non sono in realtà veri e propri romanzi, nel senso che l’ex commissario ha in realtà scritto sotto forma simbolica e metaforica, la verità sulle indagini di allora. Quella verità che egli non riuscì a far emergere processualmente perché qualcuno fermò le indagini.&lt;br /&gt;Nella trilogia egli fa riferimento ad un’organizzazione massonico-esoterica di pedofili, a cui capo mette… il procuratore capo di Firenze. Nel romanzo il procuratore si chiama Alberto Gallo. Il nome non è scelto a caso. Oltre a richiamare l’alba (l’alba d’oro della Golden dawn e della Rosa Rossa) il nome è quello di Alberto Gallo, avvocato romano che fu coinvolto in un’inchiesta di pedofilia internazionale, che portava fino al Belgio e al famigerato Dutroux, e coinvolgeva anche importanti personaggi italiani. Insomma, considerando poi che tutti i riferimenti simbolici della trilogia di Giuttari riconducono a fatti e personaggi reali che riguardavano le vicende del Mostro, nel romanzo Giuttari dà un'indicazione ben precisa su chi secondo lui sarebbe coinvolto. E tale indicazione è, tra le altre, proprio la figura del procuratore capo di Firenze.&lt;br /&gt;Giuttari si fa poi più esplicito nell’ultimo romanzo “Le rose nere di Firenze”, dove i riferimenti sono chiarissimi anche a chi non è esperto di simbolismo.&lt;br /&gt;Intanto nella copertina del libro, la scritta “nere” è di colore rosso.&lt;br /&gt;Il che richiama due cose: da una parte richiama immediatamente la Rosa Rossa; dall’altra richiama un altro libro, scritto da uno dei legali di Mario Vanni, Nino Filastò, dal titolo “La notte delle rose nere” pubblicato qualche anno fa da Mondadori.&lt;br /&gt;Il libro è inoltre zeppo di riferimenti a personaggi reali e riconoscibilissimi, coinvolti a vario titolo nella vicenda del Mostro. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Ma soprattutto il riferimento al procuratore Vigna, nel romanzo &amp;quot;La loggia degli innocenti&amp;quot;, è chiarissimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- C’è poi un altro romanzo significativo. Thomas Harris, l’autore de “Il silenzio degli innocenti”, ha scritto il romanzo Hannibal; tale romanzo, come abbiamo detto altrove, era in realtà una chiara minaccia a Giuttari (che nel romanzo viene chiamato “commissario Pazzi”). Nel libro poi compaiono dei riferimenti a dir poco singolari. Hannibal infatti arriva a Firenze, facendoci assumere come esperto di Dante a Palazzo Bevilacqua; nel suo discorso inaugurale, Hannibal parla alla platea ricordando il canto 13 dell’inferno, quello dei suicidi, citando Pier della Vigna, un traditore che si suicidò per vergogna. Considerando che il romanzo fa esplicito riferimento alle vicende del Mostro di Firenze, considerando che il personaggio del commissario Pazzi è chiaramente riconoscibile, e considerando i molti, troppi riferimenti alla realtà, quel riferimento a Pier della Vigna sembra abbastanza singolare, dato che il nome del procuratore Vigna è, appunto, Pier Luigi Vigna.&lt;br /&gt;Un chiaro riferimento anche al procuratore, a cui sembra venga dato un avvertimento. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;E il riferimento non è neanche troppo mascherato o occulto. E' proprio palese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Uno degli indizi più importanti è però dato dalla testimonianza della moglie del farmacista Calamadrei, processato per essere tra i mandanti dei delitti del Mostro (e assolto nei primi mesi del 2008). La donna, Mariella Ciulli, dichiarò che il marito era il Mostro. “Mio marito tagliava, Vigna sparava” dichiarò. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;La signora fu internata in manicomio con un TSO e giudicata pazza. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Calamandrei, dopo essere stato assolto dall'accusa di essere il Mostro, fu invitato ad una trasmissione TV, &amp;quot;Ricominciare&amp;quot; di Alda D'Eusanio, dove ricordò che la moglie era pazza. &amp;quot;Tanto pazza che accusò anche il giudice Vigna&amp;quot;, disse Calamadrei in trasmissione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Spezi, come è noto, si fece 23 giorni di galera per la vicenda del Mostro, grazie alle indagini di Giuttari e Mignini. Uscito di galera fece una dichiarazione a dir poco curiosa. Dichiarò infatti che la sera prima di uno dei delitti si era visto con il procuratore Vigna. E disse: “Devo forse preoccuparmi per lui?”&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;La dichiarazione di Spezi era in realtà ironica, nel senso che il giornalista, lamentando di essere accusato ingiustamente, una volta uscito dichiarò di essere stato incastrato solo perché aveva una tesi diversa da quella della procura di Perugia e solo perché aveva la colpa di aver conosciuto in gioventù Calamandrei. Ironicamente disse quindi se doveva preoccuparsi anche per Vigna, essendo buon conoscente di costui.&lt;br /&gt;Ma considerando l’assoluta mancanza di senso dell’ironia di Spezi, io sarei piuttosto propenso a vedervi un messaggio in codice di minaccia: “se mettete dentro me, farò altri nomi”. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;E sarei propenso a dare una lettura aletrnativa al fatto che Spezi e Vigna si incontrassero proprio la sera prima di uno dei delitti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Altro particolare interessante è che il delitto di Vicchio non avvenne in una zona isolata e nella boscaglia, come qualcuno voleva farci credere. No. Il delitto di Vicchio avvenne a pochi metri dalla strada, in una posizione visibilissima dalla strada provinciale 41, e a poche centinaia di metri dall’abitazione di campagna del giudice Vigna. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;A questo punto allora è chiaro che versione ufficiale della stampa, di un serial killer furbissimo, che è riuscito a sfuggire alla polizia di mezzo mondo, non regge. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Perché compiere un delitto non solo sulla strada, ma a pochi metri dall’abitazione di un giudice che indagava su di lui, significherebbe essere dementi. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Il delitto avvenne nel mese di giugno, quando il sole cala molto tardi, verso le nove della sera. L’ora della morte fu stabilita intorno alle nove e mezza, dieci. Era domenica. Era insomma un giorno ed un’ora in cui la possibilità di essere visti da qualcuno era altissima, perché a quell’ora e in quel giorno, da quella strada, potevano senz'altro transitare delle auto. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Un serial killer isolato non avrebbe potuto sparare, e fare scempio del cadavere, da solo, e per giunta in una zona ad alto rischio di essere scoperti. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;La cosa sorprendente è che i giornali non abbiano mai rilevato questa strana circostanza.&lt;br /&gt;A questo punto quindi è molto più verosimile la versione datami dalla Carlizzi: i delitti avvenivano ad opera di gente che era protetta da un cordone di forze dell’ordine. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Erano delitti che avvenivano in tutta tranquillità. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Con la sicurezza di una copertura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Occorre poi considerare un altro dato. Le prove contro Pacciani furono senz’altro manipolate, e questo è un dato di fatto. La famosa storia del bossolo trovato nell’orto di Pacciani fu infatti una clamorosa balla, confermata non solo dall’assurdità dei tempi e modi del ritrovamento, ma da alcune persone che furono presenti quel giorno, le quali mi hanno confermato che tutti videro Perugini trovare da solo il bossolo, e tutti capirono che lo aveva tirato fuori a bella posta; ma molti dei partecipanti all’operazione di allora, per paura, evitarono di dichiararlo.&lt;br /&gt;Anche la famosa storia dell’asta guidamolla inviata per posta non ha mai convinto nessuno. L’asta guidamolla infatti è l’unico pezzo di una pistola che ad una analisi peritale non può farsi risalire con certezza ad una precisa pistola. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Allora la domanda è questa. Perché tanto accanimento nell'accusare una persona che forse era coinvolta, sì, ma non era certo uno dei personaggi più importanti della vicenda? &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;La risposta è probabilmente che l'opinione pubblica reclamava colpevoli, e quindi fu deciso di dare in pasto alla nazione il solo Pacciani insieme ai compagni di merende.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Mentre il livello superiore l'ha sempre fatta franca, anche perché chi ha provato ad indagare sul livello superiore o è morto, oppure è stato condannato, come è successo di recente per Giuttari e Mignini. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Pacciani, nel 1997, dichiarò al quotidiano &amp;quot;Il giornale&amp;quot; che c'era un complotto contro di lui ordinato da Vigna, perchè durante la seconda guerra mondiale gli ordinarono di uccidere i parenti del futuro procuratore. Entrambi infatti erano nativi della stessa zona (il procuratore Vigna è nato a Borgo San Lorenzo, dove avvenne il delitto di Pasquale Gentilcore e Stefania Pettini) e le loro vite si erano intrecciate già anni prima, quando il mostro ancora non era apparso.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Vero o no che sia, certo è che Pacciani, colpevole o innocente che fosse, fu incastrato volutamente e non per ragioni di giustizia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://archiviostorico.corriere.it/1997/febbraio/04/Vigna_replica_Pacciani_che_accusa_co_0_9702048949.shtml&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;http://archiviostorico.corriere.it/1997/febbraio/04/Vigna_replica_Pacciani_che_accusa_co_0_9702048949.shtml&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Per finire. La tesi della Carlizzi, di delitti compiuti da pesonaggi potenti, protetti dalla forze dell’ordine, mi pare confermata dalle circostanze del delitto in cui persero la vita Carmela Di Nuccio e Giovanni Foggi.&lt;br /&gt;In questo delitto la vittima è la sorella di un poliziotto in servizio proprio nella zona di Firenze. Appare strano, per non dire assurdo, che i giornali non abbiano mai rilevato anche quest’altra circostanza. Ma come? Il Mostro uccide la sorella di un poliziotto fiorentino e nessuno sottolinea la cosa?&lt;br /&gt;Sarebbe, di per sé, una notizia bomba. Che però viene taciuta dai giornali.&lt;br /&gt;Come è stato taciuto che uno dei delitti fu commesso a pochi metri dall’abitazione del procuratore Vigna.&lt;br /&gt;Inoltre, ad approfondire la vicenda, chi è che trova i cadaveri, la mattina dopo il delitto? To. Che combinazione. Un poliziotto che era in servizio alla questura di Firenze.&lt;br /&gt;A questo punto è interessante notare qual è la tesi su questo delitto proposta da Nino Filastò, legale di Mario Vanni. La tesi di costui (che è un anticomplottista per eccellenza e bolla come deliri le tesi della Rosa Rossa e la tesi esoterica in genere) è che ad uccidere fossero persone delle forze dell’ordine, in quanto nell’auto delle vittime il libretto di circolazione era posizionato sul cruscotto, come se la vittima avesse estratto i documenti per un controllo. Controllo che non poteva essere altro che un controllo delle forze dell’ordine.&lt;br /&gt;Per una volta la tesi di un anticomplottista coincide con quella della complottista Carlizzi. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;E tutto lascia pensare che le vittime non fossero scelte a caso. E che fossero coinvolti degli esponenti delle forze dell'ordine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Il procuratore Vigna fu nuovamente accusato, questa volta da un certo Domenico Rizzuto, le cui dichiarazioni, con i successivi riscontri trovati dagli inquirenti, fecero finire in galera per 23 giorni il giornalista Mario Spezi. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;A questo punto, l'ipotesi che dietro ai delitti ci fosse il procuratore Vigna stesso non è tanto peregrina. Anzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel che è certo è che Mariella Ciulli è morta in manicomio.&lt;br /&gt;Rizzuto fu sbattuto in galera, pronto probabilmente ad essere “suicidato” in un futuro prossimo venturo.&lt;br /&gt;Il procuratore Vigna fu nominato a capo dell’antimafia.&lt;br /&gt;Mentre Spezi, quale ruolo migliore che come consulente del film “The Monster of Florence” che verrà interpretato da George Clooney?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;La Carlizzi, come si sa, è morta, ma voglio farla parlare attraverso il copia e incolla di parti di una sua mail inviatami tanto tempo fa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;ho in mano le prove per far uscire allo scoperto il doppio gioco di XXXXX, da quando nel 95 Vigna, dopo essere stato smascherato da me nel caso Bevilacqua, puntò i piedi, condizionando l'accettazione di andarsene da Firenze e assumere la carica di capo dell'antimafia, al fatto che prima dovevano dare a XXXX la carica di XXXXX, e che lo stesso avrebbe dovuto occuparsi del Mostro, sviluppando false indagini. Infatti fu firmato un documento di trecento cartelle, nel quale al capitolo uno si leggeva: &amp;quot;Depistamento doloso delle indagini sul Mostro ad opera di funzionari delle forze dell’ordine. All'interno del capitolo, figuravano nomi e cognomi di colonnelli e alti funzionari, i quali avrebbero fatto da &amp;quot;palo&amp;quot; al Mostro mentre uccideva. In che modo?&lt;br /&gt;Semplice. Poichè all'epoca tutte le zone in odore di Mostro erano piantonate da schieramenti di agenti della Sam, mimetizzati anche da coppie infrattate, e giravano le macchine della polizia tutta la notte, le forze di XXXXXX si appostavano con la loro auto e il lampeggiatore, dove il Mostro poteva tranquillamente uccidere, in modo che qualora i colleghi della Sam fossero passati di lì, vedendo che già c'erano altri colleghi, non si sarebbero fermati......&lt;br /&gt;Il documento fu usato anche per ricatti terribili, e per questo ti ripeto, ho urgenza di parlare con XXXX.&lt;br /&gt;Dobbiamo anche fare in modo di vederci al più presto, e approfittare della attuale situazione politica, per inchiodare i responsabili dell'antistato, i pedofili che hanno coperto Spezi e qualcun altro, perchè ricattati. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;strong&gt;Per finire.&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Sono stato a lungo indeciso se pubblicare o meno questo articolo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Per mesi ho anche cercato a lungo in varie biblioteche un articolo di cui mi aveva parlato la Carlizzi pochi giorni prima di morire. Mi disse di cercare un articolo sul settimanale Gente, ove la moglie del procuratore Vigna veniva intervistata e dichiarava &amp;quot;mio marito è il mostro&amp;quot;. La donna sarebbe poi morta in un incidente qualche giorno dopo, mentre andava in bicicletta.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Lo stato pietoso delle nostre biblioteche (tra numeri mancanti, errori di catalogazione, mancanza di personale e quindi impossibilità di fare una ricerca approfondita) fa sì che in diversi mesi non sia riuscito a trovare nulla e alla fine mi sono arreso, ritenendo di avere raccolto già indizi sufficienti.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;L'indecisione deriva dalla consapevolezza di pubblicare un articolo che mi espone come minimo ad una querela. Ma più che le querele sono altre e peggiori le conseguenze.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Stanotte mi rigiravo nel letto e ho iniziato una meditazione per cercare di capire cosa era meglio fare.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Mentre meditavo, non mi venivano in mente le conseguenze della querela, ma le immagini che vi propongo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Ho scelto quindi di pubblicare questo articolo, fregandomene delle conseguenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;object width=&quot;200&quot; height=&quot;166&quot;&gt;&lt;param name=&quot;movie&quot; value=&quot;http://www.youtube.com/v/ib4rjH1R55I?fs=1&amp;hl=it_IT&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name=&quot;wmode&quot; value=&quot;transparent&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src=&quot;http://www.youtube.com/v/ib4rjH1R55I?fs=1&amp;hl=it_IT&quot; type=&quot;application/x-shockwave-flash&quot; wmode=&quot;transparent&quot; width=&quot;200&quot; height=&quot;166&quot;&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://3.bp.blogspot.com/-lXdwL9PSYV4/TWdNu_G2O_I/AAAAAAAABOo/OBKgAx9F0-g/s1600/mostro%2B4.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;http://3.bp.blogspot.com/-lXdwL9PSYV4/TWdNu_G2O_I/AAAAAAAABOo/OBKgAx9F0-g/s400/mostro%2B4.jpg&quot; style=&quot;display: block; margin: 0px auto 10px; width: 110px; height: 110px; text-align: center;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5577512133131123698&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://4.bp.blogspot.com/-wtLJyuzZ4B4/TWdNuX91GOI/AAAAAAAABOg/Fq327iU0I1Y/s1600/mostro%2B5.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;http://4.bp.blogspot.com/-wtLJyuzZ4B4/TWdNuX91GOI/AAAAAAAABOg/Fq327iU0I1Y/s400/mostro%2B5.jpg&quot; style=&quot;display: block; margin: 0px auto 10px; width: 134px; height: 101px; text-align: center;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5577512122624317666&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://2.bp.blogspot.com/-8rIsXrFfHdM/TWdNueITtZI/AAAAAAAABOY/MGKDeO3MvOw/s1600/mostro%2B6.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;http://2.bp.blogspot.com/-8rIsXrFfHdM/TWdNueITtZI/AAAAAAAABOY/MGKDeO3MvOw/s400/mostro%2B6.jpg&quot; style=&quot;display: block; margin: 0px auto 10px; width: 143px; height: 107px; text-align: center;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5577512124278879634&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://2.bp.blogspot.com/-KtNknxAxiws/TWdNuA4w5pI/AAAAAAAABOQ/yZQw_VgFzAg/s1600/mostro%2B3.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;http://2.bp.blogspot.com/-KtNknxAxiws/TWdNuA4w5pI/AAAAAAAABOQ/yZQw_VgFzAg/s400/mostro%2B3.jpg&quot; style=&quot;display: block; margin: 0px auto 10px; width: 269px; height: 400px; text-align: center;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5577512116429055634&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://4.bp.blogspot.com/-ySOMnswL_ZU/TWdKXtsQ2PI/AAAAAAAABOI/Q2t3OUqxz_0/s1600/mostro%2B1.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;http://4.bp.blogspot.com/-ySOMnswL_ZU/TWdKXtsQ2PI/AAAAAAAABOI/Q2t3OUqxz_0/s400/mostro%2B1.jpg&quot; style=&quot;display: block; margin: 0px auto 10px; width: 80px; height: 80px; text-align: center;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5577508434784344306&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pasquale Gentilcore e Stefania Pettini, &lt;br /&gt;Giovanni Foggi e Carmela De Nuccio, &lt;br /&gt;Stefano Baldi e Susanna Cambi, &lt;br /&gt;Paolo Mainardi e Antonella Migliorini, &lt;br /&gt;Uwe J. Rusch e W. F. Horst Meyer, &lt;br /&gt;Claudio Stefanacci e Pia Rontini, &lt;br /&gt;Nadine Mauriot, J. M. Kravechvili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://paolofranceschetti.blogspot.com/2011/02/mostro-di-firenze-il-terzo-livello.html&quot; style=&quot;font-weight: bold;&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Fonte&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;</content>
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        <title type="text">Se B. attacca i Guardiani della Costituzione - di Domenico Gallo</title>
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        <published>2011-02-24T17:28:28+01:00</published>
        <updated>2011-02-24T17:28:28+01:00</updated>
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        <summary type="text">Nel programma di guerra di Berlusconi alle istituzioni dello Stato di diritto, al primo posto c'è il...</summary>
        <content type="html">&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Nel &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.lastampa.it/redazione/cmssezioni/politica/200910images/magistrati01g.jpg&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;http://www.lastampa.it/redazione/cmssezioni/politica/200910images/magistrati01g.jpg&quot; style=&quot;float: left; margin: 2px 10px 10px 0px; width: 301px; height: 230px;&quot; /&gt;&lt;/a&gt;programma di guerra di Berlusconi alle istituzioni dello Stato di diritto, al primo posto c'è il regolamento dei conti con l'indipendenza della giurisdizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le aggressioni (e le intimidazioni) di Berlusconi contro i magistrati, che per la natura della loro funzione devono esercitare il fastidioso compito di controllare il rispetto delle regole da parte di tutti, sono una costante da 17 anni, da quando l'eroe è “sceso in campo” per liberare l'Italia dal giogo dei comunisti che – com'è noto – specialmente dopo il 1989 era diventato soffocante per il nostro paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poiché nel nostro ordinamento esiste anche un giudice delle leggi, neppure la Corte Costituzionale è stata risparmiata da aggressioni furiose che l'hanno additata al disprezzo dell'opinione pubblica, persino nell'ambito di consessi internazionali, nei quali il nostro uomo non ha avuto vergogna di attaccare a testa bassa tutte le istituzioni di garanzia del Paese da lui rappresentato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal momento che 17 anni di mezzucci, di leggi ad personam, di riforme volte a paralizzare la giustizia e ad allargare le maglie del controllo penale non sono serviti a niente, soprattutto per interventi correttivi della Corte Costituzionale, alla fine tutti i nodi sono venuti al pettine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il prigioniero politico Berlusconi sa di essere arrivato allo scontro finale: o riuscirà a sbarazzarsi del controllo di legalità esercitato nei suoi confronti e in quelli dei suoi sodali (vedi i casi Previti e Dell'Utri), o il suo potere rimarrà travolto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nemico è sempre lo stesso, non i giudici, ma la Costituzione, che distribuisce ed equilibra tutti i poteri impedendo ogni forma di dittatura della maggioranza, ovvero di onnipotenza da parte di coloro che esercitano i poteri politici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio perchè il nemico è la Costituzione, al vertice dei “nemici politici” di Berlusconi non ci sono i P.M. di Milano ma la Corte Costituzionale, organo che i padri costituenti hanno voluto indipendente, con l'incarico di reprimere gli abusi dalle contingenti maggioranze politiche, a garanzia della rigidità della Costituzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma la Costituzione non si può cambiare a colpi di maggioranze parlamentari, neanche se lo si fa a fin di bene, vale a dire al fine di assicurare quell'immunità al Capo politico Silvio Berlusconi, che il nostro ordinamento si ostina a riconoscere soltanto al Papa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se esiste ancora in Italia l'indipendenza della giurisdizione (ed i P.M. possono ancora esercitare l'azione penale nei confronti di Berlusconi e dei suoi sodali quando violano le leggi penali), ciò è dovuto al fatto che la maggioranza politica non può cambiare la Costituzione a suo piacimento, perchè le leggi possono essere giudicate e cancellate dall'ordinamento – se incostituzionali – dal Giudice della leggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se la Costituzione di Arcore, che considera la persona di Berlusconi sacra ed inviolabile come lo Statuto Albertino considerava la persona del Re d'Italia, non è ancora entrata in vigore, non lo si deve all'ostinazione dei giudici ordinari, ma alla resistenza dei giudici della Corte Costituzionale che continuano a svolgere il loro compito di “Guardiani della Costituzione”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Berlusconi ha capito benissimo che, per regolare i suoi conti con il potere giudiziario, l'ostacolo vero di cui deve sbarazzarsi è rappresentato dalla Corte Costituzionale. Non c'è più tempo da perdere.&lt;br /&gt;Per questo, intervenendo per telefono ad un convegno del Pdl a Cosenza, ha promesso che saranno rotti gli indugi (provocati dai finiani) ed il suo Governo farà approvare – a tambur battente – dalla sua maggioranza parlamentare una riforma complessiva del sistema giustizia, mettendo al primo posto una riforma che serve a porre fuori gioco la Corte Costituzionale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta di una vecchia idea inserita nel progetto di riforma costituzionale Calderoli che, sebbene annunziato all'inizio della legislatura, era stato accantonato (per la vergogna) prima ancora di essere presentato.&lt;br /&gt;&amp;quot;Saranno necessari i due terzi dei componenti per abrogare le leggi in modo da evitare che si ripetano le situazioni oggi, quando il Parlamento discute una legge, la approva e se non piace ai magistrati di sinistra, la impugnano davanti alla Consulta che, essendo costituita in prevalenza da giudici che provengono dalla sinistra, la abroga anche se è una legge giusta e giustissima&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I propositi sono stati espressi in modo chiarissimo: l'obiettivo principale è abbattere il controllo di legalità costituzionale esercitato dalla Corte Costituzionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Corte non verrebbe cancellata, rimarrebbe in funzione come un'istituzione decorativa, senza nessuna possibilità di interferire con gli abusi di potere del Capo politico e della sua maggioranza parlamentare che potranno fare strame della Costituzione e dei suoi principi di giustizia, libertà ed eguaglianza, senza tema di essere sconfessati dal giudice delle leggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta di un obiettivo talmente importante che Berlusconi è disposto a correre il rischio del referendum che pende su tutte le riforme costituzionali approvate a maggioranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poiché Berlusconi ha trasformato la maggioranza parlamentare in un bivacco di manipoli, l'ultima parola sulle modifiche della costituzione spetterà al popolo. Siamo pronti a ripetere la mobilitazione del 2006 che ha consentito di affossare il primo tentativo organico di Berlusconi di sbarazzarsi della Costituzione repubblicana, nata dalla resistenza? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://temi.repubblica.it/micromega-online/se-b-attacca-i-guardiani-della-costituzione/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Fonte&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</content>
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        <title type="text">Il carro armato è israeliano. Il bambino invece è palestinese - di Pino Nicotri</title>
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        <published>2011-02-24T09:56:48+01:00</published>
        <updated>2011-02-24T09:56:48+01:00</updated>
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        <content type="html">&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.pinonicotri.it/wp-content/uploads/2011/02/19746_1288475222539_1549961315_735520_843464_n-300x151.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; style=&quot;float: left; margin: 2px 10px 10px 0px; width: 314px; height: 158px;&quot; src=&quot;http://www.pinonicotri.it/wp-content/uploads/2011/02/19746_1288475222539_1549961315_735520_843464_n-300x151.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;Perché Obama e la signora Clinton quando ci sono le manifestazioni antigovernative a Teheran fanno la voce grossa a favore della “libertà di manifestazione in tutto il Medio Oriente”, ma come sempre se ne fottono della mancanza di libertà di manifestazione dei palestinesi (sotto occupazione militare da troppi decenni)?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il carro armato è israeliano. Il bambino invece è palestinese. Come sono palestinesi le centinaia di uccisi dai militari israeliani nel corso di manifestazioni pacifiche. L’ultima vittima è stata Jawaher Abu Rahme, la donna palestinese di 36 anni uccisa a Bi’lin dai gas lacrimogeni lanciati sui manifestanti dall’esercito israeliano il 31 dicembre nel corso di una manifestazione pacifica. A volte vi partecipano anche turisti europei, si tratta della manifestazione che avviene ormai da anni ogni venerdì per protestare contro l’enorme e continuo furto delle loro terre per espandere la sempre più gigantesca colonia israeliana di fronte a Bi’lin. Colonia illegale, se non vero e proprio crimine di guerra, come tutti i furti di terra e le colonie costruite provocatoriamente in territorio palestinese fregandosene altamente anche dell’Onu oltre che dell’Europa, che da sempre in questi casi si limita a qualche litania ipocrita e scientemente complice dei soprusi israeliani.  Jawaher Abu Rahme era la sorella di Bassem, attivista del comitato popolare, ucciso da un’altra granata lacrimogena sparatagli in pieno petto il 17 aprile 2009. L’anno scorso ho partecipato a una delle manifestazioni del venerdì di Bi’lin e, come forse ricorderete, sono testimone della specifica pericolosità dei gas lacrimogeni usati contro i palestinesi dagli israeliani. I quali, come documenta in modo ineccepibile il libro “Distruggere la Palestina”, della giornalista ebrea e israeliana Tania Reinhart, usano sparare spesso i lacrimogeni direttamente addosso ai manifestanti, che colpiscono anche con fucilate dirette agli occhi o alle ginocchia in modo da provocare il più possibile danni anche sociali, perché un invalido diventa inevitabilmente un peso per l’intera famiglia in una società povera e stremata come quella palestinese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La violenza contro le manifestazioni palestinesi è tale che 30 associazioni di donne israeliane dopo l’assassinio di Jawaher Abu Rahme hanno condannato “l’uso di ogni tipo di arma e violenza utilizzate per la dispersione delle manifestazioni popolari in Cisgiordania”. L’israeliana Dalit Baum, della  Coalition of Women for Peace, ha dichiarato che “l’omicidio di Abu Rahme è una forma di violenza contro le donne”, ma le balde femministe e filofemministe nostrane, a partire da Hilary Clinton e a finire alla signora Selma Dal’Olio, se ne sono ovviamente strafregate. Mica si tratta di vittime israeliane di apparteneza ebraica….. Il problema non è solo della difesa delle donne a senso unico, ma dell’insopportabile ipocrisia della Casa Bianca, che fa la voce grossa per “la libertà di manifestazione in tutto il Medio Oriente” dopo le grandi manifestazioni di protesta de Il Cairo e dopo quelle che sembra siano manifestazioni di protesta anche a Teheran. Dico “sembra” perché l’intera informazione dall’Iran, e spesso dall’intero Medio Oriente, è falsata o comunque taroccata, in particolare dalla nota agenzia di stampa MEMRI, fondata da un ex (?) agente del Mossad israeliano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Senza contare l’orrore documentato dai cosiddetti “Palestinian Papers” pubblicati da Al Jazeera, che hanno rivelato la corruzione (arte nella quale l’Occidente eccelle) della dirigenza palestinese dell’Anp venduta agli Usa e a Israele, il razzismo degli Usa arrivato al punto da proporre in segreto il “trasferimento” dei palestinesi nella foresta amazonica e la fetida ipocrisia europea. Che gli israeliani – parlo del loro governo e dei suoi sopporter – siano sprofondati in un tale abisso pare impossibile: a suo tempo infatti gli ebrei hanno dovuto subire a lungo la minaccia non solo dell’”opzione Uganda”, cioè del progetto di creare lo stato ebraico in tale Paese africano con annesso trasferimento anche forzato, ma anche la minaccia proprio dell’”opzione Amazonia”, vale a dire il progetto di creare lo Stato di Israele nella grande foresta sudamericana. Ora una bella fetta di dirigenti israeliani e dei fanatici che li hanno votati vorrebbe “trasferire”, cioè deportare, i palestinesi… E’ il solito vizio della smemoratezza a comando, la famosa memoria a senso unico. Ma che si potesse arrivare a tanto non lo avrebbe creduto nessuno, neppure gli “antisemiti” più incalliti, veri o presunti o inventati dai soliti noti maestri del terrorismo psicologico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guardando la foto del bambino che lancia sassi contro il carro armato israeliano – usato, si noti bene, contro la popolazione civile! – è evidente che in Israele troppi hanno dimenticato perfino la “sacra” leggenda di Davide e Golia. Male, molto male…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domanda (inutile): perché Obama e la signora Clinton quando ci sono le manifestazioni antigovernative a Teheran fanno la voce grossa a favore, giustamente, della “liberta di manifestazione in tutto il Medio Oriente”, ma sempre fottendosene della mancanza di libertà di manifestazione dei palestinesi (sotto occupazione militare da troppi decenni)? La Palestina e Israele non sono forse in Medio Oriente?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.pinonicotri.it/2011/02/perche-obama-e-la-signora-clinton-quando-ci-sono-le-manifestazioni-antigovernative-a-teheran-fanno-la-voce-grossa-a-favore-della-liberta-di-manifestazione-in-tutto-il-medio-oriente-ma-come-sempre/&quot; style=&quot;font-weight: bold;&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Fonte&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</content>
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        <title type="text">Petizione - Piquiá non può più aspettare!</title>
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        <published>2011-02-24T09:44:43+01:00</published>
        <updated>2011-02-24T09:44:43+01:00</updated>
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        <summary type="text">Da piú di vent’anni le famiglie di Piquiá de Baixo non riescono a respirare.Ancor oggi, trecento fam...</summary>
        <content type="html">&lt;p&gt;&lt;img align=&quot;left&quot; src=&quot;http://www.justicanostrilhos.org/sites/default/files/Bandeiras/2.JPG&quot; style=&quot;width: 287px; height: 215px;&quot; /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Da piú di vent’anni le famiglie di Piquiá de Baixo non riescono a respirare.&lt;br /&gt;Ancor oggi, trecento famiglie vivono a fianco di quattordici altoforni siderurgici, installatisi in una regione ove giá viveva un buon numero di abitanti.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Circondato dalla ferrovia della compagnia mineraria Vale, dall’area di scarico e distribuzione del ferro, da siderurgiche, termoelettriche e un impianto di acciaieria, oltre alle migliaia di eucalipti in monocultura, il villaggio di Piquiá non ha altre soluzioni se non il trasferimento collettivo ad una regione con meno contaminazione e maggior qualitá di vita.&lt;br /&gt;L’Associazione degli Abitanti di Piquiá, la Parrocchia São João Batista, i Missionari Comboniani, la rete Justiça nos Trilhos e il Centro di Difesa della Vita e dei Diritti Umani di Açailândia denunciano l’indifferenza e la lentezza delle istituzioni publiche e private nella garanzia di giustizia per queste vittime dello sviluppo altrui.&lt;img width=&quot;225&quot; height=&quot;150&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.justicanostrilhos.org/sites/default/files/Bandeiras/3.jpg&quot; /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Noi sottoscritti, entitá, comunitá e singoli cittadini, esigiamo che il Ministério Público dello Stato del Maranhão assuma con fermezza e assoluta prioritá la risoluzione di questo conflitto. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Appelliamo allo Stato del Maranhão, perché riconosca le sue responsabilitá riguardo alla situazione e offra misure urgenti di riparazione, rispettando la volontá popolare.&lt;/p&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;img align=&quot;left&quot; src=&quot;http://www.justicanostrilhos.org/sites/default/files/Bandeiras/1.JPG&quot; style=&quot;width: 293px; height: 219px;&quot; /&gt;Chiediamo che il Governo Municipale partecipi efficacemente ai negoziati per il trasferimento collettivo. &lt;br /&gt;Esigiamo un impegno urgente e chiaro da parte delle imprese coinvolte nel conflitto, in vista della difesa della vita degli abitanti, vittime degli effetti collaterali dello sviluppo. &lt;/p&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Seguiremo nei prossimi mesi con molta attenzione gli sviluppi dei negoziati: &lt;strong&gt;Piquiá non puó attendere!&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;font class=&quot;ske05&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;a href=&quot;http://www.justicanostrilhos.org/node/644&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;font class=&quot;ske05&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Firma la petizione!&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</content>
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        <title type="text">Perché l’Italia non alza la testa - di Massimo Fini</title>
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        <published>2011-02-23T16:35:02+01:00</published>
        <updated>2011-02-23T16:35:02+01:00</updated>
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        <summary type="text">Perché non ci ribelliamo? In Italia la disoccupazione giovanile è al 29%, la più alta d’Europa. Tutt...</summary>
        <content type="html">&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Perché non ci ribe&lt;a href=&quot;http://myamazighen.files.wordpress.com/2011/02/scontri.jpg?w=556&amp;h=351&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; style=&quot;float: left; margin: 2px 10px 10px 0px; width: 301px; height: 200px;&quot; src=&quot;http://myamazighen.files.wordpress.com/2011/02/scontri.jpg?w=556&amp;h=351&quot; /&gt;&lt;/a&gt;lliamo? In Italia la disoccupazione giovanile è al 29%, la più alta d’Europa. Tutti noi genitori abbiamo il problema dei figli, quasi sempre laureati, che non trovano lavoro o che devono accettare ingaggi precari molto al di sotto del loro titolo di studio, senza nessuna prospettiva per il futuro (questo è stato uno degli elementi scatenanti della rivolta tunisina innescata da un ingegnere costretto a fare il venditore ambulante e, impeditagli anche la bancarella, si è dato fuoco).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti gli scandali più recenti, dal “caso Mastella” in poi, ci dicono che la classe dirigente italiana, intesa come mixage di politici, amministratori pubblici, imprenditori, finanzieri, speculatori, esponenti dello star system, &lt;strong&gt;piazzano i propri figli, nipoti, generi, amici degli amici&lt;/strong&gt;, in posti di lavoro ben remunerati e sicuri. Del resto nemmeno un chirurgo, nel nostro Paese, può fare il chirurgo se non ha gli agganci giusti con questa o quella banda di potere. Perché il sistema clientelare di Mastella non è il “sistema Mastella” è il sistema dell’intera classe dirigente italiana. Se non altro Mastella ha lo spudorato coraggio e la spudorata onestà di non farne mistero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I ceti popolari sono stati espulsi da Milano e mandati nell’hinterland, in “non luoghi” direbbe Biondillo, che hanno il nome di paesi ma non sono paesi, perché non hanno una piazza, una chiesa, un cinema, un luogo di aggregazione. Le &lt;strong&gt;deportazione dei ceti popolari&lt;/strong&gt; ha distrutto Milano, città interclassista dove nei quartieri del centro, Brera, Garibaldi, Pirelli abitava accanto al suo operaio, il primo, naturalmente, in un palazzo di Caccia Dominioni, il secondo in una casa di ringhiera. Questa interfecondazione dava alla città una straordinaria vivacità che è andata inesorabilmente perduta. Oggi una giovane coppia non può trovar casa a Milano, né in affitto né tantomeno in proprietà nemmeno con mutui che impegnino tre o quattro generazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando ci si lamenta che certe zone periferiche, come via Padova, sono state occupate più o meno illegalmente dagli immigrati, si sbaglia perché se non altro hanno restituito un po’ di vita, e in particolare una vita notturna a una città che non ne ha più se non in quei quattro o cinque bordelli di lusso, a tutti noti, che ogni tanto vengono chiusi per eccesso di escort e di droga. In questi posti senti uomini fra i quaranta e i sessanta fare discorsi di questo tipo: “&lt;em&gt;Domani parto per New York, poi faccio un salto a Boston e ritorno in Italia via Thailandia dove mi fermerò una decina di giorni&lt;/em&gt;”. Se per caso ti capita di parlargli e gli chiedi: “Scusi, lei che lavoro fa?”, le risposte son vaghe. In genere si dicono finanzieri, intermediari, immobiliaristi. Quando agli inizi degli anni ’70 era già cominciata la deportazione dei milanesi verso l’hinterland, lo Iacp, Istituto Autonomo Case Popolari, non dava i suoi appartamenti alla povera gente, ma a politici, amministratori locali, giornalisti, in genere socialisti perché, prima del ribaltone della Lega, Milano, è stata governata da sindaci del Psi (Aniasi, Tognoli, Pilliteri, gli ultimi). È ovvio che il centro di Milano, depauperato dei suoi ceti popolari, sia &lt;strong&gt;abitato oggi solo dai ricchi&lt;/strong&gt;. Noi milanesi le case di piazza del Carmine, di via Moscova, di via della Spiga, di via Statuto possiamo solo sfiorarle e occhieggiarne i lussuosi androni. Meno ovvio è che il Pio Albergo Trivulzio, la Baggina come la chiamiamo noi, che ha accumulato un ingente patrimonio immobiliare, grazie a dei benefattori che intendevano, con ciò, non solo alleviare la condizione dei vecchi soli e invalidi ma anche che i loro quattrini avessero un utilizzo sociale, svenda questo patrimonio, con affitti o vendite “low cost” come si dice elegantemente oggi, a politici, amministratori, manager, immobiliaristi, speculatori, modelle, giornalisti, che di questo “aiutino” non avrebbero alcun bisogno, sottraendo risorse a chi il bisogno ce l’ha.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io bazzico bar frequentati da impiegati, da piccoli manager, da lavoratori del terziario e un’antica piscina meneghina, la Canottieri Milano, dove si sono rifugiati, come in uno zoo per animali in estinzione, i cittadini di una &lt;strong&gt;Milano che fu&lt;/strong&gt;, gente anziana. Tutti schiumano rabbia impotente di fronte a queste storie dei figli delle oligarchie del potere che hanno il posto assicurato o delle case del centro occupate “low cost” da queste stesse oligarchie o dai loro pargoli (nello scandalo del Pio Albergo Trivulzio c’è un nipote di Pilliteri, una figlia di Ligresti). Queste cose li colpiscono più dei truffoni di Berlusconi perché toccano direttamente la loro carne.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Schiumano rabbia ma non si ribellano. Perché?&lt;/strong&gt; Le ragioni, secondo me, sono sostanzialmente due. In questo Paese il più pulito ha la rogna. Quasi tutti hanno delle magagne nascoste, magari veniali, ma ce l’hanno. Non che sia gente in partenza disonesta. Ma, com’è noto, la mela marcia scaccia quella buona. Se “così fan tutti”, tanto vale che lo faccia anch’io. &lt;strong&gt;Così ragiona il cittadino&lt;/strong&gt;. Per resistere a quel “tanto vale” ci vuole una corazza morale da santo o da martire o da masochista. La seconda ragione sta in una mancanza di vitalità. Basterebbe una spallata di due giorni, come quella tunisina, una rivolta popolare disarmata ma violenta disposta a lasciare sul campo qualche morto per abbattere queste oligarchie, queste aristocrazie mascherate che, come i nobili di un tempo, si passano potere e privilegi di padre in figlio, senza nemmeno avere gli obblighi delle aristocrazie storiche. &lt;strong&gt;Ma in Tunisia l’età media è di 32 anni, da noi di 43&lt;/strong&gt;. Siamo vecchi, siamo rassegnati, siamo disposti a farci tosare come pecore e comandare come asini al basto. Solo una crisi economica cupissima potrebbe spingere la popolazione a ribellarsi. Perché quando arriva la fame cessa il tempo delle chiacchiere e la parola passa alla violenza. La sacrosanta violenza popolare. Come abbiamo visto in Tunisia e in Egitto, come vediamo in Libia o in Bahrein (in culo al colossale Barnum del Circuito di Formula Uno, che è, in sé, uno schiaffo alla povera gente di quel mondo).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/22/perche-non-ci-ribelliamo-in-italia-la/93334/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Fonte&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;</content>
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        <title type="text">Dopo Gheddafi, trovare Pasolini - di Giacomo La Franca</title>
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        <published>2011-02-22T10:30:46+01:00</published>
        <updated>2011-02-22T10:30:46+01:00</updated>
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        <summary type="text">Nel momento delle liberazioni e delle tragedie lungo la sponda sud del Mare Nostrum dobbiamo già gua...</summary>
        <content type="html">&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;N&lt;a href=&quot;http://nuovosoldo.files.wordpress.com/2010/04/pasolini9pf.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; style=&quot;float: left; margin: 2px 10px 10px 0px; width: 296px; height: 318px;&quot; src=&quot;http://nuovosoldo.files.wordpress.com/2010/04/pasolini9pf.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;el momento delle liberazioni e delle tragedie lungo la sponda sud del Mare Nostrum dobbiamo già guadare in avanti. Ci sta per raggiungere in casa una fiumana apocalittica di persone che avranno bisogno di tutto. Il governo italiano dovrebbe iniziare ora - visto che ancora non l’ha fatto né ha pensato di farlo - ad organizzarsi lungo le coste per accogliere in modo umano la massa che sta per arrivare dall’Africa.  Com’è possibile continuare a cullarsi nel “Silvio sì, Silvio no”?  Questa immobilità delle istituzioni fa pensare alla volontà di organizzare lo scontro tra poveri: poveri italiani, contro poveri nordafricani e, poi, contro poveri europei, a tutto vantaggio delle classi più ricche di ogni sponda. Cosa fa l’Europa? Quali aiuti può offrire a breve, medio e lungo termine? Maroni che combina? Il nostro esercito è pronto? Cosa serve e chi può fornire quel che serve?&lt;/p&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Sarà peggio di un cataclisma soprattutto perché non c’è una informazione chiara e attendibile sulla vera situazione. Arriveranno navi strapiene che approderanno sulle coste. Lì in parecchi moriranno e chi sopravvivrà sarà disposto a tutto pur di salvare la pelle. E noi ancora a gigioneggiare con Ruby, la nostra via al Nord Africa …&lt;/div&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Qui è tutto un festival mentre il Titanic affonda, anzi, approda stracolmo di disperazione. I prefetti delle località interessate hanno avuto istruzioni adeguate? E i mezzi ci sono?&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Dobbiamo esser capaci di cacciare questo governo e fare fronte comune per condividere il condivisibile con chi sta per arrivare o altrimenti anche il nostro esercito sarà costretto a sparare sulla folla e saremo anche noi pronti a respingere l’irrespingibile.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Si perché, se ancora non l’avessimo capito, arrivano persone che vengono a riprendersi, con ogni mezzo, quello che noi occidentali gli abbiamo sottratto per decenni: la libertà. E nessuno potrà rimanere irresponsabile.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Così come le Rivoluzioni dell’Est Europa vent’anni fa o giù di lì cambiavano tutto, anche a Ovest, oggi le Rivoluzioni del Sud cambieranno tutto, anche a Nord, nel bene e nel male. E di fronte alle Rivoluzioni ci vuole un pensiero all’altezza, un pensiero laico, un pensiero che sa che si va oltre i mondi di appartenenza, che non si perde nelle parole di analisti geopolitici precisini e incapaci di raccontare davvero quanto avviene: occorre un pensiero profetico.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Perciò, vengono i brividi a riassaporare adesso questi versi di Pier Paolo Pasolini, scritti nel 1965, incorrotti da qualsiasi rincorsa affannosa all’attualità e per questa ragione più freschi di una qualsiasi “Ultim’ora” del tg o del web:&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;object width=&quot;200&quot; height=&quot;166&quot;&gt;&lt;param name=&quot;movie&quot; value=&quot;http://www.youtube.com/v/WcfC6rrcExk?fs=1&amp;hl=it_IT&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name=&quot;wmode&quot; value=&quot;transparent&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src=&quot;http://www.youtube.com/v/WcfC6rrcExk?fs=1&amp;hl=it_IT&quot; type=&quot;application/x-shockwave-flash&quot; wmode=&quot;transparent&quot; width=&quot;200&quot; height=&quot;166&quot;&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;em&gt;Profezia&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;da &lt;em&gt;Alì dagli occhi azzurri&lt;/em&gt; (1965): &lt;br /&gt;voce di Toni Servillo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify; font-style: italic; font-family: times new roman,times,serif;&quot;&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;Alì dagli Occhi Azzurri uno dei tanti figli di figli,&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;scenderà da Algeri, su navi a vela e a remi. Saranno&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;con lui migliaia di uomini coi corpicini e gli occhi&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;di poveri cani dei padri sulle barche varate nei Regni della Fame.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;Porteranno con sé i bambini,&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;Sbarcheranno a Crotone o a Palmi,&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;a milioni, vestiti di stracci asiatici, e di camicie americane.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;Subito i Calabresi diranno, come da malandrini a malandrini:&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;«Ecco i vecchi fratelli, coi figli e il pane e formaggio!»&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;Da Crotone o Palmi saliranno a Napoli, e da lì a Barcellona,&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;a Salonicco e a Marsiglia, nelle Città della Malavita.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;Anime e angeli, topi e pidocchi, col germe della Storia Antica&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;voleranno davanti alle willaye.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;Essi sempre umili&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;Essi sempre deboli&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;essi sempre timidi&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;essi sempre infimi&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;essi sempre colpevoli&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;essi sempre sudditi&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;essi sempre piccoli,&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;essi che non vollero mai sapere,&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;essi che ebbero occhi solo per implorare,&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;essi che vissero come assassini sotto terra,&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;essi che vissero come banditi in fondo al mare,&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo,&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;essi che si costruirono leggi fuori dalla legge,&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;essi che si adattarono a un mondo sotto il mondo&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;essi che credettero in un Dio servo di Dio,&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;essi che cantavano ai massacri dei re,&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;essi che ballavano alle guerre borghesi,&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;essi che pregavano alle lotte operaie…&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;deponendo l’onestà delle religioni contadine,&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;dimenticando l’onore della malavita,&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;tradendo il candore dei popoli barbari,&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;dietro ai loro Alì dagli Occhi Azzurri – usciranno da sotto la terra per uccidere –&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;usciranno dal fondo del mare per aggredire – scenderanno&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;dall’alto del cielo per derubare – e prima di giungere a Parigi&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;per insegnare la gioia di vivere,&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;prima di giungere a Londra&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;per insegnare a essere liberi,&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;prima di giungere a New York,&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;per insegnare come si è fratelli&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;- distruggeranno Roma&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;e sulle sue rovine&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;deporranno il germe della Storia Antica.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;Poi col Papa e ogni sacramento&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;andranno su come zingari verso nord-ovest&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;con le bandiere rosse di Trotzky al vento…&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;</content>
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