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Creato da venexian il 25/10/2004

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Santa Lucia da Siracusa

Post n°34 pubblicato il 05 Dicembre 2010 da venexian
 

Nell'approssimarsi del Natale poteva mancare Santa Lucia, la santa del "giorno piu corto che ci sia" ?   Nata a Siracusa nel 283  è stata una cittadina romana, ed è oggi venerata sia dalla Chiesa cattolica che da quella ortodossa. Morì martire a Siracusa nel 304, durante le persecuzioni di Diocleziano.  È considerata per tradizione la patrona della vista e di tutti coloro che ne soffrono, come i non vedenti, i miopi, gli astigmatici, nonchè degli oculisti, degli elettricisti e degli scalpellini.

La chiesa di San Geremia a Venezia

E' lunghissima la lista delle località in cui la si festeggia il 13 Dicembre, a partire dalla natìa Siracusa per finire tra le montagne del bellunese. Santa Lucia viene però tradizionalmente festeggiata anche in altre nazioni, tra cui Argentina, Austria, Brasile, Danimarca, Finlandia, Repubblica Ceca, Saint Lucia (caraibi), Spagna e Svezia.

La dedica che si affaccia sul Canal GrandeIl corpo della santa, prelevato in epoca antica dai Bizantini a Siracusa, è stato successivamente trafugato dai Veneziani che conquistarono Costantinopoli (l'attuale Istanbul) ed è quindi attualmente conservato e venerato nella chiesa di San Geremia a Venezia. Le sacre spoglie della santa siracusana tornarono eccezionalmente a Siracusa per sette giorni nel dicembre 2004 in occasione del 17º centenario del suo martirio.

La santa ebbe a subire nel tempo parecchi "traslochi" in città, per finire finalmente in una chiesa a lei intitolata nel 1280. Per tale chiesa vari architetti prestarono la loro opera, incluso il Palladio; venne però abbattuta senza tante storie dagli austriaci durante la loro dominazione per far posto alla costruenda stazione ferroviaria, cosa che fu causa della traslazione alla vicina chiesa di San Geremia.

 
 
 

Santa Barbara

Post n°33 pubblicato il 04 Dicembre 2010 da venexian
 

Oggi si commemora Santa Barbara, il cui nome è legato da sempre ad artiglieri, minatori, marinai, genieri ma anche ai Vigili del fuoco e - cosa meno nota - architetti, muratori e campanari. Chi vive a Venezia - volente o nolente - ha a che fare tutti i giorni con santi e beati, visto che la topnomastica della città è basata quasi esclusivamente sui loro nomi, fatto anche legato al gran numero di reliquie che i veneziani accumularono nei secoli con i loro traffici.  Ben si sa che non si trattava di "collezionismo" quanto di politica, ciò nonostante tali reliquie furono sempre tenute in gran conto e venerate dal popolo.

La cappella di Santa Barbara a Burano

Nacque nel III secolo d.C. in Asia Minore - in quella che è l'attuale İzmit, porto della Turchia - chiamata a quei tempi Nicomedia.  Esistono diverse tradizioni sul luogo del martirio e della deposizione del corpo. Una di queste riferisce che il martirio avvenisse a Scandriglia e il corpo sia stato poi trasferito a Rieti nel X secolo per metterlo in salvo dalle scorrerie saracene: qui divenne patrona della città e le fu dedicata la cattedrale. Un'altra vuole il martirio avvenuto in Egitto e le reliquie trasferite a Costantinopoli, da dove i veneziani, alla fine del X secolo, le avrebbero portate a Venezia, e di lì a Torcello e poi a Murano.

Oggi i resti della Santa riposano nella Cappella omonima nell'isola di Burano; viene festeggiata dalla Chiesa cattolica e da quella ortodossa il 4 dicembre (data del suo martirio per decapitazione da parte del padre).

La leggenda vuole infatti che suo padre Dioscuro - di religione pagana - l'avesse rinchiusa in una torre per proteggerla dai suoi pretendenti e che avesse addirittura fatto costruire delle terme private per evitare che utilizzasse - in stile romano - quelle pubbliche. La madre di Barbara aveva già abbracciato segretamente la religione cristiana, finendo col rivelare il suo segreto alla figlia che diventò cristiana anch'essa coinvolgendo nella sua nuova passione anche la sua amica Giuliana.  Il padre decise quindi di denunciare sua figlia al magistrato romano che - in quei tempi di persecuzione - la condannò alla decapitazione dopo due giorni di atroci torture.

Una curiosità iconografica: è di norma rappresentata con delle piume di pavone nella mano - a simbolo del martirio - in quanto la stessa leggenda racconta che le verghe con cui il padre la stava fustigando si trasformarono miracolosamente in piume; si racconta poi anche della insolita morte del padre aguzzino (incenerito da un fulmine) che probabilmente ha a che fare con "fuoco ed esplosioni" da cui la Santa protegge.

 
 
 

Beato Daniele de Ungrispach

Post n°31 pubblicato il 09 Ottobre 2010 da venexian
 

Nato a Cormons (Gorizia) attorno al 1344 da una antica famiglia signorile feudataria nel 1342 in Udine del patriarca di Aquileia, godeva perciò della cittadinanza udinese.

Beato Daniele de UngrispachTrasferitosi a Pordenone, si dedicò all’attività di mercante tra la sua città e Venezia, diventando sempre più eminente nella vita sociale pordenonese sino a divenire podestà il 24 settembre 1384. In quell’anno Daniele decideva di diventare oblato tra i monaci camaldolesi di San Mattia di Murano. Il gesto gli fu suggerito dal suo desiderio di perfezione, per vivere la spiritualità di quei monaci, con i quali intratteneva rapporti di amicizia da non pochi anni, quando si recava a Venezia a motivo dei suoi affari commerciali.  Daniele fu un benefattore verso molti luoghi sacri veneziani e fu procuratore della chiesa di San Marco nella sua città di Pordenone.

Dopo aver redatto il suo testamento, in cui sceglieva la sepoltura nel monastero di San Mattia di Murano, morì strangolato nel sonno da malviventi.  Quando nel 1435 fu necessario aprire il sepolcro, il corpo di Daniele si presentava dopo ventiquattro anni ancora intatto e incorrotto. Da esso - si racconta - promanava un acuto profumo di fiori, percepito dall’intera isola di Murano e da tutta la città di Venezia, e ci fu subito un afflusso di folle che gridarono al miracolo.

Fu oggetto di culto da parte dei fedeli, accorsi anche a causa di prodigi nella festa di San Mattia apostolo quando attorno al suo altare venivano accesi grandi ceri. Il suo culto si estese nel castello di Ungrispach e in quasi l’intera Carinzia, come comprovavano le tavolette votive collocate presso il suo sepolcro. Con la soppressione napoleonica del 1810, cessò ogni forma di culto, le reliquie vennero conservate nella cappella del convento il quale ospitò una comunità di Suore Maestre di S.Dorotea divenendo una scuola.  Alla partenza delle poche, anziane suore superstiti l'area venne acquisita dal Comune di Venezia che vi aprì un centro giovanile, le reliquie vennero quindi traslate nella Basilica dei SS. Maria e Donato in Murano.  Una statua di anonimo della prima metà del Settecento si trova collocata nella facciata della Chiesa dell’Immacolata a Gorizia, esiste poi un delicato libretto biografico sul Beato Daniele d'Ungrispach, opera di Don Giuseppe Camillotto dal titolo "In soave profumo" edito nel 2002.

 
 
 

La "domenica grassissima"

Post n°30 pubblicato il 15 Febbraio 2010 da venexian
 

Folla a San MarcoCita il giornale di oggi:  "Una folla incontenibile di maschere e curiosi, pendolari e cappelli pazzi, turisti e piume sopra un tappeto di coriandoli, tra milioni di frittelle e sotto un sole che sembrava (quasi) primavera. L’assalto di quasi 150 mila persone alla domenica grassissima del Carnevale ha provocato la chiusura del ponte della Libertà per tre ore, ha mandato in tilt i vaporetti. Ponte della libertà chiuso. Alle 12.25 i garage di Piazzale Roma e del Tronchetto registravano il tutto esaurito e così i vigili urbani hanno dovuto chiudere l’accesso allla città. Si sono subito formate lunghe code che contavano anche gli autobus zeppi di pendolari che avevano lasciato l’auto a Mestre o a Fusina per raggiungere la laguna con i mezzi pubblici. Solo alle 15.30, quando sono incominciati i primi rientri, il ponte della Libertà è stato finalmente riaperto al transito."

Buona sintesi, dice praticamente tutto se si considera che Venezia conta 60 mila abitanti... pensateci un momento.

 
 
 

Carnevale al buio

Post n°29 pubblicato il 10 Febbraio 2010 da venexian
 

Carnevale al buioOgni tanto capita di incontrare qualche manifestazione che colpisce particolarmente, vuoi per la sua diversità, vuoi per gli stimoli che dà... quella scossetta che fa riflettere. 

Una di queste è certamente il percorso sensoriale realizzato in collaborazione con l’Istituto dei Ciechi di Milano che ha avuto già tanto successo negli anni passati nella nostra città.  Quest’anno si tiene presso il Palazzo delle Esposizioni ai Giardini della Biennale e sarà aperto dal 6 al 16 febbraio, tutti i giorni dalle 11 alle 18.30.

Carnevale al buio” è il titolo di questa particolare esperienza che ha entusiasmato migliaia di visitatori nelle scorse edizioni: chi entra viene accompagnato da esperte guide non vedenti in un percorso completamente al buio alla scoperta di ambienti diversi ispirati al tema del carnevale nei quali è possibile invece espandere tutti gli altri sensi, annusando, tastando, ascltando e assaporando la realtà.

E' un modo per provare, per conoscere quel mondo a cui non pensiamo mai ma che è intorno a noi.  Sperimentare, rovesciare i ruoli, rendersi conto della propria giornaliera  inadeguatezza, del significato del coraggio.  Di norma detesto le cose cervellotiche (specie quando pressocchè gratuite), ma stavolta ... chapeau !

 
 
 
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